Lettera postuma di Keanu Reeves a Patrick Swayze sul lancio SENZA paracadute in Point Break

Il salto.

I problemi che hai sono tanto grandi quanto lo spazio che gli dai (contiene immagini crude)

L’unico momento è ora. L’unico posto è questo. Il blog dei buoni sentimenti e delle intenzioni sane a volte non lo è.
Non guardo mai certi video, ho l’impressione servano per generare dei flussi di pensiero collettivo in una direzione pilotata.
Mi preoccupo ogni giorno di come far quadrare le cose, pensando ai miei problemi.

Più pensi alle cose, più dai loro energia.

E un pensiero ricorrente su una cosa banale trasforma quella banalità in un problema gigante.
Vedo persone che ingigantiscono le cose, sono dei maghi nella trasformazione. Le osservo in giro, frequentando aziende. Timbrare il cartellino diventa un problema esistenziale ma anche una delusione amorosa si trasforma in depressione. Un’azienda progettata male con mezza famiglia dentro e l’imprenditore chino sul tecnico perdendo di vista la visione allargata di come il mondo gira diventa suicidio. Un passaggio generazionale non pianificato diventa una scissione familiare con beghe societarie infinite e raccomandate A/R che scavano negli scheletri di decenni prima.
Anch’io sono un trasformatore, fino a quando succede qualcosa che mi fa ridimensionare le cose alla loro naturale grandezza, a volte riducendole persino.

Se nasci nel posto sbagliato, i problemi sono altri.

E mi è capitato ieri in una giornata di riflessioni.
Il perché mi sia soffermato a guardare un video – dove uomini armati fermano una donna comune per strada per pregustarne l’imminente morte di fronte a persone con in mano un’arma e uno smartphone nell’altra riprendendo il tutto – non lo so. Non lo so proprio, non lo faccio mai.
Video
Non mi capacito della crudezza dell’umanità, sono troppo coinvolto nelle mie cose personali e che il riguardano il mio, di mondo, da concepire che possano veramente succedere queste nefandezze.
Dall’altro lato c’è la sordità al rumore. Ogni giorno siamo bombardati da decine di migliaia di input, come non bastassero i 60.000 pensieri che transitano nel cervello di ognuno di noi, ogni giorno.
In questo marasma emergono i pensieri ricorrenti e questi si rafforzano e più ne parli, più li consolidi.
E i pensieri sono energia in quanto impulsi elettrici con le loro lunghezze d’onda che trovano la loro sintonizzazione in pensieri simili.
L’energia si trasforma in materia e la materia in energia.
Ecco perché si dice che i pensieri sono cose.
Ecco perché il mondo che hai attorno è frutto dei pensieri che hai in testa.
Sei tu il trasformatore.
Se capiti nel posto del mondo sbagliato, timbrare il cartellino è una fortuna. Se capiti nel posto sbagliato in un momento sbagliato, la tua vita dura un’altra manciata di secondi, quando uomini armati di smartphone e fucili sono attorno e il loro leader tiene uno speech perfetto con una conclusione ad effetto.
Il pestaggio di quell’innocente ventenne fuori dalla discoteca qualche settimana fa ha dell’incredibile, dell’inenarrabile, esattamente come il video che ho visto qui sopra.
Ma poi passa.. passa! Passa tutto e anche questo ha dell’incredibile. I pensieri rimangono.
Quale sarebbe il senso di soffermarsi? Il mondo va avanti no? The show must go on.
E ognuno riprende poi i propri pensieri. E vai avanti con le tue cose.
Con le tue beghe, avanti a trasformare.
I pensieri hanno una potenza esagerata. Pensaci.
Dopo il video i miei pensieri si sono ridimensionati. I problemi che pensavo fossero enormi sono diventati piccoli, almeno per ora.
Allora vale la pena pensare che pensare le cose giuste valga la pena.

Le persone che hai attorno fanno la differenza. Tu fai la differenza. Ma se attorno non hai le persone giuste non la fai neanche se speri e preghi

Sbattiti e insisti. Dedizione. Perseveranza. Motivazione. Fai corsi. Allenati. Spacca tutto. Provaci. Non ce la fai. Insisti. Rivedi i tuoi piani. Ci riprovi. Non demordi.
Ogni tanto cadi inevitabilmente nello sconforto. Dura un po’. Fa male. Malissimo. Parli. Ti confronti. Trovi delle persone che ti ascoltano. Ti aiutano e ti danno una mano. E capisci. Ti rialzi. Sì, non contano le volte che cadi ma le volte che ti rialzi, sempre una in più.
Vai avanti. Ricominci. Ripianifichi. Fai un corso nuovo. Ti carichi. Sai che puoi emergere. Sai che questa volta ce la farai. Hai letto un altro libro. E costruito un nuovo tassello. Sai che tu con le tue forze sei una bomba, una forza della natura. Hai le persone che ti apprezzano, che sanno quanto vali. Che sanno chi sei.
Il tempo è dalla tua. Non hai iniziato ieri. Hai mangiato quintali di merda nel frattempo, da anni. Il tempo è dalla tua perché un tempo eri impaziente, poi hai visto che il tempo passava e hai imparato ad averla, questa cazzo di pazienza, perché hai parecchio tempo alle spalle.
Arriverà anche il mio momento“, ti dici. Sei speranzoso ma tu hai la scorza e della speranza te ne fotti. Perché tu vai avanti. Sei una testa dura, “sei testardo” – ti dicono e nel frattempo compi cose straordinarie, normalmente straordinarie cioè che pensi siano talmente normali per te che lo sai che altri non sono in grado ma sei tu che non sei in grado di darti il riconoscimento perché sei in vocazione di attesa di quello che ti aspetta, qualcosa di eclatante. Il riconoscimento, quello vero.
Che sia – Eclatante.
Che non arriva.
Allora inizi a chiederti: perché?
Inizi a pensare di essere solo. Che le persone che ti aiutano, ti supportano ma non fanno abbastanza per te perché loro ti stimano ma non sei in diretto contatto con loro per quello che vuoi realizzare e ti rendi conto che quelle che lo sono non vogliono che pisci fuori dal vaso. Sono per lo status quo. E tu sei una mina vagante e rompi le palle. Rompi le palle a loro.

