Bruce Springsteen, Read Read Read, Los Angeles, un'attrice e.. la vita è una festa

Sto per salire su un aereo della Alaska Airlines diretto a Los Angeles. Stavo pensando a quanto sia bello e incredibile avere la possibilità nella nostra epoca di infilarsi in un tubo di metallo che a sua volta si infila nell’aria a 900 km/h salendo e fendendo in poche ore migliaia di chilometri.
A New York sono circa le 8 della mattina e so che entro ora di pranzo sarò in California per una presentazione di un libro che abbiamo fatto.
Un libro curato nei minimi dettagli, in due diverse versioni con la mezza tela blu sul dorso e la stampa a caldo bianca e con la mezza tela rosa e la stampa a caldo blu. Una meraviglia.
Il libro si intitola Read Read Read.

Ed è perfetto per questa citazione:
“I read so I can live more than one life in more than one place – Anne Tyler”.
Oggi sarò in Vermont Avenue a Hollywood in una delle più importanti librerie di tutti gli Stati Uniti – la Skylight Books – come azienda che produce libri per bambini, un’occasione incredibile per la nostra attività di produzione editoriale.
Leggere è un amplificatore. Tutto quello che siamo e sappiamo passa per la dieta mentale che abbiamo. Quando vinciamo la pigrizia di prendere in mano questo oggetto misterioso fatto di pagine che si sfogliano, abbiamo accesso a un mondo parallelo, accediamo letteralmente a un’altra dimensione.
La mia?
All’andata al gate incontro una ragazza, una modella che fa un sacco di pubblicità. Non avrei mai immaginato che lo spot preferito di mio figlio (quello degli snackini Fiorentini) sarebbe diventato motivo di interesse da parte mia, solo perché ho riconosciuto il volto della bella attrice in altri spot.

Ho trovato informazioni, mi sono documentato. Ho scoperto che quella ragazza è super attiva, fa la DJ, ha all’attivo decine e decine di spot, lavora a progetti interessanti. Decido di seguirla su Instagram e la cosa finisce lì.
Cos’ho fatto? Mi sono solo informato di qualcosa. La mia mente richiede cibo, si interessa a come gli altri fanno le cose quando le fanno bene.
In aeroporto la vedo, la riconosco e le chiedo “scusa, ma tu sei questa ragazza?” mostrandole lo smartphone aperto sul suo Instagram. “Sì! Felice di conoscerti”. Una piccola foto insieme e via. Da cosa nasce cosa, è quello che voglio dire.

Cosa voglio dire? Un caso. Sicuramente! L’ho subito detto a mio figlio solo per il fatto di renderlo felice. Anch’io, naturalmente, per la foto.. ma quando l’abbiamo fatta ho pensato a lui. Il mio intento era fargli capire che possono accadere cose inaspettate come questa.
Come andare a Los Angeles per una presentazione. Come sapere che esci dall’hotel in Times Square, hai un teatro davanti ed esattamente quel giorno a quell’ora c’è una coda pazzesca di persone con lo smartphone in mano perché dentro a quel gigantesco Suburban c’è Bruce Springsteen.

La summa del discorso: esiste un posto in cui tutto è possibile. Ci accediamo tramite la fantasia, tramite l’attività creativa mentale. Non possiamo pensare di avere ragione solo su un singolo elemento di una realtà poliedrica, multi sfaccettata.
In quel luogo esiste tutto. Noi siamo come antenne. Quando pensiamo attiviamo una emissione mentale, si accende un flusso, la corrente passa in un condotto. I nostri pensieri sono impulsi elettrici. Hanno la loro frequenza. In pratica ci attiriamo le cose.
Vadim Zeland nel Transurfing spiega che se pensiamo la nostra vita sia una festa, festa sia.
Più leggi, più ti sintonizzi, più l’emissione mentale si adatta su quella frequenza. Come è possibile provare scientificamente questa attitudine? Certo, non è possibile provarlo scientificamente. Empiricamente sì. Tanto vale la pena provare. Andrà come andrà. Sarà stata comunque una bella festa.
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Sergey Brin, l'adrenalina e la competitività – come saltare da un aereo senza essere presi per pazzi, anzi.

Ogni volta che penso a quello che faccio in stagione il venerdì alla pausa pranzo a me sembra normale. Poi lo racconto e mi danno del pazzo. A me non pare proprio. Poi vedo questa foto e mi consolo tantissimo. Ma proprio tanto. Se uno degli imprenditori più ricchi del pianeta, uno degli uomini che ha contribuito maggiormente ad entrare ogni giorno nella vita di tutti noi con la sua aziendina – Google e lui è Sergey Brin che salta da un elicottero – e leggo più volte essere un malato di adrenalina come me, beh.. mi sento immensamente consolato 🙂
Sergey, grazie che ci sei. Non tanto per aver fondato e sviluppato Google. Ma perché sei una che salta dall’alto.
Sergey Brin is an adrenaline junkie. E che vorrà mai dire?

