Non leggerai questo articolo perché è troppo lungo. Anche se parla di Trump, denaro, ricchezza, libri e futuro del lavoro – hai 10 minuti?

Abbiamo relazioni.
L’uomo è noto per essere un animale sociale. L’Homo Oeconomicus è quella strana evoluzione della nostra bizzarra specie che occupa frazioni degli ultimi due secondi solo nella ventiquattresima ora del 31 dicembre del calendario cosmico.
Eh?
Il calendario cosmico raggruppa tutto quello che è accaduto nell’ultima dozzina di miliardi di anni dal Big Ben a oggi come fosse un anno normale dei nostri, fatto più o meno di 365 giorni perché:

  • è dato da un giro del nostro pianeta su sé stesso in più o meno 24 ore;
  • mentre vaga attorno ad un astro chiamato sole in un moto perpetuo;
  • come fosse una trottola lanciata da un giocoso bambino giusto qualche tempo fa.

Una prima domanda: chi sarebbe il giocoso bambino? Tralasciando considerazioni religiose di sorta, lo possiamo chiamare Dio, l’Intelligenza che Tutto creò, Energia, lo Spirito Unico che tutto permea.
Giordano Bruno per avere espresso simili considerazioni, solo quattro secoli fa, fu arso vivo nella pubblica piazza per non aver abiurato dopo molti anni di prigionia e testi preziosissimi bruciati, anch’essi.
Beneficiamo di un’incredibile saccenza per 500 anni di scienza ove siamo convinti di aver racchiuso lo scibile umano. Il mondo è molto di più, da molto più tempo e ha molto poco a che vedere con la presenza e la partecipazione della breve comparsa dell’uomo su questo pianeta.
Se consideriamo che negli ultimi cinque anni è accaduto quanto è accaduto negli ultimi cinquanta, iniziamo via via a cambiare prospettiva. 
Centriamoci: l’uomo – come ho più volte ribadito in questo blog – è un fenomeno piuttosto recente e non è il padrone della Terra.
L’uomo, così come lo conosciamo, ha una manciata di migliaia di anni. L’uomo è l’essere vivente con la più elevata capacità di adattamento mai esistito. L’uomo è solo molto abile ad evolvere velocemente. 
La Terra è una piccola sfera collocata in una regione piuttosto remota della Galassia – la nostra casa: la Via Lattea – assieme al resto dei pianeti del nostro Sistema Solare che è solo uno dei probabilmente più di 200 miliardi degli altri presenti con almeno un pianeta attorno a ciascun “Sole”. E ciò solamente nella nostra Galassia.
Le Galassie sono, almeno quelle ipotizzate finora, centinaia di miliardi. Nel nostro Universo. E oltre al nostro Universo, esistono altri universi? In quel caso si parla di Multiverso.

Dal Big Bang occupiamo si e no gli ultimi due secondi.


Chi siamo noi quindi per permetterci l’arroganza di pensarci al centro di tutto questo? O di pensarci perlomeno al centro dei nostri enormi problemi?
Ecco una rivelazione incredibile: sta tutto nella nostra testa. Sta tutto nella nostra mente. Sta tutto nella nostra psicologia. La nostra mente ingigantisce enorme-mente. La nostra mente rimpicciolisce paradossalmente, cioè ci porta ai paradossi: porta alla nostra portata qualcosa di incomprensibile come il concepire più Universi nel nostro mondo e ingigantisce piccole cose come maneggiare pochi spiccioli di euro. Ché, in tutto questo – se ci pensiamo bene – sono gran poca cosa.
Ma cos’è il denaro? Il denaro innanzitutto è un’invenzione umana, non esiste in natura ed è una convenzione, anche in questo caso molto recente. Anticamente l’uomo viveva di auto sostentamento perlopiù agricolo e di caccia; storicamente barattava. Poi l’introduzione di un elemento terzo atto alla semplificazione delle transazioni commerciali ha permesso, a chi lo sapeva padroneggiare, di diventare anche molto ricco. Ricco rispetto a qualcun altro che non possedeva evidentemente le stesse abilità.
Abbiamo vissuto per millenni in una società dove i ricchi erano una infinitesima percentuale della popolazione – spesso per “divinazione” – tramandavano la ricchezza ed erano mostruosamente più ricchi di come concepiamo noi la ricchezza moderna cioè di come ci rapportiamo alla ricchezza correlata ai nostri tempi.
Ora, dopo qualche secolo di borghesizzazione ove fette più elevate delle popolazioni potevano accedere al benessere e a quella parte di serenità economica non più riservata ai soli pochi e rari, sta avvenendo un ritorno del fenomeno:

  • la fascia cosiddetta media subisce uno schiacciamento a favore dei due poli opposti;
  • gran parte di questa fetta va fatta ricadere nel polo povero;
  • mentre solo una ristretta percentuale va nel polo ricco.

Si ritiene che i ricchi del pianeta oggi siano il 3% dell’intera popolazione mondiale. Chi detiene le armi dell’amministrazione finanziaria – ovvero maneggia e padroneggia quelle competenze necessarie alla serenità economica di cui sopra – può pensare al futuro con una minore dose di incertezza rispetto alla maggior parte della popolazione rimasta analfabeta da un punto di vista di intelligenza finanziaria.

Prevedere i trend del futuro e sapersi regolare anche relativamente alle predizioni che prevedono la sparizione dell’80% dei lavori attuali entro una decade, massimo quindici anni da oggi, diventa assolutamente necessario.

Intelligenza Artificiale, BOT, Algoritmi, Blockchain, Criptovalute: questi mostri stanno avanzando ad una velocità mai vista, come quella del NULLA della Storia Infinita che uccide la fantasia degli esseri umani. Ma qui non è affatto la fantasia ad essere uccisa dato che quanto sta avvenendo ai nostri giorni supera ogni più fervida immaginazione.
Semmai è la risposta alla domanda “che fine farà l’homo oeconomicus?”
C’è chi parla di reddito di cittadinanza, chi sostiene che ci si debba necessariamente dotare di competenze approfondite e specializzate al massimo senza ancora tenere conto dello spaventoso aumento demografico e dell’avanzata senza pietà dei popoli storicamente “sottomessi” dall’occidente che stanno risvegliandosi, non da ultimo il fenomeno della Primavera Araba trainato dal web quale nemico dell’analfabetismo e prezioso alleato della presa di coscienza dei popoli.
L’essere umano è un animale bellicoso e imprevedibile. Anzi, forse un po’ prevedibile lo sarebbe anche. Sono le variabili umane e il loro intrecciarsi economico a non esserlo.
Ma se canalizziamo l’energia del sapere e del dotarsi di strumenti, non ci agevoliamo forse un po’ di più nell’affrontare le incertezze del nostro futuro economico?

