Una, nessuna, centomila: che carriera imprenditoriale spetta a chi è figlio di..? Ma anche a chi non lo è

La mia carriera di imprenditore è iniziata con un paradosso: da una morte. Dalla perdita di una persona molto cara. Dall’illusione di avere una strada spianata che non esisteva proprio. Io sono un giovane imprenditore di seconda generazione.
Ma che significa?
Significa che – da che ero bambino – credevo la designazione fosse un diritto dato da una condizione elitaria, da un carattere baciato dal Signore, da una leadership innata, da una benedizione del padre.
Per tre decenni ho convissuto con questa convinzione che poi ha pensato la vita a destrutturare.

Non esistono convinzioni giuste o sbagliate, vere o false. Esistono convinzioni potenzianti o depotenzianti.

E se è la vita a darti la lezione, è la massima Autorità in persona a insegnarti qualcosa nella gerarchia degli insegnanti.
Parti dai genitori per passare attraverso la Maestra, poi i professori, il preside, i docenti universitari, il capo. Dio e il timor di Dio, attraverso la religione.
Ma la vita è chi impartisce la lezione finale, quella in cui quando ci passi le cose o le capisci, o le capisci.
E se ancora non le capisci ti boccia finché non le capisci. A volte vita dopo vita.
Quindi, che definizione è, essere imprenditore di seconda generazione?
Semplice: al momento sono imprenditore in quanto socio dell’azienda di famiglia perché quando mio padre è mancato ho ricevuto in successione le quote. Non le ho acquistate, le ho acquisite. Non ho costituito io l’azienda di famiglia. L’ha costituita mio padre con il suo socio. Io sono arrivato dopo, in un sistema sovra costituito.

Fare impresa è l’atto di realizzare un sogno imprenditoriale.
Il tuo o quello di qualcun altro.

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Stephen Hawking è un sognatore, nonostante i suoi limiti fisici.
Trovandomi io di fronte al sogno di qualcun altro (mio papà), ho dovuto trasformare quel sogno nel mio sogno. E per fare ciò sto camminando nella gavetta. Nessuna strada spianata.
Il mio sogno si esprime attraverso la conquista di un sogno esistente guardando con il mio punto vista il mio futuro, contestualizzandolo in quello del mondo, con la mia visione, i miei pensieri, il mio credo, il mio valore, il mio cuore.

L’impresa va conquistata, sempre, perché l’impresa è fare impresa.

Tuttavia avevo, nel frattempo e al momento nel mio piccolo, contribuito a fondare un’altra società dalla quale ero uscito successivamente per conflitti con l’azienda di origine. Più avanti magari ti spiegherò le vicissitudini generate dalla mia velleità imprenditoriale ma.. si sa, è dai fallimenti che nascono le vittorie.
Lì, in quel caso specifico, ero imprenditore di prima generazione. Si trattava di una vera e propria start up. Di quelle che se ne leggono in giro a mille. La mia exit, all’epoca, era stata rocambolesca.

Essere imprenditore significa avere un’iniziativa in ambito business e svilupparla.

Questa iniziativa muore se non serve a nessuno.
E se serve a qualcuno, lo devi convincere gli serva, anche se è palese lo sia ma lui non lo capisce. O se è inutile, devi convincerlo non lo sia, anche se è palese lo sia e lui lo capisce benissimo.
Tutto questo per dirti che puoi anche essere un vero imprenditore quando fondi una società dove detieni almeno il 50,01% di quote. Ma non è l’unico modo.
L’imprenditore guadagna sul venduto, non è a libro paga. Non è necessario abbia compiuto studi di economia all’università e tutto ciò che sa di economia lo impara tramite l’esperienza applicata e studi autonomi spesso attraverso corsi tenuti da imprenditori che insegnano tramite l’esempio, non tramite l’elencazione di teorie economiche astratte quanto lontane dalla realtà.
Personalmente seguo i mercati internazionali tutti i giorni perché è il miglior termometro che misura il reale andamento dell’economia globale. La crisi è finita da un pezzo e chiunque dice che ci sia crisi, a mio avviso, racconta una bugia.
La crisi è una spaccatura, c’è stata ed ha fatto pulizia ma non ancora abbastanza. E in ogni caso si tratta, ora e semmai, di una condizione cronicizzata.
Tutti coloro che sono sopravvissuti sono tra i migliori player sul mercato, altri si sono aggrappati alla vita (imprenditoriale, s’intende) e in qualche modo ce l’hanno fatta.
Ma molto, moltissimo c’è ancora da fare in termini di mentalità e serietà nell’applicazione di codici etici e di responsabilità sociale d’impresa sul veicolare prodotti giusti producendoli nella maniera corretta.
Così come non è vero che non esiste lavoro. Non esistono i lavori fissi di un tempo e le professionalità di mentalità antiquata verranno spazzate via. Sono cambiate le regole del gioco. Sono cambiate le attitudini delle persone. Non lo dico io, lo dimostrano i fatti, quello che sta accadendo esattamente adesso.
Non esiste più il lavoro del passato ma esistono nuovi lavori in un’ottica totalmente rivista.

Nessun imprenditore è disposto ad assumere a scatola chiusa oggi.

Un tempo sì, perché l’industria aveva bisogno di soldati.
Oggi servono mercenari professionisti della guerra. Per cui formarsi ha molto più senso oggi di ieri.
Viaggiare è formarsi e serve per costruire una personalità avanzata. Gli imprenditori hanno bisogno di persone di valore. Non di dipendenti generalisti. Ascoltare i telegiornali fa male e non si può più permettere alla televisione di imbambolarci con i programmi per sottosviluppati poco attenti (oggi va di moda chiamarli analfabeti funzionali) quando è possibile alimentare la mente con il giusto cibo, le giuste letture e frequentare le giuste fonti d’informazione.
Facebook è già di per sé un ricco feed di notizie dal quale è possibile e fattibile aggiornarsi, scegliendo i canali di profilazione per cui le notizie che arrivano sono già adatte/adattate alla persona in target.
Il successo nella vita è la risultante di un processo, non di un evento. Non si diventa ricchi col Gratta e vinci ma tramite il dare valore al maggior numero possibile di persone che sono disposte a pagare per averlo da te.
Non c’è alcun premio per chi non si dedica e non si concentra intelligentemente in un contesto rinnovato. Dalla spaccatura del 2008-2009 siamo diventati tutti un po’ più esperti di economia. Prima le cose andavano avanti da sole, oggi bisogna metterci il naso dentro.
Esiste una letteratura infinita che apre gli occhi e permette di affrontare il mondo con rinnovata consapevolezza. La chiave sta nel controllo. Se sono gli altri a controllare te non hai margine né di miglioramento, né sul futuro. Se il controllo è in mano tua e ti stai preparando, il mondo può essere – non è, perché non è affatto scontato – nelle tue mani.
L’Italia è il paese dove si cercano stagisti con esperienza. Dove si cerca la via più veloce, meno impegnativa, più comoda. Questa non dev’essere una scusa per i giovani – necessariamente senza esperienza – che si interfacciano al mondo del lavoro per la prima volta. E questi non devono essere presuntuosi al punto da pretendere chissà che una volta terminati gli studi solo perché hanno studiato qualcosa peraltro di già superato una volta terminato il corso di laurea.
Imprenditori che cercano stagisti con esperienza vanno scremati senza pietà. Bisogna essere cercati.

Come?

La scuola e l’università non bastano, essere preparati è il minimo, essere preparatissimi è ciò che fa la differenza.
Non tutti gli imprenditori si rendono conto di ciò, questi vanno evitati. Esistono però imprenditori illuminati che fanno imprese illuminanti. Un imprenditore degno di chiamarsi tale sa che un giovane che si interfaccia non ha esperienza e per cosa lo dovrebbe assumere?
Per le potenzialità che il giovane è in grado di trasmettere, avendo una solida base e un mindset impostato bene: niente grilli per la testa, umiltà e voglia di fare.

