Archivia Gennaio 2019

QUAL È LA TUA INTENZIONE?

QUAL È LA TUA INTENZIONE?

In questi giorni, vent’anni fa, mi stavo accingendo a partire per una delle esperienze più significative della mia vita. Era il 1999 ed ero una persona molto diversa da quella di oggi.

Il ragazzo che stava partendo per Londra presentava la sua attitudine e quella uscita dalla zona di comfort, come oggi si dice, avrebbe contribuito a svilupparla, almeno in parte.

La strada da percorrere era molto lunga e lastricata di ogni tipo di difficoltà, come spesso accade, ben ignaro di tutto quello che mi avrebbe aspettato dopo.

Ad ogni modo, in quei giorni ho conosciuto molte persone meravigliose, alcune delle quali ancora oggi frequento. Mentre una di queste, della mia stessa identica età, se ne è andata.

Altre, invece, sono completamente sparite (e io per loro).

Nel disegno, i meccanismi che sottendono a un ponte non comune, il Tower Bridge.

Il tema è questo:

  • a parità di condizioni, quali sono le intenzioni che hanno mosso le persone che mi sono arrivate grazie a quella esperienza?
  • Perché ho attirato quelle e non altre?
  • Perché nel mio processo di crescita alcune sono uscite, altre sono rimaste e altre completamente inaspettate sono arrivate?

Queste domande sono relative ai tempi in cui ho vissuto per un po’ in UK – ben lontano dalla Brexit – ma in verità, immaginando un upgrade ai giorni nostri, persino sono arrivato io a volerne scremare alcune lasciandole andare, altre vorrei tutt’ora uscissero consentendo ad altre più in sintonia con me di arrivare e rimanere.

Arricchendoci vicendevolmente sul piano della reciproca crescita, dandoci valore.

In questi giorni mi sto rendendo sempre più conto – per presa di consapevolezza – che conta l’intenzione sottostante a un pensiero, un atto, un’azione, una decisione.

Crescere nell’idea profondamente sbagliata del “stai facendo un processo alle intenzioni?” scagiona in verità ogni pretesto per indurre la malafede e a percepirla come una cosa giusta, quando non lo è, solo che ancora non lo sai.

E così, dato che l’intenzione è invisibile ma non irreversibile, chiunque è in grado di mascherare il proprio operato secondo la più visibile e apparentemente nobile voce del bene per forza, specie quando questo è confezionato con un bel sorriso condito dal senso di dovere.

Un dover fare certe cose e prendere determinate decisioni altrimenti succede questa e quest’altra cosa (ove queste cose sono identificabili con il fallimento di un’idea, di un’attività, etc.) presuppone con ciò un ricatto morale.

Quando usiamo la nostra testa e non quella degli altri, prepariamoci alle rimostranze.

Tradotto: per fare questa cosa che si vuole fare, si nasconde la vera intenzione dipingendo l’azione che va fatta per forza di cose come un atto necessario.

Ovviamente ciò in conflitto di interessi, dato che il promotore coincide allo stesso tempo con il salvatore. Salvo piani collaterali che sono ciò che inficiano tutto il resto.

È qui che scatta il tema della VERA INTENZIONE.

LA PUREZZA DEL PENSIERO INIZIALE

L’intenzione emerge nel lungo periodo. Sia nel bene che nel male.

Diverso dal giusto o dallo sbagliato. Il giusto e lo sbagliato hanno a che fare con azioni che provocano effetti benefici o errori e gli errori – oltre a pagarli – si possono correggere.

Il bene e il male hanno il loro fondamento nell’intenzione benevola o malevola.

È proprio così o te la stai raccontando?

Se l’intenzione iniziale è mascherata, alla lunga si smaschera da sola. Lo si vede e lo si sente negli atteggiamenti dei suoi promotori.

Se questi una volta smascherati si ritraggono a vittima, ecco che ammettono senza nemmeno accorgersene la loro intenzione, sebbene inconsapevolmente.

L’intenzione promuove sé stessa nella pro-attività e non nella singolarità agendo nella creazione di un’intenzione comune ove il bene premia e valorizza le azioni della collettività e mai dei singoli o solo di alcuni scelti (come nel Quotidiano del Mattino).

Appena l’ego di uno inizia a partire per la tangente non riconoscendo e non valorizzando per favorire sé stesso nell’esclusione, esso sporca il buon proposito comune, attiva in frequenza chi lo seguirà e il “gioco” non sarà più pulito ma andrà ad inquinare l’intero disegno.

Per ripulirlo serve una nuova intenzione pura e collettiva che porti beneficio a tutti, pur occorrendo a volte un’azione atta allo scrollarsi di dosso l’incrostazione occorsa.

