Come differenziarsi: cose da fare e cose da NON fare

Nel momento in cui lo dici a tutti e tutti lo fanno, tutti si commoditizzano. Eh?? In parole più semplici. Avrai notato sempre più persone abbiano iniziato a fare dirette Facebook e a pubblicare video come non ci fosse una domani tramite cui spiegano dal loro punto di vista la tal cosa e il dato argomento. Stupendo.
Viviamo nell’epoca non dell’informatizzazione e basta ma dell’informazione allargata e algoritmizzata. Significa che se l’algoritmo – in base ai gusti, ai click, al tempo di permanenza, etc. – decide che il tuo post è interessante, lo agevola, altrimenti, pufff: dimenticatoio.
Prima l’onere dell’informare era in mano ai soli giornalisti e l’informazione era tacitamente autorevole quanto l’onere dello scrivere libri fosse competenza dei soli scrittori. Ora tutti informano, tutti dispensano video e tutti insegnano. E ci sta, dato che ognuno – ritengo fermamente – può avere potenzialmente una specializzazione da veicolare, dei contenuti di valore da trasmettere, degli approfondimenti da trasferire.
Ma li devi avere e devono essere tosti. Perché devono fare solo una cosa: SERVIRE A QUALCUNO.
E soprattutto devono essere corredati da risultati ed esperienza consolidata, altrimenti sei un fuffaro come tanti che si improvvisano guru della tal cosa. Altro termine dei nostri giorni. Guru. E anche fuffaro.
Lo dico e lo ripeto: è come fossimo antenne collegate: riceviamo un segnale, lo elaboriamo, lo restituiamo.
Chi è in frequenza lo riceve, lo elabora, lo invia e chi è in frequenza lo riceve e via dicendo.
La questione è questa, a mio avviso. Ognuno prova a giocarsi le proprie carte nella corsa alla competizione più agguerrita di sempre: per emergere – e tra le masse una precisa percentuale di elementi che vogliono emergere c’è sempre ma non sempre c’è quella che ce la fa – devi differenziarti.
Marco Montemagno, che cito spesso, suggerisce di fare video video video, perché il video è la modalità di comunicazione del momento. Ed è vero, per carità.
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Prima a fare i video erano in pochi e li guardavi. Poi i video hanno iniziato a farli in tanti e hai iniziato a guardarne di più. Poi i video hai pensato di farli anche tu e intanto che tutti si mettono a fare video ci sono talmente tanti video di persone che ti spiegano le cose che anche fare e comunicare tramite video è diventato una commodity e ci si è commoditizzati, inesorabilmente, inevitabilmente.
Che fare?

Quale sarà il prossimo step della comunicazione delle proprie competenze?

Cosa succederà quando tutti saranno emersi dal loro torpore e saranno diventati tutti comunicatori fantastici?
Provo ancora a darMI una risposta, dato che la domanda mi intriga (e intriga anche le persone alle quali l’ho rivolta 150.000 volte ultimamente).
The answer is: Differenziarsi attraverso barriere all’entrata ALTE.

Differenziarsi = Fare qualcosa che gli altri non sono in grado di fare che altrimenti farebbero o avrebbero già fatto prima di te.

Vivere nella disparità è la maggiore democratizzazione possibile 🙂

Gli altri sanno perfettamente in cosa sei sostituibile e lo dico da imprenditore che di mestiere fa libri, figuriamoci. Ma sanno anche perfettamente in cosa non lo sei.
COSA è commodity, ad esempio fare libri. COME li fai fa tutta la differenza nel mondo.

Come lo fai ti da tutta l’unicità, la specializzazione che serve per arrivare ad essere percepito come unico. In pratica, se non lo fai in maniera abbastanza diversa è come lo facessi come tutti gli altri.

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Fare libri è una commodity. COME farli è il fattore unico e l’essere primo nella mente del cliente è esattamente la conseguenza del modo che hai di farli. Possibilmente in maniera eccellente. E comunicare l’eccellenza no, non lo fanno tutti.
Quando sei sostituibile, sei una commodity ed è un problema. Ma fortunatamente è un problema che può essere risolto e va risolto. Il modo c’è.
Emergere dal mucchio si può.

“Dream without fear, love without limits, and let your life sing its song.” – Dilip Bathija

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Lo spiegavo nell’articolo Sergey Brin, l’adrenalina e la competitività – come saltare da un aereo senza essere presi per pazzi, anzi in cui prendevo spunto da Mr Brin, uno dei fondatori di Google, presunto malato di adrenalina trovando man forte nella sua attitudine a mantenere alto il suo livello di eccellenza praticando sport estremi. Essendo un paracadutista mi sono esaltato tantissimo 🙂
Quando situazioni, imprese e persone sono commoditizzate e non hanno alternativa se non competere sul prezzo devono fare una cosa sola e una soltanto: de-commoditizzarsi.

Per farlo, il lavoro da fare è sul proprio brand. Se lo fai a livello personale lo devi fare a livello di Personal Branding.

Avere una grande visione e differenziarsi rispetto al resto del mondo è un qualcosa che sembra avere a che fare con teorie astratte ed invece ha un impatto estremamente pratico perché passa tutto a livello base, a livello della persona.

Comunicare la propria personalità de-commoditizza.

