ERACLITO, LAVOISIER E L’AMAZZONIA

ERACLITO, LAVOISIER E L’AMAZZONIA

Eraclito, 2500 anni fa, coniò la celeberrima frase “PANTA REI” ovvero “tutto scorre”.

Niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma” è la massima che il chimico francese Lavoisir – vittima della ghigliottina rivoluzionaria a soli 51 anni dopo aver donato pazzeschi contributi all’umanità – postulò in termini scientifici.

In sostanza, niente è immutabile, tutto cambia.

Penso all’Amazzonia che brucia: l’incenerimento di vasti spazi non significherebbe la morte o la loro scomparsa ma una trasformazione. Anche se è dura crederci, pare che la verità sia un’altra – il che conferma semplicemente la norma: la stessa cosa, vista da punti vista diversi, risulta diversa.

Tanto che in fisica quantistica l’oggetto osservato esiste solo in quanto esiste l’osservatore.

Una fonte attendibile, la Nasa, ci dice che gli incendi di quest’anno nell’intero bacino amazzonico sono in linea con quelli degli ultimi 15 anni, ed il report della Fao sullo stato della forestazione del mondo ci spiega come questa sia una pratica antica” [cit. ilsussidiaiorio.net].

In ogni caso, la fisica classica rivisitò la scoperta di Lavoisier pronunciando la formula relativa alla “legge della conservazione della massa” enunciata prima dal chimico:

  • le cose, le situazioni, (l’energia) semplicemente, assumono nuove forme.

Così, per parallelismo, quando smettiamo di esistere come esseri umani continuiamo ad esistere come energia sotto forma di anima.

I filosofi pluralisti (tra cui Parmenide) sostenevamo già la pluri-reincarnazione come “strumento” delle anime atto alla loro evoluzione.

Alla fine: la fisica e la chimica ma anche la quantistica, la religione, la filosofia.. sono tutti “aspetti” che trattano gli stessi argomenti sotto forme diverse.

E capiamo anche quanto poco, davvero poco, sappiamo ancora di tutto questo.

<<<

Se l’articolo ti è piaciuto, CONDIVIDI e aiutami a divulgare.
Facciamo crescere QUESTO BLOG.

Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

>>>

Leonardo Aldegheri
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri
www.leonardoaldegheri.com

NULLA FINISCE. CAMBIA SOLTANTO

NULLA FINISCE. CAMBIA SOLTANTO

Appena ho visto questa vetrina, ho subito voluto scattare una foto. Si tratta della vetrina di uno shop che vende sigarette elettroniche.

Cosa c’entrerà mai la citazione di Charlie Chaplin con quell’oggetto di vendita?

Beh, il Nulla si crea, nulla si distrugge di memoria dell’antica filosofia greca è in realtà una legge universale.

Niente cessa di esistere, si trasforma in un’altra forma soltanto.

In uno dei miei video preferiti di sempre – e tra i maggiori discorsi ispiratori, per me – come la sintesi tratta dalla visita di Renzo Rosso a San Patrignano – c’è un passaggio breve ed evocativo che stringe all’ennesima potenza la.. potenza imprenditoriale:

“Arrivate da una cosa, ne fate un’altra. Mi è piaciuto il denim e ho cercato di farlo in maniera diversa”.

Anche il concepire una cosa malsana come il fumo (ne so qualcosa, molto bene) può essere visto in maniera diversa.

Alla fine il mondo, è vero, non ha bisogno di essere inventato.

Ha bisogno di essere MIGLIORATO.

L’ha già inventato qualcun altro..

Noi esseri umani abbiamo l’incredibile facoltà di poter vedere le cose e immaginarle in una maniera nuova, diversa, migliorata, positiva, possibile.

La facoltà non è una capacità. Non si trasforma automaticamente in un saper fare.

Prima c’è il vedere, che è tanta roba già di per sé.

E poi, dopo l’aver visto, c’è il pensare. Non il PENARE ma il pensare.

E dopo aver pensato, c’è il FARE.

Il “cimentarsi in“.

Che cosa meravigliosa e pazzesca la nostra facoltà – che equivale a un’opportunità! – di poter fare.

Togli il poter e lascia il fare. Poter ha quasi a che fare con un dover chiedere il permesso di poter fare.

Per quello le persone agognano tanto IL POTERE. Perché così possono fare quello che vogliono senza dover più chiedere il permesso.

