Categoria rispetto per la vita

BREVI DAL G20 SUL SOLE 24 ORE

Brevi dal G20 sul Sole 24 ore.

A poche ore dal mio rientro dal Giappone, le prime considerazioni.

Nel mondo inclusivo di oggi dove le regole universali di collegamento tra ogni cosa e tutto ciò che esiste non è più solo un’idea ma ha un impatto “fenomenologico” evidente, occorre ripensare il modo di produrre e consumare, di intessere relazioni, di fare impresa, di divulgare, di educare ovvero disimparare per lasciare spazio al nuovo.

E per quanto mi riguarda, anche di leggere
Leggere non solo tanti libri ma leggere la realtà.

Quella in cui siamo calati, quella in cui sono calati gli altri. E trovare la collocazione adeguata nella frequenza adeguata.

Ove il nuovo è in sintonia con il mondo di oggi e soprattutto quello di domani.

Di ritorno da un viaggio davvero impegnativo e stimolante in Giappone, la considerazione immediata è che fare impresa non è mai solo limitato alle mura del proprio stabilimento.

Oggi fare impresa è inevitabilmente una responsabilità globale, serve per dare il proprio contributo imprenditoriale al mondo:

nel mentre in cui si fa in modo di efficientare le proprie quattro mura si pensa al mercato e alle persone che lo popolano. E il mercato premia.

Perché il cliente stesso è ormai già da tempo sintonizzato su questa frequenza.

Lo sviluppo è e deve essere sostenibile e occorre pensare a quello che si sta facendo non solo in termini di prodotto e ora più che mai di mercato ma anche e soprattutto in termini di IMPATTO, ambientale e culturale.

“Abbiamo il dovere di immaginare il futuro dell’economia globale e interpretare il nostro business in chiave innovativa e di sviluppo sostenibile per contribuire ad una crescita inclusiva che persegua gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”

Sul Sole24Ore.

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

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Leonardo Aldegheri
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IL COMANDAMENTO DELLA FRUTTA

Il comandamento della frutta.

In una regione desertica gli alberi erano scarsi e la frutta difficile da trovare.

Si diceva che Dio volesse fare in modo che ce ne fosse abbastanza per tutti, perciò apparve a un profeta e disse:

“Questo è il mio comandamento a tutta la popolazione attuale e alle generazioni future: nessuno mangerà più di un frutto al giorno.

Così sia scritto nel Libro Sacro.

Chiunque trasgredirà questa legge sarà considerato peccatore nei confronti di Dio e degli uomini”.

CIT.

La legge fu osservata fedelmente per secoli, finché gli scienziati scoprirono il sistema per trasformare il deserto in terra fertile.

La regione divenne feconda di cereali e bestiame, e gli alberi si curvavano sotto il peso della frutta non raccolta.

Ma la legge sulla frutta continuava a essere imposta da parte delle autorità civili e religiose del paese.

Chiunque facesse notare che lasciare marcire la frutta per terra era un delitto contro l’umanità, veniva tacciato di essere blasfemo e nemico della morale.

Si diceva che questa gente, che metteva in dubbio la saggezza della Sacra Parola di Dio, fosse guidata dallo spirito orgoglioso della ragione, invece che dallo spirito di fede e sottomissione che solo può condurre alla Verità.

In chiesa si tenevano spesso prediche in cui si dimostrava come tutti coloro che infrangevano la legge avessero fatto una brutta fine.

Non si accennava neppure al numero altrettanto alto di quanti avevano subito la stessa sorte pur rispettando fedelmente la legge o alla grande massa di quelli che prosperavano nonostante la loro disobbedienza.

Non si poteva fare nulla per cambiare la legge, perché il profeta che asseriva di averla ricevuta da Dio era morto da molto tempo.

Probabilmente egli avrebbe avuto il coraggio e il buon senso di mutare la legge in base alle circostanze, poiché aveva accolto la Parola di Dio non come qualche cosa da venerare, ma come uno strumento da usare per il bene del popolo.

