GIAPPONE: GALLERIA FOTOGRAFICA DI UN VIAGGIO DA SOGNO

Giappone: galleria fotografica di un viaggio da sogno

Go straight on: indicazioni chiare e non interpretabili conducono a non equivocare MAI.

Sono da poco rientrato da un viaggio che ha visto coinvolti 400 giovani imprenditori da tutto il pianeta. Persone in gamba, pro attive, capaci, con un livello di energia personale elevatissimo.

Faccio parte della delegazione italiana dal 2014 e da quel giorno mi si sono spalancate delle porte inaspettate.

La più bella e interessante di tutte è quella di conoscere persone “diverse“, impegnate come da attitudine comune in temi di portata globale e rivolti al miglioramento delle condizioni umane dei popoli, delle transazioni tra popoli, di migliore distribuzione della ricchezza tra popoli, della tutela dell’ambiente che riguarda i popoli.

Inoltre i temi sono l’occupazione, l’educazione, la finanza e la digitalizzazione al “servizio di“.

Il G20YEA – Youth Entrepreneurship Alliance – è un movimento. Ha lo scopo di muovere le cose.

E ognuno è chiamato a farlo, che ne faccia parte o no.

Oggi scriverò poco, voglio lasciare parlare le immagini in maniera assolutamente random. Per coinvolgere, condividere, evocare.

Grazie alla Camera di Commercio le vie di sviluppo sono molteplici.
Nigiri, sushi, sashimi come non li avevo mai mangiati.
L’ingresso dell’Ambasciata d’Italia.
L’incontro con l’Ambasciatore d’Italia Giorgio Starace e il Pesidente nazionale GGI Alessio Rossi (presenti anche funzionari dell’ItalTrade).
Spread the Love.
Dettagli “condominiali”.
Orgoglio veronese – Sandro Veronesi – a Tokyo.
Identità Samurai.

Samurai significa “essere al servizio“.
La tradizione è identità.
È incredibile quanto qui dentro viene concepito per il futuro. Abbiamo visto la casa come sarà grazie ad una tecnologia che supporta e possibilmente non complica.
Il benvenuto ai GGI in Panasonic.
Durante la sera che sono andato a correre “a caso” dove mi portavano le gambe in giro per Tokyo, ad un certo punto mi si è stagliata davanti questa enorme Pagoda. Il momento è stato per me davvero toccante e profondo. Mi sono fermato assieme ad altre persone raccolte in preghiera e ho formulato un pensiero di gratitudine e rispetto.
Sopra la Cina, la Russia, la Mongolia – anche se ci si vola sopra, là sotto c’è un mondo tutto da scoprire.

“Grazie per quello che sto scoprendo.
Grazie per quello che sto apprendendo.
Grazie per quello che sto vedendo”.
A cena con Quentin Tarantino (no, non c’era ma lì ha girato alcune scene di uno dei suoi film più famosi).
A spasso per Tokyo con uno dei migliori editori di libri per bambini / albi illustrati di pregio, a girare per librerie e ammirare la cura della legatura alla giapponese. Per me, fare libri è una responsabilità.
Dettagli spettacolari, libri antichi, qualsiasi storia da raccontare, da leggere, da vivere.
La Delegazione Italiana.
“Tom Cruise!” – “No my friend, I’m Italian!” Fermato per strada da un altro mio amico giapponese, selfone doveroso.
La tecnologia, quando integrata, aiuta TUTTI.
G20YEA – concetto che ribadirò sempre. Gli imprenditori dovrebbero identificasi nel ruolo di “contributori” per la società attraverso la responsabilità sociale non solo d’impresa ma anche dell’imprenditore stesso.
Tradizione, cultura. identità. Il passato senza nostalgia per un presente moderno con radicamento profondo nelle proprie origini.
Fukuoka – Japan, 2019.
Una startup messicana ha ideato un sistema per conservare il cibo per dieci anni senza conservanti e additivi. Ho assaggiato il mango ed era davvero buono. Una soluzione che può risolvere la fame nel mondo.
Il nostro Matteo Giudici sul palco per il 3 Minutes Pitch.
Anche il grande Antonio Capaldo sul palco per il 3 Minutes Pitch.
Matteo Baroni e Angelica Krystle Donati per il 3 Minutes Pitch: la Delegazione italiana è stata l’unica ad avere ben 4 delegates sul palco.
Sara Roversi – speaker internazionale, vera “istituzione” del G20 e orgoglio italiano nel mondo.
Le donne imprenditrici del G20 – costruire maggiore equità nella distribuzione dell’imprenditorialità femminile.
Panasonic – A better Life, A better World.
Fukuoka – bambini felici in un mosaico per strada.
Edificio tipico in una via tipica in una città tipica in un Paese assolutamente atipico.
La firma del Final Communiqué del nostro Pres. Nicola Altobelli.
La consegna del Final Communiqué al Funzionario del Governo Giapponese e suo discorso d’impegno. Le 20 Delegazioni del mondo, in vista del G20 politico, si riuniscono ogni anno per preparare e redarre il Documento che viene consegnato ai 20 Capi di Stato delle Nazioni più potenti del pianeta.
Mi sono svegliato improvvisamente quando ho voluto scattare questa foto parecchio a nord del pianeta. Mare di Kara (credo) a nord nord nord della Russia.
Circa..
G20YEA 2019 – Fukuoka – Japan.
C’è sempre un modo diverso di vedere le cose, anche nella concezione di “coltura” dei vegetali in una start-up di Tokyo.
Una volta provato il WC elettronico non si torna più indietro – notare la funzione “privacy”.
La dignità risiede anche nell’eleganza della carta igienica. Per ben 150 metri di pura morbidezza!
“Entrepreneurs should always think of contributing to society”: come detto più sopra questa è, per me, la definizione perfetta del fare impresa e del ruolo dell’imprenditore.
Doing something, to value something. A sinistra Roberta Maldacea, funzionario di Confindustria Roma ed eccellente accompagnatrice della delegazione italiana.
La delegazione italiana alla cerimonia informale di apertura.
La Puglia: Romina Frisoli, Nicola Altobelli, Anna Rotola, Michele Frisoli (una “piccola” azienda come Boeing è tra i suoi clienti), Pamela Battezzati.
Le Donne della delegazione italiana: non solo bellissime le nostre delegates ma brave e soprattutto agguerrite per un’Italia che ha grande necessità di imprenditorialità femminile.
Young Entrepreneurs Alliance: un movimento che ha lo scopo di sottoporre ai 20 capi di governo le mozioni per “aggiustare” le scelte politiche a favore della sostenibilità e di una imprenditoria internazionale fluida ed efficiente.
Il business card wall: presente! Le occasioni business matching nell’ottica di allargare le relazioni a livello esponenziale/globale permette di raccontare cosa fai, come lo fai, perché lo fai.. Alla fine, chi sei, viene sempre dopo 😉

