ATTENZIONE, POST CHE CONTIENE STUDIO E LAVORO

ATTENZIONE, POST CHE CONTIENE STUDIO E LAVORO

[ATTENZIONE] – Post che contiene un’opportunità di STUDIO e di LAVORO.

Come funziona il mondo del lavoro oggi?

✋ Funziona che lato azienda servono competenze specifiche.

🙌 Funziona che lato offerta, molte persone cercano lavoro ma non possono offrire le competenze che servono.

🤝 Funziona che l’intento di questo post è metterli d’accordo.

Perché avviene ciò?

Perché i mercati e il mondo delle imprese stanno girando via via a una velocità sempre maggiore e non la si può fermare.

Tradotto:

la competizione – e la competitività tra aziende – è sempre più elevata.

Servono:

➡️ specificità
➡️ efficienza
➡️ essere “smart”
➡️ risolvere eventuali problematiche
➡️ soddisfare il cliente con la propria unicità.

La stessa cosa vale per le persone che lavorano e/o vogliono lavorare:

➡️ la competizione (brutto dirlo ma tanto è) tra individui e professionalità, anche qui, è sempre più elevata.

Ma non è vero che non esiste più lavoro. Semplicemente non esiste più nella forma in cui lo si cercava e lo si trovava prima. Si è, per così dire, alzata l’asticella.

Cosa serve fare allora?

Prepararsi. Come?

📣 Formandosi.

Dove?

Beh, oggi sono nati e si stanno sviluppando mestieri che solo fino a 5 anni fa manco ne esisteva il nome.

Poi ci sono mestieri “esistenti” che si stanno evolvendo a grandi passi e offrono opportunità concrete di crescita e di carriera.

www.itsmeccatronico.it

Servono figure professionali avanzate.

Ed ecco che l’ITS meccatronico Istituto Salesiano San Zeno
ha istituito (in partnership col mondo del lavoro e delle imprese della Federazione Carta e Grafica) 👉 4 corsi biennali che:

☑️ vanno a formare queste figure specifiche
☑️ che prevedono assunzioni prossime al 100%

Questa iniziativa è stata studiata dalle aziende del settore che hanno bisogno di tali figure e non riescono a reperirle sul mercato.

IL NOME DEL CORSO

“Tecnico superiore per l’innovazione dei processi e prodotti nell’industria della carta e del packaging sostenibile”

Quindi, in pratica, è imperdibile.
Alla stregua di un “master” altamente specializzante,

✅ favorisce l’entrata nel mondo del lavoro,
✅ dura due anni
✅ e ha un “costo” – se così si può chiamare – veramente “simbolico”.

Le iscrizioni terminano il 23/9 – c’è davvero da affrettarsi.

Di seguito Info dettagliate per inviare subito la candidatura (le selezioni dal 24/9).
Pochissimi i posti rimasti!

👇👇👇

*** *** ***

L’iscrizione al corso si deve fare attraverso il sito www.itsmeccatronico.it selezionando il corso d’interesse dal menù “iscriviti ai corsi”.

Per info relative ad iscrizione, selezione, etc., si deve fare riferimento alla segreteria ITS dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12,30 telefono 0444 302980.

E-mail 👉 info@itsmeccatronico.it

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

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Leonardo Aldegheri
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COME NELLA RICERCA DI UN LAVORO SIA UTILE COMUNICARE

Nella ricerca di un lavoro, le soluzioni da mettere subito in pratica per aumentare le possibilità di riuscita sono molteplici. Qualche giorno fa si è presentata in azienda una dinamica grafica che evidentemente stava cercando una posizione. Una posizione, un lavoro.

Sono dell’idea che al giorno d’oggi – ovvero dal cambio di paradigma da economia di scala a economia di scopo, dal 2008 – non sia più possibile cercare un lavoro ma sia il caso di offrire competenze.

Le aziende cercano competenze. Bramano, hanno bisogno, necessitano di:

C-O-M-P-E-T-E-N-Z-E.

