L’INCANTO DI ALCUNI POSTI DONA LA PACE PER L’ANIMA

L’INCANTO DI ALCUNI POSTI DONA LA PACE PER L’ANIMA

Ci sono posti veramente incantati.

Leggevo ieri nel feed un post su Facebook del mio amico Enrico Vigo:

“È tutto, ma proprio tutto, un momento.

Rimanere nel momento in serenità, è il segreto della felicità”.

Certo, guardarsi attorno e vedere squallore non dona chissà che cosa, magari se si è bravi si riesce a scorgere un fiore spuntare dall’asfalto. Che vuol dire già moltissimo.

Villa Cariola

Tutto sommato, nel caso attorno qualcosa che ci circonda non ci piace, possiamo fare tre cose:

  • A) farcelo piacere
  • B) far sì di cambiarlo
  • C) cambiare noi, spostandoci

A e B sono molto, molto difficili da praticare. È fattibile certo ma occorre un certo dispendio di energie e tempo, tanto tempo.

C, invece, attiva quello che IGOR SIBALDI chiama “l’attrattore strano”.

Si inizia a focalizzarsi sul notare il bello, il piacevole, ciò che immediatamente ci segnala la sensazione di “gioia per l’anima”.

La piscina di Villa Cariola – un vero paradiso alle pendici del Baldo in provincia di Verona.

E poiché come un vecchio detto recita “se non ti piace dove sei, ricordati che non sei un albero“, occorrerebbe ricordarsi che quando qualcosa attorno non ci piace, possiamo sempre spostarci dove attorno c’è qualcosa che ci fa stare bene. Davvero molto bene.

Il top? Assieme a persone straordinarie.

Come sapere se le persone che abbiamo attorno sono quelle giuste per noi? È molto semplice: notare come ci sentiamo con loro. Se ci fanno stare bene e noi facciamo stare bene loro non nel bisogno e non nell’attaccamento, sono le persone giuste.

Se in qualche modo ci sentiamo drenati, scappare a gambe levate. Sono quelle che succhiano energia, che ci limitano per le loro paure, in qualche modo trovano sempre il modo di creare problemi anziché risolverli e soprattutto ti fanno sentire male.

In pratica sono quelle che anziché aggiungere valore alla nostra vita, ce lo tolgono, figuriamoci quando non sminuiscono deliberatamente.

Nessun senso di colpa nel cercare il bello e il piacere di stare bene con le persone giuste per noi.

Ciò è valido nelle relazioni esattamente quanto nelle organizzazioni complesse chiamate aziende. I validi collaboratori – tra colleghi e imprenditori stessi – sono coloro che portano soluzioni e creano opportunità ben lontani dalla mentalità di generare problemi e non permettono l’evoluzione delle cose a causa delle loro paure.

Quindi, l’ideale è fare una cosa molto concreta: generare benessere per gli altri e far sì di migliorare gli aspetti dell’ambiente attorno a noi attingendo dal bello che può stagliarsi semplicemente muovendoci e notandolo.

In pratica: se vedi che qualcosa è brutto, è abbandonato, è trascurato ingegnati per trovare il modo di rendere quella cosa migliore.

Falla risplendere, anche con poco. Ridalle dignità, donale valore tramite il tuo apporto. In una parola, valorizzala.

Panoramica di un luogo incantato.

Ecco, quando le persone capiranno che non dovranno sminuire ma semplicemente valorizzano le altre persone e le loro qualità, si attiverà un circolo virtuoso in azioni che sciolgono letteralmente lo squallore attorno manifestando lo slancio, i risultati, il benessere condiviso tra tutti gli attori coinvolti.

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

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Leonardo Aldegheri
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CACCIA ALL’ORSO IN AZIENDA

CACCIA ALL’ORSO IN AZIENDA

In un’azienda statunitense viene organizzata una battuta di caccia all’orso nei boschi del Nord.