Questa coach mi ha colpito.

Perché è tristemente allargata a macchia d’olio. Ne sento spesso di così.
E gli dico. Battiti ancora perché è quando stai per mollare che è il momento di accelerare, di dare gas, di flettere i muscoli, di dare il colpo di reni, di lanciarti dall’aereo, di vincere la paura e la sfida. Perché arriva il tuo momento. Non arriva se rimani chi sei, perché se rimani chi sei, rimani inevitabilmente dove sei.

Ma è così vera, questa frase? O è il solito alibi per cui pensi di non fare mai abbastanza?

E se l’abbastanza lo fai e attorno hai quattro stronzi, sei sicuro che l’abbastanza non sia molto più basilare e si tratti di avere attorno delle persone che agevolino anziché ostacolare?
Di fare naturalmente, le cose?

Se attorno hai degli ostacolatori fuggi. Fuggi via. Fuggi più lontano che puoi. Vai a fare la differenza da qualche altra parte. Fai la differenza senza chi non te la fa fare.

“Ma allora addossi a terzi la responsabilità se non sei riuscito a farla nonostante loro?” Fai la differenza ogni giorno, anche se non lo sai. Per il solo fatto di continuare a lavorare su te stesso e portando risultati nonostante. Il fatto è che i risultati che hai dimostrato di produrre, sei consapevole altrove potrebbero essere moltiplicativi. Ti è andata male perché ti sono capitate attorno le persone sbagliate. O sei capitato tu dentro al loro recinto, come fossi caduto nel pollaio come la storia dell’uovo dell’aquila e dell’aquilotto che pensava di essere come un pollo, raspando come i polli, a terra, abituandosi nel tempo alla puzza del pollaio. Solo che tu non ignori le alte sfere del cielo e la sua aria pulita che sa di libertà. Sai già che quello è il tuo posto.
Sì, perdio sì. Avere la squadra giusta fa la porca differenza di questo mondo. Non è che Cristiano Ronaldo nel paesello di provincia faccia ciò che può fare nella squadra in cui può dare il meglio e generare i risultati che genera e per cui è noto e per cui è pagato (non so nulla di calcio, penso si sia capito).
Qualcuno gli ha dato la possibilità di giocarsi le sue carte e lui se le è giocate, e bene anche.
Play your game, then.
Attorniati di persone che ti aiutino a fare la differenza. Stai tranquillo che sarai tu che farai fare la differenza a loro. 

 

E anche oggi la terra ruota su se stessa nel suo moto perpetuo e ci regala un altro giorno

Questo solo per dire che questo pianeta girando su se stesso ci regala un altro giorno, cosa non affatto scontata.
Lanciato come una trottola nell’universo senza che ce ne rendiamo poi così conto. E sopra a questa trottola in costante, calma rotazione, ci siamo noi con i nostri enormi problemi.
Che non significa siano cazzate.
Ma,
che siano noi a crearceli.
Più sei piccolo, più i problemi ti sembrano grandi.
Più guardi dall’alto i problemi più ti appaiono piccoli.
Più diventi grande tu, più diventano piccoli i problemi.
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E se è il pianeta che ce li crea, crediamo che la natura sia cattiva, senza pensare, infantilmente, quanto noi non siamo molto buoni con lei.
Lo penso ogni volta che vedo una bottiglia di plastica in un torrente, una cartaccia o un pacchetto di sigarette vuoto a un metro da un cestino, una spiaggia con gli avanzi di qualcuno che non si è sprecato di raccogliere le proprie porcherie, pensando che ci debba pensare qualcun altro o.. ci penserà lei, la natura, anzi chi se ne frega.
I tuoi bambini vivranno nel mondo che gli lasci tu, idiota. Poi non dire che li ami, idiota.
Lei, la NATURA.
Quella cosa che si impossessa degli spazi incustoditi e che rigogliosa diventa selvaggia, verde e ospitale (di animali, vegetazione varia, insetti, essere vari che magicamente iniziano a popolarla dopo che il repellente se ne è andato).
Poi arriva l’uomo di nuovo e fa pulizia. Poi quando l’uomo se ne va via, lei ricomincia da nulla, come il caso non fosse stato suo. Lei ricomincia.
L’erba cresce, le piante crescono, gli animali nidificano, etc.
Pensando che questa sia casa nostra, quando siamo solo ospiti a casa di qualcuno altro (il pianeta), noi, il regno animale, quello vegetale, a pari merito, ci abitiamo. Che corrisponde a dire, ci viviamo.
Dove vivi? A Verona. Sbagliato: sul pianeta Terra.
E ricominciamo da nulla, cresciamo, nidifichiamo.
Se l’umanità venisse spazzata via domani, lei – la natura – dopo un minuto indifferente ricomincerebbe da nulla, crescendo, nidificando. Dell’uomo, alla natura, non gliene frega una gran mazza di sta cippa.