Di conseguenza, alcuni disprezzavano apertamente la legge, Dio e la religione.

Altri la violavano in segreto e sempre con un certo senso di colpa e la grande maggioranza vi si adeguava in modo rigoroso e si considerava santa solo per il semplice fatto che restavano fedeli a un’usanza insulsa e superata di cui non avevano il coraggio di sbarazzarsi.

da “La preghiera della rana – Saggezza popolare dell’Oriente – volume primo”
di Anthony De Mello – Edizioni PAOLINE

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RICONOSCERE CIÒ CHE È

Riconoscere ciò che è

Tra i fili d’erba di un prato ancora umido ma assolato 🌄
ho appena concluso un meraviglioso libro, che davvero consiglio a CHIUNQUE:

RICONOSCERE CIÒ CHE È

di Bert Hellinger

Nemmeno ci si rende conto quanto antichi retaggi, risentimento, rabbia, rancore, esclusione, rivalsa, gelosia, invidia, possano essere tutti elementi riconducibili a una sola, innegabile spiegazione – di cui ne ho parlato innumerevoli volte:

Il mancato RICONOSCIMENTO

di ciò che è.

Non riconoscere genera scompenso, sconforto, delusione, esclusione, risentimento, rabbia.

Che “irretisce“, di fatto, un intero gruppo di persone caratterizzato da una coscienza collettiva.

Proprio come nelle maglie di una ragnatela, dove i singoli componenti si trovano intrappolati, irretiti.

E nel non riconoscimento vengono prese decisioni che portano ad azioni con effetti deleteri, quando non disastrosi – per le famiglie e i singoli componenti, anche a livello generazionale.

Riconoscere ciò che è

Come guarire da ciò?

Con una benedizione molto speciale e semplice allo stesso tempo, relata all’inclusione e alla presa di responsabilità:

Nel non giudizio, 
IO TI RICONOSCO.

“nessuno è migliore o peggiore solo per il fatto di essere diverso”.

Bert Hellinger
Riconoscere ciò che è

Ogni singolo componente di ciascuna famiglia dovrebbe poter accedere al significato profondo di quanto Bert Hellinger spiega con facilità sulle dinamiche familiari irrisolte.

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IL GESTO PIÙ BELLO

Il gesto più bello.

Qualche giorno fa, la mia piccola mi si è avvicinata con una richiesta. Guardandomi intensamente con i suoi dolci e grandi occhi, mi ha fatto vedere la sua piccola cassettina rosa dei risparmi.

Quel piccolo salvadanaio è il luogo in cui la nonna materna di solito ripone alcune monetine per far sì che la piccola abbia il suo salvadanaio ove mettere, di volta in volta, qualche nuova monetina.

Ci sono quelle da 20 cents così come quelle da due euro e ci sono quelle piccole, insignificanti di rame, quelle che nessuno vuole.

La mia piccola ha qualcosa in mente, tuttavia. 

Dopo un minuto, mi torna con un foglietto stampato con sopra Marshall, uno dei suoi personaggi preferiti della serie Paw Patrol e mi indica che desidera la nuova pista dei suoi amati cagnolini.

Ma non me la chiede e basta. No, fa qualcosa di più, qualcosa di essenziale.

Vuole contribuire.

Pensa perfino di poter comprare lei il gioco ma non sapendo contare e non conoscendone il prezzo, mi pone e mi offre senza indugio tutti i suoi risparmi.

Mi prende lo zaino, estrae il mio portafogli, apre la tasca dove sa tengo le monetine e rovescia letteralmente la sua cassettina rosa dentro la tasca come gesto per il suo contributo, aumentando così le probabilità di portare a casa il risultato.

E mi dice “compralo per me”.

(Una call to action che non lascia interpretazioni..)

E mentre la sento cantare Adi Shakti, allegra come sempre e come lei è normalmente, mi domando quanti di noi grandi, quando desideriamo qualcosa, facciamo il primo passo per addivenire al risultato, aiutando l’altra persona e aumentando così le probabilità di successo, anche con un piccolo gesto.

