Categoria impresa e imprenditorialità

GIAPPONE: GALLERIA FOTOGRAFICA DI UN VIAGGIO DA SOGNO

Giappone: galleria fotografica di un viaggio da sogno

Go straight on: indicazioni chiare e non interpretabili conducono a non equivocare MAI.

Sono da poco rientrato da un viaggio che ha visto coinvolti 400 giovani imprenditori da tutto il pianeta. Persone in gamba, pro attive, capaci, con un livello di energia personale elevatissimo.

Faccio parte della delegazione italiana dal 2014 e da quel giorno mi si sono spalancate delle porte inaspettate.

La più bella e interessante di tutte è quella di conoscere persone “diverse“, impegnate come da attitudine comune in temi di portata globale e rivolti al miglioramento delle condizioni umane dei popoli, delle transazioni tra popoli, di migliore distribuzione della ricchezza tra popoli, della tutela dell’ambiente che riguarda i popoli.

Inoltre i temi sono l’occupazione, l’educazione, la finanza e la digitalizzazione al “servizio di“.

Il G20YEA – Youth Entrepreneurship Alliance – è un movimento. Ha lo scopo di muovere le cose.

E ognuno è chiamato a farlo, che ne faccia parte o no.

Oggi scriverò poco, voglio lasciare parlare le immagini in maniera assolutamente random. Per coinvolgere, condividere, evocare.

Grazie alla Camera di Commercio le vie di sviluppo sono molteplici.
Nigiri, sushi, sashimi come non li avevo mai mangiati.
L’ingresso dell’Ambasciata d’Italia.
L’incontro con l’Ambasciatore d’Italia Giorgio Starace e il Presidente nazionale GGI Alessio Rossi (presenti anche funzionari dell’ItalTrade).
Spread the Love.
Dettagli “condominiali”.
Orgoglio veronese – Sandro Veronesi – a Tokyo.
Identità Samurai.

Samurai significa “essere al servizio“.
La tradizione è identità.
È incredibile quanto qui dentro venga concepito per il futuro. Abbiamo visto la casa come sarà grazie ad una tecnologia che supporta e possibilmente non complica.
Il benvenuto ai GGI in Panasonic.
Durante la sera che sono andato a correre “a caso” dove mi portavano le gambe in giro per Tokyo, ad un certo punto mi si è stagliata davanti questa enorme Pagoda. Il momento è stato per me davvero toccante e profondo. Mi sono fermato assieme ad altre persone raccolte in preghiera e ho formulato un pensiero di gratitudine e rispetto.
Sopra la Cina, la Russia, la Mongolia – anche se ci si vola sopra, là sotto c’è un mondo tutto da scoprire.