Republican presidential candidate Donald Trump speaks at an event, Saturday, Oct. 3, 2015, in Franklin, Tenn. (AP Photo/Mark Zaleski)
Republican presidential candidate Donald Trump speaks at an event, Saturday, Oct. 3, 2015, in Franklin, Tenn. (AP Photo/Mark Zaleski)

E in tutto questo viviamo nelle dimensioni delle nostre piccole grandi cose, da come arrivare a fine mese alle grandi elezioni americane dove un imprenditore billionario immobiliare – Donald Trump, del quale ho letto diversi libri (ad es. PENSA IN GRANDE E MANDA TUTTI AL DIAVOLO) – può diventare Presidente degli Stati Uniti d’America.
Allora capisci che veramente tutto è possibile.
Questo pianeta è il luogo delle possibilità.
Mica per tutti, esistono predatori e prede in natura.
Esistono vincitori e vinti, in natura.
Esiste chi si offre e chi si prende.
Esiste anche chi non prende e non da. Chi prende e basta. Chi offre senza voler nulla in cambio.
Il Karma – si dice – ti ricompenserà, nell’equilibrio delle cose.
Questo è il pianeta di chi ricomincia da nulla, cresce, nidifica.
Allora il mio messaggio è, ancora una volta, che la manciata di anni in cui sei qua, fai in modo di fare qualcosa di buono per qualcuno.
Magari sarai ricordato, magari no. Magari intanto hai fatto solo la cosa giusta.

Perché la vita è un essere vivente ed è il tuo socio di maggioranza

Per una volta il socio di maggioranza non è lo stato ma la vita (se vogliamo, di cui lo stato fa anche parte). Ma oggi non parliamo di imprenditoria e di soci in affari. Parliamo della vita, delle cose della vita e che la vita non è una cosa astratta che anima gli essere viventi ma la tua socia di maggioranza.
Ti sei mai chiesto se la vita sia lei stessa un essere vivente? Un’Entità a sé stante?
Le cose che ti illustro di seguito le ho imparate da Livio Sgarbi, uno dei miei mentori più fidati (nel senso di cui mi fido di più, assieme a Sebastiano Zanolli e ad altre persone di fantastica caratura, persone speciali che amano quello che fanno, che amano diffondere e amano aiutare le persone).
Ecco la storia. Qualche giorno fa mi sono sentito con un amico di vecchia data con cui non parlavo da anni. Mi scriveva per chiarire alcuni aspetti di uno degli articoli di questo blog, mi manifestava di non stare bene e di non essere molto bravo a dimenticare.
Non che avessi avuto un rapporto idilliaco con questa persona ma mi sono sentito in dovere (benché in maniera totalmente spontanea) di tramutare l’esperienza personale per trasmettergli la mia elaborazione.
Di solito funziona così, almeno da quanto ho capito io, della vita.

Succede una cosa, tu sei il filtro che la elabora, la restituisci.

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In sintesi:

  1. la vita ti manda una sfida a prescindere dalla larghezza delle tue spalle
  2. tu ne sei investito e di solito o soccombi o reagisci
  3. ti restituisci al mondo uguale (no..), cambiato (sì..), peggiorato o migliorato (dipende)

Personalmente ho passato e superato più sfide di questo tipo – chiamali shock emotivi o come ti pare – negli ultimi nove anni e ti assicuro che ti rinforzano. Servono per farti crescere. O cresci o muori. Ecco, questa frase l’ho imparata da Livio.
Mi si è impressa sul lobo frontale, tatuata sulla fronte, di modo che tutti la possano vedere.
Io non conosco la natura dello shock emotivo degli altri e devo dirti la verità, non mi interessa.. perché non è rilevante quanto lo è la molla per farti fare il passaggio successivo.

O ne rimani invischiato o ne trai giovamento.

