INNO al primo maggio


Uno dei miei mantra è: quando gli altri cazzeggiano, io lavoro di più. Non perché io sia un’instancabile lavoratore ma più perché io sia un instancabile perseguitore (esiste il termine?) di obiettivi. Spietato. Non mollo mai. Non mi stanco e non mi fermo.
E devo dire che quando il telefono non squilla e le e-mail non pressano, la qualità del lavoro si alza drasticamente, la mia mente diventa libera, l’ansia da prestazione scende e il mio cervello inizia a volare.
Quando gli altri cazzeggiano è il momento della strategia.

Se passi le tue giornate alla ricerca di risolvere i problemi nel costante loro inseguimento, bene, in giorni come il primo maggio hai la soluzione alla portata perché la mente libera ti consente un ragionamento più leggero e veloce perché meno condizionato. Il riposo è d’oro.. ma è un palliativo. Domani ricominci come prima, forse con più affanno di prima.
Se hai in mente di realizzare delle cose, in giorni come il primo maggio prendi carta e penna e inizia a disegnare cosa vorresti migliorare e come intendi farlo.
Vuoi riuscire nei tuoi progetti?
Ricordati che servono:
1. Dedizione
2. Attenzione
3. Concentrazione
4. Costanza
5. Perseveranza
6. PERSONE GIUSTE ATTORNO
Per prima cosa ti ci devi dedicare, devi porgli attenzione, devi essere concentrato solo su quella cosa per non disperdere energia (focus), devi essere costante (non mollare), devi perseverare (quando ancora non ci sei arrivato, è il momento di accelerare e insistere).
Vuoi un boost? Vuoi il turbo che ti attacca al sedile della Porsche? (Vuoi una Porsche..?)

Attorniati di persone che ti sostengano

Se attorno hai gli “ostacolatori” farai una gran fatica. Elimina le teste di caxxo che non credono in te e se anche dicono che ci credono ma i fatti non lo confermano, ebbene, fuori dalle palle.
Avere le persone giuste attorno è come avere dei fan che ti incitano. Puoi essere lo stoico n.1 del pianeta e dire “ce la faccio lo stesso”, per carità. Levati dai piedi chi non ti sostiene senza pietà.
Rischierai di rimanere solo? Si chiama scrematura.
Nel cammino la raccolta è il target. Significa che mano a mano che vai avanti chi ti segue è perché è allineato.
La cosiddetta CRISI non è se non una scrematura. Prima nel pentolone c’era qualsiasi cosa, in una economia chiamata di SCALA. Dopo il 2007-2008, l’economia, diventata di SCOPO, non accettava più cani e porci nel pentolone.
Se volevi entrarci, dovevi avere uno scopo ben preciso e servire a qualcuno mentre le alte barriere all’ingresso decidevano, scremando senza pietà, se il tuo prodotto o servizio potevano godere del beneficio di accedervi.
Ma una volta dentro, non eri al sicuro.
Dovevi alzare il livello di competitività altrimenti gli altri ti facevano schizzare fuori. E ti scremavano senza pietà.
Scremare chi non ti sostiene è alla base del riuscire.
Quando gli altri cazzeggiano, pensa al pentolone.
Se ti va e vuoi approfondire questi concetti con me, contattami. Senza problemi. Io il primo maggio ci sono.
www.leonardoaldegheri.com
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Lettera postuma di Keanu Reeves a Patrick Swayze sul lancio SENZA paracadute in Point Break

Il salto.

I problemi che hai sono tanto grandi quanto lo spazio che gli dai (contiene immagini crude)

L’unico momento è ora. L’unico posto è questo. Il blog dei buoni sentimenti e delle intenzioni sane a volte non lo è.
Non guardo mai certi video, ho l’impressione servano per generare dei flussi di pensiero collettivo in una direzione pilotata.
Mi preoccupo ogni giorno di come far quadrare le cose, pensando ai miei problemi.

Più pensi alle cose, più dai loro energia.

E un pensiero ricorrente su una cosa banale trasforma quella banalità in un problema gigante.
Vedo persone che ingigantiscono le cose, sono dei maghi nella trasformazione. Le osservo in giro, frequentando aziende. Timbrare il cartellino diventa un problema esistenziale ma anche una delusione amorosa si trasforma in depressione. Un’azienda progettata male con mezza famiglia dentro e l’imprenditore chino sul tecnico perdendo di vista la visione allargata di come il mondo gira diventa suicidio. Un passaggio generazionale non pianificato diventa una scissione familiare con beghe societarie infinite e raccomandate A/R che scavano negli scheletri di decenni prima.
Anch’io sono un trasformatore, fino a quando succede qualcosa che mi fa ridimensionare le cose alla loro naturale grandezza, a volte riducendole persino.

Se nasci nel posto sbagliato, i problemi sono altri.

