Sergey Brin, l'adrenalina e la competitività – come saltare da un aereo senza essere presi per pazzi, anzi.

Ogni volta che penso a quello che faccio in stagione il venerdì alla pausa pranzo a me sembra normale. Poi lo racconto e mi danno del pazzo. A me non pare proprio. Poi vedo questa foto e mi consolo tantissimo. Ma proprio tanto. Se uno degli imprenditori più ricchi del pianeta, uno degli uomini che ha contribuito maggiormente ad entrare ogni giorno nella vita di tutti noi con la sua aziendina – Google e lui è Sergey Brin che salta da un elicottero – e leggo più volte essere un malato di adrenalina come me, beh.. mi sento immensamente consolato 🙂
Sergey, grazie che ci sei. Non tanto per aver fondato e sviluppato Google. Ma perché sei una che salta dall’alto.
Sergey Brin is an adrenaline junkie. E che vorrà mai dire?

Andiamo al punto e cioè: cosa fa saltare una persona da un aereo senza che questa venga tacciata come pazza o irresponsabile o malata di emozioni forti?

sergey-brin-is-an-adrenaline-junkie
Il venerdì in stagione, ti stavo dicendo, al posto di andare a mangiare come tutte le persone normali, mi reco in aeroporto, mi imbrago – cioè indosso il mio paracadute sulla schiena, aggancio il pettorale, stringo i cosciali, faccio tutti i controlli del caso e mi dirigo con i miei compagni verso il velivolo per uno o due decolli e poi torno in ufficio a lavorare.
Se sei preoccupato per il mio pranzo, tranquillo, mangio qualcosa in auto ma non è importante quanto lo è la sensazione di volare, l’immensa liberazione di essere in aria e la bellezza del volo, del salto, del lancio che inizia nell’hangar e termina con la compilazione del logbook dei lanci.
Meraviglia delle meraviglie!
Ma cosa avviene a livello psicologico? A livello inconscio?
Tutto bello quello che avviene fuori ma scendere a livello psicologico a vedere cosa avviene, aiuta a conoscerci meglio; e conoscere cosa avviene in profondità ci aiuta a lavorare meglio. Con noi stessi e con gli altri.
Ce lo dice il dott. Andrea Cirelli, Psicologo, Psicoterapeuta specializzato in Ipnositerapia e Psicoterapia Breve Strategica, autore del libro IL TUO CORPO TI DICE COME DIVENTARE FELICE (alla seconda ristampa in tre mesi – vedi video di seguito 🙂 ) e spesso intervistato da Fabio Volo al Volo del Mattino su Radio Deejay:
“L’energia emotiva, offerta volontariamente con i lanci, fa si che una parte arcaica di noi (l’inconscio, l’istinto) ci gratifichi. In altri termini, il lancio è una fornitura di energia emotiva positiva che va o a sostituirsi a quella negativa e uno la vive, oppure va a potenziare il rapporto con il proprio inconscio a cui poter chiedere di più. Amplificherei con spiegazione analogica e con quella di altre teorie la spiegazione psicologica del perché con i lanci si migliora”.

Insomma, se lo fa uno come Sergey Brin fondatore di Google, allora lo possono fare tutti gli altri, non è questione di essere malati di adrenalina e il fatto di lanciarsi, di saltare da un aereo ha di fatto qualcosa che ha a che fare con qualcosa di molto più profondo.
Ed è una questione estremamente naturale legata alla più naturale delle leggi della natura: non sopravvive il più forte ma chi si sa adattare meglio. E noi esseri umani abbiamo – tra gli altri – tre strumenti, tre prerogative che ci differenziano dalle altre specie:

1. la possibilità e la forza psicologica di non demordere grazie ad una psicologia robusta (che il paracadutismo e i lanci inevitabilmente sanno dare)
2. la speranza (demandata perlopiù ad agenti esterni)
3. l’opportunità di studiare ed acquisire competenze (gli animali procedono nell’evoluzione esclusivamente per prove ed errori salvo non disporre dei primi due punti. Anche noi procediamo per prove ed errori ma possiamo accelerare il tutto con lo studio, la formazione e l’esperienza)

Il sistema che tiene vivo e attivo tutto ciò e che conduce in definitiva alla nostra felicità e alla realizzazione che tanto alimenta la psiche umana è soggetto a sforzo, logorio e “sfiancamento” e se non sei abbastanza robusto e flessibile, ti perdi per strada. E questo accade alla maggior parte delle persone compresi gli imprenditori.

