Le persone della tua vita

Le persone della tua vita sono quelle che conosci da 28 anni e frequenti pochissimo. Poi organizzi una cena a casa tua d’estate e ti sembra di esserti visto l’ultima volta ieri. Queste persone sono inseparabili.

Ogni tanto ti scambi pure qualche video old fashioned di Kenshiro per ridere di niente.. è condivisione.

Le persone della tua vita sono quelle che ti ritrovi in giardino la sera e apri due birre fresche: ti senti ricco perché hai tutto, tra risate estive, considerazioni serie e semi serie, mentre parli di futuro. E vedi i tuoi figli correre giusto lì attorno. Il tramonto alle nove di sera è magnifico e sa di appagamento dopo una giornata di lavoro, intensissima come tutte le altre.

Le persone della tua vita sono quelle che non senti mai. Poi pubblichi un post su Facebook e ti piazzano un bel like. Queste le vedi sulle notifiche. Sono coloro che Facebook ti nomina come amici social, conosci da sempre e sai che il loro mi piace è vero, perché anche se non ti senti, in qualche modo, a loro modo, sono presenti.

Più o meno lontani, chi se ne frega. Va bene così.

Le persone della tua vita sono anche quelle che transitano. Arrivano come sparate chissà da dove, ti passano davanti, le vedi, le vivi per un po’ e svaniscono come meteore. Ti possono lasciare un bel ricordo.. come uno meno bello. Non importa. Avanti.

Le persone della tua vita sono anche quelle che senti in radio e ti mettono in guardia. Le senti tutti i giorni o quasi e in qualche modo fanno parte della tua vita anche loro, come Marco Mazzoli dello Zoo di 105.

Che dice:

“Nel 2050 ci sarà più plastica che pesci negli oceani”.

Ho due figli. La cosa mi allarma. Vivere bene in questo mondo significa anche e soprattutto rispettarlo e insegno ai miei figli che qualora vedano una carta per terra, la raccolgano. Sono perentorio in questo.

Non si deve essere spazzini per farlo.

“Ma non è compito mio”.

Il tuo compito è fare la cosa giusta. Perché è giusto. E sai che se è giusto, è già abbastanza.

Senza tanti alibi, noi sappiamo perfettamente cosa sia giusto e cosa non lo sia.

La carta si raccoglie. E la si mette nel giusto recipiente.

Abbiamo il dovere di lasciare un mondo pulito a chi verrà dopo di noi.

Le persone della tua vita sono quelle che non conosci e fanno un gesto come questo.

Le persone della tua vita sono anche quelle che ti stanno altamente sulle scatole e che non puoi vedere, né soffrire e pur tuttavia ti tocca averci a che fare.

Fortunatamente ci sono anche quelle che conosci da quando sei nato e che standoti altamente sulle scatole puoi scegliere anche di NON frequentare.

Di scelta si tratta.

Se qualcuno ti drena energia e ti infastidisce NON sei in nessun modo tenuto ad averci a che fare, a dover frequentare quella persona.

Nonostante gli amici in comune.

VIA.

Si taglia.

La sensazione di sollievo è immensa. Si chiama decluttering. Fare pulizia del superfluo. Quando liberi spazio si generano opportunità per il nuovo. Perché il nuovo ha spazio per fluire. In natura gli spazi tendono a essere occupati. E questo funziona in tutte le relazioni.

Siamo abituati fin da bambini a essere magnanimi anche con coloro che ci procurano disagio, fastidio, a favore dell’accettazione con chi prevarica, bullizza, monopolizza le conversazioni, non lascia parlare, ragiona esclusivamente a partire dal suo punto di vista perché quello è l’unico possibile.

Tagliare dove si può. Un’ottima regola.

Le persone della tua vita sono quelle costanti, che ti sopportano anche se sono loro che taglierebbero te ma ti vogliono un bene infinito e tu lo sai e cerchi di fare del tuo meglio per ricambiarle. Anche qui, a tuo modo.