“Grazie per quello che sto scoprendo.
Grazie per quello che sto apprendendo.
Grazie per quello che sto vedendo”.
A cena con Quentin Tarantino (no, non c’era ma lì ha girato alcune scene di uno dei suoi film più famosi).
A spasso per Tokyo con uno dei migliori editori di libri per bambini / albi illustrati di pregio, a girare per librerie e ammirare la cura della legatura alla giapponese. Per me, fare libri è una responsabilità.
Dettagli spettacolari, libri antichi, qualsiasi storia da raccontare, da leggere, da vivere.
La Delegazione Italiana.
“Tom Cruise!” – “No my friend, I’m Italian!” Fermato per strada da un altro amico giapponese, selfone doveroso.
La tecnologia, quando integrata, aiuta TUTTI.
G20YEA – concetto che ribadirò sempre. Gli imprenditori dovrebbero identificarsi nel ruolo di “contributori” per la società attraverso la responsabilità sociale non solo d’impresa ma anche dell’imprenditore stesso.
Tradizione, cultura. identità. Il passato senza nostalgia per un presente moderno con radicamento profondo nelle proprie origini.
Fukuoka – Japan, 2019.
Una startup messicana ha ideato un sistema per conservare il cibo per dieci anni senza conservanti e additivi. Ho assaggiato il mango ed era davvero buono. Una soluzione che può risolvere la fame nel mondo.
Il nostro Matteo Giudici sul palco per il 3 Minutes Pitch.
Anche il grande Antonio Capaldo sul palco per il 3 Minutes Pitch.
Matteo Baroni e Angelica Krystle Donati per il 3 Minutes Pitch: la Delegazione italiana è stata l’unica ad avere ben 4 delegates sul palco.
Sara Roversi – speaker internazionale, vera “istituzione” del G20 e orgoglio italiano nel mondo.
Le donne imprenditrici del G20 – costruire maggiore equità nella distribuzione dell’imprenditorialità femminile.
Panasonic – A better Life, A better World.
Fukuoka – bambini felici in un mosaico per strada.
Edificio tipico in una via tipica in una città tipica in un Paese assolutamente atipico.
La firma del Final Communiqué del nostro Pres. Nicola Altobelli.
La consegna del Final Communiqué al Funzionario del Governo Giapponese e suo discorso d’impegno. Le 20 Delegazioni del mondo, in vista del G20 politico, si riuniscono ogni anno per preparare e redarre il Documento che viene consegnato ai 20 Capi di Stato delle Nazioni più potenti del pianeta.
Mi sono svegliato improvvisamente quando ho voluto scattare questa foto parecchio a nord del pianeta. Mare di Kara (credo) a nord nord nord della Russia.
Circa..
G20YEA 2019 – Fukuoka – Japan.
C’è sempre un modo diverso di vedere le cose, anche nella concezione di “coltura” dei vegetali in una start-up di Tokyo.
Una volta provato il WC elettronico non si torna più indietro – notare la funzione “privacy”.
La dignità risiede anche nell’eleganza della carta igienica. Per ben 150 metri di pura morbidezza!
“Entrepreneurs should always think of contributing to society”: come detto più sopra questa è, per me, la definizione perfetta del fare impresa e del ruolo dell’imprenditore.
Doing something, to value something. A sinistra Roberta Maldacea, funzionario di Confindustria Roma ed eccellente accompagnatrice della delegazione italiana.
La delegazione italiana alla cerimonia informale di apertura.
La Puglia: Romina Frisoli, Nicola Altobelli, Anna Rotola, Michele Frisoli (una “piccola” azienda come Boeing è tra i suoi clienti), Pamela Battezzati.
Le Donne della delegazione italiana: non solo bellissime le nostre delegates ma brave e soprattutto agguerrite per un’Italia che ha grande necessità di imprenditorialità femminile.
Young Entrepreneurs Alliance: un movimento che ha lo scopo di sottoporre ai 20 capi di governo le mozioni per “aggiustare” le scelte politiche a favore della sostenibilità e di una imprenditoria internazionale fluida ed efficiente.
Il business card wall: presente! Le occasioni business matching nell’ottica di allargare le relazioni a livello esponenziale/globale permette di raccontare cosa fai, come lo fai, perché lo fai.. Alla fine, chi sei, viene sempre dopo 😉

Alle persone non importa chi sei, importa quello che puoi fare per loro“. Citazione forse un po’ cinica ma alle volte vera. Ad ogni modo, se si è al servizio di e si è utili a qualcuno e se non lo si fa in modo strumentale ma autenticamente e col cuore, le persone in grado di farlo lo sanno riconoscere.
Sentirsi a casa.
Bambini che volano fanno volare gli adulti.
L’apparizione al wall di un tale..
Ideogrammi, natura: qui tutto sembra avere una vocazione spirituale, anche nei minimi dettagli.
L’ho scattata perché mi piacevano questi due personaggi al parco.
Google si è preoccupato di unire le foto dalla finestra della mia camera dell’albergo a Fukuoka: pubblico per riconoscenza. Riconoscere per me è alla base di tutto.
Grafiche pazzesche: sembra la pubblicità di Doraimon.
Uscire dalle proprie quattro mura consente di vedere come le cose possono essere viste in maniera diversa. C’è sempre un modo diverso di vedere le cose.
C’è chi ci vede una banale insegna, chi un’insegna diversa da quelle che è abituato a vedere, chi il viaggio, chi del magenta, chi degli ideogrammi incomprensibili, chi dell’ispirazione, chi un octopus, chi dei numeri, chi un’altra insegna gialla dietro.
In sostanza: vediamo le cose non per come sono. Vediamo le cose per come siamo noi.
Una meravigliosa Pagoda in pieno centro a Fukuoka, sud-ovest del Giappone a 1200 km da Tokyo.
Infusion (cit. 🙂 )
Geishe di tutte le età si sono esibite per noi nel rispetto incondizionato di una tradizione ancora molto viva.
Segnalazioni stradali.
Sempre Google che propone filtri e noi diciamo sì a Google 🙂
Se non si è notato.. Mi piace fotografare le ali. Le ali consentono di volare.
A volte l’atterraggio può essere anche duro. Può far rischiare di rompere il carrello. Così da decidere di dare nuovamente gas ai motori e far decollare il velivolo facendo pensare a un ammaraggio.
Invece, basta avere quindici minuti di pazienza per avere un nuovo atterraggio ancorché veloce e “adrenalinico”, ma sicuro e foriero di nuove e magnifiche esperienze.
..che permanga o meno un legame fisico.