Non è affatto un caso che Sergey Brin pratichi attività sportive di alto livello.
E ci si può dotare degli strumenti utili, efficaci e necessari affinché non si smetta di provare a creare le condizioni per ottenere il risultato e non si smetta mai di trovare nuove soluzioni ai problemi di sé stessi, delle proprie aziende e delle persone continuando a motivarle e alimentarle di nuova energia e nuova e sana voglia di fare.

Senza questa attitudine, senza questo ancestrale slancio che permea l’agire e l’umano essere, in pratica, nulla sarebbe stato. L’uomo probabilmente camminerebbe ancora a quattro zampe e considero che mettere a disposizione strumenti tanto risolutivi possa supportare bene, molto bene, il processo evolutivo che poi per la nostra epoca si esplica in termini di competitività.
Ma cosa c’entra il paracadutismo con gli imprenditori e la competitività?
Cosa c’entra la leadership con il paracadutismo?
Ora iniziamo a parlare veramente di salti.
Ho fin da subito concepito il paracadutismo come il corso di formazione per eccellenza, il corso regale, il corso dei corsi, il corso numero uno per potenza di acquisizione di consapevolezza, di abilità in una condizione estrema, di governo delle emozioni, di vincere sistematicamente la paura.
E mi sono sempre detto che quando sei un uomo capace di affrontare tutto questo a 4000 metri di altezza, bene, a terra, al livello del mare, sei necessariamente un uomo migliore.
img_8478
Sei più competitivo perché il paracadutismo è uno strumento:

  • inevitabilmente,
  • indiscutibilmente,
  • assolutamente,
  • totalmente competitivo.

Ed è il sinonimo diretto di spiccare –> che è emergere.
Come differenziarti in un mondo sempre più ad elevata competitività?
Come emergere e smetterla una volta per tutte di essere recepito come una COMMODITY cioé di essere facilmente sostituibile?
Un momento, cos’è una commodity?
Una commodity è qualsiasi cosa sia facilmente reperita come alternativa: lo sei nel mercato del lavoro, lo sei nel business, lo sei come persona, come azienda, come collaboratore. Sei l’alternativa di qualcun altro più commodity di te e qualcun altro sarà la tua alternativa. Esattamente come andare a fare benzina alla Esso o alla Shell perché conta lo zero virgola finale.
È tristissimo, lo so, e credimi, lo dicono in tanti esperti, Marco Montemagno ma anche Alfio Bardolla, professori di Harvard e imprenditori della Silicon Valley (guarda caso anche Sergey Brin): si sta andando sempre più verso quella direzione. Guardati il video di Montemagno sulla progressiva algoritmizzazione delle procedure che andranno a sostituire sempre più l’intervento umano. L’automazione spazzerà via milioni di posti di lavoro e non sarà fra molto: c’è che dice tra 10 e c’è chi dice entro 5 anni.
Emergere, saltare, spiccare ha molto, MOLTO a che fare (non dico col risolvere ma..) col guardare il progresso da un punto di vista diverso e non da subirlo ma da cavalcarlo perché la tua psicologia cambia. CAMBIA eccome.
Se non sai dire la tua differenza tra un elemento A e un altro elemento B – ebbene, sei una commodity. Fai qualcosa per non esserlo MAI più.
Non sono certo io a dare le soluzioni ai problemi del mondo ma forse, saltando da qualche anno, un’intuizione mi è venuta anche considerando gli enormi progressi tatuati sulla mia pellaccia:

  • aspirare al salto di qualità AIUTA.

