Categoria sviluppo idee e affari

Sulla via di Damasco

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Un piccolo gesto, uno dopo l’altro, piccolo più un altro piccolo. Più un altro piccolo. Pochi euro. Un piccolo pensiero. Pensare all’altro anche per una piccola cosa. Per una piccolezza. Non è privarmi. Un piccolo dare è un grande dare.
Ero uno di quelli che diceva “sarei generoso, molto generoso se potessi..”. Mi sono reso conto di avere fatto uno switch. Un cambio di mentalità. Una specie di piccolo cambiamento sulla via di Damasco. Nulla ovviamente di così eclatante come la storia che ci è stata raccontata mille volte da piccoli. Una cosa che vale tanto in ufficio quanto per strada, al ristorante, al supermercato, in relazione professionale o semplicemente.. umana.
Quello che gli anglosassoni chiamano Paradigm Shift:

  • Dal pensare che anziché essere in un’epoca di crisi viviamo nell’epoca più prospera di sempre.
  • Anziché prendere per vero incondizionatamente il postulato economico relativo alle risorse che sono scarse al concetto di abbondanza planetaria e rispetto per madre Terra.
  • Dal prima io e poi te o prima te e poi io a io e te, assieme. Dalla sostituzione all’integrazione.
  • Non dall’essere egoista all’essere generoso ma al fare una cosa per l’altro che aiuti tutti e due. O al farla incondizionatamente, che va bene lo stesso.

Solo un piccolo cambio di paradigma. Che suona più o meno così: “non ti preoccupare, penso io a quella cosa per te”. Anche senza necessariamente doverlo dire all’altra persona. Il piccolo shift di pensiero passa da “se potessi, farei” a “che possa o non possa non conta, faccio il mio possibile. Intanto faccio qualcosa e quando potrò di più, farò di più”. Che è diverso dal non fare niente.
Riconosco la dignità dell’altro. Quando è l’altro a non riconoscerla, che fare?
Spostare l’attenzione. Mettere il focus su ciò che conta per te. Non dove lui vorrebbe lo mettessi. Non fare il suo gioco, ma il tuo. Personalmente continuo a fare quello che sto facendo. Per esempio facendo un piccolo gesto per la persona meritevole a fianco.
Non siamo tutti meritevoli della stessa dignità. In Sette anime il protagonista voleva essere certo delle persone che desiderava aiutare, osservandole senza che loro lo sapessero e riconoscendo loro in seguito “sei una brava persona”.
Non siamo buonisti, suvvia. Non siamo tutti brave persone. Non conta essere peccatori o cazzate simili. Conta come ti comporti in relazione a te stesso, agli altri, alle cose e alle situazioni. Negando la dignità dell’altro la si nega a sé stessi. Il piccolo gesto di riconoscimento pensando all’altro, almeno, dona a quella persona un sorriso, uno stato dell’animo. Una cosa che può cambiargli la giornata.
La famosa frase del Mahatma Gandhi “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” rispecchia, credo, questo. Almeno in parte.
Niente miracoli. Piccole cose. Una e poi l’altra.
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Il bello sta accadendo proprio ora

Ne sono assolutamente convinto. Capire dove siamo calati ci fa rendere conto che ciò che conta è la visione del mondo che abbiamo. La nostra visione ci restituisce la felicità o l’infelicità delle nostre giornate.
Se per esempio pensi che “sta la crisi” e che il mondo sia brutto e cattivo, continuerai a trovare conferme di ciò attorno a te. Basta farci caso.
Se pensi invece che viviamo nell’epoca più prospera di sempre, inizierai mano a mano a notare delle piccole differenze come nelle figure della settimana enigmistica.

Trova le differenze (foto un po’ datata).

La realtà oggettiva è la stessa mentre sei tu l’arbitro che nota ciò che desidera notare. Vuoi vedere i pregi di una persona? Vedi i pregi. Vuoi vederne solo i difetti? Vedi solo quelli. Perché tu hai deciso cosa vuoi vedere di quella data persona.
Così è per le cose.
Le persone vedono le cose non per come sono. Vedono le cose per come sono loro.
L’essere umano è un animale – ebbene, sì – che si è distinto tra tutte le altre specie per avere una mostruosa, efficacissima e velocissima capacità di adattamento e allo stesso tempo per essere decisivo nell’abilità di plasmare la realtà attorno a sé. Proprio in virtù di una visione.

La capacità di certi uomini di vedere le cose prima che esistano è ciò che ha fatto fare salti all’umanità intera, è ciò che ha spinto in avanti la veloce evoluzione dell’uomo, concentrata in particolar modo negli ultimissimi secoli.

Considerato che il trend è moltiplicativo, ci troviamo oggi in una fase di accelerazione di questo fenomeno.
E se per contro l’umanità cessasse di esistere dall’oggi al domani, il pianeta terra si riapproprierebbe del verde totale in meno di dieci anni. La natura crescerebbe rigogliosa ovunque. L’intero pianeta tornerebbe a respirare aria pura pressoché istantaneamente e si depurerebbe nel corso di qualche secolo, nella sua lenta corsa verso la fine di tutto, fra 5 MLD di anni quando il Sole diventerà una gigante rossa e ingloberà parte del nostro sistema solare, inghiottendo la Terra. Sì, tutto questo un giorno finirà.
Dicevamo, l’uomo plasma la realtà intorno a sé – finché ne ha tempo – in virtù di una visione.