Spesso erroneamente pensiamo ci sia tutto dovuto e quando il “dovuto” non ci arriva, ci arrabbiamo e facciamo le vittime, chiudendoci in noi stessi.

Senza però fare il primo passo per favorire il ricevere di quello che desideriamo.

Il grande Igor Sibaldi, con la tecnica dei 101 Desideri, ci insegna almeno a codificare come de-siderare. Per fare così quel primo passo.

PS: al momento i risparmi della piccola sono nel salvadanaio del papà e a lei è arrivato un bellissimo gioco da fare insieme.

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LA STRAORDINARIA E INCREDIBILE VITA DI JIM MORRISON

La straordinaria e incredibile vita di Jim Morrison

La straordinaria e incredibile vita di Jim Morrison, condensata in 56 mesi di Doors.

Nella bellezza e nelle contraddizioni degli anni ’60 – anni che hanno cambiato per sempre il corso della storia e dell’atteggiamento alla libertà delle persone – l’epopea della Rockstar la cui anima ha acceso la verve della sintesi e velocità “dell’uso intenso” della vita, consacrandola alle parole simboliste di un poeta che ancora oggi ispira a sognare le anime “mortali”.

Vendendo (oggi) un milione di dischi l’anno.

Morrison non è morto a 27 anni, ma al sesto anno di celebrità. 

Sei anni nei quali ha dato tutto sé stesso attraverso la sua anima tormentata e in pena, nel lasco veramente di una manciata di anni.

Morrison e i Doors in barca, immagini inedite di When you’re stange

Dai 21 ai 27 sono “solo” stati la coda della stella cadente.

E oggi tutti ne ammirano ancora il cielo illuminato.

Personaggi così hanno la prerogativa – oltre ad avere vite pazzesche e “da film” – di saper trasformare ciò che vivono e sentono in messaggi “potenzia(n)ti” dalle sonorità di musica stellare, cosmica.

E di moltiplicarla per milioni di persone che ne vengono investite.

Come la catapultassero da chissà dove a qui, per chissà quale motivo.

Ma quel motivo lo sai dopo, molto dopo.

Fatto sta che da quei "movimenti" di quegli anni, viviamo il mondo di oggi.

Perché ciò che viviamo oggi è comunque influenzato anche da quello:

Vietnam, Nixon, lotte studentesche, guerra fredda, assassinio Kennedy, uso spasmodico di droghe per conoscere la “verità” e la “libertà“, musica psichedelica, Hendrix, Beatles, Pink Floyd, esplosione economica, minigonna, libertà sessuale e di espressione, nel bene e nel male.

Come se la musica fosse solo il mezzo per lasciar illuminare il cielo della notte da queste meteore che lo illuminano a giorno.

Per poi tornare nell’olimpo degli dei.

Il documentario perfetto per una domenica alternativa.

E subito dopo, tocca a Bohemian Rhapsody 🤩

La musica, una costante. Sempre. When you’re strange.

PS: la libertà di potersi esprimere ha senso a prescindere dall’esito della propria espressione. Per ciò, sono sostenitore del libero essere.

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PAPÀ, PERCHÉ TI TAGLI LA BARBA?

Papà, perché ti tagli la barba?

“Papà, perché ti tagli la barba? Perché cresce, amore mio.. tutte le cose crescono, anche la barba del papà”.

Quando la mia meravigliosa piccola mi ha posto una domanda apparentemente semplice, ho avuto un’illuminazione.

Crescono le unghie, cresce la barba. Crescono continuamente. Noi dobbiamo tagliarle, come tagliamo i capelli.

Mentre fuori cresce l’erba nel prato, crescono le piante.

Mentre fuori il mondo gira, le cose crescono. A una velocità che non ce ne accorgiamo, salvo poi dover tagliare rami, potare i gelsomini, le unghie, i capelli, la barba.

E mentre tutto ci cresce sotto al naso, c’è chi si ostina a non volerlo fare. ..è nella natura delle cose. Ma non importa, si cresce.

