IL POTERE DELLA PAROLA DECIDERE

IL POTERE DELLA PAROLA DECIDERE

Ancora una volta ci viene in aiuto l’etimologia. Chi è venuto prima di noi ha posto le radici del nostro modo di relazionarci con le parole (e con le persone) ed esse hanno potere sulla conduzione della nostra esistenza.

Quel potere delle parole è un tipo di potere risolutivo.

Come la parola DECIDERE. E le implicazioni del suo non uso, possono essere deleterie.

Avete notato che chi non decide mai rende la vita difficile alle persone che ha attorno?

Perché, ad esempio, a non decidere mai, si spreca una vita a lamentarsi.

E chi si lamenta non solo spreca il suo tempo ma anche quello degli altri, costretti ad ascoltarlo, in aggiunta drenati delle loro energie.

Perché chi si lamenta punta (inconsciamente) a succhiargliele, non a risolvere.

Origine Lat. decidĕre, der. di caedĕre ‘tagliar via’.

Treccani dice (tagliando qua e là):

decìdere v. tr. [lat. decīdĕre, comp. di de– e caedĕre «tagliare», propr. «tagliar via»].

  • Risolvere, definire pronunciando un giudizio: duna liteuna controversiauna causa;
  • Scegliere fra cose o possibilità diverse: non ho ancora deciso il colore della stoffad. di partiredobbiamo d. sul da farsi; a chi si mostra incerto sulla risoluzione da prendere
  • Stabilire, fissare: la data delle nozze non è stata ancora decisa
  • Indurre, determinare: dqualcuno a parlare. Più com. il rifl. decidersi, indursi a fare una cosa, prendere una risoluzione: non riesco ancora a decidermi a cominciare il lavoronon sa mai decidersi, di persona sempre titubante, irresoluta (cfr. indeciso). 
  • Tagliare, separare. ◆ Il part. pass. deciṡo, oltre che con i sign. proprî del verbo (la questione è ormai decisa, definita, risolta.

DECIDERE significa IN PRATICA “porre termine a una situazione problematica”.

Facciamo che decidere sia il veicolo per porre una fine a qualcosa che non ha motivo di protrarsi.

De-Cidere = Recidere. Tagliare, porre fine.

Per me è bene guardarsi da chi non decide, perché o non ha il coraggio o perché non sa cosa fare o come farlo ma sostanzialmente non vuole, altrimenti l’avrebbe già fatto. Oppure, perché, semplicemente, gli va bene così.

E alla fine decidere significa anche decidersi.

Ad esempio, decidersi a fare qualcosa della propria vita.

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Leonardo Aldegheri
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PURCHÉ SI LEGGA (E SI ALIMENTI LA MENTE)

PURCHÉ SI LEGGA (E SI ALIMENTI LA MENTE)

Sarà perché Società Editoriale Grafiche AZ è del territorio e produce libri di pregio da molti, molti anni, sarà perché Valmirtilla è davvero una splendida libreria nella quale vale la pena spendere ore e ore a sfogliare albi stupendi nella pace e nella competenza di Cecilia Marcon, la sua proprietaria.

Vedo nel help-sviluppoideeaffari.com mentre i libri stupendi che produciamo per tutto il mondo sono su carta..).

E comunque, sempre, fare libri è una responsabilità.

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STARE SULLE SPALLE DEI GIGANTI

STARE SULLE SPALLE DEI GIGANTI

Empire state building.

La magnificenza di questo edificio è sempre davvero impressionante, ogni volta ne rimango affascinato e mi domando quali menti possano avere concepito una simile idea quasi un secolo fa.

Non ero mai salito sul Rockfeller Center e la prima cosa che ho pensato mentre si stagliava di fronte a me questa imponente sagoma è stata:

  • semplicemente, tutte le cose prima di essere fatte, sono pensate.

Almeno per ciò che attiene a progetti di questo tipo.

Ultimamente sto ascoltando l’album degli OasisStanding on the Shoulder of Giants, per me uno dei migliori capolavori della band britannica, con pezzi come Who feels love che è un inno alla vita vero e proprio.

Nel booklet sono presenti immagini che ho finalmente visto dal vivo con i miei occhi.

Che c’entrano le due cose?