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

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Leonardo Aldegheri
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We hope as well 🙂

BREVI DAL G20 SUL SOLE 24 ORE

Brevi dal G20 sul Sole 24 ore.

A poche ore dal mio rientro dal Giappone, le prime considerazioni.

Nel mondo inclusivo di oggi dove le regole universali di collegamento tra ogni cosa e tutto ciò che esiste non è più solo un’idea ma ha un impatto “fenomenologico” evidente, occorre ripensare il modo di produrre e consumare, di intessere relazioni, di fare impresa, di divulgare, di educare ovvero disimparare per lasciare spazio al nuovo.

E per quanto mi riguarda, anche di leggere
Leggere non solo tanti libri ma leggere la realtà.

Quella in cui siamo calati, quella in cui sono calati gli altri. E trovare la collocazione adeguata nella frequenza adeguata.

Ove il nuovo è in sintonia con il mondo di oggi e soprattutto quello di domani.

Di ritorno da un viaggio davvero impegnativo e stimolante in Giappone, la considerazione immediata è che fare impresa non è mai solo limitato alle mura del proprio stabilimento.

Oggi fare impresa è inevitabilmente una responsabilità globale, serve per dare il proprio contributo imprenditoriale al mondo:

nel mentre in cui si fa in modo di efficientare le proprie quattro mura si pensa al mercato e alle persone che lo popolano. E il mercato premia.

Perché il cliente stesso è ormai già da tempo sintonizzato su questa frequenza.

Lo sviluppo è e deve essere sostenibile e occorre pensare a quello che si sta facendo non solo in termini di prodotto e ora più che mai di mercato ma anche e soprattutto in termini di IMPATTO, ambientale e culturale.

“Abbiamo il dovere di immaginare il futuro dell’economia globale e interpretare il nostro business in chiave innovativa e di sviluppo sostenibile per contribuire ad una crescita inclusiva che persegua gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”

Sul Sole24Ore.

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SANDRO VERONESI E L’ESEMPIO IMPRENDITORIALE

Sandro Veronesi e l’esempio imprenditoriale.

L’ho conosciuto la prima volta a un evento dove lui affiancatosi al buffet, mi ha chiesto “e tu di cosa ti occupi?”

Un giorno l’ho persino “rincorso” incrociandolo in aeroporto, ho girato la macchina solo per andare a dargli la mano e dirgli che lui è uno dei miei idoli.

E poi, finalmente, una sera a cena, seduto di fianco a lui, l’ho letteralmente tempestato di domande scrivendo oltre 20 pagine di appunti.

Per me, questi sono esempi imprenditoriali.

“Sono convinto che l’imprenditore non debba avere l’obiettivo di essere perfetto e di capire tutto, ma piuttosto quello di capire qualcosa in più dei propri concorrenti.

È lì il cuore dell’essere imprenditori.

Preparazione, perseveranza e un dolce equilibrio tra l’essere contenti di quello che si fa, di quello che si è fatto ieri, e il voler fare di più domani.

Creando qualcosa di meglio di ciò che abbiamo e che magari ancora non c’è”.

Cit. Sandro Veronesi

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L’IMPRESA È UNO STRUMENTO PER CREARE

L’impresa è uno strumento per creare.

Quando si parte dal presupposto di prendere, non c’è niente da fare: il focus è lì, sul prendere.

Quando si parte dal presupposto di creare, allora da fare qualcosa inizia ad esserci.

L’impresa è uno strumento per creare.

Sì, prodotti, servizi, beni, beni per la casa, la casa.. avere l’acqua calda, avere una cucina, del cibo, le cure necessarie, le cure mediche, dei libri sulla mensola.

Insomma, è la nostra vita.
Quella dell’uomo di oggi.

A mio modo di vedere, se non fosse stato per lo sviluppo delle imprese (con tutti i pro e i contro del mondo imprenditoriale) non avremmo assistito alla diffusione del benessere cui oggi assistiamo.

Non mi si dica “sta la crisi”, “si stava meglio quando si stava peggio”, etc.

