PARACADUTISMO E LEADERSHIP: SI DECOLLA!


Sviluppo editoriale. Fare libri. Contribuire alla lettura, dare l’esempio ai bambini, creare libri meravigliosi per loro.
E ancora, contribuire al miglioramento dell’educazione mentale nutrendo la mente di cibo sano con meno TV e più lettura.
Ma anche portare il paracadutismo sportivo nelle aziende. Scoprire di più di sé stessi grazie allo studio della propria scrittura. Cosa c’entra tutto questo??

Eh.. trovi tutto in questa gustosa intervista..
Ovviamente si parla di leadership, l’abilità di condurre, argomento a me caro. Certo, mi piace e me la studio di gusto.
Sali al volo e non temere la caduta libera! 
Grazie a Simona Aiuti per l’intervista e a The Life Magazine 🔥
Clicca qui 🙂

http://www.lifemarche.net/paracadutismo-leadership-si-decolla.html
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Facile o difficile non importa – importa quanto riesci a fare

Penso che non sia facile 📖
Penso che se fosse facile lo farebbero tutti.
Penso che le alte barriere all’entrata e la competitività sempre più elevata stiano portando il mondo ad un livello superiore 🔥

Penso che seriamente ognuno con la propria esperienza abbia qualcosa da dire ma non lo debba dire per forza
Penso che avere un perché sano sia il motore più potente che ognuno di noi possa avere. E su cui possa contare 🚀
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INNO al primo maggio


Uno dei miei mantra è: quando gli altri cazzeggiano, io lavoro di più. Non perché io sia un’instancabile lavoratore ma più perché io sia un instancabile perseguitore (esiste il termine?) di obiettivi. Spietato. Non mollo mai. Non mi stanco e non mi fermo.
E devo dire che quando il telefono non squilla e le e-mail non pressano, la qualità del lavoro si alza drasticamente, la mia mente diventa libera, l’ansia da prestazione scende e il mio cervello inizia a volare.
Quando gli altri cazzeggiano è il momento della strategia.

Se passi le tue giornate alla ricerca di risolvere i problemi nel costante loro inseguimento, bene, in giorni come il primo maggio hai la soluzione alla portata perché la mente libera ti consente un ragionamento più leggero e veloce perché meno condizionato. Il riposo è d’oro.. ma è un palliativo. Domani ricominci come prima, forse con più affanno di prima.
Se hai in mente di realizzare delle cose, in giorni come il primo maggio prendi carta e penna e inizia a disegnare cosa vorresti migliorare e come intendi farlo.
Vuoi riuscire nei tuoi progetti?
Ricordati che servono:
1. Dedizione
2. Attenzione
3. Concentrazione
4. Costanza
5. Perseveranza
6. PERSONE GIUSTE ATTORNO
Per prima cosa ti ci devi dedicare, devi porgli attenzione, devi essere concentrato solo su quella cosa per non disperdere energia (focus), devi essere costante (non mollare), devi perseverare (quando ancora non ci sei arrivato, è il momento di accelerare e insistere).
Vuoi un boost? Vuoi il turbo che ti attacca al sedile della Porsche? (Vuoi una Porsche..?)

Attorniati di persone che ti sostengano

Se attorno hai gli “ostacolatori” farai una gran fatica. Elimina le teste di caxxo che non credono in te e se anche dicono che ci credono ma i fatti non lo confermano, ebbene, fuori dalle palle.
Avere le persone giuste attorno è come avere dei fan che ti incitano. Puoi essere lo stoico n.1 del pianeta e dire “ce la faccio lo stesso”, per carità. Levati dai piedi chi non ti sostiene senza pietà.
Rischierai di rimanere solo? Si chiama scrematura.
Nel cammino la raccolta è il target. Significa che mano a mano che vai avanti chi ti segue è perché è allineato.
La cosiddetta CRISI non è se non una scrematura. Prima nel pentolone c’era qualsiasi cosa, in una economia chiamata di SCALA. Dopo il 2007-2008, l’economia, diventata di SCOPO, non accettava più cani e porci nel pentolone.
Se volevi entrarci, dovevi avere uno scopo ben preciso e servire a qualcuno mentre le alte barriere all’ingresso decidevano, scremando senza pietà, se il tuo prodotto o servizio potevano godere del beneficio di accedervi.
Ma una volta dentro, non eri al sicuro.
Dovevi alzare il livello di competitività altrimenti gli altri ti facevano schizzare fuori. E ti scremavano senza pietà.
Scremare chi non ti sostiene è alla base del riuscire.
Quando gli altri cazzeggiano, pensa al pentolone.
Se ti va e vuoi approfondire questi concetti con me, contattami. Senza problemi. Io il primo maggio ci sono.
www.leonardoaldegheri.com
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​Differenza tra cose importanti e urgenti

