Archivia Dicembre 2018

FINCHÉ NON RESTITUISCI LA DIGNITÀ PERSONALE AL TUO AVVERSARIO

Finché non restituisci la dignità personale al tuo avversario, continuerete a farvi la guerra.

Le persone “al gancio” si alimentano di demoni nella loro mente e reagiscono tramite ritorsione

Sono meccanismi molto “rettili” ovvero dati non tanto da una capacità di calcolo ed elaborazione del dato dell’uomo avveduto e moderno quanto di quella parte primitiva del cervello – il cervello rettile, appunto – ancora funzionale al retaggio di difesa/attacco cui esso era abituato ai tempi delle fiere che con tanto gusto si pappavano l’uomo primitivo.

Oggi, tuttavia, le persone al gancio – cioè agganciate, ingaggiate, innescate – passano la loro esistenza con l’attenzione su “ma lui ha fatto, lei ha detto” perpetuando all’infinito una condizione disagevole di disappunto che dal niente perdura negli anni senza averne contezza.

Né una risoluzione.

E spesso senza averne anche un perché reale e realmente motivato se non invece attivato da una debolezza interiore non vista, non accettata, non riconosciuta.

Perché l’ego non permette di ammettere che in qualche modo la responsabilità è nostra, se stiamo in un certo modo.

Ma è COLPA sempre dell’altro. Questo solleva tantissimo nell’immediato.

Ma è pura illusione perché più diamo respons-abilità all’altro, più siamo noi stessi a indebolirci.

Per il semplice fatto che deponiamo altrove la nostra abilità di dare risposta.

La recriminazione, l’arrabbiatura, l’ira, la rabbia sono tutti atteggiamenti rettili di chi nutre uno stato di disagio interiore – magari anche per sua attitudine “perché sono fatto così” (ignorando la parola magica cambiamento che tanto risolve) – che si ripercuote su persone che possono anche non rendersi conto di essere oggetto di “tali attenzioni”.

“Esistere” non è una colpa.

Ecco che il vicino “mi fa incazzare”, il collega “mi fa”, il fratello, la sorella “ha detto e fatto questo, quello e quest’altro”, “tu quella volta hai fatto/sei stato cattivo..” etc. etc.. tendendo a identificare la persona con il pretesto dell’errore, della colpa.

(Sappiamo che non sono le persone ad essere in colpa ma i comportamenti errati a dover essere corretti).

Tutte cazzate! Tutto materiale del passato che continua a DOVER essere ri-portato nel presente per puntiglio.

Sono congetture presenti solo nella mente di chi le promuove perché è gravido di un’energia emotiva che da qualche parte DEVE essere sfogata, liberata

Quando l’oggetto delle vostre critiche, del vostro disagio avvertirà la vostra avversione, potrebbe andare in reazione. Non è così detto in quanto il suo cervello rettile potrebbe non essere preso al gancio (molto se ne parla nel Transurfing).

I vostri attacchi, tuttavia, si arrischiano nel campo minato e zeppo di insidie della risposta di difesa.

Poi, nel caso sia lui ad attaccare, sarete voi a dovervi difendere. E ciò in un ciclo infinito che drena forze e fa vivere male.

Dicevamo che l’unica cosa che conta è vivere bene l’adesso.

A prescindere dai legami, dalla parentela, dalla storicità delle relazioni.

Per me, quando una relazione non funziona, va recisa.

Occorre avere coraggio per farlo ma il senso di liberazione è straordinario. I nodi vanno sciolti, le paure dissolte, i vecchi traumi elaborati, fatti emergere, lasciati liberi.

Ma una volta fatto, stop ai rimuginamenti. Quella storia è conclusa, quel capitolo è andato, quella pagina è stata voltata.

Quella relazione è s-voltata, quel collegamento è rescisso. FINE.

Le energie stagnanti vanno rimosse. Per rimuoverle devono essere liberate.

E a meno che non si tratti di crimini, di atti illegali, azioni di violenza, stupri, rapine o quant’altro che questi soggetti possono aver attuato nei confronti della vostra mente, una soluzione c’è, bella come il sole.

Eccola: restituire la Sua dignità al Tuo nemico

Ancora una volta, riconoscendolo.

Lascialo ESSERE.

L’avversario va riconosciuto come tale. E nel momento in cui lo riconosci, esso svanisce.

Ridona a lui la Sua dignità e lascialo andare, liberalo. Riprendi tu la Tua responsabilità e restituisci a lui la Sua dignità, la dignità che gli hai negato, il riconoscimento che non hai voluto dargli, l’ammissione di colpa (che di colpa non si tratta ma, come più volte detto, di responsabilità) che non hai voluto prenderti, la cognizione del suo diritto di esistenza.

