Categoria impresa e imprenditorialità

ESSERE RISORSA E DARE VALORE

ESSERE RISORSA E DARE VALORE

È il messaggio di Ekis.

Quale stupendo progetto per una società di formazione che si fa casa editrice per portare la cultura dello sviluppo personale anche su carta! Nero su bianco.

Con un lavoro dietro davvero importante.

È la progettualità a fare la differenza.

Il sapere COSA fare e perseguirlo. I COME arrivano.

Creare una casa editrice non è proprio facile. Lavoro con editori di tutto il mondo in maniera intensiva tutti i giorni e ho iniziato a muovere i primi passi in reparto, in legatoria, quando ero solo quindicenne.

Fare libri è un gran lavoro dove impegno, preparazione, costanza ed essere sempre sul pezzo sono elementi imprescindibili.

Essere editori oggi è una vera e propria responsabilità:

  • siamo in una economia di scopo, non più di scala.

E quello che si propone deve avere uno scopo ben preciso, altrimenti il cliente passa allo scopo successivo senza tanti complimenti.

È per questo motivo che la qualità, l’immaginazione, la visione, la mission devono essere sempre alte e devono dare tanto valore.

La responsabilità sociale dell’imprenditore di cui mi faccio portatore con intensità è ESSERE GENEROSO. Darsi senza risparmiarsi.

È sicuramente un modo diverso di intendere l’impresa e il fare impresa.

Questo è ciò che vedo in questo magnifico video di presentazione della casa editrice Ekis Edizioni.

Se TUTTE le persone di questo pianeta si sapessero dare e si concentrassero per essere risorsa, generando valore e trasformandosi in opportunità – generosamente e senza risparmio – per se stesse e per gli altri, beh, questo mondo sarebbe il paradiso che è già ma con più consapevolezza.

E c’è un modo davvero molto semplice per accrescere la propria consapevolezza: LEGGERE.

Leggere è uno strumento potentissimo.

Leggere apre mondi.

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

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Leonardo Aldegheri
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COME COMBATTERE L’IGNORANZA E VIVERE FELICI

COME COMBATTERE L’IGNORANZA E VIVERE FELICI

Il fatto che attraverso i canali social molte persone diano aria alla bocca quando potrebbero – e farebbero meglio a – stare zitti è, di fatto, inevitabile.

È la democratizzazione della rete. Una volta c’era la censura, oggi c’è la libertà di opinione.

Due elementi che all’opposto uno dall’altro aprono mondi.

Come regolarizzare i mondi nel continuum?

Grazie a un unico, solo, preziosissimo asset: l’intelligenza.

Oggi tanto si sente parlare di analfabetismo funzionale, termine introdotto in Italia da Frank Merenda nel 2015, uno dei massimi esperti di marketing e vendita che ci siano.

Qui si tratta di incapienza intellettuale. È quella che in veneto si chiama “no rivarghe“.

Oggi, non è possibile rimanere ignoranti o meglio, è possibile ma se lo si rimane è perché lo si vuole, non perché non sia possibile imparare.

Abbiamo una tale ricchezza a disposizione, peraltro anche gratuita, che non informarsi, non documentarsi, non dotarsi degli strumenti utili a discernere non solo è un delitto ma è una scelta vera e propria.

Inconsapevole o no, scegliere l’ignoranza è una decisione.

Grazie a Facebook, LinkedIn, Twitter, Instagram, etc. tutti – tutti – siamo editori.

Tutti hanno la loro linea editoriale, il loro filone, il loro pubblico più o meno targettizzato e pubblicano. Poi ci sono gli editori guardoni ma questa è un’altra storia.

Non se ne rendono conto ma è quello che fanno.

Come per gli editori, la scelta dei contenuti è fondamentale e oggi più che mai chi ha da dire qualcosa lo può fare alla stessa stregua di chi non ha da dire niente ma lo dice lo stesso.