In realtà, è facile:

  • Vedere.
  • Pensare.
  • Fare.

La citazione del grande Charlie Chaplin è perfetta:

NULLA FINISCE. CAMBIA SOLTANTO

<<<

Se l’articolo ti è piaciuto, CONDIVIDI e aiutami a divulgare.
Facciamo crescere QUESTO BLOG.

Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

>>>

Leonardo Aldegheri
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri
www.leonardoaldegheri.com

CORREVA L’ANNO.. SENZA NOSTALGIA

CORREVA L’ANNO.. SENZA NOSTALGIA

“Correva l’anno” 1997, un annata per me mitica, foriera di grandi traguardi che sarebbero arrivati di lì a breve con uno dei miei migliori anni vissuti poi molto, molto intensamente: il 1998.

Per lungo tempo ho avuto nostalgia di come ero, qui il soggetto in basso a destra nella foto di quinta Liceo Linguistico.

Con quegli occhiali argentati della Diesel andavo in giro con una Vespa Arcobaleno 125 color panna e una mitica Y10 bianca, ereditata da mio fratello.

Non mancavano i pantaloni di pelle. Scrivevo fiumi di poesie che magari un giorno prima o poi pubblicherò.

Suonavo rock con la mia rossa batteria Tama Starclassic giapponese e mi preparavo alla maturità. Avevo 18 anni.

Era tutto da scoprire, volevo iscrivermi a filosofia, forse insegnare, sicuramente suonare e poi.. ho fatto davvero tutt’altro.

Prima a Londra a studiare Business English e a conoscere persone straordinarie, poi all’Università studiando le RP professionali allo IULM, poi riproiettato alla realtà in Legapress in reparto a far scatole e a incassare libri con un passaggio in mezzo a vendere strumenti musicali in un noto shop di Verona come commesso.

Chissà come sarebbe stato fare l’animatore turistico (ho fatto diverse application per quello!) invece che imparare la vendita, gli aspetti commerciali, quelli produttivi e anche tecnici per padroneggiare il mio lavoro. Anni e anni di gavetta che tuttora vive.

Nel frattempo sono diventato padre.

Poi ho perso il padre.

Poi sono diventato padre ancora.

Nel frattempo ho perso tante cose.

Poi ho risalito la china riguadagnandone altre.

Poi, poi, poi. Un giorno dopo l’altro.

Riconnetto i puntini, per dirla alla Jobs.
Vedo i vecchi amici del cuore come il buon Scipio Lucio Scipione.

Vedo Roberta, vedo Silvia Benny e Silvia Vantini.
Vedo le mie compagne che nel frattempo hanno fatto carriera e sono diventate mamme.

Vedo un sacco di sogni.. che all’epoca manco avevo! M’interessava suonare e vivere, vivere e vivere al meglio, al massimo, sempre.

Oggi sogno le imprese, faccio libri, scrivo manoscritti e racconto cose.

Sicuramente TANTO meno spaccone di un tempo.
Ma SOGNO davvero molto di più.

Formarmi mi ha no aperto, spalancato gli occhi. Viaggiare mi ha allargato la mente.

Coltivare relazioni e leggere un’infinità di libri mi ha trasmesso il pensiero intimo dei loro autori.

E ho, forse, compreso una cosa (conto 5 punti in verità):

1. Il sogno è ogni giorno. La realizzazione è il giorno dopo o dopo qualche giorno. In pratica, devi sapere cosa VUOI fare per farla.

2. Se non sogni, navighi senza bussola e solo a vista in mezzo al mare.

3. Magari va a cxxo e impari anche a orientarti con le stelle, cosa che gli Antichi da cui proveniamo sapevano fare molto bene.

4. Boh, non sono nessuno per dire che cosa bisogna fare.. sicuramente se hai in mente cosa vuoi realizzare è meglio che non aver nulla da inventare ma magari va bene anche non aver nulla, punto e stop.

5. La chiave della felicità (da quel che ho capito) è rendersi conto che non la devi raggiungere, ce l’hai già sotto gli occhi. La devi solo vedere.

Buona musica. Buoni libri. Buona vita.
Amare e fare del proprio meglio. Dal punto A) al punto B).

Sono sostenitore del libero essere.

<<<

Se l’articolo ti è piaciuto, CONDIVIDI e aiutami a divulgare.
Facciamo crescere QUESTO BLOG.

Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

>>>

Leonardo Aldegheri
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri
www.leonardoaldegheri.com

COME COMBATTERE L’IGNORANZA E VIVERE FELICI

COME COMBATTERE L’IGNORANZA E VIVERE FELICI

Il fatto che attraverso i canali social molte persone diano aria alla bocca quando potrebbero – e farebbero meglio a – stare zitti è, di fatto, inevitabile.

È la democratizzazione della rete. Una volta c’era la censura, oggi c’è la libertà di opinione.

Due elementi che all’opposto uno dall’altro aprono mondi.

Come regolarizzare i mondi nel continuum?

Grazie a un unico, solo, preziosissimo asset: l’intelligenza.

Oggi tanto si sente parlare di analfabetismo funzionale, termine introdotto in Italia da Frank Merenda nel 2015, uno dei massimi esperti di marketing e vendita che ci siano.

Qui si tratta di incapienza intellettuale. È quella che in veneto si chiama “no rivarghe“.

Oggi, non è possibile rimanere ignoranti o meglio, è possibile ma se lo si rimane è perché lo si vuole, non perché non sia possibile imparare.

Abbiamo una tale ricchezza a disposizione, peraltro anche gratuita, che non informarsi, non documentarsi, non dotarsi degli strumenti utili a discernere non solo è un delitto ma è una scelta vera e propria.

Inconsapevole o no, scegliere l’ignoranza è una decisione.

Grazie a Facebook, LinkedIn, Twitter, Instagram, etc. tutti – tutti – siamo editori.

Tutti hanno la loro linea editoriale, il loro filone, il loro pubblico più o meno targettizzato e pubblicano. Poi ci sono gli editori guardoni ma questa è un’altra storia.

Non se ne rendono conto ma è quello che fanno.

Come per gli editori, la scelta dei contenuti è fondamentale e oggi più che mai chi ha da dire qualcosa lo può fare alla stessa stregua di chi non ha da dire niente ma lo dice lo stesso.

Il problema è sempre quello:

il discernimento ovvero la capacità di usare l’intelligenza che il buon Dio ci ha donato al fine di trasmettere ad altri l’elaborato del proprio vissuto per farne trarre beneficio.

C’è il chitarrista divino che fa ciò attraverso il suo gusto e orecchio musicale unitamente alla manualità e all’uso delle dita, così fa il chirurgo, così fa lo scrittore, il filosofo, in teoria il politico a beneficio del popolo.

Ma cos’è l’intelligenza?

È quello che fai con quello che sai. Ma anche quello che fai con quello NON sai.

(O quello che ti permetti di fare pur non sapendo neanche di non sapere).

Poi c’è l’ignorante che non capisce una beneamata. E parla.

Poi c’è l’altro ignorante che commenta e via dicendo in un loop di alimentazione della favella quando essa dovrebbe lasciare spazio al silenzio cosmico. Anche quello che fai con quello non sai.

Ma apprendo una cosa: se la natura prevede l’ignoranza è anche perché essa serve.

L’ignoranza si oppone alla sapienza, al discernimento e fa riflettere come sta facendo riflettere me ora.

Io sbaglio a giudicare l’ignorante perché è l’ignorante che giudica.

L’ignorante:

  • critica
  • colpevolizza
  • oltre a giudicare.
  • E quando può, condanna.

O mio Dio, ecco dove sta il mio sbaglio: sto dando importanza all’opinione dell’ignorante, giudicando a mia volta e trasformandomi in ignorante (quando non lo fossi già) a mia volta.

Orrore.

È così che qualche notte fa un ragionamento mi è arrivato fresco e cristallino. Non è mio, io l’ho solamente colto, nel mio filosofeggiare notturno:

“Tu non sei i tuoi pensieri.
Tu non sei nemmeno la tua mente.

Tu sei tu.

La mente è il software. I pensieri sono i programmi.
Fai conto che la mente sia il sistema operativo con sopra le applicazioni, i pensieri.

Ma tu non sei il computer.

Tu sei anche il computer. Sei l’anima nel computer e il tuo spirito è te e in te, intriso di te che intride te.

Le applicazioni possono risolverti la vita o anche incasinarla come le volte in cui vai in blocco.

Ma Tu sei Tu.
Sei oltre il computer.

Tu sei l’elettricità che lo alimenta.

L’elettricità è a prescindere dal computer e dalle applicazioni”.