Ovvero hanno bisogno, in una società ad elevata / elevatissima competitività, di persone che sanno fare le cose.

La prima domanda che ci si dovrebbe porre, quando si cerca un lavoro – o meglio – quando si vogliono offrire delle competenze, è:

Io, che cosa SO FARE?

Per questo motivo la risposta alla domanda di cui sopra screma la moltitudine di professionalità generiche in circolazione. Ad es., molto banalmente:

  • Sai vendere?
  • Sai le lingue?
  • Sei disponibile a viaggiare?
  • Sei disponibile a imparare?
  • Frequenti persone, luoghi, fuori dal tuo ufficio / casa / città?
  • Leggi, ti informi, ti documenti, sei in linea con la filosofia dell’azienda, del mercato, del mondo?
  • Sai usare un gestionale oltre al solito pacchetto Office?
  • Aumenti la tua capacità relazionale, ti sei specializzato in qualcosa?
  • Quando ti relazioni con qualcuno, il focus è sul prendere, solo sul ricevere o sul dare, sull’erogare valore per tutti?

Occorre in pratica smontare e poi rimontare elemento per elemento di ciò che ci caratterizza e rendersi consapevoli di cosa si sa fare e poi presentarlo nella maniera opportuna (il come).

La nostra “Bugatti” in fase di smontaggio e rimontaggio. La manutenzione costante rende efficienti e fa girare le nostre “rotelline” sempre meglio che il “non fare niente”

Alla suddetta candidata – che devo ammettere si presentava anche bene – ho detto che non abbiamo posizioni aperte per la sua figura. Anzi, spesso relativamente alla categoria dei grafici, accade che le aziende non cerchino.

Si tratta di una professione tipicamente da freelance e spesso, proprio essendo molto tecnica e poco sul pezzo da un punto di vista di vendita, spesso è fee-lance. La grafica è diventata una commodity, perché tanto basta un Mac.

Cavolate.

Per esperienza, dato che mia moglie è grafica pubblicitaria e in azienda riceviamo pdf generati da InDesign tutti i giorni per elaborare i file dei libri che produciamo, garantisco che tale professionalità non è e non deve essere una commodity e soprattutto non basta soltanto un Mac con qualche suite Adobe sopra.

C’è bisogno di grafici bravi, in giro.

E più bravi si è nel comunicare le proprie competenze, più sono aumentate le probabilità di farsi trovare e quindi di erogare i relativi servizi.

Un grafico non fa solo locandine e biglietti da visita. Può specializzarsi, dato che ci occupiamo di editoria e agli editori servono figure preparate, per esempio:

  • nelle prove colore certificate
  • nell’impaginazione
  • nell’ideazione di copertine che vendano
  • nella preparazione di file che rispettino le norme di produzione con i profili carta corretti, segni di taglio, abbondanze, etc.

Così ho detto alla nostra amica: – senti, appena ho un attimo una sera di queste ti mando una e-mail con un paio di indicazioni su quello che secondo me è il caso di fare nella ricerca di un lavoro come grafica.

E mi è venuta un’idea: competenze grafiche da un lato, di web marketing dall’altro. La soluzione? Studiare il social media management da grafico competente e offrire alle aziende il prodotto finito che comunichi, non solo il prodotto.

Cioè il prodotto con il plus, cosa tutt’altro che scontata, che funzioni.

“Ciao Xxxx,

come promesso ti invio l’e-mail relativamente a quanto ci siamo anticipati.

Credo che per il tuo lavoro, a prescindere lo sia per tutti praticamente oggi, sia molto importante comunicare e comunicare quello che si fa.

Comunicare in modo da distinguersi consente un vantaggio competitivo. Da leggere Strategia Oceano Blu a riguardo.

Una buona cosa sarebbe comunicare i propri lavori (ma anche i valori perché denotano la tua attitudine) e il proprio portfolio con una presentazione efficace.

