Archivia Luglio 2019

CACCIA ALL’ORSO IN AZIENDA

CACCIA ALL’ORSO IN AZIENDA

In un’azienda statunitense viene organizzata una battuta di caccia all’orso nei boschi del Nord.

Si formano tre squadre: amministrativi, tecnici e commerciali.

Per primi si inoltrano nella foresta gli amministrativi, i quali dopo avere compilato montagne di documenti e controllato e ricontrollato che tutte le scartoffie necessarie per la caccia fossero in regola, aver mandato fax di avviso inizio e fine battuta, rientrano in poco tempo con un orso di discrete dimensioni.

I tecnici non vogliono essere da meno, e cominciano lo studio di fattibilità del progetto di caccia, l’analisi e la stima dei tempi di realizzazione, lo sviluppo della metodologia più appropriata, la stesura della documentazione e il piano di test.

Si addentrano quindi nel bosco e dopo un tempo doppio rispetto a quello stimato, escono stanchissimi e incavolati, ma con un orso di grandi dimensioni.

I commerciali pensano: e noi chi siamo? Si abbigliano in giacca, cravatta e doppiopetto,una valigetta elegante appresso e un sorriso a 32 denti stampato fisso sul volto, poi si incamminano fra gli alberi.

Dopo poco tempo, ne escono correndo a perdifiato, inseguiti da un’orso enorme, di proporzioni esagerate, ringhiante ed affamato.

Senza fermarsi, uno dei commerciali urla ai colleghi delle altre squadre : “Noi l’orso lo abbiamo trovato, ma adesso sono c..i vostri!!!”

Grazie alla persona che mi ha mandato questo storia 🙂

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

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Leonardo Aldegheri
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MASLOW E LA PIRAMIDE DEI BISOGNI

MASLOW E LA PIRAMIDE DEI BISOGNI

Si deve a Maslow la famosa classificazione della scala dei bisogni.

“Egli elaborò una classificazione gerarchica della motivazione: si parte dai bisogni primari e fisiologici, come cibo, #acqua, impulso sessuale, ecc., per poi giungere a quelli superiori ovvero stima, sicurezza, affetto, amore.

Solo dopo aver appagato i bisogni elementari l’individuo riesce ad esprimere esigenze di livello superiore”.

  • Sicurezza.
  • Appartenenza.
  • Stima.
  • Autorealizzazione.
  • Conoscenza e bisogni estetici.

Mi viene da pensare che la conoscenza e i bisogni estetici vengano prima della sicurezza, anzi, la pace dell’anima porta all’appartenenza, sapere di fare parte di qualcosa.

La soddisfazione della conoscenza e il saper vedere il bello attorno a sé, portano all’autorealizzazione e quindi alla stima e in un certo senso alla sicurezza.

La sicurezza alla fine, cos’é?

È sapere di poter stare tranquilli.

Anche la sicurezza quindi è un sapere e il sapere viene dato dalla conoscenza.

La paura, invece, è il contrario di tranquillità perché l’insicurezza viene data dallo stato di ansia che viene dato dallo stato di non conoscenza.

Conoscere – e riconoscere (il saper vedere) – portano alla realizzazione di sé.

Se non fosse altro che nel frattempo viene sperimentato ciò che serve per adempiere al proprio compito, che nella piramide non è spiegato ma forse perché era troppo presto anche per il grande Maslow:

–> trasformarsi da potenza a essenza.

Diventare in pratica ciò che si può essere da ciò che si è.

Come a dire, imparare a vedere le cose non per come sono ma per come possono essere. Noi stessi, in primis.

“Il mio compito è diventare”.

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101 PROGETTI DI LIBERTÀ

101 PROGETTI DI LIBERTÀ

Ci sono dietro dal Gennaio di quest’anno, prima non conoscevo la tecnica.

Ho visto e rivisto il famoso video di Igor su YouTube, anche con mia moglie.

Ho iniziato il mio personale percorso di scoperta.

Ho sentito di incanalarmi verso un nuovo livello più alto di consapevolezza.

Ho iniziato a vedere che i puntini cominciavano un po’ alla volta ad unirsi.

Avevo appunti sparsi ovunque, tra il telefono, vari quaderni, sui libri che leggo. Nel frattempo sono arrivati “loro”, i luoghi che avrebbero ospitato i 150 della brutta e i 101 della bella.

Nei vari viaggi ho iniziato a convogliare, a casa ad alzarmi prima la mattina per capire, a studiare, a metterci il mio acume, il mio ingegno, la mia concentrazione, la mia energia.

Ho appreso mano a mano che la tecnica ha lo scopo di trasformare te mentre lo fai. E io ho iniziato a sentirmi trasformare. Ho iniziato ad avere “cura” di loro nel mentre in cui iniziavo ad avere cura di me, delle mie sensazioni, dei miei pensieri, dei miei stessi desideri.

