Nel lungo periodo è l’inconscio che comanda

L’inconscio comanda nel lungo periodo. Sempre.

Quando osservi attentamente qualcuno che “fa bel viso e cattivo gioco”, nel lungo, il cattivo gioco è chiaro come un libro aperto e l’acqua cristallina di un mare da sogno.

In pratica, si lascia scoprire da solo.

Te ne accorgi perché in qualche modo senti, percepisci sempre qualcosa di distonico ma l’abitudine è quella di non ascoltare la voce interna. Il tuo inconscio,  invece, sa tutto. Lui continua a registrare. Anche se la ragione in qualche modo procede dritta per la sua strada.

Sembra che un tale comportamento abbia una natura malvagia ma non è così.

Rispecchia solamente la natura della persona osservata. Se da un lato questa – apparentemente – si da da fare e crede di comunicare un atteggiamento collaborativo, nel momento in cui il tempo passa l’emersione dell’atteggiamento interno compare come l’immagine dapprima sbiadita di uno specchio umido che – mano a mano che il vapore si asciuga – successivamente restituisce la stessa nitida, con i contorni ben definiti.

In genere questo tipo di persona vive di presunzione cioè di assunzioni [concetti assunti come veri] presunte.

Nella mia esperienza la presunzione restituisce sempre una ritorsione indirizzata verso il fautore dell’atto presuntuoso.

Quando a mia volta in passato mi sono dimostrato presuntuoso mi sono sempre preso dritto sui denti una puntuale bastonata. Ogni volta. Si tratta di un fatto energetico.

Qualsiasi cosa determini il generarsi di un qualsivoglia squilibrio, qualcos’altro interviene per ristabilire l’equilibrio.

La natura detesta gli squilibri, poiché in essa tutto tende all’equilibrio: la presunzione è un’azione “smodata” che va repressa. La natura non scherza.

Così come la presa in giro. Puntualmente chi si prende la briga di deridere qualcuno diventa oggetto di un fatto che tende a riequilibrare la cosa. C’è chi lo chiama karma.

La natura, inoltre, è sincera. Fa parlare l’inconscio.

Il contrario della presunzione non è una malcelata umiltà – a volte mascherata da un atteggiamento dimesso, nell’apparenza – ma semplicemente essere, senza auto esaltazione o auto screditamento.

Essere, semplicemente. Sii ciò che sei.

Basta fare le proprie cose, essere impegnati “serenamente”, sapendo che quello che stai facendo ti concentra e ti appaga. Soprattutto sapendo – cioè esserne consapevoli – che ciò aggiunge in qualche modo valore vero, nuovo, autentico a una vita in perenne e costante evoluzione.

Nulla che sia ripetitivo, tutto che sia evolutivo.

Senza aspettative, senza risentimento verso nessuno, perché sai che il lavoro che stai facendo lo stai facendo al meglio e il mondo lo riconoscerà se riterrà opportuno che ciò sia propulsivo, determini cioè una spinta in avanti.

Tutto ciò che spinge in avanti è ben gradito.

Lo riconosceranno le persone della tua vita senz’altro, quelle di valori, quelle di valore per te e tu per loro [ne parlo quiLe persone della tua vita] – non certo quelle che il tuo valore lo nascondono tradite dal loro inconscio [ne parlo anche qui a proposito dei paurosi conservativi]. Ma ora lo sai.

Nel lungo periodo è dunque sempre l’inconscio che parla. E sa se sei sincero. Il contraltare di ciò – come già accennato – si chiama consapevolezza.

Nel momento in cui siamo inconsapevoli siamo “scoperti” cioè potenzialmente sotto attacco di persone, cose e situazioni.

Mantenere sotto controllo i 60-70 mila pensieri stimati giornalieri è una  questione di esercizio. Si tratta di dire – e fare – “sono costantemente consapevole di cosa sto pensando, so cosa sto facendo, come e perché” perché l’approccio al mondo cambi radicalmente.

Specchio, specchio delle mie brame..

E se anziché chiedere allo specchio, fossimo noi a proiettare l’immagine desiderata da riflettere?

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LA STORIA DELL’AQUILA BIANCA

“La grande aquila bianca vive più a lungo di qualsiasi altro uccello, anche fino a settant’anni.

Ma per raggiungere quella veneranda età deve prendere la decisione più difficile di tutta la sua vita.

La leggenda dice che a quarant’anni i sui artigli si fanno duri e più che mai affilati, le sue ali si accorciano e diventano molto pesanti e le sue piume s’assottigliano.

Volare diventa un’impresa difficile. A quel punto l’aquila bianca ha due sole strade: o morire o confrontarsi con un doloroso rinnovamento che dura almeno sessanta giorni.

Il processo di trasformazione consiste nel volare fino alle creste più alte della montagna e starsene lassù, in un nido, da dove per un po’ non deve uscire.

A questo punto l’aquila deve iniziare a sbattere il becco contro la nuda roccia, finché riesce a strapparselo.

