COME NELLA RICERCA DI UN LAVORO SIA UTILE COMUNICARE

Nella ricerca di un lavoro, le soluzioni da mettere subito in pratica per aumentare le possibilità di riuscita sono molteplici. Qualche giorno fa si è presentata in azienda una dinamica grafica che evidentemente stava cercando una posizione. Una posizione, un lavoro.

Sono dell’idea che al giorno d’oggi – ovvero dal cambio di paradigma da economia di scala a economia di scopo, dal 2008 – non sia più possibile cercare un lavoro ma sia il caso di offrire competenze.

Le aziende cercano competenze. Bramano, hanno bisogno, necessitano di:

C-O-M-P-E-T-E-N-Z-E.

Ovvero hanno bisogno, in una società ad elevata / elevatissima competitività, di persone che sanno fare le cose.

La prima domanda che ci si dovrebbe porre, quando si cerca un lavoro – o meglio – quando si vogliono offrire delle competenze, è:

Io, che cosa SO FARE?

Per questo motivo la risposta alla domanda di cui sopra screma la moltitudine di professionalità generiche in circolazione. Ad es., molto banalmente:

  • Sai vendere?
  • Sai le lingue?
  • Sei disponibile a viaggiare?
  • Sei disponibile a imparare?
  • Frequenti persone, luoghi, fuori dal tuo ufficio / casa / città?
  • Leggi, ti informi, ti documenti, sei in linea con la filosofia dell’azienda, del mercato, del mondo?
  • Sai usare un gestionale oltre al solito pacchetto Office?
  • Aumenti la tua capacità relazionale, ti sei specializzato in qualcosa?
  • Quando ti relazioni con qualcuno, il focus è sul prendere, solo sul ricevere o sul dare, sull’erogare valore per tutti?

Occorre in pratica smontare e poi rimontare elemento per elemento di ciò che ci caratterizza e rendersi consapevoli di cosa si sa fare e poi presentarlo nella maniera opportuna (il come).

La nostra “Bugatti” in fase di smontaggio e rimontaggio. La manutenzione costante rende efficienti e fa girare le nostre “rotelline” sempre meglio che il “non fare niente”

Alla suddetta candidata – che devo ammettere si presentava anche bene – ho detto che non abbiamo posizioni aperte per la sua figura. Anzi, spesso relativamente alla categoria dei grafici, accade che le aziende non cerchino.

Si tratta di una professione tipicamente da freelance e spesso, proprio essendo molto tecnica e poco sul pezzo da un punto di vista di vendita, spesso è fee-lance. La grafica è diventata una commodity, perché tanto basta un Mac.

Cavolate.

Per esperienza, dato che mia moglie è grafica pubblicitaria e in azienda riceviamo pdf generati da InDesign tutti i giorni per elaborare i file dei libri che produciamo, garantisco che tale professionalità non è e non deve essere una commodity e soprattutto non basta soltanto un Mac con qualche suite Adobe sopra.

C’è bisogno di grafici bravi, in giro.

E più bravi si è nel comunicare le proprie competenze, più sono aumentate le probabilità di farsi trovare e quindi di erogare i relativi servizi.

Un grafico non fa solo locandine e biglietti da visita. Può specializzarsi, dato che ci occupiamo di editoria e agli editori servono figure preparate, per esempio:

  • nelle prove colore certificate
  • nell’impaginazione
  • nell’ideazione di copertine che vendano
  • nella preparazione di file che rispettino le norme di produzione con i profili carta corretti, segni di taglio, abbondanze, etc.

Così ho detto alla nostra amica: – senti, appena ho un attimo una sera di queste ti mando una e-mail con un paio di indicazioni su quello che secondo me è il caso di fare nella ricerca di un lavoro come grafica.

E mi è venuta un’idea: competenze grafiche da un lato, di web marketing dall’altro. La soluzione? Studiare il social media management da grafico competente e offrire alle aziende il prodotto finito che comunichi, non solo il prodotto.