L’ambizione è il cibo di chi vuole riuscire.
In pratica, ciò che un imprenditore può pensare è: so che non hai esperienza ma dammi motivo di investire su di te, l’esperienza la farai con me.

L’imprenditore avveduto sa di essere uno scultore che trae dal pezzo di marmo il capolavoro custodito al suo interno. Ma il marmo deve essere buono di suo. E non è detto che la scultura riesca bene.
Che attitudini hai? Quanto sei efficace come persona, che valore sai dare agli altri? Come ti relazioni con le persone? Sai convincere, persuadere.. vendere? Hai leadership? (Questa si sviluppa, basta con la ca…ta che leader si nasca e capi si diventi). Sei metodico e preciso?
Skills come questi sono assi da giocare anche senza esperienza.
Un imprenditore si aspetta risultati. E se l’imprenditore fossi tu?
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COSA POSSO FARE PER TE?

Voglio dirti con precisione di cosa mi occupo. Non tanto perché a te freghi qualcosa ma per quello che posso fare per TE.
A scanso di equivoci, se pensi che mi occupi un po’ di tutto voglio farti capire che non è così.
Io mi occupo in campo imprenditoriale di editoria e sono appassionato di orientamento e formazione.
Fine.
Ho declinato e sviluppo ogni giorno il mio lavoro dando il meglio per il mondo dei libri. Amo leggere e so quanto sia utile. Sprono bambini e studenti a farlo, stimolandoli, quando vado a parlare nelle scuole e quando sono le scuole a venire in azienda a vedere il processo di produzione dei libri.
Quando vado nelle scuole a parlare di imprenditorialità vedo quanto la cosa funzioni alimentandomi dell’entusiasmo degli studenti perché apprendono di avere un futuro nonostante media e altri ci mettano del loro per rubarglielo. Trovo questo atteggiamento vigliacco e complice.

Ho due figli e desidero un mondo migliore per loro.

Avendo sperimentato la formazione in maniera molto interessante, ho pensato di trasferirla in due modi, oltre a produrre fisicamente questi magici strumenti di acquisizione della conoscenza chiamati ..libri:
A) attraverso l’analisi grafologica per restituire in maniera chiarissima e inusuale l’attitudine delle persone.
B) attraverso il loro esprimersi in gruppo in condizioni “forti” da un punto di vista emozionale. Da qui il mio format paracadutismo per la leadership ove le persone hanno la possibilità di sviluppare e padroneggiare la loro leadership saltando da un aereo.
Impossibile? Provalo.
Il paracadutismo mi ha cambiato la vita e l’ho da subito concepito e considerato come un corso di formazione di altissimo livello e avanzatissimo. L’ho tradotto per tutte le persone che non lo praticano tutti i giorni e vorrebbero sperimentare cosa si prova saltando da un aereo vivendo le stesse emozioni ma soprattutto portandosi a casa uno straordinario mix di determinazione e coraggio (saltare da un aereo non è da e per tutti), autostima portata al livello che dovrebbe essere già per rimanerci sempre, a quel livello (purtroppo sono molteplici i fattori di abbassamento dell’autostima legati all’ambiente, alle persone che si frequentano che ti tirano giù, etc.), strutturando la forza interiore attraverso la passione: tutti fattori che messi insieme sviluppano la leadership che – va sempre ricordato – è un’abilità che può e deve essere acquisita.
Contattami senza indugio per avere informazioni più dettagliate:


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Wake Up Call – darsi una svegliata per non fermarsi più anche senza dover essere fenomeni in economia

Non smettere mai di imparare, questo è il jingle che mi riecheggia nella testa dopo essere stato due giorni al corso sulla formazione finanziaria promosso dalla scuola più grande d’Europa in tema di entrepreneurship indipendente. Frequento Alfio Bardolla e ABTG da più di 5 anni ormai e sto maturando la consapevolezza della missione che sta mano a mano prendendo forma:

–> quella di rendere la finanza accessibile a tutti, lontana da quella in giacca e cravatta che parla un tecnichese distante dalla comprensione delle persone.

In aula, o meglio, a teatro – il Teatro della Luna – eravamo in 1733. Al precedente Wake Up Call di Rimini eravamo in un migliaio. Quello che vuole fare Alfio è diffondere una nuova cultura d’impresa e d’imprenditorialità. E si sta quotando per farlo al meglio azzannando un mercato presidiato ormai esclusivamente dall’unicità del suo modo easy di trasferire i concetti dell’imprenditorialità moderna al più vasto numero possibile di persone con lo scopo di costruire una nuova consapevolezza economica e finanziaria.
Perché, come Alfio dice, non esiste una sola economia, esistono due economie. Quella macro economica fuori dal tuo controllo; e la TUA economia, quella sulla quale puoi intervenire grazie a conoscenze che puoi acquisire e a competenze che puoi sviluppare ma che non vengono insegnate sui banchi di scuola.
Bene: cos’ho imparato da questi due giorni? Cosa mi sono portato a casa?
Un sacco di cose. E ora te ne snocciolo più che volentieri alcune.
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–> Punto 1.

Viviamo in un tempo esponenziale. Entro il 2030 – praticamente dopodomani – l’80% dei lavori di oggi non esisterà più. Se mi segui da un po’ sai che in testa ho il tarlo del futuro e di come esso sarà lasciato ai nostri figli. La mia ossessione è quella di contribuire a costruire un mondo migliore in modo da poterlo lasciare migliorato ai nostri figli. E – possibilmente – migliorato abbastanza lestamente da poterne godere un po’ (tanto) anch’io nel momento presente.
L’Italia ha necessità in quest’epoca di cambiare. L’Italia si può cambiare e per cambiare l’Italia si deve intervenire al livello delle persone comuni, a livello di mindset, di mentalità, di attitudini e di orientamento al cambiamento.

Per cambiare è necessario che le persone cambino.

Ma le persone NON vogliono cambiare perché non sono progettate per cambiare ma per rimanere nel proprio brodo, al sicuro e al caldino.
E chi cambia allora?
Chi sta cambiando le regole del gioco.
Chi sta cambiando le regole del gioco tiene assolutamente conto del fatto che le masse non vogliono cambiare e sono recalcitranti al cambiamento.
Darsi una svegliata è f o n d a m e n t a l e. Il tema è che Wake Up Call è proprio la chiamata ad alzarsi e fare.
Fare cosa?
Innanzitutto, come detto, cambiare il set mentale serve ad armarsi di nuove conoscenze che diventeranno nuove competenze tramite l’azione e l’esperienza affinché queste si trasformino in capacità.
Fare cosa, quindi?
Trasformare le conoscenze in competenze.

“Quelle che mi hanno portato fino a qua non sono le stesse abilità che mi porteranno più in là”.

Fin qui tutto chiaro?
Imparare ad usare la propria mente con piena consapevolezza agevola. E agevola molto. Certo, non agevola essere in balia degli eventi e degli altri. E se gli altri sono parte attiva nella nostra vita e nel nostro ambiente, sono anche il fluido nel quale ci avvicendiamo ogni giorno nuotandoci dentro. E vien da sé che se sguazzi in uno stagno maleodorante la tua salute mentale (e fisica) non sarà propriamente alle stelle.
Se non si ha il controllo di dove ci si trova, sarà difficile poi andare dove si vuole andare.
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–> Punto 2.

Le persone coraggiose non sono quelle che non hanno paura, sono quelle che agiscono nonostante la paura.