Apparentemente nulla, se non per la foto più o meno simile.

Invece la connessione sta nella creatività.

E nel fatto che esiste una connessione tra l’atto creativo e l’atto ricettivo/percettivo in quanto per “ricevere” si deve comunque in qualche modo essere sintonizzati e questo vale per ricevere, semplicemente, “tutto il resto”, nel bene e nel meno bene.

È una questione di sintonia, né più né meno di quando si usa la manopola della radio.

Isaac Newton

L’uomo è incredibilmente capace di creare.

Ogni volta che ascoltiamo della musica, c’è stato qualcuno prima che ha trasposto la sua sensibilità #artistica in note che poi sono arrivate a qualcun altro.

Ogni volta che ammiriamo una particolare architettura, un quadro, un’opera d’arte, leggiamo un libro, mangiamo del cibo buono, ogni volta che assaporiamo ogni singola cosa di queste e infinite altre, c’è stato qualcuno che prima ci ha pensato e “ci ha messo del suo”.

Per tale motivo, è importante la dedizione e l’impegno mentre si fa qualcosa perché questi elementi fanno la differenza tra tutte le persone che pensano e fanno la stessa cosa, la stessa musica, lo stesso cibo, etc.

E ciò vale nell’impegno sul lavoro, nel cimentarsi in un compito, nel tagliare l’erba, persino nel lucidare i pomelli dei paletti in una stazione dei treni in Giappone, come recita la famosa storia del capostazione giapponese.

Poi c’è chi queste cose le vuole vedere e chi no, ma non importa, è un’altra storia e comunque non deve essere un pretesto per non fare.

Quindi, se vogliamo fare qualcosa di interessante o di magnificente come l’Empire State Building, sappiamo che nel momento in cui avremo dato qualcosa di meraviglioso anche solamente ad un’altra persona, avremo fatto qualcosa di importante per gli altri attraverso la nostra creatività.

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È sempre una questione di dove viene posto il focus. Ovvero, la nostra energia attenzionale.

BITTER SWEET SYMPHONY

Bitter sweet symphony

“È stata una cosa davvero gentile e magnanima e non erano affatto tenuti a farla, grazie tante Keith Richards e Mick Jagger per avermi riconosciuto come l’autore di questo fottuto #capolavoro, vivrà per sempre”.

Era la mattina del primo gennaio 1998 – in radio girava Lucky Man – quando quel soleggiato giovedì si stava manifestando come foriero di un anno per me magnifico e meraviglioso.

Avevo appena terminato un corso di memoria e apprendimento rapido, avevo appena iniziato a frequentare una ragazza con la quale avrei condiviso diversi anni a venire, avrei concluso la maturità linguistica di lì a qualche mese, suonavo la batteria.

But how many corners do I have to turn? How many times DO I HAVE TO LEARN all the love I have is in my mind?

Mi divertivo un sacco. Stavo per compiere 19 anni e il mondo sorrideva.

Negli anni, poi, ho appreso una cosa. Che se avessi voluto “vedere” un mondo sorridente, avrei “dovuto” sorridere io stesso.

E i sorrisi, si sa, sono quelli con gli occhi, quelli che tracciano le zampe di gallina.

Altrimenti sono finti.

Quella mattina uno sbalzo di corrente aveva fatto partire Urban Hymns dei Verve [uno dei tre album che classicamente porterei su un’isola deserta] a palla, con Bitter Sweet Symphony che ci aveva svegliato dal nulla, ad alto volume.

Live like a rockstar

Le cose andavano bene perché andavano bene da sole, in quel periodo. Non bisognava fare nulla se non il proprio.

Ma quei violini suadenti, quel ritmo ipnotizzante, quel pezzo di grandissimo successo che aveva reso al mondo la dignità di una band fantastica degli anni ’90, non era ancora di Ashcroft.

E a distanza di 21 anni (una vita) e di una valanga di “diritti” persi, solo un grande uomo può dire “grazie”.

Perché Richard sa benissimo che se non fosse stato per il contributo di “altri” non avrebbe ottenuto quello che ha ottenuto e soprattutto non avrebbe raggiunto e allietato decine di milioni di persone nel mondo con note magnifiche.

