Oggi non hai più scuse

Oggi non hai veramente più scuse. Per non sapere le cose.
L’ignoranza un tempo era una condizione. Oggi è una scelta.
È scegliere di non sapere quando puoi sapere.
È scegliere di non comportarti quando puoi comportarti.
È scegliere di rimanere dove sei e indietreggiare mano a mano che il tempo passa e il tempo passa.
Passa sempre più veloce, perché, come diceva Einstein relativamente a un’ora passata a corteggiare una ragazza, il lasso temporale è percepito diversamente da un secondo sui carboni ardenti.

Se non nutri la mente ora – nel contesto ad alta, altissima competitività di oggi – tra cinque, dieci, quindici anni quel lasso non sarà più recuperabile.
Quando vado nelle scuole a parlare come testimone d’impresa lo faccio principalmente per una ragione:

  • in qualche modo, a mio modo e in base alle mie competenze, visione, esperienze e capacità, cerco di dare ispirazione ai ragazzi.

L’ispirazione che avrei voluto ricevere io quando ero a scuola.
L’ispirazione non a partire da me che NON serve e NON sono Steve Jobs, né Alfio Bardolla, Brunello Cucinelli o Renzo Rosso. NON per il mio ego.
Per me la cosa importante è dire loro che le cose stanno in maniera diversa rispetto alla “maleducazione” dei media e di quello che ci vogliono far credere. E dire loro che le cose si possono fare. Oggi più che mai.
A prescindere che si tratti di vivere nel terrore dell’Isis o nel terrore che il mondo sia finito (no, non lo è), che si stava meglio quando si stava peggio (può darsi, che ne sai?) e cazzate di questo tipo.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: viviamo nell’epoca più prospera e feconda di sempre. Con le sue forti contraddizioni ma dove a idea corrisponde, per chi la FA, esperienza concreta, che sia positiva o negativa, con un feedback pressoché immediato.
Anche se fallirà alla velocità della luce.
In pratica, se fai una cazzata te ne accorgi subito MA hai la possibilità di rimediare velocemente. Mai come oggi il potere della comunicazione è pervasivo, capillare, veloce, diffuso e diffondibile. E ti permette di imparare.

Mai come oggi abbiamo strumenti di formazione alla portata di tutti. Sta a noi scegliere come passare il tempo sugli smartphone, a leggere ed ispirare o farsi gli affari altrui. 

Mai come oggi abbiamo l’opportunità di sviluppare un proprio BP – Brand Personale, di presentarci agli “investitori” non necessariamente con un’idea, una start-up innovativa o quant’altro perché:
–> 1: gli investitori sono prima i genitori che fanno viaggiare i figli a 20 anni perché è meglio fare esperienza come cameriere a Londra perfezionando la lingua e conoscendo persone che chiudersi all’università per 3-5 anni e sviluppare eccellenti competenze di acquisizione di concetti astratti (..utilissimo!!) che sul lavoro NON serviranno a meno che non si sia frequentato economia, marketing o ingegneria (o le tecniche, etc. etc.).
Sia chiaro, non ho nulla contro l’università, anzi, ci collaboro anche con Grafiche AZ dato che abbiamo organizzato assieme una manifestazione – la Mostra La Magia dei Colori. Voglio solo dire che unire la praticità e la concretezza è indissolubilmente necessario quando si tratta di acquisire conoscenze specifiche tramite un percorso di studi.
–> 2: gli investitori non solo sono i VC – Venture Capital: sono i DATORI DI LAVORO che decidono di credere in te anche se non sai niente ma solo perché a loro volta in base alle loro capacità e sensibilità “intuiscono” che tu possa essere la persona giusta per attitudine, volontà, velocità di apprendimento, capacità di relazione, di risolvere i problemi e non crearli e CONCRETEZZA. Perché nulla ti/ci è dovuto.
–> 3: perché il primo investitore sei tu e l’investimento lo fai su te stesso.
Puoi pensare di fidarti dell’affare?
Sei affidabile?
Molli a un certo punto o porti a fondo i frutti?
È sempre colpa degli altri o è responsabilità tua, delle tue cose?
Hai studiato le cose giuste?
Dai qualcosa di misurabile al mercato?
E se fossi talmente bravo non da farti assumere ma da essere tu ad assumere?
Sì, la competitività si è alzata e si sta alzando, giorno dopo giorno.

>>> S E M P R E  D I P I Ù <<<

Il degrado di alcune aziende è sempre più attuale quanto è vero che lo stesso meccanismo vale per loro come entità (esseri viventi) facenti parte di un sistema organico di evoluzione e di elevazione, a loro volta, della qualità del loro servizio che è espressione della qualità dell’imprenditore e delle persone che sceglie che lavorino per lui e CON lui.
Quando questo non sussiste più.. è semplice.
Vengono schizzate fuori dal sistema. 
Quindi, poiché alla fine dei conti conta solo l’utilità che DAI AL MONDO e DAI AL PROSSIMO, è il caso forse di iniziare a pensare in termini diversi.
Quali?
Eccoli:

  • sviluppare competenze

–> cioè COSE CHE SAI FARE
e

  • mettere a disposizione le conoscenze

–> cioè COSE CHE SAI al servizio di chi ne ha bisogno.

Perché a nessuno frega quello che sai finché non glielo racconti e decide che può essere utile per lui. E per fare questo gli devi dare qualcosa in più. Si chiama aggiungere valore.

Questo vale anche per le aziende.
Questo vale per gli investitori.
Se i fatti non corrispondono, fine.
Fine.
Non è l’epoca in cui questo è alla portata di tutti?
Attenzione che alla portata di tutti NON significa democrazia.
Significa che è un’opportunità nella quale dentro ci finiscono cani e porci e siccome i cani e i porci non portano evoluzione ma scompiglio, la soluzione è la selezione naturale.
Evviva la competitività.
E un livello di competitività sempre più elevato.
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PARACADUTISMO E LEADERSHIP: SI DECOLLA!


