I (FANTOMATICI) NEURONI SPECCHIO

I fantomatici neuroni specchio.

Wikipedia recita dei neuroni specchio, come quella “classe di neuroni che si attiva sia quando un individuo esegue un’azione sia quando lo stesso individuo osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto“.

Ne parlavo qualche giorno fa in un post su Facebook – Monkey see Moneky do – relativamente al fatto che non ha alcun senso costringere i bambini a leggere se sono i genitori i primi a non prendere un libro in mano manco scottasse.

È come un padre che pesta il figlio perché l’ha beccato a fumare quando egli stesso fuma due pacchetti al giorno di sigarette.

Cit. Real Case History
“Monkey see Monkey do” è un famoso detto anglosassone per intendere che tramite l’esempio è più facile trasferire know how piuttosto che semplicemente dicendolo o spiegandolo oralmente o teoricamente.

Per lo stesso identico principio, un figlio è parimenti più portato a fumare assimilando l’esempio di persone fidate e vicine che compiono il medesimo gesto o assumono la medesima abitudine.

Non è da stupirsi se il processo di emulazione del genitore comporta comportamenti inconsci di una certa portata (allitterazione portami via..!).

I neuroni specchio sono uno strumento potentissimo della natura che ci consente di imparare velocemente, oltre alla ripetizione e oltre all’emozione.

Il cervello acquisisce e fa proprie le informazioni – in una parola impara – principalmente attraverso le tre seguenti attività:

  • Ripetizione
  • Emozione
  • Esempio
  • Imposizione
  1. Sappiamo benissimo ad esempio che tramite ripetizione anche le fandonie, le bugie più grette, diventano verità, soprattutto grazie anche a quella che Robert Cialdini chiama riprova sociale, benché non confermata o non veritiera.

Le fake news funzionano molto bene a riguardo.

2. Sappiamo benissimo che dopo un forte spavento quella data cosa non la si fa più, dopo essersi scottati. Dopo una delusione d’amore cocente, ad esempio.

3. E sappiamo benissimo, ancora meglio, come i veri leader guidino con l’esempio e non temono altri leader, proprio perché la leadership autentica è quella esercitata attraverso l’esempio e persone in sintonia con quella missione, conseguenza di quella visione, sono disposti ad affrontare ogni ostacolo pur di addivenire allo scopo prefisso.

4. Beh, qua è facile: quando qualcuno impone a qualcun altro di fare un data cosa (utilizzando leve come la scarsità, l’urgenza, il timore, la coercizione, etc.) e questo la DEVE fare, la impara subito

Un leader come Alessandro Magno a meno di 30 anni aveva conquistato il mondo conosciuto grazie alla sua leadership incommensurabile e l’esempio di prodigioso coraggio in battaglia.

Tutto questo solo per dire che quando non sai che pizza ordinare e alla fine è la prosciutto e funghi che mangerai è perché vai sempre sul sicuro.

Oppure perché l’ha ordinata quello che ha espresso l’ordine al cameriere prima di te.

Funziona sempre.

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Leonardo Aldegheri
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PER IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI

Per il futuro dei nostri figli.

Chi segue questa pagina sa quanto rompo le scatole per la salvaguardia dell’ambiente.

Non c’è da scherzare, innumerevoli sono gli articoli che parlano dell’emergenza della plastica.

Ho persino letto un editoriale sponsorizzato di una nota azienda tedesca sul Corriere della Sera, la Henkel, giusto per non fare nomi.

Marketing? Ma certo.

Anch’io continuo a dire a tutti che la nostra azienda è certifica FSC (dal 2011, non da ieri e non una ma entrambe, sia Grafiche AZ che Legapress, ma anche qui senza far nomi – nessuna provvigione comunque).

Poi, vedo mia figlia che maneggia questo succo/yogurt acquistato da mia moglie e mi illumino! Perché nel retro si legge la scritta:

PER IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI.