Dopo dovrà aspettare un po’ fino a che le spunterà un rostro nuovo e lo userà per strapparsi le piume cresciute intorno agli artigli.

Con gli artigli nuovi di zecca, si libererà di tutto il suo piumaggio vecchio e dopo qualche settimana di dolore sarà di nuovo in grado di affrontare un volo di rinascita, con ritrovata energia per almeno altri trent’anni.

Molte volte nella nostra vita dobbiamo prenderci una pausa di riflessione, magari per leccarci le ferite, ed è allora che parte il processo di rinascita che ci permette di continuare a volare verso i nostri sogni, di liberarci dalle vecchie abitudini, dalle sofferenze che abbiamo patito, dalle tradizioni e dai ricordi che ci addolorano.

Soltanto quando saremo liberi dal fardello del passato potremo trarre beneficio da ciò che ogni rinascita porta con sé. Non riusciremo mai a volare finché saremo legati dalle catene del passato” – [dal web].

Parlavo sulla mia pagina Facebook dell’aquila che non sapeva di essere un’aquila e ha “vissuto” da pollo per tutta la vita, limitandosi, di fatto a esistere in un pollaio:


Il pollaio non ha nulla di male.

Il vero delitto è sprecare una vita esistendo senza nemmeno rendersene conto.

Nasci, vai a scuola, cerchi un buon posto di lavoro, ti sposi, fai dei figli, invecchi, muori.

Di mezzo c’è di tutto. Cose belle, cose meno belle. Percorsi diversi da questo “standard”. Non sto dicendo ciò sia un bene o un male. Sto dicendo COME lo vivi. SE lo vivi. L’aquila bianca sceglie COME vivere.

La vita è sostanza dentro l’esistenza.

Osservo le persone che ragionano con la propria testa rispetto a quelle che ragionano con quella degli altri. Ne ho trovate pochissime della prima categoria. L’aquila bianca ragiona con la propria testa.

Consapevolezza è proprio la chiave.

Nella consapevolezza c’è il rispetto per sé stessi. E nel rispetto per sé stessi c’è quello per gli altri, di pari dignità, sempre. L’aquila bianca ha rispetto per sé stessa e conosce la propria dignità.

Ciò ti porta a vivere consapevolmente come sei.

Se vuoi migliorarti, è una scelta da compiere. Se non vuoi farlo, è una scelta.

Magari non devi distruggerti la faccia per rinnovarti con un becco nuovo e con nuovi artigli strapparti il piumaggio.

Ma puoi scegliere. Compiere un’azione, densa, decisa, pensata prima, con una finalità piena di amor proprio, di dignità, di rispetto verso sé stessi.

Si tratta di sicuro di una scelta consapevole.

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Le persone della tua vita

Le persone della tua vita sono quelle che conosci da 28 anni e frequenti pochissimo. Poi organizzi una cena a casa tua d’estate e ti sembra di esserti visto l’ultima volta ieri. Queste persone sono inseparabili.

Ogni tanto ti scambi pure qualche video old fashioned di Kenshiro per ridere di niente.. è condivisione.

Le persone della tua vita sono quelle che ti ritrovi in giardino la sera e apri due birre fresche: ti senti ricco perché hai tutto, tra risate estive, considerazioni serie e semi serie, mentre parli di futuro. E vedi i tuoi figli correre giusto lì attorno. Il tramonto alle nove di sera è magnifico e sa di appagamento dopo una giornata di lavoro, intensissima come tutte le altre.

Le persone della tua vita sono quelle che non senti mai. Poi pubblichi un post su Facebook e ti piazzano un bel like. Queste le vedi sulle notifiche. Sono coloro che Facebook ti nomina come amici social, conosci da sempre e sai che il loro mi piace è vero, perché anche se non ti senti, in qualche modo, a loro modo, sono presenti.

Più o meno lontani, chi se ne frega. Va bene così.

Le persone della tua vita sono anche quelle che transitano. Arrivano come sparate chissà da dove, ti passano davanti, le vedi, le vivi per un po’ e svaniscono come meteore. Ti possono lasciare un bel ricordo.. come uno meno bello. Non importa. Avanti.

Le persone della tua vita sono anche quelle che senti in radio e ti mettono in guardia. Le senti tutti i giorni o quasi e in qualche modo fanno parte della tua vita anche loro, come Marco Mazzoli dello Zoo di 105.

Che dice:

“Nel 2050 ci sarà più plastica che pesci negli oceani”.

Ho due figli. La cosa mi allarma. Vivere bene in questo mondo significa anche e soprattutto rispettarlo e insegno ai miei figli che qualora vedano una carta per terra, la raccolgano. Sono perentorio in questo.

Non si deve essere spazzini per farlo.

“Ma non è compito mio”.

Il tuo compito è fare la cosa giusta. Perché è giusto. E sai che se è giusto, è già abbastanza.

Senza tanti alibi, noi sappiamo perfettamente cosa sia giusto e cosa non lo sia.

La carta si raccoglie. E la si mette nel giusto recipiente.

