Il Nuovo Rinascimento dell'Italia passa attraverso la manifattura

Ti racconto una storia. Qualche giorno fa c’è stata l’inaugurazione della Mostra LA MAGIA DEI COLORI nella prestigiosa Biblioteca A. Frinzi dell’Università degli Studi di Verona perché su invito della stessa Università, nell’ambito di un’iniziativa europea molto importante che è la Kidsuniversity, come Grafiche AZ, l’azienda di cui sono anche socio, abbiamo avuto l’opportunità di aprire ed esporre parte degli storici archivi dei magnifici libri che produciamo da 45 anni per l’editoria internazionale.
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Inutile dirti quanto mi sia personalmente divertito un mondo ad organizzare la Mostra – che ricordo essere ancora visibile fino al 21 ottobre – perché:
A – ho acquisito nuove competenze oltre a quelle di cura maniacale della fabbricazione dei libri per i nostri editori;
B – è proprio divertente ideare, creare, allestire e decidere quali e dove posizionare i libri, i fogli stampa, gli originali degli artisti (tra cui quattro meravigliose copertine di Alessandro Sanna per l’edizione americana del Pinocchio prima di Pinocchio ovvero la geniale storia del pezzo di legno che diventerà il burattino più celebre del mondo), le lastre per stampare i libri con le nostre macchine offset, magnificare quel meraviglioso “Cielo di libri” dove vedi meravigliosi libri per bambini illustrati nei loro mille colori come fosse una pioggia di quadricromia dal soffitto;
C – abbiamo fatto promozione come non ci fosse un domani per una cosa a cui tengo profondamente (l’azienda fu fondata da mio padre e dal suo socio storico);
D – ho imparato anche qualcosa di più e diverso dal solito che è quello che fa del lavoro il più bel lavoro del mondo investendo in quell’elemento extra che ti fa fare la differenza quando fai qualcosa che ti piace.
Ma soprattutto ed è il punto a cui tengo di più..
E – come era normale fosse doveroso, all’inaugurazione, ho dovuto parlare in pubblico.
Dire “dovuto” non è corretto perché, in verità, non vedevo l’ora.
Come saprai tra tutte le paure le più frequenti in assoluto – e più temute dall’uomo (lasciamo perdere la paura del buio) – ve ne sono due in particolare:

Dato che di cadere non ho paura perché se mi conosci sai che pratico paracadutismo da qualche anno e oltre ad avermi cambiato la vita, la cosa che mi diverte particolarmente – quella di saltare da un aereo intendo – è proprio la caduta libera e la sensazione di libertà assoluta e ancestrale che solo il lancio ti sa dare.

A proposito, se ti interessa mi occupo per passione di team building per le aziende: amo la formazione e so quello che essa può fare. Fin da subito ho considerato il paracadutismo come strumento formativo e ho quindi abbinato per la prima volta nella storia il paracadutismo alla leadership per affrontare le sfide di oggi, contattami qui se vuoi saperne di più.