Si formano tre squadre: amministrativi, tecnici e commerciali.

Per primi si inoltrano nella foresta gli amministrativi, i quali dopo avere compilato montagne di documenti e controllato e ricontrollato che tutte le scartoffie necessarie per la caccia fossero in regola, aver mandato fax di avviso inizio e fine battuta, rientrano in poco tempo con un orso di discrete dimensioni.

I tecnici non vogliono essere da meno, e cominciano lo studio di fattibilità del progetto di caccia, l’analisi e la stima dei tempi di realizzazione, lo sviluppo della metodologia più appropriata, la stesura della documentazione e il piano di test.

Si addentrano quindi nel bosco e dopo un tempo doppio rispetto a quello stimato, escono stanchissimi e incavolati, ma con un orso di grandi dimensioni.

I commerciali pensano: e noi chi siamo? Si abbigliano in giacca, cravatta e doppiopetto,una valigetta elegante appresso e un sorriso a 32 denti stampato fisso sul volto, poi si incamminano fra gli alberi.

Dopo poco tempo, ne escono correndo a perdifiato, inseguiti da un’orso enorme, di proporzioni esagerate, ringhiante ed affamato.

Senza fermarsi, uno dei commerciali urla ai colleghi delle altre squadre : “Noi l’orso lo abbiamo trovato, ma adesso sono c..i vostri!!!”

Grazie alla persona che mi ha mandato questo storia 🙂

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ESSERE RISORSA E DARE VALORE

ESSERE RISORSA E DARE VALORE

È il messaggio di Ekis.

Quale stupendo progetto per una società di formazione che si fa casa editrice per portare la cultura dello sviluppo personale anche su carta! Nero su bianco.

Con un lavoro dietro davvero importante.

È la progettualità a fare la differenza.

Il sapere COSA fare e perseguirlo. I COME arrivano.

Creare una casa editrice non è proprio facile. Lavoro con editori di tutto il mondo in maniera intensiva tutti i giorni e ho iniziato a muovere i primi passi in reparto, in legatoria, quando ero solo quindicenne.

Fare libri è un gran lavoro dove impegno, preparazione, costanza ed essere sempre sul pezzo sono elementi imprescindibili.

Essere editori oggi è una vera e propria responsabilità:

  • siamo in una economia di scopo, non più di scala.

E quello che si propone deve avere uno scopo ben preciso, altrimenti il cliente passa allo scopo successivo senza tanti complimenti.

È per questo motivo che la qualità, l’immaginazione, la visione, la mission devono essere sempre alte e devono dare tanto valore.

La responsabilità sociale dell’imprenditore di cui mi faccio portatore con intensità è ESSERE GENEROSO. Darsi senza risparmiarsi.

È sicuramente un modo diverso di intendere l’impresa e il fare impresa.

Questo è ciò che vedo in questo magnifico video di presentazione della casa editrice Ekis Edizioni.

Se TUTTE le persone di questo pianeta si sapessero dare e si concentrassero per essere risorsa, generando valore e trasformandosi in opportunità – generosamente e senza risparmio – per se stesse e per gli altri, beh, questo mondo sarebbe il paradiso che è già ma con più consapevolezza.

E c’è un modo davvero molto semplice per accrescere la propria consapevolezza: LEGGERE.

Leggere è uno strumento potentissimo.

Leggere apre mondi.

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DOBBIAMO GUARDARCI DAL CONFINARCI

DOBBIAMO GUARDARCI DAL CONFINARCI

“Dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia”.

– Sergio Mattarella

Per me questa è una frase bellissima che ci sta dicendo – e lo dice “a tutti”, non solo agli imprenditori di Confindustria – di ricominciare a sognare, anche da adulti.

Perché sognare consente di immaginare, di accedere a quello spazio oltre la mente razionale che fa vedere nuovi mondi.

La mente logica razionalizza ed è utile (o utilitaristica, nell’ottica dell’efficienza), ovviamente.