Quando inizi a comunicare lo sviluppo della personalità della tua squadra formata da:
1. elementi con a loro volta personalità e da
2. un’organizzazione con personalità e inizi a trasmettere il valore unico di cui sopra, a prescindere se da video o tramite qualunque altro medium, inizi a distinguerti e le persone -> clienti, fornitori, partners, organizzazioni a loro volta, se ne accorgono.
Si accorgono di qualcosa di unico.
Se quel qualcosa di unico lo fanno tutti, allora non è unico. Allora utilizza le alte barriere all’entrata.

Se è facile, allora lo fanno tutti e il livello è basso. Se è difficile allora sono in pochi a farlo e saranno attratti.

Ho personalmente sviluppato un modo moooolto competitivo per de-commoditizzarsi.

Faccio lanciare le persone dagli aerei.

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Lo farai anche tu? Se ti viene una strizza a livello di pancia significa solo due cose: sì, se la strizza ti provoca solletico. No, se la strizza ti manda in panico. In quel caso lascia perdere: lanciarti da un aereo non fa per te e nessuno ti costringerà comunque mai.
Ma se il solletico alla bocca dello stomaco ti piace, il corso di formazione UNICO al mondo in cui sviluppi la tua leadership personale saltando da un aereo fa per te.
L’ho studiato e sviluppato per le aziende: l’ho perfezionato per gli imprenditori e i loro collaboratori. L’ho strutturato a livello profondo tramite l’intervento di ben quattro tra i migliori formatori in assoluto in Italia, di cui due psicoterapeuti e scrittori, di cui uno esperto in negoziazione con il subconscio.
Costruiremo le basi solide su cui si fonderà la tua nuova squadra imprenditoriale attraverso due Team Building dal carattere fortemente unico ed innovativo per strutturare la personalità della tua squadra e della tua organizzazione.
Se il tuo 2017 ti sta già chiedendo molto e tu vuoi dare di più ed ottenere di più, ora è il momento.
Sono aperte le iscrizioni per i Team Building Outdoor e TBO Deluxe. Chiedi informazioni qui.

Affrettati perché a marzo la stagione inizia e noi ci stiamo già imbragando, pronti per il prossimo decollo.

Costruisci la tua influenza sul mercato in un modo completamento diverso da tutto il resto.
Rafforza il tuo brand personale ed eleva il tuo profilo aziendale dando gas alla tua SQUADRA.
Paracadutismo per la Leadership.
PS: abbiamo deciso di includere un valore aggiunto davvero incredibile. Scopri qui quale.
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Come la perseveranza schiaccia senza pietà talento, genio e istruzione

Probabilmente gli unici due pazzi che sono andati al cinema a vedere The Founder due volte di fila siamo io e il mio amico Alessandro. Alessandro è membro onorario del nostro CdA. Il nostro è un CdA atipico però. Al momento siamo in tre, siamo tutti e tre membri onorari, siamo tutti e tre presidenti, siamo tutti e tre amministratori delegati.
La nostra azienda si chiama Gruppo dei Pari. E ci stiamo espandendo. Da SRL diverremo presto una SPA e non di quelle dove si sta ammollo ore. Abbiamo in mente di quotarci. Nella nostra azienda cresciamo ogni giorno perché ci sosteniamo e gli sviluppi di ognuno sono gli sviluppi di tutti. E non sempre accade ma il mercato paga. Alla lunga sì. Perseverando sì.
I nostri obiettivi sono supportati dal CdA e ci rendiamo conto l’un l’altro, nel senso che ci riferiamo. Ci utilizziamo come riferimento reciproco.
Non che non abbiamo proprio un ca..o da fare ma forse una cosa l’abbiamo capita. Andando a vedere The Founder abbiamo acquisito circa due ore x2 di formazione di alto livello a soli 9 euro x2. Conviene.
Alto livello?
..McDonald’s?
Su Ray Kroc, la considerazione prima e spontanea – anche alla seconda visione – è stata che è stato: un discreto figlio di androcchia.
Eppure a me Mac faceva una gran tenerezza, forse impersonato da un attore dalla figura bonaria e innocua. E Kroc era tutto fuorché un gran tenerone.
La tenerezza è nemica del business.
Tuttavia, la morale ti rende invincibile, quando il business lo sai fare bene e le idee in testa sono chiare. Anche grazie ad un’attitudine alla perseveranza davvero fuori dal comune.
Uno dei passaggi chiave all’inizio del film è il momento in cui Ray inizia ad ascoltare il disco The Power of the Positive che trova in una delle migliaia di camere di motel in cui era solito dormire nei viaggi di lavoro commerciale percorrendo in lungo e in largo il Paese.

Persistence.