Che salto dall’Universo al mondo in cui siamo calati, dalla sussistenza al baratto, dal denaro all’essere persino ricchi, eh?

Ma cos’è allora la ricchezza? Anche qui, per convenzione, si considera ricco un soggetto che disponga di una liquidità immediatamente usufruibile (non allocata in beni patrimoniali come gi immobili, ad esempio) pari ad almeno 1 milione di euro. La ricchezza in verità ha molte definizioni ma quella che oggi giorno va per la maggiore è relativa alla libertà di fare le cose, ovvero a quella capacità di disporre del proprio tempo e del proprio spazio serenamente e senza dover rendere conto a qualcuno.
Pensi di essere libero ma non lo sei, per esempio, se rendi conto al tuo datore di lavoro. Beh, lì lo dice la parola stessa: sei dipendente. Già, da qualcuno che non sei tu.
Nei quattro quadranti di Kiyosaki chi sta nella parte sinistra rende conto, chi sta nella parte destra, sostanzialmente, non rende conto (con le 50 sfumature grigie del caso).
Tuttavia ciò è rispettabile salvo non incorrere in lamentele continue. Chissà perché le persone tendono a lamentarsi senza mai veramente voler cambiare le cose.. Se vuoi cambiare le cose e arrivare ad essere libero occorrerebbe perlomeno lavorare sulla propria psicologia.
Prossimamente produrrò una innovativa risposta alle due precedenti domande. Di libri sulla ricchezza e sul denaro ne esistono a valanghe, tutti o quasi presentano ricette, soluzioni, indicazioni più o meno aderenti alla realtà. Bene, tutto lecito almeno finché non provi a mettere in pratica qualcuna di quelle informazioni e rimanere ferocemente deluso, ancora una volta.
Ma se c’è chi ti dice come fare e tu fai quello che ti dice e ancora non ci riesci, cosa ancora ti manca? Cosa ti impedisce di realizzare ciò che vuoi fare? Intanto, sai già almeno quello che vuoi?
L’ignoranza è una scelta.

La perseveranza è un valore, è il turbo per la propria attitudine. Fallire fa parte del gioco. Capire, anche. Capire deriva dalla sensibilità di ciò che si è imparato a padroneggiare.
Non esiste pasto gratis, dicono gli anglosassoni. L’impegno è, probabilmente, la chiave, senza tuttavia avere comunque mai la certezza di riuscita. E oggigiorno non ci si può in alcun modo permettere di essere ignoranti. La nuova moneta di scambio è la conoscenza. Il profitto è la competenza, cioè la conoscenza diventata azione compiuta che produce risultati.
L’Autore del libro che andrà in produzione a breve è un giovane e compiuto CFO di una multinazionale quotata e sa bene il fatto suo. Oggigiorno più che mai contano le competenze che determinano i risultati e persone che sanno il fatto loro.
Quale tipo di risultati? Quelli aderenti al tuo stile di vita, cioè quello che volontariamente o non, ti scegli.
Accade sempre ciò che scegli. E anche una non-scelta è una scelta.
Ma contano anche i risultati a livello trasversale. Chiunque oggi sappia veramente qualcosa, può trasferirlo a un pubblico di riferimento specifico più o meno grande. Il tema è, semmai, raggiungere quel pubblico.
E purché, tale trasferimento, possa raggiungere quel pubblico deve disporre di una caratteristica fondamentale: che sia portatore di utilità immediatamente praticabile. Chiunque può, se vuole, esercitarsi ed iniziare ad ottenere. Alla condizione di impegno e perseveranza.
Questo è un libro diverso da tutti gli altri sull’argomento perché viene dal basso, è volutamente “terra-terra” perché non parla di fenomeni, non millanta ricette, non parla dall’alto verso il basso, non discrimina, anzi, incoraggia pur senza false promesse e senza essere necessariamente e senza inutili fraintendimenti un Entry Level.
No, non è un entry level, anzi, è di più: è l’ulteriore evoluzione dopo le ricette, dopo le promesse, dopo i fallimenti.
Questo libro è il ritorno totale sulla psicologia, perché parte proprio da lì: è il livello successivo dell’Autore che ha iniziato a produrre risultati da persona “normale”, da uomo della strada che vive i problemi della nostra epoca, come tu che stai leggendo questo blog, come me in qualità di quello che sta scrivendo su questi argomenti ora:

  • studio anch’io da anni i mille modi per godere di quella libertà di cui sopra pur tuttavia con tanti muri sui denti. Tantissimi. L’Autore è una rivelazione a riguardo.
  • scrivere non solo è terapeutico: è fantastico! E da accanito lettore quale sono, apprezzo maggiormente l’opportunità di parlare di argomenti che amo e soprattutto che perseguo.
  • non solo ho l’opportunità di integrare l’opera con una prefazione: contribuisco, a mio modo, alla diffusione della conoscenza con la produzione del manufatto che ti troverai fra le mani. La confezione, le carte, il design, l’odore dell’inchiostro sono frutto del magnifico lavoro – di produttore di libri per il mondo – che faccio.

Mi trovo a Francoforte nel momento in cui scrivo (di notte) come espositore alla fiera del libro: la fiera delle avanguardie, come mi capita spesso di chiamare questo incredibile e frequentatissimo evento editoriale.

