TUTTO PER TUTTO!

Tutto per tutto. Una storia di leadership.

Il vero significato della frase, qual è? Metto in gioco, a disposizione TUTTO: affetti, relazioni, casa, me stesso per ottenere tutto.

Anche se è palese che questo “tutto” è inevitabilmente più un TUTTI.

Perché questo è. Tutto, per tutti.

Una persona si prende carico di responsabilità, iniziativa, coraggio e per cosa?

Per doversi scusare e chiedere perdono per fare una cosa che serve anche e soprattutto agli altri.

Serve AGLI altri e SERVE gli altri.

È questa la storia che mi ha affascinato di Enzo Muscia.

La si impara nel film Rai interpretato da Beppe Fiorello. La si legge nel suo libro.

Un imprenditore appassionato che ha il sogno di firmare una nuova lettera di assunzione, che fa risorgere un’azienda, che crede che il buon leader crei nuovi leader e anzi non tema di vedere intaccata la propria leadership.

Il contrario è come temere di innaffiare una piantina perché altrimenti rischia di diventare alta. Non è forse folle?

Il vero leader cerca e vuole competenze, persone più brave di lui a fare quella data cosa.

I veri leader non temono di venire soppiantati, li creano.

Li generano, mettono le persone nelle condizioni di prosperare. È così che l’azienda cresce.

Ispirazione totale.

Così, appena ho saputo che Enzo Muscia sarebbe stato a Verona ospite di BPM, mi sono proiettato alla velocità della luce a trarre ispirazione come non ci fosse un domani.

E così è stato. Non esiste “ci devo pensare”.

Quando sappiamo cosa vogliamo, agiamo.

Ho preso talmente tanti appunti – seduto in primissima fila – da venire persino scambiato per un giornalista.

Ma prima ero stato scambiato proprio per lui!

La scena è stata davvero curiosa e bizzarra, uscendo dal bagno prima dell’evento:

“ma.. è lei? Può farmi un autografo?” 
“Sì, io sono io! Ma l’autografo magari glielo fa Enzo Muscia di persona..”

Ipotesi sulla frequentazione dello stesso barbiere..?

Il signore si è scusato ma non vi era alcun motivo di scusarsi: a me ha fatto solo un grande piacere.

Mi sono sentito coinvolto nell’ambito di un’occasione fantastica dove una banca iper nota del territorio ha avuto un’iniziativa davvero buona per la città e suoi cittadini.

ISPIRAZIONE. Assolutamente sì.

La magia di lasciarsi ispirare. Ripensare. Migliorare. Valorizzare.

Quella di Enzo Muscia è una magnifica storia di rinascita e resilienza che benché quest’ultimo sia un termine ormai iper abusato è, in questi anni di crisi cronicizzata, attuale più che mai e lo sarà con ogni probabilità ancora per molto tempo.

Consiglio il libro Tutto per tutto (anche se questa volta non lo abbiamo fatto noi ma uno dei miei maggiori riferimenti imprenditoriali) e che si legge d’un fiato a tutti coloro che hanno un grande sogno.

“Uno alla volta, tutti e venti bussarono alla porta del mio ufficio e firmarono il contratto di assunzione”.

Enzo Muscia

Personalmente, sono stato tacciato per idealista in passato, tante belle idee e poca concretezza.

“Ah sì?”

Mi è stato persino molto gentilmente detto (tralascio ogni commento) che non sarei mai diventato come mio padre. Ed è vero. Io non voglio diventare come mio padre.

Foto credits: Massimo D’Ambrosio via LinkedIn

Mi sono attivato per lasciare le belle idee belle, senza abbandonarle, e ho in qualche modo trasformato in concretezza quello che avevo in mente.

Avevo un gran bisogno di strumenti. Me li sono andati a cercare e alcuni li ho persino trovati. Ero in svantaggio. Ero in difficoltà.

Poi, tra i tanti strumenti, strada facendo, mi sono imbattuto anche in questa storia e ho notato che il desiderio del protagonista, il sogno, la massima aspirazione:

  • non è temere che qualcuno cresca
  • non è tenerti sotto controllo
  • non è tarpare le ali alle persone
  • non è dire che non hai le qualità di tuo padre per tirarti giù
  • non è mantenere lo status quo a tutti i costi:
è firmare ogni volta un nuovo contratto di assunzione.

Ci vuole molto più coraggio per questo.

Aspirazione di grande Ispirazione.

E penso che la strada per la concretezza passi attraverso le stazioni delle assunzioni.

Sì. Di responsabilità, prima di tutto.

PS: piedi ben saldi a terra con l’ispirazione in mano di chi ce l’ha fatta.

LA VISTA, IL CIELO DI PRIMAVERA (nitido, azzurrissimo, zeppo di gemme).

Leonardo Aldegheri
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri
www.leonardoaldegheri.com

AL CORSO DI STORIA DELL’ILLUSTRAZIONE

Al corso di Storia dell’Illustrazione

Continua la collaborazione tra L’Istituto di Design Palladio di Verona e la Società Editoriale Grafiche AZ con gli studenti del Corso di Illustrazione del prof. Claudio Gallo.

L’azienda è nuovamente presente presso l’accademia di design per portare il proprio contributo come “attore” che produce albi illustrati di pregio dai primi anni Settanta raccontando il lavoro di chi stampa le magnifiche opere degli illustratori, dalle tavole originali ai fogli stampati, ai libri confezionati, alla soddisfazione di autore-editore-produttore-lettore.

Il tema affrontato con gli studenti è anche relativo alla propositività degli artisti con gli Editori alle fiere di settore (tra cui l’imminente International Children’s Books Fair di Bologna (1-4/04/2019) – avendo “contezza” di cosa serva in macchina da stampa, dall’originale al foglio stampato passando per la delicata fase della “ripresa” delle immagini e della fotolito.

Il docente di Storia dell’Illustrazione prof. Claudio Gallo, dopo una visita agli stabilimenti di stampa e confezione (c/o Legapress) ha invitato Grafiche AZ ad intervenire come ospite nella lezione.

Di seguito la bellissima testimonianza di una studentessa del corso:

“Si è parlato del mondo dell’editoria e dell’illustrazione, in particolare di come i prodotti digitali quali kindle, e-book e app di lettura, non possano soppiantare totalmente i comuni libri analogici e che quindi il settore editoriale non sia in calo ma rappresenti anzi un trampolino di lancio per disegnatori e illustratori alle prime armi e non.

Proprio per l’opportunità che presenta questo campo però, il suo mercato è molto ricco ed è molto difficile emergere; tuttavia non è impossibile e basta sapersi muovere e mettere tutta la qualità possibile nei propri prodotti, senza cercare la visibilità esasperata, molto comune e che spesso sfocia in produzioni seriali poco curate e mirate al puro soddisfacimento egoistico, e andando invece a dare unicità riconoscibile alle proprie opere e che queste siano fatte per contribuire ad una causa, combaciante con i valori personali.

Quest’ultimo è stato un punto fondamentale della discussione: ogni artista dovrebbe sapere perché disegna e lasciar trasparire questa passione e gli ideali per cui si batte nelle illustrazioni; e anche se sembra che qualcosa sia già stato trattato e ritrattato più volte, non serve per forza “inventarsi il mondo” ma basta rielaborare la stessa idea in chiave moderna ed innovativa.

Sono seguiti poi consigli sull’approccio col mercato: come presentarsi, cosa fare in diverse situazioni e come comportarsi col pubblico. 

Si è trattato di un intervento molto utile ed interessante e l’entusiasmo che ci ha trasmesso L. Aldegheri era contagioso. È stata una lezione utile quanto piacevole e leggera e certamente cercheremo di seguire il più possibile i consigli ricevuti.

Dalla classe 1 illustrazione, cordiali saluti”.