Quella che era solo una lingua di deserto negli anni ’90 testimoniata dalla foto datata 1990-2008 di cui un po’ più su – solo immaginata nella mente di qualcuno – oggi è una metropoli pazzesca che muove milioni di persone e miete primati uno dietro l’altro. Questa città è Dubai.
Un isolotto lussureggiante e selvaggio comprato per una pipa di tabacco – 20 $ mi pare – popolato da laghi e attraversato da fiumi e fiumiciattoli, oggi è New York e l’isola è Manhattan con l’incredibile quantità di grattacieli che conosciamo. Il tutto in poco più di un paio di secoli, nulla nell’andamento temporale del nostro contesto.

Una cosa è sempre prima un’idea nella mente di qualcuno. Basta immaginarsela. Poi “basta” proiettarla adoperandosi per creare le condizioni per manifestarla.
..poi basta farla.
Ricapitolando:
1. Immaginare
2. Creare le condizioni
3. Fare
L’antica Roma è stata una visione di Romolo prima di diventare la metropoli che ha dominato il mondo dell’epoca per un buon migliaio di anni.
Ma nei milioni di anni attraversati prima di conoscere l’uomo come creatura adattiva nel suo upgrade moderno, in un contesto che ha all’incirca 4.8 MLD di anni (l’età del meraviglioso pianeta che ci ospita), abbiamo iniziato a svilupparci non certo quando la vita è apparsa 3.8 MLD di anni fa ma solo negli ultimi circa 200.000 (la matematica non è mai stata il mio forte ma se non erro è lo 0,004%).
Non è successo niente fino a circa 10.000 anni fa, fino almeno alle prime civiltà note, come ci è dato sapere. Quelle che ci insegnano ancora alle elementari che elenco per sommi capi: Mesopotamia, Cina, India per arrivare a Babilonia, Antico Egitto, Antica Grecia, Alessandro Magno, Impero Romano.

  1. Nell’anno ZERO eravamo 170 MLN.
  2. Nel 1800 eravamo 1 MLD.
  3. Oggi siamo quasi 8 MLD.

Questi dati – e datemi il beneficio d’inventario – ci restituiscono un’idea: che la curva è ESPONENZIALE.
Noi ci troviamo ora nel picco più in alto.

  • Viviamo nell’epoca più pacifica di sempre.
  • Viviamo nell’epoca più in salute di sempre.
  • Viviamo nell’epoca in cui il benessere è nella sua fase più estesa di sempre (sì, la disparità è ancora amplissima ma si è ridotta anche solo fino a 20 anni fa).
  • Viviamo nell’epoca dell’accesso immediato alla conoscenza: significa oggi che se si è ignoranti è perché lo si vuole. Non esistono più scuse, ognuno ha la possibilità di documentarsi, formarsi, fare esperienze di ogni tipo.
  • Viviamo nell’epoca dell’arbitro dove l’arbitro è ognuno di noi.
  • Ah, viviamo anche nell’epoca, da poco più di un solo secolo in tutto questo – un soffio! – in cui possiamo salire su un aereo e in una manciata di ore (grazie a una manciata di euro, non decine di migliaia com’è stato fino a epoche recenti) e trovarci ovunque sul pianeta.
  • Poi, sono di parte, viviamo nell’epoca in cui possiamo salire su un aereo e uscirci mentre questo sta volando e volare noi a nostra volta. Ma questo è un altro discorso.
  • Viviamo nell’epoca in cui parliamo non più a qualche decina di persone in una vita intera che si e no fino a qualche anno fa i nostri nonni conoscevano nel corso di tutta la loro esistenza.. siamo nell’epoca in cui persone comuni possono raggiungere centinaia, migliaia, milioni di persone esprimendo il loro pensiero in una forma più che mai libera e meno che mai censurata.
  • Viviamo in un’epoca che diamo per scontata, ma non è così. Basta togliersi le fettine di prosciutto dagli occhi, aprirli per lo stupore e uscire di casa. Sì, il mondo è in casa in un computer, è persino in tasca in uno smartphone.

Ma il mondo vero è là fuori e basta solo andare a prenderselo.
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Quanti anni ho io?

La splendida ragazza che ha servito il mio amico Ale e me qualche sera fa in uno dei locali più belli sulle Torricelle con una vista incredibile sulla nostra città, Verona, mi ha dato del Lei. La giovane ragazza era ineccepibile: sorridente, precisa, solerte, meravigliosamente gentile. Ha contribuito a migliorare la burrata che ho preso che già era fantastica di suo. E la nostra serata.
In più, quando il mio amico Ale e io siamo fuori a cena, amiamo analizzare “l’atteggiamento commerciale” dei camerieri. Sarà perché siamo appassionati d’impresa, sarà perché lui si occupa a sua volta di ristorazione, sarà perché siamo sempre attenti ai profili validi o perché semplicemente ci piace migliorare e notare anche il miglioramento negli altri.
Secondo noi, i camerieri sono dei veri e propri venditori. Meglio ancora quando vendono senza vendere, cioè quando l’abilità di vendita non è palesata se non fino a quando il commensale non manifesti la sua soddisfazione apprezzando la portata e gratificando il cameriere con un bel grazie – cosa non affatto scontata (se non con una mancia che gratifica anche le tasche del consapevole “valorizzatore di situazione” – composta evidentemente da cibo, location e.. gentilezza). E ci fa inorridire quando la categoria viene trattata da pezza da piedi, soltanto perché serve.

Se ci pensi, servire = essere utile.