E da qui dichiaro apertamente che il libro è vivo più che mai, è uno strumento caldo e l’uomo è un essere caldo, usa i sensi ed è per questo che questo straordinario oggetto con una manciata di euro permette al pensiero dell’Autore di arrivare ad enuclearsi con il tuo pensiero dandoti degli elementi utili da mettere in pratica fin da subito. 
Un consiglio: parti dalla consapevolezza. Ogni volta che affronti qualcosa di nuovo, abbandona ogni pregiudizio e lascia andare, fai fluire i nuovi elementi caldi che entrano nella tua mente e lascia che alimentino le cellule affinché creino nuove sinapsi serenamente, senza resistere.
Non avere fretta.. e soprattutto chiediti come puoi rendere utile quanto appreso da te, per te e per gli altri.
Viviamo in un’epoca straordinaria, la più prospera di sempre. Questa nuova era è quella in cui non siamo al centro, non siamo i padroni, non siamo nemmeno completamente liberi. Ma possiamo essere utili agli altri con ciò che abbiamo imparato affinché non debbano partire da zero e sbattere denti e testa contro infiniti muri.
Non è necessario essere guru per trasferire, l’epoca dei guru è finita. Viva è più che mai l’opportunità che oggi ci è data di trasferire. E recepire.
Certo, c’è anche tanta, tantissima fuffa in giro. La consapevolezza però ti permette anche di selezionare l’enorme quantità di materiale reperibile con più o meno facilità. Vai sul sicuro, vai da chi non promette mari e monti ma da chi propone solamente in base al vissuto con lo spirito di aiutare per fare meglio.
May the wind always be at your back and the sun upon your face.
PS: sai chi sono (stati) i veri padroni della Terra? I dinosauri. Sì, proprio loro, quegli esseri giganteschi che hanno presidiato Madre Terra fino a 64 milioni di anni fa.
L’auspicio è che possiamo noi – come esseri umani – arrivare a padroneggiare il nostro habitat per 100 milioni di anni come loro. Forse è più facile arrivare a padroneggiare il nostro denaro 🙂 – non trovi?
PS2: e Trump cosa c’entra?
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1407 sguardi sul nuovo, sul mondo, sull'ignoto (se vuoi, contali pure)

Francoforte è alle porte, la fiera delle Avanguardie – intendo. Sempre più si sta facendo strada la consapevolezza che il libro sia uno strumento più attuale che mai:

  • come veicolo di narrazione – raccontare e ascoltare storie è sempre una delle cose più belle che attraggono l’attenzione;
  • come strumento di Personal Branding – sempre più persone mi chiedono di “fare” i loro libri per raccontare sé stesse, le loro esperienze e le loro competenze (che ricordo sempre essere le conoscenze messe in azione), non più per ego quanto per rendersi utili agli altri. Lo spostamento di focus è determinante, oggi, per comunicare.

Ma soprattutto come “elemento” che rimane nel mare magno dell’effimero.

Analogico e digitale si integrano, non si escludono e non devono escludersi a vicenda. Siamo – e rimarremo sempre – esseri analogici caratterizzati da debolezze, paure, “inconvenienti” dovuti alla nostra fisicità (dato che abbiamo un corpo fatto di carne, sangue, cellule vive) e sentimenti. Il freddo, di fronte a tutto questo, ha sempre perso sul caldo. Il razionale perde sull’intuitivo. Il razionale aiuta ma non è tutto, è – semmai – parte del tutto.

Soprattutto BIS, chi produce libri, come il sottoscritto, è costretto a non considerarsi più come semplice stampatore. Stampare e basta nell’ottica di riprodurre freddamente dei contenuti di pregio su un supporto di pregio – la carta anziché il pixel – non basta. No, siamo molto di più. Chi produce è un contributore. E nel caso specifico dei libri per bambini che facciamo, i nostri veri clienti sono loro, proprio i bambini.

Questo ci responsabilizza un casino.

Ricapitolando:
stiamo vivendo in un’epoca pazzesca, quella della transizione: viviamo in due contesti diversi, costantemente.

  • Dal lento al veloce;
  • Dal lungo periodo all’immediato;
  • Dal lontano al vicino;
  • Dall’analogico al digitale integrato;
  • Da un’aspettativa di vita corta a una lunga, presto lunghissima;
  • Dal morire di stenti all’ammalarsi per troppo benessere (cibo, grassi, zuccheri che comportano malattie cardiovascolari, diabete, obesità) ed eccessiva vita sedentaria;
  • Da un’evoluzione che ha contratto un’accelerazione unica nella storia (negli ultimi cinque anni sono successe più cose che negli ultimi cinquanta, le esperienze di un 40enne di oggi equivalgono a quelle di una vita soltanto dei nostri genitori) al non starci dietro per una larga fetta di popolazione che ragiona ancora secondo “vecchi” canoni, i cosiddetti analfabeti funzionali (la diffusione in Italia di questa espressione negli ultimi anni la si deve all’esperto di marketing e vendita Frank Merenda).

Dobbiamo lasciare ai bambini un mondo migliore di come l’abbiamo trovato noi.

Questo soltanto per dire che nella transizione c’è spesso tanta confusione e quando c’è confusione è almeno necessario avere le idee chiare su ciò che possiamo influenzare: noi stessi e il mondo immediatamente circostante.
Per sapere COME fare? Sapere prima COSA.
Per sapere COSA, istruirsi, leggere, documentarsi. E anche scrivere. Perché scrivere è terapeutico. Scrivere libera la mente intuitiva.
Spesso viviamo in contrasto tra il razionale e l’intuitivo. Allenare e sviluppare l’intuizione, nel mare magno dell’effimero, ti porta a fare le cose giuste. Un paio di giorni fa mi sono imbattuto in questa citazione di Einstein che Maria Cristina Caccia ha pubblicato su LinkedIn stimolando la mia riflessione.
Onora il DONO.
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Oggi non hai più scuse

Oggi non hai veramente più scuse. Per non sapere le cose.
L’ignoranza un tempo era una condizione. Oggi è una scelta.
È scegliere di non sapere quando puoi sapere.
È scegliere di non comportarti quando puoi comportarti.
È scegliere di rimanere dove sei e indietreggiare mano a mano che il tempo passa e il tempo passa.
Passa sempre più veloce, perché, come diceva Einstein relativamente a un’ora passata a corteggiare una ragazza, il lasso temporale è percepito diversamente da un secondo sui carboni ardenti.