Pensa all’utilità per la tua azienda. Ma di questo te ne parlo nel report che sto finendo di preparare per la nuova stagione 2017 🙂
Se vuoi avere – ovviamente gratis – il catalogo dei corsi 2017 con i TBO (Team Building Outdoor) e i TBO Deluxe puoi contattarmi qui oppure fissiamo una chiamata conoscitiva senza ovviamente impegno qui e sono felice di darti tutti i dettagli del caso.
img-20170208-wa0015

Sul tachimetro non conta quanto vuoi correre, conta quanto stai correndo

L’energia comportamentale è l’unica energia che conta. Sono appena rientrato da una corsa, la terza in tre settimane (Runtastic mi computa un totale di 16,05 km – stimola bene questa cosa). Oggi cinque chilometri di cui quattro a bomba. Niente di che, sono tutto fuorché un maratoneta 🙂
Mentre corro sento le tossine che schizzano via. Utilizzo il momento della corsa per stare con me. Il dialogo interno parte da solo come una macchinetta e a voce alta mi viene anche e soprattutto da mandare a quel paese tutte quelle situazioni in cui mi sento e mi sono sentito a disagio.
20161224_172145
Beh, non capita anche a te di sentirti a disagio mai? E di mandare a quel paese qualcuno, nooo?
Per me è stato un super anno.
Ho portato il Sindaco di Verona Flavio Tosi in azienda, sono stato in Diesel, sto facendo affari per l’editoria con uno dei più noti formatori in Italia, ho prodotto libri di amici tra cui Andrea Cirelli che è in Radio Deejay con Fabio Volo ogni 3×2 per parlare del suo libro (Il tuo corpo ti dice come diventare felice), ho organizzato una Mostra con l’Università degli Studi di Verona (La magia dei Colori per Grafiche AZ), conosciuto Marco Montemagno di persona e incontrato il più grosso distributore indipendente in Italia, ho fatto un fuoricampo col paracadute e fatto il mio primo sgancio, sono stato da Alfio Bardolla per una coach personale, ho sviluppato Paracadutismo per la Leadership, sono stato a Los Angeles, Chicago, Francoforte, Londra, etc. Bla bla.
C’è chi fa molto di più. C’è chi fa meno e rende molto di più.
Tante belle cose, infatti. Ah, ho anche quasi raddoppiato il mio apporto commerciale nell’azienda di famiglia.
Mi dicono, anzi, fanno capire, che è tutto normale. Praticamente dovuto. Lo devi fare e basta.
Infatti, c’è quel tarlo, quel tarlo che mi dice “Leonardo, non stai facendo ancora abbastanza. No, non ci siamo ancora.. Mi dispiace”. E uso il mio blog per dirlo, per urlarlo al mondo intero. La tossina regina che schizza fuori.
Un po’ come quel professore di Lettere al liceo che non mi ha dato una sola soddisfazione per una sufficienza scannata per tutto il triennio. Ci mettevo l’anima nei temi e se era sei era meno meno. Uno non bastava, meglio due. Si avvicinava di più al cinque mezzo ma era meglio. Fanculo 🙂
Alla maturità, però, la soddisfazione è arrivata. Non ricordo bene ma mi sembra la commissione esterna avesse ritenuto idoneo alla maturità il mio tema con un punteggio di otto e mezzo.
Allora non ero io un asino, era il tarlo.
Già. Non mi basta mai.
So che se dovessi incontrare il Papa e il Dalai Lama assieme in udienza privata a casa mia per me non sarebbe ancora abbastanza. Forse perché sono ambizioso – bada bene, non ho detto troppo ambizioso.
O forse perché so che si può sempre fare meglio.
Perché conta una cosa soltanto.
I risultati? Sì, i risultati, paradossalmente, contano come primo step.
Io i risultati li raggiungo anche. Sempre o quasi sempre, umanamente parlando. I risultati non sono lo step definitivo.
Ti sto per dire una cosa pazzesca, lo so, che ho capito nella mia corsa di prima mentre sputavo fuori l’ennesima tossina. La tossina natalizia del 2016.
Conta l’energia comportamentale.
Conta quel tarlo che ti dice fai ancora qualcosa in più. Arriva fino a Casa Pozza e invece la superi. Arrivi all’80,5% di fatturato in più per pensare che non è abbastanza perché sarà l’800% che ti farà fare il salto.
img_20161026_231455
L’energia comportamentale è quella cosa che ti fa arrivare dove vuoi ma quando ci arrivi ti dice:

OK, bravo, ora non credere di essere arrivato perché sei ben lontano da dove dovresti già essere.