Là fuori ci sono persone che crescono, altre che dovrebbero crescere e non lo fanno e altre che disturbano chi lo vuole fare. Ma non importa, si cresce.

Non è un problema, davvero.

E mentre alcune persone crescono e altre no, le cose comunque crescono, le aziende crescono, i capelli crescono, i bambini crescono, le piantine crescono, cresce anche la mia barba.

Ma non importa, si cresce.

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COACHING ON THE ROAD: COME FARE DELLE COACHING CORRENDO (SENZA FIATONE)

Coaching on the road: come fare delle coaching correndo (senza fiatone)

Si trova spesso sul web un “tizio” che gira dei video mentre corre.

Ormai tutti oggi girano dei video. Chi gioca ai video game, chi suona la chitarra, chi si occupa di make up, chi balla, chi racconta la sua vita, chi insegna. Esistono infinite varietà di contenuti.

Con il web e il progressivo trasferimento di know-how tra le persone, i contenuti formativi sono determinanti e sono davvero tanti i formatori e i coach che si cimentano nella nobile arte delle video coaching.

Ce n’è uno in particolare che, quasi per caso, ha iniziato a produrre una vasta quantità di video dai contenuti qualitativi eccelsi, come fossero pillole formative. Anzi, in realtà, si tratta di vere e proprie riflessioni che – una volta condivise in questa originale maniera – “danno una mano”. Aiutano concretamente.

Ed è proprio Livio Sgarbi, coach e formatore con un’esperienza trentennale in coaching, ad inventarsi un particolarissimo modo di fornire gratuitamente le video pillole formative alle persone.

Queste video pillole sono Le sue Coaching on the road.

Essendo amante della corsa, perché non filmarsi nel mentre in cui le endorfine si mettono in moto e arriva l’ispirazione che libera le riflessioni più profonde e allo stesso tempo trasferiscono della formazione vera e propria? Come Livio facesse delle coaching personali alla singola persona?

Sono più di trecento, ad oggi, le video coaching di Livio.

A un certo punto, l’idea è stata..

“Sbobinare” tantissime (260) di queste Coaching on the road e metterle per iscritto.

A quale scopo?

Ma certo, quello di metterle su carta, una pagina dopo l’altra. Ed ecco che è nato, freschissimo, da qualche giorno e dopo mesi e mesi di gestazione, il meraviglioso libro COACHING ON THE ROAD.

Il libro di Livio Sgarbi Coaching on the road, edito da EKIS Edizioni, raccoglie 260 coaching di Livio su strada, fatte mentre la corsa libera il Livio-pensiero.

Da parte nostra, non ci vogliamo assolutamente sottrarre dal voler raccontare anche noi la nostra coaching on the road, perché guarda caso nei giorni in cui il libro stava per essere messo in stampa (con tutti i dogmi e i crismi del caso, comprese le tempistiche tecniche di produzione), da Livio in persona ci è arrivata una richiesta speciale: quella di poter far avere il libro alle 500 persone in aula per la prima edizione storica del corso UNA VOLTA PER TUTTE.

Avevamo poco tempo a disposizione e ci siamo attivati. Non è stato facile attendere l’asciugatura della colla nella fase di brossura con il corriere che non garantiva la consegna dopo essere ripassato più volte per il ritiro nel pomeriggio.

E la cosa più bella è stata vedere sei persone la sera che si impegnavano per finire quasi praticamente a mano le copie anticipate che avrebbero servito le persone il giorno dopo.

Il corriere, però, non avrebbe consegnato. Una grande delusione.

Le stavamo ancora producendo.

“Ma le porto io, queste prime copie”, ci giunge la voce da un ragazzo dei nostri.

Ed è così che vogliamo raccontare, lato produttore, come siamo riusciti in tempi strettissimi ad arrivare a portare i volumi pronti e ancora caldi, direttamente in aula, pronti per il firma copie, affinché le persone potessero avere l’opportunità di accedere al libro prima che esso fosse disponibile nei tradizionali canali distributivi e in libreria.