Ma quanto è bella questa frase? Bellissima. Ma non serve a niente se continui ad avere paura senza agire. La paura va sovrascritta, come fosse un file in un hard disk. Ed esistono molti modi per sovrascrivere la paura. Ad esempio, c’è stato un momento in cui ho avuto la necessità di crescere velocemente. Alcune vicissitudini personali anche gravi avevano richiesto da parte mia parecchio impegno psicologico e sopportazione anche emotiva. Mi sono informato e iscritto per il corso AFF – Accelerated Free Fall – e in 11 salti ero in grado di lanciarmi da un aereo da solo.
Quando salti da un aereo da solo le prime volte il mondo ti diventa una cosa piccola piccola, tu ti senti grande e i problemi sono più piccoli di te. No, non è un illusione, è un modo semplice ed efficace di crescere e si può crescere anche velocemente. Non è che ci devi mettere una vita a crescere.
In 5 anni noi viviamo quello che i nostri nonni vivevano in 75 anni. Abbiamo più esperienza dei nostri genitori nella metà degli anni. Viviamo in un mondo esponenziale per l’appunto. E diventare paracadutista per me ha segnato un notevole salto quantico.
Ho tutt’ora paura. Ma mentre le prime volte mi saltava il cuore in gola per l’adrenalina, ora non vedo l’ora si apra il portellone e il pungente odore della benzina avio mi penetri nelle narici, pronto a spiccare il balzo, da solo o con i miei amici che nel frattempo mi sono fatto saltando.
La leadership è una caratteristica fondamentale.

PARACADUTISMO PER LA LEADERSHIP È IL PRIMO CORSO IN CUI IMPARI LA LEADERSHIP SALTANDO DA UN AEREO

Ed è una caratteristica acquisibile e sviluppabile. Perché, per prima cosa, ti aiuta a dirigere te stesso, prima che gli altri. E comunque prima di dirigere gli altri non puoi non dirigere te stesso. E, comunque, se non dirigi te stesso, beh, saranno gli altri a farlo.
Ed è per questo motivo che ho voluto disegnare un corso per la leadership saltando da un aereo. No, tranquillo, non salterai da solo. Per quello dovrai fare il corso che ti menzionavo poco fa – l’AFF – ma avrai la stessa sensazione di libertà e liberazione, la stessa adrenalina della caduta libera a 250 km/h e avrai la stessa sensazione che prova un vero paracadutista librandoti nell’aria e sentendoti il vento sulla pelle a 1000 metri sospeso a guardare il panorama imbragato ad un istruttore e con una vela sopra la testa. E se sei bravo e sussistono le condizioni tecniche te la fa anche pilotare.
Eventbrite - PARACADUTISMO & LEADERSHIP: il primo Seminario sulla leadership in cui salti da un aereo

–> Punto 3.

Il ruolo del gruppo dei pari è imprescindibile. Costruire il gruppo dei pari dove condividi i valori, generi e sviluppi le idee, è:

f o n d a m e n t a l e.

Ti fa rimanere focalizzato, ti fa andare a palla e stai bene e sulla retta via perché spalleggiandoti con persone che hanno la stessa ambizione e visione rimani sul focus e senza troppe distrazioni.
Perché da solo fai ma fai fino a un certo punto. Con gli altri fai meglio e fai di più.
Il mio amico Alessandro Ferrari dice: da solo partecipi, con la squadra vinci.
Le idee che generi e sviluppi diventano, tentativo dopo tentativo (e fallimento dopo fallimento) alla fine i fatti e i risultati che contano, forse e alla fine, qualcosa. Come ha detto Francesco Facchinetti nel suo intervento – peraltro molto centrato – perdendo un match, da lì nasce la vittoria.

A un certo punto tutte le cose piccole fatte si sommano e diventano esponenziali.

È sempre l’attitudine a determinare le scelte.
È così come il ruolo dell’imprenditore quando interpreta sé stesso: o è schiavo del proprio lavoro e della sua partita IVA o sposa il ruolo di innovatore che genera e sviluppa qualcosa di nuovo, di diverso e contribuisce a fare un piccolo balzo in avanti all’umanità.
Il compito dell’imprenditore è principalmente INNOVARE e TROVARE I SOLDI PER REALIZZARE LE NUOVE IDEE.
Gli imprenditori si comprano i dipendenti e i liberi professionisti e hanno bisogno degli investitori.
Gli investitori.. si comprano gli imprenditori.
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Chi sei tu per dirmi questo?

Non do opinioni, non sono un opinionista e nemmeno un formatore. Non insegno, non sono un professore e mi guardo bene da chi si mette sul pulpito senza averne le credenziali.
Perché quando qualcuno si erge.. emerge con i fatti, o niente. Se qualcuno insegna senza fatti.. qualcosa dentro, a livello di stomaco, mi urla una tale incoerenza che sto a sentire solo per capire fino a quale punto questo si sta spingendo mentendo a sé stesso.
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Chi urla il proprio sapere senza fatti o con fatti insufficienti continuando a dirti che lui è, che ha fatto questo e quest’altro, che a lui sarebbe dovuto questo e quest’altro perché, che sono gli altri a non capire, sta solo pretendendo qualcosa che non gli è dovuto.
Gli altri sono il miglior termometro per capire se stai agendo per ego o per costruire qualcosa. Se stai agendo per ego gli altri non ti cag..o. Gli altri hanno talmente tanti problemi da smazzarsi che non gliene frega niente dei tuoi e gliene frega ancora meno di te e del tuo ego, il tuo io-bambino che urla richiamo di attenzione.
Specie se capita che quel bambino sia intrappolato nel corpo di un adulto.
Se stai agendo per costruire qualcosa di buono e di utile per te e per gli altri – e magari per il mondo – gli altri poco a poco si svegliano dal loro torpore e poi mano a mano iniziano ad alzare la testa indicando e dicendo hey, fico!

Ma quando si parla di altri, di chi si sta parlando? Di te, di me, di loro, di tutti..
Noi siamo gli altri. Noi siamo il termometro costante degli altri e siamo gli altri. Quando sono io a rivolgermi al mondo, mi rivolgo agli altri.

E agli altri cosa interessa di me?
Ma di me nulla!
Di cosa ho da dire, forse, qualcosa. Da fare per loro, qualcosa di più.
Dipende solo se quel qualcosa gli serve. Fine.
Semplice no?
Ecco perché, almeno dal mio modo di vedere le cose, se non sei nessuno è meglio fare il termometro. MA.. c’è un ma. Che nessuno è nessuno.
Tutti si è qualcosa e tutti – forse – hanno qualcosa da raccontare, purché.. non sia l’ego a parlare ma quel qualcosa che ti spinge a farlo per spirito di servizio, un’attitudine atta a condividere, aiutare, dare uno spunto in più, fornire l’idea che mancava, contribuire, dare una mano, creare qualcosa di nuovo.
Bene.. chi sei tu per dirmi questo?
Sono una persona che vede le cose. Come te, come tutti gli altri.

Quello che mi sono messo in testa di fare è cercare di trarci un senso in base alla mia esperienza personale per restituirle elaborate allo scopo – possibilmente – di aggiungere qualcosa e – possibilmente bis – di dare valore all’esistente per aiutare a vedere quello che magari non si sarebbe visto se non da un punto di vista diverso.