E mi è capitato ieri in una giornata di riflessioni.
Il perché mi sia soffermato a guardare un video – dove uomini armati fermano una donna comune per strada per pregustarne l’imminente morte di fronte a persone con in mano un’arma e uno smartphone nell’altra riprendendo il tutto – non lo so. Non lo so proprio, non lo faccio mai.
Video
Non mi capacito della crudezza dell’umanità, sono troppo coinvolto nelle mie cose personali e che il riguardano il mio, di mondo, da concepire che possano veramente succedere queste nefandezze.
Dall’altro lato c’è la sordità al rumore. Ogni giorno siamo bombardati da decine di migliaia di input, come non bastassero i 60.000 pensieri che transitano nel cervello di ognuno di noi, ogni giorno.
In questo marasma emergono i pensieri ricorrenti e questi si rafforzano e più ne parli, più li consolidi.
E i pensieri sono energia in quanto impulsi elettrici con le loro lunghezze d’onda che trovano la loro sintonizzazione in pensieri simili.
L’energia si trasforma in materia e la materia in energia.
Ecco perché si dice che i pensieri sono cose.
Ecco perché il mondo che hai attorno è frutto dei pensieri che hai in testa.
Sei tu il trasformatore.
Se capiti nel posto del mondo sbagliato, timbrare il cartellino è una fortuna. Se capiti nel posto sbagliato in un momento sbagliato, la tua vita dura un’altra manciata di secondi, quando uomini armati di smartphone e fucili sono attorno e il loro leader tiene uno speech perfetto con una conclusione ad effetto.
Il pestaggio di quell’innocente ventenne fuori dalla discoteca qualche settimana fa ha dell’incredibile, dell’inenarrabile, esattamente come il video che ho visto qui sopra.
Ma poi passa.. passa! Passa tutto e anche questo ha dell’incredibile. I pensieri rimangono.
Quale sarebbe il senso di soffermarsi? Il mondo va avanti no? The show must go on.
E ognuno riprende poi i propri pensieri. E vai avanti con le tue cose.
Con le tue beghe, avanti a trasformare.
I pensieri hanno una potenza esagerata. Pensaci.
Dopo il video i miei pensieri si sono ridimensionati. I problemi che pensavo fossero enormi sono diventati piccoli, almeno per ora.
Allora vale la pena pensare che pensare le cose giuste valga la pena.

Le persone che hai attorno fanno la differenza. Tu fai la differenza. Ma se attorno non hai le persone giuste non la fai neanche se speri e preghi

Sbattiti e insisti. Dedizione. Perseveranza. Motivazione. Fai corsi. Allenati. Spacca tutto. Provaci. Non ce la fai. Insisti. Rivedi i tuoi piani. Ci riprovi. Non demordi.
Ogni tanto cadi inevitabilmente nello sconforto. Dura un po’. Fa male. Malissimo. Parli. Ti confronti. Trovi delle persone che ti ascoltano. Ti aiutano e ti danno una mano. E capisci. Ti rialzi. Sì, non contano le volte che cadi ma le volte che ti rialzi, sempre una in più.
Vai avanti. Ricominci. Ripianifichi. Fai un corso nuovo. Ti carichi. Sai che puoi emergere. Sai che questa volta ce la farai. Hai letto un altro libro. E costruito un nuovo tassello. Sai che tu con le tue forze sei una bomba, una forza della natura. Hai le persone che ti apprezzano, che sanno quanto vali. Che sanno chi sei.
Il tempo è dalla tua. Non hai iniziato ieri. Hai mangiato quintali di merda nel frattempo, da anni. Il tempo è dalla tua perché un tempo eri impaziente, poi hai visto che il tempo passava e hai imparato ad averla, questa cazzo di pazienza, perché hai parecchio tempo alle spalle.
Arriverà anche il mio momento“, ti dici. Sei speranzoso ma tu hai la scorza e della speranza te ne fotti. Perché tu vai avanti. Sei una testa dura, “sei testardo” – ti dicono e nel frattempo compi cose straordinarie, normalmente straordinarie cioè che pensi siano talmente normali per te che lo sai che altri non sono in grado ma sei tu che non sei in grado di darti il riconoscimento perché sei in vocazione di attesa di quello che ti aspetta, qualcosa di eclatante. Il riconoscimento, quello vero.
Che sia – Eclatante.
Che non arriva.
Allora inizi a chiederti: perché?
Inizi a pensare di essere solo. Che le persone che ti aiutano, ti supportano ma non fanno abbastanza per te perché loro ti stimano ma non sei in diretto contatto con loro per quello che vuoi realizzare e ti rendi conto che quelle che lo sono non vogliono che pisci fuori dal vaso. Sono per lo status quo. E tu sei una mina vagante e rompi le palle. Rompi le palle a loro.

Questa coach mi ha colpito.

Perché è tristemente allargata a macchia d’olio. Ne sento spesso di così.
E gli dico. Battiti ancora perché è quando stai per mollare che è il momento di accelerare, di dare gas, di flettere i muscoli, di dare il colpo di reni, di lanciarti dall’aereo, di vincere la paura e la sfida. Perché arriva il tuo momento. Non arriva se rimani chi sei, perché se rimani chi sei, rimani inevitabilmente dove sei.

Ma è così vera, questa frase? O è il solito alibi per cui pensi di non fare mai abbastanza?

E se l’abbastanza lo fai e attorno hai quattro stronzi, sei sicuro che l’abbastanza non sia molto più basilare e si tratti di avere attorno delle persone che agevolino anziché ostacolare?
Di fare naturalmente, le cose?

