SANDRO VERONESI E L’ESEMPIO IMPRENDITORIALE

Sandro Veronesi e l’esempio imprenditoriale.

L’ho conosciuto la prima volta a un evento dove lui affiancatosi al buffet, mi ha chiesto “e tu di cosa ti occupi?”

Un giorno l’ho persino “rincorso” incrociandolo in aeroporto, ho girato la macchina solo per andare a dargli la mano e dirgli che lui è uno dei miei idoli.

E poi, finalmente, una sera a cena, seduto di fianco a lui, l’ho letteralmente tempestato di domande scrivendo oltre 20 pagine di appunti.

Per me, questi sono esempi imprenditoriali.

“Sono convinto che l’imprenditore non debba avere l’obiettivo di essere perfetto e di capire tutto, ma piuttosto quello di capire qualcosa in più dei propri concorrenti.

È lì il cuore dell’essere imprenditori.

Preparazione, perseveranza e un dolce equilibrio tra l’essere contenti di quello che si fa, di quello che si è fatto ieri, e il voler fare di più domani.

Creando qualcosa di meglio di ciò che abbiamo e che magari ancora non c’è”.

Cit. Sandro Veronesi

<<<

Se l’articolo ti è piaciuto, CONDIVIDI e aiutami a divulgare.
Facciamo crescere QUESTO BLOG.

Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

>>>

Leonardo Aldegheri
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri
www.leonardoaldegheri.com

L’IMPRESA È UNO STRUMENTO PER CREARE

L’impresa è uno strumento per creare.

Quando si parte dal presupposto di prendere, non c’è niente da fare: il focus è lì, sul prendere.

Quando si parte dal presupposto di creare, allora da fare qualcosa inizia ad esserci.

L’impresa è uno strumento per creare.

Sì, prodotti, servizi, beni, beni per la casa, la casa.. avere l’acqua calda, avere una cucina, del cibo, le cure necessarie, le cure mediche, dei libri sulla mensola.

Insomma, è la nostra vita.
Quella dell’uomo di oggi.

A mio modo di vedere, se non fosse stato per lo sviluppo delle imprese (con tutti i pro e i contro del mondo imprenditoriale) non avremmo assistito alla diffusione del benessere cui oggi assistiamo.

Non mi si dica “sta la crisi”, “si stava meglio quando si stava peggio”, etc.

Sappiamo, eddai, guardiamo avanti.

Almeno, il benessere è un po’ più diffuso che nei secoli passati.
It’s a matter of facts.

Sono le imprese a creare le cose.

Quando le cose ci sono già per tutti (o quasi, diciamo) lo step successivo è trovare il modo di creare ulteriore valore.

Voglio dire, quando l’uomo viveva allo stato brado, non esisteva l’impresa come la conosciamo oggi.

Esisteva un mondo prevalentemente artigiano e contadino da un lato, proprietario e latifondista dall’altro.

Non esisteva l’economia e il benessere di oggi, con tutti i se e i ma del caso, naturalmente.

Per benessere intendo potersi permettere una pizza, mica l’elicottero o lo yacht. Cose molto terra terra.

Oggi in alcuni casi ho l’impressione la società sia in decadimento (causa una dispersione di valori data da un certo “disorientamento”), in altri casi noto un grande risveglio.

È un momento di opportunità. Almeno questa oggi è data, un tempo no. Si stava zitti e si moriva di stenti piuttosto presto, quando non ammazzati in quanto il rispetto per la vita e per l’essere umano era ben altra cosa.

Gli imprenditori “svegli” oggi hanno l’obiettivo di generare quell’ulteriore valore per rendere l’ambiente meno un grande cestino della spazzatura, per rendere servizi sanitari migliori e più attenti alla natura e alla psicologia dell’uomo, per produrre cibo più sano, etc.

Ci sono movimenti in atto di grande preparazione a tutto ciò per lasciare alla generazione successiva un mondo possibilmente migliorato.

Fuori e dentro le imprese.

Questione di visione. Questione di focus.

Ovvero, questione di quello che vedi che ancora non esiste ma esisterà perché lo vuoi creare.

E questione di metterci tutta la propulsione che serve per materializzare quell’idea, quella visione, di fatto, in un fatto esistente, materiale, concreto.

Dove si pone l’energia, lì va l’attenzione (so che la frase è il contrario ma vale anche così, sorry).

Grazie ad Alessio Vittorio Saracino – collega delegate del G20 e imprenditore – per la stupenda e ispirante intervista: i giovani imprenditori italiani sono degli eroi.

<<<

Se l’articolo ti è piaciuto, CONDIVIDI e aiutami a divulgare.
Facciamo crescere QUESTO BLOG.

Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

>>>

Leonardo Aldegheri
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri
www.leonardoaldegheri.com

TUTTO PER TUTTO!

Tutto per tutto. Una storia di leadership.

Il vero significato della frase, qual è? Metto in gioco, a disposizione TUTTO: affetti, relazioni, casa, me stesso per ottenere tutto.