Cioè il prodotto con il plus, cosa tutt’altro che scontata, che funzioni.

“Ciao Xxxx,

come promesso ti invio l’e-mail relativamente a quanto ci siamo anticipati.

Credo che per il tuo lavoro, a prescindere lo sia per tutti praticamente oggi, sia molto importante comunicare e comunicare quello che si fa.

Comunicare in modo da distinguersi consente un vantaggio competitivo. Da leggere Strategia Oceano Blu a riguardo.

Una buona cosa sarebbe comunicare i propri lavori (ma anche i valori perché denotano la tua attitudine) e il proprio portfolio con una presentazione efficace.

Poi, se sei presente nei social: Instagram, Facebook con una pagina professionale in primis ma anche Twitter e LinkedIn, esiste un tool di Aruba che ti costruisce un sito web pressoché in automatico. Si chiama Swite ed è un altro modo per comunicare ciò che fai.

Ciò che fai comunica l’essenza di ciò che sei.

Tieni presente che alle persone non frega niente di chi “sei”. A loro importa cosa puoi fare per loro. Questa è l’essenza di ogni business.

Per questo è molto importante comunicare ciò che si fa. Quindi il COSA.

Poi viene il COME. Come lo dici, continuativamente e nel tempo, rivela molto della tua natura e questa è utile conoscerla per chi deve contare su di te.

La vera moneta di scambio oggi si chiama fiducia. E occorre essere davvero credibili in un mondo e in un mercato ad alta altissima competitività.

Per questo esistono i blog che parlano dei tuoi interessi e di come vivi le esperienze che fai. I blog servono per trasferire alle persone informazioni utili circa quello che fai ma sono ancora più utili per stabilire una connessione tra chi scrive e chi raccoglie quelle informazioni.

Tutto ciò detto, se ti va di andare all’estero, faresti più che bene. Sono certo delle opportunità che si possono trovare oltre i confini nazionali. Siamo cittadini del mondo, non Italiani solamente. Perché non esplorare Dubai? So che tempo fa cercavano figure come la tua, in particolare se hai un inglese consolidato.

Non temere di chiedere chiarimenti se ti va, lo faccio col cuore. Anzi, credo elaborerò questa e-mail per un nuovo articolo 😉 

E dato che parlavamo di Marco Montemagno, questo l’ho visto stamattina e merita davvero. Prenditi 10 minuti per guardarlo.

In bocca al lupo,
Leonardo”
Ed infatti, ecco l’articolo. Prova a dare un’occhiata, se ti va, a un CV “dinamico”, è il mio e credo rispecchi quanto esposto.

Buon lavoro, Leonardo Aldegheri
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www.leonardoaldegheri.com

Book Expo America + New York Rights Fair, adventures and more

Sono su un bus mentre scrivo. Lo shuttle che collega la New York Rights Fair alla BEA (Book Expo America) a pochi mesi dalla Fiera di Bologna – la magica e primaverile Children’s Books Fair. Sono le ultime battute dell’ennesima fiera che volge al termine, l’ennesima meravigliosa avventura nel mondo dell’editoria: il mondo di chi movimenta contenuti da mente a mente, mette in azione da mano a mano, da idea a idea, da illustrazione a illustrazione per il piacere di intrattenere la nostra attenzione.
Noi dal lato di coloro che li fanno, quegli incredibili supporti intrisi di sensazione analogica, di feeling con la natura dell’uomo, una natura fatta di sensi. I publisher dal lato di chi divulga, promuove, fa arrivare lontano le idee di coloro i quali creano, inventano, manifestano, generano per il piacere di dare vita alle idee. Noi per dare vita al colore di quelle idee.

Libri libri libri.  Dal Metropolitan Pavillion al Javits Center. Ieri sera a vedere Alessandro Sanna in Rizzoli Broadway. Un artista internazionale, Italiano, amato negli Stati Uniti. Ci sono editori pazzeschi che amano l’illustrazione italiana. Il pregio, la qualità. Senza più anteporre il costo al gusto, all’amore per il bello.