Alle persone non importa chi sei, importa quello che puoi fare per loro“. Citazione forse un po’ cinica ma alle volte vera. Ad ogni modo, se si è al servizio di e si è utili a qualcuno e se non lo si fa in modo strumentale ma autenticamente e col cuore, le persone in grado di farlo lo sanno riconoscere.
Sentirsi a casa.
Bambini che volano fanno volare gli adulti.
L’apparizione al wall di un tale..
Ideogrammi, natura: qui tutto sembra avere una vocazione spirituale, anche nei minimi dettagli.
L’ho scattata perché mi piacevano questi due personaggi al parco.
Google si è preoccupato di unire le foto dalla finestra della mia camera dell’albergo a Fukuoka: pubblico per riconoscenza. Riconoscere per me è alla base di tutto.
Grafiche pazzesche: sembra la pubblicità di Doraimon.
Uscire dalle proprie quattro mura consente di vedere come le cose possono essere viste in maniera diversa. C’è sempre un modo diverso di vedere le cose.
C’è chi ci vede una banale insegna, chi un’insegna diversa da quelle che è abituato a vedere, chi il viaggio, chi del magenta, chi degli ideogrammi incomprensibili, chi dell’ispirazione, chi un octopus, chi dei numeri, chi un’altra insegna gialla dietro.
In sostanza: vediamo le cose non per come sono. Vediamo le cose per come siamo noi.
Una meravigliosa Pagoda in pieno centro a Fukuoka, sud-ovest del Giappone a 1200 km da Tokyo.
Infusion (cit. 🙂 )
Geishe di tutte le età si sono esibite per noi nel rispetto incondizionato di una tradizione ancora molto viva.
Segnalazioni stradali.
Sempre Google che propone filtri e noi diciamo sì a Google 🙂
Se non si è notato.. Mi piace fotografare le ali. Le ali consentono di volare.
A volte l’atterraggio può essere anche duro. Può far rischiare di rompere il carrello. Così da decidere di dare nuovamente gas ai motori e far decollare il velivolo facendo pensare a un ammaraggio.
Invece, basta avere quindici minuti di pazienza per avere un nuovo atterraggio ancorché veloce e “adrenalinico”, ma sicuro e foriero di nuove e magnifiche esperienze.
..che permanga o meno un legame fisico.

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Leonardo Aldegheri
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We hope as well 🙂

IL GESTO PIÙ BELLO

Il gesto più bello.

Qualche giorno fa, la mia piccola mi si è avvicinata con una richiesta. Guardandomi intensamente con i suoi dolci e grandi occhi, mi ha fatto vedere la sua piccola cassettina rosa dei risparmi.

Quel piccolo salvadanaio è il luogo in cui la nonna materna di solito ripone alcune monetine per far sì che la piccola abbia il suo salvadanaio ove mettere, di volta in volta, qualche nuova monetina.

Ci sono quelle da 20 cents così come quelle da due euro e ci sono quelle piccole, insignificanti di rame, quelle che nessuno vuole.

La mia piccola ha qualcosa in mente, tuttavia. 

Dopo un minuto, mi torna con un foglietto stampato con sopra Marshall, uno dei suoi personaggi preferiti della serie Paw Patrol e mi indica che desidera la nuova pista dei suoi amati cagnolini.

Ma non me la chiede e basta. No, fa qualcosa di più, qualcosa di essenziale.

Vuole contribuire.

Pensa perfino di poter comprare lei il gioco ma non sapendo contare e non conoscendone il prezzo, mi pone e mi offre senza indugio tutti i suoi risparmi.

Mi prende lo zaino, estrae il mio portafogli, apre la tasca dove sa tengo le monetine e rovescia letteralmente la sua cassettina rosa dentro la tasca come gesto per il suo contributo, aumentando così le probabilità di portare a casa il risultato.

E mi dice “compralo per me”.

(Una call to action che non lascia interpretazioni..)

E mentre la sento cantare Adi Shakti, allegra come sempre e come lei è normalmente, mi domando quanti di noi grandi, quando desideriamo qualcosa, facciamo il primo passo per addivenire al risultato, aiutando l’altra persona e aumentando così le probabilità di successo, anche con un piccolo gesto.

Spesso erroneamente pensiamo ci sia tutto dovuto e quando il “dovuto” non ci arriva, ci arrabbiamo e facciamo le vittime, chiudendoci in noi stessi.

