SANDRO VERONESI E L’ESEMPIO IMPRENDITORIALE

Sandro Veronesi e l’esempio imprenditoriale.

L’ho conosciuto la prima volta a un evento dove lui affiancatosi al buffet, mi ha chiesto “e tu di cosa ti occupi?”

Un giorno l’ho persino “rincorso” incrociandolo in aeroporto, ho girato la macchina solo per andare a dargli la mano e dirgli che lui è uno dei miei idoli.

E poi, finalmente, una sera a cena, seduto di fianco a lui, l’ho letteralmente tempestato di domande scrivendo oltre 20 pagine di appunti.

Per me, questi sono esempi imprenditoriali.

“Sono convinto che l’imprenditore non debba avere l’obiettivo di essere perfetto e di capire tutto, ma piuttosto quello di capire qualcosa in più dei propri concorrenti.

È lì il cuore dell’essere imprenditori.

Preparazione, perseveranza e un dolce equilibrio tra l’essere contenti di quello che si fa, di quello che si è fatto ieri, e il voler fare di più domani.

Creando qualcosa di meglio di ciò che abbiamo e che magari ancora non c’è”.

Cit. Sandro Veronesi

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

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Leonardo Aldegheri
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L’IMPRESA È UNO STRUMENTO PER CREARE

L’impresa è uno strumento per creare.

Quando si parte dal presupposto di prendere, non c’è niente da fare: il focus è lì, sul prendere.

Quando si parte dal presupposto di creare, allora da fare qualcosa inizia ad esserci.

L’impresa è uno strumento per creare.

Sì, prodotti, servizi, beni, beni per la casa, la casa.. avere l’acqua calda, avere una cucina, del cibo, le cure necessarie, le cure mediche, dei libri sulla mensola.

Insomma, è la nostra vita.
Quella dell’uomo di oggi.

A mio modo di vedere, se non fosse stato per lo sviluppo delle imprese (con tutti i pro e i contro del mondo imprenditoriale) non avremmo assistito alla diffusione del benessere cui oggi assistiamo.

Non mi si dica “sta la crisi”, “si stava meglio quando si stava peggio”, etc.

Sappiamo, eddai, guardiamo avanti.

Almeno, il benessere è un po’ più diffuso che nei secoli passati.
It’s a matter of facts.

Sono le imprese a creare le cose.

Quando le cose ci sono già per tutti (o quasi, diciamo) lo step successivo è trovare il modo di creare ulteriore valore.

Voglio dire, quando l’uomo viveva allo stato brado, non esisteva l’impresa come la conosciamo oggi.

Esisteva un mondo prevalentemente artigiano e contadino da un lato, proprietario e latifondista dall’altro.

Non esisteva l’economia e il benessere di oggi, con tutti i se e i ma del caso, naturalmente.

Per benessere intendo potersi permettere una pizza, mica l’elicottero o lo yacht. Cose molto terra terra.

Oggi in alcuni casi ho l’impressione la società sia in decadimento (causa una dispersione di valori data da un certo “disorientamento”), in altri casi noto un grande risveglio.

È un momento di opportunità. Almeno questa oggi è data, un tempo no. Si stava zitti e si moriva di stenti piuttosto presto, quando non ammazzati in quanto il rispetto per la vita e per l’essere umano era ben altra cosa.

Gli imprenditori “svegli” oggi hanno l’obiettivo di generare quell’ulteriore valore per rendere l’ambiente meno un grande cestino della spazzatura, per rendere servizi sanitari migliori e più attenti alla natura e alla psicologia dell’uomo, per produrre cibo più sano, etc.

Ci sono movimenti in atto di grande preparazione a tutto ciò per lasciare alla generazione successiva un mondo possibilmente migliorato.

Fuori e dentro le imprese.

Questione di visione. Questione di focus.

Ovvero, questione di quello che vedi che ancora non esiste ma esisterà perché lo vuoi creare.

E questione di metterci tutta la propulsione che serve per materializzare quell’idea, quella visione, di fatto, in un fatto esistente, materiale, concreto.

Dove si pone l’energia, lì va l’attenzione (so che la frase è il contrario ma vale anche così, sorry).

Grazie ad Alessio Vittorio Saracino – collega delegate del G20 e imprenditore – per la stupenda e ispirante intervista: i giovani imprenditori italiani sono degli eroi.

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GLI EURO E LA VERA MONETA DI SCAMBIO

GLI EURO E LA VERA MONETA DI SCAMBIO

La vera moneta di scambio oggi non si chiama EURO.