Sviluppo editoriale. Fare libri. Contribuire alla lettura, dare l’esempio ai bambini, creare libri meravigliosi per loro.
E ancora, contribuire al miglioramento dell’educazione mentale nutrendo la mente di cibo sano con meno TV e più lettura.
Ma anche portare il paracadutismo sportivo nelle aziende. Scoprire di più di sé stessi grazie allo studio della propria scrittura. Cosa c’entra tutto questo??

Eh.. trovi tutto in questa gustosa intervista..
Ovviamente si parla di leadership, l’abilità di condurre, argomento a me caro. Certo, mi piace e me la studio di gusto.
Sali al volo e non temere la caduta libera! 
Grazie a Simona Aiuti per l’intervista e a The Life Magazine 🔥
Clicca qui 🙂

http://www.lifemarche.net/paracadutismo-leadership-si-decolla.html
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Sul tachimetro non conta quanto vuoi correre, conta quanto stai correndo

L’energia comportamentale è l’unica energia che conta. Sono appena rientrato da una corsa, la terza in tre settimane (Runtastic mi computa un totale di 16,05 km – stimola bene questa cosa). Oggi cinque chilometri di cui quattro a bomba. Niente di che, sono tutto fuorché un maratoneta 🙂
Mentre corro sento le tossine che schizzano via. Utilizzo il momento della corsa per stare con me. Il dialogo interno parte da solo come una macchinetta e a voce alta mi viene anche e soprattutto da mandare a quel paese tutte quelle situazioni in cui mi sento e mi sono sentito a disagio.
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Beh, non capita anche a te di sentirti a disagio mai? E di mandare a quel paese qualcuno, nooo?
Per me è stato un super anno.
Ho portato il Sindaco di Verona Flavio Tosi in azienda, sono stato in Diesel, sto facendo affari per l’editoria con uno dei più noti formatori in Italia, ho prodotto libri di amici tra cui Andrea Cirelli che è in Radio Deejay con Fabio Volo ogni 3×2 per parlare del suo libro (Il tuo corpo ti dice come diventare felice), ho organizzato una Mostra con l’Università degli Studi di Verona (La magia dei Colori per Grafiche AZ), conosciuto Marco Montemagno di persona e incontrato il più grosso distributore indipendente in Italia, ho fatto un fuoricampo col paracadute e fatto il mio primo sgancio, sono stato da Alfio Bardolla per una coach personale, ho sviluppato Paracadutismo per la Leadership, sono stato a Los Angeles, Chicago, Francoforte, Londra, etc. Bla bla.
C’è chi fa molto di più. C’è chi fa meno e rende molto di più.
Tante belle cose, infatti. Ah, ho anche quasi raddoppiato il mio apporto commerciale nell’azienda di famiglia.
Mi dicono, anzi, fanno capire, che è tutto normale. Praticamente dovuto. Lo devi fare e basta.
Infatti, c’è quel tarlo, quel tarlo che mi dice “Leonardo, non stai facendo ancora abbastanza. No, non ci siamo ancora.. Mi dispiace”. E uso il mio blog per dirlo, per urlarlo al mondo intero. La tossina regina che schizza fuori.
Un po’ come quel professore di Lettere al liceo che non mi ha dato una sola soddisfazione per una sufficienza scannata per tutto il triennio. Ci mettevo l’anima nei temi e se era sei era meno meno. Uno non bastava, meglio due. Si avvicinava di più al cinque mezzo ma era meglio. Fanculo 🙂
Alla maturità, però, la soddisfazione è arrivata. Non ricordo bene ma mi sembra la commissione esterna avesse ritenuto idoneo alla maturità il mio tema con un punteggio di otto e mezzo.
Allora non ero io un asino, era il tarlo.
Già. Non mi basta mai.
So che se dovessi incontrare il Papa e il Dalai Lama assieme in udienza privata a casa mia per me non sarebbe ancora abbastanza. Forse perché sono ambizioso – bada bene, non ho detto troppo ambizioso.
O forse perché so che si può sempre fare meglio.
Perché conta una cosa soltanto.
I risultati? Sì, i risultati, paradossalmente, contano come primo step.
Io i risultati li raggiungo anche. Sempre o quasi sempre, umanamente parlando. I risultati non sono lo step definitivo.
Ti sto per dire una cosa pazzesca, lo so, che ho capito nella mia corsa di prima mentre sputavo fuori l’ennesima tossina. La tossina natalizia del 2016.
Conta l’energia comportamentale.
Conta quel tarlo che ti dice fai ancora qualcosa in più. Arriva fino a Casa Pozza e invece la superi. Arrivi all’80,5% di fatturato in più per pensare che non è abbastanza perché sarà l’800% che ti farà fare il salto.
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L’energia comportamentale è quella cosa che ti fa arrivare dove vuoi ma quando ci arrivi ti dice:

OK, bravo, ora non credere di essere arrivato perché sei ben lontano da dove dovresti già essere.