In sintesi, una possibilità davvero privilegiata per chi ha, di fatto, potuto avere il libro in anteprima assoluta.

Se hai piacere, puoi acquistare la tua copia di COACHING ON THE ROAD (Promozioni attive per questo prodotto).

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ADI SHAKTI: IL POTERE DEL MANTRA

Adi shakti: il potere del mantra

Un sabato pomeriggio di qualche settimana fa, nella tranquillità di casa, ho messo su Spotify cercando una musica che mi rilassasse e mi sono imbattuto nel Muhladara (così è chiamato il primo chakra) e nella musica indiana.

Così tra un pezzo e l’altro mi sono sentito particolarmente attivato da:

Adi Shakti: Bhangra Mix

di Sada Sat Kaur

E quindi in tempo ZERO con Shazam sono andato a capire di cosa si trattasse.

Sentivo che la melodia era accompagnata da una frase ripetitiva, come fosse una preghiera. E ho scoperto così il testo di questo pezzo.

Adi Shakti è un mantra che ha lo scopo – per chi ci crede – di riallineare la nostra energia con la forza creativa del Universo.

La sua origine deriva dalla scrittura del Guru Gobund Singh, 10° Sikh Guru.

Adi Shakti è una invocazione al potere primordiale, all’energia della creazione e della realizzazione.

Eccolo:

Adi Shakti, Adi Shakti, Adi Shakti, Namo, Namo

Sarab Shakti, Sarab Shakti, Sarab Shakti, Namo, Namo

Pritam Bagvati, Pritam Bagvati, Pritam Bagvati, Namo, Namo

Kundalini Mata Shakti, Mata Shakti, Namo, Namo

Le donne incarnano il potere della creazione per antonomasia, dato che possono generare la vita. Shakti è l’energia della Madre. O l’energia Madre.

Ovvero, l’energia creatrice.

Si dice sia perfetto per le donne incinte ma va da sé che vada bene per tutti coloro i quali hanno il sentire di mettersi in sintonia con il Creato.

ASCOLTARE PER CREDERE

Cos’è un Mantra?

Ne ho sentito parlare in maniera un po’ più approfondita rispetto alle mie conoscenze precedenti quando ho letto il meraviglioso libro di Italo Pentimalli e J. L. Marshall IL POTERE DEL CERVELLO QUANTICO ancora nel 2015.

Tanto mi è piaciuto che ho poi frequentato il relativo corso nel 2016 ed è stata un’esperienza davvero potente e bellissima.

MANTRA significa letteralmente STRUMENTO PER LA MENTE.

Il mantra è una frase, una dichiarazione, sostanzialmente una preghiera che ripetuta e interiorizzata in qualche modo impartisce una direzione, un comando, una riprogrammazione mentale, spirituale ed energetica.

La preghiera è direzione. Il mantra è, oltre ad una preghiera, anche un suono. Ne parla a fondo Luca Donini nel suo bellissimo libro Siamo Suono e Luce.

È per questo motivo che si ritiene la preghiera cantata sia ancora più potente.

Adi Shakti, nella tradizione orientale, serve per risvegliare l’attitudine creativa e di realizzazione:

Mi inchino alla Energia Creativa Primordiale

Mi inchino a tutta l’Energia

Mi inchino al Primordiale Potere che crea ogni cosa con Dio

Mi inchino all’energia Kundalini, al Potere Creativo della Madre Divina

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L’IMPRESA È UNO STRUMENTO PER CREARE

L’impresa è uno strumento per creare.

Quando si parte dal presupposto di prendere, non c’è niente da fare: il focus è lì, sul prendere.

Quando si parte dal presupposto di creare, allora da fare qualcosa inizia ad esserci.

L’impresa è uno strumento per creare.

Sì, prodotti, servizi, beni, beni per la casa, la casa.. avere l’acqua calda, avere una cucina, del cibo, le cure necessarie, le cure mediche, dei libri sulla mensola.