Il problema è sempre quello:

il discernimento ovvero la capacità di usare l’intelligenza che il buon Dio ci ha donato al fine di trasmettere ad altri l’elaborato del proprio vissuto per farne trarre beneficio.

C’è il chitarrista divino che fa ciò attraverso il suo gusto e orecchio musicale unitamente alla manualità e all’uso delle dita, così fa il chirurgo, così fa lo scrittore, il filosofo, in teoria il politico a beneficio del popolo.

Ma cos’è l’intelligenza?

È quello che fai con quello che sai. Ma anche quello che fai con quello NON sai.

(O quello che ti permetti di fare pur non sapendo neanche di non sapere).

Poi c’è l’ignorante che non capisce una beneamata. E parla.

Poi c’è l’altro ignorante che commenta e via dicendo in un loop di alimentazione della favella quando essa dovrebbe lasciare spazio al silenzio cosmico. Anche quello che fai con quello non sai.

Ma apprendo una cosa: se la natura prevede l’ignoranza è anche perché essa serve.

L’ignoranza si oppone alla sapienza, al discernimento e fa riflettere come sta facendo riflettere me ora.

Io sbaglio a giudicare l’ignorante perché è l’ignorante che giudica.

L’ignorante:

  • critica
  • colpevolizza
  • oltre a giudicare.
  • E quando può, condanna.

O mio Dio, ecco dove sta il mio sbaglio: sto dando importanza all’opinione dell’ignorante, giudicando a mia volta e trasformandomi in ignorante (quando non lo fossi già) a mia volta.

Orrore.

È così che qualche notte fa un ragionamento mi è arrivato fresco e cristallino. Non è mio, io l’ho solamente colto, nel mio filosofeggiare notturno:

“Tu non sei i tuoi pensieri.
Tu non sei nemmeno la tua mente.

Tu sei tu.

La mente è il software. I pensieri sono i programmi.
Fai conto che la mente sia il sistema operativo con sopra le applicazioni, i pensieri.

Ma tu non sei il computer.

Tu sei anche il computer. Sei l’anima nel computer e il tuo spirito è te e in te, intriso di te che intride te.

Le applicazioni possono risolverti la vita o anche incasinarla come le volte in cui vai in blocco.

Ma Tu sei Tu.
Sei oltre il computer.

Tu sei l’elettricità che lo alimenta.

L’elettricità è a prescindere dal computer e dalle applicazioni”.

Si dice che l’ignorante viva felice. È che la felicità cui ognuno di noi aspira non è questione di ignoranza, è semmai più una questione di apprezzamento dell’attimo, di quello che Igor Sibaldi definisce combing.

QUINDI?

L’ignoranza non va affatto combattuta. Se la si combatte non si fa altro che alimentarla con la propria, dandole attenzione, quindi importanza e quindi energia.

L’ignoranza.. va ignorata.

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DOBBIAMO GUARDARCI DAL CONFINARCI

DOBBIAMO GUARDARCI DAL CONFINARCI

“Dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia”.

– Sergio Mattarella

Per me questa è una frase bellissima che ci sta dicendo – e lo dice “a tutti”, non solo agli imprenditori di Confindustria – di ricominciare a sognare, anche da adulti.

Perché sognare consente di immaginare, di accedere a quello spazio oltre la mente razionale che fa vedere nuovi mondi.

La mente logica razionalizza ed è utile (o utilitaristica, nell’ottica dell’efficienza), ovviamente.

La parte creativa di noi, quella che ci fa oltrepassare la soglia dei nostri miglioramenti e ci consente di progredire – e quindi di evolvere – invece, ci fa creare.

E non è vero che è “solo” Dio che crea. È come se noi fossimo il suo braccio fisico, esecutivo.

E ogni volta che immaginiamo qualcosa, lo stiamo facendo accedendo alla sua parte creativa, quella che con la nostra dimensione materiale, manifestiamo.

