Archivia Settembre 2019

COME FARE MEGLIO LE COSE CHE GIÀ FAI

COME FARE MEGLIO LE COSE CHE GIÀ FAI

Dato che parlo un sacco di libri e su QUESTO blog anche dei “libri nel cassetto” alla fine mi rendo conto che.. realizzarli è anche sempre stato un sogno “mio”.

Un “sogno nel cassetto“.

E guai a chi ci tocca i sogni.

Ma sta anche e soprattutto a noi metterci in testa di fare qualcosa per realizzarli.

Almeno, per metterci nella direzione di realizzarli. In pratica, serve fare qualcosa.

Qualsiasi cosa.

Se devo cercare qualcuno che in passato mi ha dato una gran mano, lo trovo in una persona in particolare.

Un responsabile c’è. Si chiama….

Livio Sgarbi.

Devo molto a Livio.

È stato lui uno degli unici a parlarmi concretamente di “sogni” ed è anche grazie a lui se ho iniziato a sognare, molto tempo fa.

Ma non solo.. a immaginare, a concretizzare, cioè a rendere VERO nella realtà quello che mi ero prefissato come obiettivo.

Devo ammetterlo: Livio è davvero bravo a parlare di sogni.

Ed è altrettanto bravo a parlare della loro esecuzione.

Altrimenti questi rimangono nel mondo della fantasia 🙂

(Bellissimo questo, certo, ma non tanto pratico).

Parlo principalmente di libri e formazione e non c’è nulla di meglio che parlare bene di chi lavora bene (e ci ha fatto del bene).

E allora parlo di Livio e del webinar che sta per fare.

So bene come sia capace di ispirare a mettersi in moto:

“i sogni, sono della dimensione delle risorse (tempo, energia, impegno, denaro) che gli state dedicando”.

Tutto qua? Beh no.

C’è il webinar in diretta mercoledì dal Vivo e Totalmente On-Line. Ovviamente gratuito.

Qui l’accesso 👉 https://bit.ly/2lD6o55

Il mio vivo augurio è che possano essere realizzati i sogni di chi saprà lasciarsi ispirare. È sempre così.

Ah, il webinar si chiama Executi-ONCome Fare Meglio le cose che già Fai.

👉 https://bit.ly/2lD6o55

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Leonardo Aldegheri
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CREDI DI POTERCELA FARE?

CREDI DI POTERCELA FARE?

“Non misurare te stesso dalla testa al pavimento ma dalla testa al cielo”.

Ieri sera ho visto questo film veramente meraviglioso, Little Boy, del 2015 – regia di Alejandro Monteverde (qui la scheda del film).

  • Tema del bullismo.
  • Dei pregiudizi.
  • Del razzismo.
  • Della “guerra” intesa come non comprensione dell’altro.

Dei modi di vedere a seconda dei personaggi, dal prete con il suo “amico immaginario” al giapponese bersagliato perché “con la faccia del nemico”.

E dell’amicizia, della profonda amicizia che ci più essere tra persone apparentemente tanto diverse.

Della famiglia. E altri, ugualmente dignitosi.

C’è sempre un modo diverso di vedere le cose.

“MASAO KUME credeva che niente fosse più potente della volontà.

La volontà di affrontare le proprie paure. E di agire”.

Ne ho tratto un punto focale.

La sofferenza e il libero arbitrio.

La sofferenza e il libero arbitrio come agiscono insieme?

Il film dipinge le emozioni umane e il modo in cui sono “gestite”.

Il piccolo amabile Little Boy con il suo “atto psicomagico” – come lo chiamerebbe Jodorowsky – fa di tutto per portare a casa il suo amato padre (partito per la guerra al posto del fratello), che è anche il suo “socio”.

Quest’ultimo, quando giocavano assieme, gli chiedeva “credi di potercela fare?” Per questo motivo, Little Boy non si perde mai d’animo.

Pur soffrendo, probabilmente più di tutti. Ma la sofferenza non si misura..

Il fratello “stupidotto” – accecato dall’odio razziale senza nemmeno saperne il motivo reale – si umanizza. Come? Col libero arbitrio. A un certo punto decide di pensare con la sua testa, non con quella del volgo.