La parte creativa di noi, quella che ci fa oltrepassare la soglia dei nostri miglioramenti e ci consente di progredire – e quindi di evolvere – invece, ci fa creare.

E non è vero che è “solo” Dio che crea. È come se noi fossimo il suo braccio fisico, esecutivo.

E ogni volta che immaginiamo qualcosa, lo stiamo facendo accedendo alla sua parte creativa, quella che con la nostra dimensione materiale, manifestiamo.

O manifestiamo insieme. Sì, proprio assieme a lui.

Perché, se pensiamo o ancora peggio siamo convinti di non dover o non poter sognare qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, qualcosa di immaginifico – una meravigliosa commistione tra immagine e magnificenzasaremo gli unici responsabili per confinarci da soli ai limiti di un mondo involuto, regresso, fermo, stagnante e che mira solo al mantenimento dello status quo.

Per paura di sbagliare, o ancor peggio, per il terrore di venire giudicati.

Per questo, e per tanti altri motivi, sono sostenitore del libero essere.

(dal video di Confindustria – Assemblea Pubblica 2019)

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COSA SIGNIFICA BUSINESS?

COSA SIGNIFICA BUSINESS?

Lo so, lo so che spesso metto foto di pagine di libri ma sentite che passo.

Cos’è il business? Non è mica una cosa da soli uomini d’affari.

Business letteralmente significa to be busy o being busy 👉 essere occupati.

Cioè occuparsi.

Cioè trovare il modo di trovare occupazione.

Quella che i media mettono in opposto alla disoccupazione, che è un temine bruttissimo perché significa che le persone non sono occupate cioè non si stanno occupando di o per qualcosa.

O non si stanno occupando di trovare qualcosa che le occupi.

O persino, non si stanno preoccupando di occuparsi.

Cioè trovare il modo di occupare i propri spazi, i propri movimenti, i propri pensieri.

IL POTERE – COME USARLO CON INTELLIGENZA

Solo in un’accezione moderna e limitante, business significa impresa / imprenditore / venditore / figurante, etc.

In realtà, il senso profondo, è la meravigliosa attitudine umana e propria al solo essere umano di darsi da fare per fare qualcosa o per combinare qualcosa – che significa, sottovoce:

(abbinare insieme – cioè scegliere gli elementi e in armonia tra di loro e farli fruttare).

Che poi eventualmente nel mondo – cioè nel nel mercato (che evidentemente è sempre qualcosa di molto astratto che però si ripercuote su qualcosa di concreto come, ad es., il tuo portafoglio, ma anche il mio) – qualche altro essere umano apprezza e vuole per sé ovvero sia, comprare.

Eh. È così facile alla fine. O all’inizio..

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SANDRO VERONESI E L’ESEMPIO IMPRENDITORIALE

Sandro Veronesi e l’esempio imprenditoriale.

L’ho conosciuto la prima volta a un evento dove lui affiancatosi al buffet, mi ha chiesto “e tu di cosa ti occupi?”

Un giorno l’ho persino “rincorso” incrociandolo in aeroporto, ho girato la macchina solo per andare a dargli la mano e dirgli che lui è uno dei miei idoli.

E poi, finalmente, una sera a cena, seduto di fianco a lui, l’ho letteralmente tempestato di domande scrivendo oltre 20 pagine di appunti.

Per me, questi sono esempi imprenditoriali.

“Sono convinto che l’imprenditore non debba avere l’obiettivo di essere perfetto e di capire tutto, ma piuttosto quello di capire qualcosa in più dei propri concorrenti.

È lì il cuore dell’essere imprenditori.

Preparazione, perseveranza e un dolce equilibrio tra l’essere contenti di quello che si fa, di quello che si è fatto ieri, e il voler fare di più domani.

Creando qualcosa di meglio di ciò che abbiamo e che magari ancora non c’è”.