O manifestiamo insieme. Sì, proprio assieme a lui.

Perché, se pensiamo o ancora peggio siamo convinti di non dover o non poter sognare qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, qualcosa di immaginifico – una meravigliosa commistione tra immagine e magnificenzasaremo gli unici responsabili per confinarci da soli ai limiti di un mondo involuto, regresso, fermo, stagnante e che mira solo al mantenimento dello status quo.

Per paura di sbagliare, o ancor peggio, per il terrore di venire giudicati.

Per questo, e per tanti altri motivi, sono sostenitore del libero essere.

(dal video di Confindustria – Assemblea Pubblica 2019)

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COSA SIGNIFICA BUSINESS?

COSA SIGNIFICA BUSINESS?

Lo so, lo so che spesso metto foto di pagine di libri ma sentite che passo.

Cos’è il business? Non è mica una cosa da soli uomini d’affari.

Business letteralmente significa to be busy o being busy 👉 essere occupati.

Cioè occuparsi.

Cioè trovare il modo di trovare occupazione.

Quella che i media mettono in opposto alla disoccupazione, che è un temine bruttissimo perché significa che le persone non sono occupate cioè non si stanno occupando di o per qualcosa.

O non si stanno occupando di trovare qualcosa che le occupi.

O persino, non si stanno preoccupando di occuparsi.

Cioè trovare il modo di occupare i propri spazi, i propri movimenti, i propri pensieri.

IL POTERE – COME USARLO CON INTELLIGENZA

Solo in un’accezione moderna e limitante, business significa impresa / imprenditore / venditore / figurante, etc.

In realtà, il senso profondo, è la meravigliosa attitudine umana e propria al solo essere umano di darsi da fare per fare qualcosa o per combinare qualcosa – che significa, sottovoce:

(abbinare insieme – cioè scegliere gli elementi e in armonia tra di loro e farli fruttare).

Che poi eventualmente nel mondo – cioè nel nel mercato (che evidentemente è sempre qualcosa di molto astratto che però si ripercuote su qualcosa di concreto come, ad es., il tuo portafoglio, ma anche il mio) – qualche altro essere umano apprezza e vuole per sé ovvero sia, comprare.

Eh. È così facile alla fine. O all’inizio..

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COME FARE UN LIBRO

COME FARE UN LIBRO

COME SI FA UN LIBRO?

In Grafiche AZ ci siamo inventati – forse per la prima volta nella storia della produzione editoriale – di dirlo tramite un mini corso in tre puntate che ha avuto un successo inaspettato.

Si chiama MAKING YOUR BOOK ed è via e-mail.

Si tratta, in pratica, di pillole sulla stampa editoriale di pregio con focus sul preparare al meglio i file, su come lavorare sulla resa cromatica, sul relazionarsi al meglio con chi produce ovvero lo stampatore, una figura antica, nobilissima che può fare e fa davvero la differenza nel fare il tuo libro (da qui MAKING YOUR BOOK).

Iscriversi è assolutamente e totalmente gratuito.

Puoi farlo direttamente da qui.

Non arriveranno newsletter promozionali e i dati non saranno MAI ceduti a terzi.

Se vuoi sapere come si fa un libro, è certamente un ottimo modo.

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LE INTELLIGENZE MULTIPLE E L’EDITORIA

LE INTELLIGENZE MULTIPLE E L’EDITORIA

Da sempre ho avuto a cuore un impegno. Quello di compiere al meglio qualsiasi cosa in cui mi applichi.

Ovviamente, ciò vale anche per il lavoro. Capirai, è questione di professionalità. Certo. Ma ci mancherebbe altro.

Partendo dal presupposto che parrebbe non esista un modo univoco per concepire una data cosa in senso assoluto, ne consegue che una cosa fatta bene per te può essere diversa da come la vedo io o Giovanni o Gabriele o Giuditta.