Poi, se sei presente nei social: Instagram, Facebook con una pagina professionale in primis ma anche Twitter e LinkedIn, esiste un tool di Aruba che ti costruisce un sito web pressoché in automatico. Si chiama Swite ed è un altro modo per comunicare ciò che fai.

Ciò che fai comunica l’essenza di ciò che sei.

Tieni presente che alle persone non frega niente di chi “sei”. A loro importa cosa puoi fare per loro. Questa è l’essenza di ogni business.

Per questo è molto importante comunicare ciò che si fa. Quindi il COSA.

Poi viene il COME. Come lo dici, continuativamente e nel tempo, rivela molto della tua natura e questa è utile conoscerla per chi deve contare su di te.

La vera moneta di scambio oggi si chiama fiducia. E occorre essere davvero credibili in un mondo e in un mercato ad alta altissima competitività.

Per questo esistono i blog che parlano dei tuoi interessi e di come vivi le esperienze che fai. I blog servono per trasferire alle persone informazioni utili circa quello che fai ma sono ancora più utili per stabilire una connessione tra chi scrive e chi raccoglie quelle informazioni.

Tutto ciò detto, se ti va di andare all’estero, faresti più che bene. Sono certo delle opportunità che si possono trovare oltre i confini nazionali. Siamo cittadini del mondo, non Italiani solamente. Perché non esplorare Dubai? So che tempo fa cercavano figure come la tua, in particolare se hai un inglese consolidato.

Non temere di chiedere chiarimenti se ti va, lo faccio col cuore. Anzi, credo elaborerò questa e-mail per un nuovo articolo 😉 

E dato che parlavamo di Marco Montemagno, questo l’ho visto stamattina e merita davvero. Prenditi 10 minuti per guardarlo.

In bocca al lupo,
Leonardo”
Ed infatti, ecco l’articolo. Prova a dare un’occhiata, se ti va, a un CV “dinamico”, è il mio e credo rispecchi quanto esposto.

Buon lavoro, Leonardo Aldegheri
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AMA IL TUO LAVORO

Ama il tuo lavoro.

La differenza tra il fare una cosa e doverla fare lo stesso è immensa. Leggevo dell’addetto giapponese alla stazione dei treni che lucidava i pomelli dei paletti come fosse la cosa più importante della sua vita.

Lucidare i pomelli e dedicare il massimo della propria attenzione, amore, impegno mentre si lucidano i pomelli, fa la differenza del mondo.

Fa la differenza NEL mondo. Sono convinto che lo scarso impegno, la scarsa dedizione e il poco amore generino catastrofi nelle relazioni tra le persone e di conseguenza nelle organizzazioni, a tutti i livelli.

Emozioni come il risentimento e la poca disponibilità nel capire l’altro fanno sì che ci si scavi la fossa da soli. Reciprocità: una soluzione facile da applicare e utile nel risolvere da subito una valanga di fastidi.

Leggi l’articolo – Non dirmi cosa vuoi, chiedimi cosa posso fare io per te


Bisogna lucidare bene i pomelli. Non è per il lavoro solamente: è per sé stessi, oltre che per il lavoro. Come spalmare il pantone con assoluta maestria nel calamaio.

Non si può essere convinti che la propria visione sia l’unica visione giusta e che gli altri siano reietti e sbaglino a priori. L’ego uccide le organizzazioni.

Dove scrivo è mattina presto, svegliato naturalmente, come amo. Fuori dopo un po’ inizio a sentire le persone che si attivano, i motori che si accendono, il primo motorino che passa.

Sa di vita.

Ognuna di queste persone è indirizzata verso il proprio luogo di lavoro con una tempesta di pensieri mentre ci si dirige.

Avere un lavoro è una fortuna? Dipende.

, considerando gli anni di crisi alle spalle e chi l’ha perso.

No, se non lo ami.