È una domanda che mi pongo già da solo, e lo dico a scanso di equivoci, sulle mie riflessioni che non sono e non vogliono essere lezioni. Per carità.
MA (sì.. ma bis anche qui):
no, non ti rispondo: “no guarda, non sono nessuno per dirti questo”. Ti dico più amabilmente che..
Io sono io. Con la mia visione, le mie esperienze e il mio intelletto che deriva da intellìgere che significa leggere dentro, quindi interpretare e assorbire per restituire.
Io sono io come tu sei tu. Né più e né meno di quello.
Per assorbire e restituire uso i media messi a disposizione come questo blog, facilmente e gratuitamente, anziché scriverci un libro.
Anzi, sto scrivendo anche quello ma è ancora un po’ indietro e allora intanto scrivo qui.
Ormai sai che il mio lavoro è fare libri, vuoi non mi faccia il mio?? Li faccio per gli altri, verrà anche il mio turno 🙂
Seriamente, fare libri è uno dei migliori lavori del mondo, credo. E fortunatamente ho a disposizione know how, competenze, personale, macchinari e rete di conoscenze per farlo da più di quattro decenni. Sì, ho detto fortunatamente perché in Grafiche AZ bene o male mi ci sono ritrovato. Volente o nolente perché sono di seconda generazione. Ma ti dico anche, almeno in parte, per merito (leggi qui come può essere intesa in maniera molto pratica la differenza tra fortuna e merito, vedi la foto qui sotto) perché assieme alla mia squadra stiamo facendo delle belle cose e stiamo contribuendo ognuno con il proprio apporto per valorizzarlo.. e ci stiamo riuscendo! 🙂
Ho portato di recente mio figlio di nove anni a sentire il grande Livio Sgarbi di Ekis e parlava proprio di merito e fortuna. A lui devo le considerazioni che mi si sono dipanate nella mente con una chiarezza inedita rispetto a prima grazie al tour che Livio sta compiendo: The Turning Point.
E quindi anche il libro arriverà. E anche il tuo, se vuoi.
Anzi, in mente ho una collana di pubblicazioni.
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Intanto quello che voglio fare qui è riflettere e condividere le mie riflessioni.

Voglio mettere a disposizione.

In un bel libro che ho letto di recente e curato nell’edizione italiana da Ivan Nossa e co-scritto con Joe Vitale Trasforma in oro tutto ciò che tocchi, nel contributo di Melissa Dormoy trovi un’interessante definizione di successo:

Questo è vero successo. Condividere il centro di quello che siamo con gli altri. In qualsiasi modo scegliamo di manifestare quella condivisione; questo è il successo nella sua forma più elevata.

Come a dire che del successo te ne fai certamente da solo.. ma da solo condividi ben poco.
Il riconoscimento deve prima arrivare da se stessi, guai se lo attendi solamente dagli altri.
Quindi, se dovessi chiedermi chi sei tu per dirmi questo io ti rispondo:

Io sono io e ho tutta la voglia di condividere per crescere assieme.

Embè?
Nell’era informatica e dell’accesso immediato alla conoscenza e in cui è possibile accedere a più persone contemporaneamente.. ti parlo perché io sono io. E come dice il mio amico, formatore e scrittore Sebastiano Zanolli, parlo solo di ciò che ho vissuto.
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3 motivi per cui X-Factor è severo ma giusto e a che serve la gavetta

Torno sull’argomento e chiudo. X-Factor bis?? No no, leggi e capisci.
Veronica Marchi a X-Factor ha fatto venire i brividi con un pezzo dei Foo Fighters e ha ispirato uno dei miei articoli: Qual è lo spirito con cui lo fai?
Non lo sapevo. È stata una cara amica, funzionaria dell’Università degli Studi di Verona con cui ho lavorato a stretto contatto recentemente per la Kidsuniversity, che ha condiviso il video su Facebook.
Ricordo quando 15 anni fa calcavamo la scena dei pochi palchi veronesi e forse anche qualche concerto assieme. Uno dei miei migliori amici è stato bassista con Veronica per un po’.

Dopo tutta quella infinita gavetta, aver fatto una performance del genere mi ha spiegato un sacco di cose e sul loro funzionamento nell’equilibrio delle parti.

Equilibrio delle parti?
Seguimi.
Ammetto che non conoscevo X-Factor, o meglio, ne ammettevo l’esistenza ma faceva parte di tutte quelle cose per cui sei prevenuto senza conoscerle. In verità osservandolo e studiandolo con gli occhi di oggi trovo sia uno strumento di scouting spietato ma giusto specie con Manuel Agnelli, che di gavetta se ne è sparata non poca.
Da questo strumento di selezione ho osservato che:

  1. La gavetta serve.
  2. Una psicologia robusta è fondamentale e te la costruisci con la gavetta.
  3. L’ego va bandito. No, dai, va gestito. E la gavetta ti aiuta a ridimensionarlo prima che faccia troppi danni.

I tempi cambiano. Per fare un esempio, i Doors erano stati scoperti al Whiskey a Go-Go sulla Sunset Strip di Los Angeles nella metà degli anni ’60 con un Jim Morrison pieno come una nave e non erano nemmeno tanto tecnicamente preparati.
Non parlo della persona, quindi, ma della sua dedizione. C’è anche chi ha del talento ma si fa penalizzare dalla sua presunzione o da un ego smisurato che alla fine dei conti si ritorce contro anche musicalmente.
Questo è l’equilibrio delle parti.
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La differenza la fa la testa e l’approccio che ne consegue.
A livelli tecnicamente alti, la differenza la fa la preparazione psicologica e il trasporto emozionale.
C’è chi usa le persone a fini personali, non per la crescita collettiva, e perde. C’è chi apporta qualcosa di buono al mondo che magari necessariamente non serve ma assolve alla sua funzione. E vince.
La gavetta serve a questo, il suo perché è un turbo per dare credibilità e sostanza a quello che stai facendo senza staccare i piedi da terra quando tutto e tutti ti porterebbero a viaggiare sopra la testa degli altri.
Sono stato un presuntuoso megalomane anch’io in passato. Dio sa le mazzate che mi sono preso sui denti per questo.
Ci ha pensato la vita a schiaffarmi in faccia la mia piccolezza in maniera talmente chiara che ho dovuto apprendere la merdina che ero. E che sono ancora.. solo magari cercando di diventare più essere umano riconoscendo i miei limiti (facendo in modo di superarli però), e scoprendo giorno dopo giorno chi sono e cosa voglio per migliorarmi, dando qualcosa a questo mondo in tempo prima che me ne vada.
È questa la grande differenza. Sono le persone che meritano di avere un posto, di emergere che quello schermo agevola come lo strumento di selezione che mancava (cito non a caso Winston Churcill nell’immagine di Sebastiano Zanolli de La grande differenza).
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Stamattina un mio cliente americano, per promuovere una sua autrice giovane ed emergente, mi ha scritto questa frase estremamente efficace:

With almost 3,000 books being published on Amazon each day, getting noticed is a little like singing at the top of your lungs next to the massive front-of-house speaker towers at a Metallica concert. You could be the next Adele or Celine and never get heard.

Se non fosse stato per quello schermo, Veronica Marchi come avrebbe avuto una possibilità? Ma certo, se le sarebbe giocate tutte le sue carte perché è talentuosa, preparata e onestamente brava.
Manuel Agnelli si è alzato in piedi e lei stessa sembrava incredula come a dire ma come, questa roba è 15 anni che la faccio e ve ne siete accorti solo adesso?
Sì, ma con 15 anni di sofferenza, il che rende il tutto estremamente credibile. L’universo funziona così.. come il culo che ci si fa.
Manuel Agnelli per fortuna c’è. Senza mezzi termini rende il tutto più reale, senza dare false speranze.
Se sei qualcuno senza aver mosso un dito sei solo fortunato, se c’hai sputato un po’ di fatica, sei qualcuno che ha tanto ancora da dare, dall’operaio al manager, dall’impiegato all’imprenditore multimilionario.
Che poi non è nemmeno questione di fatica: è questione di passione, di dedizione, di metterci tutto il meglio che si ha, con i mezzi che si hanno. Ma con un proposito stampato a caldo nella mente. Quello di riuscire nel tuo intento. E l’intento deve essere chiaro.
Fortuna e merito. Se ti capita.. è fortuna. Se l’hai cercata, sudata, guadagnata e ottenuta.. quello è merito.
Il premio. Un concetto tanto semplice quanto complesso da apprendere. La gente non ha voglia di sbattersi. Per quello sono sempre in pochi coloro che emergono. Perché non mollano.
Marco Montemagno, che ho conosciuto qualche giorno fa, esprimeva questo concetto nella formula dettata da Elon Musk (Paypal, Space-X, Tesla, un tipo così.. insomma, uno che ha voglia di cambiare il mondo):

pressione x tempo = prodotto (che è un participio passato di produrre, come successo lo è di succedere, cioè far accadere).