E quando sei fuori a cena e detto tra noi, non te ne devi fare, è ancora più bello se questo essere utile da parte di una persona sconosciuta è disinteressato perché finalizzato solamente a fare bene quello che sta facendo.
Ma torniamo a questo Lei. Cavolo, ho trentanove anni, mi sento un ragazzo! Che sia la barba? L’aspetto? L’atteggiamento? Le esperienze che magari mi hanno reso apparentemente un po’ più burbero di quello che dovrei essere?
Ho imparato ad essere gentile. Anzi, sto imparando. Qualche settimana fa ho preso questa decisione: “sii gentile“. Cercando il più possibile di non perdere occasioni per esserlo.
Guarda caso, qualche giorno fa mi è capitato tra le mani questo libro: Il libro della gentilezza del CORBACCIO, che ho avidamente iniziato a leggere. E che consiglio a t-u-t-t-i. A riprova che sono i libri a scegliere noi.

Sto imparando ad essere gentile. Anche con chi ha con sé dei fiori come il bimbo in copertina. Anche se non è bimbo e viene da lontano.
E in verità quando la nostra deliziosa assistente mi ha dato del Lei, non ci sono affatto rimasto male. So di essere giovane.. Ma mi premeva capire perché.
La ragazza molto pacificamente ci ha risposto “perché è nel mio modo di fare, è professionale, lo faccio per riuscire bene ed essere brava”. Sinceramente adulti da 30-40-50 anni che danno risposte del genere non è così frequente incontrarli. Questa ragazza ci ha rivelato poi avere ventidue anni.
L’età è così un fatto percepito. L’età anagrafica non ha nulla a che vedere con l’età del proprio spirito. Con l’età del proprio comportamento. Con l’età di come ci comunichiamo verso gli altri.
Quanti anni ho io?
Quanti anni credi di avere tu?
Magari te li porti molto meglio. In una testimonianza d’impresa, recentemente, i ragazzi di quarta e quinta di un Liceo Scientifico mi davano poco più di trent’anni e si sono stupiti quando ho loro rivelato di avere due figli di cui uno grande di dieci anni.
L’età è un fatto relativo. Grande a dieci anni? Vecchio a trentanove? Mi sono appena definito giovane.
Mia madre ne ha settantacinque ed è una meravigliosa ragazza. Ale ha qualcosa in più di me e non sembra averne quaranta (o forse quarantuno.. non lo so neanche, non importa).
Viviamo in media trentaquattro anni in più rispetto ai nostri bisnonni, esiste un fenomeno che è una nuova vita oltre alla vita che già abbiamo, una vita che sta dentro abbondantemente all’età della ragazza che ci ha così gentilmente serviti e praticamente alla mia età di oggi.
L’età che siamo è l’età di quello che siamo per gli altri. E credo che per farci percepire più giovani possiamo essere più gentili. Ma senza interesse, non certo per l’età. Per essere semplicemente più gentili con gli altri.
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DI PADRE IN… FIGLIO!? – Ruoli e step nella continuità d'impresa, i giusti manager, i patti di famiglia, la tutela del patrimonio

Domani sera il quarto e ultimo appuntamento della decima edizione de Il Cenacolo dell’Impresa:DI PADRE IN… FIGLIO!? – Ruoli e step nella continuità d’impresa, i giusti manager, i patti di famiglia, la tutela del patrimonio”, dopo tre incontri dallo scorso autunno che hanno visto la partecipazione di più di 300 imprenditori.

In questa occasione avrò la possibilità di raccontare la nostra esperienza ma soprattutto di mettere a disposizione di imprenditori e professionisti non solo ciò che va fatto ma anche ciò non va fatto per trarre spunti di utilità per gli altri.
Ci si può registrare sul sito di Confindustria Verona e/o sul link qui sopra.
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Persone come Nick sono persone illimitate


Se un essere umano partito nel modo più svantaggiato possibile è riuscito a trasmutare e a ispirare milioni di persone attraverso la sua esperienza, perché persone “normali” non perdono occasione di lamentarsi e a non adoperarsi per fare le cose?
E non dico per fare le cose “solo” per gli altri, ma nemmeno per sé stesse.
Questo ragazzo ha tentato il suicido a 10 anni. A 10 anni (!).
“..non puoi sapere quello che puoi ottenere almeno fino a quando non ci provi” – così gli hanno detto successivamente i genitori, iniziando poi a imparare a pescare, a nuotare, a fare surf, snowboard e giocare a golf.
“Per ogni disabilità possa avere, sei compensato con tutte le disabilità che non hai”, Dice Nick. E se la disabilità peggiore risiedesse proprio nei limiti che abbiamo in testa? E se fosse una finta disabilità?
Mica necessariamente per superare chissà quali sfide.. sarebbe sufficiente superare la sfida di erodere i propri limiti mentali.
Io stesso ho visto lanciarsi un ragazzo sulla sedia a rotelle sopra il deserto di Dubai. I limiti sono solo nella testa delle persone.
E per una buona volta e senza falsa ipocrisia, bisognerebbe smetterla di continuare a frequentare persone limitate. I loro limiti, diventano i tuoi.
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"Mi piacciono le persone che per brillare non spengono nessuno" (articolo)

Il “pauroso conservativo” ti controlla. Non lo sai perché pensi ad altro mentre lui monitora quello che fai senza che tu te ne accorga perché sei spontaneo nella tua innocente ingenuità mentre provi a costruire qualcosa, nonostante. Ma tu invece poi.. te ne accorgi eccome.
Capisci chi è veramente. Prima “senti” solo che qualcosa stride ma non capisci perché. Poi deduci dai comportamenti. Che trovano conferma nel tempo, negli anni. E colleghi i puntini, per dirla alla Steve Jobs anche se non è esattamente questo il tema.
E cosa monitora? Che tu non osi immaginare di cambiare lo status quo.

Guai a cambiare lo status quo.