C’è ovunque, forse, qualcosa di dolce e amaro, qualche boccone che non si capisce bene se sia buono o meno buono. Ma alla fine di tutto, conta “solo” sorridere.

E avere le zampe di gallina.

Il mondo è brutto e cattivo: è vero. Il mondo è bello: è vero.

Come dicevo a mio figlio in auto accompagnandolo a scuola, il mondo è uno specchio. Lui da sempre ragione.

Ed esattamente come uno specchio, ti fa vedere quello che sei.

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Happiness, more or less, it’s just a change in me something in my liberty oh my, my happiness, coming and going. I watch you look at me, watch my fever growing
I KNOW JUST WHERE I AM […]
WELL, I’M A LUCK MAN – WITH FIRE IN MY HANDS

GIAPPONE: GALLERIA FOTOGRAFICA DI UN VIAGGIO DA SOGNO

Giappone: galleria fotografica di un viaggio da sogno

Go straight on: indicazioni chiare e non interpretabili conducono a non equivocare MAI.

Sono da poco rientrato da un viaggio che ha visto coinvolti 400 giovani imprenditori da tutto il pianeta. Persone in gamba, pro attive, capaci, con un livello di energia personale elevatissimo.

Faccio parte della delegazione italiana dal 2014 e da quel giorno mi si sono spalancate delle porte inaspettate.

La più bella e interessante di tutte è quella di conoscere persone “diverse“, impegnate come da attitudine comune in temi di portata globale e rivolti al miglioramento delle condizioni umane dei popoli, delle transazioni tra popoli, di migliore distribuzione della ricchezza tra popoli, della tutela dell’ambiente che riguarda i popoli.

Inoltre i temi sono l’occupazione, l’educazione, la finanza e la digitalizzazione al “servizio di“.

Il G20YEA – Youth Entrepreneurship Alliance – è un movimento. Ha lo scopo di muovere le cose.

E ognuno è chiamato a farlo, che ne faccia parte o no.

Oggi scriverò poco, voglio lasciare parlare le immagini in maniera assolutamente random. Per coinvolgere, condividere, evocare.

Grazie alla Camera di Commercio le vie di sviluppo sono molteplici.
Nigiri, sushi, sashimi come non li avevo mai mangiati.
L’ingresso dell’Ambasciata d’Italia.
L’incontro con l’Ambasciatore d’Italia Giorgio Starace e il Presidente nazionale GGI Alessio Rossi (presenti anche funzionari dell’ItalTrade).
Spread the Love.
Dettagli “condominiali”.
Orgoglio veronese – Sandro Veronesi – a Tokyo.
Identità Samurai.

Samurai significa “essere al servizio“.
La tradizione è identità.
È incredibile quanto qui dentro venga concepito per il futuro. Abbiamo visto la casa come sarà grazie ad una tecnologia che supporta e possibilmente non complica.
Il benvenuto ai GGI in Panasonic.
Durante la sera che sono andato a correre “a caso” dove mi portavano le gambe in giro per Tokyo, ad un certo punto mi si è stagliata davanti questa enorme Pagoda. Il momento è stato per me davvero toccante e profondo. Mi sono fermato assieme ad altre persone raccolte in preghiera e ho formulato un pensiero di gratitudine e rispetto.
Sopra la Cina, la Russia, la Mongolia – anche se ci si vola sopra, là sotto c’è un mondo tutto da scoprire.