La proattività della classe non si è fermata e ha voluto poi approfondire successivamente cgli argomenti con la seguente domanda:

qual è metodo di approccio migliore ad una azienda o comunque ad un pubblico?

Non c’è UN modo ma mille, milioni. Tutti diversi. Quanti siamo noi come esseri umani.

Oggi è prioritaria l’originalità, la competenza, la capacità di risoluzione dei problemi, la capacità di gestire proattivamente la conversazione.

Tradotto: quando ti interfacci con qualcuno di nuovo è bene che questo rimanga piacevolmente colpito.

È possibile lavorare su sé stessi per aumentare la forza di attrazione. Le persone che “possono” sono in genere attrattive.

Nel disegno, conta l’espressività. Conta però oltre al disegno – c’è un tema di commodity – come comunichi il disegno.

Ovvero, il fattore di attrattiva è dato anche dall’originalità su come esso è veicolato.

La commodity è un prodotto indistinto e altamente sostituibile. Come fanno i produttori di sale a vendere il loro: sale rosa dell’Himalaya? Sale austriaco alle erbe?Sale da miniere di montagna anziché di mare?

Alimentare di argomentazioni le creazioni e raccontarle. Farlo in modo “diverso”.

Quanto diverso?

Può essere utile rispondere alla domanda:

come posso rendere diverso il mio modo di comunicare le mie creazioni?

La mucca viola di Seth Godin, ad esempio, offre innumerevoli spunti a riguardo.

Il cervello è una macchina estremamente efficace nel momento in cui ci si pone delle domande.

Chiediti chi vende benzina come fa ad attrarre clienti da loro anziché da altri? Shell con la V-Power, ad esempio?

La vera moneta di scambio oggi sono l'attenzione e la fiducia.

Una nota sul curriculum vitae: non ci sono problemi se non è uniformato?

Dipende.

Dipende dall’imprenditore, se è chiuso o aperto. Ma non importa, occorre seguire il proprio percorso che mano a mano si matura. Quando si ha un’idea chiara di cosa si vuole fare, che il CV sia di formato standard o “creativo”, è irrilevante.

Si può anche non averlo. Oltre al tool di Sway, molto simpatico e dinamico, è buona cosa avere il CV in word e in pdf, purché, secondo me, NON in formato europeo. Per me uccide la capacità di distinguersi dei candidati.

“Cercherò di capire cosa voglio fare e in cosa voglio specializzarmi. Ho molte idee ma devo trovare un obiettivo preciso e capire come far apprezzare le mie idee”.

Esistono molti modi efficaci per capire quali sono i propri obiettivi.

Le persone in genere non ne hanno, vagano, sanno quello che non vogliono ma non sanno quello che vogliono. Per capire quali sono i propri obiettivi occorre porsi delle buone domande, prima ancora capire quali sono i nostri valori, che sono il nostro driver.

Buone domande sono:

  • Quali sono i miei punti di forza?
  • Dove riesco particolarmente meglio?
  • Cosa mi piacerebbe fare idealmente?
  • Quello che sto facendo ora mi piace?
  • Cosa mi impedisce di realizzare quello che voglio?
  • Come posso rimuovere gli ostacoli alla mia realizzazione?

Capiti i valori e dato risposte esaustive e complete per iscritto a queste prime semplici domande, riuscirà molto più chiaro il percorso che stiamo seguendo.

Poi, per il raggiungimento di ciò che ci siamo prefissi, ripetere a voce alta ogni giorno dei mantra, frasi affermative che si depositano nel nostro inconscio, es. SONO UNA GRANDE ILLUSTRATRICE APPREZZATA NEL MONDO.

Questo “comando” ripetuto molte volte appreso dal nostro sistema di convinzioni ci supporterà nel tempo nella realizzazione del nostro intento. Provare per credere.

Il libero arbitrio è questo: chiedi e ti sarà dato. Se non chiedi, non verrà dato nulla.

[cit.]

Leonardo Aldegheri
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri
www.leonardoaldegheri.com

LA VISITA ALLA TIPOGRAFIA GRAFICHE AZ


COME SI FA UN LIBRO

COME SI FA UN LIBRO?

Il “reparto”, le macchine da stampa, l’odore di inchiostro, la carta. Se c’è una cosa che in Grafiche AZ si è sempre amato fare, è accogliere le scolaresche per la visita ai reparti per vedere come si fa un libro.

La visita non è tanto e solo per vedere e toccare con mano come si fa un libro. È una vera e propria immersione nello spirito che anima questa azienda che fa libri per bambini da tempo immemore.

Libri illustrati di pregio, qualcuno direbbe. E oggi libri di divulgazione, di saggistica, splendide brossure con la copertina morbida trattate con la medesima cura con cui la quadricromia viene posata sulle patinate o sulle carte uso mano per la massima resa dei colori, una resa speciale, sia dei cartonati sottili di pregio – quelli stupendi che si trovano in libreria, per capirsi – che sui libri in senso un po’ più ampio.

Libri nella loro accezione più nobile. Mai, per noi, essi sono una commodity. Per quanto.. “stupidi” (lo diciamo ironicamente, ovvio).

Si è appresa una cosa. I libri, illustrati e non, sono di pregio. È il libro ad essere pregiato in sé. È una tecnologia millenaria, analogica, che ha a che fare con la carne dell’essere umano e del suo “sentire”. Del suo spirito, per così dire. Ovvio, nella sua manifattura, deve esserci una certa cura. Non si può certo pretendere sia pregiato solo perché si chiama così: deve essere fatto in un certo modo. E noi ce la mettiamo tutta. Tutta anche nel coinvolgere.

#farelibrièunaresponsabilità

Il proposito è quello di nobilitare questo mestiere, quello di fare libri, con la ferma intenzione di essere parte attiva nella propagazione di questo strumento antico e moderno, nobile e attuale, sensuale e con una resa investimento-rendimento esageratamente elevata, se si pensa che con pochi euro si accede al pensiero intimo di un autore che sta dicendo a te, proprio a te, una cosa contenuta in più pagine e protetta da una copertina.

La copertina? Ha la doppia funzione di proteggere e vendere. Sì, perché dapprima attrae la tua attenzione. Poi, quando il libro è nelle tue mani e deve vivere tantissimo, va protetto. La copertina è la sua “mamma”.

[Cit.]

Nel frattempo arriviamo noi. Tra autore e lettore c’è il mondo di mezzo.

Noi siamo quelli che prendono quell'idea e la trasformano fisicamente in più copie, così più persone hanno l'opportunità di intercettarla e lasciarsi cullare in quel mondo.

Il mondo che esiste tra l’idea dell’autore – della connessione tra la sua mente e la scrittura, della trasposizione del suo frutto dell’intelletto alle parole, alle frasi contenute nei paragrafi contenuti nei capitoli, nelle pagine, sulla carta – e il lettore che prende in mano il manufatto fisico e lo sfoglia, è fatto di una serie di operatori, di professionisti di settore, di esperti che si prodigano ogni giorno per trasformare le idee in libri.

I libri sono un oggetto, uno strumento altamente tecnologico a basso costo che contiene opere dell’ingegno umano e ha consentito e consente l’evoluzione planetaria dell’umanità intera.

Come l’accelerazione degli ultimi 500 anni testimonia dall’avvento dei caratteri mobili inventati da Johannes Gensfleisch della corte di Gutenberg – un orafo e tipografo tedesco a cui si deve l’inizio della tecnica della stampa moderna in Europa.

Un orafo tipografo?

Iniziamo a capirci..

Le scolaresche, dicevamo: vengono da quelle delle elementari con bambini di otto anni, a quelle dei ragazzini delle medie, poi quelle dei ragazzi delle superiori e dei giovani adulti dell’università, come è stato qualche giorno fa.