Si dice che l’ignorante viva felice. È che la felicità cui ognuno di noi aspira non è questione di ignoranza, è semmai più una questione di apprezzamento dell’attimo, di quello che Igor Sibaldi definisce combing.

QUINDI?

L’ignoranza non va affatto combattuta. Se la si combatte non si fa altro che alimentarla con la propria, dandole attenzione, quindi importanza e quindi energia.

L’ignoranza.. va ignorata.

<<<

Se l’articolo ti è piaciuto, CONDIVIDI e aiutami a divulgare.
Facciamo crescere QUESTO BLOG.

Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

>>>

Leonardo Aldegheri
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri
www.leonardoaldegheri.com

L’ULTIMA NOTTE DI GIORDANO BRUNO – DIALOGO CON SAGREDO

L’ultima notte di Giordano Bruno

da “La futura scienza” – Giordano Bruno di Giuliana Conforto.
Un dialogo che sembra di questi giorni ed è avvenuto esattamente 419 anni fa.

Febbraio 1600, nell’angusto, buio e lungo corridoio delle carceri di Castel Sant’Angelo, si odono passi che segnano l’avvicinarsi di ospiti ai condannati prossimi all’esecuzione.

Con un forte rumore di chiavi si apre la pesante porta della cella ove è rinchiuso il condannato al rogo: Giordano Bruno.

È lì, steso su un rude pagliericcio, mentre i suoi occhi lucidi, fermi e sereni si illuminano di gioia e di tenerezza alla vista dell’ospite.

“Sagredo, mio giovane amico!” esclama il grande filosofo. I due si abbracciano; il guardiano esce in silenzio, richiudendo dietro di sé la porta della nuda e umida cella. “Corri gravi rischi, figliolo. L’inquisizione non ha simpatia per chi ha simpatia per gli eretici”.

Maestro, non potevo non salutarvi“. Il giovane nasconde a stento l’emozione di trovarsi di fronte al grande saggio, ormai prossimo all’esecuzione della feroce sentenza.

“Sei un uomo ormai e il tuo coraggio comunque ti premierà”.

Ho chiesto un permesso speciale al cardinale Bellarmino. Si è dimostrato disponibile. Forse qualcosa sta cambiando“.

Sì, sta cambiando” conferma Bruno “anche grazie alla mia morte: la storia di questo mondo è segnata più dalla morte che dalla Vita. La morte suscita paura, inquietudine, domande, tanto più se è illustre. Ciò mi rende sereno, amico mio, so di compiere il mio destino”.

“L’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.
Lo ha previsto da tempo immemorabile la Vita”.

Come le religioni che fanno morire 
Sulle terre di un mondo che uno solo 
Figlio di un universo che è senza limite 
…non dimenticarlo mai, non c’è limite 
[Le Vibrazioni – Non dimenticarmi mai – 2003]

Maestro, ma non temete il fuoco che brucerà le vostre carni?”

“Sì, Sagredo, ho paura; il mio corpo ha paura” riflette il condannato “ma io so che non morirò. Quando il mio corpo fisico morirà, io sarò lì; vedrò cadere il mio corpo, vedrò i volti trionfanti, attoniti e sgomenti dei miei persecutori”.

Malgrado le parole del maestro, il volto del giovane è triste e sconsolato: “Se io non vi avessi avvertito dell’arresto di vostra figlia e della vostra amata, voi non sareste tornato a Venezia” afferma, quasi per rimproverarsi.

“Sarei tornato comunque, prima o poi. Sì, la loro morte fu un segnale per me” continua Bruno con lo sguardo rivolto verso l’infinito.

“Quanto teneramente e voluttuosamente ho amato quella donna.

L’amore, Sagredo, è la forza più grande della Natura… è Vita, fusione dei corpi degli amanti.

Avvicinarmi a lei era sentire l’infinita dolcezza di Casa, del vero mondo, la dolce tenerezza che solo una donna intelligente e profonda sa dare e ricevere. Quanta illusione, quanta ignoranza.

L’uomo non è cattivo, Sagredo, è solo infelice… è la sua piccola mente la causa della sua infelicità. Sì, sapevo che erano state prese e anche della loro condanna. La tua è stata solo una triste conferma.

Quando il mio corpo brucerà, io sarò libero Sagredo, libero di ricongiungermi a loro, abbracciarle. Non ti crucciare, amico mio. Questo era il nostro destino, comune a tutti coloro che cercano la verità, bandita da un mondo che si regge sulla menzogna.

