LA VISITA ALLA TIPOGRAFIA GRAFICHE AZ


COME SI FA UN LIBRO

COME SI FA UN LIBRO?

Il “reparto”, le macchine da stampa, l’odore di inchiostro, la carta. Se c’è una cosa che in Grafiche AZ si è sempre amato fare, è accogliere le scolaresche per la visita ai reparti per vedere come si fa un libro.

La visita non è tanto e solo per vedere e toccare con mano come si fa un libro. È una vera e propria immersione nello spirito che anima questa azienda che fa libri per bambini da tempo immemore.

Libri illustrati di pregio, qualcuno direbbe. E oggi libri di divulgazione, di saggistica, splendide brossure con la copertina morbida trattate con la medesima cura con cui la quadricromia viene posata sulle patinate o sulle carte uso mano per la massima resa dei colori, una resa speciale, sia dei cartonati sottili di pregio – quelli stupendi che si trovano in libreria, per capirsi – che sui libri in senso un po’ più ampio.

Libri nella loro accezione più nobile. Mai, per noi, essi sono una commodity. Per quanto.. “stupidi” (lo diciamo ironicamente, ovvio).

Si è appresa una cosa. I libri, illustrati e non, sono di pregio. È il libro ad essere pregiato in sé. È una tecnologia millenaria, analogica, che ha a che fare con la carne dell’essere umano e del suo “sentire”. Del suo spirito, per così dire. Ovvio, nella sua manifattura, deve esserci una certa cura. Non si può certo pretendere sia pregiato solo perché si chiama così: deve essere fatto in un certo modo. E noi ce la mettiamo tutta. Tutta anche nel coinvolgere.

#farelibrièunaresponsabilità

Il proposito è quello di nobilitare questo mestiere, quello di fare libri, con la ferma intenzione di essere parte attiva nella propagazione di questo strumento antico e moderno, nobile e attuale, sensuale e con una resa investimento-rendimento esageratamente elevata, se si pensa che con pochi euro si accede al pensiero intimo di un autore che sta dicendo a te, proprio a te, una cosa contenuta in più pagine e protetta da una copertina.

La copertina? Ha la doppia funzione di proteggere e vendere. Sì, perché dapprima attrae la tua attenzione. Poi, quando il libro è nelle tue mani e deve vivere tantissimo, va protetto. La copertina è la sua “mamma”.

[Cit.]

Nel frattempo arriviamo noi. Tra autore e lettore c’è il mondo di mezzo.

Noi siamo quelli che prendono quell'idea e la trasformano fisicamente in più copie, così più persone hanno l'opportunità di intercettarla e lasciarsi cullare in quel mondo.

Il mondo che esiste tra l’idea dell’autore – della connessione tra la sua mente e la scrittura, della trasposizione del suo frutto dell’intelletto alle parole, alle frasi contenute nei paragrafi contenuti nei capitoli, nelle pagine, sulla carta – e il lettore che prende in mano il manufatto fisico e lo sfoglia, è fatto di una serie di operatori, di professionisti di settore, di esperti che si prodigano ogni giorno per trasformare le idee in libri.

I libri sono un oggetto, uno strumento altamente tecnologico a basso costo che contiene opere dell’ingegno umano e ha consentito e consente l’evoluzione planetaria dell’umanità intera.

Come l’accelerazione degli ultimi 500 anni testimonia dall’avvento dei caratteri mobili inventati da Johannes Gensfleisch della corte di Gutenberg – un orafo e tipografo tedesco a cui si deve l’inizio della tecnica della stampa moderna in Europa.

Un orafo tipografo?

Iniziamo a capirci..

Le scolaresche, dicevamo: vengono da quelle delle elementari con bambini di otto anni, a quelle dei ragazzini delle medie, poi quelle dei ragazzi delle superiori e dei giovani adulti dell’università, come è stato qualche giorno fa.

A tutti, dai piccini ai grandi, vengono raccontate – o meglio narrate – le stesse meravigliose storie.

Come si traspone il colore sui fogli, a cosa servono gli elementi delle macchine offset (i cosiddetti gruppi stampa), a cosa serve la macchina da stampa grande e quella piccola; cosa sono le lastre, come si montano.

Cosa sono gli avviamenti e come si vede la stampa di un libro che prima non è altro che un foglio steso.. e via il giro sulla macchina con i rulli che girano tra il castello del ciano, del magenta, del giallo, del nero.. dalla bocca della macchina che mangia bancali di fogli bianchi all’uscita dove la magia della sovrapposizione del colore si è compiuta.

