ANATOMIA DELLA COSCIENZA QUANTICA

ANATOMIA DELLA COSCIENZA QUANTICA

Sono talmente innamorato di ciò di cui mi sono appassionato – scusate il gioco di parole – che mi basta leggere una frase in una pagina di un libro per incominciare a parlarne a tutti dicendo quanto questa sia bella e possa essere, eventualmente, utile.

Una frase come questa per esempio:

“noi siamo un campo energetico emotivo che si manifesta per mezzo di un corpo”.

E anche..

“noi siamo così, un vortice di energia, un tornado che perturba il campo e fa collassare oggetti, mentre i fotoni responsabili della nostra immagine a colori per i nostri organi di senso rimbalzano da noi”.

Stupendo il libro di Erica Francesca Poli – Psichiatra Psicoterapeuta, che sto leggendo.

ANATOMIA DELLA COSCIENZA QUANTICA.

ANATOMIA DELLA COSCIENZA QUANTICA – Erica Francesca Poli – ANIMA EDIZIONI

Non un libro facile eppure me ne innamoro.

Di lavoro faccio libri.

Non sono l’unico, ci sono altre circa 35 persone che lo fanno con noi da molto tempo ed è spesso un lavoro non facile.

Ma non facile non significa difficile. Significa in qualche modo “ingaggiante”. Come una relazione.

Leggere un libro di cui ci si innamora è, di fatto, instaurare una relazione.

Se non fossi innamorato, non lo farei con questa passione.

E quando non si è appassionati, è facile, qui sì.. è facile spegnersi.

Alla fine, la passione farà la differenza.

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DATI, INFORMAZIONI, CONOSCENZA, SAGGEZZA

DATI, INFORMAZIONI, CONOSCENZA, SAGGEZZA

Data, information, knowledge, wisdom.

Si tende a confondere i dati con le informazioni e le informazioni con la conoscenza.

Eppure la profonda distinzione è che le informazioni non danno la conoscenza, né i dati danno le informazioni.

La saggezza, invece, prende forma dalla coscienza intelligente di tutto ciò.

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SONO SOLO SCATTI

SONO SOLO SCATTI

A Milano, la Seconda Guerra Mondiale raccontata dalla fotografia

Sono “scatti”, fotografie.

Momenti impressi per sempre, espressioni, pensieri di istanti irripetibili, dove dentro c’è già tutto.

C’è già tutto dentro a qualsiasi scatto.

Qui abbiamo uomini che sono venuti prima di noi e che hanno contribuito a costruire – o a distruggere, dipende dai punti di vista – quello che viviamo noi oggi.

Se non fosse stato per loro, l’oggi sarebbe diverso e potrebbe essere qualsiasi altra cosa.

La deviazione degli eventi avviene in ogni istante.

Il flusso del “destino” cambia costantemente, tra milioni di variabili e opportunità.

Cosa decide il corso degli eventi? Le DECISIONI che vengono prese, scelte che spesso escludono altre scelte.

Ebbene, queste sono “scene”, scatti in cui qualcosa è CAMBIATO, che è avvenuto e ha escluso qualcosa d’altro.

Sono morte persone immediatamente prima e immediatamente dopo. In altri momenti c’è stata tregua, in altri guerra.

In ogni caso, tonnellate di sofferenza, oltre che di piombo.

Cosa siamo noi oggi?

Beh, una risposta a questa domanda è.. il frutto delle scelte di ieri.

E allora ABBIAMO UN GRANDISSIMO POTERE.

Perché le scelte e le decisioni di oggi determinano il futuro di domani.

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IL TEMPO E LE CIRCOSTANZE POSSONO CAMBIARE IN QUALSIASI MOMENTO

IL TEMPO E LE CIRCOSTANZE POSSONO CAMBIARE IN QUALSIASI MOMENTO

“Quando un uccello è vivo, mangia le formiche, ma quando l’uccello muore, sono le formiche che lo mangiano.

Il tempo e le circostanze possono cambiare in qualsiasi momento. Quindi non denigrare nulla intorno a te.

Oggi puoi avere potere, ma ricorda: il tempo è molto più potente di chiunque altro.

Sappi che un albero fa un milione di fiammiferi, ma un solo fiammifero è sufficiente per bruciare milioni di alberi. Quindi sii buono. Fai del bene.

Il tempo è come un fiume: non puoi mai toccare la stessa acqua due volte, perché l’acqua che è passata non passerà mai più.

