SE UN CUORE VUOLE DIMENTICARTI, LO FARÀ

Se un cuore vuole dimenticarti, lo farà.

A niente serviranno i promemoria che sparpaglierai per la casa, per la strada, per il mondo.

Se un cuore vuole abbandonarti lo farà, anche e soprattutto quando tu proverai a stringerlo più forte. Ogni tanto sarebbe utile ricordarsi che non abbiamo colpe, se qualcuno non ci ama.

Che non ci possiamo rimproverare se qualcuno preferisce perderci. Sarebbe come dire che è per via di un nostro difetto che certi giorni piove. Hai mai provato a prenderti cura di un fiore?

Capita a volte che un fiore appassisca anche se ti dai da fare perché sopravviva. Non ti accanire quando un amore sta morendo, non pensare nemmeno per un secondo di poter controllare un cuore solo perché ne sei innamorata.

I cuori non si imprigionano, magari si sfiorano, si attraversano, si accarezzano, si scombussolano, ma non si trattengono.

Ogni tanto sarebbe utile ricordarsi che chi è andato via non l’ha fatto perché abbiamo mollato la presa per un attimo, perché abbiamo detto la parola sbagliata al momento sbagliato o perché ci siamo distratti un secondo per guardare la luna; è andato via perché voleva farlo.

Esiste una regola universale che chi ama tende a sottovalutare: ogni persona è alla ricerca spasmodica di un briciolo di felicità.

Chi non l’ha ancora trovata, chi non l’ha trovata in noi, non può fermarsi. Se ne andrà, se ne andrà comunque, anche se dichiareremo con la dignità e l’amor proprio sotto i piedi di poter amare per due, per tutti e due.

E invece no, invece non si può. Si capisce poi, seduti di fronte al mare, quando qualcuno ci raggiunge senza bisogno di chiamarlo.

Si capisce poi, quando qualcuno ci telefona e ci dice “avevo voglia di sentire la tua voce”.

Si capisce poi, quando qualcuno ci prende per mano e ci dice “vieni con me, voglio farti vedere una cosa”. Si capisce poi, quando ogni attesa si trasforma in sorpresa e non in delusione.

Quando non smettiamo di esistere appena qualcuno non ci ha più davanti agli occhi. Si capisce poi, quando qualcuno ci ricorda di non prendere troppi caffè e di indossare una giacca più pesante perché fa un po’ freddo nonostante sia maggio.

Si capisce quando si è amati, che amare per due non è possibile. Si capisce quando si è amati, cosa vuol dire amare.

Susanna Casciani

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Leonardo Aldegheri
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IL COMANDAMENTO DELLA FRUTTA

Il comandamento della frutta.

In una regione desertica gli alberi erano scarsi e la frutta difficile da trovare.

Si diceva che Dio volesse fare in modo che ce ne fosse abbastanza per tutti, perciò apparve a un profeta e disse:

“Questo è il mio comandamento a tutta la popolazione attuale e alle generazioni future: nessuno mangerà più di un frutto al giorno.

Così sia scritto nel Libro Sacro.

Chiunque trasgredirà questa legge sarà considerato peccatore nei confronti di Dio e degli uomini”.

CIT.

La legge fu osservata fedelmente per secoli, finché gli scienziati scoprirono il sistema per trasformare il deserto in terra fertile.

La regione divenne feconda di cereali e bestiame, e gli alberi si curvavano sotto il peso della frutta non raccolta.

Ma la legge sulla frutta continuava a essere imposta da parte delle autorità civili e religiose del paese.

Chiunque facesse notare che lasciare marcire la frutta per terra era un delitto contro l’umanità, veniva tacciato di essere blasfemo e nemico della morale.

Si diceva che questa gente, che metteva in dubbio la saggezza della Sacra Parola di Dio, fosse guidata dallo spirito orgoglioso della ragione, invece che dallo spirito di fede e sottomissione che solo può condurre alla Verità.

In chiesa si tenevano spesso prediche in cui si dimostrava come tutti coloro che infrangevano la legge avessero fatto una brutta fine.

Non si accennava neppure al numero altrettanto alto di quanti avevano subito la stessa sorte pur rispettando fedelmente la legge o alla grande massa di quelli che prosperavano nonostante la loro disobbedienza.

Non si poteva fare nulla per cambiare la legge, perché il profeta che asseriva di averla ricevuta da Dio era morto da molto tempo.