“Perseveranza:
Niente al mondo può sostituire la perseveranza.
Né il talento: che c’è di più comune degli uomini di talento che non hanno successo?
Né il genio: il genio non ricompensato è di fatto un luogo comune.
E neanche l’istruzione: il mondo è pieno di cretini istruiti.
Soltanto la perseveranza e la determinazione sono onnipotenti.
Dimostra che niente mai ti potrà sconfiggere e puoi raggiungere la serenità, una salute migliore e un incessante flusso di energia.
Se ti prefiggerai ogni singolo giorno il raggiungimento di questi obiettivi, i risultati non tarderanno a manifestarsi in maniera evidente.
E anche se può sembrarti una formula magica è dentro di te che costruisci il tuo futuro.
La più grande scoperta della mia generazione è che gli esseri umani possono cambiare la loro vita cambiando il loro atteggiamento mentale.
Oppure, come sosteneva Ralph Waldo Emerson: un uomo è sempre ciò che pensa tutto il giorno”.
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Sa di manfrina motivazionale ma in questo passaggio credo stia tutto il significato del film, delle reali motivazioni di Ray, dello sviluppo della catena dei McDonald’s. E, forse, della reale motivazione che muove le persone nel mondo.
Qualcosa, prima di essere qualcosa – e qualcuno prima di essere qualcuno – è solo un’idea. E di idee ce ne sono di una varietà infinita. Volendo si può anche affermare che l’idea non conta in sé, quanto conta la sua esecuzione.
E se ti dicessi che non sei tu a scegliere le idee?
Che non sei tu ad averle?
Questo è il pensiero/riflessione con cui mi sono progressivamente svegliato alle 7.15 stamattina in piena fase theta, quindi leggi con attenzione perché una mente senza filtri le pensa strane:
Le idee sono nell’aria. Come fossero una stratificazione di nubi.
Sono le idee a scegliere te.
Non sei tu a scegliere loro. Loro si fanno prendere solo da chi è capace di realizzarle e per esserne certe aspettano che nel frattempo tu ti rafforzi e diventi capace di concretizzarle, di eseguirle.
Tu sei sotto che salti per prenderne una ma non sai qual’è. Cerchi di prenderla a caso.
Invece accade che a volte lo sai. Ma la maggior parte no, la maggior parte delle persone non lo sa.
Quando lo sai e all’idea tu vai bene, quando è il momento – e lei lo sa quando è – si lascia prendere.
Perché non vuole essere sprecata. Ci tiene ad essere realizzata. Eseguita.
Quando è lei a scegliere te, ti lascia saltare per anni, anche per decenni. Magari 30 anni.
Ma quando capisce che fai sul serio e tu là sotto continui a saltare per prenderla e vede che ti stai rafforzando e diventando grande, anche lei cresce e diventa sempre più grande. Perseveranza.
Tra l’intera popolazione mondiale nel 1954, l’idea del McDonald’s in leva ha scelto Ray Kroc dopo 30 anni che se ne stava sotto a saltare per prendere un’idea e poi un’altra e poi un’altra ancora e lei era già lì che lo aspettava.
Mentre lui saltava lei cresceva perché lui cresceva.
Finché, una volta diventato grande abbastanza, si è fatta prendere affinché assieme diventassero grandi, ancora più grandi e lo erano già nella testa di lui e nell’essenza di lei.
Oggi McDonald’s è uno dei primi proprietari immobiliari sul pianeta, impiega quasi 440.000 persone e da da mangiare ogni giorno all’1% della popolazione mondiale.
«Ho scoperto che riuscivo a influenzare i desideri della gente: venivano per un caffè, e se ne andavano con una coppa di gelato guarnita».

Persistence.

Persistence is the key.

Sul tachimetro non conta quanto vuoi correre, conta quanto stai correndo

L’energia comportamentale è l’unica energia che conta. Sono appena rientrato da una corsa, la terza in tre settimane (Runtastic mi computa un totale di 16,05 km – stimola bene questa cosa). Oggi cinque chilometri di cui quattro a bomba. Niente di che, sono tutto fuorché un maratoneta 🙂
Mentre corro sento le tossine che schizzano via. Utilizzo il momento della corsa per stare con me. Il dialogo interno parte da solo come una macchinetta e a voce alta mi viene anche e soprattutto da mandare a quel paese tutte quelle situazioni in cui mi sento e mi sono sentito a disagio.
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Beh, non capita anche a te di sentirti a disagio mai? E di mandare a quel paese qualcuno, nooo?
Per me è stato un super anno.
Ho portato il Sindaco di Verona Flavio Tosi in azienda, sono stato in Diesel, sto facendo affari per l’editoria con uno dei più noti formatori in Italia, ho prodotto libri di amici tra cui Andrea Cirelli che è in Radio Deejay con Fabio Volo ogni 3×2 per parlare del suo libro (Il tuo corpo ti dice come diventare felice), ho organizzato una Mostra con l’Università degli Studi di Verona (La magia dei Colori per Grafiche AZ), conosciuto Marco Montemagno di persona e incontrato il più grosso distributore indipendente in Italia, ho fatto un fuoricampo col paracadute e fatto il mio primo sgancio, sono stato da Alfio Bardolla per una coach personale, ho sviluppato Paracadutismo per la Leadership, sono stato a Los Angeles, Chicago, Francoforte, Londra, etc. Bla bla.
C’è chi fa molto di più. C’è chi fa meno e rende molto di più.
Tante belle cose, infatti. Ah, ho anche quasi raddoppiato il mio apporto commerciale nell’azienda di famiglia.
Mi dicono, anzi, fanno capire, che è tutto normale. Praticamente dovuto. Lo devi fare e basta.
Infatti, c’è quel tarlo, quel tarlo che mi dice “Leonardo, non stai facendo ancora abbastanza. No, non ci siamo ancora.. Mi dispiace”. E uso il mio blog per dirlo, per urlarlo al mondo intero. La tossina regina che schizza fuori.
Un po’ come quel professore di Lettere al liceo che non mi ha dato una sola soddisfazione per una sufficienza scannata per tutto il triennio. Ci mettevo l’anima nei temi e se era sei era meno meno. Uno non bastava, meglio due. Si avvicinava di più al cinque mezzo ma era meglio. Fanculo 🙂
Alla maturità, però, la soddisfazione è arrivata. Non ricordo bene ma mi sembra la commissione esterna avesse ritenuto idoneo alla maturità il mio tema con un punteggio di otto e mezzo.
Allora non ero io un asino, era il tarlo.
Già. Non mi basta mai.
So che se dovessi incontrare il Papa e il Dalai Lama assieme in udienza privata a casa mia per me non sarebbe ancora abbastanza. Forse perché sono ambizioso – bada bene, non ho detto troppo ambizioso.
O forse perché so che si può sempre fare meglio.
Perché conta una cosa soltanto.
I risultati? Sì, i risultati, paradossalmente, contano come primo step.
Io i risultati li raggiungo anche. Sempre o quasi sempre, umanamente parlando. I risultati non sono lo step definitivo.
Ti sto per dire una cosa pazzesca, lo so, che ho capito nella mia corsa di prima mentre sputavo fuori l’ennesima tossina. La tossina natalizia del 2016.
Conta l’energia comportamentale.
Conta quel tarlo che ti dice fai ancora qualcosa in più. Arriva fino a Casa Pozza e invece la superi. Arrivi all’80,5% di fatturato in più per pensare che non è abbastanza perché sarà l’800% che ti farà fare il salto.
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L’energia comportamentale è quella cosa che ti fa arrivare dove vuoi ma quando ci arrivi ti dice:

OK, bravo, ora non credere di essere arrivato perché sei ben lontano da dove dovresti già essere.

Sul tachimetro c’è una lancetta che indica la velocità con cui stai viaggiando. Non conta che tu dica voglio andare veloce. Conta solo il numero indicato dalla lancetta.
Se non sei soddisfatto, è normale. Se vuoi correre più forte ricordati che in questo momento c’è chi lo sta già facendo. Mentre c’è chi sta correndo veloce la sua maratona e la vince, c’è chi ha vinto il Triatlon. E chi ha vinto il Triatlon tre volte. E via dicendo. A questi non basta mai.
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COSA POSSO FARE PER TE?

Voglio dirti con precisione di cosa mi occupo. Non tanto perché a te freghi qualcosa ma per quello che posso fare per TE.
A scanso di equivoci, se pensi che mi occupi un po’ di tutto voglio farti capire che non è così.
Io mi occupo in campo imprenditoriale di editoria e sono appassionato di orientamento e formazione.
Fine.
Ho declinato e sviluppo ogni giorno il mio lavoro dando il meglio per il mondo dei libri. Amo leggere e so quanto sia utile. Sprono bambini e studenti a farlo, stimolandoli, quando vado a parlare nelle scuole e quando sono le scuole a venire in azienda a vedere il processo di produzione dei libri.
Quando vado nelle scuole a parlare di imprenditorialità vedo quanto la cosa funzioni alimentandomi dell’entusiasmo degli studenti perché apprendono di avere un futuro nonostante media e altri ci mettano del loro per rubarglielo. Trovo questo atteggiamento vigliacco e complice.

Ho due figli e desidero un mondo migliore per loro.

Avendo sperimentato la formazione in maniera molto interessante, ho pensato di trasferirla in due modi, oltre a produrre fisicamente questi magici strumenti di acquisizione della conoscenza chiamati ..libri:
A) attraverso l’analisi grafologica per restituire in maniera chiarissima e inusuale l’attitudine delle persone.
B) attraverso il loro esprimersi in gruppo in condizioni “forti” da un punto di vista emozionale. Da qui il mio format paracadutismo per la leadership ove le persone hanno la possibilità di sviluppare e padroneggiare la loro leadership saltando da un aereo.
Impossibile? Provalo.
Il paracadutismo mi ha cambiato la vita e l’ho da subito concepito e considerato come un corso di formazione di altissimo livello e avanzatissimo. L’ho tradotto per tutte le persone che non lo praticano tutti i giorni e vorrebbero sperimentare cosa si prova saltando da un aereo vivendo le stesse emozioni ma soprattutto portandosi a casa uno straordinario mix di determinazione e coraggio (saltare da un aereo non è da e per tutti), autostima portata al livello che dovrebbe essere già per rimanerci sempre, a quel livello (purtroppo sono molteplici i fattori di abbassamento dell’autostima legati all’ambiente, alle persone che si frequentano che ti tirano giù, etc.), strutturando la forza interiore attraverso la passione: tutti fattori che messi insieme sviluppano la leadership che – va sempre ricordato – è un’abilità che può e deve essere acquisita.
Contattami senza indugio per avere informazioni più dettagliate:


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Wake Up Call – darsi una svegliata per non fermarsi più anche senza dover essere fenomeni in economia

Non smettere mai di imparare, questo è il jingle che mi riecheggia nella testa dopo essere stato due giorni al corso sulla formazione finanziaria promosso dalla scuola più grande d’Europa in tema di entrepreneurship indipendente. Frequento Alfio Bardolla e ABTG da più di 5 anni ormai e sto maturando la consapevolezza della missione che sta mano a mano prendendo forma:

–> quella di rendere la finanza accessibile a tutti, lontana da quella in giacca e cravatta che parla un tecnichese distante dalla comprensione delle persone.