Sul tachimetro c’è una lancetta che indica la velocità con cui stai viaggiando. Non conta che tu dica voglio andare veloce. Conta solo il numero indicato dalla lancetta.
Se non sei soddisfatto, è normale. Se vuoi correre più forte ricordati che in questo momento c’è chi lo sta già facendo. Mentre c’è chi sta correndo veloce la sua maratona e la vince, c’è chi ha vinto il Triatlon. E chi ha vinto il Triatlon tre volte. E via dicendo. A questi non basta mai.
13307249_10153623391920905_7564338008450405075_n

Wake Up Call – darsi una svegliata per non fermarsi più anche senza dover essere fenomeni in economia

Non smettere mai di imparare, questo è il jingle che mi riecheggia nella testa dopo essere stato due giorni al corso sulla formazione finanziaria promosso dalla scuola più grande d’Europa in tema di entrepreneurship indipendente. Frequento Alfio Bardolla e ABTG da più di 5 anni ormai e sto maturando la consapevolezza della missione che sta mano a mano prendendo forma:

–> quella di rendere la finanza accessibile a tutti, lontana da quella in giacca e cravatta che parla un tecnichese distante dalla comprensione delle persone.

In aula, o meglio, a teatro – il Teatro della Luna – eravamo in 1733. Al precedente Wake Up Call di Rimini eravamo in un migliaio. Quello che vuole fare Alfio è diffondere una nuova cultura d’impresa e d’imprenditorialità. E si sta quotando per farlo al meglio azzannando un mercato presidiato ormai esclusivamente dall’unicità del suo modo easy di trasferire i concetti dell’imprenditorialità moderna al più vasto numero possibile di persone con lo scopo di costruire una nuova consapevolezza economica e finanziaria.
Perché, come Alfio dice, non esiste una sola economia, esistono due economie. Quella macro economica fuori dal tuo controllo; e la TUA economia, quella sulla quale puoi intervenire grazie a conoscenze che puoi acquisire e a competenze che puoi sviluppare ma che non vengono insegnate sui banchi di scuola.
Bene: cos’ho imparato da questi due giorni? Cosa mi sono portato a casa?
Un sacco di cose. E ora te ne snocciolo più che volentieri alcune.
20161009_173142

–> Punto 1.

Viviamo in un tempo esponenziale. Entro il 2030 – praticamente dopodomani – l’80% dei lavori di oggi non esisterà più. Se mi segui da un po’ sai che in testa ho il tarlo del futuro e di come esso sarà lasciato ai nostri figli. La mia ossessione è quella di contribuire a costruire un mondo migliore in modo da poterlo lasciare migliorato ai nostri figli. E – possibilmente – migliorato abbastanza lestamente da poterne godere un po’ (tanto) anch’io nel momento presente.
L’Italia ha necessità in quest’epoca di cambiare. L’Italia si può cambiare e per cambiare l’Italia si deve intervenire al livello delle persone comuni, a livello di mindset, di mentalità, di attitudini e di orientamento al cambiamento.

Per cambiare è necessario che le persone cambino.

Ma le persone NON vogliono cambiare perché non sono progettate per cambiare ma per rimanere nel proprio brodo, al sicuro e al caldino.
E chi cambia allora?
Chi sta cambiando le regole del gioco.
Chi sta cambiando le regole del gioco tiene assolutamente conto del fatto che le masse non vogliono cambiare e sono recalcitranti al cambiamento.
Darsi una svegliata è f o n d a m e n t a l e. Il tema è che Wake Up Call è proprio la chiamata ad alzarsi e fare.
Fare cosa?
Innanzitutto, come detto, cambiare il set mentale serve ad armarsi di nuove conoscenze che diventeranno nuove competenze tramite l’azione e l’esperienza affinché queste si trasformino in capacità.
Fare cosa, quindi?
Trasformare le conoscenze in competenze.

“Quelle che mi hanno portato fino a qua non sono le stesse abilità che mi porteranno più in là”.

Fin qui tutto chiaro?
Imparare ad usare la propria mente con piena consapevolezza agevola. E agevola molto. Certo, non agevola essere in balia degli eventi e degli altri. E se gli altri sono parte attiva nella nostra vita e nel nostro ambiente, sono anche il fluido nel quale ci avvicendiamo ogni giorno nuotandoci dentro. E vien da sé che se sguazzi in uno stagno maleodorante la tua salute mentale (e fisica) non sarà propriamente alle stelle.
Se non si ha il controllo di dove ci si trova, sarà difficile poi andare dove si vuole andare.
20161009_201520

–> Punto 2.