Il pauroso conservativo detesta il cambiamento, lo mette in allerta e lo manda in sbattimento. Quando si sente minacciato attacca colpendo basso agganciandosi ai pretesti per porti in condizione di difficoltà quando meno te lo aspetti. Non guarda in faccia a nessuno. Lo status quo e sfregarsi le mani quando sei in difficoltà, hanno la massima priorità.
Il pauroso conservativo non riconosce. Ed è questo il punto. Oltre a ciò, difficilmente comunica. Si porta dietro il fardello delle sue esperienze passate che lo hanno appesantito e le scarica sui malcapitati di turno che – magari – gli hanno dato nel frattempo anche la massima fiducia.

“Mi piacciono le persone che per brillare non spengono nessuno” (cit.)

Sfogliando le immagini salvate dal web sul telefono, ho trovato questa citazione, non so di chi sia ma ho deciso di divulgarla prima su Instagram, poi, su richiesta di un’amica che riconosce, su Facebook.
Grazie ai commenti di altre persone, ho deciso di approfondire l’argomento con questo articolo.

Perché molte persone che si sono sentite coinvolte e si sono sentite in qualche modo “vittime” dei paurosi conservativi, spesso, troppo spesso, pensavano di essere sbagliate loro.

Perché il pauroso conservativo agisce subdolamente, spesso interagendo con l’emotività della vittima.
Il pauroso conservativo manipola.
Il pauroso conservativo è un mediocre che sa di esserlo e usa la presunzione per innalzare le qualità che inevitabilmente anche lui ha. Tuttavia non abbastanza da non liberarlo dalla mediocrità della sua natura.
I mediocri spengono gli altri sistematicamente per abbassarli al loro livello e poi più giù così da sembrare sopra.
I mediocri non vogliono cambiare le cose, salvo poi lamentarsi degli altri, alle spalle naturalmente, in particolare di chi le vuole cambiare, osteggiandoli e facendoli sentire inadeguati.

Non tengono conto delle qualità altrui, dello studio, dell’impegno, delle esperienze, dei viaggi, delle relazioni, del lavoro svolto e nemmeno del successo ottenuto oggettivamente.
A loro interessa che il loro interesse non venga in nessun modo intaccato. Che lo status quo permanga sempre, costi quel che costi. Sono ancorati e non si sganciano. Non mollano. Non capiscono. Il loro piccolo potere è un feudo contornato di yes men e uomini manipolati che non pensano con la loro testa, convinti invece di farlo.
Sono persone guidate dalla paura. Alla lunga, è sempre l’inconscio il vero driver.

Credono di agire per il bene comune perché in fin dei conti se ne sono quasi auto convinti ma in fondo al loro cuore sanno di non essere loro, quelli adeguati. L’importante è non cambiare le cose.
L’importante è resistere, a ogni costo. E il prezzo è alto, come suggerisce Sebastiano Zanolli (grazie a Facebook per l’accadde oggi che cade a pennello).
Non per il bene comune, lavorano sui personalismi fingendo sia per il bene comune, elevandosi a salvatori della patria pur con manifesta inadeguatezza, valorizzando abilmente e subdolamente il poco che sanno fare. Sono abili mascheratori. Sono abili manipolatori.
Hanno la pazienza degli anni, facendo breccia sulla bella faccia e il cattivo gioco.
La soluzione è smascherarli rendendosene conto. La consapevolezza maturata nel tempo restituisce, prova dopo prova, la loro natura e l’intimo essere del loro agire. Non necessariamente in malafede, attenzione. Ma in relazione alla loro natura. Loro fanno il massimo di quello che possono per quello che sono.
Solo che non riconoscono e questo è il loro peggior problema. Che gli rovina la vita e la fanno rovinare agli altri, mediocri come loro e non.
La presunzione li acceca. Non capiscono quando è il momento di tirarsi indietro e cedere il passo.
Dal lato nostro, esserne consapevoli è la chiave. Fare bene comunque. Fare il bene comune. Veramente però. Essere umili. Lavorare per il meglio. Lavorare per il bene comune, nonostante.
Lavorare per le persone. PER VALORIZZARLE.
Loro non valorizzano, screditano.

A quanti si possono sentire “vittima” di chi ha loro avanzato tali angherie, ho questo messaggio: non siete tenuti a subirle.
Tutti partono sempre dal presupposto di essere nel giusto.
Tutti pensano siano gli altri ad averli defraudati di qualcosa. Tutti agiscono nella rivalsa.

Non esistono vittime.
Esiste la responsabilità di esserlo state, semmai. Di essersi lasciati sopraffare. Poi, la responsabilità è solo VOSTRA.
Paloma dice:
“Avere la mente e il cuore aperti, non sprecare tempo nell’invidia, sapere che sono le opere che parlano, e non le chiacchiere. Non sentirsi umiliati nell’essere “trampolino” per altri, perché si cresce insieme”.
Esatto, perché si cresce insieme. Non esiste io, esiste solo NOI.
Senza esporre le ricette di suor Germana per avanzare certi e sicuri nella vita, andare avanti dritti per la propria strada, consapevoli e con possibilmente ben chiaro in testa cosa si vuole essere senza esserlo a scapito di altri, aiuta a non cadere nei tranelli degli elementi negativi dati dai paurosi conservativi e dalla loro natura mediocre.
Riconoscerli e rispettarli è il primo passo avanti. Poi gentilmente discostarsene e proseguire per la propria via, costruendo e valorizzando gli altri è la cosa da fare. In pratica, occorre fare il contrario di quello che fanno loro per elevarsi rispetto a te. Non serve elevarsi. Non serve manipolare. Basta fare. Fare bene per gli altri. T-u-t-t-o-q-u-i.
Su Instagram un commento interessante è stato:

  • benedetti_barbara La realtà è ben più complessa, più grave di un semplice mediocre che per sentirsi superiore abbatte il più debole. Viviamo in un tempo di assoluta mediocrità. Il nostro sistema è mediocre. Da qui, cammina la nostra vita. Parliamo di libertà, quando la stessa è vincolata e soffocata dal potere. Bisogna imparare a difendere la nostra esistenza dal fulcro di quella mediocrità che premia quegli stessi mediocri dei quali non bisogna circondarsi. Il Tempo è prezioso e di una estrema bellezza. Basta guardare l’ora del Tramonto per capire quanto è meraviglioso esistere ed essere.