Focus, focus, focus. Il focus è la potenza dell’energia canalizzata verso un unico super concentrato obiettivo, senza dispersioni, senza altro. Se pensi solo a quella cosa e tralasci tutto il resto, il focus è il tuo bazooka e l’obiettivo è la tua inerme vittima mentre tu sei lo spietato predatore che le prende il collo e la straccia senza pietà.
Obiettivo centrato e sventrato.
Il focus è la lente che incanala i raggi solari e concentra la luce in quel millimetro quadrato e permette alla foglia secca di fare dapprima il fumo per poi farsi forare.
Senza quel focus non ottieni. Perché l’energia c’è lo stesso eh, è nell’aria, è presente nel sole, è irradiata nell’etere, è ovunque, è nella materia e nell’aria e nelle cose e in noi. Ma mica ti fa ottenere le cose.
È tramite lo strumento che fori la foglia, è tramite il focus che ottieni le cose.

È tramite la decisa ed energica applicazione focalizzata che..
..o-t-t-i-e-n-i.

Mi viene in mente la separazione dei colori (per fare libri la separazione dei colori è una necessità di preparazione del file per andare in stampa) del mitico prisma disegnato da Storm Thorgerson dello studio Hipgnosis, la leggenda che ha curato la grafica dei dischi dei Pink Floyd per decenni e di innumerevoli artisti nel mondo e che incredibilmente ho avuto l’onore di conoscere a Londra qualche anno prima che mancasse.
Nel celeberrimo prisma di Dark Side of The Moon la luce non focalizza, disperde, si divide nel fascio luminoso che viene scomposto.

Quello dell’antifocus è il tema che genera una forma di varietà e di eterogeneità.. ma il gran varietà e i cabaret non fanno bucare la foglia.
La differenza tra le cose importanti e le cose urgenti sta qui:

l’operatività è il prisma che fa perdere di vista le cose importanti ma se smetti di seguire le cose urgenti perde d’importanza anche la tua utilità.

Abilmente per rendersi indispensabili basta oberarsi di operatività, e ciò senza fare il bene dell’azienda.
Il paradosso è che più l’imprenditore è inutile all’azienda, più l’azienda ha l’opportunità di crescere, di rendere responsabili le persone sull’esclusiva valutazione dei KPI (Key Performance Indicators) sui risultati attesi – numeri alla mano – e più l’azienda è misurabile e più è appetibile sul mercato.
Un’azienda in cui la Key Person è l’elemento fondamentale vale ZERO, perché una volta tolto l’uomo, crolla tutto il palco.
E questo è un tema non irrilevante nelle PMI, ma tuttavia molto frequente.
La lente è ciò che porta a compiere le grandi opere nel lungo periodo tralasciando tutto il resto.  È con sapiente pazienza e precisione di un laser che il sole buca la foglia attraverso la lente.

Il tema è la differenza:

  1. tra strategia e tattica
  2. tra cose importanti e cose urgenti
  3. tra la pianificazione/attuazione e il rincorrere i problemi continuamente senza far crescere l’attività imprenditoriale perché pensi a risolvere nell’immediato ma non hai mai tempo per guardare in là, in avanti.

Ti ci sei mai trovato?
Noi paracadutisti ci faremmo del male ogni volta se guardassimo solo in giù mentre stiamo per atterrare.

