L’EPOCA DEI DIRITTI E MAI DEI DOVERI

L’EPOCA DEI DIRITTI E MAI DEI DOVERI. Da qualche giorno girano video su Marchionne come se piovesse, io stesso ne ho pubblicato uno sulla mia pagina Facebook, scelto tra molti visti.

Vedere video nell’epoca in cui viviamo è molto istruttivo. Youtube, Facebook, LinkedIn e il web in genere sono una fonte inesauribile di elementi per il miglioramento. Se il miglioramento è ciò che ti prefiggi come scopo.

Ma attenzione, il miglioramento non è lo scopo. Lo scopo è arrivare a fare determinate cose che ci si prefigge e il miglioramento è solo lo slancio, l’attitudine, l’orientamento per arrivarci.

In pratica, il miglioramento è lo STRUMENTO.

Perché mai come oggi abbiamo – tutti – la possibilità di poter diventare delle persone che aspiriamo ad essere.

Marchionne è un manager che sta insegnando tutt’ora parecchio (anche se non c’è più) e le cui battute come “in ferie da cosa?” ci fanno sorridere. Almeno fanno sorridere me.

Una delle rare foto di Marchionne con la “cicca” in bocca

Quello che NON mi fa sorridere è la totale mancanza di voglia di mettersi in discussione.

Si è sempre fatto così – e quindi GUAI A CAMBIARE – è la frase che più di ogni altra preclude ogni forma di cambiamento. E quindi di miglioramento.

Nel giugno del 2004, FIAT – eh sì, esisteva un tempo in cui si chiamava così (del resto le cose cambiano) – perdeva 5 milioni di euro al giorno e il giorno della sua morte Marchionne è riuscito a chiudere il cerchio AZZERANDO il debito.

Ma cosa è successo nel frattempo?

I cambiamenti non avvengono overnight, come dicono gli anglosassoni.

Sono il frutto del lavoro quotidiano. Sono la risultante dell’insieme di forze rivolte in una stessa direzione condivisa dove tutti a tutti i livelli avranno l’opportunità di trarre beneficio, dentro e fuori l’organizzazione.

Ma nel frattempo si attuano strategie ben consapevoli per fronteggiare un mercato spietato, di una competitività senza pari, dove ogni confronto col passato è solo perdente. Dove le modalità del passato sono perdenti perché fuori contesto.

Quelle modalità vanno prese, valorizzate, ri-attualizzate in un ottica di management in linea con i tempi, ove le informazioni sono condivise e dove le persone parlano, si confrontano, sono aperte e si rivolgono l’un l’altra con disponibilità e attitudine alla reciprocità.

Per fare ciò, serve visione. Determinazione. Competenze. Mentalità. Studio, dedizione.

Serve uscire dalle quattro mura che ti circondano ogni giorno e andare là fuori a scoprire com’è fatto quel cavolo di mondo.

Serve aggiungere relazioni stimolanti alla propria esperienza, serve viaggiare, serve leggere, serve studiare, incontrare, conoscere. Serve essere curiosi e aperti.

E mica per inchiappettare nessuno. È per fare bene in un contesto che si muove come un vortice all’unisono con l’espandersi della natura delle cose, delle situazioni, degli eventi, delle nuove modalità d’uso.

Il mondo è da 4.8 miliardi di anni CHE SI EVOLVE!

Mica si ferma adesso. La questione è: in dieci anni, cos’hai imparato di nuovo? Se per dieci anni fai solo una cosa, sei competente per quella cosa in dieci anni. Magari molto competente. MA ne sai fare una. Se ogni anno per dieci anni ti sei dedicato a dieci cose diverse hai avuto il tempo per acquisire conoscenze, maturarle e trasformarle in competenze. Solo che alla fine dei dieci anni ne sai fare dieci di cose.

Magari non benissimo, perfette, minuziose, alacremente cesellate. Ma va bene, non è che se non sono così allora sei solo un cialtronazzo pressapochista. NO! Basta, non è così. Quelle competenze, quelle ultra specializzate, si comprano sul mercato.

Esistono diritti, esistono doveri. Soprattutto esiste fare. Fare bene, fare meglio, magari per fare la differenza.

Sono due approcci relativi alla stessa cosa: se parliamo di diritti ci precludiamo una serie di altre cose. Se parliamo di doveri, di altre.

Se invece parliamo del PIACERE di fare le cose, il diritto e il dovere magicamente scompaiono.