(Grazie Barbara). Ti ho risposto così, non è che il mediocre abbatta il più debole, perché non è detto quest’ultimo lo sia:

  • leonardoaldegheri Viviamo in un mondo in cui è vero tutto e il contrario di tutto. Da sempre, credo, ma non c’ero. Non posso raffrontare questa epoca di presunta mediocrità con un’altra, quella medievale, ad esempio. Viviamo nella relatività. Dire che “la realtà è più complessa” è un giudizio. Così come dire “la realtà è più semplice”. Più grave o meno grave sono anch’essi giudizi. Giudizi frutto della visione di ciascuno. Nessuno ha la verità in tasca. La verità è quella che credi sia la verità. Forse 😉 – grazie per il bel commento. L’attimo del tramonto è favoloso. Così come quello dell’alba. Così come il tempo in cui guardi il mondo con l’occhio del bello. Giudizio anche quello.. tanto vale la pena no? 🍀

Allora guardiamo il mondo con l’occhio del bello. Anzi, contribuiamo a costruirne uno più bello. Lasciamo un mondo migliore a chi verrà dopo di noi. Senza avere paura. Senza essere così conservativi. Fottiamocene dello status quo solo perché si ha paura della propria ombra e rimanendo immobili nel terrore di fare errori.
Guardiamo avanti. Tanto vale la pena, no?
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La vita rosea degli altri. E altre amenità.. a meno che?

Nel mentre in cui mi rendo conto di fare parte dei 387.000 nuovi casi di influenza del dicembre 2017 tra i giorni di Natale e Capodanno (che culo), tra le altre cose penso a come chiudere l’anno del blog.
Non ho scritto molti articoli quest’anno date le intense vicissitudini aziendali, l’impegno nell’editoria (più di cento libri meravigliosi realizzati per i migliori editori e nuovo record di fatturato 🙂 ) e lo sviluppo di Paracadutismo per la Leadership che ha visto due inedite e stratosferiche edizioni, a riprova che l’impegno, la forza di volontà e la perseveranza vincono sul talento. Poi se c’è anche un po’ di culo..
Devi sapere che questi giorni sono per me sempre determinanti per riflettere, tirare le somme dell’anno appena passato e beneficiare del pensiero slegato dall’operatività che inquina il naturale ambiente mentale.
Scrivo e programmo il 2018. Il 31.12.16 ho concluso l’anno con una meravigliosa stellona con i miei amici paracadutisti, per quest’anno ero pure prenotato ma rien da faire. Boom di influenza nelle feste.

Così sia.
31.12.17. Concludo l’anno nella lettura – tra uno starnuto e l’altro – e la scrittura. E come avviene in questi casi, dare un significato all’anno appena trascorso comporta il porsi alcune domande. Sì, perché tra aspettative e speranze, buoni propositi e lista degli obiettivi per il 2018 in arrivo tra qualche ora, si può rischiare di pensare anche a quanto siano fortunati gli altri, ai riconoscimenti mai arrivati, etc. etc. Ti succede mai di pensarlo?
Mi capita sotto mano qualche giorno fa questo splendido corto della Disney prima di una serata a coccolarmi i miei due cuccioli mentre fuori nevicava. Insomma il paradiso.

La vita rosea degli altri.
Non sai mai cos’ha passato la persona che hai di fronte. Vedi le nuvolette rosa degli altri. Ma non sai che c’è chi prova ad avere figli e non ci riesce. Chi ha perso il marito, giovane della mia stessa età, improvvisamente. Chi ha perso il padre dopo la madre. Chi ha smesso di suonare la batteria, che era la sua vita, per un male incurabile pur non avendo smesso mai di sorridere. Allegria?
Cose successe nel 2017, alcune solo qualche settimana fa.
Quando penso al senso della vita, non so darmi risposta.
In questo corto che ti invito a guardare, forse, qualcosa ci è spiegato. Qualcuno ha la nuvoletta grigia mentre gli altri l’hanno rosa. Non si da per vinto quando sembrava si fosse definitivamente rotto. Si attrezza. Allarga le spalle. Protegge la testa. E vola.
Ti auguro un 2018 STREPITOSO, FANTASTICO, STRAORDINARIO. Come sono uso rivolgere a chi sento. Qui lo faccio a chi sente me.. e gli capita di leggermi. Continua a volare.
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Umberto Eco – 40 regole per parlare bene l'italiano


Faccio libri di professione. In Grafiche AZ abbiamo a che fare con editori, illustratori ed autori tutti i giorni, da ogni parte del mondo. Per questo motivo più che essere stampatori e legatori ci consideriamo – e sentiamo – quasi quasi di più contributori della diffusione della conoscenza. Ed è per questo che riproponiamo le 40 regole per parlare bene l’italiano del magnifico Maestro Umberto Eco. Eccole!
“1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere”.
Tienile a mente quando si tratta di scrivere un libro.. (violazione delle regole 6 e 7) o anche di riscriverlo! (27)
A proposito, il nostro mitico Gek Tessaro ha riscritto – secondo, regole impeccabili – (19 e 24) un Pinocchio f-e-n-o-m-e-n-a-l-e (Lapis Edizioni).
Il ditino del Pinocchietto nell’immagine ci indica di leggerlo 🙂
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ANNUNCIO DI LAVORO x4