“Grazie per quello che sto scoprendo.
Grazie per quello che sto apprendendo.
Grazie per quello che sto vedendo”.
A cena con Quentin Tarantino (no, non c’era ma lì ha girato alcune scene di uno dei suoi film più famosi).
A spasso per Tokyo con uno dei migliori editori di libri per bambini / albi illustrati di pregio, a girare per librerie e ammirare la cura della legatura alla giapponese. Per me, fare libri è una responsabilità.
Dettagli spettacolari, libri antichi, qualsiasi storia da raccontare, da leggere, da vivere.
La Delegazione Italiana.
“Tom Cruise!” – “No my friend, I’m Italian!” Fermato per strada da un altro amico giapponese, selfone doveroso.
La tecnologia, quando integrata, aiuta TUTTI.
G20YEA – concetto che ribadirò sempre. Gli imprenditori dovrebbero identificarsi nel ruolo di “contributori” per la società attraverso la responsabilità sociale non solo d’impresa ma anche dell’imprenditore stesso.
Tradizione, cultura. identità. Il passato senza nostalgia per un presente moderno con radicamento profondo nelle proprie origini.
Fukuoka – Japan, 2019.
Una startup messicana ha ideato un sistema per conservare il cibo per dieci anni senza conservanti e additivi. Ho assaggiato il mango ed era davvero buono. Una soluzione che può risolvere la fame nel mondo.
Il nostro Matteo Giudici sul palco per il 3 Minutes Pitch.
Anche il grande Antonio Capaldo sul palco per il 3 Minutes Pitch.
Matteo Baroni e Angelica Krystle Donati per il 3 Minutes Pitch: la Delegazione italiana è stata l’unica ad avere ben 4 delegates sul palco.
Sara Roversi – speaker internazionale, vera “istituzione” del G20 e orgoglio italiano nel mondo.
Le donne imprenditrici del G20 – costruire maggiore equità nella distribuzione dell’imprenditorialità femminile.
Panasonic – A better Life, A better World.
Fukuoka – bambini felici in un mosaico per strada.
Edificio tipico in una via tipica in una città tipica in un Paese assolutamente atipico.
La firma del Final Communiqué del nostro Pres. Nicola Altobelli.
La consegna del Final Communiqué al Funzionario del Governo Giapponese e suo discorso d’impegno. Le 20 Delegazioni del mondo, in vista del G20 politico, si riuniscono ogni anno per preparare e redarre il Documento che viene consegnato ai 20 Capi di Stato delle Nazioni più potenti del pianeta.
Mi sono svegliato improvvisamente quando ho voluto scattare questa foto parecchio a nord del pianeta. Mare di Kara (credo) a nord nord nord della Russia.
Circa..
G20YEA 2019 – Fukuoka – Japan.
C’è sempre un modo diverso di vedere le cose, anche nella concezione di “coltura” dei vegetali in una start-up di Tokyo.
Una volta provato il WC elettronico non si torna più indietro – notare la funzione “privacy”.
La dignità risiede anche nell’eleganza della carta igienica. Per ben 150 metri di pura morbidezza!
“Entrepreneurs should always think of contributing to society”: come detto più sopra questa è, per me, la definizione perfetta del fare impresa e del ruolo dell’imprenditore.
Doing something, to value something. A sinistra Roberta Maldacea, funzionario di Confindustria Roma ed eccellente accompagnatrice della delegazione italiana.
La delegazione italiana alla cerimonia informale di apertura.
La Puglia: Romina Frisoli, Nicola Altobelli, Anna Rotola, Michele Frisoli (una “piccola” azienda come Boeing è tra i suoi clienti), Pamela Battezzati.
Le Donne della delegazione italiana: non solo bellissime le nostre delegates ma brave e soprattutto agguerrite per un’Italia che ha grande necessità di imprenditorialità femminile.
Young Entrepreneurs Alliance: un movimento che ha lo scopo di sottoporre ai 20 capi di governo le mozioni per “aggiustare” le scelte politiche a favore della sostenibilità e di una imprenditoria internazionale fluida ed efficiente.
Il business card wall: presente! Le occasioni business matching nell’ottica di allargare le relazioni a livello esponenziale/globale permette di raccontare cosa fai, come lo fai, perché lo fai.. Alla fine, chi sei, viene sempre dopo 😉