Senza però fare il primo passo per favorire il ricevere di quello che desideriamo.

Il grande Igor Sibaldi, con la tecnica dei 101 Desideri, ci insegna almeno a codificare come de-siderare. Per fare così quel primo passo.

PS: al momento i risparmi della piccola sono nel salvadanaio del papà e a lei è arrivato un bellissimo gioco da fare insieme.

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COACHING ON THE ROAD: COME FARE DELLE COACHING CORRENDO (SENZA FIATONE)

Coaching on the road: come fare delle coaching correndo (senza fiatone)

Si trova spesso sul web un “tizio” che gira dei video mentre corre.

Ormai tutti oggi girano dei video. Chi gioca ai video game, chi suona la chitarra, chi si occupa di make up, chi balla, chi racconta la sua vita, chi insegna. Esistono infinite varietà di contenuti.

Con il web e il progressivo trasferimento di know-how tra le persone, i contenuti formativi sono determinanti e sono davvero tanti i formatori e i coach che si cimentano nella nobile arte delle video coaching.

Ce n’è uno in particolare che, quasi per caso, ha iniziato a produrre una vasta quantità di video dai contenuti qualitativi eccelsi, come fossero pillole formative. Anzi, in realtà, si tratta di vere e proprie riflessioni che – una volta condivise in questa originale maniera – “danno una mano”. Aiutano concretamente.

Ed è proprio Livio Sgarbi, coach e formatore con un’esperienza trentennale in coaching, ad inventarsi un particolarissimo modo di fornire gratuitamente le video pillole formative alle persone.

Queste video pillole sono Le sue Coaching on the road.

Essendo amante della corsa, perché non filmarsi nel mentre in cui le endorfine si mettono in moto e arriva l’ispirazione che libera le riflessioni più profonde e allo stesso tempo trasferiscono della formazione vera e propria? Come Livio facesse delle coaching personali alla singola persona?

Sono più di trecento, ad oggi, le video coaching di Livio.

A un certo punto, l’idea è stata..

“Sbobinare” tantissime (260) di queste Coaching on the road e metterle per iscritto.

A quale scopo?

Ma certo, quello di metterle su carta, una pagina dopo l’altra. Ed ecco che è nato, freschissimo, da qualche giorno e dopo mesi e mesi di gestazione, il meraviglioso libro COACHING ON THE ROAD.

Il libro di Livio Sgarbi Coaching on the road, edito da EKIS Edizioni, raccoglie 260 coaching di Livio su strada, fatte mentre la corsa libera il Livio-pensiero.

Da parte nostra, non ci vogliamo assolutamente sottrarre dal voler raccontare anche noi la nostra coaching on the road, perché guarda caso nei giorni in cui il libro stava per essere messo in stampa (con tutti i dogmi e i crismi del caso, comprese le tempistiche tecniche di produzione), da Livio in persona ci è arrivata una richiesta speciale: quella di poter far avere il libro alle 500 persone in aula per la prima edizione storica del corso UNA VOLTA PER TUTTE.

Avevamo poco tempo a disposizione e ci siamo attivati. Non è stato facile attendere l’asciugatura della colla nella fase di brossura con il corriere che non garantiva la consegna dopo essere ripassato più volte per il ritiro nel pomeriggio.

E la cosa più bella è stata vedere sei persone la sera che si impegnavano per finire quasi praticamente a mano le copie anticipate che avrebbero servito le persone il giorno dopo.

Il corriere, però, non avrebbe consegnato. Una grande delusione.

Le stavamo ancora producendo.

“Ma le porto io, queste prime copie”, ci giunge la voce da un ragazzo dei nostri.

Ed è così che vogliamo raccontare, lato produttore, come siamo riusciti in tempi strettissimi ad arrivare a portare i volumi pronti e ancora caldi, direttamente in aula, pronti per il firma copie, affinché le persone potessero avere l’opportunità di accedere al libro prima che esso fosse disponibile nei tradizionali canali distributivi e in libreria.

In sintesi, una possibilità davvero privilegiata per chi ha, di fatto, potuto avere il libro in anteprima assoluta.

Se hai piacere, puoi acquistare la tua copia di COACHING ON THE ROAD (Promozioni attive per questo prodotto).

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ADI SHAKTI: IL POTERE DEL MANTRA

Adi shakti: il potere del mantra

Un sabato pomeriggio di qualche settimana fa, nella tranquillità di casa, ho messo su Spotify cercando una musica che mi rilassasse e mi sono imbattuto nel Muhladara (così è chiamato il primo chakra) e nella musica indiana.

Così tra un pezzo e l’altro mi sono sentito particolarmente attivato da:

Adi Shakti: Bhangra Mix

di Sada Sat Kaur

E quindi in tempo ZERO con Shazam sono andato a capire di cosa si trattasse.

Sentivo che la melodia era accompagnata da una frase ripetitiva, come fosse una preghiera. E ho scoperto così il testo di questo pezzo.

Adi Shakti è un mantra che ha lo scopo – per chi ci crede – di riallineare la nostra energia con la forza creativa del Universo.

La sua origine deriva dalla scrittura del Guru Gobund Singh, 10° Sikh Guru.

Adi Shakti è una invocazione al potere primordiale, all’energia della creazione e della realizzazione.

Eccolo:

Adi Shakti, Adi Shakti, Adi Shakti, Namo, Namo

Sarab Shakti, Sarab Shakti, Sarab Shakti, Namo, Namo

Pritam Bagvati, Pritam Bagvati, Pritam Bagvati, Namo, Namo

Kundalini Mata Shakti, Mata Shakti, Namo, Namo

Le donne incarnano il potere della creazione per antonomasia, dato che possono generare la vita. Shakti è l’energia della Madre. O l’energia Madre.