Abbiamo il dovere di lasciare un mondo pulito a chi verrà dopo di noi.

Le persone della tua vita sono quelle che non conosci e fanno un gesto come questo.

Le persone della tua vita sono anche quelle che ti stanno altamente sulle scatole e che non puoi vedere, né soffrire e pur tuttavia ti tocca averci a che fare.

Fortunatamente ci sono anche quelle che conosci da quando sei nato e che standoti altamente sulle scatole puoi scegliere anche di NON frequentare.

Di scelta si tratta.

Se qualcuno ti drena energia e ti infastidisce NON sei in nessun modo tenuto ad averci a che fare, a dover frequentare quella persona.

Nonostante gli amici in comune.

VIA.

Si taglia.

La sensazione di sollievo è immensa. Si chiama decluttering. Fare pulizia del superfluo. Quando liberi spazio si generano opportunità per il nuovo. Perché il nuovo ha spazio per fluire. In natura gli spazi tendono a essere occupati. E questo funziona in tutte le relazioni.

Siamo abituati fin da bambini a essere magnanimi anche con coloro che ci procurano disagio, fastidio, a favore dell’accettazione con chi prevarica, bullizza, monopolizza le conversazioni, non lascia parlare, ragiona esclusivamente a partire dal suo punto di vista perché quello è l’unico possibile.

Tagliare dove si può. Un’ottima regola.

Le persone della tua vita sono quelle costanti, che ti sopportano anche se sono loro che taglierebbero te ma ti vogliono un bene infinito e tu lo sai e cerchi di fare del tuo meglio per ricambiarle. Anche qui, a tuo modo.

A volte magari i modi non coincidono ma tutto ha il sapore del suo equilibrio e qui guai.. a tagliare. Sono gli alti e bassi della vita. Nessuna relazione è perfetta.

E l’obiettivo è coltivarla, innaffiarla come una piantina, farla crescere, darle amore, farla durare, farla vivere.

Le persone della tua vita sono quelle storiche ma per le quali le strade si sono divise: si era uniti quando le abitudini, i valori, le amicizie in comune erano.. in comune. E ci si frequentava, inconsapevolmente, solo per quello.

Ma crescendo sai che i valori sono cambiati. Quelle sono scelte, invece. E non ti frequenti più. O poco. O abbastanza. Va benissimo così.

Hai preso la tua strada.

Poi ci sono quelli che hai perso e hai ritrovato perché la strada si è ricongiunta.

Le persone della tua vita sono quelle che ti mandano una foto su whatsapp, inaspettatamente, perché hanno letto un tuo articolo, hanno creduto alle tue parole e senza pensarci hanno acquistato su Amazon il libro dove tu hai scritto la prefazione (ne parlo qui – Come nasce un libro di finanza personale).

Le persone della tua vita sono quelle non storiche per le quali le strade si sono unite: non ci si frequentava o conosceva quando le abitudini, i valori, le amicizie non erano in comune. E crescendo con i tuoi valori le hai incontrate. Ti frequenti sempre di più.

E va alla grande così!

Perché cresci insieme, ti sostieni, ti alimenti, ti scambi letture e consigli, questi ultimi davvero, davvero preziosi.

Queste persone sono gli amici di valori. Quando le persone hanno gli stessi valori o simili, sono in sintonia. E queste sono quelle che preferisco frequentare.

Perché mentre mi arricchiscono, do il massimo per arricchire loro.

Con queste persone ci scrivi dei libri, fai dei progetti, ci salti col paracadute, condividi dei corsi di formazione, proponi corsi di formazione alternativa (molto alternativa). Impari la leadership, la trasferisci.

Le persone della tua vita sono quelle che ti mandano un messaggio su Messenger dicendo che hanno apprezzato il post sull’universo (Mio figlio e l’universo parallelo), gli dici che sei ispirato da determinati libri scritti da un autore russo rivoluzionario (contemporaneo), ti chiede consiglio e boom! In un secondo ordinano un libro promettendoti che ti diranno cosa avranno imparato di nuovo.

Questa cosa si chiama commistione, che per me significa scambio di ricchezza. E sai che essa non è mai fine a sé stessa quando il presupposto e l’intenzione sono creare,  co-creare cioè creare insieme, trasferire, dare e ricevere. In questo mondo funziona così, almeno da che ho forse capito io: prima dai e forse poi ricevi. E chi ha dato tanto, è noto, ha spinto in avanti parecchio gli altri uomini.

Le persone della tua vita sono i clienti, quelli per cui la vita d’azienda non termina col timbro del cartellino ma ai quali pensi H24 perché non smetti mai di essere una persona.

Da sempre sostengo che prima di tutto siamo esseri umani e la relazione viene prima di qualsiasi forma professionale di scambio di opportunità, che nel mio caso – devo dire essere davvero fortunato – è nobile, dato che faccio libri. E incidentalmente.. li leggo anche, il che aiuta davvero tantissimo.