  • Se l’intenzione è diversa dal bene comune, a un certo punto qualcosa inizia a stridere.
  • Se la promozione è fin da subito benevola, nel lungo periodo verrà confermata. Se è malevola o torbida, nel lungo periodo verrà smascherata e smentita. A meno che non si auto-corregga nella buona fede dell’azione in corso.

Ad ogni modo, ciò che sto imparando a mettere sempre più in pratica è la qualità del pensiero iniziale.

Con questo metodo, quando questo pensiero che è puro muove l’intenzione nel realizzare una data cosa ove il beneficio non è del singolo ma della collettività, quell’intenzione manterrà la sua purezza.

Lo so che la maggior parte pensa prima a sé stesso ma quando quel pensiero non dovesse essere totalmente lindo e candido ecco avvertire lo stridore. Ed iniziano a manifestarsi eventi e forze contrarie atte a ristabilire l’ordine.

NB: come detto, nel momento in cui il pensiero iniziale non fosse lindo e trasparente ma nel percorso il torbido dovesse diventare chiaro e cristallino, ripulendosi, le azioni dirette e indirette rispetto a quel pensiero ripulito, correggerebbero la loro rotta.

Dopotutto, domani è un altro giorno 😉

C’è sempre spazio per la conversione sulla via di Damasco.

Infatti, qualunque essa sia, l’intenzione non va punita. Nessuno deve punire niente. Non dobbiamo ergerci a giudici e puntare il dito per fare il processo alle intenzioni.

Le persone possono sbagliare. Anzi, è la naturale condizione umana – senza sensi di colpa. Quando si sbaglia e lo si riconosce e oltre a ciò si propone il rimedio, nessuna punizione è obbligatoria.

Il senso della mia riflessione di oggi é:

nel momento in cui promuovi un qualcosa, un’idea, un progetto, un’azione, fai molta attenzione a quella che è la vera intenzione sottostante. Scava per capire qual è il vero essere di ciò che ti muove, se un fine egoistico o se un ambizioso (che porta il tutto a un livello superiore) progetto per il bene comune.

Dal web [autore ignoto su Instagram]

L’ego in sé non porta mai a una intenzione pura. Il pensare a sé stessi o alla salvaguardia solo dei propri interessi familiari tralasciando o ignorando gli altri o altre situazioni contingentate, non è sano.

Quel pensiero non è puro. Anche se ci si muove, sembra anche nei confronti di sé stessi, per senso di dovere. 

Non è abbastanza. Almeno, non è la sola cosa.

L’intenzione pura e sincera, parlata e meditata, aperta e senza conflitti, volta e atta alla costruzione e alla valorizzazione di persone, cose e situazioni, non temerà di essere smascherata perché non nasconde nulla se non il vuoto.

La sincerità è inattaccabile.

L’intenzione, l’attitudine, il ragionamento sorto tra mentalità, discernimento e cuore oltre all’esperienza, allo studio continuo e alla volontà di applicare, può solo portare del bene purché questo bene sia collettivo.

“Non si fa ciò che si dice ma ciò che si è”.

Leonardo Aldegheri
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LA VISITA ALLA TIPOGRAFIA GRAFICHE AZ


COME SI FA UN LIBRO

COME SI FA UN LIBRO?

Il “reparto”, le macchine da stampa, l’odore di inchiostro, la carta. Se c’è una cosa che in Grafiche AZ si è sempre amato fare, è accogliere le scolaresche per la visita ai reparti per vedere come si fa un libro.

La visita non è tanto e solo per vedere e toccare con mano come si fa un libro. È una vera e propria immersione nello spirito che anima questa azienda che fa libri per bambini da tempo immemore.

Libri illustrati di pregio, qualcuno direbbe. E oggi libri di divulgazione, di saggistica, splendide brossure con la copertina morbida trattate con la medesima cura con cui la quadricromia viene posata sulle patinate o sulle carte uso mano per la massima resa dei colori, una resa speciale, sia dei cartonati sottili di pregio – quelli stupendi che si trovano in libreria, per capirsi – che sui libri in senso un po’ più ampio.

Libri nella loro accezione più nobile. Mai, per noi, essi sono una commodity. Per quanto.. “stupidi” (lo diciamo ironicamente, ovvio).

Si è appresa una cosa. I libri, illustrati e non, sono di pregio. È il libro ad essere pregiato in sé. È una tecnologia millenaria, analogica, che ha a che fare con la carne dell’essere umano e del suo “sentire”. Del suo spirito, per così dire. Ovvio, nella sua manifattura, deve esserci una certa cura. Non si può certo pretendere sia pregiato solo perché si chiama così: deve essere fatto in un certo modo. E noi ce la mettiamo tutta. Tutta anche nel coinvolgere.