Sappiamo, eddai, guardiamo avanti.

Almeno, il benessere è un po’ più diffuso che nei secoli passati.
It’s a matter of facts.

Sono le imprese a creare le cose.

Quando le cose ci sono già per tutti (o quasi, diciamo) lo step successivo è trovare il modo di creare ulteriore valore.

Voglio dire, quando l’uomo viveva allo stato brado, non esisteva l’impresa come la conosciamo oggi.

Esisteva un mondo prevalentemente artigiano e contadino da un lato, proprietario e latifondista dall’altro.

Non esisteva l’economia e il benessere di oggi, con tutti i se e i ma del caso, naturalmente.

Per benessere intendo potersi permettere una pizza, mica l’elicottero o lo yacht. Cose molto terra terra.

Oggi in alcuni casi ho l’impressione la società sia in decadimento (causa una dispersione di valori data da un certo “disorientamento”), in altri casi noto un grande risveglio.

È un momento di opportunità. Almeno questa oggi è data, un tempo no. Si stava zitti e si moriva di stenti piuttosto presto, quando non ammazzati in quanto il rispetto per la vita e per l’essere umano era ben altra cosa.

Gli imprenditori “svegli” oggi hanno l’obiettivo di generare quell’ulteriore valore per rendere l’ambiente meno un grande cestino della spazzatura, per rendere servizi sanitari migliori e più attenti alla natura e alla psicologia dell’uomo, per produrre cibo più sano, etc.

Ci sono movimenti in atto di grande preparazione a tutto ciò per lasciare alla generazione successiva un mondo possibilmente migliorato.

Fuori e dentro le imprese.

Questione di visione. Questione di focus.

Ovvero, questione di quello che vedi che ancora non esiste ma esisterà perché lo vuoi creare.

E questione di metterci tutta la propulsione che serve per materializzare quell’idea, quella visione, di fatto, in un fatto esistente, materiale, concreto.

Dove si pone l’energia, lì va l’attenzione (so che la frase è il contrario ma vale anche così, sorry).

Grazie ad Alessio Vittorio Saracino – collega delegate del G20 e imprenditore – per la stupenda e ispirante intervista: i giovani imprenditori italiani sono degli eroi.

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GLI EURO E LA VERA MONETA DI SCAMBIO

GLI EURO E LA VERA MONETA DI SCAMBIO

La vera moneta di scambio oggi non si chiama EURO.

Si chiama ATTENZIONE.

In un mondo di distrazioni continue e costanti, dove siamo sollecitati in un oceano di cose, input, banner, notifiche, e-mail, lucine, vibrazioni, drin-drin e da qualcuno che cerca di avere la nostra attenzione in maniera intensiva, sistematica, costante, instancabile online e offline – digitalmente e analogicamente – il dazio, il balzello che noi paghiamo, nostro malgrado si chiama proprio così.

E la seconda moneta di scambio?

È la FIDUCIA.

Perché quando qualcuno tra i mille mila input e solleciti richiami ha avuto la nostra attenzione, noi, per “abbonarci” alla sicurezza di quella transazione, di quell’acquisto, di quel pensiero agganciato a quella data cosa, dobbiamo poterci fidare.

E come ci si può fidare in un mondo in cui non ci si può fidare di nessuno o quasi?

Dimostrando.

Dando la garanzia che il valore è quello che conta.

Nel mio campo di esperienza personale, diffido fermamente da chi non ha rispetto della mia attenzione e non si cura di rubarmi tempo, energie, risorse e soldi per il suo tornaconto. Nessuna pietà.

Ma allo stesso tempo, dedico la giusta attenzione a chi, nel proporre qualcosa, lascia trasparire senza eccessiva timidezza, la sua autenticità.

La differenza non sta nel prendere a tutti i costi ma sta nel dare a un costo preciso. E non significa dare a fondo perduto a cani e porci, c’è un limite anche a quello.

Non è gratuito nemmeno il dare gratuitamente.

Ma nel dare per generare valore, nel darsi, nello spendersi con lo scopo di costruire, migliorando le condizioni e permettendoci di evolvere è ciò che – laddove questo venga riconosciuto da chi è in grado di vedere – realmente serve fare.

Proprio per non essere schiavi degli euro. Ma nemmeno essere schiavi di coloro i quali da noi vogliono qualcosa senza nemmeno pensare di dare nulla.

E non in cambio.. ma a prescindere.

Questa cosa, per me, cambia il mondo.