Ricorda che Aldous Huxley (citazione dell’amico Andrea Cirelli assieme a pranzo qualche giorno fa venuto a trovarmi in azienda per assistere alla stampa del suo libro IL CORPO TI DICE COME ESSERE FELICE) diceva che non importa la negatività dell’evento quanto COME reagisci alle sfide della vita.
E se non le superi la vita continua a schiaffeggiarti finché non ti svegli.
Non esiste una scorciatoia per nessuno. È la vita che ti fa imparare a stare al mondo, volente o nolente. C’è chi continua a lamentarsi ma non fa mai niente per cambiare le cose. Io mi sono trasformato altrimenti soccombevo. Il mio augurio è che anche altri lo facciano.
Attraverso l’osservazione, l’esperienza e l’acquisizione di informazioni elabori.
Ti faccio un esempio spiritual-informatico-algoritmico 🙂
A 17 anni hai poco database, poco vissuto interiorizzato.
Magari sei dotato di un ottimo processore ma hai poco materiale sull’hard disk.
Puoi anche avere un’ottima capacità di calcolo ma hai pochi elementi su cui lavorare.
Come un Facebook degli inizi con ottime potenzialità ma poco mercato e pochissima o nulla profilazione degli utenti a cui mandare solo poi pubblicità mirata e in ogni caso attinente con gli interessi della persona che da te può trarre benefici.
La vita è quella cosa che ti riempie l’hard disk e tu sei quella cosa che processa le informazioni. La vita è il tuo cliente che ti manda le cose, ma è il cliente che ha interessi con te, è un socio ed è un socio che vuole i dividendi altrimenti ti presenta il conto.

TI PRESENTA IL CONTO.

Cos’è la vita, CHI è la vita?
Qual è il ruolo della massima autorità in fatto di rendere conto, anzi colei che presenta il conto e non è né buona ne cattiva?
È colei che:

  • Insegna esclusivamente con i fatti
  • Mette in equilibrio le cose

Con la natura.
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Col fatto che esistono predatori e prede e i predatori non è che siano cattivi, è nella loro natura predare e mettono in equilibrio la vita sul pianeta. Le prede si offrono per perpetuare il moto di vita.
Anche tra gli esseri umani esistono predatori e prede.
La vita lo prevede attraverso una delle sue espressioni che è la natura sua figlia e creatura possente ed essere vivente che collabora con madre terra che ospita noi e le altre forme viventi.
Se da un lato la fisica quantistica sta cercando di spiegare tutto questo in un ottica diversa, in 500 anni di scienza tutto sommato è stato scoperto molto ma molto poco ancora riguardo alla natura della vita: 500 anni sono niente per conoscere lo scibile dell’universo e l’uomo è un fenomeno ancora troppo recente per arrogarsi il diritto ed avere la presunzione di spiegare cose troppo più grandi di lui.
Io so che se voglio cambiare, come diceva Marco Montemagno qualche video fa, devo:

  • Associare dolore alla situazione che voglio cambiare.
  • Associare piacere alla situazione in cui voglio essere.

Se considero la vita la mia socia di maggioranza, so che devo elaborare quanto lei mi presenta, possibilmente senza obiettare, lavorare sodo per filtrare traendo giovamento per me e per gli altri e distribuire utili.
Facile? Dipende.
Fattibile.. sì.
Buona vita e buoni utili a tutti.
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Una, nessuna, centomila: che carriera imprenditoriale spetta a chi è figlio di..? Ma anche a chi non lo è

La mia carriera di imprenditore è iniziata con un paradosso: da una morte. Dalla perdita di una persona molto cara. Dall’illusione di avere una strada spianata che non esisteva proprio. Io sono un giovane imprenditore di seconda generazione.
Ma che significa?
Significa che – da che ero bambino – credevo la designazione fosse un diritto dato da una condizione elitaria, da un carattere baciato dal Signore, da una leadership innata, da una benedizione del padre.
Per tre decenni ho convissuto con questa convinzione che poi ha pensato la vita a destrutturare.

Non esistono convinzioni giuste o sbagliate, vere o false. Esistono convinzioni potenzianti o depotenzianti.

E se è la vita a darti la lezione, è la massima Autorità in persona a insegnarti qualcosa nella gerarchia degli insegnanti.
Parti dai genitori per passare attraverso la Maestra, poi i professori, il preside, i docenti universitari, il capo. Dio e il timor di Dio, attraverso la religione.
Ma la vita è chi impartisce la lezione finale, quella in cui quando ci passi le cose o le capisci, o le capisci.
E se ancora non le capisci ti boccia finché non le capisci. A volte vita dopo vita.
Quindi, che definizione è, essere imprenditore di seconda generazione?
Semplice: al momento sono imprenditore in quanto socio dell’azienda di famiglia perché quando mio padre è mancato ho ricevuto in successione le quote. Non le ho acquistate, le ho acquisite. Non ho costituito io l’azienda di famiglia. L’ha costituita mio padre con il suo socio. Io sono arrivato dopo, in un sistema sovra costituito.

Fare impresa è l’atto di realizzare un sogno imprenditoriale.
Il tuo o quello di qualcun altro.

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Stephen Hawking è un sognatore, nonostante i suoi limiti fisici.
Trovandomi io di fronte al sogno di qualcun altro (mio papà), ho dovuto trasformare quel sogno nel mio sogno. E per fare ciò sto camminando nella gavetta. Nessuna strada spianata.
Il mio sogno si esprime attraverso la conquista di un sogno esistente guardando con il mio punto vista il mio futuro, contestualizzandolo in quello del mondo, con la mia visione, i miei pensieri, il mio credo, il mio valore, il mio cuore.

L’impresa va conquistata, sempre, perché l’impresa è fare impresa.