Dobbiamo avere la visione a lungo raggio guardando l’orizzonte: è lì che sappiamo dove stiamo andando.

Il bilanciamento tra i tre elementi qui sopra consente di progredire e di evolvere. Il prisma scompone le cose nella loro eterogenea forma per sapere di cosa sono fatte. La lente te le fa realizzare.

Il fatto è che ci alimentiamo di energia emotiva. Per l’inconscio va bene anche quella negativa, a lui non importa – non fa distinzione tra negativa e positiva.
Lui ha solo fame di emozioni.
Se noi gli diamo da mangiare, saziamo il suo appetito. Gli stress della quotidianità sono il suo cibo. Così come la pace che andiamo cercando, per contro, per fuggire alla quotidianità ogni volta che sogniamo di aprirci un chiosco in una spiaggia caraibica salvo poi voler ritornare alla frenesia di cui ci nutriamo, volente o nolente. Alla fine abbiamo bisogno solo di una vacanza, non di un trasferimento all’estero.

Alimentare il nostro io bambino con energia emotiva positiva fa sì che il nostro io più profondo ci aiuti ad arrivare a ciò che desideriamo, senza che ci remi contro.

E se lo educhiamo alla conduzione di sé stesso – considerando sempre che è un bambino piccolo e va guidato! Può fare i capricci ma può essere coccolato – lui si farà in quattro per darci il meglio di sé stesso che alla fine è il meglio.. di noi stessi. Non lo dico io, lo dice il Dr. Andrea Cirelli, psicoterapeuta, formatore del TBO Team Building di Paracadutismo per la Leadership, ospite di Fabio Volo su Radio Deejay, autore del libro Il tuo corpo ti dice come diventare felice.
Con la negoziazione con l’inconscio in aggiunta ad una forte emozione – energia emotiva positiva, come quella del salto – possiamo sbloccarci e sprigionare la capacità di realizzare le cose che desideriamo e abbiamo pianificato.
Come fossi a poco da un esame che ti aspetta. Qui il salto da 7000 m che ho realizzato di recente, un’esperienza unica che ha centrato l’obiettivo per me di alzare l’asticella:

Ora è IL MOMENTO. È arrivato. È adesso.
Quando salto e provo paura, penso sia questione di pochi minuti e sono lì comunque perché l’ho voluto io. Quando tu sarai lì è perché l’hai voluto tu. Ti rimane solo da dire che le poche ore davanti sono solo un contenitore. Dentro a questo contenitore devi mettere il meglio che puoi dare in poco tempo. Ecco, questo è l’unico momento per farlo. Togli tutto il resto dalla testa. Riempilo.. del meglio di te. Di quello che sei.
MAI, mai, mai avere paura di fallire. È come dicessi al tuo inconscio di non avere fiducia in lui e lui ti accontenterà. SEMPRE, sempre avere fiducia nelle proprie capacità. Si gioca per vincere, non per partecipare.
Per partecipare lo dicono i perdenti perché mettono in conto la sconfitta perché in qualche modo sanno di non potercela fare.
I vincenti sanno di potercela fare. La paura ci sta, è giusta, è sana. Tiene alta l’attenzione. Se noi paracadutisti non l’avessimo saremmo fritti.
La paura è utile e va governata. Se non lo fai diventa panico e gli eventi esterni hanno il controllo. Quanto la governi tu, gestisci tu dall’interno e hai il controllo.
Dal film Affrontando i Giganti: “Sei il giocatore più potente della squadra e se non hai fiducia tu come possono averla loro..?” e mangiati queste poche ore davanti. Mangiati qualsiasi prova, mangiati chi ti misura. Gustati l’esperienza. La ricorderai con un magnifico ricordo. Ricorda che se sei piccolo i problemi sono sempre più grandi. Ma se sei grande.. i problemi sono sempre più piccoli.
E te li puoi mangiare.
Dacci dentro.
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80 e sentirli tutti. Ma proprio tutti. Soprattutto gli ultimi 6 (anni, senza di te)

Al di là di tutte le riflessioni strappalacrime che ogni tanto mi capita di leggere su Facebook quando cade la ricorrenza ovunque tu sia – che rispetto, ben inteso, scritta anche da me qualche volta – mi sono soffermato a pensare che gli 80 anni che avresti compiuto oggi si sentono eccome.