O – almeno – il modo di vedere le cose. Che forse sono la stessa cosa.

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MONKEY SEE MONKEY DO

Monkey see – Monkey do.

I neuroni specchio – scoperti da uno scienziato italiano – sono quella classe di neuroni che consentono un’accelerazione significativa dell’apprendimento da parte dell’essere umano (e degli “altri” animali).

Spesso, i figli che leggono traggono l’esempio proprio dai genitori o dal mondo circostante ove vi sono lettori che mettono a disposizione facilmente i libri.

Ora, casa mia è letteralmente invasa dai libri dato il mio lavoro ma anche perché ne compro e ne leggo a tonnellate.

Mia moglie ne sa qualcosa.
Ma anche i miei figli.

Avere libri a disposizione praticamente ovunque è una chiave magica che apre porte che determineranno la qualità dell’apprendimento dei piccoli, e quindi, del loro futuro.

Viva la lettura, l’apprendimento e la divulgazione.

I vantaggi della lettura sono incredibili:

«La lettura potenzia le competenze emotive dei bambini, che vedono le proprie emozioni riflesse in quelle dei libri- spiega Pellai-.

Migliora le competenze espressive, i ragazzi sanno esprimersi meglio.

Migliora le competenze comprensive: sono in grado di capire di più. È un fortissimo preparatore delle competenze scolastiche”.

Non è che sia molto più facile prendere in mano un libro che ignorarne l’esistenza e tribolare il resto del tempo?

Ai posteri, l’ardua sentenza.. nel vero senso della parola.

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LA BELLEZZA È OVUNQUE

La bellezza è ovunque.

Oppure là dove la si vuole vedere.

Stai certo che se vuoi vedere la negatività o l’aspetto lamentoso, ammorbante, pesante di una cosa, lo trovi di certo. Sicuro come l’oro.

Sicuro come loro.

Così come, volendo, trovi di certo l’aspetto BELLO, positivo, utile, trasformando quell’evento, quella frase, quella provocazione in una opportunità.

Nel transurfing questo si chiama principio di coordinazione dell’intenzione.

È davvero facile: ogni volta che ti capita di pensare od osservare qualcosa, ricorda di pensare a quale sia l’intenzione – cioè dove stai dirigendo quel tuo pensiero – e se essa è buona o meno buona.

La purezza dell’intenzione cambia la vita.

La bellezza è ovunque.

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#sonosostenitoredelliberoessere

Leonardo Aldegheri
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IL NOSTRO COMPITO È REALIZZARE

Il nostro compito è realizzare.

Noi non dobbiamo cambiare le persone che abbiamo attorno ma possiamo fare una cosa molto più potente e intelligente: cambiare noi stessi.

Il focus va messo sul nostro cambiamento e non su quello degli altri. 

Gli altri hanno il loro percorso. Noi abbiamo il nostro. Ecco perché non vale assolutamente la pena “perdere tempo” guardando a cosa fanno gli altri.

Il nostro “compito” è quello di essere noi stessi, al meglio. Cioè “compierci“.

Realizzarci attraverso il nostro percorso, attraverso il nostro fare le cose.

Quindi il nostro compito è realizzare.

Ognuno di noi arriva con dei talenti, se ripartiamo senza averli usati, sfruttati, fatti sviluppare e maturare – esattamente come i frutti degli alberi – torniamo avendo sprecato un “giro”, una possibilità, una opportunità.

Ecco perché, cogliere le opportunità è appannaggio di chi le sa vedere.

È proprio una questione di visione, immaginazione, vedere cose che ancora non esistono ed essere il tramite per realizzarle.

“Pensavo, farò esattamente come mi pare […]. Per quanto mi riguarda, voglio solo vivere, divertirmi e stare bene più che posso”

Freddie Mercury
Queen – Days of our Lives, in una intervista di fine anni ’70. Benché Freddie Mercury morì a soli 45 anni (qui ne aveva meno di 30) non significa non avesse vissuto. Il senso è vivere appieno e sembra ci sia riuscito: Freddie ha saputo “vedere” lidi musicali (nell’epoca di Pink Floyd e Led Zeppelin) e donarli al mondo.

Ci ho messo anni per apprendere questo e in tal senso c’è un video su YouTube di Igor Sibaldi dove ironicamente illustra che quando si torna di là se hai sprecato l’esistenza a non combinare nulla, ti pigliano pure un po’ per i fondelli.