Se non nutri la mente ora – nel contesto ad alta, altissima competitività di oggi – tra cinque, dieci, quindici anni quel lasso non sarà più recuperabile.
Quando vado nelle scuole a parlare come testimone d’impresa lo faccio principalmente per una ragione:

  • in qualche modo, a mio modo e in base alle mie competenze, visione, esperienze e capacità, cerco di dare ispirazione ai ragazzi.

L’ispirazione che avrei voluto ricevere io quando ero a scuola.
L’ispirazione non a partire da me che NON serve e NON sono Steve Jobs, né Alfio Bardolla, Brunello Cucinelli o Renzo Rosso. NON per il mio ego.
Per me la cosa importante è dire loro che le cose stanno in maniera diversa rispetto alla “maleducazione” dei media e di quello che ci vogliono far credere. E dire loro che le cose si possono fare. Oggi più che mai.
A prescindere che si tratti di vivere nel terrore dell’Isis o nel terrore che il mondo sia finito (no, non lo è), che si stava meglio quando si stava peggio (può darsi, che ne sai?) e cazzate di questo tipo.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: viviamo nell’epoca più prospera e feconda di sempre. Con le sue forti contraddizioni ma dove a idea corrisponde, per chi la FA, esperienza concreta, che sia positiva o negativa, con un feedback pressoché immediato.
Anche se fallirà alla velocità della luce.
In pratica, se fai una cazzata te ne accorgi subito MA hai la possibilità di rimediare velocemente. Mai come oggi il potere della comunicazione è pervasivo, capillare, veloce, diffuso e diffondibile. E ti permette di imparare.

Mai come oggi abbiamo strumenti di formazione alla portata di tutti. Sta a noi scegliere come passare il tempo sugli smartphone, a leggere ed ispirare o farsi gli affari altrui. 

Mai come oggi abbiamo l’opportunità di sviluppare un proprio BP – Brand Personale, di presentarci agli “investitori” non necessariamente con un’idea, una start-up innovativa o quant’altro perché:
–> 1: gli investitori sono prima i genitori che fanno viaggiare i figli a 20 anni perché è meglio fare esperienza come cameriere a Londra perfezionando la lingua e conoscendo persone che chiudersi all’università per 3-5 anni e sviluppare eccellenti competenze di acquisizione di concetti astratti (..utilissimo!!) che sul lavoro NON serviranno a meno che non si sia frequentato economia, marketing o ingegneria (o le tecniche, etc. etc.).
Sia chiaro, non ho nulla contro l’università, anzi, ci collaboro anche con Grafiche AZ dato che abbiamo organizzato assieme una manifestazione – la Mostra La Magia dei Colori. Voglio solo dire che unire la praticità e la concretezza è indissolubilmente necessario quando si tratta di acquisire conoscenze specifiche tramite un percorso di studi.
–> 2: gli investitori non solo sono i VC – Venture Capital: sono i DATORI DI LAVORO che decidono di credere in te anche se non sai niente ma solo perché a loro volta in base alle loro capacità e sensibilità “intuiscono” che tu possa essere la persona giusta per attitudine, volontà, velocità di apprendimento, capacità di relazione, di risolvere i problemi e non crearli e CONCRETEZZA. Perché nulla ti/ci è dovuto.
–> 3: perché il primo investitore sei tu e l’investimento lo fai su te stesso.
Puoi pensare di fidarti dell’affare?
Sei affidabile?
Molli a un certo punto o porti a fondo i frutti?
È sempre colpa degli altri o è responsabilità tua, delle tue cose?
Hai studiato le cose giuste?
Dai qualcosa di misurabile al mercato?
E se fossi talmente bravo non da farti assumere ma da essere tu ad assumere?
Sì, la competitività si è alzata e si sta alzando, giorno dopo giorno.

>>> S E M P R E  D I P I Ù <<<

Il degrado di alcune aziende è sempre più attuale quanto è vero che lo stesso meccanismo vale per loro come entità (esseri viventi) facenti parte di un sistema organico di evoluzione e di elevazione, a loro volta, della qualità del loro servizio che è espressione della qualità dell’imprenditore e delle persone che sceglie che lavorino per lui e CON lui.
Quando questo non sussiste più.. è semplice.
Vengono schizzate fuori dal sistema. 
Quindi, poiché alla fine dei conti conta solo l’utilità che DAI AL MONDO e DAI AL PROSSIMO, è il caso forse di iniziare a pensare in termini diversi.
Quali?
Eccoli:

  • sviluppare competenze

–> cioè COSE CHE SAI FARE
e

  • mettere a disposizione le conoscenze

–> cioè COSE CHE SAI al servizio di chi ne ha bisogno.

Perché a nessuno frega quello che sai finché non glielo racconti e decide che può essere utile per lui. E per fare questo gli devi dare qualcosa in più. Si chiama aggiungere valore.

Questo vale anche per le aziende.
Questo vale per gli investitori.
Se i fatti non corrispondono, fine.
Fine.
Non è l’epoca in cui questo è alla portata di tutti?
Attenzione che alla portata di tutti NON significa democrazia.
Significa che è un’opportunità nella quale dentro ci finiscono cani e porci e siccome i cani e i porci non portano evoluzione ma scompiglio, la soluzione è la selezione naturale.
Evviva la competitività.
E un livello di competitività sempre più elevato.
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INNO al primo maggio


Uno dei miei mantra è: quando gli altri cazzeggiano, io lavoro di più. Non perché io sia un’instancabile lavoratore ma più perché io sia un instancabile perseguitore (esiste il termine?) di obiettivi. Spietato. Non mollo mai. Non mi stanco e non mi fermo.
E devo dire che quando il telefono non squilla e le e-mail non pressano, la qualità del lavoro si alza drasticamente, la mia mente diventa libera, l’ansia da prestazione scende e il mio cervello inizia a volare.
Quando gli altri cazzeggiano è il momento della strategia.