Le persone della tua vita sono i figli, quelle creature straordinarie che vengono sulla terra per insegnare ai genitori ad essere grandi. Perché loro sono più grandi dei grandi, sono puri, sono tavolette da scrivere, sono storie da inscrivere nel mondo, aiutandoli. E il nostro scopo è valorizzarli.

Come dovrebbe essere farlo con tutte le persone che abbiamo intorno, i colleghi, gli amici, i G20, i mentori – alcuni di questi pazzeschi come Sebastiano Zanolli – i genitori, mio padre in cielo, i fratelli, gli amici dei fratelli, i soci, i fornitori, i conoscenti, i formatori, le persone che conosci, le persone che non conosci, le persone della tua vita.

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I Pearl Jam e l’energia

Chi è stato al concerto dei Pearl Jam ieri sera a Padova ha assistito a un’onda di energia senza precedenti, per 2 ore e tre quarti.

Perché la musica e i concerti hanno tanto effetto sulle persone?

Perché i cantanti, le band, i gruppi “famosi”, da sempre – almeno da che esiste il rock’n’roll – impattano a tal punto da determinare uno spostamento di masse che si concentrano in un luogo specifico per un certo tempo a muoversi in sintonia allo scadere di note sincroniche tra vari strumenti in ordine organizzato, contemporaneo e consequenziale?

Ho fatto questa domanda a un amico, stamattina. Mi ha detto letteralmente:

“Vedder ha cantato a cannone. È stata un’inondazione di energia”

Capisci che queste parole non sono messe lì a caso. Sono constatazioni.

Affermano che queste persone – i cantanti, i musicisti, i gruppi – sono lì proprio perché sono loro così.

Cioè, essendo così, spostano decine di migliaia, milioni di fan dentro ai palazzetti, agli stadi, ai campi da calcio, ai circuiti non perché prendano DAI fan qualcosa ma perché danno ai fan qualcosa.

Qualcosa talmente grande e talmente potente che le moltitudini, ognuna, pro-capite, sono disposte e disponibili ad esborsare del denaro – e sappiamo perfettamente quanto sia difficile far aprire il portafoglio anche a una sola persona – per essere coinvolte emotivamente.

Perché Eddie Vedder e la sua voce sono disarmanti.

Perché Liam Gallagher ha la voce affilata come la lama di un rasoio, leggevo qualche giorno fa in riferimento del suo concerto milanese.

Queste persone hanno il potere di muovere il fluido in cui viviamo.

Muovono il fluido in cui siamo calati.

È come fossimo in un acquario e quando passa il pesce grosso, questo smuove le acque.

È per questo che è importante smuovere le acque. L’energia che ristagna, marcifica.

L’energia dirompente, smuove le coscienze. 

I pesci piccolini non possono che esserne travolti beneficiando di questa energia di spostamento, di questa onda d’urto di vita.

E tutti noi siamo chiamati a smuovere le acque.

Ognuno a proprio modo, a proprio piacimento, scegliendo di fare quello che fa, facendolo bene, facendolo al meglio di quello che il suo potenziale gli illustra.

E tutto è in proporzione. Oggi questo è misurabile, lo vedi in termini di numero di like e di interazioni. Lo è nel lato virtuale della cosa.

Ma lo è nel lato relazionale analogico, quando le persone apprezzano chi sei, riconoscono quello che fai, ti chiamano, ti cercano, ci mangi la pizza assieme, LIVE.

In altre parole, l’impatto relazionale di ognuno di noi oggi ha solo un’integrazione ulteriore con l’on-line quando vediamo i risultati in termini numerici delle nostre interazioni mentre nella vita quotidiana, quella che ci vuole sulla strada a macinare polvere e cemento, questo impatto lo abbiamo con la qualità dei rapporti che abbiamo tra le persone.

Vedendosi faccia a faccia, chiamandosi, cercandosi, amandosi. Interagendo.

E più energia dai e muovi più sei il pescione che smuove l’acqua dell’acquario.

PS: Alice in Chains tra qualche dias e sempre very Grunge sia.

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Mio figlio e l’universo parallelo

Il titolo originale di questo ultimo mio articolo che ha a che fare con l’universo era “Stamattina mio figlio mi ha fatto una domanda e la risposta è stata incredibile” ma sapeva leggermente da click-bait e rinsavendo il giusto sono presto e bene tornato in me. Ovviamente detesto i click-bait e li evito come la peste.

Quindi.

“Papà, ho una domanda”

“Sì cucciolo.. dimmi”

“Cos’è un universo parallelo?”

Ehm, tra me e me.. OK.

“Mi lavo i denti e ci penso un attimo!

..te lo spiego dopo in macchina.”.

Eccola, come un fulmine, la riposta al mio dolcissimo decenne. BOOM.

C’era una volta..

Tu sei una persona, un cittadino, un essere umano. Vivi in una piccola scatola che si chiama città.

Questa città è dentro a un’altra scatola, che si chiama regione.

Il Veneto, la tua regione, è dentro un’altra scatola che si chiama nazione.

L’Italia, il Paese in cui viviamo, si trova a sua volta dentro un’altra scatola.. che si chiama Europa, il nostro continente.