A volte magari i modi non coincidono ma tutto ha il sapore del suo equilibrio e qui guai.. a tagliare. Sono gli alti e bassi della vita. Nessuna relazione è perfetta.

E l’obiettivo è coltivarla, innaffiarla come una piantina, farla crescere, darle amore, farla durare, farla vivere.

Le persone della tua vita sono quelle storiche ma per le quali le strade si sono divise: si era uniti quando le abitudini, i valori, le amicizie in comune erano.. in comune. E ci si frequentava, inconsapevolmente, solo per quello.

Ma crescendo sai che i valori sono cambiati. Quelle sono scelte, invece. E non ti frequenti più. O poco. O abbastanza. Va benissimo così.

Hai preso la tua strada.

Poi ci sono quelli che hai perso e hai ritrovato perché la strada si è ricongiunta.

Le persone della tua vita sono quelle che ti mandano una foto su whatsapp, inaspettatamente, perché hanno letto un tuo articolo, hanno creduto alle tue parole e senza pensarci hanno acquistato su Amazon il libro dove tu hai scritto la prefazione (ne parlo qui – Come nasce un libro di finanza personale).

Le persone della tua vita sono quelle non storiche per le quali le strade si sono unite: non ci si frequentava o conosceva quando le abitudini, i valori, le amicizie non erano in comune. E crescendo con i tuoi valori le hai incontrate. Ti frequenti sempre di più.

E va alla grande così!

Perché cresci insieme, ti sostieni, ti alimenti, ti scambi letture e consigli, questi ultimi davvero, davvero preziosi.

Queste persone sono gli amici di valori. Quando le persone hanno gli stessi valori o simili, sono in sintonia. E queste sono quelle che preferisco frequentare.

Perché mentre mi arricchiscono, do il massimo per arricchire loro.

Con queste persone ci scrivi dei libri, fai dei progetti, ci salti col paracadute, condividi dei corsi di formazione, proponi corsi di formazione alternativa (molto alternativa). Impari la leadership, la trasferisci.

Le persone della tua vita sono quelle che ti mandano un messaggio su Messenger dicendo che hanno apprezzato il post sull’universo (Mio figlio e l’universo parallelo), gli dici che sei ispirato da determinati libri scritti da un autore russo rivoluzionario (contemporaneo), ti chiede consiglio e boom! In un secondo ordinano un libro promettendoti che ti diranno cosa avranno imparato di nuovo.

Questa cosa si chiama commistione, che per me significa scambio di ricchezza. E sai che essa non è mai fine a sé stessa quando il presupposto e l’intenzione sono creare,  co-creare cioè creare insieme, trasferire, dare e ricevere. In questo mondo funziona così, almeno da che ho forse capito io: prima dai e forse poi ricevi. E chi ha dato tanto, è noto, ha spinto in avanti parecchio gli altri uomini.

Le persone della tua vita sono i clienti, quelli per cui la vita d’azienda non termina col timbro del cartellino ma ai quali pensi H24 perché non smetti mai di essere una persona.

Da sempre sostengo che prima di tutto siamo esseri umani e la relazione viene prima di qualsiasi forma professionale di scambio di opportunità, che nel mio caso – devo dire essere davvero fortunato – è nobile, dato che faccio libri. E incidentalmente.. li leggo anche, il che aiuta davvero tantissimo.

Le persone della tua vita sono i figli, quelle creature straordinarie che vengono sulla terra per insegnare ai genitori ad essere grandi. Perché loro sono più grandi dei grandi, sono puri, sono tavolette da scrivere, sono storie da inscrivere nel mondo, aiutandoli. E il nostro scopo è valorizzarli.

Come dovrebbe essere farlo con tutte le persone che abbiamo intorno, i colleghi, gli amici, i G20, i mentori – alcuni di questi pazzeschi come Sebastiano Zanolli – i genitori, mio padre in cielo, i fratelli, gli amici dei fratelli, i soci, i fornitori, i conoscenti, i formatori, le persone che conosci, le persone che non conosci, le persone della tua vita.