Se passi le tue giornate alla ricerca di risolvere i problemi nel costante loro inseguimento, bene, in giorni come il primo maggio hai la soluzione alla portata perché la mente libera ti consente un ragionamento più leggero e veloce perché meno condizionato. Il riposo è d’oro.. ma è un palliativo. Domani ricominci come prima, forse con più affanno di prima.
Se hai in mente di realizzare delle cose, in giorni come il primo maggio prendi carta e penna e inizia a disegnare cosa vorresti migliorare e come intendi farlo.
Vuoi riuscire nei tuoi progetti?
Ricordati che servono:
1. Dedizione
2. Attenzione
3. Concentrazione
4. Costanza
5. Perseveranza
6. PERSONE GIUSTE ATTORNO
Per prima cosa ti ci devi dedicare, devi porgli attenzione, devi essere concentrato solo su quella cosa per non disperdere energia (focus), devi essere costante (non mollare), devi perseverare (quando ancora non ci sei arrivato, è il momento di accelerare e insistere).
Vuoi un boost? Vuoi il turbo che ti attacca al sedile della Porsche? (Vuoi una Porsche..?)

Attorniati di persone che ti sostengano

Se attorno hai gli “ostacolatori” farai una gran fatica. Elimina le teste di caxxo che non credono in te e se anche dicono che ci credono ma i fatti non lo confermano, ebbene, fuori dalle palle.
Avere le persone giuste attorno è come avere dei fan che ti incitano. Puoi essere lo stoico n.1 del pianeta e dire “ce la faccio lo stesso”, per carità. Levati dai piedi chi non ti sostiene senza pietà.
Rischierai di rimanere solo? Si chiama scrematura.
Nel cammino la raccolta è il target. Significa che mano a mano che vai avanti chi ti segue è perché è allineato.
La cosiddetta CRISI non è se non una scrematura. Prima nel pentolone c’era qualsiasi cosa, in una economia chiamata di SCALA. Dopo il 2007-2008, l’economia, diventata di SCOPO, non accettava più cani e porci nel pentolone.
Se volevi entrarci, dovevi avere uno scopo ben preciso e servire a qualcuno mentre le alte barriere all’ingresso decidevano, scremando senza pietà, se il tuo prodotto o servizio potevano godere del beneficio di accedervi.
Ma una volta dentro, non eri al sicuro.
Dovevi alzare il livello di competitività altrimenti gli altri ti facevano schizzare fuori. E ti scremavano senza pietà.
Scremare chi non ti sostiene è alla base del riuscire.
Quando gli altri cazzeggiano, pensa al pentolone.
Se ti va e vuoi approfondire questi concetti con me, contattami. Senza problemi. Io il primo maggio ci sono.
www.leonardoaldegheri.com
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Lettera postuma di Keanu Reeves a Patrick Swayze sul lancio SENZA paracadute in Point Break

Il salto.

I problemi che hai sono tanto grandi quanto lo spazio che gli dai (contiene immagini crude)

L’unico momento è ora. L’unico posto è questo. Il blog dei buoni sentimenti e delle intenzioni sane a volte non lo è.
Non guardo mai certi video, ho l’impressione servano per generare dei flussi di pensiero collettivo in una direzione pilotata.
Mi preoccupo ogni giorno di come far quadrare le cose, pensando ai miei problemi.

Più pensi alle cose, più dai loro energia.

E un pensiero ricorrente su una cosa banale trasforma quella banalità in un problema gigante.
Vedo persone che ingigantiscono le cose, sono dei maghi nella trasformazione. Le osservo in giro, frequentando aziende. Timbrare il cartellino diventa un problema esistenziale ma anche una delusione amorosa si trasforma in depressione. Un’azienda progettata male con mezza famiglia dentro e l’imprenditore chino sul tecnico perdendo di vista la visione allargata di come il mondo gira diventa suicidio. Un passaggio generazionale non pianificato diventa una scissione familiare con beghe societarie infinite e raccomandate A/R che scavano negli scheletri di decenni prima.
Anch’io sono un trasformatore, fino a quando succede qualcosa che mi fa ridimensionare le cose alla loro naturale grandezza, a volte riducendole persino.

Se nasci nel posto sbagliato, i problemi sono altri.

E mi è capitato ieri in una giornata di riflessioni.
Il perché mi sia soffermato a guardare un video – dove uomini armati fermano una donna comune per strada per pregustarne l’imminente morte di fronte a persone con in mano un’arma e uno smartphone nell’altra riprendendo il tutto – non lo so. Non lo so proprio, non lo faccio mai.
Video
Non mi capacito della crudezza dell’umanità, sono troppo coinvolto nelle mie cose personali e che il riguardano il mio, di mondo, da concepire che possano veramente succedere queste nefandezze.
Dall’altro lato c’è la sordità al rumore. Ogni giorno siamo bombardati da decine di migliaia di input, come non bastassero i 60.000 pensieri che transitano nel cervello di ognuno di noi, ogni giorno.
In questo marasma emergono i pensieri ricorrenti e questi si rafforzano e più ne parli, più li consolidi.
E i pensieri sono energia in quanto impulsi elettrici con le loro lunghezze d’onda che trovano la loro sintonizzazione in pensieri simili.
L’energia si trasforma in materia e la materia in energia.
Ecco perché si dice che i pensieri sono cose.
Ecco perché il mondo che hai attorno è frutto dei pensieri che hai in testa.
Sei tu il trasformatore.
Se capiti nel posto del mondo sbagliato, timbrare il cartellino è una fortuna. Se capiti nel posto sbagliato in un momento sbagliato, la tua vita dura un’altra manciata di secondi, quando uomini armati di smartphone e fucili sono attorno e il loro leader tiene uno speech perfetto con una conclusione ad effetto.
Il pestaggio di quell’innocente ventenne fuori dalla discoteca qualche settimana fa ha dell’incredibile, dell’inenarrabile, esattamente come il video che ho visto qui sopra.
Ma poi passa.. passa! Passa tutto e anche questo ha dell’incredibile. I pensieri rimangono.
Quale sarebbe il senso di soffermarsi? Il mondo va avanti no? The show must go on.
E ognuno riprende poi i propri pensieri. E vai avanti con le tue cose.
Con le tue beghe, avanti a trasformare.
I pensieri hanno una potenza esagerata. Pensaci.
Dopo il video i miei pensieri si sono ridimensionati. I problemi che pensavo fossero enormi sono diventati piccoli, almeno per ora.
Allora vale la pena pensare che pensare le cose giuste valga la pena.