Probabilmente egli avrebbe avuto il coraggio e il buon senso di mutare la legge in base alle circostanze, poiché aveva accolto la Parola di Dio non come qualche cosa da venerare, ma come uno strumento da usare per il bene del popolo.

Di conseguenza, alcuni disprezzavano apertamente la legge, Dio e la religione.

Altri la violavano in segreto e sempre con un certo senso di colpa e la grande maggioranza vi si adeguava in modo rigoroso e si considerava santa solo per il semplice fatto che restavano fedeli a un’usanza insulsa e superata di cui non avevano il coraggio di sbarazzarsi.

da “La preghiera della rana – Saggezza popolare dell’Oriente – volume primo”
di Anthony De Mello – Edizioni PAOLINE

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RICONOSCERE CIÒ CHE È

Riconoscere ciò che è

Tra i fili d’erba di un prato ancora umido ma assolato 🌄
ho appena concluso un meraviglioso libro, che davvero consiglio a CHIUNQUE:

RICONOSCERE CIÒ CHE È

di Bert Hellinger

Nemmeno ci si rende conto quanto antichi retaggi, risentimento, rabbia, rancore, esclusione, rivalsa, gelosia, invidia, possano essere tutti elementi riconducibili a una sola, innegabile spiegazione – di cui ne ho parlato innumerevoli volte:

Il mancato RICONOSCIMENTO

di ciò che è.

Non riconoscere genera scompenso, sconforto, delusione, esclusione, risentimento, rabbia.

Che “irretisce“, di fatto, un intero gruppo di persone caratterizzato da una coscienza collettiva.

Proprio come nelle maglie di una ragnatela, dove i singoli componenti si trovano intrappolati, irretiti.

E nel non riconoscimento vengono prese decisioni che portano ad azioni con effetti deleteri, quando non disastrosi – per le famiglie e i singoli componenti, anche a livello generazionale.

Riconoscere ciò che è

Come guarire da ciò?

Con una benedizione molto speciale e semplice allo stesso tempo, relata all’inclusione e alla presa di responsabilità:

Nel non giudizio, 
IO TI RICONOSCO.

“nessuno è migliore o peggiore solo per il fatto di essere diverso”.

Bert Hellinger
Riconoscere ciò che è

Ogni singolo componente di ciascuna famiglia dovrebbe poter accedere al significato profondo di quanto Bert Hellinger spiega con facilità sulle dinamiche familiari irrisolte.

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IL GESTO PIÙ BELLO

Il gesto più bello.

Qualche giorno fa, la mia piccola mi si è avvicinata con una richiesta. Guardandomi intensamente con i suoi dolci e grandi occhi, mi ha fatto vedere la sua piccola cassettina rosa dei risparmi.

Quel piccolo salvadanaio è il luogo in cui la nonna materna di solito ripone alcune monetine per far sì che la piccola abbia il suo salvadanaio ove mettere, di volta in volta, qualche nuova monetina.

Ci sono quelle da 20 cents così come quelle da due euro e ci sono quelle piccole, insignificanti di rame, quelle che nessuno vuole.

La mia piccola ha qualcosa in mente, tuttavia. 

Dopo un minuto, mi torna con un foglietto stampato con sopra Marshall, uno dei suoi personaggi preferiti della serie Paw Patrol e mi indica che desidera la nuova pista dei suoi amati cagnolini.

Ma non me la chiede e basta. No, fa qualcosa di più, qualcosa di essenziale.

Vuole contribuire.

Pensa perfino di poter comprare lei il gioco ma non sapendo contare e non conoscendone il prezzo, mi pone e mi offre senza indugio tutti i suoi risparmi.

Mi prende lo zaino, estrae il mio portafogli, apre la tasca dove sa tengo le monetine e rovescia letteralmente la sua cassettina rosa dentro la tasca come gesto per il suo contributo, aumentando così le probabilità di portare a casa il risultato.

E mi dice “compralo per me”.

(Una call to action che non lascia interpretazioni..)

E mentre la sento cantare Adi Shakti, allegra come sempre e come lei è normalmente, mi domando quanti di noi grandi, quando desideriamo qualcosa, facciamo il primo passo per addivenire al risultato, aiutando l’altra persona e aumentando così le probabilità di successo, anche con un piccolo gesto.