#farelibrièunaresponsabilità

Il proposito è quello di nobilitare questo mestiere, quello di fare libri, con la ferma intenzione di essere parte attiva nella propagazione di questo strumento antico e moderno, nobile e attuale, sensuale e con una resa investimento-rendimento esageratamente elevata, se si pensa che con pochi euro si accede al pensiero intimo di un autore che sta dicendo a te, proprio a te, una cosa contenuta in più pagine e protetta da una copertina.

La copertina? Ha la doppia funzione di proteggere e vendere. Sì, perché dapprima attrae la tua attenzione. Poi, quando il libro è nelle tue mani e deve vivere tantissimo, va protetto. La copertina è la sua “mamma”.

[Cit.]

Nel frattempo arriviamo noi. Tra autore e lettore c’è il mondo di mezzo.

Noi siamo quelli che prendono quell'idea e la trasformano fisicamente in più copie, così più persone hanno l'opportunità di intercettarla e lasciarsi cullare in quel mondo.

Il mondo che esiste tra l’idea dell’autore – della connessione tra la sua mente e la scrittura, della trasposizione del suo frutto dell’intelletto alle parole, alle frasi contenute nei paragrafi contenuti nei capitoli, nelle pagine, sulla carta – e il lettore che prende in mano il manufatto fisico e lo sfoglia, è fatto di una serie di operatori, di professionisti di settore, di esperti che si prodigano ogni giorno per trasformare le idee in libri.

I libri sono un oggetto, uno strumento altamente tecnologico a basso costo che contiene opere dell’ingegno umano e ha consentito e consente l’evoluzione planetaria dell’umanità intera.

Come l’accelerazione degli ultimi 500 anni testimonia dall’avvento dei caratteri mobili inventati da Johannes Gensfleisch della corte di Gutenberg – un orafo e tipografo tedesco a cui si deve l’inizio della tecnica della stampa moderna in Europa.

Un orafo tipografo?

Iniziamo a capirci..

Le scolaresche, dicevamo: vengono da quelle delle elementari con bambini di otto anni, a quelle dei ragazzini delle medie, poi quelle dei ragazzi delle superiori e dei giovani adulti dell’università, come è stato qualche giorno fa.

A tutti, dai piccini ai grandi, vengono raccontate – o meglio narrate – le stesse meravigliose storie.

Come si traspone il colore sui fogli, a cosa servono gli elementi delle macchine offset (i cosiddetti gruppi stampa), a cosa serve la macchina da stampa grande e quella piccola; cosa sono le lastre, come si montano.

Cosa sono gli avviamenti e come si vede la stampa di un libro che prima non è altro che un foglio steso.. e via il giro sulla macchina con i rulli che girano tra il castello del ciano, del magenta, del giallo, del nero.. dalla bocca della macchina che mangia bancali di fogli bianchi all’uscita dove la magia della sovrapposizione del colore si è compiuta.

#lamagiadelvistosistampi

E poi c’è tutta la parte della Legapress dove arrivano i fogli stesi, dove essi vengono sezionati e preparati alla piega delle segnature, della raccolta e della cucitura, della messa in colla, delle copertine con il cartone rigido, dell’incassatura del blocco libro che accoglie la copertina appena uscita dalla copertinatrice e tutte le nobilitazioni con l’oro a caldo in testa come il mega cliché di ottone di un libro della Disney in macchina proprio in queste ore.

L’Istituto design Palladio è una Scuola di design e formazione post-diploma in ambito design e comunicazione visiva, fondato nel 1983 a Verona ed è ufficialmente accreditato come ente formatore dal 2003.

Il corso, Illustrazione&Comics, sviluppa un orario basato sulla formazione di illustratori digitali e fumettisti anche nell’ambito del character design e dell’arte computerizzata.

La classe prima di questo corso ha fatto visita alla Società Editoriale Grafiche AZ in collaborazione con il professore di Storia Dell’illustrazione Claudio Gallo.

La visita comprendeva un’introduzione al lavoro di tipografo ed editore e successivamente l’accompagnamento alla visione dei macchinari di stampa e di creazione di un libro cartaceo.

“Siamo rimasti piacevolmente colpiti dalle nozioni imparate e abbiamo potuto apprendere come le Grafiche AZ puntino alla qualità usando materie prime certificate nel rispetto dell’ambiente e danno unicità al loro lavoro con tecniche manuali e conoscenza del colore non comuni. Un’esperienza da rifare”.

L’oro a caldo stampato sulla copertina del meraviglioso C’ERA UNA VOLTA IN PERSIA edito dai Topipittori

www.graficheaz.it – www.graficheaz.eu – www.graficheaz.com – www.legapress.it

https://www.facebook.com/graficheaz/

Leonardo Aldegheri
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