Se attorno hai degli ostacolatori fuggi. Fuggi via. Fuggi più lontano che puoi. Vai a fare la differenza da qualche altra parte. Fai la differenza senza chi non te la fa fare.

“Ma allora addossi a terzi la responsabilità se non sei riuscito a farla nonostante loro?” Fai la differenza ogni giorno, anche se non lo sai. Per il solo fatto di continuare a lavorare su te stesso e portando risultati nonostante. Il fatto è che i risultati che hai dimostrato di produrre, sei consapevole altrove potrebbero essere moltiplicativi. Ti è andata male perché ti sono capitate attorno le persone sbagliate. O sei capitato tu dentro al loro recinto, come fossi caduto nel pollaio come la storia dell’uovo dell’aquila e dell’aquilotto che pensava di essere come un pollo, raspando come i polli, a terra, abituandosi nel tempo alla puzza del pollaio. Solo che tu non ignori le alte sfere del cielo e la sua aria pulita che sa di libertà. Sai già che quello è il tuo posto.
Sì, perdio sì. Avere la squadra giusta fa la porca differenza di questo mondo. Non è che Cristiano Ronaldo nel paesello di provincia faccia ciò che può fare nella squadra in cui può dare il meglio e generare i risultati che genera e per cui è noto e per cui è pagato (non so nulla di calcio, penso si sia capito).
Qualcuno gli ha dato la possibilità di giocarsi le sue carte e lui se le è giocate, e bene anche.
Play your game, then.
Attorniati di persone che ti aiutino a fare la differenza. Stai tranquillo che sarai tu che farai fare la differenza a loro. 

 

Come differenziarsi: cose da fare e cose da NON fare

Nel momento in cui lo dici a tutti e tutti lo fanno, tutti si commoditizzano. Eh?? In parole più semplici. Avrai notato sempre più persone abbiano iniziato a fare dirette Facebook e a pubblicare video come non ci fosse una domani tramite cui spiegano dal loro punto di vista la tal cosa e il dato argomento. Stupendo.
Viviamo nell’epoca non dell’informatizzazione e basta ma dell’informazione allargata e algoritmizzata. Significa che se l’algoritmo – in base ai gusti, ai click, al tempo di permanenza, etc. – decide che il tuo post è interessante, lo agevola, altrimenti, pufff: dimenticatoio.
Prima l’onere dell’informare era in mano ai soli giornalisti e l’informazione era tacitamente autorevole quanto l’onere dello scrivere libri fosse competenza dei soli scrittori. Ora tutti informano, tutti dispensano video e tutti insegnano. E ci sta, dato che ognuno – ritengo fermamente – può avere potenzialmente una specializzazione da veicolare, dei contenuti di valore da trasmettere, degli approfondimenti da trasferire.
Ma li devi avere e devono essere tosti. Perché devono fare solo una cosa: SERVIRE A QUALCUNO.
E soprattutto devono essere corredati da risultati ed esperienza consolidata, altrimenti sei un fuffaro come tanti che si improvvisano guru della tal cosa. Altro termine dei nostri giorni. Guru. E anche fuffaro.
Lo dico e lo ripeto: è come fossimo antenne collegate: riceviamo un segnale, lo elaboriamo, lo restituiamo.
Chi è in frequenza lo riceve, lo elabora, lo invia e chi è in frequenza lo riceve e via dicendo.
La questione è questa, a mio avviso. Ognuno prova a giocarsi le proprie carte nella corsa alla competizione più agguerrita di sempre: per emergere – e tra le masse una precisa percentuale di elementi che vogliono emergere c’è sempre ma non sempre c’è quella che ce la fa – devi differenziarti.
Marco Montemagno, che cito spesso, suggerisce di fare video video video, perché il video è la modalità di comunicazione del momento. Ed è vero, per carità.
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Prima a fare i video erano in pochi e li guardavi. Poi i video hanno iniziato a farli in tanti e hai iniziato a guardarne di più. Poi i video hai pensato di farli anche tu e intanto che tutti si mettono a fare video ci sono talmente tanti video di persone che ti spiegano le cose che anche fare e comunicare tramite video è diventato una commodity e ci si è commoditizzati, inesorabilmente, inevitabilmente.
Che fare?

Quale sarà il prossimo step della comunicazione delle proprie competenze?

Cosa succederà quando tutti saranno emersi dal loro torpore e saranno diventati tutti comunicatori fantastici?
Provo ancora a darMI una risposta, dato che la domanda mi intriga (e intriga anche le persone alle quali l’ho rivolta 150.000 volte ultimamente).
The answer is: Differenziarsi attraverso barriere all’entrata ALTE.

Differenziarsi = Fare qualcosa che gli altri non sono in grado di fare che altrimenti farebbero o avrebbero già fatto prima di te.

Vivere nella disparità è la maggiore democratizzazione possibile 🙂

Gli altri sanno perfettamente in cosa sei sostituibile e lo dico da imprenditore che di mestiere fa libri, figuriamoci. Ma sanno anche perfettamente in cosa non lo sei.
COSA è commodity, ad esempio fare libri. COME li fai fa tutta la differenza nel mondo.

Come lo fai ti da tutta l’unicità, la specializzazione che serve per arrivare ad essere percepito come unico. In pratica, se non lo fai in maniera abbastanza diversa è come lo facessi come tutti gli altri.