Cit. – confezione innovativa yogurt nel frigo

Mio Dio!

Oh My God! Come dico gli anglosassoni. Li ho sgranati, giuro.

Quello che dico, scrivo e predico da tempo!

In quell’ufficio marketing c’è qualcuno che ha inteso la problematica e ha convinto ufficio tecnico, CDA, produzione, GDO, imprenditore, HACCP, Checco Zalone e chi più ne ha più ne metta per arrivare a TRASFORMARE il packaging di un prodotto per il “futuro dei nostri figli”.

Per smetterla una volta per tutte di sporcare questo pianeta che – PER DIO – NON è nostro. Spero sia chiaro.

Però lo abitiamo.

E vogliamo che casa nostra sia sporca o sia pulita?

Ora la cosa può essere strumentale, etc. ma, ancora una volta, non frega.

Ciò che veramente importa è che la crescente sensibilizzazione verso queste tematiche arrivi “persino” a educare quello che “scaglia” la cicca per terra (a volte anche con una certa dose di disprezzo).

Sì, io voglio che si arrivi che persino chi fuma abbia l’accortezza di spegnere la cicca e metterla nel cestino (come peraltro già osservavo in Austria nelle due estati che ho vissuto a Salisburgo negli anni ’90, non proprio l’alto ieri).

CE LA FAREMO.

Ne sono certo.

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Plastic Bank

LA BELLEZZA È OVUNQUE

La bellezza è ovunque.

Oppure là dove la si vuole vedere.

Stai certo che se vuoi vedere la negatività o l’aspetto lamentoso, ammorbante, pesante di una cosa, lo trovi di certo. Sicuro come l’oro.

Sicuro come loro.

Così come, volendo, trovi di certo l’aspetto BELLO, positivo, utile, trasformando quell’evento, quella frase, quella provocazione in una opportunità.

Nel transurfing questo si chiama principio di coordinazione dell’intenzione.

È davvero facile: ogni volta che ti capita di pensare od osservare qualcosa, ricorda di pensare a quale sia l’intenzione – cioè dove stai dirigendo quel tuo pensiero – e se essa è buona o meno buona.

La purezza dell’intenzione cambia la vita.

La bellezza è ovunque.

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COME NELLA RICERCA DI UN LAVORO SIA UTILE COMUNICARE

Nella ricerca di un lavoro, le soluzioni da mettere subito in pratica per aumentare le possibilità di riuscita sono molteplici. Qualche giorno fa si è presentata in azienda una dinamica grafica che evidentemente stava cercando una posizione. Una posizione, un lavoro.

Sono dell’idea che al giorno d’oggi – ovvero dal cambio di paradigma da economia di scala a economia di scopo, dal 2008 – non sia più possibile cercare un lavoro ma sia il caso di offrire competenze.

Le aziende cercano competenze. Bramano, hanno bisogno, necessitano di:

C-O-M-P-E-T-E-N-Z-E.

Ovvero hanno bisogno, in una società ad elevata / elevatissima competitività, di persone che sanno fare le cose.

La prima domanda che ci si dovrebbe porre, quando si cerca un lavoro – o meglio – quando si vogliono offrire delle competenze, è:

Io, che cosa SO FARE?

Per questo motivo la risposta alla domanda di cui sopra screma la moltitudine di professionalità generiche in circolazione. Ad es., molto banalmente:

  • Sai vendere?
  • Sai le lingue?
  • Sei disponibile a viaggiare?
  • Sei disponibile a imparare?
  • Frequenti persone, luoghi, fuori dal tuo ufficio / casa / città?
  • Leggi, ti informi, ti documenti, sei in linea con la filosofia dell’azienda, del mercato, del mondo?
  • Sai usare un gestionale oltre al solito pacchetto Office?
  • Aumenti la tua capacità relazionale, ti sei specializzato in qualcosa?
  • Quando ti relazioni con qualcuno, il focus è sul prendere, solo sul ricevere o sul dare, sull’erogare valore per tutti?