Cit. Sandro Veronesi

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L’IMPRESA È UNO STRUMENTO PER CREARE

L’impresa è uno strumento per creare.

Quando si parte dal presupposto di prendere, non c’è niente da fare: il focus è lì, sul prendere.

Quando si parte dal presupposto di creare, allora da fare qualcosa inizia ad esserci.

L’impresa è uno strumento per creare.

Sì, prodotti, servizi, beni, beni per la casa, la casa.. avere l’acqua calda, avere una cucina, del cibo, le cure necessarie, le cure mediche, dei libri sulla mensola.

Insomma, è la nostra vita.
Quella dell’uomo di oggi.

A mio modo di vedere, se non fosse stato per lo sviluppo delle imprese (con tutti i pro e i contro del mondo imprenditoriale) non avremmo assistito alla diffusione del benessere cui oggi assistiamo.

Non mi si dica “sta la crisi”, “si stava meglio quando si stava peggio”, etc.

Sappiamo, eddai, guardiamo avanti.

Almeno, il benessere è un po’ più diffuso che nei secoli passati.
It’s a matter of facts.

Sono le imprese a creare le cose.

Quando le cose ci sono già per tutti (o quasi, diciamo) lo step successivo è trovare il modo di creare ulteriore valore.

Voglio dire, quando l’uomo viveva allo stato brado, non esisteva l’impresa come la conosciamo oggi.

Esisteva un mondo prevalentemente artigiano e contadino da un lato, proprietario e latifondista dall’altro.

Non esisteva l’economia e il benessere di oggi, con tutti i se e i ma del caso, naturalmente.

Per benessere intendo potersi permettere una pizza, mica l’elicottero o lo yacht. Cose molto terra terra.

Oggi in alcuni casi ho l’impressione la società sia in decadimento (causa una dispersione di valori data da un certo “disorientamento”), in altri casi noto un grande risveglio.

È un momento di opportunità. Almeno questa oggi è data, un tempo no. Si stava zitti e si moriva di stenti piuttosto presto, quando non ammazzati in quanto il rispetto per la vita e per l’essere umano era ben altra cosa.

Gli imprenditori “svegli” oggi hanno l’obiettivo di generare quell’ulteriore valore per rendere l’ambiente meno un grande cestino della spazzatura, per rendere servizi sanitari migliori e più attenti alla natura e alla psicologia dell’uomo, per produrre cibo più sano, etc.

Ci sono movimenti in atto di grande preparazione a tutto ciò per lasciare alla generazione successiva un mondo possibilmente migliorato.

Fuori e dentro le imprese.

Questione di visione. Questione di focus.

Ovvero, questione di quello che vedi che ancora non esiste ma esisterà perché lo vuoi creare.

E questione di metterci tutta la propulsione che serve per materializzare quell’idea, quella visione, di fatto, in un fatto esistente, materiale, concreto.

Dove si pone l’energia, lì va l’attenzione (so che la frase è il contrario ma vale anche così, sorry).

Grazie ad Alessio Vittorio Saracino – collega delegate del G20 e imprenditore – per la stupenda e ispirante intervista: i giovani imprenditori italiani sono degli eroi.

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TUTTO PER TUTTO!

Tutto per tutto. Una storia di leadership.

Il vero significato della frase, qual è? Metto in gioco, a disposizione TUTTO: affetti, relazioni, casa, me stesso per ottenere tutto.

Anche se è palese che questo “tutto” è inevitabilmente più un TUTTI.

Perché questo è. Tutto, per tutti.

Una persona si prende carico di responsabilità, iniziativa, coraggio e per cosa?

Per doversi scusare e chiedere perdono per fare una cosa che serve anche e soprattutto agli altri.

Serve AGLI altri e SERVE gli altri.

È questa la storia che mi ha affascinato di Enzo Muscia.

La si impara nel film Rai interpretato da Beppe Fiorello. La si legge nel suo libro.