A tutti, dai piccini ai grandi, vengono raccontate – o meglio narrate – le stesse meravigliose storie.

Come si traspone il colore sui fogli, a cosa servono gli elementi delle macchine offset (i cosiddetti gruppi stampa), a cosa serve la macchina da stampa grande e quella piccola; cosa sono le lastre, come si montano.

Cosa sono gli avviamenti e come si vede la stampa di un libro che prima non è altro che un foglio steso.. e via il giro sulla macchina con i rulli che girano tra il castello del ciano, del magenta, del giallo, del nero.. dalla bocca della macchina che mangia bancali di fogli bianchi all’uscita dove la magia della sovrapposizione del colore si è compiuta.

#lamagiadelvistosistampi

E poi c’è tutta la parte della Legapress dove arrivano i fogli stesi, dove essi vengono sezionati e preparati alla piega delle segnature, della raccolta e della cucitura, della messa in colla, delle copertine con il cartone rigido, dell’incassatura del blocco libro che accoglie la copertina appena uscita dalla copertinatrice e tutte le nobilitazioni con l’oro a caldo in testa come il mega cliché di ottone di un libro della Disney in macchina proprio in queste ore.

L’Istituto design Palladio è una Scuola di design e formazione post-diploma in ambito design e comunicazione visiva, fondato nel 1983 a Verona ed è ufficialmente accreditato come ente formatore dal 2003.

Il corso, Illustrazione&Comics, sviluppa un orario basato sulla formazione di illustratori digitali e fumettisti anche nell’ambito del character design e dell’arte computerizzata.

La classe prima di questo corso ha fatto visita alla Società Editoriale Grafiche AZ in collaborazione con il professore di Storia Dell’illustrazione Claudio Gallo.

La visita comprendeva un’introduzione al lavoro di tipografo ed editore e successivamente l’accompagnamento alla visione dei macchinari di stampa e di creazione di un libro cartaceo.

“Siamo rimasti piacevolmente colpiti dalle nozioni imparate e abbiamo potuto apprendere come le Grafiche AZ puntino alla qualità usando materie prime certificate nel rispetto dell’ambiente e danno unicità al loro lavoro con tecniche manuali e conoscenza del colore non comuni. Un’esperienza da rifare”.

L’oro a caldo stampato sulla copertina del meraviglioso C’ERA UNA VOLTA IN PERSIA edito dai Topipittori

www.graficheaz.it – www.graficheaz.eu – www.graficheaz.com – www.legapress.it

https://www.facebook.com/graficheaz/

Leonardo Aldegheri
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri
www.leonardoaldegheri.com

NON ARRENDERTI E LA FORTUNA VERRÀ DA TE [redux]

NON ARRENDERTI E LA FORTUNA VERRÀ DA TE [articolo completo]

Quella che in tedesco si chiama Die unendliche Geschichte è l’epico film La storia infinita e offre spunti davvero interessanti.

Tutto ha un suo percorso.

“Era l’unico modo per portarlo qui”

“Chi?”

“Il piccolo terrestre”.

Per essere chi siamo, passiamo attraverso le prove della vita. Siamo sempre in balia di pensieri che contrastano l’aspettativa che tutto vada sempre bene come intendiamo noi. Ma bene è un’idea solo nella nostra testa. Le cose non accadono a noi.

Accadono per noi.

A quale pro? Per renderci pienamente chi potremmo essere.

Dall’essere potenzialmente chi siamo, al realizzarlo.

Coinvolti a piene mani nel processo creativo del mondo, ne siamo al tempo stesso emanazione.

“Avere un Fortunadrago è il solo modo per andare in missione. Andrà tutto bene. Non arrenderti e la fortuna verrà da te“.

Auspicando (e non sperando che porta al di fuori di noi la respons-abilità del risultato delle nostre azioni) che tutto vada per il meglio, rappresenta un modo di approcciarsi alle cose molto diverso.

Il Fortunadrago è l’incarnazione fantastica della fiducia, della fede nel perseguire la nostra missione.

Averla chiara in testa è anch’esso fondamentale. La missione deriva dall’avere chiari i nostri valori, cioè ciò che ci muove. Ciò che ci anima in una determinata direzione piuttosto che in un’altra.

“È la prima delle due porte che devi oltrepassare per raggiungere l’Oracolo. Gli occhi delle sfingi restano chiusi finché qualcuno il quale non ha fiducia in sé stesso cerca di varcarne la soglia.

Sta arrivando un tizio alquanto bizzarro. Ora sapremo cosa realmente pensa di sé.

Le sfingi riescono a vedere fin dentro al tuo cuore.

“VOGLIO PROVARE!”.

“Non dubitare di te stesso”.

Chi può credere in noi stessi, se non noi stessi? Perché qualcun altro dovrebbe credere in ciò che perseguiamo se non siamo noi i primi ad essere il motore del cambiamento?

Nessuno sarà motivato mai a sposare l’idea di qualcuno fino a quando colui che promuove l’idea non la guida con l’esempio, la costanza, il risultato. Noi stessi per primi dobbiamo mettere in campo le azioni giuste. Ma dobbiamo SAPERE chi siamo e quello che vogliamo essere.

La fiducia non è altro che la benzina che alimenta questo motore.

“Il peggio deve ancora affrontarlo. Si troverà faccia a faccia con il proprio IO. Posti di fronte al loro vero IO, pressoché tutti gli uomini fuggono urlando”.

“Sovente i buoni scoprono di essere crudeli, eroi famosi scoprono di essere codardi”

Le persone hanno paura di assumersi responsabilità. Tirarsi indietro è più facile perché nel caso in cui si sbaglia, non si ha colpa.

Di quale colpa stiamo parlando? Non esistono colpe, esiste la responsabilità di dotarsi degli strumenti per ottenere le cose, insieme.

L’unica colpa è quella di smettere di chiedersi, di domandarsi come è possibile fare quella cosa in maniera diversa, migliore, al passo con l’evoluzione e i tempi.

Esiste sempre un modo diverso per vedere le cose.

Oggi lo dice anche la fisica quantistica: l’oggetto osservato cambia a seconda dell’osservatore.

“Fantasia non ha confini. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità e quindi non può avere confini”

“Perché Fantasia muore?”

Perché la gente ha rinunciato a sperare e dimentica i propri sogni così il Nulla dilaga

“Che cos’è questo Nulla?”

“È il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo e io ho fatto in modo di aiutarlo”

“Ma perché?”

“Perché è più facile DOMINARE chi non crede in niente e questo è il modo più sicuro di conquistare il potere”.

L’imperatrice spalanca ogni orizzonte possibile e ci apre al mondo delle possibilità:

  • I desideri da esprimere NON sono solo tre.

    Nemmeno nella storia originale del Genio erano limitati. I desideri, da che mondo è mondo, sono ILLIMITATI.

    Come diceva Einstein, l’immaginazione è la forza più potente.

    L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione.

    “Fantasia può ancora risorgere dai tuoi sogni e dai tuoi desideri”.

L’immaginazione è il motore dello sviluppo

È lo stesso mondo in cui noi tutti siamo chiamati a contribuire desiderando, volendo migliorarci. La lamentela, il non farsi carico della propria responsabilità sono nemiche dell’evoluzione.

Dire si è sempre fatto così ed essere convinti che non ci siano modi diversi per vedere le cose e per cambiare il mondo, è la vera colpa.

Il mondo è in continuo e costante cambiamento. E i nostri desideri lo alimentano. Non esisterebbero le aspirazioni, né l’ispirazione se non desiderassimo continuamente qualcosa di nuovo, di diverso, di migliorato e migliorabile che ci faccia stare meglio e si preoccupi anche di far stare meglio gli altri.

“C’è qualcosa che desideri?”

“Non lo so”

“Allora Fantasia non esisterà più”

“Quanti ne posso dire?”