Occorre in pratica smontare e poi rimontare elemento per elemento di ciò che ci caratterizza e rendersi consapevoli di cosa si sa fare e poi presentarlo nella maniera opportuna (il come).

La nostra “Bugatti” in fase di smontaggio e rimontaggio. La manutenzione costante rende efficienti e fa girare le nostre “rotelline” sempre meglio che il “non fare niente”

Alla suddetta candidata – che devo ammettere si presentava anche bene – ho detto che non abbiamo posizioni aperte per la sua figura. Anzi, spesso relativamente alla categoria dei grafici, accade che le aziende non cerchino.

Si tratta di una professione tipicamente da freelance e spesso, proprio essendo molto tecnica e poco sul pezzo da un punto di vista di vendita, spesso è fee-lance. La grafica è diventata una commodity, perché tanto basta un Mac.

Cavolate.

Per esperienza, dato che mia moglie è grafica pubblicitaria e in azienda riceviamo pdf generati da InDesign tutti i giorni per elaborare i file dei libri che produciamo, garantisco che tale professionalità non è e non deve essere una commodity e soprattutto non basta soltanto un Mac con qualche suite Adobe sopra.

C’è bisogno di grafici bravi, in giro.

E più bravi si è nel comunicare le proprie competenze, più sono aumentate le probabilità di farsi trovare e quindi di erogare i relativi servizi.

Un grafico non fa solo locandine e biglietti da visita. Può specializzarsi, dato che ci occupiamo di editoria e agli editori servono figure preparate, per esempio:

  • nelle prove colore certificate
  • nell’impaginazione
  • nell’ideazione di copertine che vendano
  • nella preparazione di file che rispettino le norme di produzione con i profili carta corretti, segni di taglio, abbondanze, etc.

Così ho detto alla nostra amica: – senti, appena ho un attimo una sera di queste ti mando una e-mail con un paio di indicazioni su quello che secondo me è il caso di fare nella ricerca di un lavoro come grafica.

E mi è venuta un’idea: competenze grafiche da un lato, di web marketing dall’altro. La soluzione? Studiare il social media management da grafico competente e offrire alle aziende il prodotto finito che comunichi, non solo il prodotto.

Cioè il prodotto con il plus, cosa tutt’altro che scontata, che funzioni.

“Ciao Xxxx,

come promesso ti invio l’e-mail relativamente a quanto ci siamo anticipati.

Credo che per il tuo lavoro, a prescindere lo sia per tutti praticamente oggi, sia molto importante comunicare e comunicare quello che si fa.

Comunicare in modo da distinguersi consente un vantaggio competitivo. Da leggere Strategia Oceano Blu a riguardo.

Una buona cosa sarebbe comunicare i propri lavori (ma anche i valori perché denotano la tua attitudine) e il proprio portfolio con una presentazione efficace.

Poi, se sei presente nei social: Instagram, Facebook con una pagina professionale in primis ma anche Twitter e LinkedIn, esiste un tool di Aruba che ti costruisce un sito web pressoché in automatico. Si chiama Swite ed è un altro modo per comunicare ciò che fai.

Ciò che fai comunica l’essenza di ciò che sei.

Tieni presente che alle persone non frega niente di chi “sei”. A loro importa cosa puoi fare per loro. Questa è l’essenza di ogni business.

Per questo è molto importante comunicare ciò che si fa. Quindi il COSA.

Poi viene il COME. Come lo dici, continuativamente e nel tempo, rivela molto della tua natura e questa è utile conoscerla per chi deve contare su di te.

La vera moneta di scambio oggi si chiama fiducia. E occorre essere davvero credibili in un mondo e in un mercato ad alta altissima competitività.