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80 e sentirli tutti. Ma proprio tutti. Soprattutto gli ultimi 6 (anni, senza di te)


Al di là di tutte le riflessioni strappalacrime che ogni tanto mi capita di leggere su Facebook quando cade la ricorrenza ovunque tu sia – che rispetto, ben inteso, scritta anche da me qualche volta – mi sono soffermato a pensare che gli 80 anni che avresti compiuto oggi si sentono eccome.
Pesanti come macigni.
Si sentirebbero fossi tra noi perché saresti ben presente come al solito, imprenditore austero e uomo tutto d’un pezzo, vecchio stampo, col tuo carisma e quella capacità di infondere sicurezza che anche quando le cose vanno a rotoli, tu sei in grado non solo di dire si sistemerà tutto ma di farti sentire al sicuro anche fossimo nel pieno di una tormenta siberiana.
Perché il fatto che oggi avresti questa età – o forse ovunque tu sia nel mondo, nell’universo o altrove con qualsiasi unità di misura cosparsa di eternità nel range di scenari possibili – si sente lo stesso.
Io non so se credere a tutte quelle cose che dicono che siamo fatti di energia e la materia è energia e allora si tratta solo di frequenze diverse perché la materia ne ha di più basse mentre la luce di più alte, etc. (ciò che oggi in sostanza viene interpretato oggi dalla quantistica – vedi il video sul focus nell’articolo Differenza tra cose importanti e cose urgenti – è molto bello): è che quello che mi viene da pensare, comunque, è che bene o male se si sente è forse perché un segnale arriva.

Da dove non si sa, cosa significhi, neanche.

Mi domando se per te sapere cosa stiamo combinando e come lo stiamo facendo ti interessi, se ti giungano le parole, se le riesca ad ascoltare e se persino possa intervenire.
L’anno scorso – dato che Facebook ti ricorda le ricorrenze così si pubblica di più – ti scrivevo buon compleanno a te che sei sempre nei miei pensieri.

Questa cosa dei pensieri ha a che fare con l’energia di cui sopra, evidentemente, visto che essi non sono che impulsi elettrici e che essendo ricorrenti formano le loro onde sequenziali, una dietro l’altra perché è uno dietro l’altro, a confermare sempre quanto si ha in testa, come una profezia auto avverante.

Perché qualsiasi cosa prima di esistere è stata un pensiero nella mente di qualcuno.

La chiamano legge di attrazione, la chiamano fisica quantistica, la chiamano in mille modi diversi ed è sempre la stessa cosa.

Che quello che pensi, in qualche modo accade.

Non sempre, non sistematicamente.
Magari neanche volutamente. Ma i pensieri, in qualche modo, sono COSE.
Io so che in alcuni casi amo farmi un giro in moto e per sentirmi vivo e libero indosso il mio paracadute e assaporo il salto da un aeroplano. Quell’aria fresca e l’odore pungente della benzina avio mi fanno sentire stra vivo, pieno e d’impeto faccio il balzo perché sono attorniato da persone come me, in frequenza, che non hanno alcun problema a stare in porta con 4000 metri sotto, a guardare il compagno appena lanciatosi, contando 10-9-8.. per la separazione verticale e saltare. Saltare. Saltare.


E giù. E via.
250 km/h.

Libertà.

E mi domando ancora se pensieri così ti giungano e cosa penseresti che ora lo faccio come disciplina, che è il mio sport, che quando avevo 18 anni mi avevi accompagnato a fare il primo lancio tandem.
Alla fine NO, non ti sto assolutamente ad elencare cosa abbia fatto in questi 6 anni in cui non ci sei più stato, almeno nella frequenza di materia.
Ti dico solo, veglia su di me. Che l’impresa abbia successo. Che le creature meravigliose che mi sono state donate siano sane. Che possano essere felici le persone.