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Fare libri è una commodity. COME farli è il fattore unico e l’essere primo nella mente del cliente è esattamente la conseguenza del modo che hai di farli. Possibilmente in maniera eccellente. E comunicare l’eccellenza no, non lo fanno tutti.
Quando sei sostituibile, sei una commodity ed è un problema. Ma fortunatamente è un problema che può essere risolto e va risolto. Il modo c’è.
Emergere dal mucchio si può.

“Dream without fear, love without limits, and let your life sing its song.” – Dilip Bathija

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Lo spiegavo nell’articolo Sergey Brin, l’adrenalina e la competitività – come saltare da un aereo senza essere presi per pazzi, anzi in cui prendevo spunto da Mr Brin, uno dei fondatori di Google, presunto malato di adrenalina trovando man forte nella sua attitudine a mantenere alto il suo livello di eccellenza praticando sport estremi. Essendo un paracadutista mi sono esaltato tantissimo 🙂
Quando situazioni, imprese e persone sono commoditizzate e non hanno alternativa se non competere sul prezzo devono fare una cosa sola e una soltanto: de-commoditizzarsi.

Per farlo, il lavoro da fare è sul proprio brand. Se lo fai a livello personale lo devi fare a livello di Personal Branding.

Avere una grande visione e differenziarsi rispetto al resto del mondo è un qualcosa che sembra avere a che fare con teorie astratte ed invece ha un impatto estremamente pratico perché passa tutto a livello base, a livello della persona.

Comunicare la propria personalità de-commoditizza.

Quando inizi a comunicare lo sviluppo della personalità della tua squadra formata da:
1. elementi con a loro volta personalità e da
2. un’organizzazione con personalità e inizi a trasmettere il valore unico di cui sopra, a prescindere se da video o tramite qualunque altro medium, inizi a distinguerti e le persone -> clienti, fornitori, partners, organizzazioni a loro volta, se ne accorgono.
Si accorgono di qualcosa di unico.
Se quel qualcosa di unico lo fanno tutti, allora non è unico. Allora utilizza le alte barriere all’entrata.

Se è facile, allora lo fanno tutti e il livello è basso. Se è difficile allora sono in pochi a farlo e saranno attratti.

Ho personalmente sviluppato un modo moooolto competitivo per de-commoditizzarsi.

Faccio lanciare le persone dagli aerei.

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Lo farai anche tu? Se ti viene una strizza a livello di pancia significa solo due cose: sì, se la strizza ti provoca solletico. No, se la strizza ti manda in panico. In quel caso lascia perdere: lanciarti da un aereo non fa per te e nessuno ti costringerà comunque mai.
Ma se il solletico alla bocca dello stomaco ti piace, il corso di formazione UNICO al mondo in cui sviluppi la tua leadership personale saltando da un aereo fa per te.
L’ho studiato e sviluppato per le aziende: l’ho perfezionato per gli imprenditori e i loro collaboratori. L’ho strutturato a livello profondo tramite l’intervento di ben quattro tra i migliori formatori in assoluto in Italia, di cui due psicoterapeuti e scrittori, di cui uno esperto in negoziazione con il subconscio.
Costruiremo le basi solide su cui si fonderà la tua nuova squadra imprenditoriale attraverso due Team Building dal carattere fortemente unico ed innovativo per strutturare la personalità della tua squadra e della tua organizzazione.
Se il tuo 2017 ti sta già chiedendo molto e tu vuoi dare di più ed ottenere di più, ora è il momento.
Sono aperte le iscrizioni per i Team Building Outdoor e TBO Deluxe. Chiedi informazioni qui.

Affrettati perché a marzo la stagione inizia e noi ci stiamo già imbragando, pronti per il prossimo decollo.

Costruisci la tua influenza sul mercato in un modo completamento diverso da tutto il resto.
Rafforza il tuo brand personale ed eleva il tuo profilo aziendale dando gas alla tua SQUADRA.
Paracadutismo per la Leadership.
PS: abbiamo deciso di includere un valore aggiunto davvero incredibile. Scopri qui quale.
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Come la perseveranza schiaccia senza pietà talento, genio e istruzione

Probabilmente gli unici due pazzi che sono andati al cinema a vedere The Founder due volte di fila siamo io e il mio amico Alessandro. Alessandro è membro onorario del nostro CdA. Il nostro è un CdA atipico però. Al momento siamo in tre, siamo tutti e tre membri onorari, siamo tutti e tre presidenti, siamo tutti e tre amministratori delegati.
La nostra azienda si chiama Gruppo dei Pari. E ci stiamo espandendo. Da SRL diverremo presto una SPA e non di quelle dove si sta ammollo ore. Abbiamo in mente di quotarci. Nella nostra azienda cresciamo ogni giorno perché ci sosteniamo e gli sviluppi di ognuno sono gli sviluppi di tutti. E non sempre accade ma il mercato paga. Alla lunga sì. Perseverando sì.
I nostri obiettivi sono supportati dal CdA e ci rendiamo conto l’un l’altro, nel senso che ci riferiamo. Ci utilizziamo come riferimento reciproco.
Non che non abbiamo proprio un ca..o da fare ma forse una cosa l’abbiamo capita. Andando a vedere The Founder abbiamo acquisito circa due ore x2 di formazione di alto livello a soli 9 euro x2. Conviene.
Alto livello?
..McDonald’s?
Su Ray Kroc, la considerazione prima e spontanea – anche alla seconda visione – è stata che è stato: un discreto figlio di androcchia.
Eppure a me Mac faceva una gran tenerezza, forse impersonato da un attore dalla figura bonaria e innocua. E Kroc era tutto fuorché un gran tenerone.
La tenerezza è nemica del business.
Tuttavia, la morale ti rende invincibile, quando il business lo sai fare bene e le idee in testa sono chiare. Anche grazie ad un’attitudine alla perseveranza davvero fuori dal comune.
Uno dei passaggi chiave all’inizio del film è il momento in cui Ray inizia ad ascoltare il disco The Power of the Positive che trova in una delle migliaia di camere di motel in cui era solito dormire nei viaggi di lavoro commerciale percorrendo in lungo e in largo il Paese.