Alle persone non importa chi sei, importa quello che puoi fare per loro“. Citazione forse un po’ cinica ma alle volte vera. Ad ogni modo, se si è al servizio di e si è utili a qualcuno e se non lo si fa in modo strumentale ma autenticamente e col cuore, le persone in grado di farlo lo sanno riconoscere.
Sentirsi a casa.
Bambini che volano fanno volare gli adulti.
L’apparizione al wall di un tale..
Ideogrammi, natura: qui tutto sembra avere una vocazione spirituale, anche nei minimi dettagli.
L’ho scattata perché mi piacevano questi due personaggi al parco.
Google si è preoccupato di unire le foto dalla finestra della mia camera dell’albergo a Fukuoka: pubblico per riconoscenza. Riconoscere per me è alla base di tutto.
Grafiche pazzesche: sembra la pubblicità di Doraimon.
Uscire dalle proprie quattro mura consente di vedere come le cose possono essere viste in maniera diversa. C’è sempre un modo diverso di vedere le cose.
C’è chi ci vede una banale insegna, chi un’insegna diversa da quelle che è abituato a vedere, chi il viaggio, chi del magenta, chi degli ideogrammi incomprensibili, chi dell’ispirazione, chi un octopus, chi dei numeri, chi un’altra insegna gialla dietro.
In sostanza: vediamo le cose non per come sono. Vediamo le cose per come siamo noi.
Una meravigliosa Pagoda in pieno centro a Fukuoka, sud-ovest del Giappone a 1200 km da Tokyo.
Infusion (cit. 🙂 )
Geishe di tutte le età si sono esibite per noi nel rispetto incondizionato di una tradizione ancora molto viva.
Segnalazioni stradali.
Sempre Google che propone filtri e noi diciamo sì a Google 🙂
Se non si è notato.. Mi piace fotografare le ali. Le ali consentono di volare.
A volte l’atterraggio può essere anche duro. Può far rischiare di rompere il carrello. Così da decidere di dare nuovamente gas ai motori e far decollare il velivolo facendo pensare a un ammaraggio.
Invece, basta avere quindici minuti di pazienza per avere un nuovo atterraggio ancorché veloce e “adrenalinico”, ma sicuro e foriero di nuove e magnifiche esperienze.
..che permanga o meno un legame fisico.

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We hope as well 🙂

BREVI DAL G20 SUL SOLE 24 ORE

Brevi dal G20 sul Sole 24 ore.

A poche ore dal mio rientro dal Giappone, le prime considerazioni.

Nel mondo inclusivo di oggi dove le regole universali di collegamento tra ogni cosa e tutto ciò che esiste non è più solo un’idea ma ha un impatto “fenomenologico” evidente, occorre ripensare il modo di produrre e consumare, di intessere relazioni, di fare impresa, di divulgare, di educare ovvero disimparare per lasciare spazio al nuovo.

E per quanto mi riguarda, anche di leggere
Leggere non solo tanti libri ma leggere la realtà.

Quella in cui siamo calati, quella in cui sono calati gli altri. E trovare la collocazione adeguata nella frequenza adeguata.

Ove il nuovo è in sintonia con il mondo di oggi e soprattutto quello di domani.

Di ritorno da un viaggio davvero impegnativo e stimolante in Giappone, la considerazione immediata è che fare impresa non è mai solo limitato alle mura del proprio stabilimento.

Oggi fare impresa è inevitabilmente una responsabilità globale, serve per dare il proprio contributo imprenditoriale al mondo:

nel mentre in cui si fa in modo di efficientare le proprie quattro mura si pensa al mercato e alle persone che lo popolano. E il mercato premia.

Perché il cliente stesso è ormai già da tempo sintonizzato su questa frequenza.

Lo sviluppo è e deve essere sostenibile e occorre pensare a quello che si sta facendo non solo in termini di prodotto e ora più che mai di mercato ma anche e soprattutto in termini di IMPATTO, ambientale e culturale.

“Abbiamo il dovere di immaginare il futuro dell’economia globale e interpretare il nostro business in chiave innovativa e di sviluppo sostenibile per contribuire ad una crescita inclusiva che persegua gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”

Sul Sole24Ore.

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SE UN CUORE VUOLE DIMENTICARTI, LO FARÀ

Se un cuore vuole dimenticarti, lo farà.

A niente serviranno i promemoria che sparpaglierai per la casa, per la strada, per il mondo.

Se un cuore vuole abbandonarti lo farà, anche e soprattutto quando tu proverai a stringerlo più forte. Ogni tanto sarebbe utile ricordarsi che non abbiamo colpe, se qualcuno non ci ama.

Che non ci possiamo rimproverare se qualcuno preferisce perderci. Sarebbe come dire che è per via di un nostro difetto che certi giorni piove. Hai mai provato a prenderti cura di un fiore?

Capita a volte che un fiore appassisca anche se ti dai da fare perché sopravviva. Non ti accanire quando un amore sta morendo, non pensare nemmeno per un secondo di poter controllare un cuore solo perché ne sei innamorata.