Una risposta a due studentesse rivela..


Mi piace un sacco quando, in pratica, mi si chiede “chi te l’ha fatto fare?”. Perché ci ragiono su, stacco lo sguardo dalla applicazione quotidiana dei pensieri ricorrenti e ragiono a più ampio spettro. Che poi è quello che ti fa vedere le cose per come stanno. E se ragioni bene ad ampio spettro, le cose stanno bene.
TESTO DOMANDA:
“Buongiorno Dott. Aldegheri, siamo due alunne del Liceo linguistico XYZ. Siamo curiose di sapere come mai lei abbia scelto di diventare imprenditore, e in quale modo sia riuscito a realizzarsi in questo ambito. Grazie, distinti saluti”.
Cazzo, è rarissimo mi si chiami Dott.! E alla fine è anche vero ma il fatto è che non mi è mai servito a nulla il Dott. – se non il dott. in onto de gombio = traduz. tecnica dal veneto “farsi il culo”. Che è l’unica vera cosa che conta. Benché farselo presupponga il farselo intelligentemente cioè ad ampio spettro.
Ma veniamo alla risoluta risposta del Dott.:
🙂
 
“Grazie per l’ottima domanda. Non è stata una scelta in verità se non un percorso in divenire. L’imprenditore è un’artista, alla fine, ma che sa usare bene i numeri. Ero un artista quando suonavo la batteria nei concerti, sono un artista oggi che contribuisco a far evolvere le persone. L’artista che ha in testa l’obiettivo margine, è un artista che ha più chances di mangiare rispetto a chi non ce l’ha. Semplice.
L’imprenditore usa la sua creatività per immettere nel mercato qualcosa a sua immagine e somiglianza. Non sempre è così ma mettiamo che siamo un po’ tutti delle antenne: riceviamo un segnale, lo elaboriamo, lo restituiamo al mondo.

Chi lo fa in maniera sistematica dandoci un senso anche economico, aggiungendo qualcosa di realmente percepibile come di valore, è un imprenditore.

Il plus che se è bravo riesce a creare – il margine – serve a generare la ricchezza da reinvestire in ottica di diffusione del benessere in un meccanismo virtualmente senza fine.

Perché è necessario immettere qualcosa realmente di valore?

Perché se sei uguale a tutti gli altri non aggiungi nulla (di nuovo).
Sei un essere indifferenziato, in economia è come fossi un “prodotto” indifferenziato. Questo mondo vuole varietà, ricchezza, eterogeneità.
Nell’armonia globale se ti differenzi e ancor meglio “spicchi” – rischi che quasi quasi qualcuno ti voglia.
E sia disposto a pagarti, se ti vuole veramente molto. Come accade per gli iPhone.
Funziona con le cose ovvero i prodotti, funziona con le persone ovvero il mercato del lavoro.
L’imprenditore è sempre di prima generazione perché l’imprenditore crea e se è di seconda, terza, etc. re-inventa. Perché l’imprenditore è un creativo, è un’artista, quando e se ha iniziativa. Altrimenti non lo è per davvero, fa finta di esserlo anche se ha una partita IVA ed è presente nel registro delle imprese.

E chi ha iniziativa ha leadership perché guida con l’esempio quando altri sarebbero rimasti fermi.

Faccio parte di un gruppo di giovani imprenditori in Confindustria. È una sorta di scuola. Ormai a 38 anni puoi essere un imprenditore per finta o per davvero. Se hai 20 anni e immetti sul mercato un prodotto differenziante e questo funziona, sei un imprenditore vero di prima generazione, perché hai fatto la differenza. Sergey Brin di Google ha fatto questo. Marchetto Zuckerberg di Facebook ha fatto questo.

Non sei imprenditore perché sei figlio di un imprenditore. Puoi avere la scuola per l’imprenditoria ma l’imprenditore è chi aggiunge valore e le persone glielo comprano.