Goditi ogni minuto della tua vita e ricorda:

Non cercare mai un bell’aspetto perché cambia nel tempo.

Non cercare persone perfette, perché non esistono. Cerca soprattutto una persona che conosce il suo vero valore.

Abbi quattro amori:

Dio; la vita; la famiglia; gli amici.

Dio perché è padrone della vita; la vita perché è breve; la famiglia perché è unica; gli amici perché sono rari”.

Dal web, affinché l’intenzione sia che tutte le persone abbiano via via maggiore consapevolezza sulla propria esistenza.

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CHI DICE CI ABBIANO RUBATO IL FUTURO?

CHI DICE CI ABBIANO RUBATO IL FUTURO?

Mio padre mi raccontava che quando era piccolo, la mattina appena svegliato si lavava la faccia con l’acqua gelata del catino sotto il letto.

Nelle case rurali di campagna – dov’era nato e cresciuto – ciò era normale.
Le generazioni precedenti a quella di mio padre la gente moriva di stenti, quando non in una delle due guerre.

Forse è anche facile pensare che ci sia “stato rubato il futuro” no?

Ho letto un articolo condiviso da un amico e ne ho tatto una riflessione.

Ogni generazione ha avuto le sue e penso abbia potuto fare il meglio che poteva con i mezzi che aveva a disposizione e la relativa consapevolezza di usarli.

Oggi si parla tanto di sostenibilità ma chi ha inquinato?
E chi continua a farlo?

L’altro giorno stavo per scendere dall’auto a un semaforo per fa mangiare la carta della caramella gettata dal finestrino da un demente ignorante che prontamente l’aveva rialzato una volta liberatosi del “rifiuto” usando la strada alla stregua di un cestino.

Per molti il mondo è ancora una DISCARICA.

E ANCHE LE ALTRE PERSONE, LO SONO.

Mi immagino i cinquantenni di oggi “a spasso” a cavallo tra un mondo e un altro.

C’è chi ha solo preso o ha anche dato?
C’è chi ha solo dato e non prende niente e fa quello che può con quello che ha?

Ho vissuto la mia infanzia nei ruggenti anni Ottanta e l’adolescenza nei grungissimi anni Novanta: l’ideale direi.

Sono nato e cresciuto nel benessere perché i miei genitori si sono dati davvero un gran da fare per costruire.

NON è un merito mio. Il mio merito è – eventualmente – darmi da fare per fare qualcosa non solo per me, non solo per la mia famiglia e il mio lavoro ma PER CHI VIENE DOPO.

So che devo pensarci e non posso lasciare “al caso”.

OCCORRE NON CONFONDERE MAI IL MERITO CON IL DONO.

“a 30 anni abbiamo più voci noi nel curriculum che voi a 60.

E quasi mai, se ci offrono il posto fisso, lo vediamo come il posto in cui lavoreremo fino alla fine dei nostri giorni, ma come il posto in cui abbiamo qualche certezza di lavorare per qualche anno senza essere sbattuti fuori a calci appena il vento gira, e dopo qualche anno siamo noi che ce ne andiamo, perché non abbiamo più stimoli e vogliamo averne di nuovi”.

Grazie a Sebastiano Zanolli per la condivisione. Articolo che fa riflettere 🙂

– Lamentarsi
+ Lavorare per costruire noi, a questo punto, un futuro degno per chi viene dopo.

E RICORDIAMOCI che chi viene dopo è già qui. Si chiamano BAMBINI.

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FORTUNA

FORTUNA

La coccinella 🐞, il cornetto rosso 🌶, il ferro di cavallo 🧲, l’🎱, il quadrifoglio 🍀, l’amanita 🍄, sono tutti simboli che rappresentano la fortuna.

La fortuna è quella forza in cui circostanze ed eventi si sono in qualche modo allineati determinando una condizione favorevole alla persona che ne sta beneficiando.

È un’energia💡, se vogliamo.

ON -> 🔛

Come dire, connetto due fili della corrente tramite un interruttore, la corrente passa e puf, tutto si allinea, la luce si accende, il motore parte, le cose accadono.

Dire “la fortuna non esiste”, negarla, è come negare la corrente elettrica.

Quest’ultima è sempre esistita, salvo essere stata scoperta solo di recente nella storia dell’umanità.

Vale la stessa cosa per il 🔥 in antichità.

Vale per TUTTO ciò che dobbiamo ancora scoprire che è MOOOOLTO di più di quello che pensiamo di sapere.