La Società Editoriale Grafiche AZ è una “fabbrica delle fiabe”: produce libri cartonati sottili di pregio per bambini per il mercato estero e per l’Italia da quasi 50 anni.
I nostri clienti sono principalmente editori di tutto il mondo.
La ricerca è indirizzata esclusivamente a candidati realmente motivati, in grado di poter aggiungere idee e soluzioni, con conoscenza delle dinamiche editoriali e passione sfrenata per il lavoro in squadra e per la volontà/capacità di sviluppo del business.
La ricerca è rivolta a 4 distinte figure:

  • 1 – magazziniere
  • 1 – back office commerciale
  • 1 – responsabile commerciale
  • 1 – commerciale estero


Le risorse prenderanno – rispettivamente – in gestione le attività di:

  • organizzazione magazzino, gestione DDT, approvvigionamento materiali; molto apprezzata la conoscenza delle 5S e del miglioramento continuo in ottica Kaizen;
  • segreteria commerciale, customer care, invio offerte, post vendita, gestione appuntamenti commerciali;
  • sviluppo commerciale con budget assegnato, gestione ufficio commerciale, disponibile a trasferte;
  • commerciale estero con spiccata attitudine alla vendita e al raggiungimento degli obiettivi assegnati dalla direzione, disponibile a trasferte;

Sono richieste spiccate doti comunicative/relazionali e attitudine al problem solving. Per le tre figure commerciali è richiesta, in ordine di priorità, la perfetta conoscenza del francesetedesco e inglese, oltre all’italiano.
Allineamento alla filosofia aziendale e agli obiettivi di crescita pianificati è imprescindibile condizione.

Requisiti:

  • per la gestione dei magazzini: diploma o laurea non sono condizione così necessaria; le capacità organizzative in ottica di anticipazione e preparazione dei materiali lo sono molto così come l’uso dei pacchetti informatici e gestionali.
  • per l’area commerciale: laurea in lingue e/o materie umanistiche, spiccato senso di concretezza, abilità di vendita;

La frequentazione di corsi di formazione e/o specializzazione sono molto apprezzati, così come grinta, propositività e attitudine alla leadership.
Domicilio/residenza: Verona/Vicenza.
Ciascuna posizione prevede una reale opportunità di crescita all’interno dell’azienda. L’impegno è full time.
Candidati di entrambi i sessi sono pregati di inviare il proprio curriculum con foto, corredato da una motivata presentazione e autorizzando al trattamento dei dati personali qui –> graficheaz@graficheaz.it.
Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03.
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Non leggerai questo articolo perché è troppo lungo. Anche se parla di Trump, denaro, ricchezza, libri e futuro del lavoro – hai 10 minuti?

Abbiamo relazioni.
L’uomo è noto per essere un animale sociale. L’Homo Oeconomicus è quella strana evoluzione della nostra bizzarra specie che occupa frazioni degli ultimi due secondi solo nella ventiquattresima ora del 31 dicembre del calendario cosmico.
Eh?
Il calendario cosmico raggruppa tutto quello che è accaduto nell’ultima dozzina di miliardi di anni dal Big Ben a oggi come fosse un anno normale dei nostri, fatto più o meno di 365 giorni perché:

  • è dato da un giro del nostro pianeta su sé stesso in più o meno 24 ore;
  • mentre vaga attorno ad un astro chiamato sole in un moto perpetuo;
  • come fosse una trottola lanciata da un giocoso bambino giusto qualche tempo fa.

Una prima domanda: chi sarebbe il giocoso bambino? Tralasciando considerazioni religiose di sorta, lo possiamo chiamare Dio, l’Intelligenza che Tutto creò, Energia, lo Spirito Unico che tutto permea.
Giordano Bruno per avere espresso simili considerazioni, solo quattro secoli fa, fu arso vivo nella pubblica piazza per non aver abiurato dopo molti anni di prigionia e testi preziosissimi bruciati, anch’essi.
Beneficiamo di un’incredibile saccenza per 500 anni di scienza ove siamo convinti di aver racchiuso lo scibile umano. Il mondo è molto di più, da molto più tempo e ha molto poco a che vedere con la presenza e la partecipazione della breve comparsa dell’uomo su questo pianeta.
Se consideriamo che negli ultimi cinque anni è accaduto quanto è accaduto negli ultimi cinquanta, iniziamo via via a cambiare prospettiva. 
Centriamoci: l’uomo – come ho più volte ribadito in questo blog – è un fenomeno piuttosto recente e non è il padrone della Terra.
L’uomo, così come lo conosciamo, ha una manciata di migliaia di anni. L’uomo è l’essere vivente con la più elevata capacità di adattamento mai esistito. L’uomo è solo molto abile ad evolvere velocemente. 
La Terra è una piccola sfera collocata in una regione piuttosto remota della Galassia – la nostra casa: la Via Lattea – assieme al resto dei pianeti del nostro Sistema Solare che è solo uno dei probabilmente più di 200 miliardi degli altri presenti con almeno un pianeta attorno a ciascun “Sole”. E ciò solamente nella nostra Galassia.
Le Galassie sono, almeno quelle ipotizzate finora, centinaia di miliardi. Nel nostro Universo. E oltre al nostro Universo, esistono altri universi? In quel caso si parla di Multiverso.

Dal Big Bang occupiamo si e no gli ultimi due secondi.