#lamagiadelvistosistampi

E poi c’è tutta la parte della Legapress dove arrivano i fogli stesi, dove essi vengono sezionati e preparati alla piega delle segnature, della raccolta e della cucitura, della messa in colla, delle copertine con il cartone rigido, dell’incassatura del blocco libro che accoglie la copertina appena uscita dalla copertinatrice e tutte le nobilitazioni con l’oro a caldo in testa come il mega cliché di ottone di un libro della Disney in macchina proprio in queste ore.

L’Istituto design Palladio è una Scuola di design e formazione post-diploma in ambito design e comunicazione visiva, fondato nel 1983 a Verona ed è ufficialmente accreditato come ente formatore dal 2003.

Il corso, Illustrazione&Comics, sviluppa un orario basato sulla formazione di illustratori digitali e fumettisti anche nell’ambito del character design e dell’arte computerizzata.

La classe prima di questo corso ha fatto visita alla Società Editoriale Grafiche AZ in collaborazione con il professore di Storia Dell’illustrazione Claudio Gallo.

La visita comprendeva un’introduzione al lavoro di tipografo ed editore e successivamente l’accompagnamento alla visione dei macchinari di stampa e di creazione di un libro cartaceo.

“Siamo rimasti piacevolmente colpiti dalle nozioni imparate e abbiamo potuto apprendere come le Grafiche AZ puntino alla qualità usando materie prime certificate nel rispetto dell’ambiente e danno unicità al loro lavoro con tecniche manuali e conoscenza del colore non comuni. Un’esperienza da rifare”.

L’oro a caldo stampato sulla copertina del meraviglioso C’ERA UNA VOLTA IN PERSIA edito dai Topipittori

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Leonardo Aldegheri
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COSTRUIRE IL MONDO DI DOMANI A PARTIRE DA OGGI [DAL G20]

COSTRUIRE IL MONDO DI DOMANI A PARTIRE DA OGGI

Sostengo da tempo che a dispetto delle notizie morbose cui siamo sottoposti ogni giorno, ci troviamo a vivere nell’epoca più prospera di sempre.

Mi trovo al Summit del G20 dei Giovani Imprenditori – Young Entrepreneurs Alliance Summit – in Argentina, anno 2018.

I MOTIVI PER CUI SONO QUI OGGI – [1]

Non solo ha senso partecipare a queste cose per motivi ovvii, del tipo relazionali, di confronto, di reciproco supporto in termini imprenditoriali, di smalto per l’azienda [di fatto Grafiche AZ e Legapress, le aziende di cui faccio parte e che producono libri per l’editoria internazionale da quasi 50 anni, sono presenti al G20 da più edizioni del Summit e sono rappresentate nel mondo istituzionale delle imprese che partecipano alla stesura dei pillars che vengono poi sottoposti al G20 politico: è un’evoluzione senza precedenti essere presenti internazionalmente in una modalità che va oltre alle classiche fiere di settore] e anche commerciali – i contatti, i contratti e le nuove relazioni aziendali e istituzionali sono sempre benvenute e vanno costantemente alimentate perché contribuiscono a costruire il bacino di collegamenti che caratterizzano l’impresa durante la sua vita.

Ha senso anche perché si parla di FUTURO. Quello che tanti tendono a ignorare facendo finta di niente e posticipandolo a un domani che chissà quando arriverà.

I FOLLI POSITIVI E I FOLLI NEGATIVI

La verità è che il domani è adesso e quello che ci si propone davanti è talmente chiaro da essere solo dei folli a mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di non vederlo.

E per folli intendo tutti coloro che negano l’evoluzione vorticosa delle cose, i folli sono i negazionisti di un futuro che è già oggi.

I MOTIVI PER CUI SONO QUI OGGI – [2]

Credo che chi fa impresa abbia la grande, enorme, giusta, doverosa responsabilità di guardare oltre il prodotto e capire non solo cosa faccia  (cioè il prodotto e/o servizio) ma perché lo stia facendo.

Noi facciamo libri. Se non mi fossi reso conto molto tempo fa che fare libri senza leggerli è come fare il cuoco senza mangiare, il bagnino senza nuotare, il calzolaio scalzo, etc. saremmo in pratica la commodity che ogni giorno i mercati internazionali ci spingerebbero ad essere, cioè produrre per essere valutati esclusivamente sul prezzo come unica voce di senso.