Così, benché io sia di seconda generazione e faccia libri per tutto il mondo con l’impresa di famiglia, ho la velleità imprenditoriale di far lanciare i manager dagli aerei e mi sono inventato un prodotto differenziante, come paracadutista sportivo: far assaporare loro cosa prova un vero paracadutista, senza esserlo. E dandogli degli elementi consistenti che possano tornare utili una volta tornati in azienda.

Come imprenditore ho particolarmente a cuore lo sviluppo del potenziale delle persone.
Un artista scrive e crea, purché porti la sua utilità al mondo.
Se gli è riconosciuta, allora funziona”.

Come differenziarsi: cose da fare e cose da NON fare

Nel momento in cui lo dici a tutti e tutti lo fanno, tutti si commoditizzano. Eh?? In parole più semplici. Avrai notato sempre più persone abbiano iniziato a fare dirette Facebook e a pubblicare video come non ci fosse una domani tramite cui spiegano dal loro punto di vista la tal cosa e il dato argomento. Stupendo.
Viviamo nell’epoca non dell’informatizzazione e basta ma dell’informazione allargata e algoritmizzata. Significa che se l’algoritmo – in base ai gusti, ai click, al tempo di permanenza, etc. – decide che il tuo post è interessante, lo agevola, altrimenti, pufff: dimenticatoio.
Prima l’onere dell’informare era in mano ai soli giornalisti e l’informazione era tacitamente autorevole quanto l’onere dello scrivere libri fosse competenza dei soli scrittori. Ora tutti informano, tutti dispensano video e tutti insegnano. E ci sta, dato che ognuno – ritengo fermamente – può avere potenzialmente una specializzazione da veicolare, dei contenuti di valore da trasmettere, degli approfondimenti da trasferire.
Ma li devi avere e devono essere tosti. Perché devono fare solo una cosa: SERVIRE A QUALCUNO.
E soprattutto devono essere corredati da risultati ed esperienza consolidata, altrimenti sei un fuffaro come tanti che si improvvisano guru della tal cosa. Altro termine dei nostri giorni. Guru. E anche fuffaro.
Lo dico e lo ripeto: è come fossimo antenne collegate: riceviamo un segnale, lo elaboriamo, lo restituiamo.
Chi è in frequenza lo riceve, lo elabora, lo invia e chi è in frequenza lo riceve e via dicendo.
La questione è questa, a mio avviso. Ognuno prova a giocarsi le proprie carte nella corsa alla competizione più agguerrita di sempre: per emergere – e tra le masse una precisa percentuale di elementi che vogliono emergere c’è sempre ma non sempre c’è quella che ce la fa – devi differenziarti.
Marco Montemagno, che cito spesso, suggerisce di fare video video video, perché il video è la modalità di comunicazione del momento. Ed è vero, per carità.
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Prima a fare i video erano in pochi e li guardavi. Poi i video hanno iniziato a farli in tanti e hai iniziato a guardarne di più. Poi i video hai pensato di farli anche tu e intanto che tutti si mettono a fare video ci sono talmente tanti video di persone che ti spiegano le cose che anche fare e comunicare tramite video è diventato una commodity e ci si è commoditizzati, inesorabilmente, inevitabilmente.
Che fare?

Quale sarà il prossimo step della comunicazione delle proprie competenze?

Cosa succederà quando tutti saranno emersi dal loro torpore e saranno diventati tutti comunicatori fantastici?
Provo ancora a darMI una risposta, dato che la domanda mi intriga (e intriga anche le persone alle quali l’ho rivolta 150.000 volte ultimamente).
The answer is: Differenziarsi attraverso barriere all’entrata ALTE.

Differenziarsi = Fare qualcosa che gli altri non sono in grado di fare che altrimenti farebbero o avrebbero già fatto prima di te.