Tornando a noi, la paura, evidentemente, è semmai proprio quella di parlare in pubblico.
E se non vuoi parlare in pubblico proprio non ti viene: ti sale il panico, ti si asciugano palato e lingua e vedi anche un po’ bianco: in passato mi è successo.
Ah, mi ero anche dimenticato cosa stavo per dire su argomenti che conoscevo perfettamente.. Sì, hai capito: è stata una discreta figura di m…a.
Qualche giorno fa me la sarei letteralmente fatta sotto.. MA ho fatto dei corsi, oggi parlo in pubblico abbastanza spesso anche se pur sempre in contesti protetti.
Devo anche dire che aver suonato la batteria per anni più di tanto non mi fa provare timore dei palchi perché grazie anche ai concerti fatti un po’ sparsi per l’Italia al tempo che fu, ho avuto la possibilità di farci la mano. Ma mica basta questo 🙂
Sì, ti dicevo, me la sarei fatta anche sotto se non fosse stato che..?
L’intenzione, la voglia, il desiderio di parlare in pubblico non fossero venuti da dentro di me.
Il prossimo speech a TEDx?
Perché no 🙂 – MAGARI!
Ora lo voglio fare. Sì!
🙂
Dai, seguimi.
Non so per quale motivo abbia detto una frase tanto potente: che il Nuovo Rinascimento per l’Italia passi attraverso la manifattura.
Proprio nel senso di esortazione. Qualcosa dentro.. me l’ha tirati fuori. Estratto. “Educato” (nel senso primordiale di educere, tirare fuori, “trarre” appunto).
Davvero, non credermi uno che le spara, anzi, ero e sono veramente convinto di quello che ho detto. Il bello è che è venuto fuori spontaneamente.
Non mi ero preparato nulla appositamente perché volevo fosse un’esperienza sfidante. Chi parla in pubblico sa perfettamente cosa dire e di me potrebbe anche sorridere per la cadenza rigorosamente veneta. Son veneto ciò.. 🙂
UNA COSA MI PREMEVA. Davanti a tutte. Per l’amore, l’impegno e la dedizione del mondo nel lavoro che si fa.
Avevo mio figlio di nove anni e mio nipote davanti e ho pensato che noi stiamo lavorando per loro, per creare non tanto e solo il nostro futuro ma il presente che si ripercuoterà sulle loro spalle.
Inutile dirti quanto sia importante essere consapevoli e sensibili sulla qualità del mondo che lasceremo loro, che include, per esempio, la qualità dell’ambiente che lasceremo loro.
E mi sono posto alcune domande alle quali come sempre cerco di dare una risposta, almeno per capire l’argomento, se mi riesce.
..e il loro futuro del lavoro quale sarà?
Vogliamo bene ai nostri figli, no?
Cosa gli stiamo lasciando?
Cosa stiamo facendo per dimostrargli il bene che gli vogliamo se non agiamo oggi stesso, adesso?
Ad es. mi riferisco anche a cose banali come raccogliere le cartacce per terra per riporle in un cestino rispettando la differenziata, in sintesi, cercando di costruire il mondo come un luogo migliore per viverci. Anche e soprattutto attraverso il fare impresa.
Se questo passasse attraverso la manifattura (sana ed etica, s’intende)?
Lo so, sono discorsi triti e ritriti. Ma ci tengo.
Se il Nuovo Rinascimento dell’Italia passasse attraverso una manifattura sana ed etica sono più che convinto che saremmo pronti entro qualche anno a lasciare un mondo migliore ai nostri figli, più sano, più pulito, con persone più consapevoli e sensibili alle tematiche ambientali e di responsabilità sociale.
Noi, ovviamente, per produrre libri compriamo carta fatta da alberi. Ma che vengono ripiantati in misura maggiore di quanto ne vengano abbattuti secondo le rigide norme FSC che siamo volontariamente tenuti a rispettare.
Poca roba, capirai.
Ma vorrei fare in modo che le persone capiscano che ognuno nel proprio può farla, questa poca roba.  Mi riferisco veramente a piccole attenzioni nel quotidiano che contano. Che pensino al loro futuro, non alla nostra pigrizia di oggi nel fare finta di niente.
Se ti sembra stia parlando di cose poco concrete, perdonami.
Fare impresa è uno strumento tra i più efficaci per portare cambiamento. Gli imprenditori sono uomini che al di là del profitto contribuiscono al miglioramento delle condizioni attuali. Per farla breve, ti inventano delle cose e te le propongono, spesso per risolverti un problema più o meno complesso, più o meno ludico o di utilità quotidiana.
Nel suo storico intervento a San Patrignano, Renzo Rosso dice che non serve inventare il mondo: prendi una cosa, trovi il modo di migliorarla e renderla più moderna facendola servire a qualcuno. Qui il sunto da 5.55 (5 è il suo numero 🙂 ).
Renzo Rosso a San Patrignano
Non devi fare una politica di prezzo, devi fare una politica di valore. Altrimenti sei nessuno nel marasma del niente e non ti cercano e non ti vogliono. Soprattutto non servi a nessuno e non contribuisci a migliorare il mondo.
E se per migliorare il mondo si dovesse passare veramente per la manifattura, mi sento di dirti senza troppi peli sulla lingua di essere volentieri portatore di questo messaggio, nato spontaneamente all’inaugurazione di una mostra di 45 anni storia di un’azienda manifatturiera che fa questo nobile lavoro per i bambini.