Si chiama ATTENZIONE.

In un mondo di distrazioni continue e costanti, dove siamo sollecitati in un oceano di cose, input, banner, notifiche, e-mail, lucine, vibrazioni, drin-drin e da qualcuno che cerca di avere la nostra attenzione in maniera intensiva, sistematica, costante, instancabile online e offline – digitalmente e analogicamente – il dazio, il balzello che noi paghiamo, nostro malgrado si chiama proprio così.

E la seconda moneta di scambio?

È la FIDUCIA.

Perché quando qualcuno tra i mille mila input e solleciti richiami ha avuto la nostra attenzione, noi, per “abbonarci” alla sicurezza di quella transazione, di quell’acquisto, di quel pensiero agganciato a quella data cosa, dobbiamo poterci fidare.

E come ci si può fidare in un mondo in cui non ci si può fidare di nessuno o quasi?

Dimostrando.

Dando la garanzia che il valore è quello che conta.

Nel mio campo di esperienza personale, diffido fermamente da chi non ha rispetto della mia attenzione e non si cura di rubarmi tempo, energie, risorse e soldi per il suo tornaconto. Nessuna pietà.

Ma allo stesso tempo, dedico la giusta attenzione a chi, nel proporre qualcosa, lascia trasparire senza eccessiva timidezza, la sua autenticità.

La differenza non sta nel prendere a tutti i costi ma sta nel dare a un costo preciso. E non significa dare a fondo perduto a cani e porci, c’è un limite anche a quello.

Non è gratuito nemmeno il dare gratuitamente.

Ma nel dare per generare valore, nel darsi, nello spendersi con lo scopo di costruire, migliorando le condizioni e permettendoci di evolvere è ciò che – laddove questo venga riconosciuto da chi è in grado di vedere – realmente serve fare.

Proprio per non essere schiavi degli euro. Ma nemmeno essere schiavi di coloro i quali da noi vogliono qualcosa senza nemmeno pensare di dare nulla.

E non in cambio.. ma a prescindere.

Questa cosa, per me, cambia il mondo.

O – almeno – il modo di vedere le cose. Che forse sono la stessa cosa.

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I (FANTOMATICI) NEURONI SPECCHIO

I fantomatici neuroni specchio.

Wikipedia recita dei neuroni specchio, come quella “classe di neuroni che si attiva sia quando un individuo esegue un’azione sia quando lo stesso individuo osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto“.

Ne parlavo qualche giorno fa in un post su Facebook – Monkey see Moneky do – relativamente al fatto che non ha alcun senso costringere i bambini a leggere se sono i genitori i primi a non prendere un libro in mano manco scottasse.

È come un padre che pesta il figlio perché l’ha beccato a fumare quando egli stesso fuma due pacchetti al giorno di sigarette.

Cit. Real Case History
“Monkey see Monkey do” è un famoso detto anglosassone per intendere che tramite l’esempio è più facile trasferire know how piuttosto che semplicemente dicendolo o spiegandolo oralmente o teoricamente.

Per lo stesso identico principio, un figlio è parimenti più portato a fumare assimilando l’esempio di persone fidate e vicine che compiono il medesimo gesto o assumono la medesima abitudine.

Non è da stupirsi se il processo di emulazione del genitore comporta comportamenti inconsci di una certa portata (allitterazione portami via..!).

I neuroni specchio sono uno strumento potentissimo della natura che ci consente di imparare velocemente, oltre alla ripetizione e oltre all’emozione.

Il cervello acquisisce e fa proprie le informazioni – in una parola impara – principalmente attraverso le tre seguenti attività:

  • Ripetizione
  • Emozione
  • Esempio
  • Imposizione
  1. Sappiamo benissimo ad esempio che tramite ripetizione anche le fandonie, le bugie più grette, diventano verità, soprattutto grazie anche a quella che Robert Cialdini chiama riprova sociale, benché non confermata o non veritiera.

Le fake news funzionano molto bene a riguardo.

2. Sappiamo benissimo che dopo un forte spavento quella data cosa non la si fa più, dopo essersi scottati. Dopo una delusione d’amore cocente, ad esempio.

3. E sappiamo benissimo, ancora meglio, come i veri leader guidino con l’esempio e non temono altri leader, proprio perché la leadership autentica è quella esercitata attraverso l’esempio e persone in sintonia con quella missione, conseguenza di quella visione, sono disposti ad affrontare ogni ostacolo pur di addivenire allo scopo prefisso.