La fortuna esiste, esiste eccome ed è disponibile a chiunque.

Wikipedia cita una definizione folgorante:

Secondo l’editore e lessicografo statunitense Noah Webster, la fortuna è “una forza senza scopo, imprevedibile e incontrollabile che plasma gli eventi in maniera favorevole per un individuo, un gruppo o una causa”

Noah Webster

Certo, occorre predisporsi. Occorre pensare in termini “fortunati”, mi viene da dire. Già “fare le vittime” è un “atteggiamento” contrario alla fortuna.

Lasciarsi sopraffare dalla condizione attuale che fa sostare nella condizione stessa, constatandola, è un “comportamento” contrario alla fortuna.

Il contrario di questo contrario?

L’atteggiamento di leggerezza, di festa 🎊 allo scopo di cambiare la polarità della condizione iniziale che convince che il mondo sia così e che fa permanere in quella data condizione.

SENTITI FORTUNATO.

Ecco, pensare la fortuna, amare la fortuna, parlare di fortuna, condividere la fortuna, riconoscere la fortuna, seminare la fortuna, essere fortuna per altri (essere quindi “opportunità”), avere l’atteggiamento da Gastone.. possa già essere un veicolo favorevole affinché ci si senta fortunati.

SII FORTUNATO.

🧘‍♀️ Certo, essere una calamita di eventi favorevoli è anche questione di qualità del pensiero 😉

Quel solletichio che si sente a livello di pancia quando ci si sente fortunati è sinonimo di fortuna.

TANTA FORTUNA A TE.

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ANNI E ANNI

ANNI E ANNI

Anni e anni di manualità con i Lego Technic nella prima fase della vita, fino circa ai 13 e da batterista poi, fino ai 28 anni. Poi manualità ciao!

Ciaone proprio 👋

In tempi non recenti a far lavoretti in casa persino una volta, per appendere uno specchio nel bagnetto, avevo forato un tubo lavandomi la faccia, mio malgrado.

Un’altra volta per appendere una mensola, Dio ha voluto che la porta scorrevole fosse chiusa che se fosse stata aperta – ovvero incastonata nel suo pertugio nel muro – avrei forato pure lei.

Poi ho capito che per migliorare me stesso e accedere a determinati step sarei dovuto passare attraverso la manualità per ottenere determinate cose che avevo in mente.

Forse eh, mica detto. Però ci ho provato.

Così passando da casa riparando una volta le tapparelle (con i classici sudorini sulla fronte, non pochi), il tetto della casetta fuori e apportando alcune migliorie in giardino, curando le piante.. Persino arrivando a riparare l’aria condizionata della macchina!

..sono così arrivato a cimentarmi in un’opera di estremo ingegno con la riparazione di un mobiletto precedentemente rovinato dal calore.

Ed ecco che prima non sapevo minimamente da che parte incominciare.

Passato qualche tempo, la soluzione è arrivata.. da sola.

Da sola! Assi, taglio, lavoro, minuziosità nel togliere ogni singolo chiodo e vite dal precedente pezzo, al ricostruire mano a mano quello nuovo, dandogli il tocco finale.

Il colore.

Ogni cosa in cui ci si applica “rischia” di riuscire in maniera eccellente perché diventa un esercizio di presenza.

Se ci si applica mettendoci presenza, quasi qualsiasi cosa in cui ci si cimenta diventa un esercizio di eccellenza.

E per eccellenza non parlo assolutamente di superiorità, di competitività, di ego, di ti dimostro che IO sono più bravo di te umiliandoti. BASTA, davvero basta questo.

Significa: ho rovinato per errore questa cosa, mi impegno per ripristinarla, magari diventa più bella di prima.

Oppure, si è rotta l’aria condizionata e mi hanno chiesto 600 euro? Aspetta che provo a capire se riesco ad imparare qualcosa di nuovo, magari ci riesco.

Non sono certo un falegname, eppure, nell’essermi cimentato in questa cosa ho inteso ci fosse un principio da trarne. Lo scrivo qui al solo scopo di condividerlo. Fosse utile anche solo ad un’altra persona, sarebbe.. eccellente!

Ogni giorno ci si presentano occasioni di questo tipo e in automatico diciamo NO per partito preso, senza considerare che queste occasioni sono opportunità di miglioramento PER NOI.

E, a suon di una alla volta, arriviamo a combinare qualcosa.