Io creo e mi ricreo.

WOW. Allora diventa un piacere alzare il culo e non un dovere. Allora diventa un piacere lavorare e non un diritto.

Dipende da dove desideri porre il TUO focus.

Dipende da cosa pensi e porre il focus è conseguenza.

E ciò che pensi è dettato dalle convinzioni che sono dettate dagli ambienti che frequenti e che hai frequentato, dagli insegnamenti ricevuti e sopratutto da ciò che ne hai tratto, dai comportamenti, dalle esperienze.

Fortunatamente esiste il libero arbitrio. Le persone scelgono sempre. Anche se non lo sanno. Anche se credono di non saperlo.

Leonardo Aldegheri

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LA STUPIDITÀ DELL’AUTOMOBILISTA MEDIO (E UN RI-MEDIO)

LA STUPIDITÀ DELL’AUTOMOBILISTA MEDIO (E UN RI-MEDIO). Tre chilometri per andare in ufficio in moto. Esco di casa la mattina quando la mente è fresca più che mai nella giornata e tempo 500 metri una gentile signora anziana si inserisce in corsia decisamente incurante del mio sopravvenire.

Mi limito a dire: “la precedenza”.

Ulteriori 500 metri, inserisco la freccia per svoltare a sinistra mentre l’auto davanti prosegue dritto, salvo cambiare idea all’ultimo e svoltare proprio a sinistra – peraltro con una sola mano in quanto l’altra impegnata a portare il cellulare alla bocca inviando un vocale.

Tale manovra mi ha stretto sul senso di marcia opposto perché il demente non si era accorto della mia presenza su strada.

Tempo ulteriori 500 metri alla rotonda, un’altra deficiente segue l’andamento circolare della stessa rotonda con una sola mano sul volante perché l’altra impegnata a sollevare il telefono alla bocca per inviare quest’altro, ennesimo vocale.

I vocali sono diventati il fenomeno comunicativo dell’epoca attuale e mi domando come mai i gestori di telefonia mobile ancora si ostinino a mettere a pagamento la segreteria telefonica (è un banale cross-sell ma OK).

Vuoi disattivare la segreteria telefonica? Il buon Aranzulla te lo dice qui così possiamo dare libero sfogo all’estate del vocale, per dirla alla Tommaso Paradiso.

Ti mando un vocale di dieci minuti soltanto per dirti quanto sono felice.

Le immagini raccapriccianti dell’incidente di Bologna denotano che la strada è un luogo da non prendere sotto gamba.

Non più tardi di un paio di giorni fa uscendo dalla tangenziale ed effettuando regolare sorpasso entro la linea di mezzeria, sempre con la moto, l’auto che mi precedeva – guidata da una signora – improvvisamente e senza freccia fa per effettuare una inversione a U. Dico a U, su doppia linea continua. Scampata. S’è beccata un vaffa.

Per andare in banca, faccio per parcheggiare e uno straniero noncurante del rallentare del mio mezzo insiste nell’uscire col muso dallo stop perché lui aveva fretta e di fatto sfiorare la ruota posteriore della mia moto.

Trovatolo poi in posta permanente allo sportello da prima che arrivassi e rimanente oltre che me ne andassi, l’ho ignorato.

Giuro, ogni volta che salgo sulla moto mi faccio il segno della croce. Ma mi piacerebbe trasformarmi nel giustiziere della notte.

Signore distratte, giovani neo patentati con il mito di Schumacher, uomini con il testosterone a mille che devono affermare il loro ego-machismo, corridori che prendono le strade residenziali per percorsi di rally, rincoglioniti patentati che stanno in mezzo in autostrada con la corsia libera a destra anche sotto i 130 km/h e che si offendono se gli intimi di spostarsi, guidatori di furgoni che usano gli stessi alla stessa stregua di un go-kart attaccandosi al cu.., alla coda della macchina perché loro hanno fretta come il tipo della posta, camionisti che invadono la corsia per sorpassare un altro camion e guadagnare un metro mentre stai sopraggiungendo.

Il vero problema non è il senso civico (solamente) ma la stupidità e le cose stupide, profondamente stupide, che compiono le persone. 

Magari per un metro. Magari per arrivare un minuto prima. Magari per essere partiti in ritardo. Tutti ci siamo passati. Io compreso.

Come salvarsi da tutto ciò? Ci pensano quelli di Verona Vice.

Per non risparmiare il medio all’automobilista medio.

Leonardo Aldegheri

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