Bisogna dedicarsi. Per vivere bene. Anche questo sa di vita. Ma a un livello superiore.

Tutto quello che coltivi magari viene su anche decentemente ma sicuramente quello che non coltivi.. qualcuno te lo porta via per coltivarlo meglio oppure muore.

Non c’è niente che vien su da solo. L’attenzione, la dedizione, l’impegno sono il plus di energia affinché la data cosa su cui ci si applica prenda forma, si popoli di sostanza, si riempia, cresca, si rinvigorisca e risplenda.

Risplendi mentre lucidi i pomelli. Anche perché non esiste pasto gratis, dicono gli anglosassoni.

E il nostro pluri-citatissimo amico Einstein sul successo diceva:

Bisognerebbe evitare di predicare ai giovani il successo nella solita forma come lo scopo principale nella vita. Il motivo più importante per lavorare a scuola e nella vita è il piacere nel lavoro, piacere nel suo risultato, e la consapevolezza del valore del risultato per la comunità.

Cos’è il successo se non un participio passato? Il piacere nel lavoro e il piacere in tutte le cose sono – in realtà – a prescindere da tutto. Semplicemente, è il piacere che ci metti tu.

Non ti viene dato e basta: è quello che dai tu che fa una differenza colossale!

Aggiungendo, magari, un altro ingrediente magico: l’essere assorti.

Ti dedichi talmente con gusto a quello che stai facendo che persino vai in estasi. Dimentichi le notifiche, il mondo attorno diventa sordo. Il tuo cervello, la tua anima, il tuo cuore, sono tutti lì.

Così, costruisci il mondo.

Ne parlo qui, dove cogliere l’attimo di un’istantanea e qualche fotogramma  –  non in perenne ritardo o in perenne anticipo su tutto il resto – fa vivere bene l’ora e l’adesso e il sapore della vita fa cambiare tutto il resto.

Leggi l’articolo – SETTATI AL QUARTO D’ORA SUCCESSIVO

 

La riflessione sul lavoro di oggi deriva da una citazione di Maurizio Gamberini di Atti2de – un meraviglioso gioco che rivela le attitudini personali e professionali utilizzato dalle più grandi agenzie di ricerca e selezione – e l’Atene di Pericle:

“Nel corso della storia umana, non sempre il lavoro inteso secondo l’accezione oggi corrente, è stato al centro del sistema sociale. [..]

Nei prossimi anni, quando ognuno di noi disporrà di decine di schiavi meccanici, la nostra condizione umana dovrà somigliare più a quella vissuta da un cittadino di Atene nel V secolo a.C. [..]

Lo scorso anno, grazie alle nuove tecnologie e alla fatica di miliardi di lavoratori, il pianeta ha prodotto il 3,5% in più rispetto all’anno precedente, ma l’80% di questo immenso surplus è andato nelle sole mani di 1.200 persone.”

(Da: Il Lavoro nel XXI secolo, Domenico De Masi Einaudi)

Viviamo nell’epoca più prospera di sempre e il bello sta accadendo proprio ora, quando paradossalmente siamo più vicini alla Grecia di Pericle – dove però gli schiavi erano persone, mentre oggi solo le macchine e domani l’AI.

Per fare bene ciò che si sta facendo, basta amare ciò che si sta facendo.

Anche perché un giorno o l’altro anche lucidare bene i pomelli non sarà abbastanza perché il livello di competitività si sarà ulteriormente elevato.

Perché allora le persone continuano a fare ciò che stanno facendo se non lo amano, facendo stare giù l’anima a chiunque gli stia attorno? Generando risentimento, acidità, mal di testa, cattiva energia?

Qui ho trovato un link interessante , si tratta di un articolo in inglese su LinkedIn, dove l’autore prova a dare una risposta:

“Simply accept the fact that work is something we have to do rather than something we get to do. Human beings seek meaning and fulfillment. We feel and operate at our best when we are doing things that matter to us”.