Tuo marito ti tratterà bene quando tu ti tratterai bene. Il tuo collega ti tratterà con rispetto e dignità quando tu ti tratterai con rispetto e dignità.

Il tenente Dan, in Forrest Gump (citazione presa da un video di uno Youtuber molto interessante che recensisce di solito libri o concetti complessi, Saverio Valenti) trova la pace e l’amore dopo essersi perdonato.

Perdonati, la dignità è la tua. Non devi pagare alcun prezzo solo perché esisti.

Perché si esiste, già si merita.

Se l’altro non capirà, occorre non giudicare ma nel momento in cui ci si profonde nella realizzazione attraverso il nostro percorso, le persone non in visione con questo usciranno e ne entreranno altre – quasi automaticamente.

E se non lo faranno (di uscire) è perché hanno ancora da “insegnarci” qualcosa.

I migliori Maestri sono quelli che combattiamo e apparentemente ce l’hanno con noi. Se non fosse per alcuni di coloro, forse non ci si adopererebbe adeguatamente.

Il senso di urgenza funziona – quando si ha l’acqua alla gola.

Occorre essere aperti all’imparare però.

Serve fiducia in tutto questo e pare il mondo se ne nutra. Infatti, quando si augura in bocca al lupo non significa affatto essere mangiati da esso ma essere accolti come quando il lupo prende in bocca i suoi cuccioli per proteggerli e trasportarli.

Un bel grazie, quindi, è la risposta giusta. Anche ai Maestri.

Leonardo Aldegheri
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TUTTO PER TUTTO!

Tutto per tutto. Una storia di leadership.

Il vero significato della frase, qual è? Metto in gioco, a disposizione TUTTO: affetti, relazioni, casa, me stesso per ottenere tutto.

Anche se è palese che questo “tutto” è inevitabilmente più un TUTTI.

Perché questo è. Tutto, per tutti.

Una persona si prende carico di responsabilità, iniziativa, coraggio e per cosa?

Per doversi scusare e chiedere perdono per fare una cosa che serve anche e soprattutto agli altri.

Serve AGLI altri e SERVE gli altri.

È questa la storia che mi ha affascinato di Enzo Muscia.

La si impara nel film Rai interpretato da Beppe Fiorello. La si legge nel suo libro.

Un imprenditore appassionato che ha il sogno di firmare una nuova lettera di assunzione, che fa risorgere un’azienda, che crede che il buon leader crei nuovi leader e anzi non tema di vedere intaccata la propria leadership.

Il contrario è come temere di innaffiare una piantina perché altrimenti rischia di diventare alta. Non è forse folle?

Il vero leader cerca e vuole competenze, persone più brave di lui a fare quella data cosa.

I veri leader non temono di venire soppiantati, li creano.

Li generano, mettono le persone nelle condizioni di prosperare. È così che l’azienda cresce.

Ispirazione totale.

Così, appena ho saputo che Enzo Muscia sarebbe stato a Verona ospite di BPM, mi sono proiettato alla velocità della luce a trarre ispirazione come non ci fosse un domani.

E così è stato. Non esiste “ci devo pensare”.

Quando sappiamo cosa vogliamo, agiamo.

Ho preso talmente tanti appunti – seduto in primissima fila – da venire persino scambiato per un giornalista.

Ma prima ero stato scambiato proprio per lui!

La scena è stata davvero curiosa e bizzarra, uscendo dal bagno prima dell’evento:

“ma.. è lei? Può farmi un autografo?” 
“Sì, io sono io! Ma l’autografo magari glielo fa Enzo Muscia di persona..”

Ipotesi sulla frequentazione dello stesso barbiere..?

Il signore si è scusato ma non vi era alcun motivo di scusarsi: a me ha fatto solo un grande piacere.

Mi sono sentito coinvolto nell’ambito di un’occasione fantastica dove una banca iper nota del territorio ha avuto un’iniziativa davvero buona per la città e suoi cittadini.

ISPIRAZIONE. Assolutamente sì.

La magia di lasciarsi ispirare. Ripensare. Migliorare. Valorizzare.

Quella di Enzo Muscia è una magnifica storia di rinascita e resilienza che benché quest’ultimo sia un termine ormai iper abusato è, in questi anni di crisi cronicizzata, attuale più che mai e lo sarà con ogni probabilità ancora per molto tempo.