In mezzo ai grattacieli in questa città pazzesca, Grafiche AZ è presente per dialogare con l’editore in maniera atipica. La stampa del libro, la sua realizzazione, è una creazione, una trasformazione vera e propria. Dall’idea geniale dell’artista alla sua trasposizione su carta, per donargli un’anima, portando il colore alla vita di modo che quando prendi il libro in mano tu possa sgranare gli occhi dalla sua bellezza. E vuoi proprio quello.

Così è stato facendo vedere Un bacio e addio di Jimmy Liao edito in Italia da Camelozampa. Uno degli editori più prestigiosi del mondo – Michael Neugebauer – ha sgranato gli occhi quando l’ha sfogliato. Quel libro è un capolavoro di arte e di poesia.

La colazione migliore è quella che alimenta la mente. La cosa migliore da fare la mattina è dare da mangiare alla propria energia creativa, alimentando lo scintillio delle idee che ti portano a fare le cose.

E vedere l’edizione americana di Dory Fantasmagory edito in Italia da Terre di Mezzo? Una soddisfazione unica.
Alla fine perché leggiamo? Perché non è solo lasciarsi coinvolgere. Leggere è di più, è crescere.
SHARE THE BOOK THAT CHANGED YOUR LIFE.
Decine e decine di persone che scrivono e sono grate del loro cambiamento.
Perché un libro può veramente cambiarti la vita.

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ANNUNCIO DI LAVORO x4


La Società Editoriale Grafiche AZ è una “fabbrica delle fiabe”: produce libri cartonati sottili di pregio per bambini per il mercato estero e per l’Italia da quasi 50 anni.
I nostri clienti sono principalmente editori di tutto il mondo.
La ricerca è indirizzata esclusivamente a candidati realmente motivati, in grado di poter aggiungere idee e soluzioni, con conoscenza delle dinamiche editoriali e passione sfrenata per il lavoro in squadra e per la volontà/capacità di sviluppo del business.
La ricerca è rivolta a 4 distinte figure:

  • 1 – magazziniere
  • 1 – back office commerciale
  • 1 – responsabile commerciale
  • 1 – commerciale estero


Le risorse prenderanno – rispettivamente – in gestione le attività di:

  • organizzazione magazzino, gestione DDT, approvvigionamento materiali; molto apprezzata la conoscenza delle 5S e del miglioramento continuo in ottica Kaizen;
  • segreteria commerciale, customer care, invio offerte, post vendita, gestione appuntamenti commerciali;
  • sviluppo commerciale con budget assegnato, gestione ufficio commerciale, disponibile a trasferte;
  • commerciale estero con spiccata attitudine alla vendita e al raggiungimento degli obiettivi assegnati dalla direzione, disponibile a trasferte;

Sono richieste spiccate doti comunicative/relazionali e attitudine al problem solving. Per le tre figure commerciali è richiesta, in ordine di priorità, la perfetta conoscenza del francesetedesco e inglese, oltre all’italiano.
Allineamento alla filosofia aziendale e agli obiettivi di crescita pianificati è imprescindibile condizione.

Requisiti:

  • per la gestione dei magazzini: diploma o laurea non sono condizione così necessaria; le capacità organizzative in ottica di anticipazione e preparazione dei materiali lo sono molto così come l’uso dei pacchetti informatici e gestionali.
  • per l’area commerciale: laurea in lingue e/o materie umanistiche, spiccato senso di concretezza, abilità di vendita;

La frequentazione di corsi di formazione e/o specializzazione sono molto apprezzati, così come grinta, propositività e attitudine alla leadership.
Domicilio/residenza: Verona/Vicenza.
Ciascuna posizione prevede una reale opportunità di crescita all’interno dell’azienda. L’impegno è full time.
Candidati di entrambi i sessi sono pregati di inviare il proprio curriculum con foto, corredato da una motivata presentazione e autorizzando al trattamento dei dati personali qui –> graficheaz@graficheaz.it.
Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03.
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Un dialogo su LinkedIn spiega esattamente come non approcciarsi al mondo del lavoro

  • Mi capita spesso di essere contattato per qualsiasi genere di proposta su LinkedIn, come fosse un bazar.