Anche se è palese che questo “tutto” è inevitabilmente più un TUTTI.

Perché questo è. Tutto, per tutti.

Una persona si prende carico di responsabilità, iniziativa, coraggio e per cosa?

Per doversi scusare e chiedere perdono per fare una cosa che serve anche e soprattutto agli altri.

Serve AGLI altri e SERVE gli altri.

È questa la storia che mi ha affascinato di Enzo Muscia.

La si impara nel film Rai interpretato da Beppe Fiorello. La si legge nel suo libro.

Un imprenditore appassionato che ha il sogno di firmare una nuova lettera di assunzione, che fa risorgere un’azienda, che crede che il buon leader crei nuovi leader e anzi non tema di vedere intaccata la propria leadership.

Il contrario è come temere di innaffiare una piantina perché altrimenti rischia di diventare alta. Non è forse folle?

Il vero leader cerca e vuole competenze, persone più brave di lui a fare quella data cosa.

I veri leader non temono di venire soppiantati, li creano.

Li generano, mettono le persone nelle condizioni di prosperare. È così che l’azienda cresce.

Ispirazione totale.

Così, appena ho saputo che Enzo Muscia sarebbe stato a Verona ospite di BPM, mi sono proiettato alla velocità della luce a trarre ispirazione come non ci fosse un domani.

E così è stato. Non esiste “ci devo pensare”.

Quando sappiamo cosa vogliamo, agiamo.

Ho preso talmente tanti appunti – seduto in primissima fila – da venire persino scambiato per un giornalista.

Ma prima ero stato scambiato proprio per lui!

La scena è stata davvero curiosa e bizzarra, uscendo dal bagno prima dell’evento:

“ma.. è lei? Può farmi un autografo?” 
“Sì, io sono io! Ma l’autografo magari glielo fa Enzo Muscia di persona..”

Ipotesi sulla frequentazione dello stesso barbiere..?

Il signore si è scusato ma non vi era alcun motivo di scusarsi: a me ha fatto solo un grande piacere.

Mi sono sentito coinvolto nell’ambito di un’occasione fantastica dove una banca iper nota del territorio ha avuto un’iniziativa davvero buona per la città e suoi cittadini.

ISPIRAZIONE. Assolutamente sì.

La magia di lasciarsi ispirare. Ripensare. Migliorare. Valorizzare.

Quella di Enzo Muscia è una magnifica storia di rinascita e resilienza che benché quest’ultimo sia un termine ormai iper abusato è, in questi anni di crisi cronicizzata, attuale più che mai e lo sarà con ogni probabilità ancora per molto tempo.

Consiglio il libro Tutto per tutto (anche se questa volta non lo abbiamo fatto noi ma uno dei miei maggiori riferimenti imprenditoriali) e che si legge d’un fiato a tutti coloro che hanno un grande sogno.

“Uno alla volta, tutti e venti bussarono alla porta del mio ufficio e firmarono il contratto di assunzione”.

Enzo Muscia

Personalmente, sono stato tacciato per idealista in passato, tante belle idee e poca concretezza.

“Ah sì?”

Mi è stato persino molto gentilmente detto (tralascio ogni commento) che non sarei mai diventato come mio padre. Ed è vero. Io non voglio diventare come mio padre.

Foto credits: Massimo D’Ambrosio via LinkedIn

Mi sono attivato per lasciare le belle idee belle, senza abbandonarle, e ho in qualche modo trasformato in concretezza quello che avevo in mente.

Avevo un gran bisogno di strumenti. Me li sono andati a cercare e alcuni li ho persino trovati. Ero in svantaggio. Ero in difficoltà.

Poi, tra i tanti strumenti, strada facendo, mi sono imbattuto anche in questa storia e ho notato che il desiderio del protagonista, il sogno, la massima aspirazione:

  • non è temere che qualcuno cresca
  • non è tenerti sotto controllo
  • non è tarpare le ali alle persone
  • non è dire che non hai le qualità di tuo padre per tirarti giù
  • non è mantenere lo status quo a tutti i costi:
è firmare ogni volta un nuovo contratto di assunzione.

Ci vuole molto più coraggio per questo.

Aspirazione di grande Ispirazione.

E penso che la strada per la concretezza passi attraverso le stazioni delle assunzioni.

Sì. Di responsabilità, prima di tutto.

PS: piedi ben saldi a terra con l’ispirazione in mano di chi ce l’ha fatta.

LA VISTA, IL CIELO DI PRIMAVERA (nitido, azzurrissimo, zeppo di gemme).

Leonardo Aldegheri
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri
www.leonardoaldegheri.com

COSTRUIRE IL MONDO DI DOMANI A PARTIRE DA OGGI [DAL G20]

COSTRUIRE IL MONDO DI DOMANI A PARTIRE DA OGGI

Sostengo da tempo che a dispetto delle notizie morbose cui siamo sottoposti ogni giorno, ci troviamo a vivere nell’epoca più prospera di sempre.