Persistence.

“Perseveranza:
Niente al mondo può sostituire la perseveranza.
Né il talento: che c’è di più comune degli uomini di talento che non hanno successo?
Né il genio: il genio non ricompensato è di fatto un luogo comune.
E neanche l’istruzione: il mondo è pieno di cretini istruiti.
Soltanto la perseveranza e la determinazione sono onnipotenti.
Dimostra che niente mai ti potrà sconfiggere e puoi raggiungere la serenità, una salute migliore e un incessante flusso di energia.
Se ti prefiggerai ogni singolo giorno il raggiungimento di questi obiettivi, i risultati non tarderanno a manifestarsi in maniera evidente.
E anche se può sembrarti una formula magica è dentro di te che costruisci il tuo futuro.
La più grande scoperta della mia generazione è che gli esseri umani possono cambiare la loro vita cambiando il loro atteggiamento mentale.
Oppure, come sosteneva Ralph Waldo Emerson: un uomo è sempre ciò che pensa tutto il giorno”.
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Sa di manfrina motivazionale ma in questo passaggio credo stia tutto il significato del film, delle reali motivazioni di Ray, dello sviluppo della catena dei McDonald’s. E, forse, della reale motivazione che muove le persone nel mondo.
Qualcosa, prima di essere qualcosa – e qualcuno prima di essere qualcuno – è solo un’idea. E di idee ce ne sono di una varietà infinita. Volendo si può anche affermare che l’idea non conta in sé, quanto conta la sua esecuzione.
E se ti dicessi che non sei tu a scegliere le idee?
Che non sei tu ad averle?
Questo è il pensiero/riflessione con cui mi sono progressivamente svegliato alle 7.15 stamattina in piena fase theta, quindi leggi con attenzione perché una mente senza filtri le pensa strane:
Le idee sono nell’aria. Come fossero una stratificazione di nubi.
Sono le idee a scegliere te.
Non sei tu a scegliere loro. Loro si fanno prendere solo da chi è capace di realizzarle e per esserne certe aspettano che nel frattempo tu ti rafforzi e diventi capace di concretizzarle, di eseguirle.
Tu sei sotto che salti per prenderne una ma non sai qual’è. Cerchi di prenderla a caso.
Invece accade che a volte lo sai. Ma la maggior parte no, la maggior parte delle persone non lo sa.
Quando lo sai e all’idea tu vai bene, quando è il momento – e lei lo sa quando è – si lascia prendere.
Perché non vuole essere sprecata. Ci tiene ad essere realizzata. Eseguita.
Quando è lei a scegliere te, ti lascia saltare per anni, anche per decenni. Magari 30 anni.
Ma quando capisce che fai sul serio e tu là sotto continui a saltare per prenderla e vede che ti stai rafforzando e diventando grande, anche lei cresce e diventa sempre più grande. Perseveranza.
Tra l’intera popolazione mondiale nel 1954, l’idea del McDonald’s in leva ha scelto Ray Kroc dopo 30 anni che se ne stava sotto a saltare per prendere un’idea e poi un’altra e poi un’altra ancora e lei era già lì che lo aspettava.
Mentre lui saltava lei cresceva perché lui cresceva.
Finché, una volta diventato grande abbastanza, si è fatta prendere affinché assieme diventassero grandi, ancora più grandi e lo erano già nella testa di lui e nell’essenza di lei.
Oggi McDonald’s è uno dei primi proprietari immobiliari sul pianeta, impiega quasi 440.000 persone e da da mangiare ogni giorno all’1% della popolazione mondiale.
«Ho scoperto che riuscivo a influenzare i desideri della gente: venivano per un caffè, e se ne andavano con una coppa di gelato guarnita».

Persistence.

Persistence is the key.

Un dialogo su LinkedIn spiega esattamente come non approcciarsi al mondo del lavoro

  • Mi capita spesso di essere contattato per qualsiasi genere di proposta su LinkedIn, come fosse un bazar.