Spesso erroneamente pensiamo ci sia tutto dovuto e quando il “dovuto” non ci arriva, ci arrabbiamo e facciamo le vittime, chiudendoci in noi stessi.

Senza però fare il primo passo per favorire il ricevere di quello che desideriamo.

Il grande Igor Sibaldi, con la tecnica dei 101 Desideri, ci insegna almeno a codificare come de-siderare. Per fare così quel primo passo.

PS: al momento i risparmi della piccola sono nel salvadanaio del papà e a lei è arrivato un bellissimo gioco da fare insieme.

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LA STRAORDINARIA E INCREDIBILE VITA DI JIM MORRISON

La straordinaria e incredibile vita di Jim Morrison

La straordinaria e incredibile vita di Jim Morrison, condensata in 56 mesi di Doors.

Nella bellezza e nelle contraddizioni degli anni ’60 – anni che hanno cambiato per sempre il corso della storia e dell’atteggiamento alla libertà delle persone – l’epopea della Rockstar la cui anima ha acceso la verve della sintesi e velocità “dell’uso intenso” della vita, consacrandola alle parole simboliste di un poeta che ancora oggi ispira a sognare le anime “mortali”.

Vendendo (oggi) un milione di dischi l’anno.

Morrison non è morto a 27 anni, ma al sesto anno di celebrità. 

Sei anni nei quali ha dato tutto sé stesso attraverso la sua anima tormentata e in pena, nel lasco veramente di una manciata di anni.

Morrison e i Doors in barca, immagini inedite di When you’re stange

Dai 21 ai 27 sono “solo” stati la coda della stella cadente.

E oggi tutti ne ammirano ancora il cielo illuminato.

Personaggi così hanno la prerogativa – oltre ad avere vite pazzesche e “da film” – di saper trasformare ciò che vivono e sentono in messaggi “potenzia(n)ti” dalle sonorità di musica stellare, cosmica.

E di moltiplicarla per milioni di persone che ne vengono investite.

Come la catapultassero da chissà dove a qui, per chissà quale motivo.

Ma quel motivo lo sai dopo, molto dopo.

Fatto sta che da quei "movimenti" di quegli anni, viviamo il mondo di oggi.

Perché ciò che viviamo oggi è comunque influenzato anche da quello:

Vietnam, Nixon, lotte studentesche, guerra fredda, assassinio Kennedy, uso spasmodico di droghe per conoscere la “verità” e la “libertà“, musica psichedelica, Hendrix, Beatles, Pink Floyd, esplosione economica, minigonna, libertà sessuale e di espressione, nel bene e nel male.

Come se la musica fosse solo il mezzo per lasciar illuminare il cielo della notte da queste meteore che lo illuminano a giorno.

Per poi tornare nell’olimpo degli dei.

Il documentario perfetto per una domenica alternativa.

E subito dopo, tocca a Bohemian Rhapsody 🤩

La musica, una costante. Sempre. When you’re strange.

PS: la libertà di potersi esprimere ha senso a prescindere dall’esito della propria espressione. Per ciò, sono sostenitore del libero essere.

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COACHING ON THE ROAD: COME FARE DELLE COACHING CORRENDO (SENZA FIATONE)

Coaching on the road: come fare delle coaching correndo (senza fiatone)

Si trova spesso sul web un “tizio” che gira dei video mentre corre.

Ormai tutti oggi girano dei video. Chi gioca ai video game, chi suona la chitarra, chi si occupa di make up, chi balla, chi racconta la sua vita, chi insegna. Esistono infinite varietà di contenuti.

Con il web e il progressivo trasferimento di know-how tra le persone, i contenuti formativi sono determinanti e sono davvero tanti i formatori e i coach che si cimentano nella nobile arte delle video coaching.

Ce n’è uno in particolare che, quasi per caso, ha iniziato a produrre una vasta quantità di video dai contenuti qualitativi eccelsi, come fossero pillole formative. Anzi, in realtà, si tratta di vere e proprie riflessioni che – una volta condivise in questa originale maniera – “danno una mano”. Aiutano concretamente.

Ed è proprio Livio Sgarbi, coach e formatore con un’esperienza trentennale in coaching, ad inventarsi un particolarissimo modo di fornire gratuitamente le video pillole formative alle persone.

Queste video pillole sono Le sue Coaching on the road.