C’è una mente più matematica e analitica, una più linguistica, un’altra più artistica.

Anzi, imporre ad una mente artistica compiti di natura analitica o tecnica, significa probabilmente condurla all’infelicità.

Secondo la Teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner, sono annoverabili ben sette intelligenze distinte, il ché spiega davvero tante cose:

  • Intelligenza logico-matematica
  • Intelligenza linguistica
  • Intelligenza spaziale
  • Intelligenza musicale
  • Intelligenza cinestetica o procedurale
  • Intelligenza interpersonale
  • Intelligenza intra-personale

Per non parlare di quella finanziaria che, oggi giorno, stabilisce lo spartiacque in una economia iper competitiva tra persone che stanno bene e che stanno meno bene, da un punto di vista di libertà di movimento e di gestione del proprio tempo.

Così valutare – quando non giudicare – uno studente o un professionista per IL PROPRIO MODO DI VEDERE LE COSE avendo la presunzione di credere che il proprio sia l’unico modo possibile, non fa che generare persone infelici attorno a sé.

Persone che, data la condizione, producono insoddisfazione quando non demotivazione per se stesse e per quelle vicine.

Fare al meglio il proprio lavoro spesso coincide con il vedere le opportunità dove spesso esse si nascondono.

Se si è per gli altri il sole e li si illumina senza tornaconto, non si avranno problemi di spegnere in loro il loro talento e le loro attitudini e le persone saranno grate per questo.

Si tratta, in pratica, di uno degli aspetti fondamentali, a mio modo di vedere, del mestiere dell’imprenditore.

E fare impresa nel mondo dei libri può anche significare offrire l’opportunità di capire meglio come funziona questo mondo ove pubblicare sembra essere difficilissimo, se non impossibile, ove paradossalmente sono immesse nel mercato editoriale diverse decine di titoli ogni giorno.

Ho la fortuna di essere nato e cresciuto in un ambiente davvero “cosmopolita“.

Fin da piccolo, grazie a mio padre, giravano per casa editori ed illustratori esteri: inglesi, tedeschi, giapponesi, francesi, svizzeri, indiani, austriaci, cecoslovacchi.

E sentivo parlare inglese dai tedeschi, francese dagli italiani, italiano dagli esteri. Insomma, un meraviglioso potpurri fatto di lingue disegni coloratissimi, di libri e di pubblicazioni, di serate estive stupende all’insegna dell’esercizio multiculturale, dove avevo di fatto la possibilità di parlare un po’ di inglese fin dalle elementari e disegnare le farfalle come mi aveva insegnato Stephan Zavrel.

Insomma, una fortuna sfacciata. Che riconosco ogni giorno nell’attività di stampa e produzione di albi meravigliosi.

Poi il tempo passa, i bambini diventano adulti, le cose cambiano.

Cambia l’editoria, arriva internet, alcuni di quei vecchi protagonisti se ne vanno, altri ne arrivano.. cambiano gli usi, i costumi, i gusti, le modalità di pubblicazione, le modalità di produzione.

Cambiano anche le modalità di promozione, naturalmente.

Cambiano le cose perché è cambiato il mondo. Internet ha seriamente minacciato il libro nel 2010.

Arriva il tablet, il kindle, arriva l’iPad e arrivano le app.

Ma nel 2019, incredibilmente, il libro è rimasto quello.

La grande quercia – Gerda Muller, Laura Tenorini (traduttrice) – Natura e Cultura Editore

E la cosa davvero bella è che oggi più che mai nel passato, grazie al libro e alla crescente presa di consapevolezza delle persone (che leggono, si documentano e si informano), è possibile capire la natura di ciascun essere umano, apprezzandone l’individualità non nella standardizzazione ma nella valorizzazione dei talenti.

E ciò senza per forza doverli spegnere come è norma in una mentalità antica (quando non retrograda) – ma apprendendo semplicemente che le intelligenze – e le attitudini – sono diverse, spesso sfumate.