Ovvero, l’energia creatrice.

Si dice sia perfetto per le donne incinte ma va da sé che vada bene per tutti coloro i quali hanno il sentire di mettersi in sintonia con il Creato.

ASCOLTARE PER CREDERE

Cos’è un Mantra?

Ne ho sentito parlare in maniera un po’ più approfondita rispetto alle mie conoscenze precedenti quando ho letto il meraviglioso libro di Italo Pentimalli e J. L. Marshall IL POTERE DEL CERVELLO QUANTICO ancora nel 2015.

Tanto mi è piaciuto che ho poi frequentato il relativo corso nel 2016 ed è stata un’esperienza davvero potente e bellissima.

MANTRA significa letteralmente STRUMENTO PER LA MENTE.

Il mantra è una frase, una dichiarazione, sostanzialmente una preghiera che ripetuta e interiorizzata in qualche modo impartisce una direzione, un comando, una riprogrammazione mentale, spirituale ed energetica.

La preghiera è direzione. Il mantra è, oltre ad una preghiera, anche un suono. Ne parla a fondo Luca Donini nel suo bellissimo libro Siamo Suono e Luce.

È per questo motivo che si ritiene la preghiera cantata sia ancora più potente.

Adi Shakti, nella tradizione orientale, serve per risvegliare l’attitudine creativa e di realizzazione:

Mi inchino alla Energia Creativa Primordiale

Mi inchino a tutta l’Energia

Mi inchino al Primordiale Potere che crea ogni cosa con Dio

Mi inchino all’energia Kundalini, al Potere Creativo della Madre Divina

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L’IMPRESA È UNO STRUMENTO PER CREARE

L’impresa è uno strumento per creare.

Quando si parte dal presupposto di prendere, non c’è niente da fare: il focus è lì, sul prendere.

Quando si parte dal presupposto di creare, allora da fare qualcosa inizia ad esserci.

L’impresa è uno strumento per creare.

Sì, prodotti, servizi, beni, beni per la casa, la casa.. avere l’acqua calda, avere una cucina, del cibo, le cure necessarie, le cure mediche, dei libri sulla mensola.

Insomma, è la nostra vita.
Quella dell’uomo di oggi.

A mio modo di vedere, se non fosse stato per lo sviluppo delle imprese (con tutti i pro e i contro del mondo imprenditoriale) non avremmo assistito alla diffusione del benessere cui oggi assistiamo.

Non mi si dica “sta la crisi”, “si stava meglio quando si stava peggio”, etc.

Sappiamo, eddai, guardiamo avanti.

Almeno, il benessere è un po’ più diffuso che nei secoli passati.
It’s a matter of facts.

Sono le imprese a creare le cose.

Quando le cose ci sono già per tutti (o quasi, diciamo) lo step successivo è trovare il modo di creare ulteriore valore.

Voglio dire, quando l’uomo viveva allo stato brado, non esisteva l’impresa come la conosciamo oggi.

Esisteva un mondo prevalentemente artigiano e contadino da un lato, proprietario e latifondista dall’altro.

Non esisteva l’economia e il benessere di oggi, con tutti i se e i ma del caso, naturalmente.

Per benessere intendo potersi permettere una pizza, mica l’elicottero o lo yacht. Cose molto terra terra.

Oggi in alcuni casi ho l’impressione la società sia in decadimento (causa una dispersione di valori data da un certo “disorientamento”), in altri casi noto un grande risveglio.

È un momento di opportunità. Almeno questa oggi è data, un tempo no. Si stava zitti e si moriva di stenti piuttosto presto, quando non ammazzati in quanto il rispetto per la vita e per l’essere umano era ben altra cosa.

Gli imprenditori “svegli” oggi hanno l’obiettivo di generare quell’ulteriore valore per rendere l’ambiente meno un grande cestino della spazzatura, per rendere servizi sanitari migliori e più attenti alla natura e alla psicologia dell’uomo, per produrre cibo più sano, etc.

Ci sono movimenti in atto di grande preparazione a tutto ciò per lasciare alla generazione successiva un mondo possibilmente migliorato.

Fuori e dentro le imprese.

Questione di visione. Questione di focus.

Ovvero, questione di quello che vedi che ancora non esiste ma esisterà perché lo vuoi creare.

E questione di metterci tutta la propulsione che serve per materializzare quell’idea, quella visione, di fatto, in un fatto esistente, materiale, concreto.

Dove si pone l’energia, lì va l’attenzione (so che la frase è il contrario ma vale anche così, sorry).

Grazie ad Alessio Vittorio Saracino – collega delegate del G20 e imprenditore – per la stupenda e ispirante intervista: i giovani imprenditori italiani sono degli eroi.

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I (FANTOMATICI) NEURONI SPECCHIO

I fantomatici neuroni specchio.

Wikipedia recita dei neuroni specchio, come quella “classe di neuroni che si attiva sia quando un individuo esegue un’azione sia quando lo stesso individuo osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto“.

Ne parlavo qualche giorno fa in un post su Facebook – Monkey see Moneky do – relativamente al fatto che non ha alcun senso costringere i bambini a leggere se sono i genitori i primi a non prendere un libro in mano manco scottasse.

È come un padre che pesta il figlio perché l’ha beccato a fumare quando egli stesso fuma due pacchetti al giorno di sigarette.

Cit. Real Case History
“Monkey see Monkey do” è un famoso detto anglosassone per intendere che tramite l’esempio è più facile trasferire know how piuttosto che semplicemente dicendolo o spiegandolo oralmente o teoricamente.