Fare libri è una cosa nobile, spinge avanti l’umanità perché diffondere la conoscenza consente alle persone di avere accesso alle informazioni che sono strumenti per fare le cose.

Senza informazioni non si discerne e senza discernimento non si pensa. Senza pensare non si progetta e senza progettare e pianificare non si agisce. E quindi non si fanno le cose.

LE AZIENDE NASCONO PER PROGETTARE, PIANIFICARE, PRODURRE E DELIVERARE

Se non investono non servono a niente. Le imprese sono strumenti privilegiati per fare le cose in maniera sistematica, ovvero tramite un sistema e gli imprenditori sono strumenti per servire al mercato, cioè al proprio mondo quando non proprio il mondo, ciò che serve, cioè può servire, ciò che determina benefici, ciò che produce gioia, ciò che rende felici le persone, ciò che rende migliori le persone.

Il libro in tutto questo si presenta come uno strumento di utilità e di piacere allo stesso tempo.

DOBBIAMO RIPENSARE E REINVENTARE IL SISTEMA EDUCATIVO

Tutto passa dal mondo in cui veniamo educati. A parità di condizioni possiamo vedere una cosa come una opportunità. O come un problema. Quando ho a che fare con persone che hanno un problema per ogni soluzione decido di essere drastico. Semplicemente non ci voglio avere a che fare.

Educare significa “tirare fuori” [da educere, lat.] ovvero è molto semplice: se non hai niente da tirare fuori, hai un problema. Ma è un problema risolvibile.

Basta mettere dentro qualcosa. Quella cosa è la formazione, cioè l’atto di formare. A me piace molto il termine FORGIARE, ha più a che fare con il dare forma a una sostanza.

Educhiamo i nostri bambini – ed educhiamo noi stessi per primi – ad avere una soluzione per ogni problema. E attenzione, i problemi non sono una brutta cosa. Sono opportunità per imparare qualcosa di nuovo.

SERVE VISIONE

La parola visione, ancora una volta ultra abusata, non ha a che fare con le favole da start up innovativa che cambierà il mondo – anche sì ovviamente ma sappiamo tutti che i casi di riuscita sono 1 su migliaia.

Ha a che fare con quello che SI VUOLE FARE con quello strumento chiamato IMPRESA (e l’impresa non si chiama così a caso), immaginando il futuro, portandolo qui ad oggi, progettandolo e decidendo COME andarci.

Come attualizzarlo.

Il sogno dei nostri avi una volta realizzato ci ha restituito il mondo di oggi. Noi dobbiamo immaginare di restituire a chi verrà dopo di noi il mondo di domani. E per fare ciò siamo chiamati ad agire oggi.

Oggi, cioè, in un contesto iper competitivo dove il fruitore – il cliente, non l’utente – è iper informato e il fornitore è iper commoditizzato.

SERVE GUARDARE AVANTI CON COGNIZIONE DI CAUSA

E scusate tanto ma per farlo bisogna, è necessario, occorre, è obbligatorio, è propedeutico METTERE IL NASO FUORI DALL’UFFICIO, uscire a capire il mondo.

Per calarlo nella propria realtà locale, nella propria impresa, che poi locale lo è poco perché è globale e tutto oggi sta permeando tutto di sé stesso.

La visione è ciò che vedi e che magari adesso non esiste. Ma esisterà.

La categoria degli imprenditori ha la responsabilità e il dovere di anticipare il mondo di domani a oggi. E lo deve fare con attenzione all’ambiente, rispetto per il pianeta che ci ospita, rispetto per le persone, allineamento tra le persone che guardano nella stessa direzione, cioè avanti e non chini guardandosi le punte dei piedi, formando a loro volte le persone perché persone formate e che imparano cose sono persone migliorate, upgradate necessariamente e oggi se non ti fai gli update al software rimani per forza indietro e chi non lo fa è perché ha la presunzione di sapere già quello che gli serve solo che non sa che domani potrebbe non essere sufficiente solo perché le condizioni ”ambientali” non sono più quelle di prima, stabili per decenni.

Poi (e non per minore importanza), rispetto per i nostri figli, rispetto per i nostri sogni. Che non sono altro che desideri da realizzare. Che vanno trasformati in obiettivi dandogli una pianificazione temporale.

Viaggiamo, cerchiamo di capire, espandiamo le relazioni, siamo curiosi, leggiamo, costruiamo, facciamolo col cuore e facciamolo per gli altri oltre che per noi stessi.