Nel Kybalion si parlerebbe di trasmutazione. Di cambio di polarità per trasformare una situazione negativa in positiva poiché entrambe le situazioni sono in verità parte dello stesso continuum e occorre solamente cambiarne la polarità.

Tutti soffrono. È la condizione umana, qui contestualizzata dalla guerra al Giappone. E “misurare” la sofferenza in “quote” ha ben poco senso.

Ed è questo ciò che ho appreso:

  • Se uno soffre e trasferisce la sua sofferenza agli altri, è uno strxxzo, non è una persona che soffre e che quindi va compatita.

Al che occorre riconoscere che la persona sta sì soffrendo ma sta anche non gestendo e trasferendo e va quindi messa nella condizione di non nuocere. Come nel caso del bullo, il figlio del dottore.

  • Oppure la persona che soffre usa la sofferenza come leva di crescita e ne fa beneficiare se e anche gli altri. Proprio come nel caso di Pepper, il nostro “piccolo” protagonista.

Entrambe le cose sono possibili: questo è il senso del libero arbitrio.

La persona che soffre può scegliere come gestire la sua parte di sofferenza.

La scelta spetta a noi.

Sempre.

Ripeto perché sia chiaro. Chi soffre e trasferisce la sua sofferenza agli altri, facendoli soffrire a loro volta, è uno strxxzo e basta, non va compatito perché soffre. Chiunque glielo permetta non è vittima, è complice.

Idem per chi vive nel disagio e trasferisce il suo disagio agli altri: sta facendo male agli altri e a se stesso.

Ma quando noi scegliamo di preservare gli altri dal nostro disagio e AGIAMO per cambiare polo a quella data situazione, beh, è lì che stiamo portando il nostro vero contributo al mondo.

Perché non c’è niente di meglio di chi ha conosciuto l’inferno e ne è risalito per portare la sua esperienza di crescita. Non per far pagare a chi non c’entra nulla il prezzo della sua sofferenza.

“La tua fede non funzionerà se nel tuo cuore esiste anche la minima parte di odio”.

CI VUOLE CORAGGIO PER CREDERE.

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COS’È PER TE LA LIBERTÀ

COS’È PER TE LA LIBERTÀ

Ci vuole coraggio per essere liberi.

E la libertà non è una cosa che arriva, così, boom, e ce l’hai lì.

Beh, a volte sì, succede.

Ma di solito la si costruisce minuto dopo minuto. Ora dopo ora, con l’impegno e la consapevolezza.

Fino a trovarsi, giorno dopo giorno, ad aver costruito la libertà.

Occorre sapere cosa sia la libertà, esattamente.
Occorre anche esserne consapevoli.

Quanti vogliono impegnarsi veramente?
Quanti sono consapevoli veramente?

Quanti sanno cosa sia – veramente – la libertà?

78PAGINE

Ho provato a cimentarmi sul nuovissimo numero di 78pagine, una rivista con un sacco di coraggio che propone a ogni numero un tema sull’agire appropriato delle persone (Raccontare, Apprendere, Creare, Libertà, Scelta, etc.), egregiamente condotta da Alessandra Marconato.

Un po’ ci ho ragionato su e qualcosa è anche venuto fuori, di certo senza sapere cosa sia esattamente ed esserne consapevole veramente.

So che la rivista è interessante e merita molto.

Per questo Alessandra e Corsano Nicola hanno organizzato per il 30 settembre un

Aperitivo con 78pagine e ci sarà molto “da prendere” perché 78PAGINE ha ancora di più “da dare”!

👉 per avere una copia della rivista e avere info per l’aperitivo, contattare Alessandra 🍷

“Ci vuole coraggio per credere”. E anche per muoversi e dare. Contribuire.

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ATTENZIONE, POST CHE CONTIENE STUDIO E LAVORO

ATTENZIONE, POST CHE CONTIENE STUDIO E LAVORO

[ATTENZIONE] – Post che contiene un’opportunità di STUDIO e di LAVORO.

Come funziona il mondo del lavoro oggi?

✋ Funziona che lato azienda servono competenze specifiche.

