GLI EURO E LA VERA MONETA DI SCAMBIO

GLI EURO E LA VERA MONETA DI SCAMBIO

La vera moneta di scambio oggi non si chiama EURO.

Si chiama ATTENZIONE.

In un mondo di distrazioni continue e costanti, dove siamo sollecitati in un oceano di cose, input, banner, notifiche, e-mail, lucine, vibrazioni, drin-drin e da qualcuno che cerca di avere la nostra attenzione in maniera intensiva, sistematica, costante, instancabile online e offline – digitalmente e analogicamente – il dazio, il balzello che noi paghiamo, nostro malgrado si chiama proprio così.

E la seconda moneta di scambio?

È la FIDUCIA.

Perché quando qualcuno tra i mille mila input e solleciti richiami ha avuto la nostra attenzione, noi, per “abbonarci” alla sicurezza di quella transazione, di quell’acquisto, di quel pensiero agganciato a quella data cosa, dobbiamo poterci fidare.

E come ci si può fidare in un mondo in cui non ci si può fidare di nessuno o quasi?

Dimostrando.

Dando la garanzia che il valore è quello che conta.

Nel mio campo di esperienza personale, diffido fermamente da chi non ha rispetto della mia attenzione e non si cura di rubarmi tempo, energie, risorse e soldi per il suo tornaconto. Nessuna pietà.

Ma allo stesso tempo, dedico la giusta attenzione a chi, nel proporre qualcosa, lascia trasparire senza eccessiva timidezza, la sua autenticità.

La differenza non sta nel prendere a tutti i costi ma sta nel dare a un costo preciso. E non significa dare a fondo perduto a cani e porci, c’è un limite anche a quello.

Non è gratuito nemmeno il dare gratuitamente.

Ma nel dare per generare valore, nel darsi, nello spendersi con lo scopo di costruire, migliorando le condizioni e permettendoci di evolvere è ciò che – laddove questo venga riconosciuto da chi è in grado di vedere – realmente serve fare.

Proprio per non essere schiavi degli euro. Ma nemmeno essere schiavi di coloro i quali da noi vogliono qualcosa senza nemmeno pensare di dare nulla.

E non in cambio.. ma a prescindere.

Questa cosa, per me, cambia il mondo.

O – almeno – il modo di vedere le cose. Che forse sono la stessa cosa.

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

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Leonardo Aldegheri
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FINCHÉ NON RESTITUISCI LA DIGNITÀ PERSONALE AL TUO AVVERSARIO

Finché non restituisci la dignità personale al tuo avversario, continuerete a farvi la guerra.

Le persone “al gancio” si alimentano di demoni nella loro mente e reagiscono tramite ritorsione

Sono meccanismi molto “rettili” ovvero dati non tanto da una capacità di calcolo ed elaborazione del dato dell’uomo avveduto e moderno quanto di quella parte primitiva del cervello – il cervello rettile, appunto – ancora funzionale al retaggio di difesa/attacco cui esso era abituato ai tempi delle fiere che con tanto gusto si pappavano l’uomo primitivo.

Oggi, tuttavia, le persone al gancio – cioè agganciate, ingaggiate, innescate – passano la loro esistenza con l’attenzione su “ma lui ha fatto, lei ha detto” perpetuando all’infinito una condizione disagevole di disappunto che dal niente perdura negli anni senza averne contezza.

Né una risoluzione.

E spesso senza averne anche un perché reale e realmente motivato se non invece attivato da una debolezza interiore non vista, non accettata, non riconosciuta.

Perché l’ego non permette di ammettere che in qualche modo la responsabilità è nostra, se stiamo in un certo modo.

Ma è COLPA sempre dell’altro. Questo solleva tantissimo nell’immediato.

Ma è pura illusione perché più diamo respons-abilità all’altro, più siamo noi stessi a indebolirci.

Per il semplice fatto che deponiamo altrove la nostra abilità di dare risposta.

La recriminazione, l’arrabbiatura, l’ira, la rabbia sono tutti atteggiamenti rettili di chi nutre uno stato di disagio interiore – magari anche per sua attitudine “perché sono fatto così” (ignorando la parola magica cambiamento che tanto risolve) – che si ripercuote su persone che possono anche non rendersi conto di essere oggetto di “tali attenzioni”.

“Esistere” non è una colpa.

Ecco che il vicino “mi fa incazzare”, il collega “mi fa”, il fratello, la sorella “ha detto e fatto questo, quello e quest’altro”, “tu quella volta hai fatto/sei stato cattivo..” etc. etc.. tendendo a identificare la persona con il pretesto dell’errore, della colpa.

(Sappiamo che non sono le persone ad essere in colpa ma i comportamenti errati a dover essere corretti).

Tutte cazzate! Tutto materiale del passato che continua a DOVER essere ri-portato nel presente per puntiglio.

Sono congetture presenti solo nella mente di chi le promuove perché è gravido di un’energia emotiva che da qualche parte DEVE essere sfogata, liberata

Quando l’oggetto delle vostre critiche, del vostro disagio avvertirà la vostra avversione, potrebbe andare in reazione. Non è così detto in quanto il suo cervello rettile potrebbe non essere preso al gancio (molto se ne parla nel Transurfing).