Per lo stesso identico principio, un figlio è parimenti più portato a fumare assimilando l’esempio di persone fidate e vicine che compiono il medesimo gesto o assumono la medesima abitudine.

Non è da stupirsi se il processo di emulazione del genitore comporta comportamenti inconsci di una certa portata (allitterazione portami via..!).

I neuroni specchio sono uno strumento potentissimo della natura che ci consente di imparare velocemente, oltre alla ripetizione e oltre all’emozione.

Il cervello acquisisce e fa proprie le informazioni – in una parola impara – principalmente attraverso le tre seguenti attività:

  • Ripetizione
  • Emozione
  • Esempio
  • Imposizione
  1. Sappiamo benissimo ad esempio che tramite ripetizione anche le fandonie, le bugie più grette, diventano verità, soprattutto grazie anche a quella che Robert Cialdini chiama riprova sociale, benché non confermata o non veritiera.

Le fake news funzionano molto bene a riguardo.

2. Sappiamo benissimo che dopo un forte spavento quella data cosa non la si fa più, dopo essersi scottati. Dopo una delusione d’amore cocente, ad esempio.

3. E sappiamo benissimo, ancora meglio, come i veri leader guidino con l’esempio e non temono altri leader, proprio perché la leadership autentica è quella esercitata attraverso l’esempio e persone in sintonia con quella missione, conseguenza di quella visione, sono disposti ad affrontare ogni ostacolo pur di addivenire allo scopo prefisso.

4. Beh, qua è facile: quando qualcuno impone a qualcun altro di fare un data cosa (utilizzando leve come la scarsità, l’urgenza, il timore, la coercizione, etc.) e questo la DEVE fare, la impara subito

Un leader come Alessandro Magno a meno di 30 anni aveva conquistato il mondo conosciuto grazie alla sua leadership incommensurabile e l’esempio di prodigioso coraggio in battaglia.

Tutto questo solo per dire che quando non sai che pizza ordinare e alla fine è la prosciutto e funghi che mangerai è perché vai sempre sul sicuro.

Oppure perché l’ha ordinata quello che ha espresso l’ordine al cameriere prima di te.

Funziona sempre.

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PER IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI

Per il futuro dei nostri figli.

Chi segue questa pagina sa quanto rompo le scatole per la salvaguardia dell’ambiente.

Non c’è da scherzare, innumerevoli sono gli articoli che parlano dell’emergenza della plastica.

Ho persino letto un editoriale sponsorizzato di una nota azienda tedesca sul Corriere della Sera, la Henkel, giusto per non fare nomi.

Marketing? Ma certo.

Anch’io continuo a dire a tutti che la nostra azienda è certifica FSC (dal 2011, non da ieri e non una ma entrambe, sia Grafiche AZ che Legapress, ma anche qui senza far nomi – nessuna provvigione comunque).

Poi, vedo mia figlia che maneggia questo succo/yogurt acquistato da mia moglie e mi illumino! Perché nel retro si legge la scritta:

PER IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI.

Cit. – confezione innovativa yogurt nel frigo

Mio Dio!

Oh My God! Come dico gli anglosassoni. Li ho sgranati, giuro.

Quello che dico, scrivo e predico da tempo!

In quell’ufficio marketing c’è qualcuno che ha inteso la problematica e ha convinto ufficio tecnico, CDA, produzione, GDO, imprenditore, HACCP, Checco Zalone e chi più ne ha più ne metta per arrivare a TRASFORMARE il packaging di un prodotto per il “futuro dei nostri figli”.

Per smetterla una volta per tutte di sporcare questo pianeta che – PER DIO – NON è nostro. Spero sia chiaro.

Però lo abitiamo.

E vogliamo che casa nostra sia sporca o sia pulita?

Ora la cosa può essere strumentale, etc. ma, ancora una volta, non frega.

Ciò che veramente importa è che la crescente sensibilizzazione verso queste tematiche arrivi “persino” a educare quello che “scaglia” la cicca per terra (a volte anche con una certa dose di disprezzo).

Sì, io voglio che si arrivi che persino chi fuma abbia l’accortezza di spegnere la cicca e metterla nel cestino (come peraltro già osservavo in Austria nelle due estati che ho vissuto a Salisburgo negli anni ’90, non proprio l’alto ieri).

CE LA FAREMO.

Ne sono certo.

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Plastic Bank

TUTTO PER TUTTO!

Tutto per tutto. Una storia di leadership.

Il vero significato della frase, qual è? Metto in gioco, a disposizione TUTTO: affetti, relazioni, casa, me stesso per ottenere tutto.

Anche se è palese che questo “tutto” è inevitabilmente più un TUTTI.

Perché questo è. Tutto, per tutti.

Una persona si prende carico di responsabilità, iniziativa, coraggio e per cosa?

Per doversi scusare e chiedere perdono per fare una cosa che serve anche e soprattutto agli altri.

Serve AGLI altri e SERVE gli altri.

È questa la storia che mi ha affascinato di Enzo Muscia.

La si impara nel film Rai interpretato da Beppe Fiorello. La si legge nel suo libro.

Un imprenditore appassionato che ha il sogno di firmare una nuova lettera di assunzione, che fa risorgere un’azienda, che crede che il buon leader crei nuovi leader e anzi non tema di vedere intaccata la propria leadership.

Il contrario è come temere di innaffiare una piantina perché altrimenti rischia di diventare alta. Non è forse folle?

Il vero leader cerca e vuole competenze, persone più brave di lui a fare quella data cosa.

I veri leader non temono di venire soppiantati, li creano.