🙌 Funziona che lato offerta, molte persone cercano lavoro ma non possono offrire le competenze che servono.

🤝 Funziona che l’intento di questo post è metterli d’accordo.

Perché avviene ciò?

Perché i mercati e il mondo delle imprese stanno girando via via a una velocità sempre maggiore e non la si può fermare.

Tradotto:

la competizione – e la competitività tra aziende – è sempre più elevata.

Servono:

➡️ specificità
➡️ efficienza
➡️ essere “smart”
➡️ risolvere eventuali problematiche
➡️ soddisfare il cliente con la propria unicità.

La stessa cosa vale per le persone che lavorano e/o vogliono lavorare:

➡️ la competizione (brutto dirlo ma tanto è) tra individui e professionalità, anche qui, è sempre più elevata.

Ma non è vero che non esiste più lavoro. Semplicemente non esiste più nella forma in cui lo si cercava e lo si trovava prima. Si è, per così dire, alzata l’asticella.

Cosa serve fare allora?

Prepararsi. Come?

📣 Formandosi.

Dove?

Beh, oggi sono nati e si stanno sviluppando mestieri che solo fino a 5 anni fa manco ne esisteva il nome.

Poi ci sono mestieri “esistenti” che si stanno evolvendo a grandi passi e offrono opportunità concrete di crescita e di carriera.

www.itsmeccatronico.it

Servono figure professionali avanzate.

Ed ecco che l’ITS meccatronico Istituto Salesiano San Zeno
ha istituito (in partnership col mondo del lavoro e delle imprese della Federazione Carta e Grafica) 👉 4 corsi biennali che:

☑️ vanno a formare queste figure specifiche
☑️ che prevedono assunzioni prossime al 100%

Questa iniziativa è stata studiata dalle aziende del settore che hanno bisogno di tali figure e non riescono a reperirle sul mercato.

IL NOME DEL CORSO

“Tecnico superiore per l’innovazione dei processi e prodotti nell’industria della carta e del packaging sostenibile”

Quindi, in pratica, è imperdibile.
Alla stregua di un “master” altamente specializzante,

✅ favorisce l’entrata nel mondo del lavoro,
✅ dura due anni
✅ e ha un “costo” – se così si può chiamare – veramente “simbolico”.

Le iscrizioni terminano il 23/9 – c’è davvero da affrettarsi.

Di seguito Info dettagliate per inviare subito la candidatura (le selezioni dal 24/9).
Pochissimi i posti rimasti!

👇👇👇

*** *** ***

L’iscrizione al corso si deve fare attraverso il sito www.itsmeccatronico.it selezionando il corso d’interesse dal menù “iscriviti ai corsi”.

Per info relative ad iscrizione, selezione, etc., si deve fare riferimento alla segreteria ITS dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12,30 telefono 0444 302980.

E-mail 👉 info@itsmeccatronico.it

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ANNI E ANNI

ANNI E ANNI

Anni e anni di manualità con i Lego Technic nella prima fase della vita, fino circa ai 13 e da batterista poi, fino ai 28 anni. Poi manualità ciao!

Ciaone proprio 👋

In tempi non recenti a far lavoretti in casa persino una volta, per appendere uno specchio nel bagnetto, avevo forato un tubo lavandomi la faccia, mio malgrado.

Un’altra volta per appendere una mensola, Dio ha voluto che la porta scorrevole fosse chiusa che se fosse stata aperta – ovvero incastonata nel suo pertugio nel muro – avrei forato pure lei.

Poi ho capito che per migliorare me stesso e accedere a determinati step sarei dovuto passare attraverso la manualità per ottenere determinate cose che avevo in mente.

Forse eh, mica detto. Però ci ho provato.

Così passando da casa riparando una volta le tapparelle (con i classici sudorini sulla fronte, non pochi), il tetto della casetta fuori e apportando alcune migliorie in giardino, curando le piante.. Persino arrivando a riparare l’aria condizionata della macchina!

..sono così arrivato a cimentarmi in un’opera di estremo ingegno con la riparazione di un mobiletto precedentemente rovinato dal calore.

Ed ecco che prima non sapevo minimamente da che parte incominciare.