Insomma, è la nostra vita.
Quella dell’uomo di oggi.

A mio modo di vedere, se non fosse stato per lo sviluppo delle imprese (con tutti i pro e i contro del mondo imprenditoriale) non avremmo assistito alla diffusione del benessere cui oggi assistiamo.

Non mi si dica “sta la crisi”, “si stava meglio quando si stava peggio”, etc.

Sappiamo, eddai, guardiamo avanti.

Almeno, il benessere è un po’ più diffuso che nei secoli passati.
It’s a matter of facts.

Sono le imprese a creare le cose.

Quando le cose ci sono già per tutti (o quasi, diciamo) lo step successivo è trovare il modo di creare ulteriore valore.

Voglio dire, quando l’uomo viveva allo stato brado, non esisteva l’impresa come la conosciamo oggi.

Esisteva un mondo prevalentemente artigiano e contadino da un lato, proprietario e latifondista dall’altro.

Non esisteva l’economia e il benessere di oggi, con tutti i se e i ma del caso, naturalmente.

Per benessere intendo potersi permettere una pizza, mica l’elicottero o lo yacht. Cose molto terra terra.

Oggi in alcuni casi ho l’impressione la società sia in decadimento (causa una dispersione di valori data da un certo “disorientamento”), in altri casi noto un grande risveglio.

È un momento di opportunità. Almeno questa oggi è data, un tempo no. Si stava zitti e si moriva di stenti piuttosto presto, quando non ammazzati in quanto il rispetto per la vita e per l’essere umano era ben altra cosa.

Gli imprenditori “svegli” oggi hanno l’obiettivo di generare quell’ulteriore valore per rendere l’ambiente meno un grande cestino della spazzatura, per rendere servizi sanitari migliori e più attenti alla natura e alla psicologia dell’uomo, per produrre cibo più sano, etc.

Ci sono movimenti in atto di grande preparazione a tutto ciò per lasciare alla generazione successiva un mondo possibilmente migliorato.

Fuori e dentro le imprese.

Questione di visione. Questione di focus.

Ovvero, questione di quello che vedi che ancora non esiste ma esisterà perché lo vuoi creare.

E questione di metterci tutta la propulsione che serve per materializzare quell’idea, quella visione, di fatto, in un fatto esistente, materiale, concreto.

Dove si pone l’energia, lì va l’attenzione (so che la frase è il contrario ma vale anche così, sorry).

Grazie ad Alessio Vittorio Saracino – collega delegate del G20 e imprenditore – per la stupenda e ispirante intervista: i giovani imprenditori italiani sono degli eroi.

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MONKEY SEE MONKEY DO

Monkey see – Monkey do.

I neuroni specchio – scoperti da uno scienziato italiano – sono quella classe di neuroni che consentono un’accelerazione significativa dell’apprendimento da parte dell’essere umano (e degli “altri” animali).

Spesso, i figli che leggono traggono l’esempio proprio dai genitori o dal mondo circostante ove vi sono lettori che mettono a disposizione facilmente i libri.

Ora, casa mia è letteralmente invasa dai libri dato il mio lavoro ma anche perché ne compro e ne leggo a tonnellate.

Mia moglie ne sa qualcosa.
Ma anche i miei figli.

Avere libri a disposizione praticamente ovunque è una chiave magica che apre porte che determineranno la qualità dell’apprendimento dei piccoli, e quindi, del loro futuro.

Viva la lettura, l’apprendimento e la divulgazione.

I vantaggi della lettura sono incredibili:

«La lettura potenzia le competenze emotive dei bambini, che vedono le proprie emozioni riflesse in quelle dei libri- spiega Pellai-.

Migliora le competenze espressive, i ragazzi sanno esprimersi meglio.

Migliora le competenze comprensive: sono in grado di capire di più. È un fortissimo preparatore delle competenze scolastiche”.

Non è che sia molto più facile prendere in mano un libro che ignorarne l’esistenza e tribolare il resto del tempo?

Ai posteri, l’ardua sentenza.. nel vero senso della parola.

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