4. Beh, qua è facile: quando qualcuno impone a qualcun altro di fare un data cosa (utilizzando leve come la scarsità, l’urgenza, il timore, la coercizione, etc.) e questo la DEVE fare, la impara subito

Un leader come Alessandro Magno a meno di 30 anni aveva conquistato il mondo conosciuto grazie alla sua leadership incommensurabile e l’esempio di prodigioso coraggio in battaglia.

Tutto questo solo per dire che quando non sai che pizza ordinare e alla fine è la prosciutto e funghi che mangerai è perché vai sempre sul sicuro.

Oppure perché l’ha ordinata quello che ha espresso l’ordine al cameriere prima di te.

Funziona sempre.

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MONKEY SEE MONKEY DO

Monkey see – Monkey do.

I neuroni specchio – scoperti da uno scienziato italiano – sono quella classe di neuroni che consentono un’accelerazione significativa dell’apprendimento da parte dell’essere umano (e degli “altri” animali).

Spesso, i figli che leggono traggono l’esempio proprio dai genitori o dal mondo circostante ove vi sono lettori che mettono a disposizione facilmente i libri.

Ora, casa mia è letteralmente invasa dai libri dato il mio lavoro ma anche perché ne compro e ne leggo a tonnellate.

Mia moglie ne sa qualcosa.
Ma anche i miei figli.

Avere libri a disposizione praticamente ovunque è una chiave magica che apre porte che determineranno la qualità dell’apprendimento dei piccoli, e quindi, del loro futuro.

Viva la lettura, l’apprendimento e la divulgazione.

I vantaggi della lettura sono incredibili:

«La lettura potenzia le competenze emotive dei bambini, che vedono le proprie emozioni riflesse in quelle dei libri- spiega Pellai-.

Migliora le competenze espressive, i ragazzi sanno esprimersi meglio.

Migliora le competenze comprensive: sono in grado di capire di più. È un fortissimo preparatore delle competenze scolastiche”.

Non è che sia molto più facile prendere in mano un libro che ignorarne l’esistenza e tribolare il resto del tempo?

Ai posteri, l’ardua sentenza.. nel vero senso della parola.

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PER IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI

Per il futuro dei nostri figli.

Chi segue questa pagina sa quanto rompo le scatole per la salvaguardia dell’ambiente.

Non c’è da scherzare, innumerevoli sono gli articoli che parlano dell’emergenza della plastica.

Ho persino letto un editoriale sponsorizzato di una nota azienda tedesca sul Corriere della Sera, la Henkel, giusto per non fare nomi.

Marketing? Ma certo.

Anch’io continuo a dire a tutti che la nostra azienda è certifica FSC (dal 2011, non da ieri e non una ma entrambe, sia Grafiche AZ che Legapress, ma anche qui senza far nomi – nessuna provvigione comunque).

Poi, vedo mia figlia che maneggia questo succo/yogurt acquistato da mia moglie e mi illumino! Perché nel retro si legge la scritta:

PER IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI.

Cit. – confezione innovativa yogurt nel frigo

Mio Dio!

Oh My God! Come dico gli anglosassoni. Li ho sgranati, giuro.

Quello che dico, scrivo e predico da tempo!

In quell’ufficio marketing c’è qualcuno che ha inteso la problematica e ha convinto ufficio tecnico, CDA, produzione, GDO, imprenditore, HACCP, Checco Zalone e chi più ne ha più ne metta per arrivare a TRASFORMARE il packaging di un prodotto per il “futuro dei nostri figli”.

Per smetterla una volta per tutte di sporcare questo pianeta che – PER DIO – NON è nostro. Spero sia chiaro.

Però lo abitiamo.

E vogliamo che casa nostra sia sporca o sia pulita?

Ora la cosa può essere strumentale, etc. ma, ancora una volta, non frega.

Ciò che veramente importa è che la crescente sensibilizzazione verso queste tematiche arrivi “persino” a educare quello che “scaglia” la cicca per terra (a volte anche con una certa dose di disprezzo).

Sì, io voglio che si arrivi che persino chi fuma abbia l’accortezza di spegnere la cicca e metterla nel cestino (come peraltro già osservavo in Austria nelle due estati che ho vissuto a Salisburgo negli anni ’90, non proprio l’alto ieri).

CE LA FAREMO.

Ne sono certo.

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Plastic Bank

LA BELLEZZA È OVUNQUE

La bellezza è ovunque.

Oppure là dove la si vuole vedere.