Tutti quelli che vuoi. Più tu ne esprimerai, più il Regno di Fantasia diventerà splendido

“Sul serio?”

“PROVA”

“Il mio primo desiderio è..”

Leonardo Aldegheri

****

Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri 🙂

www.leonardoaldegheri.com

QUESTA È LA COSA PIÙ BELLA E MERAVIGLIOSA CHE IO POSSA ESSERE

QUESTA È LA COSA PIÙ BELLA E MERAVIGLIOSA CHE IO POSSA ESSERE

Nella ricerca spasmodica della felicità che ognuno persegue, giorno dopo giorno, dalla propria nascita al giorno in cui ce ne andremo c’è il desiderare, costantemente, qualcosa che non abbiamo.

Vorrei essere questo, vorrei fare quello. Soprattutto, vorrei avere quest’altro.

Come sempre la comprensione del linguaggio ci corre in aiuto.

Essere vs avere. Fare è a sé.

Ricordo alle elementari quando la classe era stata chiamata a riflettere sul tema: meglio essere o avere?

E il buonsenso comune, ovviamente, dettava fosse assolutamente meglio essere.

[Dettato forse anche da un certo senso italico ove per accedere alle porte dell’eternità bisognava spogliarsi dei propri beni terreni in quanto la ricchezza è peccato, chissà perché in passato i poveri erano anche ignoranti e controllare persone ignoranti è più facile che controllare persone che sono informate, documentate, preparate, competenti..].

Ebbene, non c’è “un” meglio tra i due concetti perché, semplicemente, non sono per niente opposti.

Avere non è il contrario di essere; soprattutto non è peggio.

Essere è una cosa. Avere un’altra. Fare un’altra ancora. Eppure tutte e tre compongono un essere a sé. Una entità propria.

Vediamoci meglio dentro: io non sono quello che ho. Dove per HO si intendono oggetti, giocattoli.

Piuttosto sono quello che faccio. Ma allo stesso tempo sono anche quello che penso.

E se quello che penso è la condizione propedeutica di quello che faccio e quello che faccio mi permette di avere, significa che io, nell’agire tutto questo ed essendo in parte il motore della manifestazione di tutto questo, sono anche tutte queste cose assieme.

Allora sono tutto quello che ho, nel senso di tutto quello che mi sono guadagnato (a prescindere dalla condizione di partenza, s’intende). Ho è una conseguenza di quello che sono.

La differenza di HO sta nella natura di ciò che mi appartiene. Ad esempio mi appartiene l’attitudine che ho, lo slancio nel fare, lo slancio nel perseguire, l’orientamento al risultato, lo sguardo al costruire, al condividere, al redistribuire.

HO e SONO in questo caso sono la stessa cosa.

Mentre quello che ottengo è la probabile conseguenza.. se ho un jet privato da 30 milioni di dollari (ho visto su LinkedIn nelle sponsorizzate che è uscito il nuovo modello di Embraer ed effettivamente l’ho intimamente desiderato sapendo molto bene possa essere una cosa un po’ lontana da ottenere, per me, allo stato attuale) è comunque diverso in quanto oggetto, da un’attitudine.

Sono due entità diverse.

Cosa ci impedisce dal pensare di poter “volare”?

FACCIO è lo strumento per ottenerla. La paura si risolve nell’azione e quando si ha paura di qualcosa basta affrontare quella data cosa e puff, magia: la paura svanisce.

Il concetto iniziale al quale voglio giungere è questo:

NOI DESIDERIAMO COSTANTEMENTE.

  • In particolare, desideriamo ciò che non abbiamo.

Desideriamo sempre avere qualche cosa, specie se questa cosa non ci appartiene. È la naturale attitudine dell’uomo all’espansione, al crescere, all’adattarsi sempre tenendo presente che l’uomo è uno degli esseri viventi con la più efficace adattabilità tra le specie.

Desideriamo avere un auto più bella, un lavoro più appagante, relazioni più intime, capi migliori, più soldi, un jet privato, dimagrire e vorremmo anche andare a correre per farlo salvo non andarci e lamentarsi (il fare è conseguenza di volere).

Questa spinta è naturale nell’uomo. La contro spinta si chiama: “e se non ce la dovessi fare? E se non funzionerà? E se e se e se?“.

La paura che blocca è condizione naturale dei paurosi conservativi e se fosse per loro la ruota sarebbe ancora quadrata.

Ne parlo qui ->

Mi piacciono le persone che per brillare non spengono nessuno

 

Tornando a noi: vorremmo essere meno soli e quindi vorremmo una famiglia, una persona al nostro fianco, avere dei figli.

Vorremmo clienti meno esigenti, più riconoscenti, che ci pagano meglio, viaggiare di più, conoscere più persone. Vorremmo avere più opportunità, più chances di farcela.

Farcela a fare cosa? Farcela ad avere cosa?

Facile, farcela ad essere qualcosa. Qualcosa che probabilmente non siamo o non siamo ancora.

NON STO DICENDO DI SMETTERE DI DESIDERARE. Anzi, sto dicendo che desiderare è sano. Ma bisogna partire da una base, di ritornare a rendersi conto di ciò che si ha per migliorare la propria condizione fatta di essere, avere, fare e pensare.

Noi siamo già qualcosa.

Desiderare è sano ma serve un piano. Senza quel piano possiamo desiderare ed affidarci al fato. Ma non serve lamentarsi perché mentre avere un piano di azione è uno strumento, lamentarsi non lo è, anzi, è lo strumento più efficace per NON arrivare dove si desidera.

Noi siamo già qualsiasi cosa vogliamo: si tratta solo di diventarlo.

E per farlo basterebbe desiderare ciò che siamo già e ciò che abbiamo già.

Il senso di appagamento che ne deriverebbe ci farebbe sentire già felici perché non c’è alcun motivo per non esserlo già.. perché semplicemente abbiamo già tutto questo.

Essere felici ci farebbe approcciare al cambiamento, allo slancio, al divenire con quella leggerezza d’animo che la pesantezza invece che caratterizza la sofferenza del non essere e del non avere non permetterà di condurci verso l’ottenimento di quello stato desiderato.

Ciò che ci manca semmai, è il FARE (il piano d’azione) qualcosa di diverso per diventare qualcosa di ulteriore.

Partendo non da una base che non esiste ma da una base già ricca di esistenza, di esperienze, già ricca di avere, già ricca di essere.

Senza nessuna prevaricazione, senza nessun spiattellare in faccia che si è studiato, che si è questo e quell’altro senza averlo dimostrato. Senza grandi proclami.

Questo mio ragionamento parte da un piccolo, dolce e meraviglioso concetto che mi si è manifestato nella mente e nel cuore quando i miei figli sono venuti nel lettone una mattina e me li sono abbracciati, uno a destra e uno a sinistra.

Questa è la cosa più bella e meravigliosa che io possa essere.

Leonardo Aldegheri
****

Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri 🙂

www.leonardoaldegheri.com

COME UN CAPOLAVORO ROCK DEGLI ANNI ’90 SIA ATTUALE E ABBIA ANCHE QUALCOSA DA INSEGNARCI

COME UN CAPOLAVORO ROCK DEGLI ANNI ’90 SIA ATTUALE E ABBIA ANCHE QUALCOSA DA INSEGNARCI

No, non sto parlando degli struggenti violini di The show must go on che ho ascoltato fino a consumare la cassetta benché abbia ben capito solo poi nel corso della vita che il suo significato è vero, ovvero che qualsiasi cosa accada lo show continui, imperterrito, nel suo intercedere.

Perché è nell’ordine delle cose.

Perché tutto si muove e quando qualcuno si ostina a volerle tenere ferme perché ha paura la sua resistenza è, semplicemente, vana.