    LinkedIn è una cosa seria, non si fa spam.
    Quando poi ti tirano dentro nei messaggi di gruppo per fare promozione di attività assolutamente non profilate, lo trovo scorretto, oltre che inopportuno.
    Ciò fa parte di un livello basso di conoscenza e di educazione della propria propositività rispetto al prossimo.
    La pubblicità la si fa investendo del denaro, non spammando persone non interessate.
    Sì, io voglio che la gente venga sul mio blog e conosca le mie attività, ma devo prima scrivere cose interessanti per un target specifico di persone. Gli argomenti che tratto in qualche modo devono attrarre la curiosità e l’attenzione di queste persone rispetto a ciò che ho da dire loro; poi devo pagare perché Google, Facebook, LinkedIn, Twitter, etc. mi diano visibilità.
    Quanto pagare? Dipende da dove voglio arrivare.
    LinkedIn è un market place professionale per lo scambio delle informazioni e delle professioni.
    Metti sul mercato delle competenze, senza fare spam, e se qualcuno sul mercato ha un potenziale interesse rispetto alle tue, ebbene, in teoria, si fa vivo.
    Detto ciò, qualche giorno fa sono stato contattato per delle “informazioni”. Riporto il dialogo, benché apparentemente secco, perché auspico sia di aiuto. Ovviamente il nome è stato sostituito ed è fittizio, i contenuti reali.

    • “martedì

      Il giorno martedì, Britney Spearini ha detto:

      Buongiorno Leonardo, posso disturbarla? Volevo chiederle alcune informazioni?

      14:27

    • Il giorno martedì, Leonardo Aldegheri da detto:

      Buongiorno Britney, se mi vuole disturbare, no, non può. Se vuole dirmi qualcosa di utile e interessante, certo, volentieri 🙂

      15:12

    • Il giorno martedì, Britney da detto:

      Certo… spero di dirle cose utili o comunque interessanti. 🙂 Io al momento sono alla ricerca di lavoro e di nuove opportunità. Ho guardato le Sue pagine su Facebook e il suo sito, e le ho trovate piuttosto interessanti, e volevo sapere se potevo farle avere un mio CV.

      15:27

    • Il giorno martedì, Leonardo Aldegheri da detto:

      Britney, non funziona così. Lei mi sta chiedendo un’opportunità di lavoro, mascherandola. Non c’è alcuna vergogna nel proporsi e la ringrazio per i complimenti. Mi ascolti, se vuole trarre beneficio da questo dialogo: ieri sono stato in un’azienda da 180 mln per parlare con l’AD che l’ha portata da 25 mln a 180 in 15 anni. Mi piacerebbe un sacco lavorare per lui ma non ho mascherato la visita. Ho chiesto udienza per imparare da “giovane brillante e ambizioso”. [NDR: e così è stato. A me interessava assorbire da lui lo scibile umano nella conduzione vincente di un’azienda pazzesca. Ovvio che me ne sono innamorato a avrei fatto carte false per collaborarci. Ma non era quello lo scopo].

      O chiede o da. Non mi dice nulla di interessante o di utile se mi dice che voleva sapere – lei – se poteva mandarmi il suo cv.

      Inoltre, usare il verbo “disturbare” è una scelta molto poco azzeccata in tal senso.. è un uso comune sciocco ed umiliante per chi lo usa.. e per chi lo subisce.

      Funziona che mi dica: “ho visto le sue pagine e mi piacerebbe lavorare per lei. Le mie attitudini sono queste, quelle e queste altre e quindi ritengo di poterle essere utile perché so fare questo, quello e quest’altro e sono certa di portare valore a lei e alla sua azienda”. Fine.