Le persone che hai attorno fanno la differenza. Tu fai la differenza. Ma se attorno non hai le persone giuste non la fai neanche se speri e preghi

Sbattiti e insisti. Dedizione. Perseveranza. Motivazione. Fai corsi. Allenati. Spacca tutto. Provaci. Non ce la fai. Insisti. Rivedi i tuoi piani. Ci riprovi. Non demordi.
Ogni tanto cadi inevitabilmente nello sconforto. Dura un po’. Fa male. Malissimo. Parli. Ti confronti. Trovi delle persone che ti ascoltano. Ti aiutano e ti danno una mano. E capisci. Ti rialzi. Sì, non contano le volte che cadi ma le volte che ti rialzi, sempre una in più.
Vai avanti. Ricominci. Ripianifichi. Fai un corso nuovo. Ti carichi. Sai che puoi emergere. Sai che questa volta ce la farai. Hai letto un altro libro. E costruito un nuovo tassello. Sai che tu con le tue forze sei una bomba, una forza della natura. Hai le persone che ti apprezzano, che sanno quanto vali. Che sanno chi sei.
Il tempo è dalla tua. Non hai iniziato ieri. Hai mangiato quintali di merda nel frattempo, da anni. Il tempo è dalla tua perché un tempo eri impaziente, poi hai visto che il tempo passava e hai imparato ad averla, questa cazzo di pazienza, perché hai parecchio tempo alle spalle.
Arriverà anche il mio momento“, ti dici. Sei speranzoso ma tu hai la scorza e della speranza te ne fotti. Perché tu vai avanti. Sei una testa dura, “sei testardo” – ti dicono e nel frattempo compi cose straordinarie, normalmente straordinarie cioè che pensi siano talmente normali per te che lo sai che altri non sono in grado ma sei tu che non sei in grado di darti il riconoscimento perché sei in vocazione di attesa di quello che ti aspetta, qualcosa di eclatante. Il riconoscimento, quello vero.
Che sia – Eclatante.
Che non arriva.
Allora inizi a chiederti: perché?
Inizi a pensare di essere solo. Che le persone che ti aiutano, ti supportano ma non fanno abbastanza per te perché loro ti stimano ma non sei in diretto contatto con loro per quello che vuoi realizzare e ti rendi conto che quelle che lo sono non vogliono che pisci fuori dal vaso. Sono per lo status quo. E tu sei una mina vagante e rompi le palle. Rompi le palle a loro.

Questa coach mi ha colpito.

Perché è tristemente allargata a macchia d’olio. Ne sento spesso di così.
E gli dico. Battiti ancora perché è quando stai per mollare che è il momento di accelerare, di dare gas, di flettere i muscoli, di dare il colpo di reni, di lanciarti dall’aereo, di vincere la paura e la sfida. Perché arriva il tuo momento. Non arriva se rimani chi sei, perché se rimani chi sei, rimani inevitabilmente dove sei.

Ma è così vera, questa frase? O è il solito alibi per cui pensi di non fare mai abbastanza?

E se l’abbastanza lo fai e attorno hai quattro stronzi, sei sicuro che l’abbastanza non sia molto più basilare e si tratti di avere attorno delle persone che agevolino anziché ostacolare?
Di fare naturalmente, le cose?

Se attorno hai degli ostacolatori fuggi. Fuggi via. Fuggi più lontano che puoi. Vai a fare la differenza da qualche altra parte. Fai la differenza senza chi non te la fa fare.

“Ma allora addossi a terzi la responsabilità se non sei riuscito a farla nonostante loro?” Fai la differenza ogni giorno, anche se non lo sai. Per il solo fatto di continuare a lavorare su te stesso e portando risultati nonostante. Il fatto è che i risultati che hai dimostrato di produrre, sei consapevole altrove potrebbero essere moltiplicativi. Ti è andata male perché ti sono capitate attorno le persone sbagliate. O sei capitato tu dentro al loro recinto, come fossi caduto nel pollaio come la storia dell’uovo dell’aquila e dell’aquilotto che pensava di essere come un pollo, raspando come i polli, a terra, abituandosi nel tempo alla puzza del pollaio. Solo che tu non ignori le alte sfere del cielo e la sua aria pulita che sa di libertà. Sai già che quello è il tuo posto.
Sì, perdio sì. Avere la squadra giusta fa la porca differenza di questo mondo. Non è che Cristiano Ronaldo nel paesello di provincia faccia ciò che può fare nella squadra in cui può dare il meglio e generare i risultati che genera e per cui è noto e per cui è pagato (non so nulla di calcio, penso si sia capito).
Qualcuno gli ha dato la possibilità di giocarsi le sue carte e lui se le è giocate, e bene anche.
Play your game, then.
Attorniati di persone che ti aiutino a fare la differenza. Stai tranquillo che sarai tu che farai fare la differenza a loro. 

 