Parlo di un pezzo nel disco dei Queen che da il nome all’album omonimo, l’ultimo con Mercury – Farouk Bulsara: INNUENDO.

Ho adorato i Queen quando facevo le medie ed è una band che apprezzo molto di più oggi, in età matura, per il significato dei testi che i nostri eroi hanno divulgato e continuano a divulgare.

INNUENDO. Va letto ed interpretato. Va capito.

[Premessa. Mi piace capire il senso che c’è dietro alle cose. Anche dietro alle canzoni, perché mi piace capire e applicare, anche nel mio contesto attuale e quotidiano. Non solo per vedere se qualcosa è utile ma per poi trasferirlo, se lo è].

Nello special del pezzo Mercury dice you can be anything you want to be. Ascoltalo, è magia pura. Anche mentre leggi l’articolo, il video è qui sotto.

Dice una cosa pazzesca, nel 1991. Dice che noi possiamo essere qualsiasi cosa vogliamo. Interpretando la frase in chiave moderna, lo dice quasi come fosse un life coach.

Lo dice come dovesse motivarci senza essere un motivatore di professione (beh, in un certo senso eccome se lo era, eccome).

NB: non si tratta di fare una pallosissima parafrasi come a scuola ma di estrapolare quanto ci serve di concreto.

..”Till the mountains crumble into the plain

Oh yes, we’ll keep on trying
Tread that fine line
Oh, we’ll keep on trying“.

Fino a quando le montagne piomberanno nel mare, noi continueremo a provarci, superando la sottile linea di confine, continueremo a provarci.

Our lives dictated by tradition, superstition, false religion.
Through the eons and on and on, oh yes, we’ll keep on trying. Till the end of time.

Through the sorrow all through our splendor
Don’t take offence at my innuendo

E all’intonare della chitarra flamenco di May, ecco la nostra frase:

You can be anything you want to be

Just turn yourself into anything you think that you could ever be
Be free with your tempo, be free, be free
Surrender your ego be free, be free to yourself

Puoi essere qualsiasi cosa tu voglia.
Semplicemente trasformati in qualcosa che ritieni potresti essere.
Sii libero del tuo tempo, sii libero.
Rinuncia all’ego per essere libero, libero di essere te stesso.

“And whatever will be will be, we’ll just keep on trying. Till the end of time”

Sarà quel che sarà, noi continueremo a provarci fino alla fine dei tempi.

Ci leggo un valore che oggi sta tornando alla ribalta. La perseveranza.

Innuendo è un elemento di significato che attribuisce un senso al suo riferimento ma senza riferirsi ad esso direttamente.

In una parola, significa allusione.

INNUENDO = ALLUSIONE

Allusione, sostantivo femminile:

Riferimento velato che fa appello alla fantasia o alla memoria dell’interlocutore o lettore: fare allusione a qualcuno o a qualcosa. 

  • PARTICOLARMENTE –> Indicazione o rivelazione del mondo spirituale di un artista tramite il potere evocativo emanato da un linguaggio simbolico o apparentemente astratto.

Boom! Esatto, centrato il punto. L’artista è un tramite perché libera il proprio essere mediante l’espressione di se stesso. Ma non serve essere solo artisti per farlo. Ognuno può farlo.

Ognuno deve farlo. Siamo chiamati a farlo.

Siamo dei tramite.

Innuendo non è un’allusione. Non è nemmeno un’illusione.

Significa intercedere.

INDULGERE.

Cosa vedi in quest’immagine? Un’illusione? O è il tuo cervello che “interpreta“?

“Don’t take offence at my innuendo” significa non disturbare il mio cammino, non essere un fastidio nel mio indulgere.

Nel mio incedere.

Attraverso il dolore e godendo del nostro splendore. E qualche tempo fa su Facebook ho fatto questa connessione, mentre pensavo all’articolo che stai leggendo che ho in pancia da almeno un paio di mesi:

O SI CAMBIA O TUTTO SI RIPETE

Perché è nell’ordine delle cose. Come ho scritto sopra e più e più volte nei miei articoli. Il film si riproporrà sempre.

Il simbolo di seguito mi ricorda l’Auryn de La Storia Infinita.

https://it.wikipedia.org/wiki/Auryn – interessante il suo significato “fa ciò che vuoi” interpretabile come “fai ciò che vuoi in armonia con chi sei”, cioè “esprimi te stesso“.

INDULGI.

Viviamo in un posto dove è richiesto ci esprimiamo. Ed è un delitto capitale non farlo per paura. Per paura di cosa? Degli altri? Delle religioni? Da “Our lives dictated by tradition, superstition, false religion”?

Quando si cambia si evolve e nell’evoluzione ci si esprime. Se non lo fai, la vita continua a riproporsi finché non impari.

E continui a provarci fino alla fine dei tempi.

Leonardo Aldegheri
****

Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri 🙂

www.leonardoaldegheri.com

COSTRUIRE IL MONDO DI DOMANI A PARTIRE DA OGGI [DAL G20]

COSTRUIRE IL MONDO DI DOMANI A PARTIRE DA OGGI

Sostengo da tempo che a dispetto delle notizie morbose cui siamo sottoposti ogni giorno, ci troviamo a vivere nell’epoca più prospera di sempre.

Mi trovo al Summit del G20 dei Giovani Imprenditori – Young Entrepreneurs Alliance Summit – in Argentina, anno 2018.

I MOTIVI PER CUI SONO QUI OGGI – [1]

Non solo ha senso partecipare a queste cose per motivi ovvii, del tipo relazionali, di confronto, di reciproco supporto in termini imprenditoriali, di smalto per l’azienda [di fatto Grafiche AZ e Legapress, le aziende di cui faccio parte e che producono libri per l’editoria internazionale da quasi 50 anni, sono presenti al G20 da più edizioni del Summit e sono rappresentate nel mondo istituzionale delle imprese che partecipano alla stesura dei pillars che vengono poi sottoposti al G20 politico: è un’evoluzione senza precedenti essere presenti internazionalmente in una modalità che va oltre alle classiche fiere di settore] e anche commerciali – i contatti, i contratti e le nuove relazioni aziendali e istituzionali sono sempre benvenute e vanno costantemente alimentate perché contribuiscono a costruire il bacino di collegamenti che caratterizzano l’impresa durante la sua vita.

Ha senso anche perché si parla di FUTURO. Quello che tanti tendono a ignorare facendo finta di niente e posticipandolo a un domani che chissà quando arriverà.

I FOLLI POSITIVI E I FOLLI NEGATIVI

La verità è che il domani è adesso e quello che ci si propone davanti è talmente chiaro da essere solo dei folli a mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di non vederlo.

E per folli intendo tutti coloro che negano l’evoluzione vorticosa delle cose, i folli sono i negazionisti di un futuro che è già oggi.

I MOTIVI PER CUI SONO QUI OGGI – [2]

Credo che chi fa impresa abbia la grande, enorme, giusta, doverosa responsabilità di guardare oltre il prodotto e capire non solo cosa faccia  (cioè il prodotto e/o servizio) ma perché lo stia facendo.

Noi facciamo libri. Se non mi fossi reso conto molto tempo fa che fare libri senza leggerli è come fare il cuoco senza mangiare, il bagnino senza nuotare, il calzolaio scalzo, etc. saremmo in pratica la commodity che ogni giorno i mercati internazionali ci spingerebbero ad essere, cioè produrre per essere valutati esclusivamente sul prezzo come unica voce di senso.

Fare libri è una cosa nobile, spinge avanti l’umanità perché diffondere la conoscenza consente alle persone di avere accesso alle informazioni che sono strumenti per fare le cose.

Senza informazioni non si discerne e senza discernimento non si pensa. Senza pensare non si progetta e senza progettare e pianificare non si agisce. E quindi non si fanno le cose.