Tuttavia avevo, nel frattempo e al momento nel mio piccolo, contribuito a fondare un’altra società dalla quale ero uscito successivamente per conflitti con l’azienda di origine. Più avanti magari ti spiegherò le vicissitudini generate dalla mia velleità imprenditoriale ma.. si sa, è dai fallimenti che nascono le vittorie.
Lì, in quel caso specifico, ero imprenditore di prima generazione. Si trattava di una vera e propria start up. Di quelle che se ne leggono in giro a mille. La mia exit, all’epoca, era stata rocambolesca.

Essere imprenditore significa avere un’iniziativa in ambito business e svilupparla.

Questa iniziativa muore se non serve a nessuno.
E se serve a qualcuno, lo devi convincere gli serva, anche se è palese lo sia ma lui non lo capisce. O se è inutile, devi convincerlo non lo sia, anche se è palese lo sia e lui lo capisce benissimo.
Tutto questo per dirti che puoi anche essere un vero imprenditore quando fondi una società dove detieni almeno il 50,01% di quote. Ma non è l’unico modo.
L’imprenditore guadagna sul venduto, non è a libro paga. Non è necessario abbia compiuto studi di economia all’università e tutto ciò che sa di economia lo impara tramite l’esperienza applicata e studi autonomi spesso attraverso corsi tenuti da imprenditori che insegnano tramite l’esempio, non tramite l’elencazione di teorie economiche astratte quanto lontane dalla realtà.
Personalmente seguo i mercati internazionali tutti i giorni perché è il miglior termometro che misura il reale andamento dell’economia globale. La crisi è finita da un pezzo e chiunque dice che ci sia crisi, a mio avviso, racconta una bugia.
La crisi è una spaccatura, c’è stata ed ha fatto pulizia ma non ancora abbastanza. E in ogni caso si tratta, ora e semmai, di una condizione cronicizzata.
Tutti coloro che sono sopravvissuti sono tra i migliori player sul mercato, altri si sono aggrappati alla vita (imprenditoriale, s’intende) e in qualche modo ce l’hanno fatta.
Ma molto, moltissimo c’è ancora da fare in termini di mentalità e serietà nell’applicazione di codici etici e di responsabilità sociale d’impresa sul veicolare prodotti giusti producendoli nella maniera corretta.
Così come non è vero che non esiste lavoro. Non esistono i lavori fissi di un tempo e le professionalità di mentalità antiquata verranno spazzate via. Sono cambiate le regole del gioco. Sono cambiate le attitudini delle persone. Non lo dico io, lo dimostrano i fatti, quello che sta accadendo esattamente adesso.
Non esiste più il lavoro del passato ma esistono nuovi lavori in un’ottica totalmente rivista.

Nessun imprenditore è disposto ad assumere a scatola chiusa oggi.

Un tempo sì, perché l’industria aveva bisogno di soldati.
Oggi servono mercenari professionisti della guerra. Per cui formarsi ha molto più senso oggi di ieri.
Viaggiare è formarsi e serve per costruire una personalità avanzata. Gli imprenditori hanno bisogno di persone di valore. Non di dipendenti generalisti. Ascoltare i telegiornali fa male e non si può più permettere alla televisione di imbambolarci con i programmi per sottosviluppati poco attenti (oggi va di moda chiamarli analfabeti funzionali) quando è possibile alimentare la mente con il giusto cibo, le giuste letture e frequentare le giuste fonti d’informazione.
Facebook è già di per sé un ricco feed di notizie dal quale è possibile e fattibile aggiornarsi, scegliendo i canali di profilazione per cui le notizie che arrivano sono già adatte/adattate alla persona in target.
Il successo nella vita è la risultante di un processo, non di un evento. Non si diventa ricchi col Gratta e vinci ma tramite il dare valore al maggior numero possibile di persone che sono disposte a pagare per averlo da te.
Non c’è alcun premio per chi non si dedica e non si concentra intelligentemente in un contesto rinnovato. Dalla spaccatura del 2008-2009 siamo diventati tutti un po’ più esperti di economia. Prima le cose andavano avanti da sole, oggi bisogna metterci il naso dentro.
Esiste una letteratura infinita che apre gli occhi e permette di affrontare il mondo con rinnovata consapevolezza. La chiave sta nel controllo. Se sono gli altri a controllare te non hai margine né di miglioramento, né sul futuro. Se il controllo è in mano tua e ti stai preparando, il mondo può essere – non è, perché non è affatto scontato – nelle tue mani.
L’Italia è il paese dove si cercano stagisti con esperienza. Dove si cerca la via più veloce, meno impegnativa, più comoda. Questa non dev’essere una scusa per i giovani – necessariamente senza esperienza – che si interfacciano al mondo del lavoro per la prima volta. E questi non devono essere presuntuosi al punto da pretendere chissà che una volta terminati gli studi solo perché hanno studiato qualcosa peraltro di già superato una volta terminato il corso di laurea.
Imprenditori che cercano stagisti con esperienza vanno scremati senza pietà. Bisogna essere cercati.

Come?

La scuola e l’università non bastano, essere preparati è il minimo, essere preparatissimi è ciò che fa la differenza.
Non tutti gli imprenditori si rendono conto di ciò, questi vanno evitati. Esistono però imprenditori illuminati che fanno imprese illuminanti. Un imprenditore degno di chiamarsi tale sa che un giovane che si interfaccia non ha esperienza e per cosa lo dovrebbe assumere?
Per le potenzialità che il giovane è in grado di trasmettere, avendo una solida base e un mindset impostato bene: niente grilli per la testa, umiltà e voglia di fare.