Pesanti come macigni.

Si sentirebbero fossi tra noi perché saresti ben presente come al solito, imprenditore austero e uomo tutto d’un pezzo, vecchio stampo, col tuo carisma e quella capacità di infondere sicurezza che anche quando le cose vanno a rotoli, tu sei in grado non solo di dire si sistemerà tutto ma di farti sentire al sicuro anche fossimo nel pieno di una tormenta siberiana.

Perché il fatto che oggi avresti questa età – o forse ovunque tu sia nel mondo, nell’universo o altrove con qualsiasi unità di misura cosparsa di eternità nel range di scenari possibili – si sente lo stesso.

Io non so se credere a tutte quelle cose che dicono che siamo fatti di energia e la materia è energia e allora si tratta solo di frequenze diverse perché la materia ne ha di più basse mentre la luce di più alte, etc. (ciò che oggi in sostanza viene interpretato oggi dalla quantistica – vedi il video sul focus nell’articolo Differenza tra cose importanti e cose urgenti – è molto bello): è che quello che mi viene da pensare, comunque, è che bene o male se si sente è forse perché un segnale arriva.

Da dove non si sa, cosa significhi, neanche.

Mi domando se per te sapere cosa stiamo combinando e come lo stiamo facendo ti interessi, se ti giungano le parole, se le riesca ad ascoltare e se persino possa intervenire.

L’anno scorso – dato che Facebook ti ricorda le ricorrenze così si pubblica di più – ti scrivevo buon compleanno a te che sei sempre nei miei pensieri.

Questa cosa dei pensieri ha a che fare con l’energia di cui sopra, evidentemente, visto che essi non sono che impulsi elettrici e che essendo ricorrenti formano le loro onde sequenziali, una dietro l’altra perché è uno dietro l’altro, a confermare sempre quanto si ha in testa, come una profezia auto avverante.

Perché qualsiasi cosa prima di esistere è stata un pensiero nella mente di qualcuno.

La chiamano legge di attrazione, la chiamano fisica quantistica, la chiamano in mille modi diversi ed è sempre la stessa cosa.

Che quello che pensi, in qualche modo accade.

Non sempre, non sistematicamente.

Magari neanche volutamente. Ma i pensieri, in qualche modo, sono COSE.

Io so che in alcuni casi amo farmi un giro in moto e per sentirmi vivo e libero indosso il mio paracadute e assaporo il salto da un aeroplano.

Quell’aria fresca e l’odore pungente della benzina avio mi fanno sentire stra vivo, pieno e d’impeto faccio il balzo perché sono attorniato da persone come me, in frequenza, che non hanno alcun problema a stare in porta con 4000 metri sotto, a guardare il compagno appena lanciatosi, contando 10-9-8.. per la separazione verticale e saltare. Saltare. Saltare.

E giù. E via. 250 km/h.

Libertà.

E mi domando ancora se pensieri così ti giungano e cosa penseresti che ora lo faccio come disciplina, che è il mio sport, che quando avevo 18 anni mi avevi accompagnato a fare il primo lancio tandem.

Alla fine NO, non ti sto assolutamente ad elencare cosa abbia fatto in questi 6 anni in cui non ci sei più stato, almeno nella frequenza di materia.

Ti dico solo, veglia su di me. Che l’impresa abbia successo. Che le creature meravigliose che mi sono state donate siano sane. Che possano essere felici le persone.

Una risposta a due studentesse rivela..

Una risposta a due studentesse rivela..

Mi piace un sacco quando, in pratica, mi si chiede “chi te l’ha fatto fare?”.

Perché ci ragiono su, stacco lo sguardo dalla applicazione quotidiana dei pensieri ricorrenti e ragiono a più ampio spettro. Che poi è quello che ti fa vedere le cose per come stanno. E se ragioni bene ad ampio spettro, le cose stanno bene.