Sul tachimetro c’è una lancetta che indica la velocità con cui stai viaggiando. Non conta che tu dica voglio andare veloce. Conta solo il numero indicato dalla lancetta.
Se non sei soddisfatto, è normale. Se vuoi correre più forte ricordati che in questo momento c’è chi lo sta già facendo. Mentre c’è chi sta correndo veloce la sua maratona e la vince, c’è chi ha vinto il Triatlon. E chi ha vinto il Triatlon tre volte. E via dicendo. A questi non basta mai.
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La fiera delle avanguardie (bis) e le applicazioni della realtà aumentata: come i dispositivi wearable ti proiettano nel futuro anima e corpo 

Una cosa che mi sono sempre chiesto è: che c’entra la realtà aumentata con i libri? La verità è che l’Augmented Reality esiste da anni. Facebook si è acquisita Oculus VR e la realtà virtuale sembrava cosa fatta già nella metà degli anni ’90. Cosa è successo nel frattempo? Perché i tempi non erano ancora maturi perché questa si diffondesse?
Chi ama il rock’n’roll potrà apprezzare il clip di Amazing (1993) degli Aerosmith che puoi vedere – anzi, gustarti qui – dove la band, sempre all’avanguardia nelle sue performance video, propone una tecnologia completa e che coinvolge tutti i sensi ma che oggi ci fa un po’ sorridere 🙂
Perché mai ci farebbe sorridere?
Non tanto perché ora siamo così avanti rispetto alla realtà virtuale ma in quanto si sarebbe dovuta realizzare già da mo e invece no.
Dicevo nel precedente articolo La Fiera delle avanguardie, il futuro del sapere e.. come andrà a finire? (corri subito alla velocità della luce a leggerlo qui! Perché questo è il sequel – magari farò anche prequel) – che le app e gli ebook reader avrebbero ammazzato a colpi di bastonate sonore la carta e invece no.
Almeno finora e pare che per un pezzo ancora sia così.
Gli ebook funzionano bene nel web marketing, sono pratici e di veloce acquisizione in ottica di infoprodotto. Ma, come vedi, l’infoprodotto è una categoria che non ha nulla a che vedere con il libro vero e proprio.
Mi spiego meglio con un esempio (ti consiglio di approfondire l’argomento magistralmente spiegato in Brand Positioning Italia: Il segreto per il lancio di un nuovo prodotto che Coca Cola non conosce).
L’ennesima bibita lanciata sul mercato non sarà altro che un follower della Coca Cola. I due player sul mercato si chiamano solo Coca Cola e Pepsi, tutto il resto sono competitori che nemmeno sappiamo come si chiamano. Perché? Perché nella mente del consumatore lo spazio è limitato.
L’ennesima bibita sarebbe un micro competitor nella stessa categoria. Ma Red Bull non è un competitor della Coca Cola, rappresenta una nuova categoria. E da lì la scia dei competitor, quali Monster per primo e poi? Poi gli altri di cui a malapena sappiamo il nome. Sapevi che Burn è l’energy drink che si è inventato la Coca Cola per fare concorrenza a Red Bull?
Se credi che l’ebook sia un diretto competitor del libro cartaceo lo è, ma come follower micro frammentato. È indubbiamente più pratico ma chi se ne frega, a me piace toccare le cose e annusare l’odore dell’inchiostro pasticciando con la matita sui miei appunti. Anzi, ultimamente sui libri ci scrivo pure a penna fregandomene di rovinarli. Perché mi piace così e sul tablet non lo posso fare.
Nella stessa Buchmesse di Francoforte c’era un’esplosione di tablet e ebook reader qualche anno fa e già a partire dal 2014, spariti. Ma ritorneranno, non c’è pericolo. Sono tornati i libri, pensa te che sono ancora uno strumento di trasmissione e acquisizione del sapere millenario.
Oggi alla fiera del libro di Francoforte ci sono libri dappertutto e decine di migliaia di persone ad intasare i corridoi mentre io cerco di lavorare spostandomi da un padiglione all’altro tra un appuntamento e l’altro parlando con editori di tutto il globo terracqueo.
Un sacco di gente tra i piedi! Il mercato 🙂
Nulla in contrario che le scuole adottino i tablet anziché i libri fisici, è semplicemente un dato di fatto che riguarda ancora una troppo bassa percentuale di penetrazione nel sistema scolastico. Anche qui i pro e i contro si sprecano. Niente alberi tagliati e niente peso sulla schiena dei ragazzi, perdita della tattilità e della percezione analogica sul manufatto.

ATTENZIONE: essere analogici non è una colpa. Non significa essere vecchi. È la natura umana. 

Gli ebook intesi come infoprodotti specifici di una data argomentazione approfondita su un tema sono una nuova categoria e non sono assimilabili al libro in sé. Sono solo un’altra cosa, uno strumento di diffusione del sapere.. diverso. E che opera attraverso diverse modalità di acquisizione.
MA L’AUGMENTED REALITY COI LIBRI COSA C’ENTRA?
Sostengo da sempre l’integrazione e non l’esclusione.
La realtà aumentata applicata all’editoria implica l’aggiungere contenuti speciali irrinunciabili e irripetibili in modo che tutti dovrebbero correre in libreria a fare la coda come fosse per andare a comprarsi l’ultimo iPhone?
No.. non ha questa presa. Almeno questo non è accaduto finora.

Ho testato personalmente degli occhiali che ripropongono attorno il vissuto di chi li indossa simulandone una realtà inedita. Diversa, aumentata. Quello che ho provato è stata una sensazione di solletichio allo stomaco. La mia mente è stata al gioco e sebbene dovessi fare attenzione per non andare a sbattere contro le pareti ero totalmente immerso in un fluido che il mio cervello interpretava come diverso ma vero.
Simulato ma reale. Una simulazione palese che il cervello interpretava come reale. Il motivo è banale: il cervello ragiona per immagini. Qui sono aggiunte. In più. Pazzesco. Senza caschi.
Solo con un paio di occhiali con delle antenne per farmi muovere in un fluido ove altri mi vedevano come attore testante di un’altra realtà mentre io ero immerso anima e corpo con tanto di emozioni in un altro mondo.
Appreso ciò, la realtà aumentata negli anni a venire sarà cosa normale.
Non perché io sia frate indovino o perché lo dica Marco Montemagno (anche se io a Marco ci credo, prove alla mano sulle sue considerazioni passate sul tech che si sono puntualmente avverate) ma perché le applicazioni possono essere molto pratiche per il mondo che si sta conformando oggi e che non ha nulla a che vedere con gli anni ’90 e 2000.
La realtà aumentata sarà normale perché le applicazioni di oggi non sono ancora comprese ma saranno quotidianamente praticabili. Le persone non lo sanno ancora 🙂
Un po’ come le migliaia di app disponibili ed alla fine usi sempre più o meno le stesse dieci-quindici. Parlo non dei simulatori di volo ma di applicazione della realtà aumentata nella quotidiana vita di tutti i giorni delle persone comuni.
Eccone almeno sei esempi che mi sono venuti in mente nell’immediato e senza sbattermi troppo, anche applicati al mondo del sapere e quindi all’editoria che è uno dei principali strumenti di diffusione:

  1. sei in classe, a scuola o all’università, e ciò che è scritto sui libri di testo – che è già vecchio – viene integrato con ologrammi e contenuti integrativi costantemente aggiornati.
  2. puoi fare degli esercizi pratici con gli ologrammi stessi, quali interazioni con oggetti e persone.
  3. la realtà aumentata non ha molto a che vedere con la realtà virtuale per il semplice fatto che prima di virtualizzare la realtà è più semplice.. aumentarla, aggiungendo elementi (più o meno utili).
  4. puoi simulare di essere in un luogo pubblico mentre ti prepari ad uno speech senza nessuno attorno, come nel caso di un elevevator pitch, un’interrogazione all’università o semplicemente per..
  5. facilitare i processi di apprendimento.
  6. facilitare gli acquisti e l’effetto dell’informazione pubblicitaria come strumento di veicolazione di qualcosa di utile per te piuttosto di propinarti qualcosa interrompendoti mentre stai facendo dell’altro, che è la caratteristica tipicamente odiosa della pubblicità web e non solo tv ma anche di coloro che utilizzano il telemarketing come strumento di vendita massivo.

Ma mi viene in mente anche una possibile applicazione ai processi di monitoraggio della produzione industriale, nei cantieri edili, negli studi di architettura, in tutto ciò che è in costruzione, in progress, per vedere come sarà la sua realtà una volta concluso.
In editoria la Realtà Aumentata non ha ancora preso piede perché non è diffusa come abitudine d’uso quotidiano ma i libri avranno mano a mano bisogno di una progressiva integrazione con una presenza del web sempre più inclusiva del quotidiano.
In sostanza abbiamo più in mano uno smartphone che qualsiasi altro oggetto solo che i libri sugli smartphone non li leggi. I device sono solo strumenti che avrebbero il compito di aumentare la qualità della vita delle persone.
Oggetti wearable come il paio di occhiali da me provati consentono di esperire elementi in più in quasi qualsiasi situazione della propria quotidianità. E mi piace pensare che un giorno esistano device wearable (occhiali ma anche indumenti) che consentano un’accelerazione dell’apprendimento stesso, che sia attraverso libri di carta o altro.
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Sostengo che i nativi digitali siano i nati a partire dal 2015, non prima e che il futuro risieda nell’integrazione, non nell’esclusione.
Come Grafiche AZ abbiamo accolto l’invito di un nostro amico britannico, Neal Hoskins, editore e consulente della International Children’s Books Fair di Bologna di ospitare un corso presso le nostre super ANALOGICHE strutture di produzione editoriale per studiare le applicazioni pratiche della realtà aumentata all’editoria.
Se ti dovesse interessare, Neal ha messo a disposizione i suoi biglietti su Eventbrite. Il corso si chiama

Realtà aumentata – come creare nuove attività di miscelazione di stampa e le tecnologie digitali.

Noi.. siamo curiosi e abbiamo messo a disposizione a Neal la nostra azienda, anche perché ci piace guardare ad un futuro migliorato. E se ti piace l’idea, è l’occasione perfetta per venirci a visitare. Vedrai anche i processi di stampa vera e propria.
Da questo punto di vista rivisto l’Augmented Reality che da è anni in fase embrionale sta per diventare.. realtà.

Comunque sì, l’editoria è in crisi. Te lo dice il tipo in basso a sinistra nel photobomb 😂
This article was written with an Android phone on Worpress mobile and uploaded in roaming somewhere driving south at the speed of life in a motorway in Germany 🙂

La Fiera delle avanguardie, il futuro del sapere e.. come andrà a finire?

Live dalla Fiera del Libro di Francoforte. La Buchmesse è l’evento dell’anno che io chiamo la Fiera delle Avanguardie. Tutto quello che viene deciso qui permea l’editoria dei prossimi anni. E l’editoria corre alla velocità della luce. Sì, lo sappiamo tutti, l’editoria è in crisi e bla bla bla.

La crisi è ormai per chi non ne vuole uscire, non ci sono più le mezze stagioni e si stava meglio quando si stava peggio.