Come differenziarsi: cose da fare e cose da NON fare

Nel momento in cui lo dici a tutti e tutti lo fanno, tutti si commoditizzano. Eh?? In parole più semplici. Avrai notato sempre più persone abbiano iniziato a fare dirette Facebook e a pubblicare video come non ci fosse una domani tramite cui spiegano dal loro punto di vista la tal cosa e il dato argomento. Stupendo.
Viviamo nell’epoca non dell’informatizzazione e basta ma dell’informazione allargata e algoritmizzata. Significa che se l’algoritmo – in base ai gusti, ai click, al tempo di permanenza, etc. – decide che il tuo post è interessante, lo agevola, altrimenti, pufff: dimenticatoio.
Prima l’onere dell’informare era in mano ai soli giornalisti e l’informazione era tacitamente autorevole quanto l’onere dello scrivere libri fosse competenza dei soli scrittori. Ora tutti informano, tutti dispensano video e tutti insegnano. E ci sta, dato che ognuno – ritengo fermamente – può avere potenzialmente una specializzazione da veicolare, dei contenuti di valore da trasmettere, degli approfondimenti da trasferire.
Ma li devi avere e devono essere tosti. Perché devono fare solo una cosa: SERVIRE A QUALCUNO.
E soprattutto devono essere corredati da risultati ed esperienza consolidata, altrimenti sei un fuffaro come tanti che si improvvisano guru della tal cosa. Altro termine dei nostri giorni. Guru. E anche fuffaro.
Lo dico e lo ripeto: è come fossimo antenne collegate: riceviamo un segnale, lo elaboriamo, lo restituiamo.
Chi è in frequenza lo riceve, lo elabora, lo invia e chi è in frequenza lo riceve e via dicendo.
La questione è questa, a mio avviso. Ognuno prova a giocarsi le proprie carte nella corsa alla competizione più agguerrita di sempre: per emergere – e tra le masse una precisa percentuale di elementi che vogliono emergere c’è sempre ma non sempre c’è quella che ce la fa – devi differenziarti.
Marco Montemagno, che cito spesso, suggerisce di fare video video video, perché il video è la modalità di comunicazione del momento. Ed è vero, per carità.
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Prima a fare i video erano in pochi e li guardavi. Poi i video hanno iniziato a farli in tanti e hai iniziato a guardarne di più. Poi i video hai pensato di farli anche tu e intanto che tutti si mettono a fare video ci sono talmente tanti video di persone che ti spiegano le cose che anche fare e comunicare tramite video è diventato una commodity e ci si è commoditizzati, inesorabilmente, inevitabilmente.
Che fare?

Quale sarà il prossimo step della comunicazione delle proprie competenze?

Cosa succederà quando tutti saranno emersi dal loro torpore e saranno diventati tutti comunicatori fantastici?
Provo ancora a darMI una risposta, dato che la domanda mi intriga (e intriga anche le persone alle quali l’ho rivolta 150.000 volte ultimamente).
The answer is: Differenziarsi attraverso barriere all’entrata ALTE.

Differenziarsi = Fare qualcosa che gli altri non sono in grado di fare che altrimenti farebbero o avrebbero già fatto prima di te.

Vivere nella disparità è la maggiore democratizzazione possibile 🙂

Gli altri sanno perfettamente in cosa sei sostituibile e lo dico da imprenditore che di mestiere fa libri, figuriamoci. Ma sanno anche perfettamente in cosa non lo sei.
COSA è commodity, ad esempio fare libri. COME li fai fa tutta la differenza nel mondo.

Come lo fai ti da tutta l’unicità, la specializzazione che serve per arrivare ad essere percepito come unico. In pratica, se non lo fai in maniera abbastanza diversa è come lo facessi come tutti gli altri.

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Fare libri è una commodity. COME farli è il fattore unico e l’essere primo nella mente del cliente è esattamente la conseguenza del modo che hai di farli. Possibilmente in maniera eccellente. E comunicare l’eccellenza no, non lo fanno tutti.
Quando sei sostituibile, sei una commodity ed è un problema. Ma fortunatamente è un problema che può essere risolto e va risolto. Il modo c’è.
Emergere dal mucchio si può.

“Dream without fear, love without limits, and let your life sing its song.” – Dilip Bathija

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Lo spiegavo nell’articolo Sergey Brin, l’adrenalina e la competitività – come saltare da un aereo senza essere presi per pazzi, anzi in cui prendevo spunto da Mr Brin, uno dei fondatori di Google, presunto malato di adrenalina trovando man forte nella sua attitudine a mantenere alto il suo livello di eccellenza praticando sport estremi. Essendo un paracadutista mi sono esaltato tantissimo 🙂
Quando situazioni, imprese e persone sono commoditizzate e non hanno alternativa se non competere sul prezzo devono fare una cosa sola e una soltanto: de-commoditizzarsi.

Per farlo, il lavoro da fare è sul proprio brand. Se lo fai a livello personale lo devi fare a livello di Personal Branding.

Avere una grande visione e differenziarsi rispetto al resto del mondo è un qualcosa che sembra avere a che fare con teorie astratte ed invece ha un impatto estremamente pratico perché passa tutto a livello base, a livello della persona.

Comunicare la propria personalità de-commoditizza.

Quando inizi a comunicare lo sviluppo della personalità della tua squadra formata da:
1. elementi con a loro volta personalità e da
2. un’organizzazione con personalità e inizi a trasmettere il valore unico di cui sopra, a prescindere se da video o tramite qualunque altro medium, inizi a distinguerti e le persone -> clienti, fornitori, partners, organizzazioni a loro volta, se ne accorgono.
Si accorgono di qualcosa di unico.
Se quel qualcosa di unico lo fanno tutti, allora non è unico. Allora utilizza le alte barriere all’entrata.

Se è facile, allora lo fanno tutti e il livello è basso. Se è difficile allora sono in pochi a farlo e saranno attratti.

Ho personalmente sviluppato un modo moooolto competitivo per de-commoditizzarsi.

Faccio lanciare le persone dagli aerei.

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Lo farai anche tu? Se ti viene una strizza a livello di pancia significa solo due cose: sì, se la strizza ti provoca solletico. No, se la strizza ti manda in panico. In quel caso lascia perdere: lanciarti da un aereo non fa per te e nessuno ti costringerà comunque mai.
Ma se il solletico alla bocca dello stomaco ti piace, il corso di formazione UNICO al mondo in cui sviluppi la tua leadership personale saltando da un aereo fa per te.
L’ho studiato e sviluppato per le aziende: l’ho perfezionato per gli imprenditori e i loro collaboratori. L’ho strutturato a livello profondo tramite l’intervento di ben quattro tra i migliori formatori in assoluto in Italia, di cui due psicoterapeuti e scrittori, di cui uno esperto in negoziazione con il subconscio.
Costruiremo le basi solide su cui si fonderà la tua nuova squadra imprenditoriale attraverso due Team Building dal carattere fortemente unico ed innovativo per strutturare la personalità della tua squadra e della tua organizzazione.
Se il tuo 2017 ti sta già chiedendo molto e tu vuoi dare di più ed ottenere di più, ora è il momento.
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Affrettati perché a marzo la stagione inizia e noi ci stiamo già imbragando, pronti per il prossimo decollo.