Le persone coraggiose non sono quelle che non hanno paura, sono quelle che agiscono nonostante la paura.

Ma quanto è bella questa frase? Bellissima. Ma non serve a niente se continui ad avere paura senza agire. La paura va sovrascritta, come fosse un file in un hard disk. Ed esistono molti modi per sovrascrivere la paura. Ad esempio, c’è stato un momento in cui ho avuto la necessità di crescere velocemente. Alcune vicissitudini personali anche gravi avevano richiesto da parte mia parecchio impegno psicologico e sopportazione anche emotiva. Mi sono informato e iscritto per il corso AFF – Accelerated Free Fall – e in 11 salti ero in grado di lanciarmi da un aereo da solo.
Quando salti da un aereo da solo le prime volte il mondo ti diventa una cosa piccola piccola, tu ti senti grande e i problemi sono più piccoli di te. No, non è un illusione, è un modo semplice ed efficace di crescere e si può crescere anche velocemente. Non è che ci devi mettere una vita a crescere.
In 5 anni noi viviamo quello che i nostri nonni vivevano in 75 anni. Abbiamo più esperienza dei nostri genitori nella metà degli anni. Viviamo in un mondo esponenziale per l’appunto. E diventare paracadutista per me ha segnato un notevole salto quantico.
Ho tutt’ora paura. Ma mentre le prime volte mi saltava il cuore in gola per l’adrenalina, ora non vedo l’ora si apra il portellone e il pungente odore della benzina avio mi penetri nelle narici, pronto a spiccare il balzo, da solo o con i miei amici che nel frattempo mi sono fatto saltando.
La leadership è una caratteristica fondamentale.

PARACADUTISMO PER LA LEADERSHIP È IL PRIMO CORSO IN CUI IMPARI LA LEADERSHIP SALTANDO DA UN AEREO

Ed è una caratteristica acquisibile e sviluppabile. Perché, per prima cosa, ti aiuta a dirigere te stesso, prima che gli altri. E comunque prima di dirigere gli altri non puoi non dirigere te stesso. E, comunque, se non dirigi te stesso, beh, saranno gli altri a farlo.
Ed è per questo motivo che ho voluto disegnare un corso per la leadership saltando da un aereo. No, tranquillo, non salterai da solo. Per quello dovrai fare il corso che ti menzionavo poco fa – l’AFF – ma avrai la stessa sensazione di libertà e liberazione, la stessa adrenalina della caduta libera a 250 km/h e avrai la stessa sensazione che prova un vero paracadutista librandoti nell’aria e sentendoti il vento sulla pelle a 1000 metri sospeso a guardare il panorama imbragato ad un istruttore e con una vela sopra la testa. E se sei bravo e sussistono le condizioni tecniche te la fa anche pilotare.
Eventbrite - PARACADUTISMO & LEADERSHIP: il primo Seminario sulla leadership in cui salti da un aereo

–> Punto 3.

Il ruolo del gruppo dei pari è imprescindibile. Costruire il gruppo dei pari dove condividi i valori, generi e sviluppi le idee, è:

f o n d a m e n t a l e.

Ti fa rimanere focalizzato, ti fa andare a palla e stai bene e sulla retta via perché spalleggiandoti con persone che hanno la stessa ambizione e visione rimani sul focus e senza troppe distrazioni.
Perché da solo fai ma fai fino a un certo punto. Con gli altri fai meglio e fai di più.
Il mio amico Alessandro Ferrari dice: da solo partecipi, con la squadra vinci.
Le idee che generi e sviluppi diventano, tentativo dopo tentativo (e fallimento dopo fallimento) alla fine i fatti e i risultati che contano, forse e alla fine, qualcosa. Come ha detto Francesco Facchinetti nel suo intervento – peraltro molto centrato – perdendo un match, da lì nasce la vittoria.

A un certo punto tutte le cose piccole fatte si sommano e diventano esponenziali.