Un imprenditore appassionato che ha il sogno di firmare una nuova lettera di assunzione, che fa risorgere un’azienda, che crede che il buon leader crei nuovi leader e anzi non tema di vedere intaccata la propria leadership.

Il contrario è come temere di innaffiare una piantina perché altrimenti rischia di diventare alta. Non è forse folle?

Il vero leader cerca e vuole competenze, persone più brave di lui a fare quella data cosa.

I veri leader non temono di venire soppiantati, li creano.

Li generano, mettono le persone nelle condizioni di prosperare. È così che l’azienda cresce.

Ispirazione totale.

Così, appena ho saputo che Enzo Muscia sarebbe stato a Verona ospite di BPM, mi sono proiettato alla velocità della luce a trarre ispirazione come non ci fosse un domani.

E così è stato. Non esiste “ci devo pensare”.

Quando sappiamo cosa vogliamo, agiamo.

Ho preso talmente tanti appunti – seduto in primissima fila – da venire persino scambiato per un giornalista.

Ma prima ero stato scambiato proprio per lui!

La scena è stata davvero curiosa e bizzarra, uscendo dal bagno prima dell’evento:

“ma.. è lei? Può farmi un autografo?” 
“Sì, io sono io! Ma l’autografo magari glielo fa Enzo Muscia di persona..”

Ipotesi sulla frequentazione dello stesso barbiere..?

Il signore si è scusato ma non vi era alcun motivo di scusarsi: a me ha fatto solo un grande piacere.

Mi sono sentito coinvolto nell’ambito di un’occasione fantastica dove una banca iper nota del territorio ha avuto un’iniziativa davvero buona per la città e suoi cittadini.

ISPIRAZIONE. Assolutamente sì.

La magia di lasciarsi ispirare. Ripensare. Migliorare. Valorizzare.

Quella di Enzo Muscia è una magnifica storia di rinascita e resilienza che benché quest’ultimo sia un termine ormai iper abusato è, in questi anni di crisi cronicizzata, attuale più che mai e lo sarà con ogni probabilità ancora per molto tempo.

Consiglio il libro Tutto per tutto (anche se questa volta non lo abbiamo fatto noi ma uno dei miei maggiori riferimenti imprenditoriali) e che si legge d’un fiato a tutti coloro che hanno un grande sogno.

“Uno alla volta, tutti e venti bussarono alla porta del mio ufficio e firmarono il contratto di assunzione”.

Enzo Muscia

Personalmente, sono stato tacciato per idealista in passato, tante belle idee e poca concretezza.

“Ah sì?”

Mi è stato persino molto gentilmente detto (tralascio ogni commento) che non sarei mai diventato come mio padre. Ed è vero. Io non voglio diventare come mio padre.

Foto credits: Massimo D’Ambrosio via LinkedIn

Mi sono attivato per lasciare le belle idee belle, senza abbandonarle, e ho in qualche modo trasformato in concretezza quello che avevo in mente.

Avevo un gran bisogno di strumenti. Me li sono andati a cercare e alcuni li ho persino trovati. Ero in svantaggio. Ero in difficoltà.

Poi, tra i tanti strumenti, strada facendo, mi sono imbattuto anche in questa storia e ho notato che il desiderio del protagonista, il sogno, la massima aspirazione:

  • non è temere che qualcuno cresca
  • non è tenerti sotto controllo
  • non è tarpare le ali alle persone
  • non è dire che non hai le qualità di tuo padre per tirarti giù
  • non è mantenere lo status quo a tutti i costi:
è firmare ogni volta un nuovo contratto di assunzione.

Ci vuole molto più coraggio per questo.

Aspirazione di grande Ispirazione.

E penso che la strada per la concretezza passi attraverso le stazioni delle assunzioni.

Sì. Di responsabilità, prima di tutto.

PS: piedi ben saldi a terra con l’ispirazione in mano di chi ce l’ha fatta.