I cuori non si imprigionano, magari si sfiorano, si attraversano, si accarezzano, si scombussolano, ma non si trattengono.

Ogni tanto sarebbe utile ricordarsi che chi è andato via non l’ha fatto perché abbiamo mollato la presa per un attimo, perché abbiamo detto la parola sbagliata al momento sbagliato o perché ci siamo distratti un secondo per guardare la luna; è andato via perché voleva farlo.

Esiste una regola universale che chi ama tende a sottovalutare: ogni persona è alla ricerca spasmodica di un briciolo di felicità.

Chi non l’ha ancora trovata, chi non l’ha trovata in noi, non può fermarsi. Se ne andrà, se ne andrà comunque, anche se dichiareremo con la dignità e l’amor proprio sotto i piedi di poter amare per due, per tutti e due.

E invece no, invece non si può. Si capisce poi, seduti di fronte al mare, quando qualcuno ci raggiunge senza bisogno di chiamarlo.

Si capisce poi, quando qualcuno ci telefona e ci dice “avevo voglia di sentire la tua voce”.

Si capisce poi, quando qualcuno ci prende per mano e ci dice “vieni con me, voglio farti vedere una cosa”. Si capisce poi, quando ogni attesa si trasforma in sorpresa e non in delusione.

Quando non smettiamo di esistere appena qualcuno non ci ha più davanti agli occhi. Si capisce poi, quando qualcuno ci ricorda di non prendere troppi caffè e di indossare una giacca più pesante perché fa un po’ freddo nonostante sia maggio.

Si capisce quando si è amati, che amare per due non è possibile. Si capisce quando si è amati, cosa vuol dire amare.

Susanna Casciani

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IL COMANDAMENTO DELLA FRUTTA

Il comandamento della frutta.

In una regione desertica gli alberi erano scarsi e la frutta difficile da trovare.

Si diceva che Dio volesse fare in modo che ce ne fosse abbastanza per tutti, perciò apparve a un profeta e disse:

“Questo è il mio comandamento a tutta la popolazione attuale e alle generazioni future: nessuno mangerà più di un frutto al giorno.

Così sia scritto nel Libro Sacro.

Chiunque trasgredirà questa legge sarà considerato peccatore nei confronti di Dio e degli uomini”.

CIT.

La legge fu osservata fedelmente per secoli, finché gli scienziati scoprirono il sistema per trasformare il deserto in terra fertile.

La regione divenne feconda di cereali e bestiame, e gli alberi si curvavano sotto il peso della frutta non raccolta.

Ma la legge sulla frutta continuava a essere imposta da parte delle autorità civili e religiose del paese.

Chiunque facesse notare che lasciare marcire la frutta per terra era un delitto contro l’umanità, veniva tacciato di essere blasfemo e nemico della morale.

Si diceva che questa gente, che metteva in dubbio la saggezza della Sacra Parola di Dio, fosse guidata dallo spirito orgoglioso della ragione, invece che dallo spirito di fede e sottomissione che solo può condurre alla Verità.

In chiesa si tenevano spesso prediche in cui si dimostrava come tutti coloro che infrangevano la legge avessero fatto una brutta fine.

Non si accennava neppure al numero altrettanto alto di quanti avevano subito la stessa sorte pur rispettando fedelmente la legge o alla grande massa di quelli che prosperavano nonostante la loro disobbedienza.

Non si poteva fare nulla per cambiare la legge, perché il profeta che asseriva di averla ricevuta da Dio era morto da molto tempo.

Probabilmente egli avrebbe avuto il coraggio e il buon senso di mutare la legge in base alle circostanze, poiché aveva accolto la Parola di Dio non come qualche cosa da venerare, ma come uno strumento da usare per il bene del popolo.

Di conseguenza, alcuni disprezzavano apertamente la legge, Dio e la religione.