E i desideri hanno iniziato ad essere oltre i 150, ben oltre. Anche dopo aver concluso la brutta ho proseguito. Perché i 101 desideri sono anche disobbedienza sana, è la scoperta dell’universo dentro noi stessi.

Li ho messi a prendere l’energia del sole calmo, del mare e l’energia del cielo e del vento. Salvo poi accorgermi che li ho lasciati anche a prendere la notte, l’energia delle stelle persino la sera dell’eclissi solo qualche giorno fa.

Me ne sono reso conto la mattina seguente all’evento e all’evento della conclusione della bella.

In volo per New York

Ora, l’ingrediente fondamentale, sempre in base a quanto sto capendone, è la fiducia.

L’esercizio mnemonico che si fa ogni giorno nella produzione e nella lettura attiva “l’attrattore strano” e tante altre belle cose.

Se non ci credi, non avverrà. 

La scoperta è anche questa: “apprendere di essere parte di” con in più il libero arbitrio. Non ti fa sentire solo. E ti fa sentire “potente” cioè che puoi fare le cose.

Non ti fa agire in nome dell’individualismo fine a se stesso.

Fa tralasciare l’ego pressoché in automatico perché si inizia a concepire il mondo davvero con noi come parte INTEGRANTE cioè strumenti attivi, non passivi, di un tutto che non aspetta altro che ci diamo da fare per farlo “allargare” anche tramite piccolissimi gesti.

E i desideri sono una leva magnifica in tal senso.

Perché è vero, sono bellissime le borse e le auto sportive, i desideri “materiali” vanno benissimo; è anche vero che quando desideriamo “io voglio costruire/io voglio fare/io voglio realizzare la tal cosa” è come se ci manifestassimo come il braccio e la mano dell’universo che fa e produce quella data cosa per il bene dell’evoluzione con noi come “mano” del mondo. 

Almeno, secondo quanto ho avuto modo di apprendere finora.. che è certamente una micro micro micro micro parte di questo tutto.

Nell’interscambio la propria piccola parte, se ha una buona intenzione e un’utilità per le altre persone, “allarga”.

L’universo è dentro di noi e fuori di noi, è noi. Noi siamo lui.

I desideri sono dentro di noi e fuori di noi. Noi siamo loro.

La realizzazione è dentro di noi e fuori di noi. Noi siamo la realizzazione.

È solo che prima lo siamo in potenza..

Poi lo siamo in essenza.

E siamo magicamente realizzazione prima e anche dopo.

Il mondo dei Desideri: 101 progetti di libertà

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ESSERE RISORSA E DARE VALORE

ESSERE RISORSA E DARE VALORE

È il messaggio di Ekis.

Quale stupendo progetto per una società di formazione che si fa casa editrice per portare la cultura dello sviluppo personale anche su carta! Nero su bianco.

Con un lavoro dietro davvero importante.

È la progettualità a fare la differenza.

Il sapere COSA fare e perseguirlo. I COME arrivano.

Creare una casa editrice non è proprio facile. Lavoro con editori di tutto il mondo in maniera intensiva tutti i giorni e ho iniziato a muovere i primi passi in reparto, in legatoria, quando ero solo quindicenne.

Fare libri è un gran lavoro dove impegno, preparazione, costanza ed essere sempre sul pezzo sono elementi imprescindibili.

Essere editori oggi è una vera e propria responsabilità:

  • siamo in una economia di scopo, non più di scala.

E quello che si propone deve avere uno scopo ben preciso, altrimenti il cliente passa allo scopo successivo senza tanti complimenti.

È per questo motivo che la qualità, l’immaginazione, la visione, la mission devono essere sempre alte e devono dare tanto valore.

La responsabilità sociale dell’imprenditore di cui mi faccio portatore con intensità è ESSERE GENEROSO. Darsi senza risparmiarsi.

È sicuramente un modo diverso di intendere l’impresa e il fare impresa.

Questo è ciò che vedo in questo magnifico video di presentazione della casa editrice Ekis Edizioni.

Se TUTTE le persone di questo pianeta si sapessero dare e si concentrassero per essere risorsa, generando valore e trasformandosi in opportunità – generosamente e senza risparmio – per se stesse e per gli altri, beh, questo mondo sarebbe il paradiso che è già ma con più consapevolezza.

E c’è un modo davvero molto semplice per accrescere la propria consapevolezza: LEGGERE.

Leggere è uno strumento potentissimo.

Leggere apre mondi.

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SIAMO IN VIAGGIO SU UNA PALLA CHE GIRA SU SE STESSA

SIAMO IN VIAGGIO SU UNA PALLA CHE GIRA SU SE STESSA

Se penso che siamo in viaggio su una palla che gira su se stessa sparata a velocità cosmica nel mezzo del buio più assoluto e che grazie a una sfera infuocata che brucia se stessa in una reazione nucleare di elio e idrogeno da 5 mld di anni così manifestandoci come vita, non ci credo.