Il nostro continente è uno dei sette continenti (c’è chi dice 5 con l’Eurasia e le due Americhe unite) che sono in un’altra scatola.. una scatola meravigliosa: si chiama Terra, ed è un pianeta.

La nostra casa. L’umanità è nata e si è sviluppata qui.

La Terra è collocata in un’altra scatola che è il nostro sistema solare che non è se non uno tra i sistemi potenziali delle duecento miliardi di stelle contenute in un’altra scatola che è la nostra Galassia:

ogni stella può avere un suo sistema solare con una media di quattro pianeti per astro. Vedi quante scatole? Girano tutte quante!

E la nostra galassia – che si chiama via Lattea – è una delle centinaia di miliardi del nostro Universo. La galassia più vicina a noi – si fa per dire, vicina – si chiama Andromeda ed è anche decisamente più grande della nostra.

Grande? Piccolo?

Ora, se tanto mi da tanto, non c’è alcuna ragione perché ci fermiamo qui pensando di essere meravigliosamente unici al mondo.

Il nostro Universo potrebbe essere racchiuso in un’altra scatola che chiamano Multiverso, un luogo che potrebbe contenere altre grandi scatole, altri universi.

Grandi o piccole? Grandi rispetto a noi, che siamo piccoli.

E se via discorrendo il Multiverso sia dentro un’altra scatola, noi, ora non possiamo saperlo. Possiamo solo immaginarlo. E l’immaginazione ci può dire – – soprattutto, far fare – tante, tantissime cose.

Un universo parallelo è un luogo dove tu potresti essere mio padre, dove tua sorella è tua madre, dove qualsiasi cosa può essere tutto e il contrario di tutto.

Fil: “E se fosse così veramente?”

Cos’è veramente?

Se fossero i figli a scegliersi i genitori? Essi non sarebbero – e non sono – proprietà dei genitori ma di certo noi saremmo i loro custodi.

Il nostro ruolo di genitori è di valorizzarli, i figli. Come fossimo i loro “coach”, termine che oggi si usa molto.

Coach significa allenatore ed è una persona che ti allena ad essere migliore di come sei oggi solo intervenendo su taluni e/o tal’altri aspetti, proprio come l’istruttore di palestra, di calcio, di paracadutiamo, di scherma, di qualsiasi disciplina preveda qualcuno che con il suo contributo ti valorizzi.

Io ti valorizzo.

Questo è il mio compito.

Un universo parallelo è dove ora tutto potrebbe accadere, dove potrebbe essere già successo o dove potrà ancora accadere, grazie all’immaginazione (lo diceva anche qualcuno di poco noto, un certo Einstein, una persona che ha contribuito pochissssssimo all’umanità).

Ogni cosa prima di diventare una cosa è  un pensiero e un pensiero è già una cosa. Si chiama emissione mentale e ha una sua frequenza.

Quando più pensieri alla stessa frequenza si mettono insieme permettono la proliferazione della concatenazione delle cose per cui da cosa nasce cosa.

“Ma papà, questo universo è già così qui”

Questa risposta mi spiazza. La penso anch’io così.

Per noi umani succede da quando siamo comparsi sulla Terra come civiltà. Ma in qualche modo sono convinto ciò accada da molto prima.. sostanzialmente, da sempre.

Viviamo nel mondo del possibile.

Tutto è qualcosa di qualificativo in relazione a qualcos’altro. Grande e piccolo lo sono solo in relazione a qualcosa di più piccolo e più grande.

Questo vale anche per le persone.

Siamo chi siamo, a partire dal permetterci di essere pienamente chi siamo e permettere agli altri di essere come sono.

Nessuna contrapposizione.

Un universo vale per sé stesso e in relazione a quello parallelo? Bene o male tutte le cose sono in relazione alle altre e si influenzano.

Noi ci influenziamo l’uno con l’altro, influenziamo e siamo influenzati. Le cose ci influenzano e noi influenziamo le cose, le persone, le situazioni. Siamo tutti collegati.

E in tutto questo non c’è migliore o peggiore. Non c’è vero o falso.

C’è l’essere, il permettersi di essere e il permettere agli altri di essere.

In questo caso sì, siamo unici.

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La mia vita in movimento. La vita è.. movimento

Sto scrivendo ora in questo punto della mia vita a Malibu, piedi nella sabbia, il suono, la musica dell’oceano nelle orecchie, il suo profumo nelle mie narici. Grato. Leggo. Ho quattro libri con me. Oltre al mio taccuino dove trascrivo cosa mi passa per la testa con lo scopo di fissare, di ricordare, di portare con me la sensazione che questo luogo mi da.

Sto scrivendo in questo punto della mia vita a Santa Monica, i piedi nell’oceano. Prima di un appuntamento con un editore di qui, l’ultimo di questi giorni prima di salire su un aereo viola della WOW e finire in Islanda. Mi dicono che questa compagnia abbia qualcosa di strepitoso, che sia particolare e io sono curioso di sapere cosa faccia per distinguersi.