LA VISTA, IL CIELO DI PRIMAVERA (nitido, azzurrissimo, zeppo di gemme).

Leonardo Aldegheri
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COSTRUIRE IL MONDO DI DOMANI A PARTIRE DA OGGI [DAL G20]

COSTRUIRE IL MONDO DI DOMANI A PARTIRE DA OGGI

Sostengo da tempo che a dispetto delle notizie morbose cui siamo sottoposti ogni giorno, ci troviamo a vivere nell’epoca più prospera di sempre.

Mi trovo al Summit del G20 dei Giovani Imprenditori – Young Entrepreneurs Alliance Summit – in Argentina, anno 2018.

I MOTIVI PER CUI SONO QUI OGGI – [1]

Non solo ha senso partecipare a queste cose per motivi ovvii, del tipo relazionali, di confronto, di reciproco supporto in termini imprenditoriali, di smalto per l’azienda [di fatto Grafiche AZ e Legapress, le aziende di cui faccio parte e che producono libri per l’editoria internazionale da quasi 50 anni, sono presenti al G20 da più edizioni del Summit e sono rappresentate nel mondo istituzionale delle imprese che partecipano alla stesura dei pillars che vengono poi sottoposti al G20 politico: è un’evoluzione senza precedenti essere presenti internazionalmente in una modalità che va oltre alle classiche fiere di settore] e anche commerciali – i contatti, i contratti e le nuove relazioni aziendali e istituzionali sono sempre benvenute e vanno costantemente alimentate perché contribuiscono a costruire il bacino di collegamenti che caratterizzano l’impresa durante la sua vita.

Ha senso anche perché si parla di FUTURO. Quello che tanti tendono a ignorare facendo finta di niente e posticipandolo a un domani che chissà quando arriverà.

I FOLLI POSITIVI E I FOLLI NEGATIVI

La verità è che il domani è adesso e quello che ci si propone davanti è talmente chiaro da essere solo dei folli a mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di non vederlo.

E per folli intendo tutti coloro che negano l’evoluzione vorticosa delle cose, i folli sono i negazionisti di un futuro che è già oggi.

I MOTIVI PER CUI SONO QUI OGGI – [2]

Credo che chi fa impresa abbia la grande, enorme, giusta, doverosa responsabilità di guardare oltre il prodotto e capire non solo cosa faccia  (cioè il prodotto e/o servizio) ma perché lo stia facendo.

Noi facciamo libri. Se non mi fossi reso conto molto tempo fa che fare libri senza leggerli è come fare il cuoco senza mangiare, il bagnino senza nuotare, il calzolaio scalzo, etc. saremmo in pratica la commodity che ogni giorno i mercati internazionali ci spingerebbero ad essere, cioè produrre per essere valutati esclusivamente sul prezzo come unica voce di senso.

Fare libri è una cosa nobile, spinge avanti l’umanità perché diffondere la conoscenza consente alle persone di avere accesso alle informazioni che sono strumenti per fare le cose.

Senza informazioni non si discerne e senza discernimento non si pensa. Senza pensare non si progetta e senza progettare e pianificare non si agisce. E quindi non si fanno le cose.

LE AZIENDE NASCONO PER PROGETTARE, PIANIFICARE, PRODURRE E DELIVERARE

Se non investono non servono a niente. Le imprese sono strumenti privilegiati per fare le cose in maniera sistematica, ovvero tramite un sistema e gli imprenditori sono strumenti per servire al mercato, cioè al proprio mondo quando non proprio il mondo, ciò che serve, cioè può servire, ciò che determina benefici, ciò che produce gioia, ciò che rende felici le persone, ciò che rende migliori le persone.

Il libro in tutto questo si presenta come uno strumento di utilità e di piacere allo stesso tempo.