Andiamo al punto e cioè: cosa fa saltare una persona da un aereo senza che questa venga tacciata come pazza o irresponsabile o malata di emozioni forti?

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Il venerdì in stagione, ti stavo dicendo, al posto di andare a mangiare come tutte le persone normali, mi reco in aeroporto, mi imbrago – cioè indosso il mio paracadute sulla schiena, aggancio il pettorale, stringo i cosciali, faccio tutti i controlli del caso e mi dirigo con i miei compagni verso il velivolo per uno o due decolli e poi torno in ufficio a lavorare.
Se sei preoccupato per il mio pranzo, tranquillo, mangio qualcosa in auto ma non è importante quanto lo è la sensazione di volare, l’immensa liberazione di essere in aria e la bellezza del volo, del salto, del lancio che inizia nell’hangar e termina con la compilazione del logbook dei lanci.
Meraviglia delle meraviglie!
Ma cosa avviene a livello psicologico? A livello inconscio?
Tutto bello quello che avviene fuori ma scendere a livello psicologico a vedere cosa avviene, aiuta a conoscerci meglio; e conoscere cosa avviene in profondità ci aiuta a lavorare meglio. Con noi stessi e con gli altri.
Ce lo dice il dott. Andrea Cirelli, Psicologo, Psicoterapeuta specializzato in Ipnositerapia e Psicoterapia Breve Strategica, autore del libro IL TUO CORPO TI DICE COME DIVENTARE FELICE (alla seconda ristampa in tre mesi – vedi video di seguito 🙂 ) e spesso intervistato da Fabio Volo al Volo del Mattino su Radio Deejay:
“L’energia emotiva, offerta volontariamente con i lanci, fa si che una parte arcaica di noi (l’inconscio, l’istinto) ci gratifichi. In altri termini, il lancio è una fornitura di energia emotiva positiva che va o a sostituirsi a quella negativa e uno la vive, oppure va a potenziare il rapporto con il proprio inconscio a cui poter chiedere di più. Amplificherei con spiegazione analogica e con quella di altre teorie la spiegazione psicologica del perché con i lanci si migliora”.

Insomma, se lo fa uno come Sergey Brin fondatore di Google, allora lo possono fare tutti gli altri, non è questione di essere malati di adrenalina e il fatto di lanciarsi, di saltare da un aereo ha di fatto qualcosa che ha a che fare con qualcosa di molto più profondo.
Ed è una questione estremamente naturale legata alla più naturale delle leggi della natura: non sopravvive il più forte ma chi si sa adattare meglio. E noi esseri umani abbiamo – tra gli altri – tre strumenti, tre prerogative che ci differenziano dalle altre specie:

1. la possibilità e la forza psicologica di non demordere grazie ad una psicologia robusta (che il paracadutismo e i lanci inevitabilmente sanno dare)
2. la speranza (demandata perlopiù ad agenti esterni)
3. l’opportunità di studiare ed acquisire competenze (gli animali procedono nell’evoluzione esclusivamente per prove ed errori salvo non disporre dei primi due punti. Anche noi procediamo per prove ed errori ma possiamo accelerare il tutto con lo studio, la formazione e l’esperienza)

Il sistema che tiene vivo e attivo tutto ciò e che conduce in definitiva alla nostra felicità e alla realizzazione che tanto alimenta la psiche umana è soggetto a sforzo, logorio e “sfiancamento” e se non sei abbastanza robusto e flessibile, ti perdi per strada. E questo accade alla maggior parte delle persone compresi gli imprenditori.

Non è affatto un caso che Sergey Brin pratichi attività sportive di alto livello.
E ci si può dotare degli strumenti utili, efficaci e necessari affinché non si smetta di provare a creare le condizioni per ottenere il risultato e non si smetta mai di trovare nuove soluzioni ai problemi di sé stessi, delle proprie aziende e delle persone continuando a motivarle e alimentarle di nuova energia e nuova e sana voglia di fare.

Senza questa attitudine, senza questo ancestrale slancio che permea l’agire e l’umano essere, in pratica, nulla sarebbe stato. L’uomo probabilmente camminerebbe ancora a quattro zampe e considero che mettere a disposizione strumenti tanto risolutivi possa supportare bene, molto bene, il processo evolutivo che poi per la nostra epoca si esplica in termini di competitività.
Ma cosa c’entra il paracadutismo con gli imprenditori e la competitività?
Cosa c’entra la leadership con il paracadutismo?
Ora iniziamo a parlare veramente di salti.
Ho fin da subito concepito il paracadutismo come il corso di formazione per eccellenza, il corso regale, il corso dei corsi, il corso numero uno per potenza di acquisizione di consapevolezza, di abilità in una condizione estrema, di governo delle emozioni, di vincere sistematicamente la paura.
E mi sono sempre detto che quando sei un uomo capace di affrontare tutto questo a 4000 metri di altezza, bene, a terra, al livello del mare, sei necessariamente un uomo migliore.
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Sei più competitivo perché il paracadutismo è uno strumento:

  • inevitabilmente,
  • indiscutibilmente,
  • assolutamente,
  • totalmente competitivo.