Verrà un giorno, Sagredo, che l’uomo si risveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo. L’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.

Si volta e guarda il suo allievo quasi raggiante: “Lo ha previsto da tempo immemorabile la Vita”.

Maestro, ma perché questo destino crudele? Chi può aver voluto tutto questo?

“Io stesso, Sagredo, ben prima di nascere in questa dimensione. La morte ignea del corpo fisico è una purificazione profonda, è il battesimo del fuoco.

In tanti abbiamo scelto questa morte, non solo come esempio ad un’umanità ottusa, meschina e crudele, ma anche per adempiere il compito che la Vita ci ha assegnato e che abbiamo accettato di buon grado, per Amore.

In fondo, anche se in modo inconsapevole, la Chiesa sta compiendo la nostra volontà”.

Ma allora… il cardinale Bellarmino esegue la nostra volontà?

Roberto Francesco Romolo Bellarmino (Montepulciano, 4 ottobre 1542 – Roma, 17 settembre 1621) è stato un teologo, scrittore e cardinale italiano, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e proclamato dottore della Chiesa (si tratta della stessa figura ecclesiastica che contribuì invece ad “aiutare” successivamente Galileo Galilei esprimendo una posizione “aperta” nei confronti dello scienziato).

Bellarmino ora esegue la volontà della Chiesa, volta a conservare il potere; esegue però anche la Volontà vera, quella di una morte illustre che lasci traccia nella storia.

Anche gli uomini di chiesa sono parte dell’Uno:

la mia morte servirà per mostrare il vero potere, quello occulto, che si muove dietro tutte le chiese e tutti i poteri del mondo. In questo mondo illusorio, ove menzogna, bontà ipocrita e paura dominano, una morte illustre è più efficace di un’intera vita.

Le umane genti la ricordano. L’uomo che infligge morte è colui che più la teme; è un paradosso, ma chi procura la morte, cerca disperatamente di comprenderla, di penetrare la mente di Dio.”

Bellarmino quindi… anche lui, è alla ricerca di Dio?

“Certo, anche Bellarmino è un fratello”.

“Maestro, ma perché tutto questo, perché tutta questa sofferenza, queste atrocità, ingiustizie, dolori: fratelli che uccidono loro fratelli!”

Come può Bellarmino firmare ad animo leggero la sentenza della vostra morte?

“Non lo ha fatto ad animo leggero, Sagredo. È stata per lui una decisione sofferta e penosa, ma non poteva fare altrimenti; avrebbe dovuto rinunciare all’abito che porta e ai credi che predica.

Egli non ha coscienza, non sente l’Unità dell’infinito universo, non sa che la sua azione di oggi avrà per lui una reazione, in altra sua vita futura; questo vale anche per me e tutti coloro che hanno cercato invano di risvegliare l’umanità dall’inganno.

La terra è una dura scuola: ogni opera lascia una traccia, perché la giustizia vera esiste, figliuolo, anche se in questo mondo non appare”.

La giustizia vera vuole la vostra morte?” Sagredo è tanto incredulo quanto ammirato della saggezza del suo maestro.

“Forse con maggior timore pronunciate contro di me la sentenza, di quanto ne provi io nel riceverla”.

“La vogliamo noi stessi, Sagredo, non i nostri corpi transeunti, ma i veri Esseri immortali che siamo. Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi.

L’Essere non teme la morte, perché sa bene che non esiste.

Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare.

Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.

Siamo figli dell’unico vero sole che illumina i mondi. Il dolore e la sofferenza non c’erano all’inizio della storia, ai tempi dell’antico Egitto che conservava ancora memoria delle gloriose ed immortali origini.

Un giorno non lontano, una nuova era giungerà finalmente sulla Terra. La morte non esiste. La miseria, il dolore e le sue tante tragedie, sono il frutto della paura e dell’ignoranza di ciò che è la vera realtà”.

Ma quanto tempo ancora sarà necessario?

“Il tempo anche dipende da noi, Sagredo.

Il tempo è l’intervallo tra il concepimento di un’idea e la sua manifestazione.

L’umanità ha concepito il germe dell’utopia e la gestazione procede verso il suo compimento inevitabile: il secolo passato è una tappa importante, che precede la nascita.