In pratica, multiple.

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IL POTERE DELLA PAROLA DECIDERE

IL POTERE DELLA PAROLA DECIDERE

Ancora una volta ci viene in aiuto l’etimologia. Chi è venuto prima di noi ha posto le radici del nostro modo di relazionarci con le parole (e con le persone) ed esse hanno potere sulla conduzione della nostra esistenza.

Quel potere delle parole è un tipo di potere risolutivo.

Come la parola DECIDERE. E le implicazioni del suo non uso, possono essere deleterie.

Avete notato che chi non decide mai rende la vita difficile alle persone che ha attorno?

Perché, ad esempio, a non decidere mai, si spreca una vita a lamentarsi.

E chi si lamenta non solo spreca il suo tempo ma anche quello degli altri, costretti ad ascoltarlo, in aggiunta drenati delle loro energie.

Perché chi si lamenta punta (inconsciamente) a succhiargliele, non a risolvere.

Origine Lat. decidĕre, der. di caedĕre ‘tagliar via’.

Treccani dice (tagliando qua e là):

decìdere v. tr. [lat. decīdĕre, comp. di de– e caedĕre «tagliare», propr. «tagliar via»].

  • Risolvere, definire pronunciando un giudizio: duna liteuna controversiauna causa;
  • Scegliere fra cose o possibilità diverse: non ho ancora deciso il colore della stoffad. di partiredobbiamo d. sul da farsi; a chi si mostra incerto sulla risoluzione da prendere
  • Stabilire, fissare: la data delle nozze non è stata ancora decisa
  • Indurre, determinare: dqualcuno a parlare. Più com. il rifl. decidersi, indursi a fare una cosa, prendere una risoluzione: non riesco ancora a decidermi a cominciare il lavoronon sa mai decidersi, di persona sempre titubante, irresoluta (cfr. indeciso). 
  • Tagliare, separare. ◆ Il part. pass. deciṡo, oltre che con i sign. proprî del verbo (la questione è ormai decisa, definita, risolta.

DECIDERE significa IN PRATICA “porre termine a una situazione problematica”.

Facciamo che decidere sia il veicolo per porre una fine a qualcosa che non ha motivo di protrarsi.

De-Cidere = Recidere. Tagliare, porre fine.

Per me è bene guardarsi da chi non decide, perché o non ha il coraggio o perché non sa cosa fare o come farlo ma sostanzialmente non vuole, altrimenti l’avrebbe già fatto. Oppure, perché, semplicemente, gli va bene così.

E alla fine decidere significa anche decidersi.

Ad esempio, decidersi a fare qualcosa della propria vita.

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PURCHÉ SI LEGGA (E SI ALIMENTI LA MENTE)

PURCHÉ SI LEGGA (E SI ALIMENTI LA MENTE)

Sarà perché Società Editoriale Grafiche AZ è del territorio e produce libri di pregio da molti, molti anni, sarà perché Valmirtilla è davvero una splendida libreria nella quale vale la pena spendere ore e ore a sfogliare albi stupendi nella pace e nella competenza di Cecilia Marcon, la sua proprietaria.

Vedo nel help-sviluppoideeaffari.com mentre i libri stupendi che produciamo per tutto il mondo sono su carta..).

E comunque, sempre, fare libri è una responsabilità.

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STARE SULLE SPALLE DEI GIGANTI

STARE SULLE SPALLE DEI GIGANTI

Empire state building.

La magnificenza di questo edificio è sempre davvero impressionante, ogni volta ne rimango affascinato e mi domando quali menti possano avere concepito una simile idea quasi un secolo fa.

Non ero mai salito sul Rockfeller Center e la prima cosa che ho pensato mentre si stagliava di fronte a me questa imponente sagoma è stata:

  • semplicemente, tutte le cose prima di essere fatte, sono pensate.