Stai certo che se vuoi vedere la negatività o l’aspetto lamentoso, ammorbante, pesante di una cosa, lo trovi di certo. Sicuro come l’oro.

Sicuro come loro.

Così come, volendo, trovi di certo l’aspetto BELLO, positivo, utile, trasformando quell’evento, quella frase, quella provocazione in una opportunità.

Nel transurfing questo si chiama principio di coordinazione dell’intenzione.

È davvero facile: ogni volta che ti capita di pensare od osservare qualcosa, ricorda di pensare a quale sia l’intenzione – cioè dove stai dirigendo quel tuo pensiero – e se essa è buona o meno buona.

La purezza dell’intenzione cambia la vita.

La bellezza è ovunque.

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#sonosostenitoredelliberoessere

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LE MIMOSE SANNO DI PRIMAVERA

Le mimose sanno di primavera.

Le mimose hanno un profumo meraviglioso, sanno di primavera.

Poi per me l’8 marzo è una bella data perché è stata la prima volta che mi sono lanciato da un aereo (22 anni fa).

Poi, fossi nato donna, forse direi che festeggiare il fatto di esserlo è un pensiero simpatico e carino, nulla di più.

Un’attenzione. E in quanto tale meravigliosa di suo.

Ma sono nato uomo e lo dico da uomo.

Celebrare la festa dell’essere è a prescindere dal genere.

Basta, davvero BASTA, con queste cazzate che la donna è questo e quell’altro (inferiore, superiore, sesso debole, sesso forte, zoccola, mamma, amante, moglie, etc.).

A me, ogni volta che devo compilare un form dovendo inserire i miei dati, alla voce SESSO M o F, viene sempre da rispondere Sì (e grazie anche)

Perché anche l’uomo è questo e quell’altro (nerd, pelato, palestrato, senza muscoli, con l’alito fresco / di mxxda, con la bella macchina / col cassonetto con le ruote, etc.).

Tutto ciò è a-n-a-c-r-o-n-i-s-t-i-c-o.

Siamo, semplicemente:

– Sfigati UGUALE. 
– Meravigliosi uguale.

Facciamo invece che siamo entrambi (sfigati e meravigliosi ma anche uomo e donna) allo stesso tempo ma in differenti contesti?

1. Con paranoie mentali uguali (distinti solamente dall’impronta ormonale e attitudinale).

2. Con la stessa paura di rimanere soli, con le stesse fisime, con le stesse inefficienze e predisposizione a combinare cazzate, con la stessa esigenza di andare alla toilette (ebbene sì, ci vanno anche le donne, anche belen – non ci credevo neanch’io, eppure..).

3. Con gli stessi sensi di colpa, la stessa vergogna, le stesse paure e arrabbiature solo connotate dai diversi contesti.

Noi uomini sbagliamo a idealizzare la donna perché viviamo nel bisogno della #passerottacapricciosa (tralascio i vezzi dei passerotti, che vanno bene uguale).

Le donne sbagliano a sentirsi inferiori: MAI! 
Rispetto a nessuno, non agli uomini.

Noi dobbiamo “espellere”, le donne “accogliere”:

sembra che l’uomo debba dominare ma il vero problema dell’uomo è fare l’uomo, NON dominare.

Il vero problema della donna è che faccia la donna, non l’uomo o non farsi dominare.

Oggi assistiamo a uomini che fanno le donne..

(non mi si fraintenda, per me il tema omosessualità è acqua fresca, l’argomento non mi tange, in più uno dei miei miti assoluti è Freddie Mercury dai tempi delle medie tanto quanto Jim Morrison)

..mentre gli uomini che fanno gli uomini per paura di sembrare troppo donne sono col testosterone a mille perché, se no, non sono uomini abbastanza.

Assistiamo a donne “manager” spigliate come non mai che alcuni uomini se le sognano.

Va bene c-o-s-ì. 
NON è questione di donna manager o uomo coxxxone.

È questione che siamo anime vestite con un paltò bello pesantino (con il solo scopo di alleggerirlo/ci):

il corpo fatto di carne e sangue.

Con, in più, uno spirito dentro e tutte le sue attitudini che forse si porta dietro da mo’.

Tutto il resto sono sovrastrutture inutili, peraltro, spesso e volentieri.

Come “doversi” ricordare di “voler” festeggiare.

Facciamo che ci festeggiamo entrambi tutti i giorni con la gentilezza?

Con il reciproco supporto e interesse verso l’altro?

Percorrendo un pezzo di strada assieme nella ben disposizione e nella benevolenza?