Le persone che hai attorno sono un turbo. O il tuo freno a mano (per) sempre tirato

Osservo con maniacale attenzione le persone che funzionano da quelle che non funzionano. E, chiaramente, mi pongo la domanda rivolgendola a me stesso con spietata franchezza ed anche un po’ di severità:

  • chi sarei e cosa farei, sempre io, in un ambiente diverso?

Parto dal presupposto che nel ritenerci responsabili sempre per le nostre scelte, il risultato di quello che siamo e abbiamo nella nostra vita parte esclusivamente da noi.
Più esattamente, parte e ritorna da noi. Sempre. Con una precisione strabiliante.
Quello che siamo oggi è il risultato di quello che siamo stati tempo prima.
Le scelte di sei mesi fa, oggi sono manifeste.
Persino decisioni prese anni addietro da terzi, oggi sono la risultante precisa di quello che è stato.
Questo ci da un potere immenso perché con la decisione di oggi e la pazienza del frattempo, fra sei mesi, in teoria, abbiamo la manifestazione della scelta.
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Ovvio che parlo di sei mesi in maniera indicativa ma è un’unità di misura che vedo essere il lasso di sviluppo dei miei programmi, in un flusso pressoché costante.
Noi imprimiamo costantemente l’etere di senso. Noi per noi e gli altri e gli altri per loro e noi.
Ora, tornando alla domanda iniziale, in quale misura incidono gli altri nella manifestazione dei NOSTRI risultati?
Incidono eccome. Gli altri incidono. Il libero arbitrio è il nostro motore, cioè le scelte che compiamo e dove vogliamo essere di qui nei sei mesi che dicevamo.
Ma oltre al libero arbitrio c’è il contesto.
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Nella concezione di piena responsabilità gli altri c’entrano poco. E questo è un errore.
Le persone attorno sono il nostro turbo. O al contrario il freno a mano.
In pratica, gli altri si dividono in tre categorie quando vuoi realizzarti e non puoi non tenerne conto:

  • gli ostacolatori
  • gli indifferenti
  • i facilitatori

A parità di capacità (intesa come l’abilità di essere capaci di svolgere il mix tra competenze e talento), competenze e caratteristiche peculiari (il fattore di unicità che ti contraddistingue tra tutti gli altri esseri umani del mondo) che hai sviluppato e frutto del tuo impegno, quanto tempo in meno impieghi se attorno hai i facilitatori?
E se attorno hai gli indifferenti che non gliene può fregare di meno di chi sei, delle tue intenzioni e dell’impegno che ci metti?
E se attorno hai persone alle quali non conviene tu cresca e lentamente ma inesorabilmente ti ostacolano? Quasi senza che tu te ne accorga. Come la rana cotta lentamente nell’acqua tiepida che mano a mano diventa bollente.. e ti solo perché ti fidi delle persone che hai attorno (e che magari non ti sei scelto), ti fai fregare.. mai successo?
Se pensi di poter fare tutto da solo, non funziona così.
Da solo fai molto. Ma non abbastanza. I facilitatori posso aiutarti, non che da solo, alla fine, non riesca ma credimi: se tutto diventa uno sforzo sovrumano il fatto di essere un supereroe non paga.
Serve fare le cose presto e bene, i risultati possono essere raggiunti anche con fluidità.. che non significa siano facili. Ma almeno non sono ostacolati.
Se sei solo, fai poco.
Ecco l’importanza di avere attorno i tuoi pari con una visione simile, un background culturale simile e obiettivi simili.

  • Tu, per gli altri sei un facilitatore o un ostacolatore?
  • Come genitore insegni la facilitazione o la tribolazione ai tuoi figli per raggiungere le cose?
  • Cosa fai per supportare gli altri?