LE AZIENDE NASCONO PER PROGETTARE, PIANIFICARE, PRODURRE E DELIVERARE

Se non investono non servono a niente. Le imprese sono strumenti privilegiati per fare le cose in maniera sistematica, ovvero tramite un sistema e gli imprenditori sono strumenti per servire al mercato, cioè al proprio mondo quando non proprio il mondo, ciò che serve, cioè può servire, ciò che determina benefici, ciò che produce gioia, ciò che rende felici le persone, ciò che rende migliori le persone.

Il libro in tutto questo si presenta come uno strumento di utilità e di piacere allo stesso tempo.

DOBBIAMO RIPENSARE E REINVENTARE IL SISTEMA EDUCATIVO

Tutto passa dal mondo in cui veniamo educati. A parità di condizioni possiamo vedere una cosa come una opportunità. O come un problema. Quando ho a che fare con persone che hanno un problema per ogni soluzione decido di essere drastico. Semplicemente non ci voglio avere a che fare.

Educare significa “tirare fuori” [da educere, lat.] ovvero è molto semplice: se non hai niente da tirare fuori, hai un problema. Ma è un problema risolvibile.

Basta mettere dentro qualcosa. Quella cosa è la formazione, cioè l’atto di formare. A me piace molto il termine FORGIARE, ha più a che fare con il dare forma a una sostanza.

Educhiamo i nostri bambini – ed educhiamo noi stessi per primi – ad avere una soluzione per ogni problema. E attenzione, i problemi non sono una brutta cosa. Sono opportunità per imparare qualcosa di nuovo.

SERVE VISIONE

La parola visione, ancora una volta ultra abusata, non ha a che fare con le favole da start up innovativa che cambierà il mondo – anche sì ovviamente ma sappiamo tutti che i casi di riuscita sono 1 su migliaia.

Ha a che fare con quello che SI VUOLE FARE con quello strumento chiamato IMPRESA (e l’impresa non si chiama così a caso), immaginando il futuro, portandolo qui ad oggi, progettandolo e decidendo COME andarci.

Come attualizzarlo.

Il sogno dei nostri avi una volta realizzato ci ha restituito il mondo di oggi. Noi dobbiamo immaginare di restituire a chi verrà dopo di noi il mondo di domani. E per fare ciò siamo chiamati ad agire oggi.

Oggi, cioè, in un contesto iper competitivo dove il fruitore – il cliente, non l’utente – è iper informato e il fornitore è iper commoditizzato.

SERVE GUARDARE AVANTI CON COGNIZIONE DI CAUSA

E scusate tanto ma per farlo bisogna, è necessario, occorre, è obbligatorio, è propedeutico METTERE IL NASO FUORI DALL’UFFICIO, uscire a capire il mondo.

Per calarlo nella propria realtà locale, nella propria impresa, che poi locale lo è poco perché è globale e tutto oggi sta permeando tutto di sé stesso.

La visione è ciò che vedi e che magari adesso non esiste. Ma esisterà.

La categoria degli imprenditori ha la responsabilità e il dovere di anticipare il mondo di domani a oggi. E lo deve fare con attenzione all’ambiente, rispetto per il pianeta che ci ospita, rispetto per le persone, allineamento tra le persone che guardano nella stessa direzione, cioè avanti e non chini guardandosi le punte dei piedi, formando a loro volte le persone perché persone formate e che imparano cose sono persone migliorate, upgradate necessariamente e oggi se non ti fai gli update al software rimani per forza indietro e chi non lo fa è perché ha la presunzione di sapere già quello che gli serve solo che non sa che domani potrebbe non essere sufficiente solo perché le condizioni ”ambientali” non sono più quelle di prima, stabili per decenni.

Poi (e non per minore importanza), rispetto per i nostri figli, rispetto per i nostri sogni. Che non sono altro che desideri da realizzare. Che vanno trasformati in obiettivi dandogli una pianificazione temporale.

Viaggiamo, cerchiamo di capire, espandiamo le relazioni, siamo curiosi, leggiamo, costruiamo, facciamolo col cuore e facciamolo per gli altri oltre che per noi stessi.

Leonardo Aldegheri
****

Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri 🙂

www.leonardoaldegheri.com

COME NELLA RICERCA DI UN LAVORO SIA UTILE COMUNICARE

Nella ricerca di un lavoro, le soluzioni da mettere subito in pratica per aumentare le possibilità di riuscita sono molteplici. Qualche giorno fa si è presentata in azienda una dinamica grafica che evidentemente stava cercando una posizione. Una posizione, un lavoro.

Sono dell’idea che al giorno d’oggi – ovvero dal cambio di paradigma da economia di scala a economia di scopo, dal 2008 – non sia più possibile cercare un lavoro ma sia il caso di offrire competenze.

Le aziende cercano competenze. Bramano, hanno bisogno, necessitano di:

C-O-M-P-E-T-E-N-Z-E.

Ovvero hanno bisogno, in una società ad elevata / elevatissima competitività, di persone che sanno fare le cose.

La prima domanda che ci si dovrebbe porre, quando si cerca un lavoro – o meglio – quando si vogliono offrire delle competenze, è:

Io, che cosa SO FARE?

Per questo motivo la risposta alla domanda di cui sopra screma la moltitudine di professionalità generiche in circolazione. Ad es., molto banalmente:

  • Sai vendere?
  • Sai le lingue?
  • Sei disponibile a viaggiare?
  • Sei disponibile a imparare?
  • Frequenti persone, luoghi, fuori dal tuo ufficio / casa / città?
  • Leggi, ti informi, ti documenti, sei in linea con la filosofia dell’azienda, del mercato, del mondo?
  • Sai usare un gestionale oltre al solito pacchetto Office?
  • Aumenti la tua capacità relazionale, ti sei specializzato in qualcosa?
  • Quando ti relazioni con qualcuno, il focus è sul prendere, solo sul ricevere o sul dare, sull’erogare valore per tutti?

Occorre in pratica smontare e poi rimontare elemento per elemento di ciò che ci caratterizza e rendersi consapevoli di cosa si sa fare e poi presentarlo nella maniera opportuna (il come).

La nostra “Bugatti” in fase di smontaggio e rimontaggio. La manutenzione costante rende efficienti e fa girare le nostre “rotelline” sempre meglio che il “non fare niente”

Alla suddetta candidata – che devo ammettere si presentava anche bene – ho detto che non abbiamo posizioni aperte per la sua figura. Anzi, spesso relativamente alla categoria dei grafici, accade che le aziende non cerchino.

Si tratta di una professione tipicamente da freelance e spesso, proprio essendo molto tecnica e poco sul pezzo da un punto di vista di vendita, spesso è fee-lance. La grafica è diventata una commodity, perché tanto basta un Mac.

Cavolate.

Per esperienza, dato che mia moglie è grafica pubblicitaria e in azienda riceviamo pdf generati da InDesign tutti i giorni per elaborare i file dei libri che produciamo, garantisco che tale professionalità non è e non deve essere una commodity e soprattutto non basta soltanto un Mac con qualche suite Adobe sopra.

C’è bisogno di grafici bravi, in giro.

E più bravi si è nel comunicare le proprie competenze, più sono aumentate le probabilità di farsi trovare e quindi di erogare i relativi servizi.

Un grafico non fa solo locandine e biglietti da visita. Può specializzarsi, dato che ci occupiamo di editoria e agli editori servono figure preparate, per esempio:

  • nelle prove colore certificate
  • nell’impaginazione
  • nell’ideazione di copertine che vendano
  • nella preparazione di file che rispettino le norme di produzione con i profili carta corretti, segni di taglio, abbondanze, etc.

Così ho detto alla nostra amica: – senti, appena ho un attimo una sera di queste ti mando una e-mail con un paio di indicazioni su quello che secondo me è il caso di fare nella ricerca di un lavoro come grafica.