Sarà ma io vedo gente brava che lavora bene e vende. Sì sì, vende quegli strani oggetti fatti di pagine che si sfogliano e che non devi ricaricare se stanno per spegnersi. Perché non si spengono mai.
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Qualche fiera all’anno ne facciamo, dalla più piccolina e amatissima Più Libri Più Liberi all’EUR di Roma, alla Children’s Books Fair di Bologna, internazionalissima e specializzatissima passando per la BEA di New York che si è spostata a Chicago quest’anno, alle varie Lipsia, Parigi, Londra, Torino, etc.
Storicamente facevamo due sole fiere all’anno. Ora tra noi commerciali ne facciamo una decina.
Cosa è cambiato dalle due fiere – che bastavano – alle dieci attuali?
Beh, è cambiato il mondo. Ciò che il mondo ha vissuto negli ultimi cinque anni, l’ha vissuto la popolazione intera della Terra probabilmente negli ultimi cinquanta. Equivale a dire che ciò che viviamo noi in cinque anni, l’hanno vissuto i nostri nonni quasi in un’intera vita.
Lo dicevo già qui, nel mio articolo sullo svegliarsi: viviamo in una società esponenziale. (leggi Wake Up Call – darsi una svegliata per non fermarsi più anche senza dover essere fenomeni in economia).
Viviamo costantemente in leva. Siamo in più posti contemporaneamente. Sono alla Buchmesse di Francoforte e tra un appuntamento e l’altro con clienti di ogni parte del mondo (americani, francesi, italiani, olandesi, canadesi, australiani, tedeschi, britannici anti exit, etc.), scrivo un articolo per comunicare a persone potenzialmente interessate quale sia il feeling sul mondo dei libri direttamente dal centro, dal fulcro di quello che è il cambiamento editoriale. Un cambiamento epocale ai nostri giorni.
Proprio ai nostri.
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No, l’editoria non è in crisi. L’affluenza è intensa, gli appuntamenti serrati, la compravendita di diritti e lo scambio di titoli tra nazioni è elevata, i clienti che apprezzano il nostro lavoro sono molti e – probabilmente è la soddisfazione più grande – sono loro che vengono dal fornitore e non il contrario.. forse proprio perché non ci consideriamo fornitori ma soci, partner, amorevolmente e professionalmente.
Chiaro: senza alcuna presunzione. Lungi da noi 🙂
Ma c’è un perché.

I libri che passano da noi sono particolari. Sono.. belli. Hanno qualcosa di diverso. E.. piacciono ai clienti, vengono comprati, letti e conservati nelle librerie delle loro case. Le illustrazioni sono magiche, gli illustratori bravissimi e la cura che viene messa nell’intera filiera di produzione fa la differenza.

Non siamo una mega azienda, anzi, per carità. Siamo piccoli e accorti.
MA ad essere un po’ il riferimento ci teniamo, ecco perché ci siamo e ci teniamo molto ad essere presenti.
Sì, l’editoria è in crisi. Ti dico per chi. Se guardi ai numeri di una volta.. sì. Te lo dico anch’io. Noi stessi non facciamo più le tirature di un tempo, i margini si sono drammaticamente abbassati, la concorrenza internazionale è spietatissima e soprattutto gioca a colpi bassi.. sul prezzo. Per molti competitori, tra le variabili di formulazione di una decisione di stampa di un libro da parte dei clienti, conta esclusivamente il prezzo.
Sono stampatori generici che fanno un po’ di tutto e poiché si propongono come commodity – se vai a fare benzina alla Esso o alla Shell che ti cambia? – che siano loro od altri a fare quel libro lì, in sostanza non cambia.
Invece cambia eccome. Fare un libro è ancora un affare di prestigio. Permettetemi di dire questo.
Fare un libro è una cosa seria. E deve essere ben fatto.
I libri sono uno strumento primario di condivisione della conoscenza che rimane, sono degli strumenti fisici che si rifanno alle necessità primarie dell’uomo di toccare le cose, sentirle, odorarle, apprezzarne la consistenza, le carte, la cromia, il formato, le pagine, il layout grafico, la qualità di stampa che c’è e ci deve essere imprescindibilmente ma va seguita facendo costantemente la differenza.
Qui, 6 anni fa, sono stato accolto da un cliente storico che vive ora nel Far East, con questa frase, appena arrivato: cambia mestiere. Nel 2010 sembrava che la carta fosse MORTA. C’era l’esplosione delle app, il diffondersi a macchia d’olio dell’iPad e stavano per diffondersi i vari kindle ed eBook reader. Posto che noi lavoriamo con il colore e ci interessa poco il bianco e nero. Beh, lavora anche lui col colore. E fa ancora libri. App? ZERO. Flop. Disastro.
Volete sapere una cosa, pur tirando l’acqua al mio mulino?
La carta è tutt’altro che morta. La carta è viva ed è ritornata con più forza.
Lasciamo alle nuove generazioni di nativi digitali che ormai non sono nemmeno più i bimbi del 2000 ma i bimbi del 2015 a decidere di rimanere analogici come lo è l’uomo per natura o trasformarsi in algoritmi umani come dice Marco Montemagno qui.
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All you need is paper, dice un nostro importante fornitore di carta. Ora se qualcuno pensa che per fare la carta si uccidano gli alberi a sproposito, sappiate che per ogni albero usato per fare la carta ne vengono ripiantati tre in media ed FSC – l’ente internazionale per la salvaguardia delle foreste – è nato principalmente per l’uso indiscriminato delle foreste da parte di competitori che sanno molto poco di responsabilità sociale d’impresa. Sia Grafiche AZ che Legapress sono entrambe certificate FSC proprio dal 2010, siamo stati tra i primi a certificarci e ne siamo accesi sostenitori. Siamo nel 2016 alla nostra 45esima fiera di Francoforte e guardiamo al futuro con fiducia, convinzione, determinazione e una grande, grandissima voglia di fare bene il nostro lavoro.
Facciamo libri e sappiamo che i libri sono strumenti nobili di veicolazione del sapere. Specie se sono fatti in modo da essere pezzi unici. Di valore.
In particolare, i nostri libri vanno nelle mani dei bambini. E per noi i bambini sono i nostri clienti. E pensiamo ogni santo giorno al loro futuro.
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Li facciamo perché oltre a piacerci sappiamo che i libri sono ancora strumenti utili, fondamentali e lo saranno per molto tempo in avanti (salvaguardando gli alberi) e a discapito della “natura” effimera ed eterna del web – ovvero tutto viene consumato velocemente ma rimane sulla rete – il libro vive, non si scarica, non ha bisogno di plug in, non devi riavviarlo e soprattutto lo puoi leggere tra le mani sfogliandone le pagine. E lo puoi.. amare.
Vivrà per sempre? Non abbiamo la sfera di cristallo nemmeno a Francoforte ma per il momento sembra.. di sì.
L’uomo è analogico. Il futuro non è nell’esclusione, semmai è nell’integrazione. Sana e sostenibile.
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COSA POSSO FARE PER TE?