I vostri attacchi, tuttavia, si arrischiano nel campo minato e zeppo di insidie della risposta di difesa.

Poi, nel caso sia lui ad attaccare, sarete voi a dovervi difendere. E ciò in un ciclo infinito che drena forze e fa vivere male.

Dicevamo che l’unica cosa che conta è vivere bene l’adesso.

A prescindere dai legami, dalla parentela, dalla storicità delle relazioni.

Per me, quando una relazione non funziona, va recisa.

Occorre avere coraggio per farlo ma il senso di liberazione è straordinario. I nodi vanno sciolti, le paure dissolte, i vecchi traumi elaborati, fatti emergere, lasciati liberi.

Ma una volta fatto, stop ai rimuginamenti. Quella storia è conclusa, quel capitolo è andato, quella pagina è stata voltata.

Quella relazione è s-voltata, quel collegamento è rescisso. FINE.

Le energie stagnanti vanno rimosse. Per rimuoverle devono essere liberate.

E a meno che non si tratti di crimini, di atti illegali, azioni di violenza, stupri, rapine o quant’altro che questi soggetti possono aver attuato nei confronti della vostra mente, una soluzione c’è, bella come il sole.

Eccola: restituire la Sua dignità al Tuo nemico

Ancora una volta, riconoscendolo.

Lascialo ESSERE.

L’avversario va riconosciuto come tale. E nel momento in cui lo riconosci, esso svanisce.

Ridona a lui la Sua dignità e lascialo andare, liberalo. Riprendi tu la Tua responsabilità e restituisci a lui la Sua dignità, la dignità che gli hai negato, il riconoscimento che non hai voluto dargli, l’ammissione di colpa (che di colpa non si tratta ma, come più volte detto, di responsabilità) che non hai voluto prenderti, la cognizione del suo diritto di esistenza.

Così facendo, liberandolo, liberi te stesso. Il fardello se ne andrà e la pesantezza del passato lascia il posto alla leggerezza dell’adesso.

Leonardo Aldegheri
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INNO al primo maggio


Uno dei miei mantra è: quando gli altri cazzeggiano, io lavoro di più. Non perché io sia un’instancabile lavoratore ma più perché io sia un instancabile perseguitore (esiste il termine?) di obiettivi. Spietato. Non mollo mai. Non mi stanco e non mi fermo.
E devo dire che quando il telefono non squilla e le e-mail non pressano, la qualità del lavoro si alza drasticamente, la mia mente diventa libera, l’ansia da prestazione scende e il mio cervello inizia a volare.
Quando gli altri cazzeggiano è il momento della strategia.

Se passi le tue giornate alla ricerca di risolvere i problemi nel costante loro inseguimento, bene, in giorni come il primo maggio hai la soluzione alla portata perché la mente libera ti consente un ragionamento più leggero e veloce perché meno condizionato. Il riposo è d’oro.. ma è un palliativo. Domani ricominci come prima, forse con più affanno di prima.
Se hai in mente di realizzare delle cose, in giorni come il primo maggio prendi carta e penna e inizia a disegnare cosa vorresti migliorare e come intendi farlo.
Vuoi riuscire nei tuoi progetti?
Ricordati che servono:
1. Dedizione
2. Attenzione
3. Concentrazione
4. Costanza
5. Perseveranza
6. PERSONE GIUSTE ATTORNO
Per prima cosa ti ci devi dedicare, devi porgli attenzione, devi essere concentrato solo su quella cosa per non disperdere energia (focus), devi essere costante (non mollare), devi perseverare (quando ancora non ci sei arrivato, è il momento di accelerare e insistere).
Vuoi un boost? Vuoi il turbo che ti attacca al sedile della Porsche? (Vuoi una Porsche..?)

Attorniati di persone che ti sostengano

Se attorno hai gli “ostacolatori” farai una gran fatica. Elimina le teste di caxxo che non credono in te e se anche dicono che ci credono ma i fatti non lo confermano, ebbene, fuori dalle palle.
Avere le persone giuste attorno è come avere dei fan che ti incitano. Puoi essere lo stoico n.1 del pianeta e dire “ce la faccio lo stesso”, per carità. Levati dai piedi chi non ti sostiene senza pietà.
Rischierai di rimanere solo? Si chiama scrematura.
Nel cammino la raccolta è il target. Significa che mano a mano che vai avanti chi ti segue è perché è allineato.
La cosiddetta CRISI non è se non una scrematura. Prima nel pentolone c’era qualsiasi cosa, in una economia chiamata di SCALA. Dopo il 2007-2008, l’economia, diventata di SCOPO, non accettava più cani e porci nel pentolone.
Se volevi entrarci, dovevi avere uno scopo ben preciso e servire a qualcuno mentre le alte barriere all’ingresso decidevano, scremando senza pietà, se il tuo prodotto o servizio potevano godere del beneficio di accedervi.
Ma una volta dentro, non eri al sicuro.
Dovevi alzare il livello di competitività altrimenti gli altri ti facevano schizzare fuori. E ti scremavano senza pietà.
Scremare chi non ti sostiene è alla base del riuscire.
Quando gli altri cazzeggiano, pensa al pentolone.
Se ti va e vuoi approfondire questi concetti con me, contattami. Senza problemi. Io il primo maggio ci sono.
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