Li generano, mettono le persone nelle condizioni di prosperare. È così che l’azienda cresce.

Ispirazione totale.

Così, appena ho saputo che Enzo Muscia sarebbe stato a Verona ospite di BPM, mi sono proiettato alla velocità della luce a trarre ispirazione come non ci fosse un domani.

E così è stato. Non esiste “ci devo pensare”.

Quando sappiamo cosa vogliamo, agiamo.

Ho preso talmente tanti appunti – seduto in primissima fila – da venire persino scambiato per un giornalista.

Ma prima ero stato scambiato proprio per lui!

La scena è stata davvero curiosa e bizzarra, uscendo dal bagno prima dell’evento:

“ma.. è lei? Può farmi un autografo?” 
“Sì, io sono io! Ma l’autografo magari glielo fa Enzo Muscia di persona..”

Ipotesi sulla frequentazione dello stesso barbiere..?

Il signore si è scusato ma non vi era alcun motivo di scusarsi: a me ha fatto solo un grande piacere.

Mi sono sentito coinvolto nell’ambito di un’occasione fantastica dove una banca iper nota del territorio ha avuto un’iniziativa davvero buona per la città e suoi cittadini.

ISPIRAZIONE. Assolutamente sì.

La magia di lasciarsi ispirare. Ripensare. Migliorare. Valorizzare.

Quella di Enzo Muscia è una magnifica storia di rinascita e resilienza che benché quest’ultimo sia un termine ormai iper abusato è, in questi anni di crisi cronicizzata, attuale più che mai e lo sarà con ogni probabilità ancora per molto tempo.

Consiglio il libro Tutto per tutto (anche se questa volta non lo abbiamo fatto noi ma uno dei miei maggiori riferimenti imprenditoriali) e che si legge d’un fiato a tutti coloro che hanno un grande sogno.

“Uno alla volta, tutti e venti bussarono alla porta del mio ufficio e firmarono il contratto di assunzione”.

Enzo Muscia

Personalmente, sono stato tacciato per idealista in passato, tante belle idee e poca concretezza.

“Ah sì?”

Mi è stato persino molto gentilmente detto (tralascio ogni commento) che non sarei mai diventato come mio padre. Ed è vero. Io non voglio diventare come mio padre.

Foto credits: Massimo D’Ambrosio via LinkedIn

Mi sono attivato per lasciare le belle idee belle, senza abbandonarle, e ho in qualche modo trasformato in concretezza quello che avevo in mente.

Avevo un gran bisogno di strumenti. Me li sono andati a cercare e alcuni li ho persino trovati. Ero in svantaggio. Ero in difficoltà.

Poi, tra i tanti strumenti, strada facendo, mi sono imbattuto anche in questa storia e ho notato che il desiderio del protagonista, il sogno, la massima aspirazione:

  • non è temere che qualcuno cresca
  • non è tenerti sotto controllo
  • non è tarpare le ali alle persone
  • non è dire che non hai le qualità di tuo padre per tirarti giù
  • non è mantenere lo status quo a tutti i costi:
è firmare ogni volta un nuovo contratto di assunzione.

Ci vuole molto più coraggio per questo.

Aspirazione di grande Ispirazione.

E penso che la strada per la concretezza passi attraverso le stazioni delle assunzioni.

Sì. Di responsabilità, prima di tutto.

PS: piedi ben saldi a terra con l’ispirazione in mano di chi ce l’ha fatta.

LA VISTA, IL CIELO DI PRIMAVERA (nitido, azzurrissimo, zeppo di gemme).

Leonardo Aldegheri
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AL CORSO DI STORIA DELL’ILLUSTRAZIONE

Al corso di Storia dell’Illustrazione

Continua la collaborazione tra L’Istituto di Design Palladio di Verona e la Società Editoriale Grafiche AZ con gli studenti del Corso di Illustrazione del prof. Claudio Gallo.

L’azienda è nuovamente presente presso l’accademia di design per portare il proprio contributo come “attore” che produce albi illustrati di pregio dai primi anni Settanta raccontando il lavoro di chi stampa le magnifiche opere degli illustratori, dalle tavole originali ai fogli stampati, ai libri confezionati, alla soddisfazione di autore-editore-produttore-lettore.

Il tema affrontato con gli studenti è anche relativo alla propositività degli artisti con gli Editori alle fiere di settore (tra cui l’imminente International Children’s Books Fair di Bologna (1-4/04/2019) – avendo “contezza” di cosa serva in macchina da stampa, dall’originale al foglio stampato passando per la delicata fase della “ripresa” delle immagini e della fotolito.

Il docente di Storia dell’Illustrazione prof. Claudio Gallo, dopo una visita agli stabilimenti di stampa e confezione (c/o Legapress) ha invitato Grafiche AZ ad intervenire come ospite nella lezione.

Di seguito la bellissima testimonianza di una studentessa del corso:

“Si è parlato del mondo dell’editoria e dell’illustrazione, in particolare di come i prodotti digitali quali kindle, e-book e app di lettura, non possano soppiantare totalmente i comuni libri analogici e che quindi il settore editoriale non sia in calo ma rappresenti anzi un trampolino di lancio per disegnatori e illustratori alle prime armi e non.

Proprio per l’opportunità che presenta questo campo però, il suo mercato è molto ricco ed è molto difficile emergere; tuttavia non è impossibile e basta sapersi muovere e mettere tutta la qualità possibile nei propri prodotti, senza cercare la visibilità esasperata, molto comune e che spesso sfocia in produzioni seriali poco curate e mirate al puro soddisfacimento egoistico, e andando invece a dare unicità riconoscibile alle proprie opere e che queste siano fatte per contribuire ad una causa, combaciante con i valori personali.