Pensavo a quando ho fatto il mio primo lancio col paracadute a 18 anni. Pensavo a come sono diventato paracadutista a 34 anni. Pensavo a.. perché proprio in quel momento.
Pensavo alla logica dietro all’accadimento delle cose.
Le cose accadono nel movimento. Succedono una dietro l’altra – succedono, appunto – come un flusso. E i flussi in natura tendono a seguire sempre il percorso più agevole. L’acqua scorre nei condotti, in natura scorre sul letto dei fiumi, dei torrenti, corre giù dalle montagne seguendo la sua via.
Pensavo al mio primo libro mai pubblicato – o meglio, non ancora pubblicato.. – dal titolo Fantasiafollia, avevo 17 anni quando l’ho scritto.
Lì vi era un episodio in cui per raggiungere il Dean (andavo matto per Kerouac e a quell’età significava qualcosa come raggiungere il Nirvana ma come fosse la normalità) io e Leroy facevamo una gita fuori porta da un giorno per andare a suonare Sulla Strada per poi tornare indietro, solo per l’esperienza. Quella gita era a Los Angeles, naturalmente.
E ora che sono più di 10 anni che non suono più sono qui per una manciata di ore per lavoro.
In qualche modo quella visione si è realizzata. Io non lo sapevo, voglio dire, l’ho realizzato solo oggi mentre sullo shuttle venivo al Tom Bradley.
Pensavo al lavoro di fare libri, di essere in editoria, di valorizzare il mestiere di chi stampa e renderlo il più possibile nobile di quanto non lo sia già.
Un giorno o l’altro si valorizzerà l’accadimento di una pensata avuta chissà quando e che nel movimento delle cose, semplicemente, si manifesta.
La sabbia di Santa Monica scotta veramente tanto sotto i miei piedi. Scappo all’appuntamento.

A Venice vedo un signore che sta per accoccolarsi per leggere un libro.
“Have a good reading :)! – “Oh Thank You”.

Le persone sorridono mentre cammino per la Ocean Front Walk. Un atteggiamento positivo, sorridente alla vita. Ne sono entusiasta, sorrido di rimando. La vita è uno specchio. Mano a mano l’immagine riflessa prende la forma di quello che pensi.
Guardo le case.



Sono una più pazza dell’altra. C’è gente davvero pazza che pensa cose pazze. Come queste case. Le trovo adorabili, incredibili.
Case dalle forme più disparate. Case da milioni di dollari sul Front Walk a qualche centinaio di metri dal Pacifico.
Per aver fatto cose fuori dal comune, i grandi pensatori hanno pensato a cose fuori dal comune. Mi riferisco ad Einstein, a Ford, a Edison. A tutti colori i quali non hanno temuto di pensare qualcosa di diverso e di fatto hanno spinto l’umanità in avanti.
La vita se si ferma non è più vita. La natura stessa della vita è che si muova. Che scorra.
Stanno chiamando il mio volo violetto per Reykjavik. Mi aspetta una nuova avventura.
Penserò a produrre Fantasiafollia. L’ho ricordato qui. Quindi, è un’ispirazione.
Penserò a queste palme.

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Book Expo America + New York Rights Fair, adventures and more

Sono su un bus mentre scrivo. Lo shuttle che collega la New York Rights Fair alla BEA (Book Expo America) a pochi mesi dalla Fiera di Bologna – la magica e primaverile Children’s Books Fair. Sono le ultime battute dell’ennesima fiera che volge al termine, l’ennesima meravigliosa avventura nel mondo dell’editoria: il mondo di chi movimenta contenuti da mente a mente, mette in azione da mano a mano, da idea a idea, da illustrazione a illustrazione per il piacere di intrattenere la nostra attenzione.
Noi dal lato di coloro che li fanno, quegli incredibili supporti intrisi di sensazione analogica, di feeling con la natura dell’uomo, una natura fatta di sensi. I publisher dal lato di chi divulga, promuove, fa arrivare lontano le idee di coloro i quali creano, inventano, manifestano, generano per il piacere di dare vita alle idee. Noi per dare vita al colore di quelle idee.

Libri libri libri.  Dal Metropolitan Pavillion al Javits Center. Ieri sera a vedere Alessandro Sanna in Rizzoli Broadway. Un artista internazionale, Italiano, amato negli Stati Uniti. Ci sono editori pazzeschi che amano l’illustrazione italiana. Il pregio, la qualità. Senza più anteporre il costo al gusto, all’amore per il bello.

In mezzo ai grattacieli in questa città pazzesca, Grafiche AZ è presente per dialogare con l’editore in maniera atipica. La stampa del libro, la sua realizzazione, è una creazione, una trasformazione vera e propria. Dall’idea geniale dell’artista alla sua trasposizione su carta, per donargli un’anima, portando il colore alla vita di modo che quando prendi il libro in mano tu possa sgranare gli occhi dalla sua bellezza. E vuoi proprio quello.