L’ambizione è il cibo di chi vuole riuscire.
In pratica, ciò che un imprenditore può pensare è: so che non hai esperienza ma dammi motivo di investire su di te, l’esperienza la farai con me.

L’imprenditore avveduto sa di essere uno scultore che trae dal pezzo di marmo il capolavoro custodito al suo interno. Ma il marmo deve essere buono di suo. E non è detto che la scultura riesca bene.
Che attitudini hai? Quanto sei efficace come persona, che valore sai dare agli altri? Come ti relazioni con le persone? Sai convincere, persuadere.. vendere? Hai leadership? (Questa si sviluppa, basta con la ca…ta che leader si nasca e capi si diventi). Sei metodico e preciso?
Skills come questi sono assi da giocare anche senza esperienza.
Un imprenditore si aspetta risultati. E se l’imprenditore fossi tu?
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Wake Up Call – darsi una svegliata per non fermarsi più anche senza dover essere fenomeni in economia

Non smettere mai di imparare, questo è il jingle che mi riecheggia nella testa dopo essere stato due giorni al corso sulla formazione finanziaria promosso dalla scuola più grande d’Europa in tema di entrepreneurship indipendente. Frequento Alfio Bardolla e ABTG da più di 5 anni ormai e sto maturando la consapevolezza della missione che sta mano a mano prendendo forma:

–> quella di rendere la finanza accessibile a tutti, lontana da quella in giacca e cravatta che parla un tecnichese distante dalla comprensione delle persone.

In aula, o meglio, a teatro – il Teatro della Luna – eravamo in 1733. Al precedente Wake Up Call di Rimini eravamo in un migliaio. Quello che vuole fare Alfio è diffondere una nuova cultura d’impresa e d’imprenditorialità. E si sta quotando per farlo al meglio azzannando un mercato presidiato ormai esclusivamente dall’unicità del suo modo easy di trasferire i concetti dell’imprenditorialità moderna al più vasto numero possibile di persone con lo scopo di costruire una nuova consapevolezza economica e finanziaria.
Perché, come Alfio dice, non esiste una sola economia, esistono due economie. Quella macro economica fuori dal tuo controllo; e la TUA economia, quella sulla quale puoi intervenire grazie a conoscenze che puoi acquisire e a competenze che puoi sviluppare ma che non vengono insegnate sui banchi di scuola.
Bene: cos’ho imparato da questi due giorni? Cosa mi sono portato a casa?
Un sacco di cose. E ora te ne snocciolo più che volentieri alcune.
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–> Punto 1.

Viviamo in un tempo esponenziale. Entro il 2030 – praticamente dopodomani – l’80% dei lavori di oggi non esisterà più. Se mi segui da un po’ sai che in testa ho il tarlo del futuro e di come esso sarà lasciato ai nostri figli. La mia ossessione è quella di contribuire a costruire un mondo migliore in modo da poterlo lasciare migliorato ai nostri figli. E – possibilmente – migliorato abbastanza lestamente da poterne godere un po’ (tanto) anch’io nel momento presente.
L’Italia ha necessità in quest’epoca di cambiare. L’Italia si può cambiare e per cambiare l’Italia si deve intervenire al livello delle persone comuni, a livello di mindset, di mentalità, di attitudini e di orientamento al cambiamento.

Per cambiare è necessario che le persone cambino.

Ma le persone NON vogliono cambiare perché non sono progettate per cambiare ma per rimanere nel proprio brodo, al sicuro e al caldino.
E chi cambia allora?
Chi sta cambiando le regole del gioco.
Chi sta cambiando le regole del gioco tiene assolutamente conto del fatto che le masse non vogliono cambiare e sono recalcitranti al cambiamento.
Darsi una svegliata è f o n d a m e n t a l e. Il tema è che Wake Up Call è proprio la chiamata ad alzarsi e fare.
Fare cosa?
Innanzitutto, come detto, cambiare il set mentale serve ad armarsi di nuove conoscenze che diventeranno nuove competenze tramite l’azione e l’esperienza affinché queste si trasformino in capacità.
Fare cosa, quindi?
Trasformare le conoscenze in competenze.

“Quelle che mi hanno portato fino a qua non sono le stesse abilità che mi porteranno più in là”.

Fin qui tutto chiaro?
Imparare ad usare la propria mente con piena consapevolezza agevola. E agevola molto. Certo, non agevola essere in balia degli eventi e degli altri. E se gli altri sono parte attiva nella nostra vita e nel nostro ambiente, sono anche il fluido nel quale ci avvicendiamo ogni giorno nuotandoci dentro. E vien da sé che se sguazzi in uno stagno maleodorante la tua salute mentale (e fisica) non sarà propriamente alle stelle.
Se non si ha il controllo di dove ci si trova, sarà difficile poi andare dove si vuole andare.
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–> Punto 2.

Le persone coraggiose non sono quelle che non hanno paura, sono quelle che agiscono nonostante la paura.