Almeno per ciò che attiene a progetti di questo tipo.

Ultimamente sto ascoltando l’album degli OasisStanding on the Shoulder of Giants, per me uno dei migliori capolavori della band britannica, con pezzi come Who feels love che è un inno alla vita vero e proprio.

Nel booklet sono presenti immagini che ho finalmente visto dal vivo con i miei occhi.

Che c’entrano le due cose?

Apparentemente nulla, se non per la foto più o meno simile.

Invece la connessione sta nella creatività.

E nel fatto che esiste una connessione tra l’atto creativo e l’atto ricettivo/percettivo in quanto per “ricevere” si deve comunque in qualche modo essere sintonizzati e questo vale per ricevere, semplicemente, “tutto il resto”, nel bene e nel meno bene.

È una questione di sintonia, né più né meno di quando si usa la manopola della radio.

Isaac Newton

L’uomo è incredibilmente capace di creare.

Ogni volta che ascoltiamo della musica, c’è stato qualcuno prima che ha trasposto la sua sensibilità #artistica in note che poi sono arrivate a qualcun altro.

Ogni volta che ammiriamo una particolare architettura, un quadro, un’opera d’arte, leggiamo un libro, mangiamo del cibo buono, ogni volta che assaporiamo ogni singola cosa di queste e infinite altre, c’è stato qualcuno che prima ci ha pensato e “ci ha messo del suo”.

Per tale motivo, è importante la dedizione e l’impegno mentre si fa qualcosa perché questi elementi fanno la differenza tra tutte le persone che pensano e fanno la stessa cosa, la stessa musica, lo stesso cibo, etc.

E ciò vale nell’impegno sul lavoro, nel cimentarsi in un compito, nel tagliare l’erba, persino nel lucidare i pomelli dei paletti in una stazione dei treni in Giappone, come recita la famosa storia del capostazione giapponese.

Poi c’è chi queste cose le vuole vedere e chi no, ma non importa, è un’altra storia e comunque non deve essere un pretesto per non fare.

Quindi, se vogliamo fare qualcosa di interessante o di magnificente come l’Empire State Building, sappiamo che nel momento in cui avremo dato qualcosa di meraviglioso anche solamente ad un’altra persona, avremo fatto qualcosa di importante per gli altri attraverso la nostra creatività.

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È sempre una questione di dove viene posto il focus. Ovvero, la nostra energia attenzionale.

GIAPPONE: GALLERIA FOTOGRAFICA DI UN VIAGGIO DA SOGNO

Giappone: galleria fotografica di un viaggio da sogno

Go straight on: indicazioni chiare e non interpretabili conducono a non equivocare MAI.

Sono da poco rientrato da un viaggio che ha visto coinvolti 400 giovani imprenditori da tutto il pianeta. Persone in gamba, pro attive, capaci, con un livello di energia personale elevatissimo.

Faccio parte della delegazione italiana dal 2014 e da quel giorno mi si sono spalancate delle porte inaspettate.

La più bella e interessante di tutte è quella di conoscere persone “diverse“, impegnate come da attitudine comune in temi di portata globale e rivolti al miglioramento delle condizioni umane dei popoli, delle transazioni tra popoli, di migliore distribuzione della ricchezza tra popoli, della tutela dell’ambiente che riguarda i popoli.

Inoltre i temi sono l’occupazione, l’educazione, la finanza e la digitalizzazione al “servizio di“.

Il G20YEA – Youth Entrepreneurship Alliance – è un movimento. Ha lo scopo di muovere le cose.

E ognuno è chiamato a farlo, che ne faccia parte o no.

Oggi scriverò poco, voglio lasciare parlare le immagini in maniera assolutamente random. Per coinvolgere, condividere, evocare.