      Semplice no? La mia non è una lezione, per carità e lungi da me, ma voglio aiutarla perché sono fatto così. No, attualmente non stiamo assumendo ma.. usi, se vuole, quello che le ho detto per dare veramente utilità ad un datore di lavoro.

      Se lui è intelligente e capisce che il suo valore è autentico non avrà certo problemi a parlare con lei per testare se quello che dice è vero e gli può servire e poi.. se cerca, il gioco è fatto.

      Il CV è una lista di cose, la lettera di presentazione è una vendita, non deve essere massiva e va mirata. Le persone non sono veramente interessate a chi siamo, lo sono a quello che possiamo fare per loro.

      Tradotto: un cv non è veramente interessante quanto lo è invece, ad esempio, un’analisi da consulente marketing che stupisca e che lasci pensare: “ha fatto questo di sua spontanea volontà, chissà cos’altro può fare per me a richiesta”.

      Una splendida serata, Leonardo

      PS: non è vero che non c’è lavoro, è vero che bisognerebbe imparare un po’ a distinguersi 😉

      17:24″

    Ora, mi chiedo che a sbattersi per dare una risposta articolata ad una richiesta di informazioni come questa non so chi possa essere eccetto me 🙂
    Non ho ricevuto risposta.. forse sono stato troppo “risoluto”, ma non importa.
    L’importante, al di là del lato umano e parlando esclusivamente in ambito professionale, è sapere che le persone non sono veramente interessate a chi siamo, lo sono a quello che possiamo fare per loro.
    Provare per credere.
    Ah, in LinkedIn ci sono stato qualche anno fa, proprio nella Valley: 3000 dipendenti per un miliardino di fatturato di $ e con il problema di monetizzare il database professionale collettato:)
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La fiera delle avanguardie (bis) e le applicazioni della realtà aumentata: come i dispositivi wearable ti proiettano nel futuro anima e corpo 

Una cosa che mi sono sempre chiesto è: che c’entra la realtà aumentata con i libri? La verità è che l’Augmented Reality esiste da anni. Facebook si è acquisita Oculus VR e la realtà virtuale sembrava cosa fatta già nella metà degli anni ’90. Cosa è successo nel frattempo? Perché i tempi non erano ancora maturi perché questa si diffondesse?
Chi ama il rock’n’roll potrà apprezzare il clip di Amazing (1993) degli Aerosmith che puoi vedere – anzi, gustarti qui – dove la band, sempre all’avanguardia nelle sue performance video, propone una tecnologia completa e che coinvolge tutti i sensi ma che oggi ci fa un po’ sorridere 🙂
Perché mai ci farebbe sorridere?
Non tanto perché ora siamo così avanti rispetto alla realtà virtuale ma in quanto si sarebbe dovuta realizzare già da mo e invece no.
Dicevo nel precedente articolo La Fiera delle avanguardie, il futuro del sapere e.. come andrà a finire? (corri subito alla velocità della luce a leggerlo qui! Perché questo è il sequel – magari farò anche prequel) – che le app e gli ebook reader avrebbero ammazzato a colpi di bastonate sonore la carta e invece no.
Almeno finora e pare che per un pezzo ancora sia così.
Gli ebook funzionano bene nel web marketing, sono pratici e di veloce acquisizione in ottica di infoprodotto. Ma, come vedi, l’infoprodotto è una categoria che non ha nulla a che vedere con il libro vero e proprio.
Mi spiego meglio con un esempio (ti consiglio di approfondire l’argomento magistralmente spiegato in Brand Positioning Italia: Il segreto per il lancio di un nuovo prodotto che Coca Cola non conosce).
L’ennesima bibita lanciata sul mercato non sarà altro che un follower della Coca Cola. I due player sul mercato si chiamano solo Coca Cola e Pepsi, tutto il resto sono competitori che nemmeno sappiamo come si chiamano. Perché? Perché nella mente del consumatore lo spazio è limitato.
L’ennesima bibita sarebbe un micro competitor nella stessa categoria. Ma Red Bull non è un competitor della Coca Cola, rappresenta una nuova categoria. E da lì la scia dei competitor, quali Monster per primo e poi? Poi gli altri di cui a malapena sappiamo il nome. Sapevi che Burn è l’energy drink che si è inventato la Coca Cola per fare concorrenza a Red Bull?
Se credi che l’ebook sia un diretto competitor del libro cartaceo lo è, ma come follower micro frammentato. È indubbiamente più pratico ma chi se ne frega, a me piace toccare le cose e annusare l’odore dell’inchiostro pasticciando con la matita sui miei appunti. Anzi, ultimamente sui libri ci scrivo pure a penna fregandomene di rovinarli. Perché mi piace così e sul tablet non lo posso fare.
Nella stessa Buchmesse di Francoforte c’era un’esplosione di tablet e ebook reader qualche anno fa e già a partire dal 2014, spariti. Ma ritorneranno, non c’è pericolo. Sono tornati i libri, pensa te che sono ancora uno strumento di trasmissione e acquisizione del sapere millenario.
Oggi alla fiera del libro di Francoforte ci sono libri dappertutto e decine di migliaia di persone ad intasare i corridoi mentre io cerco di lavorare spostandomi da un padiglione all’altro tra un appuntamento e l’altro parlando con editori di tutto il globo terracqueo.
Un sacco di gente tra i piedi! Il mercato 🙂
Nulla in contrario che le scuole adottino i tablet anziché i libri fisici, è semplicemente un dato di fatto che riguarda ancora una troppo bassa percentuale di penetrazione nel sistema scolastico. Anche qui i pro e i contro si sprecano. Niente alberi tagliati e niente peso sulla schiena dei ragazzi, perdita della tattilità e della percezione analogica sul manufatto.