Passato qualche tempo, la soluzione è arrivata.. da sola.

Da sola! Assi, taglio, lavoro, minuziosità nel togliere ogni singolo chiodo e vite dal precedente pezzo, al ricostruire mano a mano quello nuovo, dandogli il tocco finale.

Il colore.

Ogni cosa in cui ci si applica “rischia” di riuscire in maniera eccellente perché diventa un esercizio di presenza.

Se ci si applica mettendoci presenza, quasi qualsiasi cosa in cui ci si cimenta diventa un esercizio di eccellenza.

E per eccellenza non parlo assolutamente di superiorità, di competitività, di ego, di ti dimostro che IO sono più bravo di te umiliandoti. BASTA, davvero basta questo.

Significa: ho rovinato per errore questa cosa, mi impegno per ripristinarla, magari diventa più bella di prima.

Oppure, si è rotta l’aria condizionata e mi hanno chiesto 600 euro? Aspetta che provo a capire se riesco ad imparare qualcosa di nuovo, magari ci riesco.

Non sono certo un falegname, eppure, nell’essermi cimentato in questa cosa ho inteso ci fosse un principio da trarne. Lo scrivo qui al solo scopo di condividerlo. Fosse utile anche solo ad un’altra persona, sarebbe.. eccellente!

Ogni giorno ci si presentano occasioni di questo tipo e in automatico diciamo NO per partito preso, senza considerare che queste occasioni sono opportunità di miglioramento PER NOI.

E, a suon di una alla volta, arriviamo a combinare qualcosa.

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Il mobiletto da esterno che mi ricorda mio papà, in “ristrutturazione” che per me significa..
ri-valorizzazione (esiste come termine? Non importa.. Ce lo inventiamo).

SONO QUI E SONO QUI PER TE: GODIMI

SONO QUI E SONO QUI PER TE: GODIMI

Non ho applicato filtri, giuro!

A parte il fatto che non c’è alcun bisogno di giurare, ieri sera appena andato a prendere mio figlio mi sono incantato, guidando, alla vista di tali colori.

Ho quindi fermato la macchina per osservare, ammirare, gratificare.

Assaporare.

Sì, ho fatto qualche scatto per appropriarmi di ciò! E per condividere ovvero rendere disponibile anche per gli altri, anche per coloro che non hanno visto o non si sono accorti.

Perché la meraviglia del mondo è nell’essere “presenti”.

Ponte pedonale di Castelvecchio nella bella Verona, ore 20 ca del giorno 4 del mese di settembre Anno Domini 2020, anno “reale” ca 4.8 mld

Ciò che vedi è l’accesso, è solo l’accesso.

L’informazione arriva e viene i-n-t-e-r-p-r-e-t-a-t-a, per quello non è mai unica!

E allora io voglio informazioni da interpretare che siano meravigliose come questi colori, come questo tramonto dalla nitidezza ancestrale che mi fa pensare che stiamo viaggiando a velocità pazzesche sparati nel cosmo!

E intanto miliardi di formichine microscopiche si adoperano per fare le loro cose, portare avanti le loro battaglie, risolvere i loro problemi, raggiungere i propri obiettivi..

No, non c’è nessun problema da risolvere. Siamo qua. E questo è già tantissimo.

È qui che ci dice: “GODIMI. Sono qui presente e sono qui per TE.
Possibile che non riesca a capirlo?

Fermati un istante, interrompi quel turbinio e guardami: risplendo di vita e offro meraviglie.

Soffermati su quelle, non esiste davvero altro”.

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Ho visto un oggetto in cielo a 384.403 km che viene chiamato Luna. Mi sono domandato cosa fosse: “Ruoto ogni giorno attorno a una palla che ruota assieme ad altre palle (non è ironico..) attorno a un’altra palla che ruota attorno a una spirale che ruota assieme a miliardi di altre spirali. Ognuna di loro è viva e offre mondi. Questo non è l’unico. Tutto è piccolo e tutto è grande. Come i problemi e gli obiettivi che vi date. Vivete ruotando. Intanto io ruoto. Ciao”.