Ed è il sinonimo diretto di spiccare –> che è emergere.
Come differenziarti in un mondo sempre più ad elevata competitività?
Come emergere e smetterla una volta per tutte di essere recepito come una COMMODITY cioé di essere facilmente sostituibile?
Un momento, cos’è una commodity?
Una commodity è qualsiasi cosa sia facilmente reperita come alternativa: lo sei nel mercato del lavoro, lo sei nel business, lo sei come persona, come azienda, come collaboratore. Sei l’alternativa di qualcun altro più commodity di te e qualcun altro sarà la tua alternativa. Esattamente come andare a fare benzina alla Esso o alla Shell perché conta lo zero virgola finale.
È tristissimo, lo so, e credimi, lo dicono in tanti esperti, Marco Montemagno ma anche Alfio Bardolla, professori di Harvard e imprenditori della Silicon Valley (guarda caso anche Sergey Brin): si sta andando sempre più verso quella direzione. Guardati il video di Montemagno sulla progressiva algoritmizzazione delle procedure che andranno a sostituire sempre più l’intervento umano. L’automazione spazzerà via milioni di posti di lavoro e non sarà fra molto: c’è che dice tra 10 e c’è chi dice entro 5 anni.
Emergere, saltare, spiccare ha molto, MOLTO a che fare (non dico col risolvere ma..) col guardare il progresso da un punto di vista diverso e non da subirlo ma da cavalcarlo perché la tua psicologia cambia. CAMBIA eccome.
Se non sai dire la tua differenza tra un elemento A e un altro elemento B – ebbene, sei una commodity. Fai qualcosa per non esserlo MAI più.
Non sono certo io a dare le soluzioni ai problemi del mondo ma forse, saltando da qualche anno, un’intuizione mi è venuta anche considerando gli enormi progressi tatuati sulla mia pellaccia:

  • aspirare al salto di qualità AIUTA.

Pensa all’utilità per la tua azienda. Ma di questo te ne parlo nel report che sto finendo di preparare per la nuova stagione 2017 🙂
Se vuoi avere – ovviamente gratis – il catalogo dei corsi 2017 con i TBO (Team Building Outdoor) e i TBO Deluxe puoi contattarmi qui oppure fissiamo una chiamata conoscitiva senza ovviamente impegno qui e sono felice di darti tutti i dettagli del caso.
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5 motivi a caso per cui la curiosità ci salverà dalla nebbia senza essere ingenui sognatori dalle falsissime speranze

La curiosità è ciò che ci permette di andare oltre ciò che siamo per crescere e per diventare migliori.
E perché dovremmo diventare migliori? Dove sta scritto che bisogna crescere per forza? Non si può rimanere dove si è e farsi bastare quello che si ha?
Ho una teoria a riguardo: fai quello che vuoi, la felicità è quella cosa a prescindere da quello che fai. Perché è un’attitudine e non un risultato.
Ma andiamo per gradi.
Io come promotore della crescita e dello sviluppo personale, del business e delle altre persone mi sono fermato a pensare: oggi sono tutti formatori, sono tutti motivatori, sono tutti coach e sono tutti esperti di questo e di quell’altro, etc. etc.
(NOTA DI SERVIZIO: me compreso, per carità, non sono un formatore e non ho la presunzione di farmi chiamare tale ma amando la formazione e avendo frequentato una quantità innumerevole di corsi negli ultimi anni, ne ho creato uno dove abbino il mio sport, il paracadutismo, e la leadership ovvero l’abilità acquisibile di condurre – perché ho visto che serve condurre prima se stessi che gli altri vincendo le proprie paure – in cui intervengono formatori veri come Sebastiano Zanolli e Andrea Bordin e psicologi e psicoterapeuti come Andrea Sales e una new entry strepitosa per la quale ho prodotto di recente un libro super: IL TUO CORPO TI DICE COME DIVENTARE FELICE -> ascolta il podcast di Fabio Volo su Radio Deejay mentre intervista l’amico Andrea Cirelli qui).
Ma a bomba..

Perché mai ci deve essere qualcuno che mi deve insegnare a stare al mondo se poi vedo che le persone in genere sono insoddisfatte e sono praticamente tutti alla perenne ricerca di qualcosa?