Sarebbe da tenerci un corso di formazione solo sulla citazione 🙂
Ma si dovrebbe essere severi. Severi ma giusti.
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Come dire "la bellezza di" davanti a 140 imprenditori mi ha fatto riflettere sulla responsabilità sociale d'impresa. E dell'uomo.

Sì, lo so. Ero teso come una corda di violino.
Eppure lo volevo tanto e ora che l’ho fatto lo voglio ancora di più. Una delle paure più grandi dell’uomo è la paura di parlare in pubblico, dopo quella di precipitare. Paradossale perché per me precipitare fa parte della disciplina sportiva che pratico e per la quale ho organizzato un corso, proprio perché essendo una delle paure maggiori insegniamo a superarla portandosi a casa elementi di leadership per tutta la vita.

Paracadutismo per la Leadership, il primo corso dove impari la leadership lanciandoti da un aereo

Una paura che voglio tuttora superare è quella di parlare in pubblico.
Per Il Cenacolo dell’Impresa organizzato dal Comitato della Piccola Industria di Confindustria Verona sono stato chiamato a presentare la serata e subito ho accettato. Volevo presentare gli argomenti a modo mio.
In Confindustria è apprezzata la compostezza e io come paracadutista finanziario (lo scrivo sorridendo perché è la definizione del caro amico e grande Sebastiano Zanolli) ed ex batterista non sono proprio il massimo del modello perfetto di imprenditore istituzionale. Amo il rock’n’roll!
Ma per quell’occasione ho indossato una delle mie suit (quella per volare è bianca, gialla e nera, nella foto in fase di briefing con alcuni compagni paracadutisti durante uno dei corsi vela col pluri-campione italiano Mario Fattoruso) e mi sono incravattato. Cosa che faccio anche volentieri ma non tutti i giorni.
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Il foglio con gli appunti presentava sette passaggi posti nella pagina in maniera totalmente randomizzata. Ciò significava per i miei occhi di andare a cercare l’intro 1 in alto, poi l’intro 2 in basso, poi il punto 3 al centro a sinistra, il punto 4 al centro a destra, il 5 in alto e così via. In pratica, un disastro!
E per cercare di essere disinvolto ho detto più o meno 150 volte “la bellezza di”, un mio intercalare piuttosto frequente.
Se proprio ci tieni, ma credo di no 🙂 – puoi vedere il video su youtube qui.
Cosa voglio dirti con questa riflessione?
Il mio messaggio è questo: avevo paura ma c’è chi lo fa normalmente e lo fa molto bene. Nell’articolo che sto già scrivendo e di prossima pubblicazione Non conta quanto vuoi correre, conta quanto stai correndo lo spiego bene: mentre vuoi fare delle cose c’è già chi le sta facendo bene da anni. Mentre vuoi realizzarti c’è chi si è già realizzato. Mentre vuoi questo e quest’altro c’è chi lo ha già ottenuto.
MA: mentre c’è chi lo ha già ottenuto, fatto e corso, c’è chi non ha la minima idea si possa fare e tantomeno volere. Ti è mai successo di dire non avrei mai immaginato che questa cosa sarebbe successa?
Oppure: mai avrei pensato di riuscire a fare questa cosa.
Le abilità si acquisiscono. Solo che il modo di pensare del momento in cui le pensi è diverso dal modo di pensare in cui le fai perché di mezzo c’è stato un processo di maturazione ovvero di connessione di sinapsi che congiungendosi e creando nuovi sistemi ti hanno permesso di ragionare con strumenti inediti semplicemente che prima non possedevi. Ecco perché volere è il primo step di ottenimento del successo (che è il participio passato di succedere) ma non è sufficiente, è una condizione necessaria, sì, ma non sufficiente.

La volontà è una condizione base necessaria ma non sufficiente.

E anche pensare di volere lo è, perché viene prima.
Se mi avessero proposto di introdurre la serata tempo fa avrei risposto sì ma malincuore perché non sarebbe stato un volere che partiva da dentro di me perché lo volevo. Ora lo voglio. Sono io a volerlo. 
Hey, parliamo di introdurre la serata, non di presenziarla. Parliamo di presentare gli argomenti, non di snocciolarli, spiegarli, illustrarli, sviscerarli, etc. Devi avere qualcosa da dire per quello.
Ciò che desidero di più è essere dall’altra parte. Quella di chi ha qualcosa da dire.
Presuntuoso? NO. Ognuno di noi ha qualcosa da dire. Non credi? Mai pensato?

Il bello del mondo contemporaneo è la possibilità per chiunque di arrivare a chiunque. Arrivare a chiunque, tuttavia, non è corretto. Devi arrivare a chi è interessato alle cose che hai da dire.

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Nel mondo ci sono la bellezza di innumerevoli argomenti da trattare e che interessano le nicchie relative a quel dato argomento. Lo so, pure il mio inerente all’imprenditoria, formazione e orientamento è piuttosto dibattuto quanto non parecchio abusato ma devo dire che è in atto un forte cambiamento culturale a livello globale: quello che sta accadendo è una rinata consapevolezza su chi è l’uomo e sulla sua utilità sul pianeta.
Sta diffondendosi una nuova consapevolezza sul fatto che l’uomo è ospite e non padrone su questo pianeta e ciò cambia tutta la percezione del proprio ruolo nei confronti della responsabilità sociale – che poi è estesa a quella dell’impresa sana ed etica di cui spesso parlo – per cui si rispettano società, ambiente ed animali arrivando a produrre – e a comportarsi – in maniera sostenibile.
Fantascienza?
Mica tanto perché stiamo necessariamente andando lì. Internet sta agendo da collettore sociale combattendo l’ignoranza. La primavera araba ne è un esempio. Mark Zuckerberg vuole portare la connettività sparata dal cielo alle regioni remote dell’Africa e le conseguenze sociali per quelle persone saranno devastanti. Non solo per loro perché quando la loro consapevolezza subirà una necessaria accelerazione potranno esserci sconvolgimenti a livello globale. L’ignoranza è comoda. Tenere le moltitudini all’oscuro permettere di controllare gli equilibri dell’intero pianeta.
NO, non è teoria del complotto. Si tratta di buon senso.
Buon senso facile? Per niente e per niente breve.
Solo attraverso un più alto livello di consapevolezza si arriverà a lasciare ai nostri figli un mondo migliorato, non peggiore rispetto a quello che abbiamo ricevuto noi dai nostri predecessori che certo hanno creato e diffuso il benessere a una fetta più ampia di popolazione (fino a 70 anni fa si moriva di fame e di stenti): mondo migliorato significa che noi stessi li educhiamo ad un uso responsabile del pianeta. E li dobbiamo educare con l’esempio. Non a parole ma con i fatti.
Stop.
Sono sempre stato convinto che l’uomo sia tutto sommato un fenomeno piuttosto recente e la sua presenza non fa di lui il padrone assoluto della Terra.
E tanto quanto è in grado di distruggere, tanto può fare bene.
E mi piace molto pensare che la divulgazione sia uno strumento innovativo (che mette nuova azione) per avvicinare la bellezza di..
Sempre più persone.
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Qual è lo spirito con cui lo fai?