TESTO DOMANDA:

“Buongiorno Dott. Aldegheri, siamo due alunne del Liceo linguistico XYZ. Siamo curiose di sapere come mai lei abbia scelto di diventare imprenditore, e in quale modo sia riuscito a realizzarsi in questo ambito. Grazie, distinti saluti”.

È rarissimo mi si chiami Dott.! E alla fine è anche vero ma il fatto è che non mi è mai servito a nulla il Dott. – se non il dott. in onto de gombio = traduz. tecnica dal veneto “farsi il culo”.

Che è l’unica vera cosa che conta. Benché farselo presupponga il farselo intelligentemente cioè ad ampio spettro.
Ma veniamo alla risoluta risposta del Dott. 🙂

“Grazie per l’ottima domanda. Non è stata una scelta in verità se non un percorso in divenire. L’imprenditore è un’artista, alla fine, ma che sa usare bene i numeri. Ero un artista quando suonavo la batteria nei concerti, sono un artista oggi che contribuisco a far evolvere le persone. L’artista che ha in testa l’obiettivo margine, è un artista che ha più chances di mangiare rispetto a chi non ce l’ha. Semplice.
L’imprenditore usa la sua creatività per immettere nel mercato qualcosa a sua immagine e somiglianza. Non sempre è così ma mettiamo che siamo un po’ tutti delle antenne: riceviamo un segnale, lo elaboriamo, lo restituiamo al mondo.

Chi lo fa in maniera sistematica dandoci un senso anche economico, aggiungendo qualcosa di realmente percepibile come di valore, è un imprenditore.

Il plus che se è bravo riesce a creare – il margine – serve a generare la ricchezza da reinvestire in ottica di diffusione del benessere in un meccanismo virtualmente senza fine.

Perché è necessario immettere qualcosa realmente di valore?

Perché se sei uguale a tutti gli altri non aggiungi nulla (di nuovo).
Sei un essere indifferenziato, in economia è come fossi un “prodotto” indifferenziato. Questo mondo vuole varietà, ricchezza, eterogeneità.
Nell’armonia globale se ti differenzi e ancor meglio “spicchi” – rischi che quasi quasi qualcuno ti voglia.

E sia disposto a pagarti, se ti vuole veramente molto. Come accade per gli iPhone.

Funziona con le cose ovvero i prodotti, funziona con le persone ovvero il mercato del lavoro.

L’imprenditore è sempre di prima generazione perché l’imprenditore crea e se è di seconda, terza, etc. re-inventa. Perché l’imprenditore è un creativo, è un’artista, quando e se ha iniziativa. Altrimenti non lo è per davvero, fa finta di esserlo anche se ha una partita IVA ed è presente nel registro delle imprese.

E chi ha iniziativa ha leadership perché guida con l’esempio quando altri sarebbero rimasti fermi.

Faccio parte di un gruppo di giovani imprenditori in Confindustria. È una sorta di scuola. Ormai a 38 anni puoi essere un imprenditore per finta o per davvero. Se hai 20 anni e immetti sul mercato un prodotto differenziante e questo funziona, sei un imprenditore vero di prima generazione, perché hai fatto la differenza. Sergey Brin di Google ha fatto questo. Marchetto Zuckerberg di Facebook ha fatto questo.

Non sei imprenditore perché sei figlio di un imprenditore. Puoi avere la scuola per l’imprenditoria ma l’imprenditore è chi aggiunge valore e le persone glielo comprano.

Così, benché io sia di seconda generazione e faccia libri per tutto il mondo con l’impresa di famiglia, ho la velleità imprenditoriale di far lanciare i manager dagli aerei e mi sono inventato un prodotto differenziante, come paracadutista sportivo: far assaporare loro cosa prova un vero paracadutista, senza esserlo.

E dandogli degli elementi consistenti che possano tornare utili una volta tornati in azienda.

Come imprenditore ho particolarmente a cuore lo sviluppo del potenziale delle persone.
Un artista scrive e crea, purché porti la sua utilità al mondo.
Se gli è riconosciuta, allora funziona”.

