Mio figlio e l’universo parallelo

Il titolo originale di questo ultimo mio articolo che ha a che fare con l’universo era “Stamattina mio figlio mi ha fatto una domanda e la risposta è stata incredibile” ma sapeva leggermente da click-bait e rinsavendo il giusto sono presto e bene tornato in me. Ovviamente detesto i click-bait e li evito come la peste.

Quindi.

“Papà, ho una domanda”

“Sì cucciolo.. dimmi”

“Cos’è un universo parallelo?”

Ehm, tra me e me.. OK.

“Mi lavo i denti e ci penso un attimo!

..te lo spiego dopo in macchina.”.

Eccola, come un fulmine, la riposta al mio dolcissimo decenne. BOOM.

C’era una volta..

Tu sei una persona, un cittadino, un essere umano. Vivi in una piccola scatola che si chiama città.

Questa città è dentro a un’altra scatola, che si chiama regione.

Il Veneto, la tua regione, è dentro un’altra scatola che si chiama nazione.

L’Italia, il Paese in cui viviamo, si trova a sua volta dentro un’altra scatola.. che si chiama Europa, il nostro continente.

Il nostro continente è uno dei sette continenti (c’è chi dice 5 con l’Eurasia e le due Americhe unite) che sono in un’altra scatola.. una scatola meravigliosa: si chiama Terra, ed è un pianeta.

La nostra casa. L’umanità è nata e si è sviluppata qui.

La Terra è collocata in un’altra scatola che è il nostro sistema solare che non è se non uno tra i sistemi potenziali delle duecento miliardi di stelle contenute in un’altra scatola che è la nostra Galassia:

ogni stella può avere un suo sistema solare con una media di quattro pianeti per astro. Vedi quante scatole? Girano tutte quante!

E la nostra galassia – che si chiama via Lattea – è una delle centinaia di miliardi del nostro Universo. La galassia più vicina a noi – si fa per dire, vicina – si chiama Andromeda ed è anche decisamente più grande della nostra.

Grande? Piccolo?

Ora, se tanto mi da tanto, non c’è alcuna ragione perché ci fermiamo qui pensando di essere meravigliosamente unici al mondo.

Il nostro Universo potrebbe essere racchiuso in un’altra scatola che chiamano Multiverso, un luogo che potrebbe contenere altre grandi scatole, altri universi.

Grandi o piccole? Grandi rispetto a noi, che siamo piccoli.

E se via discorrendo il Multiverso sia dentro un’altra scatola, noi, ora non possiamo saperlo. Possiamo solo immaginarlo. E l’immaginazione ci può dire – – soprattutto, far fare – tante, tantissime cose.

Un universo parallelo è un luogo dove tu potresti essere mio padre, dove tua sorella è tua madre, dove qualsiasi cosa può essere tutto e il contrario di tutto.

Fil: “E se fosse così veramente?”

Cos’è veramente?

Se fossero i figli a scegliersi i genitori? Essi non sarebbero – e non sono – proprietà dei genitori ma di certo noi saremmo i loro custodi.

Il nostro ruolo di genitori è di valorizzarli, i figli. Come fossimo i loro “coach”, termine che oggi si usa molto.

Coach significa allenatore ed è una persona che ti allena ad essere migliore di come sei oggi solo intervenendo su taluni e/o tal’altri aspetti, proprio come l’istruttore di palestra, di calcio, di paracadutiamo, di scherma, di qualsiasi disciplina preveda qualcuno che con il suo contributo ti valorizzi.

Io ti valorizzo.

Questo è il mio compito.

Un universo parallelo è dove ora tutto potrebbe accadere, dove potrebbe essere già successo o dove potrà ancora accadere, grazie all’immaginazione (lo diceva anche qualcuno di poco noto, un certo Einstein, una persona che ha contribuito pochissssssimo all’umanità).

Ogni cosa prima di diventare una cosa è  un pensiero e un pensiero è già una cosa. Si chiama emissione mentale e ha una sua frequenza.

Quando più pensieri alla stessa frequenza si mettono insieme permettono la proliferazione della concatenazione delle cose per cui da cosa nasce cosa.

“Ma papà, questo universo è già così qui”

Questa risposta mi spiazza. La penso anch’io così.

Per noi umani succede da quando siamo comparsi sulla Terra come civiltà. Ma in qualche modo sono convinto ciò accada da molto prima.. sostanzialmente, da sempre.

Viviamo nel mondo del possibile.

Tutto è qualcosa di qualificativo in relazione a qualcos’altro. Grande e piccolo lo sono solo in relazione a qualcosa di più piccolo e più grande.

Questo vale anche per le persone.

Siamo chi siamo, a partire dal permetterci di essere pienamente chi siamo e permettere agli altri di essere come sono.

Nessuna contrapposizione.

Un universo vale per sé stesso e in relazione a quello parallelo? Bene o male tutte le cose sono in relazione alle altre e si influenzano.

Noi ci influenziamo l’uno con l’altro, influenziamo e siamo influenzati. Le cose ci influenzano e noi influenziamo le cose, le persone, le situazioni. Siamo tutti collegati.

