L'importanza della condizione [seconda parte]

..allora mi sono reso conto che l’assopita attitudine alla scrittura diventava via via più libera di essere. Non dovevo scrivere per fare business ma scrivevo in maniera disincantata e senza condizionamenti, senza “legami”.
Così le riflessioni che desideravo fossero disponibili pubblicamente affinché potessero essere utili a qualcuno, quando raggiungevano due, tre persone era già molto OK. Perché era già qualcosa. Ed ero felice. Probabilmente sapendo che qualche parola raggiungendo qualche persona poteva produrre qualche risultato, qualche effetto per qualcuno.
Allora, a quel punto, la considerazione successiva era la seguente:
Permettere agli altri di essere. Se permetto a me stesso di essere me stesso e permetto agli altri di essere sé stessi svaniscono, spariscono, si polverizzano le condizioni del conflitto.
Permettere agli altri di essere quello che sono, consente a mia volta di permettermi di essere quello che sono io. Mi do il permesso di essere. Pazzesco no? Quante persone questo permesso SE LO NEGANO e di brutto, anche? Ho riscontrato nella mia esperienza la maggior parte, in verità.
E se io permetto agli altri di corrispondere alla loro natura, forse per una delle tante leggi della vita che l’uomo non ha ancora racchiuso nella scatola della scienza, gli altri permettono a me di essere chi sono, senza condizionamenti.

Permettere agli altri di essere quello che sono senza preoccupazioni di sorta.

Mi spiego meglio.
Quand’anche tu avessi determinate aspirazioni che cozzano inavvertitamente contro quelle di qualcun altro – non perché egli ne abbia ma proprio perché magari non ve ne sono – ti trovi in automatico in una condizione in cui non ti è permesso di esprimerti liberamente.
Allora è fondamentalmente una questione di culo (termine tecnico) se hai aspirazioni e non “dai fastidio” a nessuno. Che incidenza statistica sussiste nel momento in cui tu vuoi realizzare qualcosa che non rompa le scatole necessariamente a qualcun altro e che è a favore anche di qualcun altro?
A questo punto il potere dell’intenzione interviene con maggiore forza: è molto più importante comunicare un’autentica attitudine di voler fare il bene collettivo che decidere di fare bene e basta perché fare bene e basta può essere non chiaro a qualcuno e l’altro non permetterà di essere chi sei e realizzare quello che vuoi fare se non è ben esplicitato che quello che stai facendo lo è anche per lui.
Almeno come lo intendi tu, benché bonariamente. Intendere come lo intendi tu non è abbastanza. Perché lui intende un’altra cosa nella sua testa. Ha il suo mondo percettivo.
L’efficacia della mia comunicazione è in diretta relazione al recepimento da parte tua.

In sintesi: se hai voglia di farti un mazzo tanto ma non lo comunichi in maniera che gli altri siano tranquilli, interverrà in loro la paura e non ti aiuteranno a favorire le condizioni.

  • La condizione è il campo arato con la terra fresca e ricca di minerali appena bagnata dal fiume che favorisce la fertilità e quindi la nascita delle colture che porteranno i buoni frutti della semina e del raccolto.
  • La condizione non è affatto scontata ed è il tempo meraviglioso senza una nuvola e senza vento con la vista a decine di chilometri e il cielo terso ove effettuare lanci col paracadute portando a termine tutti gli esercizi e a fine giornata ti bevi pure una birra con i compagni.
  • La condizione è una tavola originale di un artista che vuole vedere il suo libro stampato con te e solo con te perché ha visto i tuoi lavori precedenti e ha fiducia della resa cromatica, lasciandoti carta bianca su come fare per arrivare ad ottenere il libro perfetto.

La condizione è avere attorno persone che hanno fiducia in te e alle quali non trasmetti alcun timore perché quand’anche fossi percepito come diverso è solo perché non sei omologato rispetto ai canoni dei più. Ricordando che Jobs diceva che i pazzi sono quelli che hanno creduto di poter cambiare veramente il mondo. E l’hanno cambiato.

“Imparando a usare i nostri pensieri in maniera produttiva, diventiamo potenti” – Louise Hay.
E allora la differenza tra colpa e responsabilità è quando ti assumi la responsabilità delle scelte rimboccando ulteriormente maniche già rimboccate, agisci per costruire e mai per distruggere e ti dai per contribuire alla collettività.
Se la condizione è favorevole, bene. Se è s-favorevole, bene.
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