O meglio, ci credo per evidenza ☀️🌊

Ma come è straordinario questo, è pazzesco anche quanto sia meraviglioso nel suo stato di equilibrio.

E quanto sia possibile farci, sopra a questa palla che trottola nella galassia che trottola nell’universo.

Il paradiso in terra, come ho detto a mio figlio.
Il paradiso è ovunque poni lo sguardo e vuoi vederlo.

Noi umani abbiamo la grande libertà e responsabilità di usare questo enorme dono.

Non ne abbiamo il merito, almeno fino a quando non facciamo qualcosa – tramite la nostra capacità esecutiva di creare – di aggiungere qualcosa a tutto questo splendore.

Non con la presunzione di migliorare questo incanto, quanto nell’auspicio di evolvere come entità, come esseri, come umani.

Preservandolo. Valorizzandoci.

Il Sole, una delle nostre principali fonti di vita

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Gallura – Sardegna

UNA SODDISFAZIONE INCREDIBILE

UNA SODDISFAZIONE INCREDIBILE

Ovvero il perché di 999 euro per dare un colpo di martello.

Salendo dalla spiaggia accaldati, ecco che un forte rumore (oserei definirlo piuttosto molesto) proveniente dal cruscotto della macchina ci allarma non poco.

OK.

Cos’è successo?

Vai dal meccanico, “non lo so, probabilmente sarà da riparare l’elettro-ventola”.

Costo incerto tra i 150 e i 200 euro, solo per “vedere”.

“Poi, se è da riparare, si ripara. Se è da comprare il pezzo, si vedrà. Comunque non se ne parla prima della settimana prossima”.

OK.

Mi metto a smontare mezzo abitacolo fino a localizzare il problema.

La ventola dell’abitacolo ha perso metà delle palette, probabilmente una staffa cedendo ha fatto sì che la struttura collassasse facendo sbattere le palette in movimento distruggendone la metà.

OK.

Cerca il pezzo via web, confronta le annate del mitico mezzo marino, i codici discordanti, confronta i pezzi (tipo 287 ovviamente diversi per micro dettagli).

E i prezzi. Lo trovi su e-commerce tedesco, forse è quello giusto.

OK.

Chiama tutti i ricambisti della zona, non si sa mai:

“Se è quello, 250 più Iva ma prima di una settimana non arriva”.

OK.

Me lo ordino e aspetto infatti cmq sei giorni (anziché 48 ore) perché arrivi dalla Germania fatto in Francia, con quel brivido di adrenalina fino all’ultimo, solo per sapere infine che sia auspicabilmente “quello giusto”.

E qui capisci che la storia dei 1000 euro per un colpo di martello è vera 😆

👉 999 euro per capire dove darlo, 1 per il colpo. Tutto da ivare ovviamente 🤘

Mi ci sono volute circa ca 5 ore in tutto.

L’elettro ventola della Megane – per info e costi contattare il sottoscritto 😆

Due per studiare, capire, vedere cosa smontare + smontare + una buona per individuare l’oggetto + altre due abbondanti per capire come montare e come connettere correttamente il dispositivo, il tutto nell’angolo più angusto e sporco dell’abitacolo.

Fino ad inserire ed avvitare la prima vite a schiena in giù e con la faccia incastrata tra il sedile, il tappetino e il cruscotto tra mille sudorini 😅 manco fosse un’operazione chirurgica, al fine di aggiustare la posizione. Avvitare la seconda e poi iniziare a provarci pure gusto.

Infine.. Concludere il lavoro.

Accendere la macchina per il “collaudo”, provare l’aria condizionata e sentire quanto l’elettro-ventola nuova – comprata in autonomia e montata da me – sia silenziosa, giri bene e funzioni alla perfezione.

Il tutto mi ha forse fatto risparmiare 400 su 500 euro ca di costo preventivato (li spenderò in qualcos’altro sicuramente quando è così 😆🤞) se mi fossi rivolto come da consuetudine e di certo non sono un meccanico o un elettrauto o quant’altro.

E forse è una cosa di poco conto.

Ma mi ha fatto sentire bene. Sì, mi ha dato soddisfazione perché non sapevo neanche da che parte cominciare.

Se non fosse per il semplice fatto di averci provato, avere aspettato, avere capito e avere fatto.

Ma soprattutto di avere provato piacere nel farlo, un po’ come la storia del capostazione giapponese che lucida i paletti come fosse il gesto professionale più importante e prezioso del mondo.

In pratica, per me la lezione è stata: in ciò in cui ti applichi, mettici presenza. La cosa rischia quasi di assumere un altro sapore.