Ma quanto è bella questa frase? Bellissima. Ma non serve a niente se continui ad avere paura senza agire. La paura va sovrascritta, come fosse un file in un hard disk. Ed esistono molti modi per sovrascrivere la paura. Ad esempio, c’è stato un momento in cui ho avuto la necessità di crescere velocemente. Alcune vicissitudini personali anche gravi avevano richiesto da parte mia parecchio impegno psicologico e sopportazione anche emotiva. Mi sono informato e iscritto per il corso AFF – Accelerated Free Fall – e in 11 salti ero in grado di lanciarmi da un aereo da solo.
Quando salti da un aereo da solo le prime volte il mondo ti diventa una cosa piccola piccola, tu ti senti grande e i problemi sono più piccoli di te. No, non è un illusione, è un modo semplice ed efficace di crescere e si può crescere anche velocemente. Non è che ci devi mettere una vita a crescere.
In 5 anni noi viviamo quello che i nostri nonni vivevano in 75 anni. Abbiamo più esperienza dei nostri genitori nella metà degli anni. Viviamo in un mondo esponenziale per l’appunto. E diventare paracadutista per me ha segnato un notevole salto quantico.
Ho tutt’ora paura. Ma mentre le prime volte mi saltava il cuore in gola per l’adrenalina, ora non vedo l’ora si apra il portellone e il pungente odore della benzina avio mi penetri nelle narici, pronto a spiccare il balzo, da solo o con i miei amici che nel frattempo mi sono fatto saltando.
La leadership è una caratteristica fondamentale.

PARACADUTISMO PER LA LEADERSHIP È IL PRIMO CORSO IN CUI IMPARI LA LEADERSHIP SALTANDO DA UN AEREO

Ed è una caratteristica acquisibile e sviluppabile. Perché, per prima cosa, ti aiuta a dirigere te stesso, prima che gli altri. E comunque prima di dirigere gli altri non puoi non dirigere te stesso. E, comunque, se non dirigi te stesso, beh, saranno gli altri a farlo.
Ed è per questo motivo che ho voluto disegnare un corso per la leadership saltando da un aereo. No, tranquillo, non salterai da solo. Per quello dovrai fare il corso che ti menzionavo poco fa – l’AFF – ma avrai la stessa sensazione di libertà e liberazione, la stessa adrenalina della caduta libera a 250 km/h e avrai la stessa sensazione che prova un vero paracadutista librandoti nell’aria e sentendoti il vento sulla pelle a 1000 metri sospeso a guardare il panorama imbragato ad un istruttore e con una vela sopra la testa. E se sei bravo e sussistono le condizioni tecniche te la fa anche pilotare.
Eventbrite - PARACADUTISMO & LEADERSHIP: il primo Seminario sulla leadership in cui salti da un aereo

–> Punto 3.

Il ruolo del gruppo dei pari è imprescindibile. Costruire il gruppo dei pari dove condividi i valori, generi e sviluppi le idee, è:

f o n d a m e n t a l e.

Ti fa rimanere focalizzato, ti fa andare a palla e stai bene e sulla retta via perché spalleggiandoti con persone che hanno la stessa ambizione e visione rimani sul focus e senza troppe distrazioni.
Perché da solo fai ma fai fino a un certo punto. Con gli altri fai meglio e fai di più.
Il mio amico Alessandro Ferrari dice: da solo partecipi, con la squadra vinci.
Le idee che generi e sviluppi diventano, tentativo dopo tentativo (e fallimento dopo fallimento) alla fine i fatti e i risultati che contano, forse e alla fine, qualcosa. Come ha detto Francesco Facchinetti nel suo intervento – peraltro molto centrato – perdendo un match, da lì nasce la vittoria.

A un certo punto tutte le cose piccole fatte si sommano e diventano esponenziali.

È sempre l’attitudine a determinare le scelte.
È così come il ruolo dell’imprenditore quando interpreta sé stesso: o è schiavo del proprio lavoro e della sua partita IVA o sposa il ruolo di innovatore che genera e sviluppa qualcosa di nuovo, di diverso e contribuisce a fare un piccolo balzo in avanti all’umanità.
Il compito dell’imprenditore è principalmente INNOVARE e TROVARE I SOLDI PER REALIZZARE LE NUOVE IDEE.
Gli imprenditori si comprano i dipendenti e i liberi professionisti e hanno bisogno degli investitori.
Gli investitori.. si comprano gli imprenditori.
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Chi sei tu per dirmi questo?

Non do opinioni, non sono un opinionista e nemmeno un formatore. Non insegno, non sono un professore e mi guardo bene da chi si mette sul pulpito senza averne le credenziali.
Perché quando qualcuno si erge.. emerge con i fatti, o niente. Se qualcuno insegna senza fatti.. qualcosa dentro, a livello di stomaco, mi urla una tale incoerenza che sto a sentire solo per capire fino a quale punto questo si sta spingendo mentendo a sé stesso.
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Chi urla il proprio sapere senza fatti o con fatti insufficienti continuando a dirti che lui è, che ha fatto questo e quest’altro, che a lui sarebbe dovuto questo e quest’altro perché, che sono gli altri a non capire, sta solo pretendendo qualcosa che non gli è dovuto.
Gli altri sono il miglior termometro per capire se stai agendo per ego o per costruire qualcosa. Se stai agendo per ego gli altri non ti cag..o. Gli altri hanno talmente tanti problemi da smazzarsi che non gliene frega niente dei tuoi e gliene frega ancora meno di te e del tuo ego, il tuo io-bambino che urla richiamo di attenzione.
Specie se capita che quel bambino sia intrappolato nel corpo di un adulto.
Se stai agendo per costruire qualcosa di buono e di utile per te e per gli altri – e magari per il mondo – gli altri poco a poco si svegliano dal loro torpore e poi mano a mano iniziano ad alzare la testa indicando e dicendo hey, fico!