E in tutto questo non c’è migliore o peggiore. Non c’è vero o falso.

C’è l’essere, il permettersi di essere e il permettere agli altri di essere.

In questo caso sì, siamo unici.

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La mia vita in movimento. La vita è.. movimento

Sto scrivendo ora in questo punto della mia vita a Malibu, piedi nella sabbia, il suono, la musica dell’oceano nelle orecchie, il suo profumo nelle mie narici. Grato. Leggo. Ho quattro libri con me. Oltre al mio taccuino dove trascrivo cosa mi passa per la testa con lo scopo di fissare, di ricordare, di portare con me la sensazione che questo luogo mi da.

Sto scrivendo in questo punto della mia vita a Santa Monica, i piedi nell’oceano. Prima di un appuntamento con un editore di qui, l’ultimo di questi giorni prima di salire su un aereo viola della WOW e finire in Islanda. Mi dicono che questa compagnia abbia qualcosa di strepitoso, che sia particolare e io sono curioso di sapere cosa faccia per distinguersi.



Pensavo a quando ho fatto il mio primo lancio col paracadute a 18 anni. Pensavo a come sono diventato paracadutista a 34 anni. Pensavo a.. perché proprio in quel momento.
Pensavo alla logica dietro all’accadimento delle cose.
Le cose accadono nel movimento. Succedono una dietro l’altra – succedono, appunto – come un flusso. E i flussi in natura tendono a seguire sempre il percorso più agevole. L’acqua scorre nei condotti, in natura scorre sul letto dei fiumi, dei torrenti, corre giù dalle montagne seguendo la sua via.
Pensavo al mio primo libro mai pubblicato – o meglio, non ancora pubblicato.. – dal titolo Fantasiafollia, avevo 17 anni quando l’ho scritto.
Lì vi era un episodio in cui per raggiungere il Dean (andavo matto per Kerouac e a quell’età significava qualcosa come raggiungere il Nirvana ma come fosse la normalità) io e Leroy facevamo una gita fuori porta da un giorno per andare a suonare Sulla Strada per poi tornare indietro, solo per l’esperienza. Quella gita era a Los Angeles, naturalmente.
E ora che sono più di 10 anni che non suono più sono qui per una manciata di ore per lavoro.
In qualche modo quella visione si è realizzata. Io non lo sapevo, voglio dire, l’ho realizzato solo oggi mentre sullo shuttle venivo al Tom Bradley.
Pensavo al lavoro di fare libri, di essere in editoria, di valorizzare il mestiere di chi stampa e renderlo il più possibile nobile di quanto non lo sia già.
Un giorno o l’altro si valorizzerà l’accadimento di una pensata avuta chissà quando e che nel movimento delle cose, semplicemente, si manifesta.
La sabbia di Santa Monica scotta veramente tanto sotto i miei piedi. Scappo all’appuntamento.

A Venice vedo un signore che sta per accoccolarsi per leggere un libro.
“Have a good reading :)! – “Oh Thank You”.

Le persone sorridono mentre cammino per la Ocean Front Walk. Un atteggiamento positivo, sorridente alla vita. Ne sono entusiasta, sorrido di rimando. La vita è uno specchio. Mano a mano l’immagine riflessa prende la forma di quello che pensi.
Guardo le case.



Sono una più pazza dell’altra. C’è gente davvero pazza che pensa cose pazze. Come queste case. Le trovo adorabili, incredibili.
Case dalle forme più disparate. Case da milioni di dollari sul Front Walk a qualche centinaio di metri dal Pacifico.
Per aver fatto cose fuori dal comune, i grandi pensatori hanno pensato a cose fuori dal comune. Mi riferisco ad Einstein, a Ford, a Edison. A tutti colori i quali non hanno temuto di pensare qualcosa di diverso e di fatto hanno spinto l’umanità in avanti.
La vita se si ferma non è più vita. La natura stessa della vita è che si muova. Che scorra.
Stanno chiamando il mio volo violetto per Reykjavik. Mi aspetta una nuova avventura.
Penserò a produrre Fantasiafollia. L’ho ricordato qui. Quindi, è un’ispirazione.
Penserò a queste palme.

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Oggi non hai più scuse

Oggi non hai veramente più scuse. Per non sapere le cose.
L’ignoranza un tempo era una condizione. Oggi è una scelta.
È scegliere di non sapere quando puoi sapere.
È scegliere di non comportarti quando puoi comportarti.
È scegliere di rimanere dove sei e indietreggiare mano a mano che il tempo passa e il tempo passa.
Passa sempre più veloce, perché, come diceva Einstein relativamente a un’ora passata a corteggiare una ragazza, il lasso temporale è percepito diversamente da un secondo sui carboni ardenti.

Se non nutri la mente ora – nel contesto ad alta, altissima competitività di oggi – tra cinque, dieci, quindici anni quel lasso non sarà più recuperabile.
Quando vado nelle scuole a parlare come testimone d’impresa lo faccio principalmente per una ragione:

  • in qualche modo, a mio modo e in base alle mie competenze, visione, esperienze e capacità, cerco di dare ispirazione ai ragazzi.