Così facendo, liberandolo, liberi te stesso. Il fardello se ne andrà e la pesantezza del passato lascia il posto alla leggerezza dell’adesso.

Leonardo Aldegheri
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ALLE COSE, PER CAPIRLE, BASTA SOLO DARE UN NOME

ALLE COSE, PER CAPIRLE, BASTA SOLO DARE UN NOME

Alle cose, per capirle, spesso occorre dare loro un nome.

Non per identificarle o etichettarle ma per legittimarle, esplicitarle, renderle reali. Dare loro la loro dignità.

Le cose hanno bisogno di essere riconosciute.

Per essere capite.
Come avviene per le persone e per le situazioni.

Quando diamo un nome alle cose, non stiamo replicando il creato. Stiamo contribuendo a crearlo ex novo, minuto dopo minuto.

Noi, con la nostra immaginazione, siamo capaci di creare mondi
possibili e li realizziamo.

Tutto quello che accade – umanamente parlando – è dato da due
cose soltanto:

                               OSSERVAZIONE + IMMAGINAZIONE

Mentre tutti gli animali osservano e si adattano, l’uomo che si
limita a osservare soffre – a meno che non apprezzi.

L’uomo che osserva ma immagina qualcosa di diverso non dice “è così” o “si è sempre fatto così” ma vede ciò che può essere.

Ciò che ci contraddistingue è la visione del potenziale.

Al Philip Kotler Maketing Forum una cosa mi ha colpito tra molte
altre, una frase dell’intervento di Ivan Mazzoleni (Microsoft).

Ed è la differenza che ha fatto 70.000 anni fa quando sulla terra
esistevano 18 specie di homo tra cui solo una non si è estinta, e
anzi si è sviluppata a una velocità impressionante:

la nostra, ovviamente.

La differenza l’ha fatta, oltre all’osservazione, lo storytelling. Ed è il motivo per cui rimaniamo incollati alle storie, quando ce le raccontano. È il motivo per cui siamo sopravvissuti.

Le storie evocano, stimolano la fantasia, consentono di ricreare nella nostra mente, di immaginare.

E con l’immaginazione l’uomo ha fatto veri e propri miracoli. In una manciata di migliaia di anni è evoluto in maniera vorticosa.

Mentre gli altri animali sono rimasti pressoché tali e quali, noi, ad esempio, sappiamo volare e questo solo nell’ultimo paio di secoli (considerando l’invenzione dell’aerostato). E solo perché due fratelli l’hanno prima immaginato. 

Cosa sono 200 anni in –> 70.000 –> in 3.8 MLD di vita comparsa sul pianeta?

Sono un banale, brevissimo frangente. E noi ci siamo dentro con tutta la nostra complessità.

Chiunque abbia osservato e abbia immaginato qualcosa di diverso e soprattutto l’abbia compiuto, ha compiuto e fatto compiere passi immensi all’intera umanità. 

Ecco perché anche solo una persona può contribuire in minima o in larga parte, per tutti.

Oggi tutti noi guidiamo ma se non fosse stato per Ford?  [il quale peraltro se avesse chiesto alle persone cosa serviva loro avrebbe ricevuto in risposta “cavalli più veloci”].

Oggi tutti noi abbiamo un pc ma se non fosse stato per Gates? O per Jobs, dato che sto scrivendo con un Mac?

Oggi tutti noi leggiamo ma se non fosse stato per Gutenberg? Se non fosse stato per lui oggi io stesso non produrrei libri, pertanto un signore, poco più di 500 anni fa, ha immaginato un modo diverso di produrre l’editoria e l’implicazione è che oggi esso si sia sviluppato tanto da diffondere la cultura nel mondo e io ne faccio parte. 

Non è incredibile?

È TUTTO da inventare, siamo solo all’inizio. 

Dobbiamo solo stare un po’ attenti a non auto-distruggerci prima che il sole imploda e mancano “solo” 5 MLD di anni.

Ma fatto salvo ciò, siamo una specie davvero pazzesca.

Allorché si riconosce,  si “restituisce” e nel mentre di farlo, si fa sentire l’altro importante e degno.

Per vincere i dubbi.. basta dargli un nome. Li si fa venire fuori e li si vince, possibilmente col confronto.

Tutto ciò che resiste alla fine basta si rilassi. Gli si da il suo giusto riconoscimento. E se nulla resiste ancora.. si va avanti.

Leonardo Aldegheri
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