ATTENZIONE: essere analogici non è una colpa. Non significa essere vecchi. È la natura umana. 

Gli ebook intesi come infoprodotti specifici di una data argomentazione approfondita su un tema sono una nuova categoria e non sono assimilabili al libro in sé. Sono solo un’altra cosa, uno strumento di diffusione del sapere.. diverso. E che opera attraverso diverse modalità di acquisizione.
MA L’AUGMENTED REALITY COI LIBRI COSA C’ENTRA?
Sostengo da sempre l’integrazione e non l’esclusione.
La realtà aumentata applicata all’editoria implica l’aggiungere contenuti speciali irrinunciabili e irripetibili in modo che tutti dovrebbero correre in libreria a fare la coda come fosse per andare a comprarsi l’ultimo iPhone?
No.. non ha questa presa. Almeno questo non è accaduto finora.

Ho testato personalmente degli occhiali che ripropongono attorno il vissuto di chi li indossa simulandone una realtà inedita. Diversa, aumentata. Quello che ho provato è stata una sensazione di solletichio allo stomaco. La mia mente è stata al gioco e sebbene dovessi fare attenzione per non andare a sbattere contro le pareti ero totalmente immerso in un fluido che il mio cervello interpretava come diverso ma vero.
Simulato ma reale. Una simulazione palese che il cervello interpretava come reale. Il motivo è banale: il cervello ragiona per immagini. Qui sono aggiunte. In più. Pazzesco. Senza caschi.
Solo con un paio di occhiali con delle antenne per farmi muovere in un fluido ove altri mi vedevano come attore testante di un’altra realtà mentre io ero immerso anima e corpo con tanto di emozioni in un altro mondo.
Appreso ciò, la realtà aumentata negli anni a venire sarà cosa normale.
Non perché io sia frate indovino o perché lo dica Marco Montemagno (anche se io a Marco ci credo, prove alla mano sulle sue considerazioni passate sul tech che si sono puntualmente avverate) ma perché le applicazioni possono essere molto pratiche per il mondo che si sta conformando oggi e che non ha nulla a che vedere con gli anni ’90 e 2000.
La realtà aumentata sarà normale perché le applicazioni di oggi non sono ancora comprese ma saranno quotidianamente praticabili. Le persone non lo sanno ancora 🙂
Un po’ come le migliaia di app disponibili ed alla fine usi sempre più o meno le stesse dieci-quindici. Parlo non dei simulatori di volo ma di applicazione della realtà aumentata nella quotidiana vita di tutti i giorni delle persone comuni.
Eccone almeno sei esempi che mi sono venuti in mente nell’immediato e senza sbattermi troppo, anche applicati al mondo del sapere e quindi all’editoria che è uno dei principali strumenti di diffusione:

  1. sei in classe, a scuola o all’università, e ciò che è scritto sui libri di testo – che è già vecchio – viene integrato con ologrammi e contenuti integrativi costantemente aggiornati.
  2. puoi fare degli esercizi pratici con gli ologrammi stessi, quali interazioni con oggetti e persone.
  3. la realtà aumentata non ha molto a che vedere con la realtà virtuale per il semplice fatto che prima di virtualizzare la realtà è più semplice.. aumentarla, aggiungendo elementi (più o meno utili).
  4. puoi simulare di essere in un luogo pubblico mentre ti prepari ad uno speech senza nessuno attorno, come nel caso di un elevevator pitch, un’interrogazione all’università o semplicemente per..
  5. facilitare i processi di apprendimento.
  6. facilitare gli acquisti e l’effetto dell’informazione pubblicitaria come strumento di veicolazione di qualcosa di utile per te piuttosto di propinarti qualcosa interrompendoti mentre stai facendo dell’altro, che è la caratteristica tipicamente odiosa della pubblicità web e non solo tv ma anche di coloro che utilizzano il telemarketing come strumento di vendita massivo.

Ma mi viene in mente anche una possibile applicazione ai processi di monitoraggio della produzione industriale, nei cantieri edili, negli studi di architettura, in tutto ciò che è in costruzione, in progress, per vedere come sarà la sua realtà una volta concluso.
In editoria la Realtà Aumentata non ha ancora preso piede perché non è diffusa come abitudine d’uso quotidiano ma i libri avranno mano a mano bisogno di una progressiva integrazione con una presenza del web sempre più inclusiva del quotidiano.
In sostanza abbiamo più in mano uno smartphone che qualsiasi altro oggetto solo che i libri sugli smartphone non li leggi. I device sono solo strumenti che avrebbero il compito di aumentare la qualità della vita delle persone.
Oggetti wearable come il paio di occhiali da me provati consentono di esperire elementi in più in quasi qualsiasi situazione della propria quotidianità. E mi piace pensare che un giorno esistano device wearable (occhiali ma anche indumenti) che consentano un’accelerazione dell’apprendimento stesso, che sia attraverso libri di carta o altro.
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Sostengo che i nativi digitali siano i nati a partire dal 2015, non prima e che il futuro risieda nell’integrazione, non nell’esclusione.
Come Grafiche AZ abbiamo accolto l’invito di un nostro amico britannico, Neal Hoskins, editore e consulente della International Children’s Books Fair di Bologna di ospitare un corso presso le nostre super ANALOGICHE strutture di produzione editoriale per studiare le applicazioni pratiche della realtà aumentata all’editoria.
Se ti dovesse interessare, Neal ha messo a disposizione i suoi biglietti su Eventbrite. Il corso si chiama

Realtà aumentata – come creare nuove attività di miscelazione di stampa e le tecnologie digitali.

Noi.. siamo curiosi e abbiamo messo a disposizione a Neal la nostra azienda, anche perché ci piace guardare ad un futuro migliorato. E se ti piace l’idea, è l’occasione perfetta per venirci a visitare. Vedrai anche i processi di stampa vera e propria.
Da questo punto di vista rivisto l’Augmented Reality che da è anni in fase embrionale sta per diventare.. realtà.

Comunque sì, l’editoria è in crisi. Te lo dice il tipo in basso a sinistra nel photobomb 😂
This article was written with an Android phone on Worpress mobile and uploaded in roaming somewhere driving south at the speed of life in a motorway in Germany 🙂