Voglio dirti con precisione di cosa mi occupo. Non tanto perché a te freghi qualcosa ma per quello che posso fare per TE.
A scanso di equivoci, se pensi che mi occupi un po’ di tutto voglio farti capire che non è così.
Io mi occupo in campo imprenditoriale di editoria e sono appassionato di orientamento e formazione.
Fine.
Ho declinato e sviluppo ogni giorno il mio lavoro dando il meglio per il mondo dei libri. Amo leggere e so quanto sia utile. Sprono bambini e studenti a farlo, stimolandoli, quando vado a parlare nelle scuole e quando sono le scuole a venire in azienda a vedere il processo di produzione dei libri.
Quando vado nelle scuole a parlare di imprenditorialità vedo quanto la cosa funzioni alimentandomi dell’entusiasmo degli studenti perché apprendono di avere un futuro nonostante media e altri ci mettano del loro per rubarglielo. Trovo questo atteggiamento vigliacco e complice.

Ho due figli e desidero un mondo migliore per loro.

Avendo sperimentato la formazione in maniera molto interessante, ho pensato di trasferirla in due modi, oltre a produrre fisicamente questi magici strumenti di acquisizione della conoscenza chiamati ..libri:
A) attraverso l’analisi grafologica per restituire in maniera chiarissima e inusuale l’attitudine delle persone.
B) attraverso il loro esprimersi in gruppo in condizioni “forti” da un punto di vista emozionale. Da qui il mio format paracadutismo per la leadership ove le persone hanno la possibilità di sviluppare e padroneggiare la loro leadership saltando da un aereo.
Impossibile? Provalo.
Il paracadutismo mi ha cambiato la vita e l’ho da subito concepito e considerato come un corso di formazione di altissimo livello e avanzatissimo. L’ho tradotto per tutte le persone che non lo praticano tutti i giorni e vorrebbero sperimentare cosa si prova saltando da un aereo vivendo le stesse emozioni ma soprattutto portandosi a casa uno straordinario mix di determinazione e coraggio (saltare da un aereo non è da e per tutti), autostima portata al livello che dovrebbe essere già per rimanerci sempre, a quel livello (purtroppo sono molteplici i fattori di abbassamento dell’autostima legati all’ambiente, alle persone che si frequentano che ti tirano giù, etc.), strutturando la forza interiore attraverso la passione: tutti fattori che messi insieme sviluppano la leadership che – va sempre ricordato – è un’abilità che può e deve essere acquisita.
Contattami senza indugio per avere informazioni più dettagliate:


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Chi sei tu per dirmi questo?

Non do opinioni, non sono un opinionista e nemmeno un formatore. Non insegno, non sono un professore e mi guardo bene da chi si mette sul pulpito senza averne le credenziali.
Perché quando qualcuno si erge.. emerge con i fatti, o niente. Se qualcuno insegna senza fatti.. qualcosa dentro, a livello di stomaco, mi urla una tale incoerenza che sto a sentire solo per capire fino a quale punto questo si sta spingendo mentendo a sé stesso.
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Chi urla il proprio sapere senza fatti o con fatti insufficienti continuando a dirti che lui è, che ha fatto questo e quest’altro, che a lui sarebbe dovuto questo e quest’altro perché, che sono gli altri a non capire, sta solo pretendendo qualcosa che non gli è dovuto.
Gli altri sono il miglior termometro per capire se stai agendo per ego o per costruire qualcosa. Se stai agendo per ego gli altri non ti cag..o. Gli altri hanno talmente tanti problemi da smazzarsi che non gliene frega niente dei tuoi e gliene frega ancora meno di te e del tuo ego, il tuo io-bambino che urla richiamo di attenzione.
Specie se capita che quel bambino sia intrappolato nel corpo di un adulto.
Se stai agendo per costruire qualcosa di buono e di utile per te e per gli altri – e magari per il mondo – gli altri poco a poco si svegliano dal loro torpore e poi mano a mano iniziano ad alzare la testa indicando e dicendo hey, fico!

Ma quando si parla di altri, di chi si sta parlando? Di te, di me, di loro, di tutti..
Noi siamo gli altri. Noi siamo il termometro costante degli altri e siamo gli altri. Quando sono io a rivolgermi al mondo, mi rivolgo agli altri.

E agli altri cosa interessa di me?
Ma di me nulla!
Di cosa ho da dire, forse, qualcosa. Da fare per loro, qualcosa di più.
Dipende solo se quel qualcosa gli serve. Fine.
Semplice no?
Ecco perché, almeno dal mio modo di vedere le cose, se non sei nessuno è meglio fare il termometro. MA.. c’è un ma. Che nessuno è nessuno.
Tutti si è qualcosa e tutti – forse – hanno qualcosa da raccontare, purché.. non sia l’ego a parlare ma quel qualcosa che ti spinge a farlo per spirito di servizio, un’attitudine atta a condividere, aiutare, dare uno spunto in più, fornire l’idea che mancava, contribuire, dare una mano, creare qualcosa di nuovo.
Bene.. chi sei tu per dirmi questo?
Sono una persona che vede le cose. Come te, come tutti gli altri.

Quello che mi sono messo in testa di fare è cercare di trarci un senso in base alla mia esperienza personale per restituirle elaborate allo scopo – possibilmente – di aggiungere qualcosa e – possibilmente bis – di dare valore all’esistente per aiutare a vedere quello che magari non si sarebbe visto se non da un punto di vista diverso.