E mi è venuta un’idea: competenze grafiche da un lato, di web marketing dall’altro. La soluzione? Studiare il social media management da grafico competente e offrire alle aziende il prodotto finito che comunichi, non solo il prodotto.

Cioè il prodotto con il plus, cosa tutt’altro che scontata, che funzioni.

“Ciao Xxxx,

come promesso ti invio l’e-mail relativamente a quanto ci siamo anticipati.

Credo che per il tuo lavoro, a prescindere lo sia per tutti praticamente oggi, sia molto importante comunicare e comunicare quello che si fa.

Comunicare in modo da distinguersi consente un vantaggio competitivo. Da leggere Strategia Oceano Blu a riguardo.

Una buona cosa sarebbe comunicare i propri lavori (ma anche i valori perché denotano la tua attitudine) e il proprio portfolio con una presentazione efficace.

Poi, se sei presente nei social: Instagram, Facebook con una pagina professionale in primis ma anche Twitter e LinkedIn, esiste un tool di Aruba che ti costruisce un sito web pressoché in automatico. Si chiama Swite ed è un altro modo per comunicare ciò che fai.

Ciò che fai comunica l’essenza di ciò che sei.

Tieni presente che alle persone non frega niente di chi “sei”. A loro importa cosa puoi fare per loro. Questa è l’essenza di ogni business.

Per questo è molto importante comunicare ciò che si fa. Quindi il COSA.

Poi viene il COME. Come lo dici, continuativamente e nel tempo, rivela molto della tua natura e questa è utile conoscerla per chi deve contare su di te.

La vera moneta di scambio oggi si chiama fiducia. E occorre essere davvero credibili in un mondo e in un mercato ad alta altissima competitività.

Per questo esistono i blog che parlano dei tuoi interessi e di come vivi le esperienze che fai. I blog servono per trasferire alle persone informazioni utili circa quello che fai ma sono ancora più utili per stabilire una connessione tra chi scrive e chi raccoglie quelle informazioni.

Tutto ciò detto, se ti va di andare all’estero, faresti più che bene. Sono certo delle opportunità che si possono trovare oltre i confini nazionali. Siamo cittadini del mondo, non Italiani solamente. Perché non esplorare Dubai? So che tempo fa cercavano figure come la tua, in particolare se hai un inglese consolidato.

Non temere di chiedere chiarimenti se ti va, lo faccio col cuore. Anzi, credo elaborerò questa e-mail per un nuovo articolo 😉 

E dato che parlavamo di Marco Montemagno, questo l’ho visto stamattina e merita davvero. Prenditi 10 minuti per guardarlo.

In bocca al lupo,
Leonardo”
Ed infatti, ecco l’articolo. Prova a dare un’occhiata, se ti va, a un CV “dinamico”, è il mio e credo rispecchi quanto esposto.

Buon lavoro, Leonardo Aldegheri
****

Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri 🙂

www.leonardoaldegheri.com

La vita è un corso di formazione.

La vita è un corso di formazione.

Form-Azione.

L’azione di forgiarsi. Di prendere una nuova forma.
E lo devi fare tu perché lo vuoi tu.
Parte da te e da nessun altro perché la volontà di forgiarti è tua e solo tua.

Sei il fabbro di te stesso.

E nessuno sa battere sull’incudine delle tue possibilità come te.
Altri possono incitarti nel farlo e nel non farlo.
Ma quando sei tu a battere, la decisione è tua.

Se sbagli hai imparato. Non hai perso. Hai tratto la tua lezione.
Se hai fatto correttamente le cose, hai vinto.
In questo battere l’incudine vinci sempre, vinci anche quando perdi.

E sai cosa significa che vinci anche quando perdi?

Che non c’è sconfitta.
Anche quando la vita ti schiaffeggia.

Ti è mai successo che la vita ti abbia preso a schiaffi?

Ci sono momenti in cui ti sembra di toccare il cielo con un dito e poi qualcosa cambia e ti sembra che tutto cambi.

La vita per coloro “di successo” presenta le stesse dinamiche.
Vuoi sapere un segreto?

Non esistono vite diverse: di successo o di fallimento, al contrario.

Esistono situazioni in cui chi vive quelle vite ha capito che la vita è il viaggio stesso e tutto sta nel modo in cui vivi il viaggio.

Il viaggio stesso è la felicità.

Puoi avere una vita di successo ed esserne insoddisfatto.
Puoi avere una vita con poco niente ed esserne felice.

La visione sta nei tuoi occhi.

Non esiste sconfitta ma insegnamento.
Non esiste insuccesso ma atteggiamento.

Non esiste successo senza apprezzamento.
La felicità non è condivisione, è dentro. E fuori, allo stesso tempo.

Quando condividi puoi non rendere felici le persone dalle quali ti aspetti un ritorno sul tuo stato d’animo.

Non alberga in loro la felicità fino a che non decidono che è in essi che la felicità vive già ma non lo sanno.

Non esiste felicità senza una decisione di voler essere felici.

Felici di combattere?
No.. Felici di vivere.

Vivere per vivere.
Per vivere veramente.

La vita è ora.
La vita è questo momento e basta.
Tu sei questo momento.

Io sono questo momento.
Ripetilo con me. Io sono questo momento.

Vivere veramente significa giocare per vincere.
I campioni non giocano mai per partecipare.
I campioni giocano per vincere. Sempre.

Non mettono nemmeno in considerazione l’idea di perdere perché sanno già che non ci sono possibilità.
Si vince e basta.
In ogni caso.

Così è la vita.

Non motiva.
Non serve a caricarti.
Non ti sprona. Non si tratta di doping per le tue performance.

Non ti da le soluzioni.
Non tira fuori il coniglio dal cappello.

Non ti dice:

• come fare
• cosa fare
• quando farlo
• perché farlo

[Chi ti dice di avere la ricetta sta in qualche modo cercando di venderti qualcosa che ha solo forma ma non sostanza].

Non ti fa fare le cose e non ti costringe.
Non ti tratta da automa.
Non ti assoggetta ad essere passivo che deve eseguire.

La vita è solo neutra.

Non ti traduce il modale “deve” con “vuole” solamente per dirti che la motivazione parte da te e se non raggiungi abbastanza risultati è perché non sei abbastanza motivato e comunque alla fine è sempre colpa tua.

Hai gli strumenti?
Hai le competenze?

Nessuno fa queste cose per te.
Nessuno dovrebbe prometterti nulla.

Nulla che non sappia mantenere.

Tu sei il fabbro.
TU TI FORGI.

Non si è utili se non sei tu ad agire.

La vita è un corso di formazione.
È un corso che dura tutta una vita.
È un percorso di coaching e le persone attorno a te sono i tuoi coach.

E tu chi sei?

Tu sei il coach degli altri.
Mica perché devi necessariamente insegnare loro qualcosa, per carità.
Infatti è l’esempio che insegna.
Non la teoria o le prediche.

Quando sei un genitore sei il coach dei tuoi figli.
Quando sei una moglie sei il coach di tuo marito.

Quando sei il migliore amico sei il coach del tuo migliore amico.

Quando sei un insegnante a scuola sei il coach di una moltitudine di giovani menti che ancora sono sotto la pura forma di una tabula rasa.
Sei a conoscenza del potere che hai su di loro ogni volta che affidi o affibbi loro un’etichetta?

L’interpretazione della vita è la tua aula dove la vita ti insegna le cose e tu le impari.

Stop. Dimentica. Perché.

Se non impari le cose, la vita te le ripropone continuamente finché non le hai imparate.

Ti sei mai accorto di avere sempre gli stessi problemi?

E ti sei accorto che una volta che hai capito come risolvere quei problemi e ne anticipi anzi la soluzione te ne arrivano degli altri questa volta diversi?