Per questo esistono i blog che parlano dei tuoi interessi e di come vivi le esperienze che fai. I blog servono per trasferire alle persone informazioni utili circa quello che fai ma sono ancora più utili per stabilire una connessione tra chi scrive e chi raccoglie quelle informazioni.

Tutto ciò detto, se ti va di andare all’estero, faresti più che bene. Sono certo delle opportunità che si possono trovare oltre i confini nazionali. Siamo cittadini del mondo, non Italiani solamente. Perché non esplorare Dubai? So che tempo fa cercavano figure come la tua, in particolare se hai un inglese consolidato.

Non temere di chiedere chiarimenti se ti va, lo faccio col cuore. Anzi, credo elaborerò questa e-mail per un nuovo articolo 😉 

E dato che parlavamo di Marco Montemagno, questo l’ho visto stamattina e merita davvero. Prenditi 10 minuti per guardarlo.

In bocca al lupo,
Leonardo”
Ed infatti, ecco l’articolo. Prova a dare un’occhiata, se ti va, a un CV “dinamico”, è il mio e credo rispecchi quanto esposto.

Buon lavoro, Leonardo Aldegheri
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La vita rosea degli altri. E altre amenità.. a meno che?

Nel mentre in cui mi rendo conto di fare parte dei 387.000 nuovi casi di influenza del dicembre 2017 tra i giorni di Natale e Capodanno (che culo), tra le altre cose penso a come chiudere l’anno del blog.
Non ho scritto molti articoli quest’anno date le intense vicissitudini aziendali, l’impegno nell’editoria (più di cento libri meravigliosi realizzati per i migliori editori e nuovo record di fatturato 🙂 ) e lo sviluppo di Paracadutismo per la Leadership che ha visto due inedite e stratosferiche edizioni, a riprova che l’impegno, la forza di volontà e la perseveranza vincono sul talento. Poi se c’è anche un po’ di culo..
Devi sapere che questi giorni sono per me sempre determinanti per riflettere, tirare le somme dell’anno appena passato e beneficiare del pensiero slegato dall’operatività che inquina il naturale ambiente mentale.
Scrivo e programmo il 2018. Il 31.12.16 ho concluso l’anno con una meravigliosa stellona con i miei amici paracadutisti, per quest’anno ero pure prenotato ma rien da faire. Boom di influenza nelle feste.

Così sia.
31.12.17. Concludo l’anno nella lettura – tra uno starnuto e l’altro – e la scrittura. E come avviene in questi casi, dare un significato all’anno appena trascorso comporta il porsi alcune domande. Sì, perché tra aspettative e speranze, buoni propositi e lista degli obiettivi per il 2018 in arrivo tra qualche ora, si può rischiare di pensare anche a quanto siano fortunati gli altri, ai riconoscimenti mai arrivati, etc. etc. Ti succede mai di pensarlo?
Mi capita sotto mano qualche giorno fa questo splendido corto della Disney prima di una serata a coccolarmi i miei due cuccioli mentre fuori nevicava. Insomma il paradiso.

La vita rosea degli altri.
Non sai mai cos’ha passato la persona che hai di fronte. Vedi le nuvolette rosa degli altri. Ma non sai che c’è chi prova ad avere figli e non ci riesce. Chi ha perso il marito, giovane della mia stessa età, improvvisamente. Chi ha perso il padre dopo la madre. Chi ha smesso di suonare la batteria, che era la sua vita, per un male incurabile pur non avendo smesso mai di sorridere. Allegria?
Cose successe nel 2017, alcune solo qualche settimana fa.
Quando penso al senso della vita, non so darmi risposta.
In questo corto che ti invito a guardare, forse, qualcosa ci è spiegato. Qualcuno ha la nuvoletta grigia mentre gli altri l’hanno rosa. Non si da per vinto quando sembrava si fosse definitivamente rotto. Si attrezza. Allarga le spalle. Protegge la testa. E vola.
Ti auguro un 2018 STREPITOSO, FANTASTICO, STRAORDINARIO. Come sono uso rivolgere a chi sento. Qui lo faccio a chi sente me.. e gli capita di leggermi. Continua a volare.
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I problemi che hai sono tanto grandi quanto lo spazio che gli dai (contiene immagini crude)