Essendo amante della corsa, perché non filmarsi nel mentre in cui le endorfine si mettono in moto e arriva l’ispirazione che libera le riflessioni più profonde e allo stesso tempo trasferiscono della formazione vera e propria? Come Livio facesse delle coaching personali alla singola persona?

Sono più di trecento, ad oggi, le video coaching di Livio.

A un certo punto, l’idea è stata..

“Sbobinare” tantissime (260) di queste Coaching on the road e metterle per iscritto.

A quale scopo?

Ma certo, quello di metterle su carta, una pagina dopo l’altra. Ed ecco che è nato, freschissimo, da qualche giorno e dopo mesi e mesi di gestazione, il meraviglioso libro COACHING ON THE ROAD.

Il libro di Livio Sgarbi Coaching on the road, edito da EKIS Edizioni, raccoglie 260 coaching di Livio su strada, fatte mentre la corsa libera il Livio-pensiero.

Da parte nostra, non ci vogliamo assolutamente sottrarre dal voler raccontare anche noi la nostra coaching on the road, perché guarda caso nei giorni in cui il libro stava per essere messo in stampa (con tutti i dogmi e i crismi del caso, comprese le tempistiche tecniche di produzione), da Livio in persona ci è arrivata una richiesta speciale: quella di poter far avere il libro alle 500 persone in aula per la prima edizione storica del corso UNA VOLTA PER TUTTE.

Avevamo poco tempo a disposizione e ci siamo attivati. Non è stato facile attendere l’asciugatura della colla nella fase di brossura con il corriere che non garantiva la consegna dopo essere ripassato più volte per il ritiro nel pomeriggio.

E la cosa più bella è stata vedere sei persone la sera che si impegnavano per finire quasi praticamente a mano le copie anticipate che avrebbero servito le persone il giorno dopo.

Il corriere, però, non avrebbe consegnato. Una grande delusione.

Le stavamo ancora producendo.

“Ma le porto io, queste prime copie”, ci giunge la voce da un ragazzo dei nostri.

Ed è così che vogliamo raccontare, lato produttore, come siamo riusciti in tempi strettissimi ad arrivare a portare i volumi pronti e ancora caldi, direttamente in aula, pronti per il firma copie, affinché le persone potessero avere l’opportunità di accedere al libro prima che esso fosse disponibile nei tradizionali canali distributivi e in libreria.

In sintesi, una possibilità davvero privilegiata per chi ha, di fatto, potuto avere il libro in anteprima assoluta.

Se hai piacere, puoi acquistare la tua copia di COACHING ON THE ROAD (Promozioni attive per questo prodotto).

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ADI SHAKTI: IL POTERE DEL MANTRA

Adi shakti: il potere del mantra

Un sabato pomeriggio di qualche settimana fa, nella tranquillità di casa, ho messo su Spotify cercando una musica che mi rilassasse e mi sono imbattuto nel Muhladara (così è chiamato il primo chakra) e nella musica indiana.

Così tra un pezzo e l’altro mi sono sentito particolarmente attivato da:

Adi Shakti: Bhangra Mix

di Sada Sat Kaur

E quindi in tempo ZERO con Shazam sono andato a capire di cosa si trattasse.

Sentivo che la melodia era accompagnata da una frase ripetitiva, come fosse una preghiera. E ho scoperto così il testo di questo pezzo.

Adi Shakti è un mantra che ha lo scopo – per chi ci crede – di riallineare la nostra energia con la forza creativa del Universo.

La sua origine deriva dalla scrittura del Guru Gobund Singh, 10° Sikh Guru.

Adi Shakti è una invocazione al potere primordiale, all’energia della creazione e della realizzazione.

Eccolo:

Adi Shakti, Adi Shakti, Adi Shakti, Namo, Namo

Sarab Shakti, Sarab Shakti, Sarab Shakti, Namo, Namo

Pritam Bagvati, Pritam Bagvati, Pritam Bagvati, Namo, Namo

Kundalini Mata Shakti, Mata Shakti, Namo, Namo

Le donne incarnano il potere della creazione per antonomasia, dato che possono generare la vita. Shakti è l’energia della Madre. O l’energia Madre.

Ovvero, l’energia creatrice.

Si dice sia perfetto per le donne incinte ma va da sé che vada bene per tutti coloro i quali hanno il sentire di mettersi in sintonia con il Creato.

ASCOLTARE PER CREDERE

Cos’è un Mantra?