Consiglio il libro Tutto per tutto (anche se questa volta non lo abbiamo fatto noi ma uno dei miei maggiori riferimenti imprenditoriali) e che si legge d’un fiato a tutti coloro che hanno un grande sogno.

“Uno alla volta, tutti e venti bussarono alla porta del mio ufficio e firmarono il contratto di assunzione”.

Enzo Muscia

Personalmente, sono stato tacciato per idealista in passato, tante belle idee e poca concretezza.

“Ah sì?”

Mi è stato persino molto gentilmente detto (tralascio ogni commento) che non sarei mai diventato come mio padre. Ed è vero. Io non voglio diventare come mio padre.

Foto credits: Massimo D’Ambrosio via LinkedIn

Mi sono attivato per lasciare le belle idee belle, senza abbandonarle, e ho in qualche modo trasformato in concretezza quello che avevo in mente.

Avevo un gran bisogno di strumenti. Me li sono andati a cercare e alcuni li ho persino trovati. Ero in svantaggio. Ero in difficoltà.

Poi, tra i tanti strumenti, strada facendo, mi sono imbattuto anche in questa storia e ho notato che il desiderio del protagonista, il sogno, la massima aspirazione:

  • non è temere che qualcuno cresca
  • non è tenerti sotto controllo
  • non è tarpare le ali alle persone
  • non è dire che non hai le qualità di tuo padre per tirarti giù
  • non è mantenere lo status quo a tutti i costi:
è firmare ogni volta un nuovo contratto di assunzione.

Ci vuole molto più coraggio per questo.

Aspirazione di grande Ispirazione.

E penso che la strada per la concretezza passi attraverso le stazioni delle assunzioni.

Sì. Di responsabilità, prima di tutto.

PS: piedi ben saldi a terra con l’ispirazione in mano di chi ce l’ha fatta.

LA VISTA, IL CIELO DI PRIMAVERA (nitido, azzurrissimo, zeppo di gemme).

Leonardo Aldegheri
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AL CORSO DI STORIA DELL’ILLUSTRAZIONE

Al corso di Storia dell’Illustrazione

Continua la collaborazione tra L’Istituto di Design Palladio di Verona e la Società Editoriale Grafiche AZ con gli studenti del Corso di Illustrazione del prof. Claudio Gallo.

L’azienda è nuovamente presente presso l’accademia di design per portare il proprio contributo come “attore” che produce albi illustrati di pregio dai primi anni Settanta raccontando il lavoro di chi stampa le magnifiche opere degli illustratori, dalle tavole originali ai fogli stampati, ai libri confezionati, alla soddisfazione di autore-editore-produttore-lettore.

Il tema affrontato con gli studenti è anche relativo alla propositività degli artisti con gli Editori alle fiere di settore (tra cui l’imminente International Children’s Books Fair di Bologna (1-4/04/2019) – avendo “contezza” di cosa serva in macchina da stampa, dall’originale al foglio stampato passando per la delicata fase della “ripresa” delle immagini e della fotolito.

Il docente di Storia dell’Illustrazione prof. Claudio Gallo, dopo una visita agli stabilimenti di stampa e confezione (c/o Legapress) ha invitato Grafiche AZ ad intervenire come ospite nella lezione.

Di seguito la bellissima testimonianza di una studentessa del corso:

“Si è parlato del mondo dell’editoria e dell’illustrazione, in particolare di come i prodotti digitali quali kindle, e-book e app di lettura, non possano soppiantare totalmente i comuni libri analogici e che quindi il settore editoriale non sia in calo ma rappresenti anzi un trampolino di lancio per disegnatori e illustratori alle prime armi e non.

Proprio per l’opportunità che presenta questo campo però, il suo mercato è molto ricco ed è molto difficile emergere; tuttavia non è impossibile e basta sapersi muovere e mettere tutta la qualità possibile nei propri prodotti, senza cercare la visibilità esasperata, molto comune e che spesso sfocia in produzioni seriali poco curate e mirate al puro soddisfacimento egoistico, e andando invece a dare unicità riconoscibile alle proprie opere e che queste siano fatte per contribuire ad una causa, combaciante con i valori personali.

Quest’ultimo è stato un punto fondamentale della discussione: ogni artista dovrebbe sapere perché disegna e lasciar trasparire questa passione e gli ideali per cui si batte nelle illustrazioni; e anche se sembra che qualcosa sia già stato trattato e ritrattato più volte, non serve per forza “inventarsi il mondo” ma basta rielaborare la stessa idea in chiave moderna ed innovativa.