Guardavo X-Factor con mio figlio di nove anni e trovo il metro di giudizio sia estremamente interessante. In particolare ho apprezzato quello di Manuel Agnelli, rocker outsider spietato e impassibile, founder  e voce degli Afterhours, che all’occorrenza si alza in piedi battendo le mani  per riconoscere l’impegno in tutto il suo splendore.
La leadership è anche la capacità di esprimere autenticamente il riconoscimento.
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Siccome qui parliamo di imprenditoria, idee e affari ti traccio subito un parallello. L’imprenditore che non riconosce e non gratifica non è un vero leader. Una delle sue abilità principali è quella di contornarsi di persone valide e più competenti di lui nello svolgere i compiti specifici che altrimenti lui da solo non sarebbe in grado di saper fare. Questa abilità è quella di scegliere. Ora capirai perché scegliere è fare scouting di talenti. E perché serve leadership.
Ti avviso: in questo articolo ti pongo una quantità importante di domande 🙂
Ho conosciuto Veronica Marchi ai tempi in cui si condivideva la scena musicale veronese una quindicina di anni fa. Da sbarbato mi divertivo a suonare la batteria per alcune rock band. Ho suonato la batteria per circa quindici anni e poi mi sono rotto (in verità sono stato cacciato e dalla delusione non ho più preso in mano le bacchette dedicandomi totalmente al lavoro, pur amando la musica più di me stesso). Adesso anziché suonare, nel tempo libero mi lancio dagli aerei 🙂
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Come immaginerai, la mia vita nel frattempo è significativamente cambiata e avendo smesso di suonare ho cambiato anche abitudini.
Veronica è sempre uguale anche nell’aspetto e con una gavetta infinita alle spalle. Ora vive di musica. Io vivo di editoria.
Pressione x tempo = una performance giusta su un palco che da una visibilità pazzesca.

Ovvero: X-Factor = la leva che può fare per lei che ha talento (e costanza) per restituirle finalmente la giustizia che per molti altri non arriverà, proprio per lo spirito con cui ha affrontato e affronta la cosa.

Qual è questo spirito?
Qual è lo spirito con cui lo fai?
Per chi ha visto la puntata, avrà notato che le due ragazzine di 16 anni avevano un obiettivo diverso da Veronica Marchi. L’obiettivo era la notorietà direttamente senza passare dal via.
Cantare era per loro solo uno strumento per arrivare alla notorietà e che fosse cantare o ballare o tutte e due le cose assieme, alla ragazzine di 16 anni non importava. Importava il palcoscenico. Fedez, in discussione aperta con Arisa, persino ha dichiarato che a loro non serviva una settimana di inquadramento ma una una settimana di.. inquadrature. Ego, ego, ego.
In uno dei due casi, purtroppo, ego della madre.
La domanda è:

  • a chi servi? Per cosa lo stai facendo?

Ami cantare veramente e stai dando qualcosa al mondo o lo stai facendo per appagare il tuo ego e la tua smania di celebrità per una semplice questione di vanità?
Esatto, hai capito: cantare è lo strumento per dare qualcosa al mondo e se hai le carte in regola allora forse puoi ancora provare a giocartela. Proprio come Veronica Marchi.
Dietro a band di caratura internazionale come gli U2, i Metallica e i Foo Fighters ci sono imprenditori molto, molto capaci, spessissimo sono i musicisti stessi che diventano a loro volta produttori, talent scout e proprietari di etichette discografiche con tanto di commercio di merchandising facendo branding in una leva inaudita.
La musica, si sa, fa leva sulle emozioni e a livello globale il branding delle emozioni è molto interessante da un punto di vista di business.
A noi. Quindi, con quale spirito lo fai?
S’intende, sempre per fare la differenza.
Eccotelo, almeno per quello che ho notato io, in Veronica sul palco di X-Factor:

  • prepazione tecnica, tanto studio e una gavetta lunghissima
  • talento coltivato e non allo stato brado
  • costanza, perseveranza, caparbietà
  • bravura e attitudine al fare bene
  • sofferenza tipica di chi ci è sopra da anni e nonostante tutto non molla ancora
  • umiltà, caratteristica non molto comune, e semplicità
  • serenità, fiducia e sicurezza
  • sangue freddo ed essere calda allo stesso tempo
  • controllo sopraffino

Ma anche e soprattutto:

sono qui e sono felice.. che vada bene o male, va bene lo stesso.

Lo spirito è l’energia che permea le cose che fai e chi sei mentre le fai.
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Qual è il fine?
Essere milionario è per esserlo o è la conseguenza di averci messo qualcosa del tuo per fare la differenza?
Ci devi mettere innovazione.
Cos’è dunque l’innovazione?

L’innovazione è l’azione di aggiungere qualcosa di nuovo.

Allora la domanda è:
Cosa stai facendo di nuovo?
Cioè, cosa stai aggiungendo di nuovo affinché questo nuovo si noti e faccia la differenza perché utile a qualcuno moltiplicato per n utenti?
Come stai contribuendo?
In cosa ti stai distinguendo e quanto tempo deve passare prima che qualcuno se ne accorga.. e chi è quel qualcuno che può fare qualcosa per te capendolo e dandoti una mano come Fedez, Arisa, Agnelli e Alvaro?
Se stai cercando un lavoro, poni attenzione alla mia domanda:

  • stai cercando di offrire qualcosa in più per dare all’impresa che ti dovrebbe assumere quella porzione di valore che le mancava?

E se questa considerazione fosse a livello imprenditoriale?
Seguimi: se ragioni a livello di farti assumere, vale l’ultima domanda che ti ho appena fatto.
Se ragioni a livello di assumere tu altre persone, ti porto l’esempio di Alfio Bardolla.
Alfio sta cercando – e ci sta riuscendo molto bene – di rendere fruibile, veloce ed immediata la comunicazione della cultura finanziaria resa semplice a larghe fette della popolazione da una decina di anni.
Alfio Bardolla ora possiede la scuola di formazione finanziaria più grande d’europa e la sta quotando: grow fast, si può fare. Anche partendo da zero e da sotto zero come lui. Al prossimo wake up call di ottobre ha riempito un teatro da 1733 posti chiudendo le iscrizioni con quasi un mese di anticipo.
Marco Montemagno, che ho conosciuto qualche giorno fa, aveva 10000 follower nell’ottobre del 2015 e nel momento in cui scrivo ne ha 230000 con una proiezione di 350000 entro la fine 2016.
Cos’hanno in comune queste persone?
Sì, sono influencer.
No, non lo fanno per vanità.
Con quale spirito lo stanno facendo?
Con questo:

  • prepazione tecnica, tanto studio e una gavetta lunghissima
  • talento coltivato e non allo stato brado
  • costanza, perseveranza, caparbietà
  • bravura e attitudine al fare bene
  • sofferenza tipica di chi ci è sopra da anni e nonostante tutto non molla ancora
  • umiltà, caratteristica non molto comune, e semplicità
  • serenità, fiducia e sicurezza
  • sangue freddo ed essere caldi allo stesso tempo trasmettendo emozioni
  • controllo sopraffino
  • generando utilità per gli altri

Stanno dando qualcosa che in questo momento serve molto e a molte persone.

Perché:

Che tu sia dipendente, imprenditore o musicista, le persone interessate sono disperse attorno a te e lo spirito è l’energia che le aggrega e tu fai fluire a loro la differenza che grazie a te c’è tra lo stato dell’arte e il risultato ottenuto.