Da 7000 m come ti cambia il mondo


È una visione diversa, si può immaginare.
Di solito 4000 m bastano e avanzano. Sali e sale l’adrenalina. L’organismo ti prepara e ti fa domandare “perché..? Perché??” e tu gli dici “perché l’ho deciso io – fidati. Ascoltami tu per una volta”.
E la vocina interna si mette buona. Piccoli bei respiri, rilassati.
Ai 3000 m chiudi il caschetto, fai i controlli, saluti gli amici con te con i soliti rituali, dei saluti speciali, riservati solo a quel piccolo gruppo di 10 uomini che stanno per saltare da un aereo.
Solo che questo è avvenuto a 7000 m di quota l’altro giorno, con l’aria rarefatta e l’ossigeno indotto per cannuccia per evitare malori. Pronti al salto da 3000 m in più.
Quasi il doppio del solito.
Perché?
Il perché è semplice. Si tratta di alzare l’asticella.

Il salto è una metafora importante. Non è solo e sempre la solita manfrina dell’uscita dalla zona di comfort.
È semmai un salto psicologico. Un salto mentale. Un battesimo, una benedizione di chi sei con il controllo di te sul tuo io inconscio, quella vocina che non ti fa fare le cose e che è progettata per preservare al massimo le tue forze senza troppi sbattimenti.. ma che alla lunga ti fa rimanere sempre allo stesso livello. Che per molti, purtroppo, corrisponde tristemente alla mediocrità. Non sto dicendo che se non salti sei un mediocre, non scherziamo. Sto dicendo che la vocina, fosse per lei, non ti farebbe fare nulla.
La negoziazione con l’inconscio e il salto uniti possono fare grandi, grandissime cose.
Non siamo malati di adrenalina, noi paracadutisti. Personalmente sono un padre di famiglia, con due bambini e sono un imprenditore in editoria. Ho molte responsabilità.
Saltare per me è ogni volta alzare l’asticella, è acquisire nuove competenze in aria, è diventare più me stesso, grazie al supporto del mio io inconscio. E i risultati, direttamente o indirettamente, in azienda si vedono.
E se non fosse una disciplina dove la sicurezza e l’ordine sono FERREE, non la praticherei per nulla al mondo, mettendo a repentaglio la sicurezza e la stabilità per i miei figli e per la mia azienda.
Ma non sono l’unico a pensarla così. Ti invito a guardare questo breve video di un personaggio direi più che noto che spiega cosa significhi affrontare le paure e mettere a tacere la “vocina”.


Se hai guardato questo meraviglioso video dove con estrema energia Will Smith racconta cosa significhi per lui saltare da un aereo e ti abbiamo convinto, per favore, contattami o scrivici un messaggio tramite il modulo sottostante – credo fermamente potrò farti avere quanto da lui stesso espresso.

Ho progettato e ideato con un team di paracadutisti esperti e alcuni psicologi fortemente innovatori una soluzione unica al mondo e attraverso l’uso di alcune pratiche molto specifiche (e non solo tecniche, finalmente) otteniamo con effetto duraturo un risultato concreto a livello profondo sull’abilità di conduzione di sé stessi e degli altri.

Cieli blu!
PS: se vuoi vedere il video integrale del mio salto da 7000 m lo trovi qui – (e ti invito a guardarlo fino in fondo perché essendosi spostata la telecamera sul caschetto puoi vedere tutte le manovre di pilotaggio della vela in soggettiva.. sembra sia proprio tu ad avere il paracadute sopra di te 🙂

Lettera postuma di Keanu Reeves a Patrick Swayze sul lancio SENZA paracadute in Point Break

Il salto.

I problemi che hai sono tanto grandi quanto lo spazio che gli dai (contiene immagini crude)

L’unico momento è ora. L’unico posto è questo. Il blog dei buoni sentimenti e delle intenzioni sane a volte non lo è.
Non guardo mai certi video, ho l’impressione servano per generare dei flussi di pensiero collettivo in una direzione pilotata.
Mi preoccupo ogni giorno di come far quadrare le cose, pensando ai miei problemi.