Chi siamo noi quindi per permetterci l’arroganza di pensarci al centro di tutto questo? O di pensarci perlomeno al centro dei nostri enormi problemi?
Ecco una rivelazione incredibile: sta tutto nella nostra testa. Sta tutto nella nostra mente. Sta tutto nella nostra psicologia. La nostra mente ingigantisce enorme-mente. La nostra mente rimpicciolisce paradossalmente, cioè ci porta ai paradossi: porta alla nostra portata qualcosa di incomprensibile come il concepire più Universi nel nostro mondo e ingigantisce piccole cose come maneggiare pochi spiccioli di euro. Ché, in tutto questo – se ci pensiamo bene – sono gran poca cosa.
Ma cos’è il denaro? Il denaro innanzitutto è un’invenzione umana, non esiste in natura ed è una convenzione, anche in questo caso molto recente. Anticamente l’uomo viveva di auto sostentamento perlopiù agricolo e di caccia; storicamente barattava. Poi l’introduzione di un elemento terzo atto alla semplificazione delle transazioni commerciali ha permesso, a chi lo sapeva padroneggiare, di diventare anche molto ricco. Ricco rispetto a qualcun altro che non possedeva evidentemente le stesse abilità.
Abbiamo vissuto per millenni in una società dove i ricchi erano una infinitesima percentuale della popolazione – spesso per “divinazione” – tramandavano la ricchezza ed erano mostruosamente più ricchi di come concepiamo noi la ricchezza moderna cioè di come ci rapportiamo alla ricchezza correlata ai nostri tempi.
Ora, dopo qualche secolo di borghesizzazione ove fette più elevate delle popolazioni potevano accedere al benessere e a quella parte di serenità economica non più riservata ai soli pochi e rari, sta avvenendo un ritorno del fenomeno:

  • la fascia cosiddetta media subisce uno schiacciamento a favore dei due poli opposti;
  • gran parte di questa fetta va fatta ricadere nel polo povero;
  • mentre solo una ristretta percentuale va nel polo ricco.

Si ritiene che i ricchi del pianeta oggi siano il 3% dell’intera popolazione mondiale. Chi detiene le armi dell’amministrazione finanziaria – ovvero maneggia e padroneggia quelle competenze necessarie alla serenità economica di cui sopra – può pensare al futuro con una minore dose di incertezza rispetto alla maggior parte della popolazione rimasta analfabeta da un punto di vista di intelligenza finanziaria.

Prevedere i trend del futuro e sapersi regolare anche relativamente alle predizioni che prevedono la sparizione dell’80% dei lavori attuali entro una decade, massimo quindici anni da oggi, diventa assolutamente necessario.

Intelligenza Artificiale, BOT, Algoritmi, Blockchain, Criptovalute: questi mostri stanno avanzando ad una velocità mai vista, come quella del NULLA della Storia Infinita che uccide la fantasia degli esseri umani. Ma qui non è affatto la fantasia ad essere uccisa dato che quanto sta avvenendo ai nostri giorni supera ogni più fervida immaginazione.
Semmai è la risposta alla domanda “che fine farà l’homo oeconomicus?”
C’è chi parla di reddito di cittadinanza, chi sostiene che ci si debba necessariamente dotare di competenze approfondite e specializzate al massimo senza ancora tenere conto dello spaventoso aumento demografico e dell’avanzata senza pietà dei popoli storicamente “sottomessi” dall’occidente che stanno risvegliandosi, non da ultimo il fenomeno della Primavera Araba trainato dal web quale nemico dell’analfabetismo e prezioso alleato della presa di coscienza dei popoli.
L’essere umano è un animale bellicoso e imprevedibile. Anzi, forse un po’ prevedibile lo sarebbe anche. Sono le variabili umane e il loro intrecciarsi economico a non esserlo.
Ma se canalizziamo l’energia del sapere e del dotarsi di strumenti, non ci agevoliamo forse un po’ di più nell’affrontare le incertezze del nostro futuro economico?

Che salto dall’Universo al mondo in cui siamo calati, dalla sussistenza al baratto, dal denaro all’essere persino ricchi, eh?

Ma cos’è allora la ricchezza? Anche qui, per convenzione, si considera ricco un soggetto che disponga di una liquidità immediatamente usufruibile (non allocata in beni patrimoniali come gi immobili, ad esempio) pari ad almeno 1 milione di euro. La ricchezza in verità ha molte definizioni ma quella che oggi giorno va per la maggiore è relativa alla libertà di fare le cose, ovvero a quella capacità di disporre del proprio tempo e del proprio spazio serenamente e senza dover rendere conto a qualcuno.
Pensi di essere libero ma non lo sei, per esempio, se rendi conto al tuo datore di lavoro. Beh, lì lo dice la parola stessa: sei dipendente. Già, da qualcuno che non sei tu.
Nei quattro quadranti di Kiyosaki chi sta nella parte sinistra rende conto, chi sta nella parte destra, sostanzialmente, non rende conto (con le 50 sfumature grigie del caso).
Tuttavia ciò è rispettabile salvo non incorrere in lamentele continue. Chissà perché le persone tendono a lamentarsi senza mai veramente voler cambiare le cose.. Se vuoi cambiare le cose e arrivare ad essere libero occorrerebbe perlomeno lavorare sulla propria psicologia.
Prossimamente produrrò una innovativa risposta alle due precedenti domande. Di libri sulla ricchezza e sul denaro ne esistono a valanghe, tutti o quasi presentano ricette, soluzioni, indicazioni più o meno aderenti alla realtà. Bene, tutto lecito almeno finché non provi a mettere in pratica qualcuna di quelle informazioni e rimanere ferocemente deluso, ancora una volta.
Ma se c’è chi ti dice come fare e tu fai quello che ti dice e ancora non ci riesci, cosa ancora ti manca? Cosa ti impedisce di realizzare ciò che vuoi fare? Intanto, sai già almeno quello che vuoi?
L’ignoranza è una scelta.