Come essere il buco al centro di un’area pendente che aggrega le acque vicine e le convoglia restituendole alla terra arricchite.
Ascolti la musica, impari a suonare il tuo strumento e fai un rock’n’roll che nessuno ha mai sentito.
Allora prendi, elabora e restituisci.
Buona musica!
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Il Nuovo Rinascimento dell'Italia passa attraverso la manifattura

Ti racconto una storia. Qualche giorno fa c’è stata l’inaugurazione della Mostra LA MAGIA DEI COLORI nella prestigiosa Biblioteca A. Frinzi dell’Università degli Studi di Verona perché su invito della stessa Università, nell’ambito di un’iniziativa europea molto importante che è la Kidsuniversity, come Grafiche AZ, l’azienda di cui sono anche socio, abbiamo avuto l’opportunità di aprire ed esporre parte degli storici archivi dei magnifici libri che produciamo da 45 anni per l’editoria internazionale.
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Inutile dirti quanto mi sia personalmente divertito un mondo ad organizzare la Mostra – che ricordo essere ancora visibile fino al 21 ottobre – perché:
A – ho acquisito nuove competenze oltre a quelle di cura maniacale della fabbricazione dei libri per i nostri editori;
B – è proprio divertente ideare, creare, allestire e decidere quali e dove posizionare i libri, i fogli stampa, gli originali degli artisti (tra cui quattro meravigliose copertine di Alessandro Sanna per l’edizione americana del Pinocchio prima di Pinocchio ovvero la geniale storia del pezzo di legno che diventerà il burattino più celebre del mondo), le lastre per stampare i libri con le nostre macchine offset, magnificare quel meraviglioso “Cielo di libri” dove vedi meravigliosi libri per bambini illustrati nei loro mille colori come fosse una pioggia di quadricromia dal soffitto;
C – abbiamo fatto promozione come non ci fosse un domani per una cosa a cui tengo profondamente (l’azienda fu fondata da mio padre e dal suo socio storico);
D – ho imparato anche qualcosa di più e diverso dal solito che è quello che fa del lavoro il più bel lavoro del mondo investendo in quell’elemento extra che ti fa fare la differenza quando fai qualcosa che ti piace.
Ma soprattutto ed è il punto a cui tengo di più..
E – come era normale fosse doveroso, all’inaugurazione, ho dovuto parlare in pubblico.
Dire “dovuto” non è corretto perché, in verità, non vedevo l’ora.
Come saprai tra tutte le paure le più frequenti in assoluto – e più temute dall’uomo (lasciamo perdere la paura del buio) – ve ne sono due in particolare:

Dato che di cadere non ho paura perché se mi conosci sai che pratico paracadutismo da qualche anno e oltre ad avermi cambiato la vita, la cosa che mi diverte particolarmente – quella di saltare da un aereo intendo – è proprio la caduta libera e la sensazione di libertà assoluta e ancestrale che solo il lancio ti sa dare.

A proposito, se ti interessa mi occupo per passione di team building per le aziende: amo la formazione e so quello che essa può fare. Fin da subito ho considerato il paracadutismo come strumento formativo e ho quindi abbinato per la prima volta nella storia il paracadutismo alla leadership per affrontare le sfide di oggi, contattami qui se vuoi saperne di più.

Tornando a noi, la paura, evidentemente, è semmai proprio quella di parlare in pubblico.
E se non vuoi parlare in pubblico proprio non ti viene: ti sale il panico, ti si asciugano palato e lingua e vedi anche un po’ bianco: in passato mi è successo.
Ah, mi ero anche dimenticato cosa stavo per dire su argomenti che conoscevo perfettamente.. Sì, hai capito: è stata una discreta figura di m…a.
Qualche giorno fa me la sarei letteralmente fatta sotto.. MA ho fatto dei corsi, oggi parlo in pubblico abbastanza spesso anche se pur sempre in contesti protetti.
Devo anche dire che aver suonato la batteria per anni più di tanto non mi fa provare timore dei palchi perché grazie anche ai concerti fatti un po’ sparsi per l’Italia al tempo che fu, ho avuto la possibilità di farci la mano. Ma mica basta questo 🙂
Sì, ti dicevo, me la sarei fatta anche sotto se non fosse stato che..?
L’intenzione, la voglia, il desiderio di parlare in pubblico non fossero venuti da dentro di me.
Il prossimo speech a TEDx?
Perché no 🙂 – MAGARI!
Ora lo voglio fare. Sì!
🙂
Dai, seguimi.
Non so per quale motivo abbia detto una frase tanto potente: che il Nuovo Rinascimento per l’Italia passi attraverso la manifattura.
Proprio nel senso di esortazione. Qualcosa dentro.. me l’ha tirati fuori. Estratto. “Educato” (nel senso primordiale di educere, tirare fuori, “trarre” appunto).
Davvero, non credermi uno che le spara, anzi, ero e sono veramente convinto di quello che ho detto. Il bello è che è venuto fuori spontaneamente.
Non mi ero preparato nulla appositamente perché volevo fosse un’esperienza sfidante. Chi parla in pubblico sa perfettamente cosa dire e di me potrebbe anche sorridere per la cadenza rigorosamente veneta. Son veneto ciò.. 🙂
UNA COSA MI PREMEVA. Davanti a tutte. Per l’amore, l’impegno e la dedizione del mondo nel lavoro che si fa.
Avevo mio figlio di nove anni e mio nipote davanti e ho pensato che noi stiamo lavorando per loro, per creare non tanto e solo il nostro futuro ma il presente che si ripercuoterà sulle loro spalle.
Inutile dirti quanto sia importante essere consapevoli e sensibili sulla qualità del mondo che lasceremo loro, che include, per esempio, la qualità dell’ambiente che lasceremo loro.
E mi sono posto alcune domande alle quali come sempre cerco di dare una risposta, almeno per capire l’argomento, se mi riesce.
..e il loro futuro del lavoro quale sarà?
Vogliamo bene ai nostri figli, no?
Cosa gli stiamo lasciando?
Cosa stiamo facendo per dimostrargli il bene che gli vogliamo se non agiamo oggi stesso, adesso?
Ad es. mi riferisco anche a cose banali come raccogliere le cartacce per terra per riporle in un cestino rispettando la differenziata, in sintesi, cercando di costruire il mondo come un luogo migliore per viverci. Anche e soprattutto attraverso il fare impresa.
Se questo passasse attraverso la manifattura (sana ed etica, s’intende)?
Lo so, sono discorsi triti e ritriti. Ma ci tengo.
Se il Nuovo Rinascimento dell’Italia passasse attraverso una manifattura sana ed etica sono più che convinto che saremmo pronti entro qualche anno a lasciare un mondo migliore ai nostri figli, più sano, più pulito, con persone più consapevoli e sensibili alle tematiche ambientali e di responsabilità sociale.
Noi, ovviamente, per produrre libri compriamo carta fatta da alberi. Ma che vengono ripiantati in misura maggiore di quanto ne vengano abbattuti secondo le rigide norme FSC che siamo volontariamente tenuti a rispettare.
Poca roba, capirai.
Ma vorrei fare in modo che le persone capiscano che ognuno nel proprio può farla, questa poca roba.  Mi riferisco veramente a piccole attenzioni nel quotidiano che contano. Che pensino al loro futuro, non alla nostra pigrizia di oggi nel fare finta di niente.
Se ti sembra stia parlando di cose poco concrete, perdonami.
Fare impresa è uno strumento tra i più efficaci per portare cambiamento. Gli imprenditori sono uomini che al di là del profitto contribuiscono al miglioramento delle condizioni attuali. Per farla breve, ti inventano delle cose e te le propongono, spesso per risolverti un problema più o meno complesso, più o meno ludico o di utilità quotidiana.
Nel suo storico intervento a San Patrignano, Renzo Rosso dice che non serve inventare il mondo: prendi una cosa, trovi il modo di migliorarla e renderla più moderna facendola servire a qualcuno. Qui il sunto da 5.55 (5 è il suo numero 🙂 ).
Renzo Rosso a San Patrignano
Non devi fare una politica di prezzo, devi fare una politica di valore. Altrimenti sei nessuno nel marasma del niente e non ti cercano e non ti vogliono. Soprattutto non servi a nessuno e non contribuisci a migliorare il mondo.
E se per migliorare il mondo si dovesse passare veramente per la manifattura, mi sento di dirti senza troppi peli sulla lingua di essere volentieri portatore di questo messaggio, nato spontaneamente all’inaugurazione di una mostra di 45 anni storia di un’azienda manifatturiera che fa questo nobile lavoro per i bambini.