Ne ho sentito parlare in maniera un po’ più approfondita rispetto alle mie conoscenze precedenti quando ho letto il meraviglioso libro di Italo Pentimalli e J. L. Marshall IL POTERE DEL CERVELLO QUANTICO ancora nel 2015.

Tanto mi è piaciuto che ho poi frequentato il relativo corso nel 2016 ed è stata un’esperienza davvero potente e bellissima.

MANTRA significa letteralmente STRUMENTO PER LA MENTE.

Il mantra è una frase, una dichiarazione, sostanzialmente una preghiera che ripetuta e interiorizzata in qualche modo impartisce una direzione, un comando, una riprogrammazione mentale, spirituale ed energetica.

La preghiera è direzione. Il mantra è, oltre ad una preghiera, anche un suono. Ne parla a fondo Luca Donini nel suo bellissimo libro Siamo Suono e Luce.

È per questo motivo che si ritiene la preghiera cantata sia ancora più potente.

Adi Shakti, nella tradizione orientale, serve per risvegliare l’attitudine creativa e di realizzazione:

Mi inchino alla Energia Creativa Primordiale

Mi inchino a tutta l’Energia

Mi inchino al Primordiale Potere che crea ogni cosa con Dio

Mi inchino all’energia Kundalini, al Potere Creativo della Madre Divina

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GLI EURO E LA VERA MONETA DI SCAMBIO

GLI EURO E LA VERA MONETA DI SCAMBIO

La vera moneta di scambio oggi non si chiama EURO.

Si chiama ATTENZIONE.

In un mondo di distrazioni continue e costanti, dove siamo sollecitati in un oceano di cose, input, banner, notifiche, e-mail, lucine, vibrazioni, drin-drin e da qualcuno che cerca di avere la nostra attenzione in maniera intensiva, sistematica, costante, instancabile online e offline – digitalmente e analogicamente – il dazio, il balzello che noi paghiamo, nostro malgrado si chiama proprio così.

E la seconda moneta di scambio?

È la FIDUCIA.

Perché quando qualcuno tra i mille mila input e solleciti richiami ha avuto la nostra attenzione, noi, per “abbonarci” alla sicurezza di quella transazione, di quell’acquisto, di quel pensiero agganciato a quella data cosa, dobbiamo poterci fidare.

E come ci si può fidare in un mondo in cui non ci si può fidare di nessuno o quasi?

Dimostrando.

Dando la garanzia che il valore è quello che conta.

Nel mio campo di esperienza personale, diffido fermamente da chi non ha rispetto della mia attenzione e non si cura di rubarmi tempo, energie, risorse e soldi per il suo tornaconto. Nessuna pietà.

Ma allo stesso tempo, dedico la giusta attenzione a chi, nel proporre qualcosa, lascia trasparire senza eccessiva timidezza, la sua autenticità.

La differenza non sta nel prendere a tutti i costi ma sta nel dare a un costo preciso. E non significa dare a fondo perduto a cani e porci, c’è un limite anche a quello.

Non è gratuito nemmeno il dare gratuitamente.

Ma nel dare per generare valore, nel darsi, nello spendersi con lo scopo di costruire, migliorando le condizioni e permettendoci di evolvere è ciò che – laddove questo venga riconosciuto da chi è in grado di vedere – realmente serve fare.

Proprio per non essere schiavi degli euro. Ma nemmeno essere schiavi di coloro i quali da noi vogliono qualcosa senza nemmeno pensare di dare nulla.

E non in cambio.. ma a prescindere.

Questa cosa, per me, cambia il mondo.

O – almeno – il modo di vedere le cose. Che forse sono la stessa cosa.

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I (FANTOMATICI) NEURONI SPECCHIO

I fantomatici neuroni specchio.

Wikipedia recita dei neuroni specchio, come quella “classe di neuroni che si attiva sia quando un individuo esegue un’azione sia quando lo stesso individuo osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto“.

Ne parlavo qualche giorno fa in un post su Facebook – Monkey see Moneky do – relativamente al fatto che non ha alcun senso costringere i bambini a leggere se sono i genitori i primi a non prendere un libro in mano manco scottasse.

È come un padre che pesta il figlio perché l’ha beccato a fumare quando egli stesso fuma due pacchetti al giorno di sigarette.

Cit. Real Case History
“Monkey see Monkey do” è un famoso detto anglosassone per intendere che tramite l’esempio è più facile trasferire know how piuttosto che semplicemente dicendolo o spiegandolo oralmente o teoricamente.