Leonardo Aldegheri
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ANNUNCIO DI LAVORO x4


La Società Editoriale Grafiche AZ è una “fabbrica delle fiabe”: produce libri cartonati sottili di pregio per bambini per il mercato estero e per l’Italia da quasi 50 anni.
I nostri clienti sono principalmente editori di tutto il mondo.
La ricerca è indirizzata esclusivamente a candidati realmente motivati, in grado di poter aggiungere idee e soluzioni, con conoscenza delle dinamiche editoriali e passione sfrenata per il lavoro in squadra e per la volontà/capacità di sviluppo del business.
La ricerca è rivolta a 4 distinte figure:

  • 1 – magazziniere
  • 1 – back office commerciale
  • 1 – responsabile commerciale
  • 1 – commerciale estero


Le risorse prenderanno – rispettivamente – in gestione le attività di:

  • organizzazione magazzino, gestione DDT, approvvigionamento materiali; molto apprezzata la conoscenza delle 5S e del miglioramento continuo in ottica Kaizen;
  • segreteria commerciale, customer care, invio offerte, post vendita, gestione appuntamenti commerciali;
  • sviluppo commerciale con budget assegnato, gestione ufficio commerciale, disponibile a trasferte;
  • commerciale estero con spiccata attitudine alla vendita e al raggiungimento degli obiettivi assegnati dalla direzione, disponibile a trasferte;

Sono richieste spiccate doti comunicative/relazionali e attitudine al problem solving. Per le tre figure commerciali è richiesta, in ordine di priorità, la perfetta conoscenza del francesetedesco e inglese, oltre all’italiano.
Allineamento alla filosofia aziendale e agli obiettivi di crescita pianificati è imprescindibile condizione.

Requisiti:

  • per la gestione dei magazzini: diploma o laurea non sono condizione così necessaria; le capacità organizzative in ottica di anticipazione e preparazione dei materiali lo sono molto così come l’uso dei pacchetti informatici e gestionali.
  • per l’area commerciale: laurea in lingue e/o materie umanistiche, spiccato senso di concretezza, abilità di vendita;

La frequentazione di corsi di formazione e/o specializzazione sono molto apprezzati, così come grinta, propositività e attitudine alla leadership.
Domicilio/residenza: Verona/Vicenza.
Ciascuna posizione prevede una reale opportunità di crescita all’interno dell’azienda. L’impegno è full time.
Candidati di entrambi i sessi sono pregati di inviare il proprio curriculum con foto, corredato da una motivata presentazione e autorizzando al trattamento dei dati personali qui –> graficheaz@graficheaz.it.
Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03.
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Chi sei tu per dirmi questo?

Non do opinioni, non sono un opinionista e nemmeno un formatore. Non insegno, non sono un professore e mi guardo bene da chi si mette sul pulpito senza averne le credenziali.
Perché quando qualcuno si erge.. emerge con i fatti, o niente. Se qualcuno insegna senza fatti.. qualcosa dentro, a livello di stomaco, mi urla una tale incoerenza che sto a sentire solo per capire fino a quale punto questo si sta spingendo mentendo a sé stesso.
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Chi urla il proprio sapere senza fatti o con fatti insufficienti continuando a dirti che lui è, che ha fatto questo e quest’altro, che a lui sarebbe dovuto questo e quest’altro perché, che sono gli altri a non capire, sta solo pretendendo qualcosa che non gli è dovuto.
Gli altri sono il miglior termometro per capire se stai agendo per ego o per costruire qualcosa. Se stai agendo per ego gli altri non ti cag..o. Gli altri hanno talmente tanti problemi da smazzarsi che non gliene frega niente dei tuoi e gliene frega ancora meno di te e del tuo ego, il tuo io-bambino che urla richiamo di attenzione.
Specie se capita che quel bambino sia intrappolato nel corpo di un adulto.
Se stai agendo per costruire qualcosa di buono e di utile per te e per gli altri – e magari per il mondo – gli altri poco a poco si svegliano dal loro torpore e poi mano a mano iniziano ad alzare la testa indicando e dicendo hey, fico!

Ma quando si parla di altri, di chi si sta parlando? Di te, di me, di loro, di tutti..
Noi siamo gli altri. Noi siamo il termometro costante degli altri e siamo gli altri. Quando sono io a rivolgermi al mondo, mi rivolgo agli altri.