Mi sbaglierò ma.. ho un po’ l’impressione che il fenomeno dilagante (non quello dei professionisti) che vedo su Facebook sulla formazione e motivazione sia una caccia al soldo quando è palese che le persone sono spesso e volentieri frustrate per qualcosa.
Chi è felice e soddisfatto della propria vita senza raccontare balle alzi la mano 🙂
Perché non ho ancora conosciuto una persona che non stia cercando qualcosa di meglio per sé o per le persone che ha attorno. Ed è proprio per questo che in tanti ti motivano, fermo restando il mio profondo rispetto per tutte le figure professionali che, ribadisco, frequento assiduamente.
Accade che questa persona:

  1. O non ha abbastanza soldi.
  2. O ha soldi e vuole figli ma non riesce ad averne.
  3. O ha i figli e vorrebbe andare via ma è costretto a rimanere.
  4. O non ha figli e vorrebbe cambiare vita facendola cambiare a chi ce li ha.
  5. O ha un lavoro ma ne vorrebbe un altro.
  6. O non lo vorrebbe più.
  7. O non ce l’ha e lo vorrebbe perché ha dei figli da sfamare ma non si adopera per affilare le proprie competenze.
  8. O si sbatte per affilare le proprie competenze e avere di meglio ma il riconoscimento non arriva mai.
  9. O vive in un bel posto come l’Italia ma non lo apprezza perché la nebbia fa tristezza e vorrebbe andare al caldo.
  10. O è single e vorrebbe una famiglia.
  11. O vuole avere molte donne/uomini e non riesce perché non piace perché crede di non piacere ed è solo.
  12. Etc.

Andiamo avanti.
Questi “O” sono semplicemente infiniti. Quasi per chiunque eccetto probabilmente per il Dalai Lama, penso.

In pratica chiunque può dirti di essere alla perenne ricerca di qualche cosa perché QUELLO CHE HA in qualche modo non gli basta mai.

Ecco perché adesso è pieno di formatori e motivatori. Una volta ci si faceva quasi sempre bastare le cose. Oggi non più. E quando non ci riesci (eccoti serviti i 5 punti a caso)..
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..provi con la gratitudine ed inizi ad essere grato anche dell’aria che respiri (sì, bisognerebbe), ad alzarti la mattina e dire grazie cuore che stai battendo, grazie nebbia perché ti assaporo mentre l’umidità mi penetra le narici, grazie caffè che mi svegli per bene e via dicendo.

  • Sembro ironico ma in verità l’aria che respiri qui è migliore di quella di una qualsiasi città ad alta densità di popolazione.
  • Sembro ironico anche nel dirti che il cuore che batte non è così scontato. Ho letto di recente un meraviglioso libro intitolato L’ULTIMA LEZIONE di Randy Pausch e se vai su youtube trovi mille contributi. Randy dal detto al fatto e sotto i 50 se ne è andato in meno di 2 anni per un feroce tumore.

Lo so, ti stai toccando e anch’io. Ma capisci che poi non è così scontato.
Gustati questo estratto (ha già qualche anno, 9 per l’esattezza e probabilmente l’hai già visto) e investi, se ti va, una decina di euro per leggerti un libro veramente interessante per l’insegnamento che trasferisce su come si fa a stare al mondo, espresso da un uomo prossimo alla morte, giovane, di successo, sposato e con tre bambini, molto centrato e senza necessariamente cercare qualcosa d’altro rispetto all’esistente.
L’ultima lezione di Randy Pausch: realizzare veramente i sogni dell’infanzia

  • Sembro ironico anche parlando di nebbia perché alla fine, benché io ami il caldo e il sole, alla fine appartengo a questa terra veneta e la nebbia fa parte di casa mia e delle mie origini. Sì, preferirei emigrare a Dubai dove ora fai il bagno (infatti ci stavo anche andando qualche giorno fa se non fossi stato centrato in pieno mentre mi dirigevo in aeroporto. Pazienza. Gli incidenti capitano. E il mio cuore batte).

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E.. Tutto sommato la mia città in inverno è strepitosa al vedere le luci arancioni della sera con attorno questo alone di umidità. Embé?

  • Del caffè lasciamo perdere, non lo bevo da sei mesi e sto molto meglio. Grazie che non bevo più caffè ah ah..

La morale della favola è questa: se hai trovato quello che cercavi, per favore dimmelo.
Non vado matto per gli U2 ma il titolo di questo pezzo è esattamente ciò che voglio passarti:
I STILL HAVEN’T FOUND WHAT I’M LOOKING FOR

Correggimi se sbaglio ma.. è un problema comune o no?
Ah, il quinto punto é:

  • grazie per avere letto fin qui 🙂

Perché è proprio la curiosità che ci permette di andare oltre ciò che siamo. Senza necessariamente dover diventare migliori e crescere – se questo non ti basta mai. Perché non è scritto da nessuna parte. La felicità è un’attitudine, non un risultato.