Quest’ultimo è stato un punto fondamentale della discussione: ogni artista dovrebbe sapere perché disegna e lasciar trasparire questa passione e gli ideali per cui si batte nelle illustrazioni; e anche se sembra che qualcosa sia già stato trattato e ritrattato più volte, non serve per forza “inventarsi il mondo” ma basta rielaborare la stessa idea in chiave moderna ed innovativa.

Sono seguiti poi consigli sull’approccio col mercato: come presentarsi, cosa fare in diverse situazioni e come comportarsi col pubblico. 

Si è trattato di un intervento molto utile ed interessante e l’entusiasmo che ci ha trasmesso L. Aldegheri era contagioso. È stata una lezione utile quanto piacevole e leggera e certamente cercheremo di seguire il più possibile i consigli ricevuti.

Dalla classe 1 illustrazione, cordiali saluti”.

La proattività della classe non si è fermata e ha voluto poi approfondire successivamente cgli argomenti con la seguente domanda:

qual è metodo di approccio migliore ad una azienda o comunque ad un pubblico?

Non c’è UN modo ma mille, milioni. Tutti diversi. Quanti siamo noi come esseri umani.

Oggi è prioritaria l’originalità, la competenza, la capacità di risoluzione dei problemi, la capacità di gestire proattivamente la conversazione.

Tradotto: quando ti interfacci con qualcuno di nuovo è bene che questo rimanga piacevolmente colpito.

È possibile lavorare su sé stessi per aumentare la forza di attrazione. Le persone che “possono” sono in genere attrattive.

Nel disegno, conta l’espressività. Conta però oltre al disegno – c’è un tema di commodity – come comunichi il disegno.

Ovvero, il fattore di attrattiva è dato anche dall’originalità su come esso è veicolato.

La commodity è un prodotto indistinto e altamente sostituibile. Come fanno i produttori di sale a vendere il loro: sale rosa dell’Himalaya? Sale austriaco alle erbe?Sale da miniere di montagna anziché di mare?

Alimentare di argomentazioni le creazioni e raccontarle. Farlo in modo “diverso”.

Quanto diverso?

Può essere utile rispondere alla domanda:

come posso rendere diverso il mio modo di comunicare le mie creazioni?

La mucca viola di Seth Godin, ad esempio, offre innumerevoli spunti a riguardo.

Il cervello è una macchina estremamente efficace nel momento in cui ci si pone delle domande.

Chiediti chi vende benzina come fa ad attrarre clienti da loro anziché da altri? Shell con la V-Power, ad esempio?

La vera moneta di scambio oggi sono l'attenzione e la fiducia.

Una nota sul curriculum vitae: non ci sono problemi se non è uniformato?

Dipende.

Dipende dall’imprenditore, se è chiuso o aperto. Ma non importa, occorre seguire il proprio percorso che mano a mano si matura. Quando si ha un’idea chiara di cosa si vuole fare, che il CV sia di formato standard o “creativo”, è irrilevante.

Si può anche non averlo. Oltre al tool di Sway, molto simpatico e dinamico, è buona cosa avere il CV in word e in pdf, purché, secondo me, NON in formato europeo. Per me uccide la capacità di distinguersi dei candidati.

“Cercherò di capire cosa voglio fare e in cosa voglio specializzarmi. Ho molte idee ma devo trovare un obiettivo preciso e capire come far apprezzare le mie idee”.

Esistono molti modi efficaci per capire quali sono i propri obiettivi.

Le persone in genere non ne hanno, vagano, sanno quello che non vogliono ma non sanno quello che vogliono. Per capire quali sono i propri obiettivi occorre porsi delle buone domande, prima ancora capire quali sono i nostri valori, che sono il nostro driver.

Buone domande sono:

  • Quali sono i miei punti di forza?
  • Dove riesco particolarmente meglio?
  • Cosa mi piacerebbe fare idealmente?
  • Quello che sto facendo ora mi piace?
  • Cosa mi impedisce di realizzare quello che voglio?
  • Come posso rimuovere gli ostacoli alla mia realizzazione?

Capiti i valori e dato risposte esaustive e complete per iscritto a queste prime semplici domande, riuscirà molto più chiaro il percorso che stiamo seguendo.

Poi, per il raggiungimento di ciò che ci siamo prefissi, ripetere a voce alta ogni giorno dei mantra, frasi affermative che si depositano nel nostro inconscio, es. SONO UNA GRANDE ILLUSTRATRICE APPREZZATA NEL MONDO.

Questo “comando” ripetuto molte volte appreso dal nostro sistema di convinzioni ci supporterà nel tempo nella realizzazione del nostro intento. Provare per credere.

Il libero arbitrio è questo: chiedi e ti sarà dato. Se non chiedi, non verrà dato nulla.

[cit.]

Leonardo Aldegheri
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LA VISITA ALLA TIPOGRAFIA GRAFICHE AZ


COME SI FA UN LIBRO

COME SI FA UN LIBRO?

Il “reparto”, le macchine da stampa, l’odore di inchiostro, la carta. Se c’è una cosa che in Grafiche AZ si è sempre amato fare, è accogliere le scolaresche per la visita ai reparti per vedere come si fa un libro.

La visita non è tanto e solo per vedere e toccare con mano come si fa un libro. È una vera e propria immersione nello spirito che anima questa azienda che fa libri per bambini da tempo immemore.