La perseveranza è un valore, è il turbo per la propria attitudine. Fallire fa parte del gioco. Capire, anche. Capire deriva dalla sensibilità di ciò che si è imparato a padroneggiare.
Non esiste pasto gratis, dicono gli anglosassoni. L’impegno è, probabilmente, la chiave, senza tuttavia avere comunque mai la certezza di riuscita. E oggigiorno non ci si può in alcun modo permettere di essere ignoranti. La nuova moneta di scambio è la conoscenza. Il profitto è la competenza, cioè la conoscenza diventata azione compiuta che produce risultati.
L’Autore del libro che andrà in produzione a breve è un giovane e compiuto CFO di una multinazionale quotata e sa bene il fatto suo. Oggigiorno più che mai contano le competenze che determinano i risultati e persone che sanno il fatto loro.
Quale tipo di risultati? Quelli aderenti al tuo stile di vita, cioè quello che volontariamente o non, ti scegli.
Accade sempre ciò che scegli. E anche una non-scelta è una scelta.
Ma contano anche i risultati a livello trasversale. Chiunque oggi sappia veramente qualcosa, può trasferirlo a un pubblico di riferimento specifico più o meno grande. Il tema è, semmai, raggiungere quel pubblico.
E purché, tale trasferimento, possa raggiungere quel pubblico deve disporre di una caratteristica fondamentale: che sia portatore di utilità immediatamente praticabile. Chiunque può, se vuole, esercitarsi ed iniziare ad ottenere. Alla condizione di impegno e perseveranza.
Questo è un libro diverso da tutti gli altri sull’argomento perché viene dal basso, è volutamente “terra-terra” perché non parla di fenomeni, non millanta ricette, non parla dall’alto verso il basso, non discrimina, anzi, incoraggia pur senza false promesse e senza essere necessariamente e senza inutili fraintendimenti un Entry Level.
No, non è un entry level, anzi, è di più: è l’ulteriore evoluzione dopo le ricette, dopo le promesse, dopo i fallimenti.
Questo libro è il ritorno totale sulla psicologia, perché parte proprio da lì: è il livello successivo dell’Autore che ha iniziato a produrre risultati da persona “normale”, da uomo della strada che vive i problemi della nostra epoca, come tu che stai leggendo questo blog, come me in qualità di quello che sta scrivendo su questi argomenti ora:

  • studio anch’io da anni i mille modi per godere di quella libertà di cui sopra pur tuttavia con tanti muri sui denti. Tantissimi. L’Autore è una rivelazione a riguardo.
  • scrivere non solo è terapeutico: è fantastico! E da accanito lettore quale sono, apprezzo maggiormente l’opportunità di parlare di argomenti che amo e soprattutto che perseguo.
  • non solo ho l’opportunità di integrare l’opera con una prefazione: contribuisco, a mio modo, alla diffusione della conoscenza con la produzione del manufatto che ti troverai fra le mani. La confezione, le carte, il design, l’odore dell’inchiostro sono frutto del magnifico lavoro – di produttore di libri per il mondo – che faccio.

Mi trovo a Francoforte nel momento in cui scrivo (di notte) come espositore alla fiera del libro: la fiera delle avanguardie, come mi capita spesso di chiamare questo incredibile e frequentatissimo evento editoriale.

E da qui dichiaro apertamente che il libro è vivo più che mai, è uno strumento caldo e l’uomo è un essere caldo, usa i sensi ed è per questo che questo straordinario oggetto con una manciata di euro permette al pensiero dell’Autore di arrivare ad enuclearsi con il tuo pensiero dandoti degli elementi utili da mettere in pratica fin da subito. 
Un consiglio: parti dalla consapevolezza. Ogni volta che affronti qualcosa di nuovo, abbandona ogni pregiudizio e lascia andare, fai fluire i nuovi elementi caldi che entrano nella tua mente e lascia che alimentino le cellule affinché creino nuove sinapsi serenamente, senza resistere.
Non avere fretta.. e soprattutto chiediti come puoi rendere utile quanto appreso da te, per te e per gli altri.
Viviamo in un’epoca straordinaria, la più prospera di sempre. Questa nuova era è quella in cui non siamo al centro, non siamo i padroni, non siamo nemmeno completamente liberi. Ma possiamo essere utili agli altri con ciò che abbiamo imparato affinché non debbano partire da zero e sbattere denti e testa contro infiniti muri.
Non è necessario essere guru per trasferire, l’epoca dei guru è finita. Viva è più che mai l’opportunità che oggi ci è data di trasferire. E recepire.
Certo, c’è anche tanta, tantissima fuffa in giro. La consapevolezza però ti permette anche di selezionare l’enorme quantità di materiale reperibile con più o meno facilità. Vai sul sicuro, vai da chi non promette mari e monti ma da chi propone solamente in base al vissuto con lo spirito di aiutare per fare meglio.
May the wind always be at your back and the sun upon your face.
PS: sai chi sono (stati) i veri padroni della Terra? I dinosauri. Sì, proprio loro, quegli esseri giganteschi che hanno presidiato Madre Terra fino a 64 milioni di anni fa.
L’auspicio è che possiamo noi – come esseri umani – arrivare a padroneggiare il nostro habitat per 100 milioni di anni come loro. Forse è più facile arrivare a padroneggiare il nostro denaro 🙂 – non trovi?
PS2: e Trump cosa c’entra?
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