Più pensi alle cose, più dai loro energia.

E un pensiero ricorrente su una cosa banale trasforma quella banalità in un problema gigante.
Vedo persone che ingigantiscono le cose, sono dei maghi nella trasformazione. Le osservo in giro, frequentando aziende. Timbrare il cartellino diventa un problema esistenziale ma anche una delusione amorosa si trasforma in depressione. Un’azienda progettata male con mezza famiglia dentro e l’imprenditore chino sul tecnico perdendo di vista la visione allargata di come il mondo gira diventa suicidio. Un passaggio generazionale non pianificato diventa una scissione familiare con beghe societarie infinite e raccomandate A/R che scavano negli scheletri di decenni prima.
Anch’io sono un trasformatore, fino a quando succede qualcosa che mi fa ridimensionare le cose alla loro naturale grandezza, a volte riducendole persino.

Se nasci nel posto sbagliato, i problemi sono altri.

E mi è capitato ieri in una giornata di riflessioni.
Il perché mi sia soffermato a guardare un video – dove uomini armati fermano una donna comune per strada per pregustarne l’imminente morte di fronte a persone con in mano un’arma e uno smartphone nell’altra riprendendo il tutto – non lo so. Non lo so proprio, non lo faccio mai.
Video
Non mi capacito della crudezza dell’umanità, sono troppo coinvolto nelle mie cose personali e che il riguardano il mio, di mondo, da concepire che possano veramente succedere queste nefandezze.
Dall’altro lato c’è la sordità al rumore. Ogni giorno siamo bombardati da decine di migliaia di input, come non bastassero i 60.000 pensieri che transitano nel cervello di ognuno di noi, ogni giorno.
In questo marasma emergono i pensieri ricorrenti e questi si rafforzano e più ne parli, più li consolidi.
E i pensieri sono energia in quanto impulsi elettrici con le loro lunghezze d’onda che trovano la loro sintonizzazione in pensieri simili.
L’energia si trasforma in materia e la materia in energia.
Ecco perché si dice che i pensieri sono cose.
Ecco perché il mondo che hai attorno è frutto dei pensieri che hai in testa.
Sei tu il trasformatore.
Se capiti nel posto del mondo sbagliato, timbrare il cartellino è una fortuna. Se capiti nel posto sbagliato in un momento sbagliato, la tua vita dura un’altra manciata di secondi, quando uomini armati di smartphone e fucili sono attorno e il loro leader tiene uno speech perfetto con una conclusione ad effetto.
Il pestaggio di quell’innocente ventenne fuori dalla discoteca qualche settimana fa ha dell’incredibile, dell’inenarrabile, esattamente come il video che ho visto qui sopra.
Ma poi passa.. passa! Passa tutto e anche questo ha dell’incredibile. I pensieri rimangono.
Quale sarebbe il senso di soffermarsi? Il mondo va avanti no? The show must go on.
E ognuno riprende poi i propri pensieri. E vai avanti con le tue cose.
Con le tue beghe, avanti a trasformare.
I pensieri hanno una potenza esagerata. Pensaci.
Dopo il video i miei pensieri si sono ridimensionati. I problemi che pensavo fossero enormi sono diventati piccoli, almeno per ora.
Allora vale la pena pensare che pensare le cose giuste valga la pena.

Le persone che hai attorno fanno la differenza. Tu fai la differenza. Ma se attorno non hai le persone giuste non la fai neanche se speri e preghi