Siamo esseri che cercano soddisfazione e gioia. Sta qui il fraintendimento: lo cerchiamo fuori mentre basta mettercelo noi.

Ti auguro di lucidare i pomelli al meglio. Davvero, buon lavoro amico lettore.

Leonardo Aldegheri

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Facile o difficile non importa – importa quanto riesci a fare

Penso che non sia facile 📖
Penso che se fosse facile lo farebbero tutti.
Penso che le alte barriere all’entrata e la competitività sempre più elevata stiano portando il mondo ad un livello superiore 🔥

Penso che seriamente ognuno con la propria esperienza abbia qualcosa da dire ma non lo debba dire per forza
Penso che avere un perché sano sia il motore più potente che ognuno di noi possa avere. E su cui possa contare 🚀
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Sergey Brin, l'adrenalina e la competitività – come saltare da un aereo senza essere presi per pazzi, anzi.

Ogni volta che penso a quello che faccio in stagione il venerdì alla pausa pranzo a me sembra normale. Poi lo racconto e mi danno del pazzo. A me non pare proprio. Poi vedo questa foto e mi consolo tantissimo. Ma proprio tanto. Se uno degli imprenditori più ricchi del pianeta, uno degli uomini che ha contribuito maggiormente ad entrare ogni giorno nella vita di tutti noi con la sua aziendina – Google e lui è Sergey Brin che salta da un elicottero – e leggo più volte essere un malato di adrenalina come me, beh.. mi sento immensamente consolato 🙂
Sergey, grazie che ci sei. Non tanto per aver fondato e sviluppato Google. Ma perché sei una che salta dall’alto.
Sergey Brin is an adrenaline junkie. E che vorrà mai dire?

Andiamo al punto e cioè: cosa fa saltare una persona da un aereo senza che questa venga tacciata come pazza o irresponsabile o malata di emozioni forti?

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Il venerdì in stagione, ti stavo dicendo, al posto di andare a mangiare come tutte le persone normali, mi reco in aeroporto, mi imbrago – cioè indosso il mio paracadute sulla schiena, aggancio il pettorale, stringo i cosciali, faccio tutti i controlli del caso e mi dirigo con i miei compagni verso il velivolo per uno o due decolli e poi torno in ufficio a lavorare.
Se sei preoccupato per il mio pranzo, tranquillo, mangio qualcosa in auto ma non è importante quanto lo è la sensazione di volare, l’immensa liberazione di essere in aria e la bellezza del volo, del salto, del lancio che inizia nell’hangar e termina con la compilazione del logbook dei lanci.
Meraviglia delle meraviglie!
Ma cosa avviene a livello psicologico? A livello inconscio?
Tutto bello quello che avviene fuori ma scendere a livello psicologico a vedere cosa avviene, aiuta a conoscerci meglio; e conoscere cosa avviene in profondità ci aiuta a lavorare meglio. Con noi stessi e con gli altri.
Ce lo dice il dott. Andrea Cirelli, Psicologo, Psicoterapeuta specializzato in Ipnositerapia e Psicoterapia Breve Strategica, autore del libro IL TUO CORPO TI DICE COME DIVENTARE FELICE (alla seconda ristampa in tre mesi – vedi video di seguito 🙂 ) e spesso intervistato da Fabio Volo al Volo del Mattino su Radio Deejay:
“L’energia emotiva, offerta volontariamente con i lanci, fa si che una parte arcaica di noi (l’inconscio, l’istinto) ci gratifichi. In altri termini, il lancio è una fornitura di energia emotiva positiva che va o a sostituirsi a quella negativa e uno la vive, oppure va a potenziare il rapporto con il proprio inconscio a cui poter chiedere di più. Amplificherei con spiegazione analogica e con quella di altre teorie la spiegazione psicologica del perché con i lanci si migliora”.