Sono seguiti poi consigli sull’approccio col mercato: come presentarsi, cosa fare in diverse situazioni e come comportarsi col pubblico. 

Si è trattato di un intervento molto utile ed interessante e l’entusiasmo che ci ha trasmesso L. Aldegheri era contagioso. È stata una lezione utile quanto piacevole e leggera e certamente cercheremo di seguire il più possibile i consigli ricevuti.

Dalla classe 1 illustrazione, cordiali saluti”.

La proattività della classe non si è fermata e ha voluto poi approfondire successivamente cgli argomenti con la seguente domanda:

qual è metodo di approccio migliore ad una azienda o comunque ad un pubblico?

Non c’è UN modo ma mille, milioni. Tutti diversi. Quanti siamo noi come esseri umani.

Oggi è prioritaria l’originalità, la competenza, la capacità di risoluzione dei problemi, la capacità di gestire proattivamente la conversazione.

Tradotto: quando ti interfacci con qualcuno di nuovo è bene che questo rimanga piacevolmente colpito.

È possibile lavorare su sé stessi per aumentare la forza di attrazione. Le persone che “possono” sono in genere attrattive.

Nel disegno, conta l’espressività. Conta però oltre al disegno – c’è un tema di commodity – come comunichi il disegno.

Ovvero, il fattore di attrattiva è dato anche dall’originalità su come esso è veicolato.

La commodity è un prodotto indistinto e altamente sostituibile. Come fanno i produttori di sale a vendere il loro: sale rosa dell’Himalaya? Sale austriaco alle erbe?Sale da miniere di montagna anziché di mare?

Alimentare di argomentazioni le creazioni e raccontarle. Farlo in modo “diverso”.

Quanto diverso?

Può essere utile rispondere alla domanda:

come posso rendere diverso il mio modo di comunicare le mie creazioni?

La mucca viola di Seth Godin, ad esempio, offre innumerevoli spunti a riguardo.

Il cervello è una macchina estremamente efficace nel momento in cui ci si pone delle domande.

Chiediti chi vende benzina come fa ad attrarre clienti da loro anziché da altri? Shell con la V-Power, ad esempio?

La vera moneta di scambio oggi sono l'attenzione e la fiducia.

Una nota sul curriculum vitae: non ci sono problemi se non è uniformato?

Dipende.

Dipende dall’imprenditore, se è chiuso o aperto. Ma non importa, occorre seguire il proprio percorso che mano a mano si matura. Quando si ha un’idea chiara di cosa si vuole fare, che il CV sia di formato standard o “creativo”, è irrilevante.

Si può anche non averlo. Oltre al tool di Sway, molto simpatico e dinamico, è buona cosa avere il CV in word e in pdf, purché, secondo me, NON in formato europeo. Per me uccide la capacità di distinguersi dei candidati.

“Cercherò di capire cosa voglio fare e in cosa voglio specializzarmi. Ho molte idee ma devo trovare un obiettivo preciso e capire come far apprezzare le mie idee”.

Esistono molti modi efficaci per capire quali sono i propri obiettivi.

Le persone in genere non ne hanno, vagano, sanno quello che non vogliono ma non sanno quello che vogliono. Per capire quali sono i propri obiettivi occorre porsi delle buone domande, prima ancora capire quali sono i nostri valori, che sono il nostro driver.

Buone domande sono:

  • Quali sono i miei punti di forza?
  • Dove riesco particolarmente meglio?
  • Cosa mi piacerebbe fare idealmente?
  • Quello che sto facendo ora mi piace?
  • Cosa mi impedisce di realizzare quello che voglio?
  • Come posso rimuovere gli ostacoli alla mia realizzazione?

Capiti i valori e dato risposte esaustive e complete per iscritto a queste prime semplici domande, riuscirà molto più chiaro il percorso che stiamo seguendo.

Poi, per il raggiungimento di ciò che ci siamo prefissi, ripetere a voce alta ogni giorno dei mantra, frasi affermative che si depositano nel nostro inconscio, es. SONO UNA GRANDE ILLUSTRATRICE APPREZZATA NEL MONDO.

Questo “comando” ripetuto molte volte appreso dal nostro sistema di convinzioni ci supporterà nel tempo nella realizzazione del nostro intento. Provare per credere.

Il libero arbitrio è questo: chiedi e ti sarà dato. Se non chiedi, non verrà dato nulla.

[cit.]

Leonardo Aldegheri
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