Gli Esseri divini vegliano sulla gestazione della terra e alcuni nascono qui per aiutare gli umani a comprendere che la trasformazione dipende anche dal loro risveglio”.

Anche voi, maestro, siete sceso qui per questo scopo?

“Anch’io Sagredo, ma non sono il solo. C’è un folto gruppo di Esseri che sono scesi più volte nel corso della storia e si riconoscono nel grande Ermete, Socrate, Pitagora, Platone, Empedocle.

Incolpare VS rendersi respons-abili. È la chiave che apre la porta dell’abbattimento di ogni limite (mentale).

In questo secolo, Leonardo, Michelangelo, Shakespeare, Campanella, nomi noti, ma anche gente umile, semplici guaritrici, molte delle quali finite sul rogo”.

Giordano è commosso al ricordo dei tanti che l’hanno preceduto sulla via del patibolo.

Sagredo è profondamente colpito; è divenuto partecipe di una verità finora a lui sconosciuta.

Giordano continua: “È il battesimo del fuoco che serve a trasmutare il corpo fisico e a manifestare i veri Esseri. La loro rivelazione ormai è inevitabile.

Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di aver vinto”.

Rumori di fondo fanno intendere che la visita deve volgere al termine.

Il respiro di Sagredo si fa affannoso: “Maestro, come posso ritrovarvi?

“Guarda dentro di te, Sagredo, ascolta la tua voce interiore e ricorda che l’unico vero maestro è l’Essere che sussurra al tuo interno.

Ascoltala: la verità ed è dentro di te. Sei divino, non lo dimenticare mai.”

La porta della cella si apre e compare il guardiano; è il volto di un uomo apparentemente duro, ma che ha anche timore reverenziale di quell’uomo di cui si trova ad essere il carceriere.

Non pronuncia alcuna parola ed attende con rispetto che il visitatore si allontani.

Giordano e Sagredo si alzano e si salutano, entrambi commossi. “Non ci stiamo separando Sagredo, la separazione non esiste.

Siamo tutti Uno, in eterno contatto con l’Anima Unica”.

Prologo de “la futura scienza di Giordano Bruno” di Giuliana Conforto

Documento notarile che “fotografa” l’avvenuta esecuzione del filosofo Giordano Bruno.

“Ostinatissimo eretico”.

È la solita storia.

chi persegue la propria idea all’insegna del “rock” (non necessariamente imbracciando la chitarra ma in direzione di tutto quanto sia realmente autentico intuendo e anticipando pensieri e concetti non raggiungibili dalla gente comune) dettata dalla visione di ciò che altri non vedono, inizia l’invocazione al rogo.

Chi ama serenamente e sinceramente la verità e propone l’evoluzione è sempre contrastato dall’oscurantismo, dalla tirannia di chi persegue la paura come strumento di controllo, dalla rigidità, dalla chiusura, dall’intransigenza.. mascherate da raziocinio.

Chi lo fa, sa bene a cosa va incontro.

Anche se spera sempre in cuor suo in una presa più morbida rispetto alla posizione inamovibile del sostenitore del principio (ex) esistente, immobilista per natura.

Più l’altra parte si irrigidisce, più il conflitto sarà acceso. Più l’altra parte si ammorbidisce, più il conflitto si dissolverà pressoché da solo.

Quel presunto raziocinio è solo la faccia apparente che nasconde tutte le retrograde convinzioni che non sono altro che il mezzo ove lo hanno portato, oggi, a trovarsi ove si trova e ad essere rivelato come si rivela un libro aperto salvo comportarsi come un gatto ferito che soffia e graffia.

Anche se ci vorranno secoli, la verità e la giustizia verranno a galla.

Per vincere sulla cecità, sulla mediocrità, sulla chiusura, si perseguono la sana intenzione, il pensiero, la saggia pianificazione, le azioni buone e atte al servizio di tutti, nel segno della prosperità, della generazione di beneficio per tutti e non ad appannaggio SOLO di alcuni – chissà perché – intoccabili.

«Io nacqui a debellar tre mali estremi:
tirannidesofismiipocrisia; […] /
Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, / ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno,
tutti a que’ tre gran mali sottostanno,
/ che nel cieco amor proprio, figlio degno
/ d’ignoranza, radice e fomento hanno.»
(da Delle radici de’ gran mali del mondo – Tommaso Campanella)

Leonardo Aldegheri
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri
www.leonardoaldegheri.com