Così è stato facendo vedere Un bacio e addio di Jimmy Liao edito in Italia da Camelozampa. Uno degli editori più prestigiosi del mondo – Michael Neugebauer – ha sgranato gli occhi quando l’ha sfogliato. Quel libro è un capolavoro di arte e di poesia.

La colazione migliore è quella che alimenta la mente. La cosa migliore da fare la mattina è dare da mangiare alla propria energia creativa, alimentando lo scintillio delle idee che ti portano a fare le cose.

E vedere l’edizione americana di Dory Fantasmagory edito in Italia da Terre di Mezzo? Una soddisfazione unica.
Alla fine perché leggiamo? Perché non è solo lasciarsi coinvolgere. Leggere è di più, è crescere.
SHARE THE BOOK THAT CHANGED YOUR LIFE.
Decine e decine di persone che scrivono e sono grate del loro cambiamento.
Perché un libro può veramente cambiarti la vita.

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O si cambia o tutto si ripete [cit.]

“O si cambia o tutto si ripete”. Mi piace tantissimo questa considerazione di Oscar Di Montigny che cita Tiziano Terzani letta su LinkedIn stamattina.

O si cambia o tutto si ripete.

La vera costante di tutto è proprio il movimento che implica come conseguenza che le cose, le persone, le situazioni non siano mai più le stesse perché mano a mano che il movimento avanza se le cose e tutto il resto non avanzano in sintonia, creano resistenza e negli immobilismi le persone ristagnano, le cose ristagnano, le situazioni ristagnano.

Come si trattasse di un disco rotto, che continua a saltare.

Se una situazione continua a ripresentarsi è perché il disco si è incantato a un certo punto della traccia.

Per girare bene, le cose devono girare come su un giradischi, la puntina legge e restituisce musica.

Se continui a soffrire dello stesso disturbo, se con quella persona continui ad avere lo stesso problema, se al lavoro continui a incappare nelle stesse problematiche, se la vita inizia a starti stretta, se non sei soddisfatto di qualcosa che alla fine è sempre la stessa cosa, il disco si è inceppato.
Alza la puntina, lascia andare. Riparti con la traccia successiva. Non importa.
Si inceppa di nuovo? Si cambia il disco. Non si dice “ed è tutta un’altra musica”?.
Com’è la nuova musica? Mi piaceva di più quella di prima.
Mi piace di più quella di adesso.
E la qualità del sound?
Meglio quella di prima. Meglio quella di adesso.
Posso cambiare il giradischi e utilizzare un nuovo lettore.
In una parola, anzi in due: posso cambiare.
Posso cambiare le cose. Ho la possibilità di intervento.
Posso intervenire.
Una cosa è certa, se non avessi alzato la puntina, il disco continuava a saltare.
Quella situazione era in ristagno. L’energia ha bisogno di scorrere.
Qualsiasi cosa la blocchi genera ristagno e il ripetersi di situazioni disallineate che generano disagio.
Perché non si cambia?
Per la paura di cambiare. La paura si dissolve nell’azione. Tutti dovremmo avere un po’ meno paura e agire un po’ di più.
Avere quel piccolo coraggio che fa guadagnare in salute, in soddisfazione personale, in gusto per il nuovo, per vivere nella gioia della novità. Nella fluidità del cambiamento.
Fai quel viaggio.
Leggi quel libro che è mesi sulla mensola che ti guarda e ti chiama.
Chiama quella persona.
Parla con il tuo capo.
ti amo a chi ami.
Fai quella passeggiata nella natura che rimandi perché non hai tempo.
Il tempo non si trova, si dedica.
Fai quella cosa per te stesso. Falla perché così stai bene.
Inizia da qualche parte, da una cosa piccola o grande che sia. Non importa. Inizia a farla.
Basta fare il primo passo. Basta alzare la puntina.
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La vita che volevo