Ma quando si parla di altri, di chi si sta parlando? Di te, di me, di loro, di tutti..
Noi siamo gli altri. Noi siamo il termometro costante degli altri e siamo gli altri. Quando sono io a rivolgermi al mondo, mi rivolgo agli altri.

E agli altri cosa interessa di me?
Ma di me nulla!
Di cosa ho da dire, forse, qualcosa. Da fare per loro, qualcosa di più.
Dipende solo se quel qualcosa gli serve. Fine.
Semplice no?
Ecco perché, almeno dal mio modo di vedere le cose, se non sei nessuno è meglio fare il termometro. MA.. c’è un ma. Che nessuno è nessuno.
Tutti si è qualcosa e tutti – forse – hanno qualcosa da raccontare, purché.. non sia l’ego a parlare ma quel qualcosa che ti spinge a farlo per spirito di servizio, un’attitudine atta a condividere, aiutare, dare uno spunto in più, fornire l’idea che mancava, contribuire, dare una mano, creare qualcosa di nuovo.
Bene.. chi sei tu per dirmi questo?
Sono una persona che vede le cose. Come te, come tutti gli altri.

Quello che mi sono messo in testa di fare è cercare di trarci un senso in base alla mia esperienza personale per restituirle elaborate allo scopo – possibilmente – di aggiungere qualcosa e – possibilmente bis – di dare valore all’esistente per aiutare a vedere quello che magari non si sarebbe visto se non da un punto di vista diverso.

È una domanda che mi pongo già da solo, e lo dico a scanso di equivoci, sulle mie riflessioni che non sono e non vogliono essere lezioni. Per carità.
MA (sì.. ma bis anche qui):
no, non ti rispondo: “no guarda, non sono nessuno per dirti questo”. Ti dico più amabilmente che..
Io sono io. Con la mia visione, le mie esperienze e il mio intelletto che deriva da intellìgere che significa leggere dentro, quindi interpretare e assorbire per restituire.
Io sono io come tu sei tu. Né più e né meno di quello.
Per assorbire e restituire uso i media messi a disposizione come questo blog, facilmente e gratuitamente, anziché scriverci un libro.
Anzi, sto scrivendo anche quello ma è ancora un po’ indietro e allora intanto scrivo qui.
Ormai sai che il mio lavoro è fare libri, vuoi non mi faccia il mio?? Li faccio per gli altri, verrà anche il mio turno 🙂
Seriamente, fare libri è uno dei migliori lavori del mondo, credo. E fortunatamente ho a disposizione know how, competenze, personale, macchinari e rete di conoscenze per farlo da più di quattro decenni. Sì, ho detto fortunatamente perché in Grafiche AZ bene o male mi ci sono ritrovato. Volente o nolente perché sono di seconda generazione. Ma ti dico anche, almeno in parte, per merito (leggi qui come può essere intesa in maniera molto pratica la differenza tra fortuna e merito, vedi la foto qui sotto) perché assieme alla mia squadra stiamo facendo delle belle cose e stiamo contribuendo ognuno con il proprio apporto per valorizzarlo.. e ci stiamo riuscendo! 🙂
Ho portato di recente mio figlio di nove anni a sentire il grande Livio Sgarbi di Ekis e parlava proprio di merito e fortuna. A lui devo le considerazioni che mi si sono dipanate nella mente con una chiarezza inedita rispetto a prima grazie al tour che Livio sta compiendo: The Turning Point.
E quindi anche il libro arriverà. E anche il tuo, se vuoi.
Anzi, in mente ho una collana di pubblicazioni.
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Intanto quello che voglio fare qui è riflettere e condividere le mie riflessioni.

Voglio mettere a disposizione.

In un bel libro che ho letto di recente e curato nell’edizione italiana da Ivan Nossa e co-scritto con Joe Vitale Trasforma in oro tutto ciò che tocchi, nel contributo di Melissa Dormoy trovi un’interessante definizione di successo:

Questo è vero successo. Condividere il centro di quello che siamo con gli altri. In qualsiasi modo scegliamo di manifestare quella condivisione; questo è il successo nella sua forma più elevata.

Come a dire che del successo te ne fai certamente da solo.. ma da solo condividi ben poco.
Il riconoscimento deve prima arrivare da se stessi, guai se lo attendi solamente dagli altri.
Quindi, se dovessi chiedermi chi sei tu per dirmi questo io ti rispondo:

Io sono io e ho tutta la voglia di condividere per crescere assieme.

Embè?
Nell’era informatica e dell’accesso immediato alla conoscenza e in cui è possibile accedere a più persone contemporaneamente.. ti parlo perché io sono io. E come dice il mio amico, formatore e scrittore Sebastiano Zanolli, parlo solo di ciò che ho vissuto.
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