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Il mobiletto da esterno che mi ricorda mio papà, in “ristrutturazione” che per me significa..
ri-valorizzazione (esiste come termine? Non importa.. Ce lo inventiamo).

VASCO, LA POLITICA E IL SURF

VASCO, LA POLITICA E IL SURF

Qualche giorno fa mi sono soffermato a sentire un pezzo di Vasco alla radio. Più che a sentire, ad

A-S-C-O-L-T-A-R-E.

Molto attentamente.

Premetto di non essere mai stato un suo particolare fan benché quello di Vasco fosse stato uno dei miei primi concerti allo stadio in assoluto nel ’93, giusto qualche anno fa.

Il primo fu quello degli.. Stadio 🙂 – e lì mi innamorai della batteria ma vabbè, è un altro discorso 😅

Ad ogni modo, il pezzo diceva:

  • Come stai
  • Ti distingui dal luogo comune
  • Ti piace vivere come sei
  • E rispondere solo a te

Ovviamente per come lo vedo io in base al mio modello del mondo..

c’è un domandarsi, un preoccuparsi dell’altro e c’è una fondamentale constatazione:

👉 Il fatto di distinguersi perché fai quello che piace a te e non fai quello che gli altri vogliono che tu faccia.

E questo è IL PUNTO fondamentale.

Se vogliamo, in un certo senso, per gli amanti di Vadim Zeland, questo è Transurfing puro.

PS: dati gli aggiornamenti degli ultimi giorni, se Vasco solo pensasse di mettersi in politica – cosa che si guarda bene dal fare – diventerebbe capo del governo in tempo ZERO per la capacità che ha di parlare alle persone, anche a quelle a cui non piace e dire loro cose di grande profondità.

Ma surfando alla grande, non lo farà mai 😄🏄‍♂️ – W la musica!

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L’EDUCATORE

L’EDUCATORE

“I veri educatori sono testimoni:

quando educano non fanno qualcosa, danno la vita.

Questi educatori vengono dallo spirito di Dio.

A lui dobbiamo chiedere se ci sta a cuore il futuro”.

L’origine del termine educare deriva dal latino “educĕre” che sta per ‘trar fuori, allevare’.

Mi piace molto pensare che educare non sia insegnare, non sia impartire, stabilire, riempire di informazioni e nozionismi.

Trarre fuori risuona più come l’idea di una scultura tratta da un blocco di marmo ove dentro essa è già presente, esiste già.

Va solo tratta, formata, sgrezzata, valorizzata.

Noi non siamo delle tabule rase ove buttar dentro ogni cosa che ci passi per la testa, sia giudizio, indottrinamento, nozionismo becero.

L’educazione è stata per troppo tempo usata come strumento manipolatorio ovvero indottrinante: “visto che non sai niente, ci penso io a dirti cosa è giusto e cosa è sbagliato. Così mi è più facile farti fare quello che voglio io“.

Serve molto coraggio e molta integrità per insegnare, a tutti i livelli, quello dei genitori in primis: la fiducia che viene data, deve essere corrisposta.

Asiago – 2011

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SIAMO QUA PER VIVERE, NON PER SOPRAVVIVERE

SIAMO QUA PER VIVERE, NON PER SOPRAVVIVERE

La domenica è un ottimo momento per il relax.

Relax non significa “non far niente” anche se questo ha tutta la sua utilità e dignità.

Rilassarsi significa:

  • rilassare i muscoli del viso
  • rilassare i muscoli del corpo
  • rilassare i nervi e le tensioni nervose

In una parola: “distendersi“.

Ovvero distendere le energie così che possano fluire, fluire nel corpo, lasciar andare via, permettere. Senza che il corpo sia un deterrente, un blocco, un attaccamento ma sia, praticamente, un TUBO.

Un buon concetto di relax.. E allora, che succede?

Che la riflessione nello specchio di acqua “calma” permette il distacco dagli stress della quotidianità e accogliere “la vita”.

E la vita non è vivere per se stessi, è piuttosto vivere CON noi stessi e con gli ALTRI.

Noi siamo parte anche degli altri e gli altri sono parte ANCHE di noi.
Nessun beneficio lo è per noi soltanto se non lo è contemporaneamente per gli altri.

Nello stress viviamo nell’egoico, la sensazione di emergenza costante equivale ad un’attitudine alla sopravvivenza.

Ma noi non siamo qua per sopravvivere. Siamo qua per vivere.

Dal web.

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