AMA IL TUO LAVORO

Ama il tuo lavoro.

La differenza tra il fare una cosa e doverla fare lo stesso è immensa. Leggevo dell’addetto giapponese alla stazione dei treni che lucidava i pomelli dei paletti come fosse la cosa più importante della sua vita.

Lucidare i pomelli e dedicare il massimo della propria attenzione, amore, impegno mentre si lucidano i pomelli, fa la differenza del mondo.

Fa la differenza NEL mondo. Sono convinto che lo scarso impegno, la scarsa dedizione e il poco amore generino catastrofi nelle relazioni tra le persone e di conseguenza nelle organizzazioni, a tutti i livelli.

Emozioni come il risentimento e la poca disponibilità nel capire l’altro fanno sì che ci si scavi la fossa da soli. Reciprocità: una soluzione facile da applicare e utile nel risolvere da subito una valanga di fastidi.

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Bisogna lucidare bene i pomelli. Non è per il lavoro solamente: è per sé stessi, oltre che per il lavoro. Come spalmare il pantone con assoluta maestria nel calamaio.

Non si può essere convinti che la propria visione sia l’unica visione giusta e che gli altri siano reietti e sbaglino a priori. L’ego uccide le organizzazioni.

Dove scrivo è mattina presto, svegliato naturalmente, come amo. Fuori dopo un po’ inizio a sentire le persone che si attivano, i motori che si accendono, il primo motorino che passa.

Sa di vita.

Ognuna di queste persone è indirizzata verso il proprio luogo di lavoro con una tempesta di pensieri mentre ci si dirige.

Avere un lavoro è una fortuna? Dipende.

, considerando gli anni di crisi alle spalle e chi l’ha perso.

No, se non lo ami.

Bisogna dedicarsi. Per vivere bene. Anche questo sa di vita. Ma a un livello superiore.

Tutto quello che coltivi magari viene su anche decentemente ma sicuramente quello che non coltivi.. qualcuno te lo porta via per coltivarlo meglio oppure muore.

Non c’è niente che vien su da solo. L’attenzione, la dedizione, l’impegno sono il plus di energia affinché la data cosa su cui ci si applica prenda forma, si popoli di sostanza, si riempia, cresca, si rinvigorisca e risplenda.

Risplendi mentre lucidi i pomelli. Anche perché non esiste pasto gratis, dicono gli anglosassoni.

E il nostro pluri-citatissimo amico Einstein sul successo diceva:

Bisognerebbe evitare di predicare ai giovani il successo nella solita forma come lo scopo principale nella vita. Il motivo più importante per lavorare a scuola e nella vita è il piacere nel lavoro, piacere nel suo risultato, e la consapevolezza del valore del risultato per la comunità.

Cos’è il successo se non un participio passato? Il piacere nel lavoro e il piacere in tutte le cose sono – in realtà – a prescindere da tutto. Semplicemente, è il piacere che ci metti tu.

Non ti viene dato e basta: è quello che dai tu che fa una differenza colossale!

Aggiungendo, magari, un altro ingrediente magico: l’essere assorti.

Ti dedichi talmente con gusto a quello che stai facendo che persino vai in estasi. Dimentichi le notifiche, il mondo attorno diventa sordo. Il tuo cervello, la tua anima, il tuo cuore, sono tutti lì.

Così, costruisci il mondo.

Ne parlo qui, dove cogliere l’attimo di un’istantanea e qualche fotogramma  –  non in perenne ritardo o in perenne anticipo su tutto il resto – fa vivere bene l’ora e l’adesso e il sapore della vita fa cambiare tutto il resto.

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La riflessione sul lavoro di oggi deriva da una citazione di Maurizio Gamberini di Atti2de – un meraviglioso gioco che rivela le attitudini personali e professionali utilizzato dalle più grandi agenzie di ricerca e selezione – e l’Atene di Pericle:

“Nel corso della storia umana, non sempre il lavoro inteso secondo l’accezione oggi corrente, è stato al centro del sistema sociale. [..]

Nei prossimi anni, quando ognuno di noi disporrà di decine di schiavi meccanici, la nostra condizione umana dovrà somigliare più a quella vissuta da un cittadino di Atene nel V secolo a.C. [..]

Lo scorso anno, grazie alle nuove tecnologie e alla fatica di miliardi di lavoratori, il pianeta ha prodotto il 3,5% in più rispetto all’anno precedente, ma l’80% di questo immenso surplus è andato nelle sole mani di 1.200 persone.”

(Da: Il Lavoro nel XXI secolo, Domenico De Masi Einaudi)

Viviamo nell’epoca più prospera di sempre e il bello sta accadendo proprio ora, quando paradossalmente siamo più vicini alla Grecia di Pericle – dove però gli schiavi erano persone, mentre oggi solo le macchine e domani l’AI.

Per fare bene ciò che si sta facendo, basta amare ciò che si sta facendo.

Anche perché un giorno o l’altro anche lucidare bene i pomelli non sarà abbastanza perché il livello di competitività si sarà ulteriormente elevato.

Perché allora le persone continuano a fare ciò che stanno facendo se non lo amano, facendo stare giù l’anima a chiunque gli stia attorno? Generando risentimento, acidità, mal di testa, cattiva energia?

Qui ho trovato un link interessante , si tratta di un articolo in inglese su LinkedIn, dove l’autore prova a dare una risposta:

“Simply accept the fact that work is something we have to do rather than something we get to do. Human beings seek meaning and fulfillment. We feel and operate at our best when we are doing things that matter to us”.

Siamo esseri che cercano soddisfazione e gioia. Sta qui il fraintendimento: lo cerchiamo fuori mentre basta mettercelo noi.

Ti auguro di lucidare i pomelli al meglio. Davvero, buon lavoro amico lettore.

Leonardo Aldegheri

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