DOBBIAMO RIPENSARE E REINVENTARE IL SISTEMA EDUCATIVO

Tutto passa dal mondo in cui veniamo educati. A parità di condizioni possiamo vedere una cosa come una opportunità. O come un problema. Quando ho a che fare con persone che hanno un problema per ogni soluzione decido di essere drastico. Semplicemente non ci voglio avere a che fare.

Educare significa “tirare fuori” [da educere, lat.] ovvero è molto semplice: se non hai niente da tirare fuori, hai un problema. Ma è un problema risolvibile.

Basta mettere dentro qualcosa. Quella cosa è la formazione, cioè l’atto di formare. A me piace molto il termine FORGIARE, ha più a che fare con il dare forma a una sostanza.

Educhiamo i nostri bambini – ed educhiamo noi stessi per primi – ad avere una soluzione per ogni problema. E attenzione, i problemi non sono una brutta cosa. Sono opportunità per imparare qualcosa di nuovo.

SERVE VISIONE

La parola visione, ancora una volta ultra abusata, non ha a che fare con le favole da start up innovativa che cambierà il mondo – anche sì ovviamente ma sappiamo tutti che i casi di riuscita sono 1 su migliaia.

Ha a che fare con quello che SI VUOLE FARE con quello strumento chiamato IMPRESA (e l’impresa non si chiama così a caso), immaginando il futuro, portandolo qui ad oggi, progettandolo e decidendo COME andarci.

Come attualizzarlo.

Il sogno dei nostri avi una volta realizzato ci ha restituito il mondo di oggi. Noi dobbiamo immaginare di restituire a chi verrà dopo di noi il mondo di domani. E per fare ciò siamo chiamati ad agire oggi.

Oggi, cioè, in un contesto iper competitivo dove il fruitore – il cliente, non l’utente – è iper informato e il fornitore è iper commoditizzato.

SERVE GUARDARE AVANTI CON COGNIZIONE DI CAUSA

E scusate tanto ma per farlo bisogna, è necessario, occorre, è obbligatorio, è propedeutico METTERE IL NASO FUORI DALL’UFFICIO, uscire a capire il mondo.

Per calarlo nella propria realtà locale, nella propria impresa, che poi locale lo è poco perché è globale e tutto oggi sta permeando tutto di sé stesso.

La visione è ciò che vedi e che magari adesso non esiste. Ma esisterà.

La categoria degli imprenditori ha la responsabilità e il dovere di anticipare il mondo di domani a oggi. E lo deve fare con attenzione all’ambiente, rispetto per il pianeta che ci ospita, rispetto per le persone, allineamento tra le persone che guardano nella stessa direzione, cioè avanti e non chini guardandosi le punte dei piedi, formando a loro volte le persone perché persone formate e che imparano cose sono persone migliorate, upgradate necessariamente e oggi se non ti fai gli update al software rimani per forza indietro e chi non lo fa è perché ha la presunzione di sapere già quello che gli serve solo che non sa che domani potrebbe non essere sufficiente solo perché le condizioni ”ambientali” non sono più quelle di prima, stabili per decenni.

Poi (e non per minore importanza), rispetto per i nostri figli, rispetto per i nostri sogni. Che non sono altro che desideri da realizzare. Che vanno trasformati in obiettivi dandogli una pianificazione temporale.

Viaggiamo, cerchiamo di capire, espandiamo le relazioni, siamo curiosi, leggiamo, costruiamo, facciamolo col cuore e facciamolo per gli altri oltre che per noi stessi.

Leonardo Aldegheri
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Quanti anni ho io?