Facciamo che facciamo l’amore con passione e non meccanicamente perché la donna se ha avuto tanti uomini è zoccola e l’uomo è un grande (e se ne ha avute poche ovviamente è uno sfigato e lei pochi una suora – quindi il numero giusto qual è)?

Facciamo che se dobbiamo indossare questa “veste” è perché così impariamo qualcosa di più su di noi, sulla nostra natura e sessualità, sui nostri comportamenti nel segno della crescita reciproca?

Nel segno della cura e dell’amore.

A prescindere si sia Donna o Uomo.
Tanto, siamo esseri umani uguale.

#sonosostenitoredelliberoessere – nel vero senso della parola.

Leonardo Aldegheri
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IL NOSTRO COMPITO È REALIZZARE

Il nostro compito è realizzare.

Noi non dobbiamo cambiare le persone che abbiamo attorno ma possiamo fare una cosa molto più potente e intelligente: cambiare noi stessi.

Il focus va messo sul nostro cambiamento e non su quello degli altri. 

Gli altri hanno il loro percorso. Noi abbiamo il nostro. Ecco perché non vale assolutamente la pena “perdere tempo” guardando a cosa fanno gli altri.

Il nostro “compito” è quello di essere noi stessi, al meglio. Cioè “compierci“.

Realizzarci attraverso il nostro percorso, attraverso il nostro fare le cose.

Quindi il nostro compito è realizzare.

Ognuno di noi arriva con dei talenti, se ripartiamo senza averli usati, sfruttati, fatti sviluppare e maturare – esattamente come i frutti degli alberi – torniamo avendo sprecato un “giro”, una possibilità, una opportunità.

Ecco perché, cogliere le opportunità è appannaggio di chi le sa vedere.

È proprio una questione di visione, immaginazione, vedere cose che ancora non esistono ed essere il tramite per realizzarle.

“Pensavo, farò esattamente come mi pare […]. Per quanto mi riguarda, voglio solo vivere, divertirmi e stare bene più che posso”

Freddie Mercury
Queen – Days of our Lives, in una intervista di fine anni ’70. Benché Freddie Mercury morì a soli 45 anni (qui ne aveva meno di 30) non significa non avesse vissuto. Il senso è vivere appieno e sembra ci sia riuscito: Freddie ha saputo “vedere” lidi musicali (nell’epoca di Pink Floyd e Led Zeppelin) e donarli al mondo.

Ci ho messo anni per apprendere questo e in tal senso c’è un video su YouTube di Igor Sibaldi dove ironicamente illustra che quando si torna di là se hai sprecato l’esistenza a non combinare nulla, ti pigliano pure un po’ per i fondelli.

Tuo marito ti tratterà bene quando tu ti tratterai bene. Il tuo collega ti tratterà con rispetto e dignità quando tu ti tratterai con rispetto e dignità.

Il tenente Dan, in Forrest Gump (citazione presa da un video di uno Youtuber molto interessante che recensisce di solito libri o concetti complessi, Saverio Valenti) trova la pace e l’amore dopo essersi perdonato.

Perdonati, la dignità è la tua. Non devi pagare alcun prezzo solo perché esisti.

Perché si esiste, già si merita.

Se l’altro non capirà, occorre non giudicare ma nel momento in cui ci si profonde nella realizzazione attraverso il nostro percorso, le persone non in visione con questo usciranno e ne entreranno altre – quasi automaticamente.

E se non lo faranno (di uscire) è perché hanno ancora da “insegnarci” qualcosa.

I migliori Maestri sono quelli che combattiamo e apparentemente ce l’hanno con noi. Se non fosse per alcuni di coloro, forse non ci si adopererebbe adeguatamente.

Il senso di urgenza funziona – quando si ha l’acqua alla gola.

Occorre essere aperti all’imparare però.

Serve fiducia in tutto questo e pare il mondo se ne nutra. Infatti, quando si augura in bocca al lupo non significa affatto essere mangiati da esso ma essere accolti come quando il lupo prende in bocca i suoi cuccioli per proteggerli e trasportarli.

Un bel grazie, quindi, è la risposta giusta. Anche ai Maestri.

Leonardo Aldegheri
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TUTTO PER TUTTO!

Tutto per tutto. Una storia di leadership.

Il vero significato della frase, qual è? Metto in gioco, a disposizione TUTTO: affetti, relazioni, casa, me stesso per ottenere tutto.

Anche se è palese che questo “tutto” è inevitabilmente più un TUTTI.