Vivere nella disparità è la maggiore democratizzazione possibile 🙂

Gli altri sanno perfettamente in cosa sei sostituibile e lo dico da imprenditore che di mestiere fa libri, figuriamoci. Ma sanno anche perfettamente in cosa non lo sei.
COSA è commodity, ad esempio fare libri. COME li fai fa tutta la differenza nel mondo.

Come lo fai ti da tutta l’unicità, la specializzazione che serve per arrivare ad essere percepito come unico. In pratica, se non lo fai in maniera abbastanza diversa è come lo facessi come tutti gli altri.

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Fare libri è una commodity. COME farli è il fattore unico e l’essere primo nella mente del cliente è esattamente la conseguenza del modo che hai di farli. Possibilmente in maniera eccellente. E comunicare l’eccellenza no, non lo fanno tutti.
Quando sei sostituibile, sei una commodity ed è un problema. Ma fortunatamente è un problema che può essere risolto e va risolto. Il modo c’è.
Emergere dal mucchio si può.

“Dream without fear, love without limits, and let your life sing its song.” – Dilip Bathija

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Lo spiegavo nell’articolo Sergey Brin, l’adrenalina e la competitività – come saltare da un aereo senza essere presi per pazzi, anzi in cui prendevo spunto da Mr Brin, uno dei fondatori di Google, presunto malato di adrenalina trovando man forte nella sua attitudine a mantenere alto il suo livello di eccellenza praticando sport estremi. Essendo un paracadutista mi sono esaltato tantissimo 🙂
Quando situazioni, imprese e persone sono commoditizzate e non hanno alternativa se non competere sul prezzo devono fare una cosa sola e una soltanto: de-commoditizzarsi.

Per farlo, il lavoro da fare è sul proprio brand. Se lo fai a livello personale lo devi fare a livello di Personal Branding.

Avere una grande visione e differenziarsi rispetto al resto del mondo è un qualcosa che sembra avere a che fare con teorie astratte ed invece ha un impatto estremamente pratico perché passa tutto a livello base, a livello della persona.

Comunicare la propria personalità de-commoditizza.

Quando inizi a comunicare lo sviluppo della personalità della tua squadra formata da:
1. elementi con a loro volta personalità e da
2. un’organizzazione con personalità e inizi a trasmettere il valore unico di cui sopra, a prescindere se da video o tramite qualunque altro medium, inizi a distinguerti e le persone -> clienti, fornitori, partners, organizzazioni a loro volta, se ne accorgono.
Si accorgono di qualcosa di unico.
Se quel qualcosa di unico lo fanno tutti, allora non è unico. Allora utilizza le alte barriere all’entrata.

Se è facile, allora lo fanno tutti e il livello è basso. Se è difficile allora sono in pochi a farlo e saranno attratti.

Ho personalmente sviluppato un modo moooolto competitivo per de-commoditizzarsi.

Faccio lanciare le persone dagli aerei.

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Lo farai anche tu? Se ti viene una strizza a livello di pancia significa solo due cose: sì, se la strizza ti provoca solletico. No, se la strizza ti manda in panico. In quel caso lascia perdere: lanciarti da un aereo non fa per te e nessuno ti costringerà comunque mai.
Ma se il solletico alla bocca dello stomaco ti piace, il corso di formazione UNICO al mondo in cui sviluppi la tua leadership personale saltando da un aereo fa per te.
L’ho studiato e sviluppato per le aziende: l’ho perfezionato per gli imprenditori e i loro collaboratori. L’ho strutturato a livello profondo tramite l’intervento di ben quattro tra i migliori formatori in assoluto in Italia, di cui due psicoterapeuti e scrittori, di cui uno esperto in negoziazione con il subconscio.
Costruiremo le basi solide su cui si fonderà la tua nuova squadra imprenditoriale attraverso due Team Building dal carattere fortemente unico ed innovativo per strutturare la personalità della tua squadra e della tua organizzazione.
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