Libri illustrati di pregio, qualcuno direbbe. E oggi libri di divulgazione, di saggistica, splendide brossure con la copertina morbida trattate con la medesima cura con cui la quadricromia viene posata sulle patinate o sulle carte uso mano per la massima resa dei colori, una resa speciale, sia dei cartonati sottili di pregio – quelli stupendi che si trovano in libreria, per capirsi – che sui libri in senso un po’ più ampio.

Libri nella loro accezione più nobile. Mai, per noi, essi sono una commodity. Per quanto.. “stupidi” (lo diciamo ironicamente, ovvio).

Si è appresa una cosa. I libri, illustrati e non, sono di pregio. È il libro ad essere pregiato in sé. È una tecnologia millenaria, analogica, che ha a che fare con la carne dell’essere umano e del suo “sentire”. Del suo spirito, per così dire. Ovvio, nella sua manifattura, deve esserci una certa cura. Non si può certo pretendere sia pregiato solo perché si chiama così: deve essere fatto in un certo modo. E noi ce la mettiamo tutta. Tutta anche nel coinvolgere.

#farelibrièunaresponsabilità

Il proposito è quello di nobilitare questo mestiere, quello di fare libri, con la ferma intenzione di essere parte attiva nella propagazione di questo strumento antico e moderno, nobile e attuale, sensuale e con una resa investimento-rendimento esageratamente elevata, se si pensa che con pochi euro si accede al pensiero intimo di un autore che sta dicendo a te, proprio a te, una cosa contenuta in più pagine e protetta da una copertina.

La copertina? Ha la doppia funzione di proteggere e vendere. Sì, perché dapprima attrae la tua attenzione. Poi, quando il libro è nelle tue mani e deve vivere tantissimo, va protetto. La copertina è la sua “mamma”.

[Cit.]

Nel frattempo arriviamo noi. Tra autore e lettore c’è il mondo di mezzo.

Noi siamo quelli che prendono quell'idea e la trasformano fisicamente in più copie, così più persone hanno l'opportunità di intercettarla e lasciarsi cullare in quel mondo.

Il mondo che esiste tra l’idea dell’autore – della connessione tra la sua mente e la scrittura, della trasposizione del suo frutto dell’intelletto alle parole, alle frasi contenute nei paragrafi contenuti nei capitoli, nelle pagine, sulla carta – e il lettore che prende in mano il manufatto fisico e lo sfoglia, è fatto di una serie di operatori, di professionisti di settore, di esperti che si prodigano ogni giorno per trasformare le idee in libri.

I libri sono un oggetto, uno strumento altamente tecnologico a basso costo che contiene opere dell’ingegno umano e ha consentito e consente l’evoluzione planetaria dell’umanità intera.

Come l’accelerazione degli ultimi 500 anni testimonia dall’avvento dei caratteri mobili inventati da Johannes Gensfleisch della corte di Gutenberg – un orafo e tipografo tedesco a cui si deve l’inizio della tecnica della stampa moderna in Europa.

Un orafo tipografo?

Iniziamo a capirci..

Le scolaresche, dicevamo: vengono da quelle delle elementari con bambini di otto anni, a quelle dei ragazzini delle medie, poi quelle dei ragazzi delle superiori e dei giovani adulti dell’università, come è stato qualche giorno fa.

A tutti, dai piccini ai grandi, vengono raccontate – o meglio narrate – le stesse meravigliose storie.

Come si traspone il colore sui fogli, a cosa servono gli elementi delle macchine offset (i cosiddetti gruppi stampa), a cosa serve la macchina da stampa grande e quella piccola; cosa sono le lastre, come si montano.

Cosa sono gli avviamenti e come si vede la stampa di un libro che prima non è altro che un foglio steso.. e via il giro sulla macchina con i rulli che girano tra il castello del ciano, del magenta, del giallo, del nero.. dalla bocca della macchina che mangia bancali di fogli bianchi all’uscita dove la magia della sovrapposizione del colore si è compiuta.

#lamagiadelvistosistampi

E poi c’è tutta la parte della Legapress dove arrivano i fogli stesi, dove essi vengono sezionati e preparati alla piega delle segnature, della raccolta e della cucitura, della messa in colla, delle copertine con il cartone rigido, dell’incassatura del blocco libro che accoglie la copertina appena uscita dalla copertinatrice e tutte le nobilitazioni con l’oro a caldo in testa come il mega cliché di ottone di un libro della Disney in macchina proprio in queste ore.

L’Istituto design Palladio è una Scuola di design e formazione post-diploma in ambito design e comunicazione visiva, fondato nel 1983 a Verona ed è ufficialmente accreditato come ente formatore dal 2003.

Il corso, Illustrazione&Comics, sviluppa un orario basato sulla formazione di illustratori digitali e fumettisti anche nell’ambito del character design e dell’arte computerizzata.

La classe prima di questo corso ha fatto visita alla Società Editoriale Grafiche AZ in collaborazione con il professore di Storia Dell’illustrazione Claudio Gallo.

La visita comprendeva un’introduzione al lavoro di tipografo ed editore e successivamente l’accompagnamento alla visione dei macchinari di stampa e di creazione di un libro cartaceo.

“Siamo rimasti piacevolmente colpiti dalle nozioni imparate e abbiamo potuto apprendere come le Grafiche AZ puntino alla qualità usando materie prime certificate nel rispetto dell’ambiente e danno unicità al loro lavoro con tecniche manuali e conoscenza del colore non comuni. Un’esperienza da rifare”.

L’oro a caldo stampato sulla copertina del meraviglioso C’ERA UNA VOLTA IN PERSIA edito dai Topipittori

www.graficheaz.it – www.graficheaz.eu – www.graficheaz.com – www.legapress.it

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Leonardo Aldegheri
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