Grazie alla Camera di Commercio le vie di sviluppo sono molteplici.
Nigiri, sushi, sashimi come non li avevo mai mangiati.
L’ingresso dell’Ambasciata d’Italia.
L’incontro con l’Ambasciatore d’Italia Giorgio Starace e il Presidente nazionale GGI Alessio Rossi (presenti anche funzionari dell’ItalTrade).
Spread the Love.
Dettagli “condominiali”.
Orgoglio veronese – Sandro Veronesi – a Tokyo.
Identità Samurai.

Samurai significa “essere al servizio“.
La tradizione è identità.
È incredibile quanto qui dentro venga concepito per il futuro. Abbiamo visto la casa come sarà grazie ad una tecnologia che supporta e possibilmente non complica.
Il benvenuto ai GGI in Panasonic.
Durante la sera che sono andato a correre “a caso” dove mi portavano le gambe in giro per Tokyo, ad un certo punto mi si è stagliata davanti questa enorme Pagoda. Il momento è stato per me davvero toccante e profondo. Mi sono fermato assieme ad altre persone raccolte in preghiera e ho formulato un pensiero di gratitudine e rispetto.
Sopra la Cina, la Russia, la Mongolia – anche se ci si vola sopra, là sotto c’è un mondo tutto da scoprire.

“Grazie per quello che sto scoprendo.
Grazie per quello che sto apprendendo.
Grazie per quello che sto vedendo”.
A cena con Quentin Tarantino (no, non c’era ma lì ha girato alcune scene di uno dei suoi film più famosi).
A spasso per Tokyo con uno dei migliori editori di libri per bambini / albi illustrati di pregio, a girare per librerie e ammirare la cura della legatura alla giapponese. Per me, fare libri è una responsabilità.
Dettagli spettacolari, libri antichi, qualsiasi storia da raccontare, da leggere, da vivere.
La Delegazione Italiana.
“Tom Cruise!” – “No my friend, I’m Italian!” Fermato per strada da un altro amico giapponese, selfone doveroso.
La tecnologia, quando integrata, aiuta TUTTI.
G20YEA – concetto che ribadirò sempre. Gli imprenditori dovrebbero identificarsi nel ruolo di “contributori” per la società attraverso la responsabilità sociale non solo d’impresa ma anche dell’imprenditore stesso.
Tradizione, cultura. identità. Il passato senza nostalgia per un presente moderno con radicamento profondo nelle proprie origini.
Fukuoka – Japan, 2019.
Una startup messicana ha ideato un sistema per conservare il cibo per dieci anni senza conservanti e additivi. Ho assaggiato il mango ed era davvero buono. Una soluzione che può risolvere la fame nel mondo.
Il nostro Matteo Giudici sul palco per il 3 Minutes Pitch.
Anche il grande Antonio Capaldo sul palco per il 3 Minutes Pitch.
Matteo Baroni e Angelica Krystle Donati per il 3 Minutes Pitch: la Delegazione italiana è stata l’unica ad avere ben 4 delegates sul palco.
Sara Roversi – speaker internazionale, vera “istituzione” del G20 e orgoglio italiano nel mondo.
Le donne imprenditrici del G20 – costruire maggiore equità nella distribuzione dell’imprenditorialità femminile.
Panasonic – A better Life, A better World.
Fukuoka – bambini felici in un mosaico per strada.
Edificio tipico in una via tipica in una città tipica in un Paese assolutamente atipico.
La firma del Final Communiqué del nostro Pres. Nicola Altobelli.
La consegna del Final Communiqué al Funzionario del Governo Giapponese e suo discorso d’impegno. Le 20 Delegazioni del mondo, in vista del G20 politico, si riuniscono ogni anno per preparare e redarre il Documento che viene consegnato ai 20 Capi di Stato delle Nazioni più potenti del pianeta.
Mi sono svegliato improvvisamente quando ho voluto scattare questa foto parecchio a nord del pianeta. Mare di Kara (credo) a nord nord nord della Russia.
Circa..
G20YEA 2019 – Fukuoka – Japan.
C’è sempre un modo diverso di vedere le cose, anche nella concezione di “coltura” dei vegetali in una start-up di Tokyo.
Una volta provato il WC elettronico non si torna più indietro – notare la funzione “privacy”.
La dignità risiede anche nell’eleganza della carta igienica. Per ben 150 metri di pura morbidezza!
“Entrepreneurs should always think of contributing to society”: come detto più sopra questa è, per me, la definizione perfetta del fare impresa e del ruolo dell’imprenditore.
Doing something, to value something. A sinistra Roberta Maldacea, funzionario di Confindustria Roma ed eccellente accompagnatrice della delegazione italiana.
La delegazione italiana alla cerimonia informale di apertura.
La Puglia: Romina Frisoli, Nicola Altobelli, Anna Rotola, Michele Frisoli (una “piccola” azienda come Boeing è tra i suoi clienti), Pamela Battezzati.
Le Donne della delegazione italiana: non solo bellissime le nostre delegates ma brave e soprattutto agguerrite per un’Italia che ha grande necessità di imprenditorialità femminile.
Young Entrepreneurs Alliance: un movimento che ha lo scopo di sottoporre ai 20 capi di governo le mozioni per “aggiustare” le scelte politiche a favore della sostenibilità e di una imprenditoria internazionale fluida ed efficiente.
Il business card wall: presente! Le occasioni business matching nell’ottica di allargare le relazioni a livello esponenziale/globale permette di raccontare cosa fai, come lo fai, perché lo fai.. Alla fine, chi sei, viene sempre dopo 😉