    LinkedIn è una cosa seria, non si fa spam.
    Quando poi ti tirano dentro nei messaggi di gruppo per fare promozione di attività assolutamente non profilate, lo trovo scorretto, oltre che inopportuno.
    Ciò fa parte di un livello basso di conoscenza e di educazione della propria propositività rispetto al prossimo.
    La pubblicità la si fa investendo del denaro, non spammando persone non interessate.
    Sì, io voglio che la gente venga sul mio blog e conosca le mie attività, ma devo prima scrivere cose interessanti per un target specifico di persone. Gli argomenti che tratto in qualche modo devono attrarre la curiosità e l’attenzione di queste persone rispetto a ciò che ho da dire loro; poi devo pagare perché Google, Facebook, LinkedIn, Twitter, etc. mi diano visibilità.
    Quanto pagare? Dipende da dove voglio arrivare.
    LinkedIn è un market place professionale per lo scambio delle informazioni e delle professioni.
    Metti sul mercato delle competenze, senza fare spam, e se qualcuno sul mercato ha un potenziale interesse rispetto alle tue, ebbene, in teoria, si fa vivo.
    Detto ciò, qualche giorno fa sono stato contattato per delle “informazioni”. Riporto il dialogo, benché apparentemente secco, perché auspico sia di aiuto. Ovviamente il nome è stato sostituito ed è fittizio, i contenuti reali.

    • “martedì

      Il giorno martedì, Britney Spearini ha detto:

      Buongiorno Leonardo, posso disturbarla? Volevo chiederle alcune informazioni?

      14:27

    • Il giorno martedì, Leonardo Aldegheri da detto:

      Buongiorno Britney, se mi vuole disturbare, no, non può. Se vuole dirmi qualcosa di utile e interessante, certo, volentieri 🙂

      15:12

    • Il giorno martedì, Britney da detto:

      Certo… spero di dirle cose utili o comunque interessanti. 🙂 Io al momento sono alla ricerca di lavoro e di nuove opportunità. Ho guardato le Sue pagine su Facebook e il suo sito, e le ho trovate piuttosto interessanti, e volevo sapere se potevo farle avere un mio CV.

      15:27

    • Il giorno martedì, Leonardo Aldegheri da detto:

      Britney, non funziona così. Lei mi sta chiedendo un’opportunità di lavoro, mascherandola. Non c’è alcuna vergogna nel proporsi e la ringrazio per i complimenti. Mi ascolti, se vuole trarre beneficio da questo dialogo: ieri sono stato in un’azienda da 180 mln per parlare con l’AD che l’ha portata da 25 mln a 180 in 15 anni. Mi piacerebbe un sacco lavorare per lui ma non ho mascherato la visita. Ho chiesto udienza per imparare da “giovane brillante e ambizioso”. [NDR: e così è stato. A me interessava assorbire da lui lo scibile umano nella conduzione vincente di un’azienda pazzesca. Ovvio che me ne sono innamorato a avrei fatto carte false per collaborarci. Ma non era quello lo scopo].

      O chiede o da. Non mi dice nulla di interessante o di utile se mi dice che voleva sapere – lei – se poteva mandarmi il suo cv.

      Inoltre, usare il verbo “disturbare” è una scelta molto poco azzeccata in tal senso.. è un uso comune sciocco ed umiliante per chi lo usa.. e per chi lo subisce.

      Funziona che mi dica: “ho visto le sue pagine e mi piacerebbe lavorare per lei. Le mie attitudini sono queste, quelle e queste altre e quindi ritengo di poterle essere utile perché so fare questo, quello e quest’altro e sono certa di portare valore a lei e alla sua azienda”. Fine.

      Semplice no? La mia non è una lezione, per carità e lungi da me, ma voglio aiutarla perché sono fatto così. No, attualmente non stiamo assumendo ma.. usi, se vuole, quello che le ho detto per dare veramente utilità ad un datore di lavoro.

      Se lui è intelligente e capisce che il suo valore è autentico non avrà certo problemi a parlare con lei per testare se quello che dice è vero e gli può servire e poi.. se cerca, il gioco è fatto.

      Il CV è una lista di cose, la lettera di presentazione è una vendita, non deve essere massiva e va mirata. Le persone non sono veramente interessate a chi siamo, lo sono a quello che possiamo fare per loro.

      Tradotto: un cv non è veramente interessante quanto lo è invece, ad esempio, un’analisi da consulente marketing che stupisca e che lasci pensare: “ha fatto questo di sua spontanea volontà, chissà cos’altro può fare per me a richiesta”.

      Una splendida serata, Leonardo

      PS: non è vero che non c’è lavoro, è vero che bisognerebbe imparare un po’ a distinguersi 😉

      17:24″

    Ora, mi chiedo che a sbattersi per dare una risposta articolata ad una richiesta di informazioni come questa non so chi possa essere eccetto me 🙂
    Non ho ricevuto risposta.. forse sono stato troppo “risoluto”, ma non importa.
    L’importante, al di là del lato umano e parlando esclusivamente in ambito professionale, è sapere che le persone non sono veramente interessate a chi siamo, lo sono a quello che possiamo fare per loro.
    Provare per credere.
    Ah, in LinkedIn ci sono stato qualche anno fa, proprio nella Valley: 3000 dipendenti per un miliardino di fatturato di $ e con il problema di monetizzare il database professionale collettato:)
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5 motivi a caso per cui la curiosità ci salverà dalla nebbia senza essere ingenui sognatori dalle falsissime speranze