In aula, o meglio, a teatro – il Teatro della Luna – eravamo in 1733. Al precedente Wake Up Call di Rimini eravamo in un migliaio. Quello che vuole fare Alfio è diffondere una nuova cultura d’impresa e d’imprenditorialità. E si sta quotando per farlo al meglio azzannando un mercato presidiato ormai esclusivamente dall’unicità del suo modo easy di trasferire i concetti dell’imprenditorialità moderna al più vasto numero possibile di persone con lo scopo di costruire una nuova consapevolezza economica e finanziaria.
Perché, come Alfio dice, non esiste una sola economia, esistono due economie. Quella macro economica fuori dal tuo controllo; e la TUA economia, quella sulla quale puoi intervenire grazie a conoscenze che puoi acquisire e a competenze che puoi sviluppare ma che non vengono insegnate sui banchi di scuola.
Bene: cos’ho imparato da questi due giorni? Cosa mi sono portato a casa?
Un sacco di cose. E ora te ne snocciolo più che volentieri alcune.
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–> Punto 1.

Viviamo in un tempo esponenziale. Entro il 2030 – praticamente dopodomani – l’80% dei lavori di oggi non esisterà più. Se mi segui da un po’ sai che in testa ho il tarlo del futuro e di come esso sarà lasciato ai nostri figli. La mia ossessione è quella di contribuire a costruire un mondo migliore in modo da poterlo lasciare migliorato ai nostri figli. E – possibilmente – migliorato abbastanza lestamente da poterne godere un po’ (tanto) anch’io nel momento presente.
L’Italia ha necessità in quest’epoca di cambiare. L’Italia si può cambiare e per cambiare l’Italia si deve intervenire al livello delle persone comuni, a livello di mindset, di mentalità, di attitudini e di orientamento al cambiamento.

Per cambiare è necessario che le persone cambino.

Ma le persone NON vogliono cambiare perché non sono progettate per cambiare ma per rimanere nel proprio brodo, al sicuro e al caldino.
E chi cambia allora?
Chi sta cambiando le regole del gioco.
Chi sta cambiando le regole del gioco tiene assolutamente conto del fatto che le masse non vogliono cambiare e sono recalcitranti al cambiamento.
Darsi una svegliata è f o n d a m e n t a l e. Il tema è che Wake Up Call è proprio la chiamata ad alzarsi e fare.
Fare cosa?
Innanzitutto, come detto, cambiare il set mentale serve ad armarsi di nuove conoscenze che diventeranno nuove competenze tramite l’azione e l’esperienza affinché queste si trasformino in capacità.
Fare cosa, quindi?
Trasformare le conoscenze in competenze.

“Quelle che mi hanno portato fino a qua non sono le stesse abilità che mi porteranno più in là”.

Fin qui tutto chiaro?
Imparare ad usare la propria mente con piena consapevolezza agevola. E agevola molto. Certo, non agevola essere in balia degli eventi e degli altri. E se gli altri sono parte attiva nella nostra vita e nel nostro ambiente, sono anche il fluido nel quale ci avvicendiamo ogni giorno nuotandoci dentro. E vien da sé che se sguazzi in uno stagno maleodorante la tua salute mentale (e fisica) non sarà propriamente alle stelle.
Se non si ha il controllo di dove ci si trova, sarà difficile poi andare dove si vuole andare.
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–> Punto 2.

Le persone coraggiose non sono quelle che non hanno paura, sono quelle che agiscono nonostante la paura.

Ma quanto è bella questa frase? Bellissima. Ma non serve a niente se continui ad avere paura senza agire. La paura va sovrascritta, come fosse un file in un hard disk. Ed esistono molti modi per sovrascrivere la paura. Ad esempio, c’è stato un momento in cui ho avuto la necessità di crescere velocemente. Alcune vicissitudini personali anche gravi avevano richiesto da parte mia parecchio impegno psicologico e sopportazione anche emotiva. Mi sono informato e iscritto per il corso AFF – Accelerated Free Fall – e in 11 salti ero in grado di lanciarmi da un aereo da solo.
Quando salti da un aereo da solo le prime volte il mondo ti diventa una cosa piccola piccola, tu ti senti grande e i problemi sono più piccoli di te. No, non è un illusione, è un modo semplice ed efficace di crescere e si può crescere anche velocemente. Non è che ci devi mettere una vita a crescere.
In 5 anni noi viviamo quello che i nostri nonni vivevano in 75 anni. Abbiamo più esperienza dei nostri genitori nella metà degli anni. Viviamo in un mondo esponenziale per l’appunto. E diventare paracadutista per me ha segnato un notevole salto quantico.
Ho tutt’ora paura. Ma mentre le prime volte mi saltava il cuore in gola per l’adrenalina, ora non vedo l’ora si apra il portellone e il pungente odore della benzina avio mi penetri nelle narici, pronto a spiccare il balzo, da solo o con i miei amici che nel frattempo mi sono fatto saltando.
La leadership è una caratteristica fondamentale.

PARACADUTISMO PER LA LEADERSHIP È IL PRIMO CORSO IN CUI IMPARI LA LEADERSHIP SALTANDO DA UN AEREO

Ed è una caratteristica acquisibile e sviluppabile. Perché, per prima cosa, ti aiuta a dirigere te stesso, prima che gli altri. E comunque prima di dirigere gli altri non puoi non dirigere te stesso. E, comunque, se non dirigi te stesso, beh, saranno gli altri a farlo.
Ed è per questo motivo che ho voluto disegnare un corso per la leadership saltando da un aereo. No, tranquillo, non salterai da solo. Per quello dovrai fare il corso che ti menzionavo poco fa – l’AFF – ma avrai la stessa sensazione di libertà e liberazione, la stessa adrenalina della caduta libera a 250 km/h e avrai la stessa sensazione che prova un vero paracadutista librandoti nell’aria e sentendoti il vento sulla pelle a 1000 metri sospeso a guardare il panorama imbragato ad un istruttore e con una vela sopra la testa. E se sei bravo e sussistono le condizioni tecniche te la fa anche pilotare.
Eventbrite - PARACADUTISMO & LEADERSHIP: il primo Seminario sulla leadership in cui salti da un aereo

–> Punto 3.