Insomma, se lo fa uno come Sergey Brin fondatore di Google, allora lo possono fare tutti gli altri, non è questione di essere malati di adrenalina e il fatto di lanciarsi, di saltare da un aereo ha di fatto qualcosa che ha a che fare con qualcosa di molto più profondo.
Ed è una questione estremamente naturale legata alla più naturale delle leggi della natura: non sopravvive il più forte ma chi si sa adattare meglio. E noi esseri umani abbiamo – tra gli altri – tre strumenti, tre prerogative che ci differenziano dalle altre specie:

1. la possibilità e la forza psicologica di non demordere grazie ad una psicologia robusta (che il paracadutismo e i lanci inevitabilmente sanno dare)
2. la speranza (demandata perlopiù ad agenti esterni)
3. l’opportunità di studiare ed acquisire competenze (gli animali procedono nell’evoluzione esclusivamente per prove ed errori salvo non disporre dei primi due punti. Anche noi procediamo per prove ed errori ma possiamo accelerare il tutto con lo studio, la formazione e l’esperienza)

Il sistema che tiene vivo e attivo tutto ciò e che conduce in definitiva alla nostra felicità e alla realizzazione che tanto alimenta la psiche umana è soggetto a sforzo, logorio e “sfiancamento” e se non sei abbastanza robusto e flessibile, ti perdi per strada. E questo accade alla maggior parte delle persone compresi gli imprenditori.

Non è affatto un caso che Sergey Brin pratichi attività sportive di alto livello.
E ci si può dotare degli strumenti utili, efficaci e necessari affinché non si smetta di provare a creare le condizioni per ottenere il risultato e non si smetta mai di trovare nuove soluzioni ai problemi di sé stessi, delle proprie aziende e delle persone continuando a motivarle e alimentarle di nuova energia e nuova e sana voglia di fare.

Senza questa attitudine, senza questo ancestrale slancio che permea l’agire e l’umano essere, in pratica, nulla sarebbe stato. L’uomo probabilmente camminerebbe ancora a quattro zampe e considero che mettere a disposizione strumenti tanto risolutivi possa supportare bene, molto bene, il processo evolutivo che poi per la nostra epoca si esplica in termini di competitività.
Ma cosa c’entra il paracadutismo con gli imprenditori e la competitività?
Cosa c’entra la leadership con il paracadutismo?
Ora iniziamo a parlare veramente di salti.
Ho fin da subito concepito il paracadutismo come il corso di formazione per eccellenza, il corso regale, il corso dei corsi, il corso numero uno per potenza di acquisizione di consapevolezza, di abilità in una condizione estrema, di governo delle emozioni, di vincere sistematicamente la paura.
E mi sono sempre detto che quando sei un uomo capace di affrontare tutto questo a 4000 metri di altezza, bene, a terra, al livello del mare, sei necessariamente un uomo migliore.
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Sei più competitivo perché il paracadutismo è uno strumento:

  • inevitabilmente,
  • indiscutibilmente,
  • assolutamente,
  • totalmente competitivo.

Ed è il sinonimo diretto di spiccare –> che è emergere.
Come differenziarti in un mondo sempre più ad elevata competitività?
Come emergere e smetterla una volta per tutte di essere recepito come una COMMODITY cioé di essere facilmente sostituibile?
Un momento, cos’è una commodity?
Una commodity è qualsiasi cosa sia facilmente reperita come alternativa: lo sei nel mercato del lavoro, lo sei nel business, lo sei come persona, come azienda, come collaboratore. Sei l’alternativa di qualcun altro più commodity di te e qualcun altro sarà la tua alternativa. Esattamente come andare a fare benzina alla Esso o alla Shell perché conta lo zero virgola finale.
È tristissimo, lo so, e credimi, lo dicono in tanti esperti, Marco Montemagno ma anche Alfio Bardolla, professori di Harvard e imprenditori della Silicon Valley (guarda caso anche Sergey Brin): si sta andando sempre più verso quella direzione. Guardati il video di Montemagno sulla progressiva algoritmizzazione delle procedure che andranno a sostituire sempre più l’intervento umano. L’automazione spazzerà via milioni di posti di lavoro e non sarà fra molto: c’è che dice tra 10 e c’è chi dice entro 5 anni.
Emergere, saltare, spiccare ha molto, MOLTO a che fare (non dico col risolvere ma..) col guardare il progresso da un punto di vista diverso e non da subirlo ma da cavalcarlo perché la tua psicologia cambia. CAMBIA eccome.
Se non sai dire la tua differenza tra un elemento A e un altro elemento B – ebbene, sei una commodity. Fai qualcosa per non esserlo MAI più.
Non sono certo io a dare le soluzioni ai problemi del mondo ma forse, saltando da qualche anno, un’intuizione mi è venuta anche considerando gli enormi progressi tatuati sulla mia pellaccia:

  • aspirare al salto di qualità AIUTA.

Pensa all’utilità per la tua azienda. Ma di questo te ne parlo nel report che sto finendo di preparare per la nuova stagione 2017 🙂
Se vuoi avere – ovviamente gratis – il catalogo dei corsi 2017 con i TBO (Team Building Outdoor) e i TBO Deluxe puoi contattarmi qui oppure fissiamo una chiamata conoscitiva senza ovviamente impegno qui e sono felice di darti tutti i dettagli del caso.
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Buon lunedì! 5 punti per fare del tuo meglio questa settimana e non solo

La condizione è proprio questa: essere competitivi non è saperne più degli altri. È semmai uscire là fuori con delle abilità evolute rispetto agli altri.
Una di queste si chiama iniziativa. Le abilità si sviluppano, non c’è storia. E oggi le possibilità sono in ogni dove.
Quando l’iniziativa manca i motivi sono da ricercare altrove: nelle scuse, nella pigrizia, nella pioggia e nel governo ladro.. nel deresposabilizzarsi dando la colpa agli agenti esterni.
L’asticella si sta alzando. Sempre di più. Se sei dentro evolvi dando un contribuito. Se sei fuori ti aspetti qualcosa dal mondo ma il mondo non ti deve nulla.
E se fossi tu che devi qualcosa al mondo?
Beh, qui l’iniziativa diventa uno strumento interessante. Immagina che solo per il fatto di essere qui tu debba fare qualcosa,  sia costretto nel senso proprio di essere tenuto a combinare qualcosa prima della dipartita, di finire six feet underground, di lasciarci le penne, insomma hai capito.
Come si trattasse di una sorta di patto con l’aldilà dove ti dicono: vai, tocca a te! E tu rispondi: OK, farò del mio meglio.
Ovviamente siamo nell’immaginario ma per un momento fai finta che sia così: se non fai del tuo meglio te ne torni con un giro di giostra sprecato. Come avere un gettone, salirci  e scendere senza che nel giro non abbia nemmeno provato a prendere la codina e senza nemmeno esserti divertito.

Magari va anche bene portare avanti un’esistenza “insulsa” senza aver combinato granché, magari fa parte del gioco, magari nell’equilibrio del tutto, per pochi che combinano qualcosa per molti, ce ne sono molti che non combinano nulla nemmeno per sé stessi.

A me piace pensare che se giochi al gioco della vita facendo del tuo meglio, che per me significa semplicemente:

  1. prendere i talenti che hai e fai in modo di svilupparli
  2. costruire qualcosa di utile che serva agli altri
  3. far stare bene le persone
  4. vivere il presente senza lamentarti
  5. magari lasciare anche un segno per i posteri che si ricordino di quello che hai fatto anche per loro

..alla fine, almeno, puoi sempre dire che ne è valsa la pena.
Buon lunedì! (Dedicato a tutti coloro che dichiarando “è lunedì – che palle, mi tocca lavorare” sprecano ancora la loro intelligenza non consapevoli che ogni giorno è un contenitore dove puoi metterci dentro cose utili a darti uno slancio in avanti 🙂
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