È una domanda che mi pongo già da solo, e lo dico a scanso di equivoci, sulle mie riflessioni che non sono e non vogliono essere lezioni. Per carità.
MA (sì.. ma bis anche qui):
no, non ti rispondo: “no guarda, non sono nessuno per dirti questo”. Ti dico più amabilmente che..
Io sono io. Con la mia visione, le mie esperienze e il mio intelletto che deriva da intellìgere che significa leggere dentro, quindi interpretare e assorbire per restituire.
Io sono io come tu sei tu. Né più e né meno di quello.
Per assorbire e restituire uso i media messi a disposizione come questo blog, facilmente e gratuitamente, anziché scriverci un libro.
Anzi, sto scrivendo anche quello ma è ancora un po’ indietro e allora intanto scrivo qui.
Ormai sai che il mio lavoro è fare libri, vuoi non mi faccia il mio?? Li faccio per gli altri, verrà anche il mio turno 🙂
Seriamente, fare libri è uno dei migliori lavori del mondo, credo. E fortunatamente ho a disposizione know how, competenze, personale, macchinari e rete di conoscenze per farlo da più di quattro decenni. Sì, ho detto fortunatamente perché in Grafiche AZ bene o male mi ci sono ritrovato. Volente o nolente perché sono di seconda generazione. Ma ti dico anche, almeno in parte, per merito (leggi qui come può essere intesa in maniera molto pratica la differenza tra fortuna e merito, vedi la foto qui sotto) perché assieme alla mia squadra stiamo facendo delle belle cose e stiamo contribuendo ognuno con il proprio apporto per valorizzarlo.. e ci stiamo riuscendo! 🙂
Ho portato di recente mio figlio di nove anni a sentire il grande Livio Sgarbi di Ekis e parlava proprio di merito e fortuna. A lui devo le considerazioni che mi si sono dipanate nella mente con una chiarezza inedita rispetto a prima grazie al tour che Livio sta compiendo: The Turning Point.
E quindi anche il libro arriverà. E anche il tuo, se vuoi.
Anzi, in mente ho una collana di pubblicazioni.
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Intanto quello che voglio fare qui è riflettere e condividere le mie riflessioni.

Voglio mettere a disposizione.

In un bel libro che ho letto di recente e curato nell’edizione italiana da Ivan Nossa e co-scritto con Joe Vitale Trasforma in oro tutto ciò che tocchi, nel contributo di Melissa Dormoy trovi un’interessante definizione di successo:

Questo è vero successo. Condividere il centro di quello che siamo con gli altri. In qualsiasi modo scegliamo di manifestare quella condivisione; questo è il successo nella sua forma più elevata.

Come a dire che del successo te ne fai certamente da solo.. ma da solo condividi ben poco.
Il riconoscimento deve prima arrivare da se stessi, guai se lo attendi solamente dagli altri.
Quindi, se dovessi chiedermi chi sei tu per dirmi questo io ti rispondo:

Io sono io e ho tutta la voglia di condividere per crescere assieme.

Embè?
Nell’era informatica e dell’accesso immediato alla conoscenza e in cui è possibile accedere a più persone contemporaneamente.. ti parlo perché io sono io. E come dice il mio amico, formatore e scrittore Sebastiano Zanolli, parlo solo di ciò che ho vissuto.
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Il Nuovo Rinascimento dell'Italia passa attraverso la manifattura

Ti racconto una storia. Qualche giorno fa c’è stata l’inaugurazione della Mostra LA MAGIA DEI COLORI nella prestigiosa Biblioteca A. Frinzi dell’Università degli Studi di Verona perché su invito della stessa Università, nell’ambito di un’iniziativa europea molto importante che è la Kidsuniversity, come Grafiche AZ, l’azienda di cui sono anche socio, abbiamo avuto l’opportunità di aprire ed esporre parte degli storici archivi dei magnifici libri che produciamo da 45 anni per l’editoria internazionale.
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Inutile dirti quanto mi sia personalmente divertito un mondo ad organizzare la Mostra – che ricordo essere ancora visibile fino al 21 ottobre – perché:
A – ho acquisito nuove competenze oltre a quelle di cura maniacale della fabbricazione dei libri per i nostri editori;
B – è proprio divertente ideare, creare, allestire e decidere quali e dove posizionare i libri, i fogli stampa, gli originali degli artisti (tra cui quattro meravigliose copertine di Alessandro Sanna per l’edizione americana del Pinocchio prima di Pinocchio ovvero la geniale storia del pezzo di legno che diventerà il burattino più celebre del mondo), le lastre per stampare i libri con le nostre macchine offset, magnificare quel meraviglioso “Cielo di libri” dove vedi meravigliosi libri per bambini illustrati nei loro mille colori come fosse una pioggia di quadricromia dal soffitto;
C – abbiamo fatto promozione come non ci fosse un domani per una cosa a cui tengo profondamente (l’azienda fu fondata da mio padre e dal suo socio storico);
D – ho imparato anche qualcosa di più e diverso dal solito che è quello che fa del lavoro il più bel lavoro del mondo investendo in quell’elemento extra che ti fa fare la differenza quando fai qualcosa che ti piace.
Ma soprattutto ed è il punto a cui tengo di più..
E – come era normale fosse doveroso, all’inaugurazione, ho dovuto parlare in pubblico.
Dire “dovuto” non è corretto perché, in verità, non vedevo l’ora.
Come saprai tra tutte le paure le più frequenti in assoluto – e più temute dall’uomo (lasciamo perdere la paura del buio) – ve ne sono due in particolare:

Dato che di cadere non ho paura perché se mi conosci sai che pratico paracadutismo da qualche anno e oltre ad avermi cambiato la vita, la cosa che mi diverte particolarmente – quella di saltare da un aereo intendo – è proprio la caduta libera e la sensazione di libertà assoluta e ancestrale che solo il lancio ti sa dare.