La splendida ragazza che ha servito il mio amico Ale e me qualche sera fa in uno dei locali più belli sulle Torricelle con una vista incredibile sulla nostra città, Verona, mi ha dato del Lei. La giovane ragazza era ineccepibile: sorridente, precisa, solerte, meravigliosamente gentile. Ha contribuito a migliorare la burrata che ho preso che già era fantastica di suo. E la nostra serata.
In più, quando il mio amico Ale e io siamo fuori a cena, amiamo analizzare “l’atteggiamento commerciale” dei camerieri. Sarà perché siamo appassionati d’impresa, sarà perché lui si occupa a sua volta di ristorazione, sarà perché siamo sempre attenti ai profili validi o perché semplicemente ci piace migliorare e notare anche il miglioramento negli altri.
Secondo noi, i camerieri sono dei veri e propri venditori. Meglio ancora quando vendono senza vendere, cioè quando l’abilità di vendita non è palesata se non fino a quando il commensale non manifesti la sua soddisfazione apprezzando la portata e gratificando il cameriere con un bel grazie – cosa non affatto scontata (se non con una mancia che gratifica anche le tasche del consapevole “valorizzatore di situazione” – composta evidentemente da cibo, location e.. gentilezza). E ci fa inorridire quando la categoria viene trattata da pezza da piedi, soltanto perché serve.

Se ci pensi, servire = essere utile.

E quando sei fuori a cena e detto tra noi, non te ne devi fare, è ancora più bello se questo essere utile da parte di una persona sconosciuta è disinteressato perché finalizzato solamente a fare bene quello che sta facendo.
Ma torniamo a questo Lei. Cavolo, ho trentanove anni, mi sento un ragazzo! Che sia la barba? L’aspetto? L’atteggiamento? Le esperienze che magari mi hanno reso apparentemente un po’ più burbero di quello che dovrei essere?
Ho imparato ad essere gentile. Anzi, sto imparando. Qualche settimana fa ho preso questa decisione: “sii gentile“. Cercando il più possibile di non perdere occasioni per esserlo.
Guarda caso, qualche giorno fa mi è capitato tra le mani questo libro: Il libro della gentilezza del CORBACCIO, che ho avidamente iniziato a leggere. E che consiglio a t-u-t-t-i. A riprova che sono i libri a scegliere noi.

Sto imparando ad essere gentile. Anche con chi ha con sé dei fiori come il bimbo in copertina. Anche se non è bimbo e viene da lontano.
E in verità quando la nostra deliziosa assistente mi ha dato del Lei, non ci sono affatto rimasto male. So di essere giovane.. Ma mi premeva capire perché.
La ragazza molto pacificamente ci ha risposto “perché è nel mio modo di fare, è professionale, lo faccio per riuscire bene ed essere brava”. Sinceramente adulti da 30-40-50 anni che danno risposte del genere non è così frequente incontrarli. Questa ragazza ci ha rivelato poi avere ventidue anni.
L’età è così un fatto percepito. L’età anagrafica non ha nulla a che vedere con l’età del proprio spirito. Con l’età del proprio comportamento. Con l’età di come ci comunichiamo verso gli altri.
Quanti anni ho io?
Quanti anni credi di avere tu?
Magari te li porti molto meglio. In una testimonianza d’impresa, recentemente, i ragazzi di quarta e quinta di un Liceo Scientifico mi davano poco più di trent’anni e si sono stupiti quando ho loro rivelato di avere due figli di cui uno grande di dieci anni.
L’età è un fatto relativo. Grande a dieci anni? Vecchio a trentanove? Mi sono appena definito giovane.
Mia madre ne ha settantacinque ed è una meravigliosa ragazza. Ale ha qualcosa in più di me e non sembra averne quaranta (o forse quarantuno.. non lo so neanche, non importa).
Viviamo in media trentaquattro anni in più rispetto ai nostri bisnonni, esiste un fenomeno che è una nuova vita oltre alla vita che già abbiamo, una vita che sta dentro abbondantemente all’età della ragazza che ci ha così gentilmente serviti e praticamente alla mia età di oggi.
L’età che siamo è l’età di quello che siamo per gli altri. E credo che per farci percepire più giovani possiamo essere più gentili. Ma senza interesse, non certo per l’età. Per essere semplicemente più gentili con gli altri.
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