E agli altri cosa interessa di me?
Ma di me nulla!
Di cosa ho da dire, forse, qualcosa. Da fare per loro, qualcosa di più.
Dipende solo se quel qualcosa gli serve. Fine.
Semplice no?
Ecco perché, almeno dal mio modo di vedere le cose, se non sei nessuno è meglio fare il termometro. MA.. c’è un ma. Che nessuno è nessuno.
Tutti si è qualcosa e tutti – forse – hanno qualcosa da raccontare, purché.. non sia l’ego a parlare ma quel qualcosa che ti spinge a farlo per spirito di servizio, un’attitudine atta a condividere, aiutare, dare uno spunto in più, fornire l’idea che mancava, contribuire, dare una mano, creare qualcosa di nuovo.
Bene.. chi sei tu per dirmi questo?
Sono una persona che vede le cose. Come te, come tutti gli altri.

Quello che mi sono messo in testa di fare è cercare di trarci un senso in base alla mia esperienza personale per restituirle elaborate allo scopo – possibilmente – di aggiungere qualcosa e – possibilmente bis – di dare valore all’esistente per aiutare a vedere quello che magari non si sarebbe visto se non da un punto di vista diverso.

È una domanda che mi pongo già da solo, e lo dico a scanso di equivoci, sulle mie riflessioni che non sono e non vogliono essere lezioni. Per carità.
MA (sì.. ma bis anche qui):
no, non ti rispondo: “no guarda, non sono nessuno per dirti questo”. Ti dico più amabilmente che..
Io sono io. Con la mia visione, le mie esperienze e il mio intelletto che deriva da intellìgere che significa leggere dentro, quindi interpretare e assorbire per restituire.
Io sono io come tu sei tu. Né più e né meno di quello.
Per assorbire e restituire uso i media messi a disposizione come questo blog, facilmente e gratuitamente, anziché scriverci un libro.
Anzi, sto scrivendo anche quello ma è ancora un po’ indietro e allora intanto scrivo qui.
Ormai sai che il mio lavoro è fare libri, vuoi non mi faccia il mio?? Li faccio per gli altri, verrà anche il mio turno 🙂
Seriamente, fare libri è uno dei migliori lavori del mondo, credo. E fortunatamente ho a disposizione know how, competenze, personale, macchinari e rete di conoscenze per farlo da più di quattro decenni. Sì, ho detto fortunatamente perché in Grafiche AZ bene o male mi ci sono ritrovato. Volente o nolente perché sono di seconda generazione. Ma ti dico anche, almeno in parte, per merito (leggi qui come può essere intesa in maniera molto pratica la differenza tra fortuna e merito, vedi la foto qui sotto) perché assieme alla mia squadra stiamo facendo delle belle cose e stiamo contribuendo ognuno con il proprio apporto per valorizzarlo.. e ci stiamo riuscendo! 🙂
Ho portato di recente mio figlio di nove anni a sentire il grande Livio Sgarbi di Ekis e parlava proprio di merito e fortuna. A lui devo le considerazioni che mi si sono dipanate nella mente con una chiarezza inedita rispetto a prima grazie al tour che Livio sta compiendo: The Turning Point.
E quindi anche il libro arriverà. E anche il tuo, se vuoi.
Anzi, in mente ho una collana di pubblicazioni.
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Intanto quello che voglio fare qui è riflettere e condividere le mie riflessioni.

Voglio mettere a disposizione.

In un bel libro che ho letto di recente e curato nell’edizione italiana da Ivan Nossa e co-scritto con Joe Vitale Trasforma in oro tutto ciò che tocchi, nel contributo di Melissa Dormoy trovi un’interessante definizione di successo:

Questo è vero successo. Condividere il centro di quello che siamo con gli altri. In qualsiasi modo scegliamo di manifestare quella condivisione; questo è il successo nella sua forma più elevata.

Come a dire che del successo te ne fai certamente da solo.. ma da solo condividi ben poco.
Il riconoscimento deve prima arrivare da se stessi, guai se lo attendi solamente dagli altri.
Quindi, se dovessi chiedermi chi sei tu per dirmi questo io ti rispondo:

Io sono io e ho tutta la voglia di condividere per crescere assieme.

Embè?
Nell’era informatica e dell’accesso immediato alla conoscenza e in cui è possibile accedere a più persone contemporaneamente.. ti parlo perché io sono io. E come dice il mio amico, formatore e scrittore Sebastiano Zanolli, parlo solo di ciò che ho vissuto.
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