Alle persone non importa chi sei, importa quello che puoi fare per loro“. Citazione forse un po’ cinica ma alle volte vera. Ad ogni modo, se si è al servizio di e si è utili a qualcuno e se non lo si fa in modo strumentale ma autenticamente e col cuore, le persone in grado di farlo lo sanno riconoscere.
Sentirsi a casa.
Bambini che volano fanno volare gli adulti.
L’apparizione al wall di un tale..
Ideogrammi, natura: qui tutto sembra avere una vocazione spirituale, anche nei minimi dettagli.
L’ho scattata perché mi piacevano questi due personaggi al parco.
Google si è preoccupato di unire le foto dalla finestra della mia camera dell’albergo a Fukuoka: pubblico per riconoscenza. Riconoscere per me è alla base di tutto.
Grafiche pazzesche: sembra la pubblicità di Doraimon.
Uscire dalle proprie quattro mura consente di vedere come le cose possono essere viste in maniera diversa. C’è sempre un modo diverso di vedere le cose.
C’è chi ci vede una banale insegna, chi un’insegna diversa da quelle che è abituato a vedere, chi il viaggio, chi del magenta, chi degli ideogrammi incomprensibili, chi dell’ispirazione, chi un octopus, chi dei numeri, chi un’altra insegna gialla dietro.
In sostanza: vediamo le cose non per come sono. Vediamo le cose per come siamo noi.
Una meravigliosa Pagoda in pieno centro a Fukuoka, sud-ovest del Giappone a 1200 km da Tokyo.
Infusion (cit. 🙂 )
Geishe di tutte le età si sono esibite per noi nel rispetto incondizionato di una tradizione ancora molto viva.
Segnalazioni stradali.
Sempre Google che propone filtri e noi diciamo sì a Google 🙂
Se non si è notato.. Mi piace fotografare le ali. Le ali consentono di volare.
A volte l’atterraggio può essere anche duro. Può far rischiare di rompere il carrello. Così da decidere di dare nuovamente gas ai motori e far decollare il velivolo facendo pensare a un ammaraggio.
Invece, basta avere quindici minuti di pazienza per avere un nuovo atterraggio ancorché veloce e “adrenalinico”, ma sicuro e foriero di nuove e magnifiche esperienze.
..che permanga o meno un legame fisico.

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

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Leonardo Aldegheri
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