L’ispirazione che avrei voluto ricevere io quando ero a scuola.
L’ispirazione non a partire da me che NON serve e NON sono Steve Jobs, né Alfio Bardolla, Brunello Cucinelli o Renzo Rosso. NON per il mio ego.
Per me la cosa importante è dire loro che le cose stanno in maniera diversa rispetto alla “maleducazione” dei media e di quello che ci vogliono far credere. E dire loro che le cose si possono fare. Oggi più che mai.
A prescindere che si tratti di vivere nel terrore dell’Isis o nel terrore che il mondo sia finito (no, non lo è), che si stava meglio quando si stava peggio (può darsi, che ne sai?) e cazzate di questo tipo.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: viviamo nell’epoca più prospera e feconda di sempre. Con le sue forti contraddizioni ma dove a idea corrisponde, per chi la FA, esperienza concreta, che sia positiva o negativa, con un feedback pressoché immediato.
Anche se fallirà alla velocità della luce.
In pratica, se fai una cazzata te ne accorgi subito MA hai la possibilità di rimediare velocemente. Mai come oggi il potere della comunicazione è pervasivo, capillare, veloce, diffuso e diffondibile. E ti permette di imparare.

Mai come oggi abbiamo strumenti di formazione alla portata di tutti. Sta a noi scegliere come passare il tempo sugli smartphone, a leggere ed ispirare o farsi gli affari altrui. 

Mai come oggi abbiamo l’opportunità di sviluppare un proprio BP – Brand Personale, di presentarci agli “investitori” non necessariamente con un’idea, una start-up innovativa o quant’altro perché:
–> 1: gli investitori sono prima i genitori che fanno viaggiare i figli a 20 anni perché è meglio fare esperienza come cameriere a Londra perfezionando la lingua e conoscendo persone che chiudersi all’università per 3-5 anni e sviluppare eccellenti competenze di acquisizione di concetti astratti (..utilissimo!!) che sul lavoro NON serviranno a meno che non si sia frequentato economia, marketing o ingegneria (o le tecniche, etc. etc.).
Sia chiaro, non ho nulla contro l’università, anzi, ci collaboro anche con Grafiche AZ dato che abbiamo organizzato assieme una manifestazione – la Mostra La Magia dei Colori. Voglio solo dire che unire la praticità e la concretezza è indissolubilmente necessario quando si tratta di acquisire conoscenze specifiche tramite un percorso di studi.
–> 2: gli investitori non solo sono i VC – Venture Capital: sono i DATORI DI LAVORO che decidono di credere in te anche se non sai niente ma solo perché a loro volta in base alle loro capacità e sensibilità “intuiscono” che tu possa essere la persona giusta per attitudine, volontà, velocità di apprendimento, capacità di relazione, di risolvere i problemi e non crearli e CONCRETEZZA. Perché nulla ti/ci è dovuto.
–> 3: perché il primo investitore sei tu e l’investimento lo fai su te stesso.
Puoi pensare di fidarti dell’affare?
Sei affidabile?
Molli a un certo punto o porti a fondo i frutti?
È sempre colpa degli altri o è responsabilità tua, delle tue cose?
Hai studiato le cose giuste?
Dai qualcosa di misurabile al mercato?
E se fossi talmente bravo non da farti assumere ma da essere tu ad assumere?
Sì, la competitività si è alzata e si sta alzando, giorno dopo giorno.

>>> S E M P R E  D I P I Ù <<<

Il degrado di alcune aziende è sempre più attuale quanto è vero che lo stesso meccanismo vale per loro come entità (esseri viventi) facenti parte di un sistema organico di evoluzione e di elevazione, a loro volta, della qualità del loro servizio che è espressione della qualità dell’imprenditore e delle persone che sceglie che lavorino per lui e CON lui.
Quando questo non sussiste più.. è semplice.
Vengono schizzate fuori dal sistema. 
Quindi, poiché alla fine dei conti conta solo l’utilità che DAI AL MONDO e DAI AL PROSSIMO, è il caso forse di iniziare a pensare in termini diversi.
Quali?
Eccoli:

  • sviluppare competenze

–> cioè COSE CHE SAI FARE
e

  • mettere a disposizione le conoscenze

–> cioè COSE CHE SAI al servizio di chi ne ha bisogno.

Perché a nessuno frega quello che sai finché non glielo racconti e decide che può essere utile per lui. E per fare questo gli devi dare qualcosa in più. Si chiama aggiungere valore.

Questo vale anche per le aziende.
Questo vale per gli investitori.
Se i fatti non corrispondono, fine.
Fine.
Non è l’epoca in cui questo è alla portata di tutti?
Attenzione che alla portata di tutti NON significa democrazia.
Significa che è un’opportunità nella quale dentro ci finiscono cani e porci e siccome i cani e i porci non portano evoluzione ma scompiglio, la soluzione è la selezione naturale.
Evviva la competitività.
E un livello di competitività sempre più elevato.
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