Perché questo è. Tutto, per tutti.

Una persona si prende carico di responsabilità, iniziativa, coraggio e per cosa?

Per doversi scusare e chiedere perdono per fare una cosa che serve anche e soprattutto agli altri.

Serve AGLI altri e SERVE gli altri.

È questa la storia che mi ha affascinato di Enzo Muscia.

La si impara nel film Rai interpretato da Beppe Fiorello. La si legge nel suo libro.

Un imprenditore appassionato che ha il sogno di firmare una nuova lettera di assunzione, che fa risorgere un’azienda, che crede che il buon leader crei nuovi leader e anzi non tema di vedere intaccata la propria leadership.

Il contrario è come temere di innaffiare una piantina perché altrimenti rischia di diventare alta. Non è forse folle?

Il vero leader cerca e vuole competenze, persone più brave di lui a fare quella data cosa.

I veri leader non temono di venire soppiantati, li creano.

Li generano, mettono le persone nelle condizioni di prosperare. È così che l’azienda cresce.

Ispirazione totale.

Così, appena ho saputo che Enzo Muscia sarebbe stato a Verona ospite di BPM, mi sono proiettato alla velocità della luce a trarre ispirazione come non ci fosse un domani.

E così è stato. Non esiste “ci devo pensare”.

Quando sappiamo cosa vogliamo, agiamo.

Ho preso talmente tanti appunti – seduto in primissima fila – da venire persino scambiato per un giornalista.

Ma prima ero stato scambiato proprio per lui!

La scena è stata davvero curiosa e bizzarra, uscendo dal bagno prima dell’evento:

“ma.. è lei? Può farmi un autografo?” 
“Sì, io sono io! Ma l’autografo magari glielo fa Enzo Muscia di persona..”

Ipotesi sulla frequentazione dello stesso barbiere..?

Il signore si è scusato ma non vi era alcun motivo di scusarsi: a me ha fatto solo un grande piacere.

Mi sono sentito coinvolto nell’ambito di un’occasione fantastica dove una banca iper nota del territorio ha avuto un’iniziativa davvero buona per la città e suoi cittadini.

ISPIRAZIONE. Assolutamente sì.

La magia di lasciarsi ispirare. Ripensare. Migliorare. Valorizzare.

Quella di Enzo Muscia è una magnifica storia di rinascita e resilienza che benché quest’ultimo sia un termine ormai iper abusato è, in questi anni di crisi cronicizzata, attuale più che mai e lo sarà con ogni probabilità ancora per molto tempo.

Consiglio il libro Tutto per tutto (anche se questa volta non lo abbiamo fatto noi ma uno dei miei maggiori riferimenti imprenditoriali) e che si legge d’un fiato a tutti coloro che hanno un grande sogno.

“Uno alla volta, tutti e venti bussarono alla porta del mio ufficio e firmarono il contratto di assunzione”.

Enzo Muscia

Personalmente, sono stato tacciato per idealista in passato, tante belle idee e poca concretezza.

“Ah sì?”

Mi è stato persino molto gentilmente detto (tralascio ogni commento) che non sarei mai diventato come mio padre. Ed è vero. Io non voglio diventare come mio padre.

Foto credits: Massimo D’Ambrosio via LinkedIn

Mi sono attivato per lasciare le belle idee belle, senza abbandonarle, e ho in qualche modo trasformato in concretezza quello che avevo in mente.

Avevo un gran bisogno di strumenti. Me li sono andati a cercare e alcuni li ho persino trovati. Ero in svantaggio. Ero in difficoltà.

Poi, tra i tanti strumenti, strada facendo, mi sono imbattuto anche in questa storia e ho notato che il desiderio del protagonista, il sogno, la massima aspirazione:

  • non è temere che qualcuno cresca
  • non è tenerti sotto controllo
  • non è tarpare le ali alle persone
  • non è dire che non hai le qualità di tuo padre per tirarti giù
  • non è mantenere lo status quo a tutti i costi:
è firmare ogni volta un nuovo contratto di assunzione.

Ci vuole molto più coraggio per questo.

Aspirazione di grande Ispirazione.

E penso che la strada per la concretezza passi attraverso le stazioni delle assunzioni.

Sì. Di responsabilità, prima di tutto.

PS: piedi ben saldi a terra con l’ispirazione in mano di chi ce l’ha fatta.

LA VISTA, IL CIELO DI PRIMAVERA (nitido, azzurrissimo, zeppo di gemme).

Leonardo Aldegheri
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