La curiosità è ciò che ci permette di andare oltre ciò che siamo per crescere e per diventare migliori.
E perché dovremmo diventare migliori? Dove sta scritto che bisogna crescere per forza? Non si può rimanere dove si è e farsi bastare quello che si ha?
Ho una teoria a riguardo: fai quello che vuoi, la felicità è quella cosa a prescindere da quello che fai. Perché è un’attitudine e non un risultato.
Ma andiamo per gradi.
Io come promotore della crescita e dello sviluppo personale, del business e delle altre persone mi sono fermato a pensare: oggi sono tutti formatori, sono tutti motivatori, sono tutti coach e sono tutti esperti di questo e di quell’altro, etc. etc.
(NOTA DI SERVIZIO: me compreso, per carità, non sono un formatore e non ho la presunzione di farmi chiamare tale ma amando la formazione e avendo frequentato una quantità innumerevole di corsi negli ultimi anni, ne ho creato uno dove abbino il mio sport, il paracadutismo, e la leadership ovvero l’abilità acquisibile di condurre – perché ho visto che serve condurre prima se stessi che gli altri vincendo le proprie paure – in cui intervengono formatori veri come Sebastiano Zanolli e Andrea Bordin e psicologi e psicoterapeuti come Andrea Sales e una new entry strepitosa per la quale ho prodotto di recente un libro super: IL TUO CORPO TI DICE COME DIVENTARE FELICE -> ascolta il podcast di Fabio Volo su Radio Deejay mentre intervista l’amico Andrea Cirelli qui).
Ma a bomba..

Perché mai ci deve essere qualcuno che mi deve insegnare a stare al mondo se poi vedo che le persone in genere sono insoddisfatte e sono praticamente tutti alla perenne ricerca di qualcosa?

Mi sbaglierò ma.. ho un po’ l’impressione che il fenomeno dilagante (non quello dei professionisti) che vedo su Facebook sulla formazione e motivazione sia una caccia al soldo quando è palese che le persone sono spesso e volentieri frustrate per qualcosa.
Chi è felice e soddisfatto della propria vita senza raccontare balle alzi la mano 🙂
Perché non ho ancora conosciuto una persona che non stia cercando qualcosa di meglio per sé o per le persone che ha attorno. Ed è proprio per questo che in tanti ti motivano, fermo restando il mio profondo rispetto per tutte le figure professionali che, ribadisco, frequento assiduamente.
Accade che questa persona:

  1. O non ha abbastanza soldi.
  2. O ha soldi e vuole figli ma non riesce ad averne.
  3. O ha i figli e vorrebbe andare via ma è costretto a rimanere.
  4. O non ha figli e vorrebbe cambiare vita facendola cambiare a chi ce li ha.
  5. O ha un lavoro ma ne vorrebbe un altro.
  6. O non lo vorrebbe più.
  7. O non ce l’ha e lo vorrebbe perché ha dei figli da sfamare ma non si adopera per affilare le proprie competenze.
  8. O si sbatte per affilare le proprie competenze e avere di meglio ma il riconoscimento non arriva mai.
  9. O vive in un bel posto come l’Italia ma non lo apprezza perché la nebbia fa tristezza e vorrebbe andare al caldo.
  10. O è single e vorrebbe una famiglia.
  11. O vuole avere molte donne/uomini e non riesce perché non piace perché crede di non piacere ed è solo.
  12. Etc.

Andiamo avanti.
Questi “O” sono semplicemente infiniti. Quasi per chiunque eccetto probabilmente per il Dalai Lama, penso.

In pratica chiunque può dirti di essere alla perenne ricerca di qualche cosa perché QUELLO CHE HA in qualche modo non gli basta mai.

Ecco perché adesso è pieno di formatori e motivatori. Una volta ci si faceva quasi sempre bastare le cose. Oggi non più. E quando non ci riesci (eccoti serviti i 5 punti a caso)..
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..provi con la gratitudine ed inizi ad essere grato anche dell’aria che respiri (sì, bisognerebbe), ad alzarti la mattina e dire grazie cuore che stai battendo, grazie nebbia perché ti assaporo mentre l’umidità mi penetra le narici, grazie caffè che mi svegli per bene e via dicendo.

  • Sembro ironico ma in verità l’aria che respiri qui è migliore di quella di una qualsiasi città ad alta densità di popolazione.
  • Sembro ironico anche nel dirti che il cuore che batte non è così scontato. Ho letto di recente un meraviglioso libro intitolato L’ULTIMA LEZIONE di Randy Pausch e se vai su youtube trovi mille contributi. Randy dal detto al fatto e sotto i 50 se ne è andato in meno di 2 anni per un feroce tumore.

Lo so, ti stai toccando e anch’io. Ma capisci che poi non è così scontato.
Gustati questo estratto (ha già qualche anno, 9 per l’esattezza e probabilmente l’hai già visto) e investi, se ti va, una decina di euro per leggerti un libro veramente interessante per l’insegnamento che trasferisce su come si fa a stare al mondo, espresso da un uomo prossimo alla morte, giovane, di successo, sposato e con tre bambini, molto centrato e senza necessariamente cercare qualcosa d’altro rispetto all’esistente.
L’ultima lezione di Randy Pausch: realizzare veramente i sogni dell’infanzia

  • Sembro ironico anche parlando di nebbia perché alla fine, benché io ami il caldo e il sole, alla fine appartengo a questa terra veneta e la nebbia fa parte di casa mia e delle mie origini. Sì, preferirei emigrare a Dubai dove ora fai il bagno (infatti ci stavo anche andando qualche giorno fa se non fossi stato centrato in pieno mentre mi dirigevo in aeroporto. Pazienza. Gli incidenti capitano. E il mio cuore batte).