A proposito, se ti interessa mi occupo per passione di team building per le aziende: amo la formazione e so quello che essa può fare. Fin da subito ho considerato il paracadutismo come strumento formativo e ho quindi abbinato per la prima volta nella storia il paracadutismo alla leadership per affrontare le sfide di oggi, contattami qui se vuoi saperne di più.

Tornando a noi, la paura, evidentemente, è semmai proprio quella di parlare in pubblico.
E se non vuoi parlare in pubblico proprio non ti viene: ti sale il panico, ti si asciugano palato e lingua e vedi anche un po’ bianco: in passato mi è successo.
Ah, mi ero anche dimenticato cosa stavo per dire su argomenti che conoscevo perfettamente.. Sì, hai capito: è stata una discreta figura di m…a.
Qualche giorno fa me la sarei letteralmente fatta sotto.. MA ho fatto dei corsi, oggi parlo in pubblico abbastanza spesso anche se pur sempre in contesti protetti.
Devo anche dire che aver suonato la batteria per anni più di tanto non mi fa provare timore dei palchi perché grazie anche ai concerti fatti un po’ sparsi per l’Italia al tempo che fu, ho avuto la possibilità di farci la mano. Ma mica basta questo 🙂
Sì, ti dicevo, me la sarei fatta anche sotto se non fosse stato che..?
L’intenzione, la voglia, il desiderio di parlare in pubblico non fossero venuti da dentro di me.
Il prossimo speech a TEDx?
Perché no 🙂 – MAGARI!
Ora lo voglio fare. Sì!
🙂
Dai, seguimi.
Non so per quale motivo abbia detto una frase tanto potente: che il Nuovo Rinascimento per l’Italia passi attraverso la manifattura.
Proprio nel senso di esortazione. Qualcosa dentro.. me l’ha tirati fuori. Estratto. “Educato” (nel senso primordiale di educere, tirare fuori, “trarre” appunto).
Davvero, non credermi uno che le spara, anzi, ero e sono veramente convinto di quello che ho detto. Il bello è che è venuto fuori spontaneamente.
Non mi ero preparato nulla appositamente perché volevo fosse un’esperienza sfidante. Chi parla in pubblico sa perfettamente cosa dire e di me potrebbe anche sorridere per la cadenza rigorosamente veneta. Son veneto ciò.. 🙂
UNA COSA MI PREMEVA. Davanti a tutte. Per l’amore, l’impegno e la dedizione del mondo nel lavoro che si fa.
Avevo mio figlio di nove anni e mio nipote davanti e ho pensato che noi stiamo lavorando per loro, per creare non tanto e solo il nostro futuro ma il presente che si ripercuoterà sulle loro spalle.
Inutile dirti quanto sia importante essere consapevoli e sensibili sulla qualità del mondo che lasceremo loro, che include, per esempio, la qualità dell’ambiente che lasceremo loro.
E mi sono posto alcune domande alle quali come sempre cerco di dare una risposta, almeno per capire l’argomento, se mi riesce.
..e il loro futuro del lavoro quale sarà?
Vogliamo bene ai nostri figli, no?
Cosa gli stiamo lasciando?
Cosa stiamo facendo per dimostrargli il bene che gli vogliamo se non agiamo oggi stesso, adesso?
Ad es. mi riferisco anche a cose banali come raccogliere le cartacce per terra per riporle in un cestino rispettando la differenziata, in sintesi, cercando di costruire il mondo come un luogo migliore per viverci. Anche e soprattutto attraverso il fare impresa.
Se questo passasse attraverso la manifattura (sana ed etica, s’intende)?
Lo so, sono discorsi triti e ritriti. Ma ci tengo.
Se il Nuovo Rinascimento dell’Italia passasse attraverso una manifattura sana ed etica sono più che convinto che saremmo pronti entro qualche anno a lasciare un mondo migliore ai nostri figli, più sano, più pulito, con persone più consapevoli e sensibili alle tematiche ambientali e di responsabilità sociale.
Noi, ovviamente, per produrre libri compriamo carta fatta da alberi. Ma che vengono ripiantati in misura maggiore di quanto ne vengano abbattuti secondo le rigide norme FSC che siamo volontariamente tenuti a rispettare.
Poca roba, capirai.
Ma vorrei fare in modo che le persone capiscano che ognuno nel proprio può farla, questa poca roba.  Mi riferisco veramente a piccole attenzioni nel quotidiano che contano. Che pensino al loro futuro, non alla nostra pigrizia di oggi nel fare finta di niente.
Se ti sembra stia parlando di cose poco concrete, perdonami.
Fare impresa è uno strumento tra i più efficaci per portare cambiamento. Gli imprenditori sono uomini che al di là del profitto contribuiscono al miglioramento delle condizioni attuali. Per farla breve, ti inventano delle cose e te le propongono, spesso per risolverti un problema più o meno complesso, più o meno ludico o di utilità quotidiana.
Nel suo storico intervento a San Patrignano, Renzo Rosso dice che non serve inventare il mondo: prendi una cosa, trovi il modo di migliorarla e renderla più moderna facendola servire a qualcuno. Qui il sunto da 5.55 (5 è il suo numero 🙂 ).
Renzo Rosso a San Patrignano
Non devi fare una politica di prezzo, devi fare una politica di valore. Altrimenti sei nessuno nel marasma del niente e non ti cercano e non ti vogliono. Soprattutto non servi a nessuno e non contribuisci a migliorare il mondo.
E se per migliorare il mondo si dovesse passare veramente per la manifattura, mi sento di dirti senza troppi peli sulla lingua di essere volentieri portatore di questo messaggio, nato spontaneamente all’inaugurazione di una mostra di 45 anni storia di un’azienda manifatturiera che fa questo nobile lavoro per i bambini.