Il ruolo del gruppo dei pari è imprescindibile. Costruire il gruppo dei pari dove condividi i valori, generi e sviluppi le idee, è:

f o n d a m e n t a l e.

Ti fa rimanere focalizzato, ti fa andare a palla e stai bene e sulla retta via perché spalleggiandoti con persone che hanno la stessa ambizione e visione rimani sul focus e senza troppe distrazioni.
Perché da solo fai ma fai fino a un certo punto. Con gli altri fai meglio e fai di più.
Il mio amico Alessandro Ferrari dice: da solo partecipi, con la squadra vinci.
Le idee che generi e sviluppi diventano, tentativo dopo tentativo (e fallimento dopo fallimento) alla fine i fatti e i risultati che contano, forse e alla fine, qualcosa. Come ha detto Francesco Facchinetti nel suo intervento – peraltro molto centrato – perdendo un match, da lì nasce la vittoria.

A un certo punto tutte le cose piccole fatte si sommano e diventano esponenziali.

È sempre l’attitudine a determinare le scelte.
È così come il ruolo dell’imprenditore quando interpreta sé stesso: o è schiavo del proprio lavoro e della sua partita IVA o sposa il ruolo di innovatore che genera e sviluppa qualcosa di nuovo, di diverso e contribuisce a fare un piccolo balzo in avanti all’umanità.
Il compito dell’imprenditore è principalmente INNOVARE e TROVARE I SOLDI PER REALIZZARE LE NUOVE IDEE.
Gli imprenditori si comprano i dipendenti e i liberi professionisti e hanno bisogno degli investitori.
Gli investitori.. si comprano gli imprenditori.
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Chi sei tu per dirmi questo?

Non do opinioni, non sono un opinionista e nemmeno un formatore. Non insegno, non sono un professore e mi guardo bene da chi si mette sul pulpito senza averne le credenziali.
Perché quando qualcuno si erge.. emerge con i fatti, o niente. Se qualcuno insegna senza fatti.. qualcosa dentro, a livello di stomaco, mi urla una tale incoerenza che sto a sentire solo per capire fino a quale punto questo si sta spingendo mentendo a sé stesso.
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Chi urla il proprio sapere senza fatti o con fatti insufficienti continuando a dirti che lui è, che ha fatto questo e quest’altro, che a lui sarebbe dovuto questo e quest’altro perché, che sono gli altri a non capire, sta solo pretendendo qualcosa che non gli è dovuto.
Gli altri sono il miglior termometro per capire se stai agendo per ego o per costruire qualcosa. Se stai agendo per ego gli altri non ti cag..o. Gli altri hanno talmente tanti problemi da smazzarsi che non gliene frega niente dei tuoi e gliene frega ancora meno di te e del tuo ego, il tuo io-bambino che urla richiamo di attenzione.
Specie se capita che quel bambino sia intrappolato nel corpo di un adulto.
Se stai agendo per costruire qualcosa di buono e di utile per te e per gli altri – e magari per il mondo – gli altri poco a poco si svegliano dal loro torpore e poi mano a mano iniziano ad alzare la testa indicando e dicendo hey, fico!

Ma quando si parla di altri, di chi si sta parlando? Di te, di me, di loro, di tutti..
Noi siamo gli altri. Noi siamo il termometro costante degli altri e siamo gli altri. Quando sono io a rivolgermi al mondo, mi rivolgo agli altri.

E agli altri cosa interessa di me?
Ma di me nulla!
Di cosa ho da dire, forse, qualcosa. Da fare per loro, qualcosa di più.
Dipende solo se quel qualcosa gli serve. Fine.
Semplice no?
Ecco perché, almeno dal mio modo di vedere le cose, se non sei nessuno è meglio fare il termometro. MA.. c’è un ma. Che nessuno è nessuno.
Tutti si è qualcosa e tutti – forse – hanno qualcosa da raccontare, purché.. non sia l’ego a parlare ma quel qualcosa che ti spinge a farlo per spirito di servizio, un’attitudine atta a condividere, aiutare, dare uno spunto in più, fornire l’idea che mancava, contribuire, dare una mano, creare qualcosa di nuovo.
Bene.. chi sei tu per dirmi questo?
Sono una persona che vede le cose. Come te, come tutti gli altri.

Quello che mi sono messo in testa di fare è cercare di trarci un senso in base alla mia esperienza personale per restituirle elaborate allo scopo – possibilmente – di aggiungere qualcosa e – possibilmente bis – di dare valore all’esistente per aiutare a vedere quello che magari non si sarebbe visto se non da un punto di vista diverso.