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E.. Tutto sommato la mia città in inverno è strepitosa al vedere le luci arancioni della sera con attorno questo alone di umidità. Embé?

  • Del caffè lasciamo perdere, non lo bevo da sei mesi e sto molto meglio. Grazie che non bevo più caffè ah ah..

La morale della favola è questa: se hai trovato quello che cercavi, per favore dimmelo.
Non vado matto per gli U2 ma il titolo di questo pezzo è esattamente ciò che voglio passarti:
I STILL HAVEN’T FOUND WHAT I’M LOOKING FOR

Correggimi se sbaglio ma.. è un problema comune o no?
Ah, il quinto punto é:

  • grazie per avere letto fin qui 🙂

Perché è proprio la curiosità che ci permette di andare oltre ciò che siamo. Senza necessariamente dover diventare migliori e crescere – se questo non ti basta mai. Perché non è scritto da nessuna parte. La felicità è un’attitudine, non un risultato.

E anche oggi la terra ruota su se stessa nel suo moto perpetuo e ci regala un altro giorno

Questo solo per dire che questo pianeta girando su se stesso ci regala un altro giorno, cosa non affatto scontata.
Lanciato come una trottola nell’universo senza che ce ne rendiamo poi così conto. E sopra a questa trottola in costante, calma rotazione, ci siamo noi con i nostri enormi problemi.
Che non significa siano cazzate.
Ma,
che siano noi a crearceli.
Più sei piccolo, più i problemi ti sembrano grandi.
Più guardi dall’alto i problemi più ti appaiono piccoli.
Più diventi grande tu, più diventano piccoli i problemi.
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E se è il pianeta che ce li crea, crediamo che la natura sia cattiva, senza pensare, infantilmente, quanto noi non siamo molto buoni con lei.
Lo penso ogni volta che vedo una bottiglia di plastica in un torrente, una cartaccia o un pacchetto di sigarette vuoto a un metro da un cestino, una spiaggia con gli avanzi di qualcuno che non si è sprecato di raccogliere le proprie porcherie, pensando che ci debba pensare qualcun altro o.. ci penserà lei, la natura, anzi chi se ne frega.
I tuoi bambini vivranno nel mondo che gli lasci tu, idiota. Poi non dire che li ami, idiota.
Lei, la NATURA.
Quella cosa che si impossessa degli spazi incustoditi e che rigogliosa diventa selvaggia, verde e ospitale (di animali, vegetazione varia, insetti, essere vari che magicamente iniziano a popolarla dopo che il repellente se ne è andato).
Poi arriva l’uomo di nuovo e fa pulizia. Poi quando l’uomo se ne va via, lei ricomincia da nulla, come il caso non fosse stato suo. Lei ricomincia.
L’erba cresce, le piante crescono, gli animali nidificano, etc.
Pensando che questa sia casa nostra, quando siamo solo ospiti a casa di qualcuno altro (il pianeta), noi, il regno animale, quello vegetale, a pari merito, ci abitiamo. Che corrisponde a dire, ci viviamo.
Dove vivi? A Verona. Sbagliato: sul pianeta Terra.
E ricominciamo da nulla, cresciamo, nidifichiamo.
Se l’umanità venisse spazzata via domani, lei – la natura – dopo un minuto indifferente ricomincerebbe da nulla, crescendo, nidificando. Dell’uomo, alla natura, non gliene frega una gran mazza di sta cippa.

Republican presidential candidate Donald Trump speaks at an event, Saturday, Oct. 3, 2015, in Franklin, Tenn. (AP Photo/Mark Zaleski)
Republican presidential candidate Donald Trump speaks at an event, Saturday, Oct. 3, 2015, in Franklin, Tenn. (AP Photo/Mark Zaleski)

E in tutto questo viviamo nelle dimensioni delle nostre piccole grandi cose, da come arrivare a fine mese alle grandi elezioni americane dove un imprenditore billionario immobiliare – Donald Trump, del quale ho letto diversi libri (ad es. PENSA IN GRANDE E MANDA TUTTI AL DIAVOLO) – può diventare Presidente degli Stati Uniti d’America.
Allora capisci che veramente tutto è possibile.
Questo pianeta è il luogo delle possibilità.
Mica per tutti, esistono predatori e prede in natura.
Esistono vincitori e vinti, in natura.
Esiste chi si offre e chi si prende.
Esiste anche chi non prende e non da. Chi prende e basta. Chi offre senza voler nulla in cambio.
Il Karma – si dice – ti ricompenserà, nell’equilibrio delle cose.
Questo è il pianeta di chi ricomincia da nulla, cresce, nidifica.
Allora il mio messaggio è, ancora una volta, che la manciata di anni in cui sei qua, fai in modo di fare qualcosa di buono per qualcuno.
Magari sarai ricordato, magari no. Magari intanto hai fatto solo la cosa giusta.