Per lo stesso identico principio, un figlio è parimenti più portato a fumare assimilando l’esempio di persone fidate e vicine che compiono il medesimo gesto o assumono la medesima abitudine.

Non è da stupirsi se il processo di emulazione del genitore comporta comportamenti inconsci di una certa portata (allitterazione portami via..!).

I neuroni specchio sono uno strumento potentissimo della natura che ci consente di imparare velocemente, oltre alla ripetizione e oltre all’emozione.

Il cervello acquisisce e fa proprie le informazioni – in una parola impara – principalmente attraverso le tre seguenti attività:

  • Ripetizione
  • Emozione
  • Esempio
  • Imposizione
  1. Sappiamo benissimo ad esempio che tramite ripetizione anche le fandonie, le bugie più grette, diventano verità, soprattutto grazie anche a quella che Robert Cialdini chiama riprova sociale, benché non confermata o non veritiera.

Le fake news funzionano molto bene a riguardo.

2. Sappiamo benissimo che dopo un forte spavento quella data cosa non la si fa più, dopo essersi scottati. Dopo una delusione d’amore cocente, ad esempio.

3. E sappiamo benissimo, ancora meglio, come i veri leader guidino con l’esempio e non temono altri leader, proprio perché la leadership autentica è quella esercitata attraverso l’esempio e persone in sintonia con quella missione, conseguenza di quella visione, sono disposti ad affrontare ogni ostacolo pur di addivenire allo scopo prefisso.

4. Beh, qua è facile: quando qualcuno impone a qualcun altro di fare un data cosa (utilizzando leve come la scarsità, l’urgenza, il timore, la coercizione, etc.) e questo la DEVE fare, la impara subito

Un leader come Alessandro Magno a meno di 30 anni aveva conquistato il mondo conosciuto grazie alla sua leadership incommensurabile e l’esempio di prodigioso coraggio in battaglia.

Tutto questo solo per dire che quando non sai che pizza ordinare e alla fine è la prosciutto e funghi che mangerai è perché vai sempre sul sicuro.

Oppure perché l’ha ordinata quello che ha espresso l’ordine al cameriere prima di te.

Funziona sempre.

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PER IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI

Per il futuro dei nostri figli.

Chi segue questa pagina sa quanto rompo le scatole per la salvaguardia dell’ambiente.

Non c’è da scherzare, innumerevoli sono gli articoli che parlano dell’emergenza della plastica.

Ho persino letto un editoriale sponsorizzato di una nota azienda tedesca sul Corriere della Sera, la Henkel, giusto per non fare nomi.

Marketing? Ma certo.

Anch’io continuo a dire a tutti che la nostra azienda è certifica FSC (dal 2011, non da ieri e non una ma entrambe, sia Grafiche AZ che Legapress, ma anche qui senza far nomi – nessuna provvigione comunque).

Poi, vedo mia figlia che maneggia questo succo/yogurt acquistato da mia moglie e mi illumino! Perché nel retro si legge la scritta:

PER IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI.

Cit. – confezione innovativa yogurt nel frigo

Mio Dio!

Oh My God! Come dico gli anglosassoni. Li ho sgranati, giuro.

Quello che dico, scrivo e predico da tempo!

In quell’ufficio marketing c’è qualcuno che ha inteso la problematica e ha convinto ufficio tecnico, CDA, produzione, GDO, imprenditore, HACCP, Checco Zalone e chi più ne ha più ne metta per arrivare a TRASFORMARE il packaging di un prodotto per il “futuro dei nostri figli”.

Per smetterla una volta per tutte di sporcare questo pianeta che – PER DIO – NON è nostro. Spero sia chiaro.

Però lo abitiamo.

E vogliamo che casa nostra sia sporca o sia pulita?

Ora la cosa può essere strumentale, etc. ma, ancora una volta, non frega.

Ciò che veramente importa è che la crescente sensibilizzazione verso queste tematiche arrivi “persino” a educare quello che “scaglia” la cicca per terra (a volte anche con una certa dose di disprezzo).

Sì, io voglio che si arrivi che persino chi fuma abbia l’accortezza di spegnere la cicca e metterla nel cestino (come peraltro già osservavo in Austria nelle due estati che ho vissuto a Salisburgo negli anni ’90, non proprio l’alto ieri).

CE LA FAREMO.

Ne sono certo.

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