È una domanda che mi pongo già da solo, e lo dico a scanso di equivoci, sulle mie riflessioni che non sono e non vogliono essere lezioni. Per carità.
MA (sì.. ma bis anche qui):
no, non ti rispondo: “no guarda, non sono nessuno per dirti questo”. Ti dico più amabilmente che..
Io sono io. Con la mia visione, le mie esperienze e il mio intelletto che deriva da intellìgere che significa leggere dentro, quindi interpretare e assorbire per restituire.
Io sono io come tu sei tu. Né più e né meno di quello.
Per assorbire e restituire uso i media messi a disposizione come questo blog, facilmente e gratuitamente, anziché scriverci un libro.
Anzi, sto scrivendo anche quello ma è ancora un po’ indietro e allora intanto scrivo qui.
Ormai sai che il mio lavoro è fare libri, vuoi non mi faccia il mio?? Li faccio per gli altri, verrà anche il mio turno 🙂
Seriamente, fare libri è uno dei migliori lavori del mondo, credo. E fortunatamente ho a disposizione know how, competenze, personale, macchinari e rete di conoscenze per farlo da più di quattro decenni. Sì, ho detto fortunatamente perché in Grafiche AZ bene o male mi ci sono ritrovato. Volente o nolente perché sono di seconda generazione. Ma ti dico anche, almeno in parte, per merito (leggi qui come può essere intesa in maniera molto pratica la differenza tra fortuna e merito, vedi la foto qui sotto) perché assieme alla mia squadra stiamo facendo delle belle cose e stiamo contribuendo ognuno con il proprio apporto per valorizzarlo.. e ci stiamo riuscendo! 🙂
Ho portato di recente mio figlio di nove anni a sentire il grande Livio Sgarbi di Ekis e parlava proprio di merito e fortuna. A lui devo le considerazioni che mi si sono dipanate nella mente con una chiarezza inedita rispetto a prima grazie al tour che Livio sta compiendo: The Turning Point.
E quindi anche il libro arriverà. E anche il tuo, se vuoi.
Anzi, in mente ho una collana di pubblicazioni.
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Intanto quello che voglio fare qui è riflettere e condividere le mie riflessioni.

Voglio mettere a disposizione.

In un bel libro che ho letto di recente e curato nell’edizione italiana da Ivan Nossa e co-scritto con Joe Vitale Trasforma in oro tutto ciò che tocchi, nel contributo di Melissa Dormoy trovi un’interessante definizione di successo:

Questo è vero successo. Condividere il centro di quello che siamo con gli altri. In qualsiasi modo scegliamo di manifestare quella condivisione; questo è il successo nella sua forma più elevata.

Come a dire che del successo te ne fai certamente da solo.. ma da solo condividi ben poco.
Il riconoscimento deve prima arrivare da se stessi, guai se lo attendi solamente dagli altri.
Quindi, se dovessi chiedermi chi sei tu per dirmi questo io ti rispondo:

Io sono io e ho tutta la voglia di condividere per crescere assieme.

Embè?
Nell’era informatica e dell’accesso immediato alla conoscenza e in cui è possibile accedere a più persone contemporaneamente.. ti parlo perché io sono io. E come dice il mio amico, formatore e scrittore Sebastiano Zanolli, parlo solo di ciò che ho vissuto.
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Le persone che hai attorno sono un turbo. O il tuo freno a mano (per) sempre tirato

Osservo con maniacale attenzione le persone che funzionano da quelle che non funzionano. E, chiaramente, mi pongo la domanda rivolgendola a me stesso con spietata franchezza ed anche un po’ di severità:

  • chi sarei e cosa farei, sempre io, in un ambiente diverso?

Parto dal presupposto che nel ritenerci responsabili sempre per le nostre scelte, il risultato di quello che siamo e abbiamo nella nostra vita parte esclusivamente da noi.
Più esattamente, parte e ritorna da noi. Sempre. Con una precisione strabiliante.
Quello che siamo oggi è il risultato di quello che siamo stati tempo prima.
Le scelte di sei mesi fa, oggi sono manifeste.
Persino decisioni prese anni addietro da terzi, oggi sono la risultante precisa di quello che è stato.
Questo ci da un potere immenso perché con la decisione di oggi e la pazienza del frattempo, fra sei mesi, in teoria, abbiamo la manifestazione della scelta.
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Ovvio che parlo di sei mesi in maniera indicativa ma è un’unità di misura che vedo essere il lasso di sviluppo dei miei programmi, in un flusso pressoché costante.
Noi imprimiamo costantemente l’etere di senso. Noi per noi e gli altri e gli altri per loro e noi.
Ora, tornando alla domanda iniziale, in quale misura incidono gli altri nella manifestazione dei NOSTRI risultati?
Incidono eccome. Gli altri incidono. Il libero arbitrio è il nostro motore, cioè le scelte che compiamo e dove vogliamo essere di qui nei sei mesi che dicevamo.
Ma oltre al libero arbitrio c’è il contesto.
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Nella concezione di piena responsabilità gli altri c’entrano poco. E questo è un errore.
Le persone attorno sono il nostro turbo. O al contrario il freno a mano.
In pratica, gli altri si dividono in tre categorie quando vuoi realizzarti e non puoi non tenerne conto:

  • gli ostacolatori
  • gli indifferenti
  • i facilitatori

A parità di capacità (intesa come l’abilità di essere capaci di svolgere il mix tra competenze e talento), competenze e caratteristiche peculiari (il fattore di unicità che ti contraddistingue tra tutti gli altri esseri umani del mondo) che hai sviluppato e frutto del tuo impegno, quanto tempo in meno impieghi se attorno hai i facilitatori?
E se attorno hai gli indifferenti che non gliene può fregare di meno di chi sei, delle tue intenzioni e dell’impegno che ci metti?
E se attorno hai persone alle quali non conviene tu cresca e lentamente ma inesorabilmente ti ostacolano? Quasi senza che tu te ne accorga. Come la rana cotta lentamente nell’acqua tiepida che mano a mano diventa bollente.. e ti solo perché ti fidi delle persone che hai attorno (e che magari non ti sei scelto), ti fai fregare.. mai successo?
Se pensi di poter fare tutto da solo, non funziona così.
Da solo fai molto. Ma non abbastanza. I facilitatori posso aiutarti, non che da solo, alla fine, non riesca ma credimi: se tutto diventa uno sforzo sovrumano il fatto di essere un supereroe non paga.
Serve fare le cose presto e bene, i risultati possono essere raggiunti anche con fluidità.. che non significa siano facili. Ma almeno non sono ostacolati.
Se sei solo, fai poco.
Ecco l’importanza di avere attorno i tuoi pari con una visione simile, un background culturale simile e obiettivi simili.

  • Tu, per gli altri sei un facilitatore o un ostacolatore?
  • Come genitore insegni la facilitazione o la tribolazione ai tuoi figli per raggiungere le cose?
  • Cosa fai per supportare gli altri?

Perché..
La cosa funziona in modo bidirezionale.
Ci sono genitori che nella buona fede di far guadagnare le cose ai figli nella mentalità che le cose bisogna sudarsele, imprimono una mentalità di miseria e frustrazione affinché le cose siano difficili da raggiungere e che si debba sempre faticare, come la tribolazione faccia parte sistematicamente delle cose.
Non lo metto in dubbio. Ma osservando chi funziona vedo che non tribola. Anzi! Vedo che è in grado di far girare le cose fluidamente in un equilibrio tra profusione d’impegno, preparazione e abilità di contornarsi delle persone giuste. Queste ultime sono i facilitatori.
Nessuno dice sia facile, anzi, è dura ma NON nel segno della sfiancante battaglia per raggiungere il nulla.
Contornarsi di facilitatori fa la differenza.
E loro hanno a loro volta bisogno di te. Se attorno hai gli ostacolatori.. Auguri.
Ma il mio augurio, in verità, è di essere tu il facilitatore che vorresti avere vicino.
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Qual è il tuo scopo?

Nessuno.

L’abitudine di sentirsi dire che ognuno di noi ha uno scopo – chissà da quale destino dettato – ha un effetto collaterale.

Che è una medicina.

Serve a guarire.. momentaneamente. E ha effetti indesiderati. Perché parte dal presupposto che finché non lo trovi, non ce l’hai.

E non avendolo sei inutile perché non hai scopo. In verità il darsi uno scopo alimenta il marketing perché è come ti dicessero: “tu che non hai uno scopo, trova un’identità per te stesso dato che ne sei privo”. Cose così.

E dato che sei privo della tua identità vuol dire che non ce l’hai dentro di te.. ed è fuori che la devi trovare. Fuori! Capito no?

Tradotto: comprala 🙂

È fuori quello che dovrebbe essere già dentro.

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Così in qualche modo accade che ti stai deresponsabilizzando credendo che la responsabilità di trovare lo scopo sia tua e solo tua. E ti affanni a cercarla.. nel posto sbagliato.

Non c’è nessuno scopo.

Se non quello di affidarsi a terzi per riempire l’ipotetico vuoto lasciato da uno scopo fantasma. Non è che cercare il proprio scopo ci renda vuoti, quindi?

Non è che ricercare la felicità implichi di non essere felici? Io mi sono fatto un’idea che sta nella felicità come attitudine.

La felicità è un’attitudine.

Sei felice NON finché accade qualcosa ma prima che accada, a prescindere.

La felicità risiede nel percorso, mentre la cosa.. la fai. Mentre la compi.

In ogni suo singolo istante. Ciò a cui aspiri può anche non accadere mai.

Ma sei felice lo stesso.

A prescindere.

Non finché, ma comunque.

Non solo perché puoi dire “ci ho provato” ma proprio perché come recita un vecchio adagio, non esiste provare.. esiste fare.

Il viaggio ha un ruolo “di senso” nell’esperienza. Perché è il viaggio che permea l’esperienza. Perché è il processo, il percorso, l’insieme degli elementi vivendoli istante per istante che ti fa rendere conto delle cose.

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Non è incredibile?

La mappa, lo schema mentale, dice di solito: “sarò felice quando avrò raggiunto quel dato risultato, quella data cosa, quando avrò fatto, trovato, etc.”.

E già l’uso del futuro lo sposta in avanti ogni volta che lo si pensa/dice. In pratica, così, non sarai mai felice.

In chiave imprenditoriale, tutto questo ha un senso?

Sostengo la cultura del FARE e ritengo che le persone siano di valore nella misura in cui sono utili agli altri.

Lo scopo è uno solo. Essere utili.

In qualsiasi forma possa essere utile una persona nei confronti di altre persone.

Lo scopo ha senso quando rispondi alla domanda: come posso essere utile a qualcuno? In chiave imprenditoriale, sia un candidato o sia l’imprenditore a proporre il suo prodotto/servizio al mercato, dare una risposta “sensata” a tale domanda migliorerebbe probabilmente il mondo.

Ognuno con il proprio scopo.

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