VASCO, LA POLITICA E IL SURF

VASCO, LA POLITICA E IL SURF

Qualche giorno fa mi sono soffermato a sentire un pezzo di Vasco alla radio. Più che a sentire, ad

A-S-C-O-L-T-A-R-E.

Molto attentamente.

Premetto di non essere mai stato un suo particolare fan benché quello di Vasco fosse stato uno dei miei primi concerti allo stadio in assoluto nel ’93, giusto qualche anno fa.

Il primo fu quello degli.. Stadio 🙂 – e lì mi innamorai della batteria ma vabbè, è un altro discorso 😅

Ad ogni modo, il pezzo diceva:

  • Come stai
  • Ti distingui dal luogo comune
  • Ti piace vivere come sei
  • E rispondere solo a te

Ovviamente per come lo vedo io in base al mio modello del mondo..

c’è un domandarsi, un preoccuparsi dell’altro e c’è una fondamentale constatazione:

👉 Il fatto di distinguersi perché fai quello che piace a te e non fai quello che gli altri vogliono che tu faccia.

E questo è IL PUNTO fondamentale.

Se vogliamo, in un certo senso, per gli amanti di Vadim Zeland, questo è Transurfing puro.

PS: dati gli aggiornamenti degli ultimi giorni, se Vasco solo pensasse di mettersi in politica – cosa che si guarda bene dal fare – diventerebbe capo del governo in tempo ZERO per la capacità che ha di parlare alle persone, anche a quelle a cui non piace e dire loro cose di grande profondità.

Ma surfando alla grande, non lo farà mai 😄🏄‍♂️ – W la musica!

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L’EDUCATORE

L’EDUCATORE

“I veri educatori sono testimoni:

quando educano non fanno qualcosa, danno la vita.

Questi educatori vengono dallo spirito di Dio.

A lui dobbiamo chiedere se ci sta a cuore il futuro”.

L’origine del termine educare deriva dal latino “educĕre” che sta per ‘trar fuori, allevare’.

Mi piace molto pensare che educare non sia insegnare, non sia impartire, stabilire, riempire di informazioni e nozionismi.

Trarre fuori risuona più come l’idea di una scultura tratta da un blocco di marmo ove dentro essa è già presente, esiste già.

Va solo tratta, formata, sgrezzata, valorizzata.

Noi non siamo delle tabule rase ove buttar dentro ogni cosa che ci passi per la testa, sia giudizio, indottrinamento, nozionismo becero.

L’educazione è stata per troppo tempo usata come strumento manipolatorio ovvero indottrinante: “visto che non sai niente, ci penso io a dirti cosa è giusto e cosa è sbagliato. Così mi è più facile farti fare quello che voglio io“.

Serve molto coraggio e molta integrità per insegnare, a tutti i livelli, quello dei genitori in primis: la fiducia che viene data, deve essere corrisposta.

Asiago – 2011

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SIAMO QUA PER VIVERE, NON PER SOPRAVVIVERE

SIAMO QUA PER VIVERE, NON PER SOPRAVVIVERE

La domenica è un ottimo momento per il relax.

Relax non significa “non far niente” anche se questo ha tutta la sua utilità e dignità.

Rilassarsi significa:

  • rilassare i muscoli del viso
  • rilassare i muscoli del corpo
  • rilassare i nervi e le tensioni nervose

In una parola: “distendersi“.

Ovvero distendere le energie così che possano fluire, fluire nel corpo, lasciar andare via, permettere. Senza che il corpo sia un deterrente, un blocco, un attaccamento ma sia, praticamente, un TUBO.

Un buon concetto di relax.. E allora, che succede?

Che la riflessione nello specchio di acqua “calma” permette il distacco dagli stress della quotidianità e accogliere “la vita”.

E la vita non è vivere per se stessi, è piuttosto vivere CON noi stessi e con gli ALTRI.

Noi siamo parte anche degli altri e gli altri sono parte ANCHE di noi.
Nessun beneficio lo è per noi soltanto se non lo è contemporaneamente per gli altri.

Nello stress viviamo nell’egoico, la sensazione di emergenza costante equivale ad un’attitudine alla sopravvivenza.

Ma noi non siamo qua per sopravvivere. Siamo qua per vivere.

Dal web.

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