Le persone che hai attorno sono un turbo. O il tuo freno a mano (per) sempre tirato

Osservo con maniacale attenzione le persone che funzionano da quelle che non funzionano. E, chiaramente, mi pongo la domanda rivolgendola a me stesso con spietata franchezza ed anche un po’ di severità:

  • chi sarei e cosa farei, sempre io, in un ambiente diverso?

Parto dal presupposto che nel ritenerci responsabili sempre per le nostre scelte, il risultato di quello che siamo e abbiamo nella nostra vita parte esclusivamente da noi.
Più esattamente, parte e ritorna da noi. Sempre. Con una precisione strabiliante.
Quello che siamo oggi è il risultato di quello che siamo stati tempo prima.
Le scelte di sei mesi fa, oggi sono manifeste.
Persino decisioni prese anni addietro da terzi, oggi sono la risultante precisa di quello che è stato.
Questo ci da un potere immenso perché con la decisione di oggi e la pazienza del frattempo, fra sei mesi, in teoria, abbiamo la manifestazione della scelta.
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Ovvio che parlo di sei mesi in maniera indicativa ma è un’unità di misura che vedo essere il lasso di sviluppo dei miei programmi, in un flusso pressoché costante.
Noi imprimiamo costantemente l’etere di senso. Noi per noi e gli altri e gli altri per loro e noi.
Ora, tornando alla domanda iniziale, in quale misura incidono gli altri nella manifestazione dei NOSTRI risultati?
Incidono eccome. Gli altri incidono. Il libero arbitrio è il nostro motore, cioè le scelte che compiamo e dove vogliamo essere di qui nei sei mesi che dicevamo.
Ma oltre al libero arbitrio c’è il contesto.
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Nella concezione di piena responsabilità gli altri c’entrano poco. E questo è un errore.
Le persone attorno sono il nostro turbo. O al contrario il freno a mano.
In pratica, gli altri si dividono in tre categorie quando vuoi realizzarti e non puoi non tenerne conto:

  • gli ostacolatori
  • gli indifferenti
  • i facilitatori

A parità di capacità (intesa come l’abilità di essere capaci di svolgere il mix tra competenze e talento), competenze e caratteristiche peculiari (il fattore di unicità che ti contraddistingue tra tutti gli altri esseri umani del mondo) che hai sviluppato e frutto del tuo impegno, quanto tempo in meno impieghi se attorno hai i facilitatori?
E se attorno hai gli indifferenti che non gliene può fregare di meno di chi sei, delle tue intenzioni e dell’impegno che ci metti?
E se attorno hai persone alle quali non conviene tu cresca e lentamente ma inesorabilmente ti ostacolano? Quasi senza che tu te ne accorga. Come la rana cotta lentamente nell’acqua tiepida che mano a mano diventa bollente.. e ti solo perché ti fidi delle persone che hai attorno (e che magari non ti sei scelto), ti fai fregare.. mai successo?
Se pensi di poter fare tutto da solo, non funziona così.
Da solo fai molto. Ma non abbastanza. I facilitatori posso aiutarti, non che da solo, alla fine, non riesca ma credimi: se tutto diventa uno sforzo sovrumano il fatto di essere un supereroe non paga.
Serve fare le cose presto e bene, i risultati possono essere raggiunti anche con fluidità.. che non significa siano facili. Ma almeno non sono ostacolati.
Se sei solo, fai poco.
Ecco l’importanza di avere attorno i tuoi pari con una visione simile, un background culturale simile e obiettivi simili.

  • Tu, per gli altri sei un facilitatore o un ostacolatore?
  • Come genitore insegni la facilitazione o la tribolazione ai tuoi figli per raggiungere le cose?
  • Cosa fai per supportare gli altri?

Perché..
La cosa funziona in modo bidirezionale.
Ci sono genitori che nella buona fede di far guadagnare le cose ai figli nella mentalità che le cose bisogna sudarsele, imprimono una mentalità di miseria e frustrazione affinché le cose siano difficili da raggiungere e che si debba sempre faticare, come la tribolazione faccia parte sistematicamente delle cose.
Non lo metto in dubbio. Ma osservando chi funziona vedo che non tribola. Anzi! Vedo che è in grado di far girare le cose fluidamente in un equilibrio tra profusione d’impegno, preparazione e abilità di contornarsi delle persone giuste. Queste ultime sono i facilitatori.
Nessuno dice sia facile, anzi, è dura ma NON nel segno della sfiancante battaglia per raggiungere il nulla.
Contornarsi di facilitatori fa la differenza.
E loro hanno a loro volta bisogno di te. Se attorno hai gli ostacolatori.. Auguri.
Ma il mio augurio, in verità, è di essere tu il facilitatore che vorresti avere vicino.
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I nostri occhi non sono telecamere, sono dei proiettori

Cambia tutto. Cambia la percezione del mondo. I nostri occhi non sono solo telecamere, sono proiettori del senso che diamo al mondo circostante e soprattutto al mondo immaginario.
Come se le cose che si palesano nella nostra testa vengano proiettate fuori sul telo bianco che noi dipingiamo con il film della nostra vita, istante per istante, fotogramma dopo fotogramma.
Dato che il telo è bianco e siamo noi a proiettare il film, ciò significa tre cose:

  • siamo gli addetti alla proiezione del nastro (quelli che stanno lassù in piccionaia come il vecchietto in Last Action Hero)
  • siamo i registi
  • siamo entrambi

Se sei come il vecchietto del mitico film degli anni ’90 con Arnold Schwarznegger,  peraltro ricchissimo di citazioni, passi una vita a pensare che avresti potuto fare le cose, salvo poi renderti conto – guardandoti indietro – che la vita che hai proiettato sul telo rimane asetticamente priva delle cose non fatte per la paura dell’ignoto.
Cosa sarebbe successo se..?
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Personalmente il mio terrore è rendermi conto da vecchio di non aver fatto quello che avrei potuto da giovane. Sono note le interviste agli anziani i quali durante le loro ultime confessioni ammettono di non aver fatto quello che desideravano per fare quello che altri desideravano loro facessero.
Se sei un macchinista ti limiti a esistere perché credi di proiettare tu il film ma.. di fatto proietti il film di qualcun altro. E questo è, semplicemente, terribile e terribilmente frequente.
Vale la pena essere il regista e usare gli occhi come telecamere per vivere il presente e ricordare i momenti migliori. E se ti lasci alle spalle i film meno belli nella tua libreria personale.. non sei obbligato a riguardarteli.
Per nulla e da nessuno.
Se sei il regista sei alla Prima e il tappeto rosso è per te.
Perché se i tuoi occhi sono dei proiettori e tu sei il regista quello che incameri nella tua memoria puoi elaborarlo e restituirlo al mondo come il più bel film.
Ogni volta unico.
La tua vita.
Scopri le tue attitudini.
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