PS: infatti ora sono dal meccanico 😄 ma questa volta per un bel tagliando fatto bene.

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COME COMBATTERE L’IGNORANZA E VIVERE FELICI

COME COMBATTERE L’IGNORANZA E VIVERE FELICI

Il fatto che attraverso i canali social molte persone diano aria alla bocca quando potrebbero – e farebbero meglio a – stare zitti è, di fatto, inevitabile.

È la democratizzazione della rete. Una volta c’era la censura, oggi c’è la libertà di opinione.

Due elementi che all’opposto uno dall’altro aprono mondi.

Come regolarizzare i mondi nel continuum?

Grazie a un unico, solo, preziosissimo asset: l’intelligenza.

Oggi tanto si sente parlare di analfabetismo funzionale, termine introdotto in Italia da Frank Merenda nel 2015, uno dei massimi esperti di marketing e vendita che ci siano.

Qui si tratta di incapienza intellettuale. È quella che in veneto si chiama “no rivarghe“.

Oggi, non è possibile rimanere ignoranti o meglio, è possibile ma se lo si rimane è perché lo si vuole, non perché non sia possibile imparare.

Abbiamo una tale ricchezza a disposizione, peraltro anche gratuita, che non informarsi, non documentarsi, non dotarsi degli strumenti utili a discernere non solo è un delitto ma è una scelta vera e propria.

Inconsapevole o no, scegliere l’ignoranza è una decisione.

Grazie a Facebook, LinkedIn, Twitter, Instagram, etc. tutti – tutti – siamo editori.

Tutti hanno la loro linea editoriale, il loro filone, il loro pubblico più o meno targettizzato e pubblicano. Poi ci sono gli editori guardoni ma questa è un’altra storia.

Non se ne rendono conto ma è quello che fanno.

Come per gli editori, la scelta dei contenuti è fondamentale e oggi più che mai chi ha da dire qualcosa lo può fare alla stessa stregua di chi non ha da dire niente ma lo dice lo stesso.

Il problema è sempre quello:

il discernimento ovvero la capacità di usare l’intelligenza che il buon Dio ci ha donato al fine di trasmettere ad altri l’elaborato del proprio vissuto per farne trarre beneficio.

C’è il chitarrista divino che fa ciò attraverso il suo gusto e orecchio musicale unitamente alla manualità e all’uso delle dita, così fa il chirurgo, così fa lo scrittore, il filosofo, in teoria il politico a beneficio del popolo.

Ma cos’è l’intelligenza?

È quello che fai con quello che sai. Ma anche quello che fai con quello NON sai.

(O quello che ti permetti di fare pur non sapendo neanche di non sapere).

Poi c’è l’ignorante che non capisce una beneamata. E parla.

Poi c’è l’altro ignorante che commenta e via dicendo in un loop di alimentazione della favella quando essa dovrebbe lasciare spazio al silenzio cosmico. Anche quello che fai con quello non sai.

Ma apprendo una cosa: se la natura prevede l’ignoranza è anche perché essa serve.

L’ignoranza si oppone alla sapienza, al discernimento e fa riflettere come sta facendo riflettere me ora.

Io sbaglio a giudicare l’ignorante perché è l’ignorante che giudica.

L’ignorante:

  • critica
  • colpevolizza
  • oltre a giudicare.
  • E quando può, condanna.

O mio Dio, ecco dove sta il mio sbaglio: sto dando importanza all’opinione dell’ignorante, giudicando a mia volta e trasformandomi in ignorante (quando non lo fossi già) a mia volta.

Orrore.

È così che qualche notte fa un ragionamento mi è arrivato fresco e cristallino. Non è mio, io l’ho solamente colto, nel mio filosofeggiare notturno:

“Tu non sei i tuoi pensieri.
Tu non sei nemmeno la tua mente.

Tu sei tu.

La mente è il software. I pensieri sono i programmi.
Fai conto che la mente sia il sistema operativo con sopra le applicazioni, i pensieri.

Ma tu non sei il computer.

Tu sei anche il computer. Sei l’anima nel computer e il tuo spirito è te e in te, intriso di te che intride te.

Le applicazioni possono risolverti la vita o anche incasinarla come le volte in cui vai in blocco.

Ma Tu sei Tu.
Sei oltre il computer.

Tu sei l’elettricità che lo alimenta.

L’elettricità è a prescindere dal computer e dalle applicazioni”.

Si dice che l’ignorante viva felice. È che la felicità cui ognuno di noi aspira non è questione di ignoranza, è semmai più una questione di apprezzamento dell’attimo, di quello che Igor Sibaldi definisce combing.

QUINDI?

L’ignoranza non va affatto combattuta. Se la si combatte non si fa altro che alimentarla con la propria, dandole attenzione, quindi importanza e quindi energia.

L’ignoranza.. va ignorata.

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