Perché..
La cosa funziona in modo bidirezionale.
Ci sono genitori che nella buona fede di far guadagnare le cose ai figli nella mentalità che le cose bisogna sudarsele, imprimono una mentalità di miseria e frustrazione affinché le cose siano difficili da raggiungere e che si debba sempre faticare, come la tribolazione faccia parte sistematicamente delle cose.
Non lo metto in dubbio. Ma osservando chi funziona vedo che non tribola. Anzi! Vedo che è in grado di far girare le cose fluidamente in un equilibrio tra profusione d’impegno, preparazione e abilità di contornarsi delle persone giuste. Queste ultime sono i facilitatori.
Nessuno dice sia facile, anzi, è dura ma NON nel segno della sfiancante battaglia per raggiungere il nulla.
Contornarsi di facilitatori fa la differenza.
E loro hanno a loro volta bisogno di te. Se attorno hai gli ostacolatori.. Auguri.
Ma il mio augurio, in verità, è di essere tu il facilitatore che vorresti avere vicino.
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I nostri occhi non sono telecamere, sono dei proiettori

Cambia tutto. Cambia la percezione del mondo. I nostri occhi non sono solo telecamere, sono proiettori del senso che diamo al mondo circostante e soprattutto al mondo immaginario.
Come se le cose che si palesano nella nostra testa vengano proiettate fuori sul telo bianco che noi dipingiamo con il film della nostra vita, istante per istante, fotogramma dopo fotogramma.
Dato che il telo è bianco e siamo noi a proiettare il film, ciò significa tre cose:

  • siamo gli addetti alla proiezione del nastro (quelli che stanno lassù in piccionaia come il vecchietto in Last Action Hero)
  • siamo i registi
  • siamo entrambi

Se sei come il vecchietto del mitico film degli anni ’90 con Arnold Schwarznegger,  peraltro ricchissimo di citazioni, passi una vita a pensare che avresti potuto fare le cose, salvo poi renderti conto – guardandoti indietro – che la vita che hai proiettato sul telo rimane asetticamente priva delle cose non fatte per la paura dell’ignoto.
Cosa sarebbe successo se..?
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Personalmente il mio terrore è rendermi conto da vecchio di non aver fatto quello che avrei potuto da giovane. Sono note le interviste agli anziani i quali durante le loro ultime confessioni ammettono di non aver fatto quello che desideravano per fare quello che altri desideravano loro facessero.
Se sei un macchinista ti limiti a esistere perché credi di proiettare tu il film ma.. di fatto proietti il film di qualcun altro. E questo è, semplicemente, terribile e terribilmente frequente.
Vale la pena essere il regista e usare gli occhi come telecamere per vivere il presente e ricordare i momenti migliori. E se ti lasci alle spalle i film meno belli nella tua libreria personale.. non sei obbligato a riguardarteli.
Per nulla e da nessuno.
Se sei il regista sei alla Prima e il tappeto rosso è per te.
Perché se i tuoi occhi sono dei proiettori e tu sei il regista quello che incameri nella tua memoria puoi elaborarlo e restituirlo al mondo come il più bel film.
Ogni volta unico.
La tua vita.
Scopri le tue attitudini.
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Buon lunedì! 5 punti per fare del tuo meglio questa settimana e non solo

La condizione è proprio questa: essere competitivi non è saperne più degli altri. È semmai uscire là fuori con delle abilità evolute rispetto agli altri.
Una di queste si chiama iniziativa. Le abilità si sviluppano, non c’è storia. E oggi le possibilità sono in ogni dove.
Quando l’iniziativa manca i motivi sono da ricercare altrove: nelle scuse, nella pigrizia, nella pioggia e nel governo ladro.. nel deresposabilizzarsi dando la colpa agli agenti esterni.
L’asticella si sta alzando. Sempre di più. Se sei dentro evolvi dando un contribuito. Se sei fuori ti aspetti qualcosa dal mondo ma il mondo non ti deve nulla.
E se fossi tu che devi qualcosa al mondo?
Beh, qui l’iniziativa diventa uno strumento interessante. Immagina che solo per il fatto di essere qui tu debba fare qualcosa,  sia costretto nel senso proprio di essere tenuto a combinare qualcosa prima della dipartita, di finire six feet underground, di lasciarci le penne, insomma hai capito.
Come si trattasse di una sorta di patto con l’aldilà dove ti dicono: vai, tocca a te! E tu rispondi: OK, farò del mio meglio.
Ovviamente siamo nell’immaginario ma per un momento fai finta che sia così: se non fai del tuo meglio te ne torni con un giro di giostra sprecato. Come avere un gettone, salirci  e scendere senza che nel giro non abbia nemmeno provato a prendere la codina e senza nemmeno esserti divertito.