Sbattiti e insisti. Dedizione. Perseveranza. Motivazione. Fai corsi. Allenati. Spacca tutto. Provaci. Non ce la fai. Insisti. Rivedi i tuoi piani. Ci riprovi. Non demordi.
Ogni tanto cadi inevitabilmente nello sconforto. Dura un po’. Fa male. Malissimo. Parli. Ti confronti. Trovi delle persone che ti ascoltano. Ti aiutano e ti danno una mano. E capisci. Ti rialzi. Sì, non contano le volte che cadi ma le volte che ti rialzi, sempre una in più.
Vai avanti. Ricominci. Ripianifichi. Fai un corso nuovo. Ti carichi. Sai che puoi emergere. Sai che questa volta ce la farai. Hai letto un altro libro. E costruito un nuovo tassello. Sai che tu con le tue forze sei una bomba, una forza della natura. Hai le persone che ti apprezzano, che sanno quanto vali. Che sanno chi sei.
Il tempo è dalla tua. Non hai iniziato ieri. Hai mangiato quintali di merda nel frattempo, da anni. Il tempo è dalla tua perché un tempo eri impaziente, poi hai visto che il tempo passava e hai imparato ad averla, questa cazzo di pazienza, perché hai parecchio tempo alle spalle.
Arriverà anche il mio momento“, ti dici. Sei speranzoso ma tu hai la scorza e della speranza te ne fotti. Perché tu vai avanti. Sei una testa dura, “sei testardo” – ti dicono e nel frattempo compi cose straordinarie, normalmente straordinarie cioè che pensi siano talmente normali per te che lo sai che altri non sono in grado ma sei tu che non sei in grado di darti il riconoscimento perché sei in vocazione di attesa di quello che ti aspetta, qualcosa di eclatante. Il riconoscimento, quello vero.
Che sia – Eclatante.
Che non arriva.
Allora inizi a chiederti: perché?
Inizi a pensare di essere solo. Che le persone che ti aiutano, ti supportano ma non fanno abbastanza per te perché loro ti stimano ma non sei in diretto contatto con loro per quello che vuoi realizzare e ti rendi conto che quelle che lo sono non vogliono che pisci fuori dal vaso. Sono per lo status quo. E tu sei una mina vagante e rompi le palle. Rompi le palle a loro.

Questa coach mi ha colpito.

Perché è tristemente allargata a macchia d’olio. Ne sento spesso di così.
E gli dico. Battiti ancora perché è quando stai per mollare che è il momento di accelerare, di dare gas, di flettere i muscoli, di dare il colpo di reni, di lanciarti dall’aereo, di vincere la paura e la sfida. Perché arriva il tuo momento. Non arriva se rimani chi sei, perché se rimani chi sei, rimani inevitabilmente dove sei.

Ma è così vera, questa frase? O è il solito alibi per cui pensi di non fare mai abbastanza?

E se l’abbastanza lo fai e attorno hai quattro stronzi, sei sicuro che l’abbastanza non sia molto più basilare e si tratti di avere attorno delle persone che agevolino anziché ostacolare?
Di fare naturalmente, le cose?

Se attorno hai degli ostacolatori fuggi. Fuggi via. Fuggi più lontano che puoi. Vai a fare la differenza da qualche altra parte. Fai la differenza senza chi non te la fa fare.

“Ma allora addossi a terzi la responsabilità se non sei riuscito a farla nonostante loro?” Fai la differenza ogni giorno, anche se non lo sai. Per il solo fatto di continuare a lavorare su te stesso e portando risultati nonostante. Il fatto è che i risultati che hai dimostrato di produrre, sei consapevole altrove potrebbero essere moltiplicativi. Ti è andata male perché ti sono capitate attorno le persone sbagliate. O sei capitato tu dentro al loro recinto, come fossi caduto nel pollaio come la storia dell’uovo dell’aquila e dell’aquilotto che pensava di essere come un pollo, raspando come i polli, a terra, abituandosi nel tempo alla puzza del pollaio. Solo che tu non ignori le alte sfere del cielo e la sua aria pulita che sa di libertà. Sai già che quello è il tuo posto.
Sì, perdio sì. Avere la squadra giusta fa la porca differenza di questo mondo. Non è che Cristiano Ronaldo nel paesello di provincia faccia ciò che può fare nella squadra in cui può dare il meglio e generare i risultati che genera e per cui è noto e per cui è pagato (non so nulla di calcio, penso si sia capito).
Qualcuno gli ha dato la possibilità di giocarsi le sue carte e lui se le è giocate, e bene anche.
Play your game, then.
Attorniati di persone che ti aiutino a fare la differenza. Stai tranquillo che sarai tu che farai fare la differenza a loro.