È sempre l’attitudine a determinare le scelte.
È così come il ruolo dell’imprenditore quando interpreta sé stesso: o è schiavo del proprio lavoro e della sua partita IVA o sposa il ruolo di innovatore che genera e sviluppa qualcosa di nuovo, di diverso e contribuisce a fare un piccolo balzo in avanti all’umanità.
Il compito dell’imprenditore è principalmente INNOVARE e TROVARE I SOLDI PER REALIZZARE LE NUOVE IDEE.
Gli imprenditori si comprano i dipendenti e i liberi professionisti e hanno bisogno degli investitori.
Gli investitori.. si comprano gli imprenditori.
20161009_132615

Qual è lo spirito con cui lo fai?

Guardavo X-Factor con mio figlio di nove anni e trovo il metro di giudizio sia estremamente interessante. In particolare ho apprezzato quello di Manuel Agnelli, rocker outsider spietato e impassibile, founder  e voce degli Afterhours, che all’occorrenza si alza in piedi battendo le mani  per riconoscere l’impegno in tutto il suo splendore.
La leadership è anche la capacità di esprimere autenticamente il riconoscimento.
207852_1041503237696_5347_n
Siccome qui parliamo di imprenditoria, idee e affari ti traccio subito un parallello. L’imprenditore che non riconosce e non gratifica non è un vero leader. Una delle sue abilità principali è quella di contornarsi di persone valide e più competenti di lui nello svolgere i compiti specifici che altrimenti lui da solo non sarebbe in grado di saper fare. Questa abilità è quella di scegliere. Ora capirai perché scegliere è fare scouting di talenti. E perché serve leadership.
Ti avviso: in questo articolo ti pongo una quantità importante di domande 🙂
Ho conosciuto Veronica Marchi ai tempi in cui si condivideva la scena musicale veronese una quindicina di anni fa. Da sbarbato mi divertivo a suonare la batteria per alcune rock band. Ho suonato la batteria per circa quindici anni e poi mi sono rotto (in verità sono stato cacciato e dalla delusione non ho più preso in mano le bacchette dedicandomi totalmente al lavoro, pur amando la musica più di me stesso). Adesso anziché suonare, nel tempo libero mi lancio dagli aerei 🙂
schermata-2016-08-20-alle-23-23-27
Come immaginerai, la mia vita nel frattempo è significativamente cambiata e avendo smesso di suonare ho cambiato anche abitudini.
Veronica è sempre uguale anche nell’aspetto e con una gavetta infinita alle spalle. Ora vive di musica. Io vivo di editoria.
Pressione x tempo = una performance giusta su un palco che da una visibilità pazzesca.

Ovvero: X-Factor = la leva che può fare per lei che ha talento (e costanza) per restituirle finalmente la giustizia che per molti altri non arriverà, proprio per lo spirito con cui ha affrontato e affronta la cosa.

Qual è questo spirito?
Qual è lo spirito con cui lo fai?
Per chi ha visto la puntata, avrà notato che le due ragazzine di 16 anni avevano un obiettivo diverso da Veronica Marchi. L’obiettivo era la notorietà direttamente senza passare dal via.
Cantare era per loro solo uno strumento per arrivare alla notorietà e che fosse cantare o ballare o tutte e due le cose assieme, alla ragazzine di 16 anni non importava. Importava il palcoscenico. Fedez, in discussione aperta con Arisa, persino ha dichiarato che a loro non serviva una settimana di inquadramento ma una una settimana di.. inquadrature. Ego, ego, ego.
In uno dei due casi, purtroppo, ego della madre.
La domanda è:

  • a chi servi? Per cosa lo stai facendo?

Ami cantare veramente e stai dando qualcosa al mondo o lo stai facendo per appagare il tuo ego e la tua smania di celebrità per una semplice questione di vanità?
Esatto, hai capito: cantare è lo strumento per dare qualcosa al mondo e se hai le carte in regola allora forse puoi ancora provare a giocartela. Proprio come Veronica Marchi.
Dietro a band di caratura internazionale come gli U2, i Metallica e i Foo Fighters ci sono imprenditori molto, molto capaci, spessissimo sono i musicisti stessi che diventano a loro volta produttori, talent scout e proprietari di etichette discografiche con tanto di commercio di merchandising facendo branding in una leva inaudita.
La musica, si sa, fa leva sulle emozioni e a livello globale il branding delle emozioni è molto interessante da un punto di vista di business.
A noi. Quindi, con quale spirito lo fai?
S’intende, sempre per fare la differenza.
Eccotelo, almeno per quello che ho notato io, in Veronica sul palco di X-Factor:

  • prepazione tecnica, tanto studio e una gavetta lunghissima
  • talento coltivato e non allo stato brado
  • costanza, perseveranza, caparbietà
  • bravura e attitudine al fare bene
  • sofferenza tipica di chi ci è sopra da anni e nonostante tutto non molla ancora
  • umiltà, caratteristica non molto comune, e semplicità
  • serenità, fiducia e sicurezza
  • sangue freddo ed essere calda allo stesso tempo
  • controllo sopraffino

Ma anche e soprattutto:

sono qui e sono felice.. che vada bene o male, va bene lo stesso.

Lo spirito è l’energia che permea le cose che fai e chi sei mentre le fai.
maxresdefault
Qual è il fine?
Essere milionario è per esserlo o è la conseguenza di averci messo qualcosa del tuo per fare la differenza?
Ci devi mettere innovazione.
Cos’è dunque l’innovazione?

L’innovazione è l’azione di aggiungere qualcosa di nuovo.

Allora la domanda è:
Cosa stai facendo di nuovo?
Cioè, cosa stai aggiungendo di nuovo affinché questo nuovo si noti e faccia la differenza perché utile a qualcuno moltiplicato per n utenti?
Come stai contribuendo?
In cosa ti stai distinguendo e quanto tempo deve passare prima che qualcuno se ne accorga.. e chi è quel qualcuno che può fare qualcosa per te capendolo e dandoti una mano come Fedez, Arisa, Agnelli e Alvaro?
Se stai cercando un lavoro, poni attenzione alla mia domanda:

  • stai cercando di offrire qualcosa in più per dare all’impresa che ti dovrebbe assumere quella porzione di valore che le mancava?

E se questa considerazione fosse a livello imprenditoriale?
Seguimi: se ragioni a livello di farti assumere, vale l’ultima domanda che ti ho appena fatto.
Se ragioni a livello di assumere tu altre persone, ti porto l’esempio di Alfio Bardolla.
Alfio sta cercando – e ci sta riuscendo molto bene – di rendere fruibile, veloce ed immediata la comunicazione della cultura finanziaria resa semplice a larghe fette della popolazione da una decina di anni.
Alfio Bardolla ora possiede la scuola di formazione finanziaria più grande d’europa e la sta quotando: grow fast, si può fare. Anche partendo da zero e da sotto zero come lui. Al prossimo wake up call di ottobre ha riempito un teatro da 1733 posti chiudendo le iscrizioni con quasi un mese di anticipo.
Marco Montemagno, che ho conosciuto qualche giorno fa, aveva 10000 follower nell’ottobre del 2015 e nel momento in cui scrivo ne ha 230000 con una proiezione di 350000 entro la fine 2016.
Cos’hanno in comune queste persone?
Sì, sono influencer.
No, non lo fanno per vanità.
Con quale spirito lo stanno facendo?
Con questo:

  • prepazione tecnica, tanto studio e una gavetta lunghissima
  • talento coltivato e non allo stato brado
  • costanza, perseveranza, caparbietà
  • bravura e attitudine al fare bene
  • sofferenza tipica di chi ci è sopra da anni e nonostante tutto non molla ancora
  • umiltà, caratteristica non molto comune, e semplicità
  • serenità, fiducia e sicurezza
  • sangue freddo ed essere caldi allo stesso tempo trasmettendo emozioni
  • controllo sopraffino
  • generando utilità per gli altri

Stanno dando qualcosa che in questo momento serve molto e a molte persone.

Perché:

Che tu sia dipendente, imprenditore o musicista, le persone interessate sono disperse attorno a te e lo spirito è l’energia che le aggrega e tu fai fluire a loro la differenza che grazie a te c’è tra lo stato dell’arte e il risultato ottenuto.

Come essere il buco al centro di un’area pendente che aggrega le acque vicine e le convoglia restituendole alla terra arricchite.
Ascolti la musica, impari a suonare il tuo strumento e fai un rock’n’roll che nessuno ha mai sentito.
Allora prendi, elabora e restituisci.
Buona musica!
208788_1041502997690_3796_n