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Paracadutismo per la Leadership.
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Come la perseveranza schiaccia senza pietà talento, genio e istruzione

Probabilmente gli unici due pazzi che sono andati al cinema a vedere The Founder due volte di fila siamo io e il mio amico Alessandro. Alessandro è membro onorario del nostro CdA. Il nostro è un CdA atipico però. Al momento siamo in tre, siamo tutti e tre membri onorari, siamo tutti e tre presidenti, siamo tutti e tre amministratori delegati.
La nostra azienda si chiama Gruppo dei Pari. E ci stiamo espandendo. Da SRL diverremo presto una SPA e non di quelle dove si sta ammollo ore. Abbiamo in mente di quotarci. Nella nostra azienda cresciamo ogni giorno perché ci sosteniamo e gli sviluppi di ognuno sono gli sviluppi di tutti. E non sempre accade ma il mercato paga. Alla lunga sì. Perseverando sì.
I nostri obiettivi sono supportati dal CdA e ci rendiamo conto l’un l’altro, nel senso che ci riferiamo. Ci utilizziamo come riferimento reciproco.
Non che non abbiamo proprio un ca..o da fare ma forse una cosa l’abbiamo capita. Andando a vedere The Founder abbiamo acquisito circa due ore x2 di formazione di alto livello a soli 9 euro x2. Conviene.
Alto livello?
..McDonald’s?
Su Ray Kroc, la considerazione prima e spontanea – anche alla seconda visione – è stata che è stato: un discreto figlio di androcchia.
Eppure a me Mac faceva una gran tenerezza, forse impersonato da un attore dalla figura bonaria e innocua. E Kroc era tutto fuorché un gran tenerone.
La tenerezza è nemica del business.
Tuttavia, la morale ti rende invincibile, quando il business lo sai fare bene e le idee in testa sono chiare. Anche grazie ad un’attitudine alla perseveranza davvero fuori dal comune.
Uno dei passaggi chiave all’inizio del film è il momento in cui Ray inizia ad ascoltare il disco The Power of the Positive che trova in una delle migliaia di camere di motel in cui era solito dormire nei viaggi di lavoro commerciale percorrendo in lungo e in largo il Paese.

Persistence.

“Perseveranza:
Niente al mondo può sostituire la perseveranza.
Né il talento: che c’è di più comune degli uomini di talento che non hanno successo?
Né il genio: il genio non ricompensato è di fatto un luogo comune.
E neanche l’istruzione: il mondo è pieno di cretini istruiti.
Soltanto la perseveranza e la determinazione sono onnipotenti.
Dimostra che niente mai ti potrà sconfiggere e puoi raggiungere la serenità, una salute migliore e un incessante flusso di energia.
Se ti prefiggerai ogni singolo giorno il raggiungimento di questi obiettivi, i risultati non tarderanno a manifestarsi in maniera evidente.
E anche se può sembrarti una formula magica è dentro di te che costruisci il tuo futuro.
La più grande scoperta della mia generazione è che gli esseri umani possono cambiare la loro vita cambiando il loro atteggiamento mentale.
Oppure, come sosteneva Ralph Waldo Emerson: un uomo è sempre ciò che pensa tutto il giorno”.
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Sa di manfrina motivazionale ma in questo passaggio credo stia tutto il significato del film, delle reali motivazioni di Ray, dello sviluppo della catena dei McDonald’s. E, forse, della reale motivazione che muove le persone nel mondo.
Qualcosa, prima di essere qualcosa – e qualcuno prima di essere qualcuno – è solo un’idea. E di idee ce ne sono di una varietà infinita. Volendo si può anche affermare che l’idea non conta in sé, quanto conta la sua esecuzione.
E se ti dicessi che non sei tu a scegliere le idee?
Che non sei tu ad averle?
Questo è il pensiero/riflessione con cui mi sono progressivamente svegliato alle 7.15 stamattina in piena fase theta, quindi leggi con attenzione perché una mente senza filtri le pensa strane:
Le idee sono nell’aria. Come fossero una stratificazione di nubi.
Sono le idee a scegliere te.
Non sei tu a scegliere loro. Loro si fanno prendere solo da chi è capace di realizzarle e per esserne certe aspettano che nel frattempo tu ti rafforzi e diventi capace di concretizzarle, di eseguirle.
Tu sei sotto che salti per prenderne una ma non sai qual’è. Cerchi di prenderla a caso.
Invece accade che a volte lo sai. Ma la maggior parte no, la maggior parte delle persone non lo sa.
Quando lo sai e all’idea tu vai bene, quando è il momento – e lei lo sa quando è – si lascia prendere.
Perché non vuole essere sprecata. Ci tiene ad essere realizzata. Eseguita.
Quando è lei a scegliere te, ti lascia saltare per anni, anche per decenni. Magari 30 anni.
Ma quando capisce che fai sul serio e tu là sotto continui a saltare per prenderla e vede che ti stai rafforzando e diventando grande, anche lei cresce e diventa sempre più grande. Perseveranza.
Tra l’intera popolazione mondiale nel 1954, l’idea del McDonald’s in leva ha scelto Ray Kroc dopo 30 anni che se ne stava sotto a saltare per prendere un’idea e poi un’altra e poi un’altra ancora e lei era già lì che lo aspettava.
Mentre lui saltava lei cresceva perché lui cresceva.
Finché, una volta diventato grande abbastanza, si è fatta prendere affinché assieme diventassero grandi, ancora più grandi e lo erano già nella testa di lui e nell’essenza di lei.
Oggi McDonald’s è uno dei primi proprietari immobiliari sul pianeta, impiega quasi 440.000 persone e da da mangiare ogni giorno all’1% della popolazione mondiale.
«Ho scoperto che riuscivo a influenzare i desideri della gente: venivano per un caffè, e se ne andavano con una coppa di gelato guarnita».

Persistence.

Persistence is the key.