Stamattina sono andato in ufficio, quasi come ogni sabato eccetto quando, in pratica, ho i corsi di formazione. Si tratta del momento ottimale per pensare, recuperare le cose in sospeso, pianificare, fare tutte quelle cose che nel brusio della quotidianità settimanale fai più fatica a fare.
La vita che volevi era andare in ufficio?
Stamattina sono andato a fare un lancio. Sì, dopo l’ufficio sono andato a lanciarmi col paracadute (meglio averne uno sulla schiena, non si sa mai) e dato che sarei dovuto andare a prendere mio figlio un po’ prima come quando sta con me, siccome aveva un sacco di compiti da fare e sarei andato più tardi, ho pensato di fare un giro a 4000 metri dopo qualche settimana di astinenza e saltare da un aereo con un amico, atterrare, cambiarmi e correre a prendere il mio cucciolo.
La vita che volevi era andare in aria per precipitare ai 250 km/h?
Stamattina poi, guidando, ho incontrato un simpatico gruppo di ciclisti, di quelli super acuti che si mettono in formazione come birilli del bowling e al mio cortese (dico sul serio) sollecito di posizionarsi in fila indiana data la pericolosità della nuvola formatasi mi sono sentito dire in perfetto italiano dantesco “sta sito ti che te parli con quela machinassa” conditamente a coloriti improperi e qualche insulto per cui nonostante ciò sono stato felice di avere avuto un dialogo comunque costruttivo con degli esseri umani dotati di elevata caratura intellettuale (alla stessa maniera di coloro i quali, ad esempio, permangono nella corsia centrale in autostrada nonostante quella a destra sia deserta come le regioni centrali dell’Africa in estate con i leoni affamati e antilopi magre con lo scheletro a dieta).
La vita che volevi era discutere con ciclisti con il quoziente intellettivo di un Nobel?
Stamattina sono andato a prendere mio figlio e mentre guidavo tranquillamente in tangenziale verso casa sono stato avvicinato posteriormente a grande velocità da un SUV dalle notevoli proporzioni un po’ come il Rocco Siffredi delle auto e l’energumeno che sedeva sui molti cavalli della Mercedes GLE nera che ho provveduto a denunciare alle forze dell’ordine mi ha scattato una foto mentre sorridente gli esponevo il mio pollice (NON il dito medio, sottolineo) alzato.
Cosa avesse costui da me a desiderare intento a immortalarmi nel mentre in cui guidava?
Forse a discernere il motivo per cui rispettando semplicemente i limiti non poteva sorpassare il mio veicolo (macchinassa) sulla destra, immagino.
La vita che volevi era farti scattare fotografie in tangenziale?
Ma no. Certo che no, è che a mio avviso la questione è molto semplice. In giro esistono vari tipi umani più o meno vicini al cercopiteco che ci ha anticipati qualche anno fa ed esistono vari tipi umani vicini alla versione evolutiva migliore della nostra specie che spingono in avanti, nonostante i cercopitechi, l’umanità intera. A favore anche dei ciclisti in nuvola e a favore di arroganti fotografi col SUV.
La vita che volevi era parlare di questi episodi di normale e quotidiana umanità?
L’essere umano è fondamentalmente un animale con però una straordinaria e contraddittoria capacità evolutiva. In pochi anni (sì e no 200.000) ha avuto un boost significativo nell’1% di questo lasso temporale e cioè solo negli ultimi 2000 anni che nei 4.8 MLD di vita della terra corrispondono a qualche 0,0000000X.. (non lo so, non sono mai stato bravo in matematica e ho un sospetto di essere discalculico).
Se eravamo in 180 MLN nell’anno ZERO e se se siamo in così tanti oggi (il primo MLD è stato raggiunto solo nel 1800) è perché negli ultimi 200 e rotti anni ci si è dati un po’ da fare, in alcuni. In altri no, non tanto.
Ad ogni modo, la vita che volevo è questa: libera.
Libera di esprimere.
Libera di volare.
Libera di fare.
Libera di costruire. Libera di essere.
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Non c’è peso di cui non ci si possa liberare

Quando ti fermi un attimo a pensare distogliendoti dal brusio e sposti l’attenzione accade lo straordinario: le cose appaiono diversamente.

Basta solo distrarsi. Cambiare flusso di pensieri. Spostare il focus non su ciò che accade dove normalmente ti lamenti continuando a dargli un nome – è così, è cosà, lui è questo, lei è quell’altro, questa situazione è per così, etc. etc. – ma su altre cose, semplicemente.

Lasciarsi rapire da altro.

Metti la tua mente su una cosa diversa che ti rapisca l’attenzione per un po’ – o per tutto il resto del tempo – e i problemi hanno un altro sapore. Si addolciscono, non sono più amari come prima.

Provare per credere.

E la considerazione base che faccio è che tutte quelle persone che hanno deciso di farla finita o che pur esistendo non ne vengono fuori è probabilmente perché il flusso di pensieri costante li ha travolti. Non vivono consapevolmente, si limitano a esistere.

I problemi si sono ingigantiti quando bastava non caricarli dell’importanza eccessiva che li ha fatti andare fuori controllo.

Cioè, un problema è un problema. Grande o piccolo, lo stabilisci tu, per te.
Un problema piccolo può diventare grande a seconda della percezione che gli dai.

E viceversa, grande può diventare piccolo, quando non un’opportunità.
Allora è la mente e il suo flusso di pensieri che è la porta di accesso a come ti senti relativamente a quella data cosa.

Ciò significa che se volontariamente decidi di spostarti e di non lasciarti travolgere è possibile pensare che tante sofferenze possano essere deviate, evitate. Tante vite possono essere salvate.

La leggerezza paga. La pesantezza fa pagare a te.

E il conto è salato portandoti dietro la zavorra.

Basta liberarsi del peso dell’importanza eccessiva data alla data cosa spostando semplicemente il focus, là dove va il pensiero abitualmente, effettuando una sostituzione volontaria.

“Le difficoltà ci sono solo se le pensi”

[cit. di un ragazzo italiano con disabilità che apparso in una trasmissione televisiva sul raggiungimento di obiettivi è riuscito nell’arco di un anno a diventare campione mondiale di sollevamento].

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