Altri la violavano in segreto e sempre con un certo senso di colpa e la grande maggioranza vi si adeguava in modo rigoroso e si considerava santa solo per il semplice fatto che restavano fedeli a un’usanza insulsa e superata di cui non avevano il coraggio di sbarazzarsi.

da “La preghiera della rana – Saggezza popolare dell’Oriente – volume primo”
di Anthony De Mello – Edizioni PAOLINE

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RICONOSCERE CIÒ CHE È

Riconoscere ciò che è

Tra i fili d’erba di un prato ancora umido ma assolato 🌄
ho appena concluso un meraviglioso libro, che davvero consiglio a CHIUNQUE:

RICONOSCERE CIÒ CHE È

di Bert Hellinger

Nemmeno ci si rende conto quanto antichi retaggi, risentimento, rabbia, rancore, esclusione, rivalsa, gelosia, invidia, possano essere tutti elementi riconducibili a una sola, innegabile spiegazione – di cui ne ho parlato innumerevoli volte:

Il mancato RICONOSCIMENTO

di ciò che è.

Non riconoscere genera scompenso, sconforto, delusione, esclusione, risentimento, rabbia.

Che “irretisce“, di fatto, un intero gruppo di persone caratterizzato da una coscienza collettiva.

Proprio come nelle maglie di una ragnatela, dove i singoli componenti si trovano intrappolati, irretiti.

E nel non riconoscimento vengono prese decisioni che portano ad azioni con effetti deleteri, quando non disastrosi – per le famiglie e i singoli componenti, anche a livello generazionale.

Riconoscere ciò che è

Come guarire da ciò?

Con una benedizione molto speciale e semplice allo stesso tempo, relata all’inclusione e alla presa di responsabilità:

Nel non giudizio, 
IO TI RICONOSCO.

“nessuno è migliore o peggiore solo per il fatto di essere diverso”.

Bert Hellinger
Riconoscere ciò che è

Ogni singolo componente di ciascuna famiglia dovrebbe poter accedere al significato profondo di quanto Bert Hellinger spiega con facilità sulle dinamiche familiari irrisolte.

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IL GESTO PIÙ BELLO

Il gesto più bello.

Qualche giorno fa, la mia piccola mi si è avvicinata con una richiesta. Guardandomi intensamente con i suoi dolci e grandi occhi, mi ha fatto vedere la sua piccola cassettina rosa dei risparmi.

Quel piccolo salvadanaio è il luogo in cui la nonna materna di solito ripone alcune monetine per far sì che la piccola abbia il suo salvadanaio ove mettere, di volta in volta, qualche nuova monetina.

Ci sono quelle da 20 cents così come quelle da due euro e ci sono quelle piccole, insignificanti di rame, quelle che nessuno vuole.

La mia piccola ha qualcosa in mente, tuttavia. 

Dopo un minuto, mi torna con un foglietto stampato con sopra Marshall, uno dei suoi personaggi preferiti della serie Paw Patrol e mi indica che desidera la nuova pista dei suoi amati cagnolini.

Ma non me la chiede e basta. No, fa qualcosa di più, qualcosa di essenziale.

Vuole contribuire.

Pensa perfino di poter comprare lei il gioco ma non sapendo contare e non conoscendone il prezzo, mi pone e mi offre senza indugio tutti i suoi risparmi.

Mi prende lo zaino, estrae il mio portafogli, apre la tasca dove sa tengo le monetine e rovescia letteralmente la sua cassettina rosa dentro la tasca come gesto per il suo contributo, aumentando così le probabilità di portare a casa il risultato.

E mi dice “compralo per me”.

(Una call to action che non lascia interpretazioni..)

E mentre la sento cantare Adi Shakti, allegra come sempre e come lei è normalmente, mi domando quanti di noi grandi, quando desideriamo qualcosa, facciamo il primo passo per addivenire al risultato, aiutando l’altra persona e aumentando così le probabilità di successo, anche con un piccolo gesto.

Spesso erroneamente pensiamo ci sia tutto dovuto e quando il “dovuto” non ci arriva, ci arrabbiamo e facciamo le vittime, chiudendoci in noi stessi.

Senza però fare il primo passo per favorire il ricevere di quello che desideriamo.

Il grande Igor Sibaldi, con la tecnica dei 101 Desideri, ci insegna almeno a codificare come de-siderare. Per fare così quel primo passo.

PS: al momento i risparmi della piccola sono nel salvadanaio del papà e a lei è arrivato un bellissimo gioco da fare insieme.

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Leonardo Aldegheri
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