Capisci che la vita e i problemi sono la vita stessa?
Che mano a mano che risolvi i problemi sei più competente?
Sei più evoluto?

Capisci che se invece non capisci non puoi risolverli e non puoi evolvere?

Capisci che tutti hanno problemi e non sei il solo ad averne?
Capisci che non sei solo? A centro la vita e il coach sei tu.

Nessuno può avere la pretesa di risolvere i tuoi problemi. Perché ha già i suoi da risolvere. Può darti una mano, certo, può aiutare. Anzi, credo che aiutare gli altri sia un a delle chiavi di interpretazione di questo mondo.

Sei nelle condizioni di interpretazione degli eventi.

Quale interpretazione?
Attribuzione di significato.

Tutto ciò che accade nella tua vita diventa oggetto di attribuzione di significato.

Un brutto voto a scuola.
Una gratificazione sul lavoro svolto.
Persino un grazie seguito da un non c’è di ché che ne vanifica il significato.

All’evento associ un’emozione.

Questa cosa è pazzesca.
Puoi decidere quale emozione attribuire.

Questo ti permette di avere un potere immenso.

È la vita.
La vita è un corso di formazione.

Ho l’evento che mi arriva dentro, lo interpreto e lo restituisco.
Arriva la vita, mi entra dentro e io la tiro fuori per ridarla.

Il fabbro della formazione della vita restituisce la vita migliorata e mentre lo fa si forgia.

Il fabbro è un artigiano evoluto, di quelli che sanno che la vita ti ritorna se non l’hai superata.

Il fabbro è un artigiano evoluto ma non è mai perfetto.

Non necessariamente è un artigiano sopraffino.
Nella vita non conta la qualità del manufatto.
Conta la qualità dell’essere umano.

E l’essere umano – proprio per sua natura – non è e non sarà mai perfetto.

La vita è un corso di formazione e non è un corso perfetto.

Il coach della formazione della vita è un essere umano e mai un superuomo.
Il formatore è semmai un educatore, uno che educa cioè che tira fuori.

“Etimologicamente il termine deriva dal verbo latino educĕre (cioè «trarre fuori, “tirar fuori” o “tirar fuori ciò che sta dentro”), derivante dall’unione di ē- (“da, fuori da”) e dūcĕre (“condurre”).[2][3] Secondo altri, deriva dal verbo latino educare (“trarre fuori, allevare”)” – Wikipedia.

Senza avere la presunzione né la pretesa di sapere cosa serve agli altri, di avere la ricetta per risolvere i problemi.

Nessun coach, nessun insegnante, nessun formatore può farlo.

Solo la vita può.

Perché è lo strumento che tira fuori dall’uomo imperfetto le condizioni per attribuire un significato al proprio vivere e che gli consenta di vivere meglio come essere umano tra gli esseri umani.

Non ti serve?
Probabilmente sei già perfetto.
Insegnami, ti prego, come si fa.

Leonardo Aldegheri
****

Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri 🙂

COS’È IL SUCCESSO

Cos’è il successo. Cos’è il successo? Cos’è SUCCESSO? In ottica business – e la cosa può naturalmente essere trasposta in tutti gli altri ambiti –  è il perseguimento degli obiettivi aziendali quando dal punto A arrivi al punto B avendo effettuato un percorso che ti ha portato al raggiungimento dell’obiettivo possibile, cioè arrivare a B.

Avrei potuto dire hai effettuato un percorso che ti ha portato dritto dal punto A al punto B. Ma di dritto, se ci vai e grazie a Dio, è per Cxxo.

Come a dire che per arrivare dritti al punto B dal punto A serve il cosiddetto fattore C.

Ma quando statisticamente dritti non ci si arriva se non per culo, ovvero per processo, ovvero spesso lungo, ovvero spesso doloroso, ovvero spesso faticoso, avviene qualcosa nel frattempo, avviene cioè succede qualcosa, appunto, nel frattempo, cioè lungo andare.

Lungo andare che significa che devi a-s-p-e-t-t-a-r-e.

Breve. Medio. Lungo Periodo. Il periodo è lo spazio interconnesso tra il punto A e il punto B, di nuovo. Devi mettertela via, serve tenacia a profusione.

I 21 segreti del successo dei self-made millionaires di Brian Tracy

Come a dire che il presente del verbo succedere è il tramite, cioè il periodo, dal punto A al punto B.

Quindi il tramite corrisponde a: AL.

AL = SUCCEDERE = PERIODO. Quindi è evidente che dal punto A al punto B non esista il tempo ZERO ma vi è al contrario uno spazio.

Tutto quello che vi capita dentro a quello spazio è il tramite del periodo.

Quando sei arrivato a B, qualcosa è SUCCESSO.

Durante è succedere. E prima?

È immaginare. Sognare, fantasticare, visualizzare, vivere nella propria fantasia cioè nella propria mente cioè la  parte dinamica del nostro hardware – il cervello.

Prima, quindi, è ideare.

Pensare. Cioè, in qualche modo, creare.

CREARE [da etimo.it] = che fa, che effettua, che compie.

Sì sì, OK, lasciami la licenza poetica. Crea solo Dio. Se ci pensi bene, anche noi creiamo. Pensiamo e abbiamo delle mani per fare.

Ah, si crea quando si fa. E chi dice che quando non pensi non stia già creando?

Come a dire, che se lo pensi esiste.

Tutte le cose prima di essere fatte sono state pensate. Ne parlo nel mio articolo:

Non dirmi cosa vuoi, chiedimi cosa posso fare io per te

Ma poi etimo.it dice: azione, immagine. “Produco, fabbrico”. Poi dice KRANTÒR e KREÌÒN, dominatore.

Pensare, fare = dominare.

Fare dal nulla, produrre, generare, formare, istituire.

FARE ACCADERE. Far succedere. Prima lo pensi, poi lo fai, poi lo produci. Mentre creare è il collante di tutto questo.

Creare = far succedere. Ovvero mentre lo stai pensando lo stai facendo succedere. Poi tutti gli altri sono gli stadi eventuali e successivi della stessa cosa, che assume via via aspetti diversi.

E quando ti stai cimentando nel compiere qualcosa e qualcosa effettivamente accade e ti chiedono cos’è successo? Gli puoi rispondere.. nulla, niente di ché. Sorridendo. Fino a quando non è compiuto.

E quando l’hai compiuto gli puoi mandare questa pagina e questo link all’interno di Gerald Nachman ove, tra le frasi sul successo, vi è questa che parla del fallimento:

nulla fallisce come il successo.

Mi dicono che dovrei scrivere meno ma.. ora dovrei parlare del fallimento. Come fare?

Scriverò un articolo sull’argomento opposto a quello del successo.

Anticipo solo che il fallimento ha a che fare con FALLERE dal latino a cui sembra far riscontro dal tedesco antico FALLAN, da cui si evince il participio passato – anche qui – del paradigma inglese di TO FALL, FELL, FALLEN. Ovvero caduto.

Caduto sarebbe quindi l’opposto di successo.

CADUTO VS SUCCESSO. Due participi in lotta.

Potrebbe essere il titolo di un film della Marvel.

Ma se ti rialzi stai ancora giocando la partita. E il punto B è ancora lì.

Che ti guarda. E ti fa pure l’occhiolino. Dai sono qui, cosa aspetti?

Nessun risultato [ancora], quindi, sarebbe una constatazione che assume valore solo se definitiva. Finché non lo è.

Un risultato sta già producendo quello successivo fino a quando non sei tu a fermarti.

Leonardo Aldegheri

****

Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri 🙂

Questa immagine l’ho scattata in APPLE alla mia seconda visita alla sede della grande azienda americana al n. 1 di Infinite Loop – Cupertino qualche mese dopo la dipartita di Steve Jobs