Magari va anche bene portare avanti un’esistenza “insulsa” senza aver combinato granché, magari fa parte del gioco, magari nell’equilibrio del tutto, per pochi che combinano qualcosa per molti, ce ne sono molti che non combinano nulla nemmeno per sé stessi.

A me piace pensare che se giochi al gioco della vita facendo del tuo meglio, che per me significa semplicemente:

  1. prendere i talenti che hai e fai in modo di svilupparli
  2. costruire qualcosa di utile che serva agli altri
  3. far stare bene le persone
  4. vivere il presente senza lamentarti
  5. magari lasciare anche un segno per i posteri che si ricordino di quello che hai fatto anche per loro

..alla fine, almeno, puoi sempre dire che ne è valsa la pena.
Buon lunedì! (Dedicato a tutti coloro che dichiarando “è lunedì – che palle, mi tocca lavorare” sprecano ancora la loro intelligenza non consapevoli che ogni giorno è un contenitore dove puoi metterci dentro cose utili a darti uno slancio in avanti 🙂
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Quando pensi di essere tu – e di rimanerci – in realtà ti stai sabotando

Quando pensi di essere così e non vuoi cambiare.. ti stai sabotando.
Quando affermi “eh, sono fatto così, questo è il mio carattere“.. ti stai sabotando.
Quando pensi di essere così e che le persone non cambino e anzi ti dicano “come sei cambiato” con un certo fare accusatorio e tu ci credi.. ti stai sabotando.
Quando sei come chi è convinto di essere nella ragione del mondo senza guardare a sé stesso come veicolo di aiuto per gli altri.. ti stai sabotando.
Quando sei convinto, invece di avere fiducia in te stesso, di essere sul piedistallo e che siano sistematicamente gli altri a sbagliare ed essere causa dei tuoi insuccessi.. ti stai sabotando.
Quando i tuoi insuccessi sono continuativi e tu insisti nella convinzione che sempre qualcosa ti sia dovuto.. ti stai sabotando.
Quando sei arrogante anziché sicuro di te, quando sei presuntuoso anziché efficace (cioè parli tu e non lasci parlare i fatti), quando sei superbo anziché grato dei tuoi talenti.. ti stai sabotando.
Sei continua espansione. Sei in continuo movimento.
Il mondo è in espansione e in movimento, continuamente.
Se resisti al cambiamento.. ti stai sabotando.
Se trattieni quello che vuoi essere e non fai nulla per muoverti nella direzione di quello che vuoi fare perché ormai, tanto, è tardi.. Oppure, al contrario, è troppo presto. E, in pratica, NON è mai il momento giusto.. ti stai sabotando.
Se non ottieni le cose perché è sempre colpa degli altri e non una tua responsabilità perché non te la assumi e soprattutto non fai mai niente per cambiare le cose.. ti stai sabotando.
Se credi che le cose siano immobili e nulla si possa fare per cambiarle.. ti stai sabotando.
Il tuo cervello ha il dono della neuro plasticità.
Cioè, cambia. Sì, è malleabile come il pongo.
Il tuo cervello come quello di tutti gli altri. Significa che continua a creare nuove relazioni tra i neuroni. Sì, è in continuo e costante cambiamento. Proprio la cosa fantastica che sta dentro la tua scatola cranica, continua a cambiare.
E non puoi cambiare tu?
Allora, ti stai sabotando. Da solo però. Non sono gli altri a farlo.. sei tu.
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