L’unico momento è ora. L’unico posto è questo. Il blog dei buoni sentimenti e delle intenzioni sane a volte non lo è.
Non guardo mai certi video, ho l’impressione servano per generare dei flussi di pensiero collettivo in una direzione pilotata.
Mi preoccupo ogni giorno di come far quadrare le cose, pensando ai miei problemi.

Più pensi alle cose, più dai loro energia.

E un pensiero ricorrente su una cosa banale trasforma quella banalità in un problema gigante.
Vedo persone che ingigantiscono le cose, sono dei maghi nella trasformazione. Le osservo in giro, frequentando aziende. Timbrare il cartellino diventa un problema esistenziale ma anche una delusione amorosa si trasforma in depressione. Un’azienda progettata male con mezza famiglia dentro e l’imprenditore chino sul tecnico perdendo di vista la visione allargata di come il mondo gira diventa suicidio. Un passaggio generazionale non pianificato diventa una scissione familiare con beghe societarie infinite e raccomandate A/R che scavano negli scheletri di decenni prima.
Anch’io sono un trasformatore, fino a quando succede qualcosa che mi fa ridimensionare le cose alla loro naturale grandezza, a volte riducendole persino.

Se nasci nel posto sbagliato, i problemi sono altri.

E mi è capitato ieri in una giornata di riflessioni.
Il perché mi sia soffermato a guardare un video – dove uomini armati fermano una donna comune per strada per pregustarne l’imminente morte di fronte a persone con in mano un’arma e uno smartphone nell’altra riprendendo il tutto – non lo so. Non lo so proprio, non lo faccio mai.
Video
Non mi capacito della crudezza dell’umanità, sono troppo coinvolto nelle mie cose personali e che il riguardano il mio, di mondo, da concepire che possano veramente succedere queste nefandezze.
Dall’altro lato c’è la sordità al rumore. Ogni giorno siamo bombardati da decine di migliaia di input, come non bastassero i 60.000 pensieri che transitano nel cervello di ognuno di noi, ogni giorno.
In questo marasma emergono i pensieri ricorrenti e questi si rafforzano e più ne parli, più li consolidi.
E i pensieri sono energia in quanto impulsi elettrici con le loro lunghezze d’onda che trovano la loro sintonizzazione in pensieri simili.
L’energia si trasforma in materia e la materia in energia.
Ecco perché si dice che i pensieri sono cose.
Ecco perché il mondo che hai attorno è frutto dei pensieri che hai in testa.
Sei tu il trasformatore.
Se capiti nel posto del mondo sbagliato, timbrare il cartellino è una fortuna. Se capiti nel posto sbagliato in un momento sbagliato, la tua vita dura un’altra manciata di secondi, quando uomini armati di smartphone e fucili sono attorno e il loro leader tiene uno speech perfetto con una conclusione ad effetto.
Il pestaggio di quell’innocente ventenne fuori dalla discoteca qualche settimana fa ha dell’incredibile, dell’inenarrabile, esattamente come il video che ho visto qui sopra.
Ma poi passa.. passa! Passa tutto e anche questo ha dell’incredibile. I pensieri rimangono.
Quale sarebbe il senso di soffermarsi? Il mondo va avanti no? The show must go on.
E ognuno riprende poi i propri pensieri. E vai avanti con le tue cose.
Con le tue beghe, avanti a trasformare.
I pensieri hanno una potenza esagerata. Pensaci.
Dopo il video i miei pensieri si sono ridimensionati. I problemi che pensavo fossero enormi sono diventati piccoli, almeno per ora.
Allora vale la pena pensare che pensare le cose giuste valga la pena.