Mi trovo al Summit del G20 dei Giovani Imprenditori – Young Entrepreneurs Alliance Summit – in Argentina, anno 2018.

I MOTIVI PER CUI SONO QUI OGGI – [1]

Non solo ha senso partecipare a queste cose per motivi ovvii, del tipo relazionali, di confronto, di reciproco supporto in termini imprenditoriali, di smalto per l’azienda [di fatto Grafiche AZ e Legapress, le aziende di cui faccio parte e che producono libri per l’editoria internazionale da quasi 50 anni, sono presenti al G20 da più edizioni del Summit e sono rappresentate nel mondo istituzionale delle imprese che partecipano alla stesura dei pillars che vengono poi sottoposti al G20 politico: è un’evoluzione senza precedenti essere presenti internazionalmente in una modalità che va oltre alle classiche fiere di settore] e anche commerciali – i contatti, i contratti e le nuove relazioni aziendali e istituzionali sono sempre benvenute e vanno costantemente alimentate perché contribuiscono a costruire il bacino di collegamenti che caratterizzano l’impresa durante la sua vita.

Ha senso anche perché si parla di FUTURO. Quello che tanti tendono a ignorare facendo finta di niente e posticipandolo a un domani che chissà quando arriverà.

I FOLLI POSITIVI E I FOLLI NEGATIVI

La verità è che il domani è adesso e quello che ci si propone davanti è talmente chiaro da essere solo dei folli a mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di non vederlo.

E per folli intendo tutti coloro che negano l’evoluzione vorticosa delle cose, i folli sono i negazionisti di un futuro che è già oggi.

I MOTIVI PER CUI SONO QUI OGGI – [2]

Credo che chi fa impresa abbia la grande, enorme, giusta, doverosa responsabilità di guardare oltre il prodotto e capire non solo cosa faccia  (cioè il prodotto e/o servizio) ma perché lo stia facendo.

Noi facciamo libri. Se non mi fossi reso conto molto tempo fa che fare libri senza leggerli è come fare il cuoco senza mangiare, il bagnino senza nuotare, il calzolaio scalzo, etc. saremmo in pratica la commodity che ogni giorno i mercati internazionali ci spingerebbero ad essere, cioè produrre per essere valutati esclusivamente sul prezzo come unica voce di senso.

Fare libri è una cosa nobile, spinge avanti l’umanità perché diffondere la conoscenza consente alle persone di avere accesso alle informazioni che sono strumenti per fare le cose.

Senza informazioni non si discerne e senza discernimento non si pensa. Senza pensare non si progetta e senza progettare e pianificare non si agisce. E quindi non si fanno le cose.

LE AZIENDE NASCONO PER PROGETTARE, PIANIFICARE, PRODURRE E DELIVERARE

Se non investono non servono a niente. Le imprese sono strumenti privilegiati per fare le cose in maniera sistematica, ovvero tramite un sistema e gli imprenditori sono strumenti per servire al mercato, cioè al proprio mondo quando non proprio il mondo, ciò che serve, cioè può servire, ciò che determina benefici, ciò che produce gioia, ciò che rende felici le persone, ciò che rende migliori le persone.

Il libro in tutto questo si presenta come uno strumento di utilità e di piacere allo stesso tempo.

DOBBIAMO RIPENSARE E REINVENTARE IL SISTEMA EDUCATIVO

Tutto passa dal mondo in cui veniamo educati. A parità di condizioni possiamo vedere una cosa come una opportunità. O come un problema. Quando ho a che fare con persone che hanno un problema per ogni soluzione decido di essere drastico. Semplicemente non ci voglio avere a che fare.

Educare significa “tirare fuori” [da educere, lat.] ovvero è molto semplice: se non hai niente da tirare fuori, hai un problema. Ma è un problema risolvibile.

Basta mettere dentro qualcosa. Quella cosa è la formazione, cioè l’atto di formare. A me piace molto il termine FORGIARE, ha più a che fare con il dare forma a una sostanza.

Educhiamo i nostri bambini – ed educhiamo noi stessi per primi – ad avere una soluzione per ogni problema. E attenzione, i problemi non sono una brutta cosa. Sono opportunità per imparare qualcosa di nuovo.

SERVE VISIONE

La parola visione, ancora una volta ultra abusata, non ha a che fare con le favole da start up innovativa che cambierà il mondo – anche sì ovviamente ma sappiamo tutti che i casi di riuscita sono 1 su migliaia.

Ha a che fare con quello che SI VUOLE FARE con quello strumento chiamato IMPRESA (e l’impresa non si chiama così a caso), immaginando il futuro, portandolo qui ad oggi, progettandolo e decidendo COME andarci.

Come attualizzarlo.

Il sogno dei nostri avi una volta realizzato ci ha restituito il mondo di oggi. Noi dobbiamo immaginare di restituire a chi verrà dopo di noi il mondo di domani. E per fare ciò siamo chiamati ad agire oggi.

Oggi, cioè, in un contesto iper competitivo dove il fruitore – il cliente, non l’utente – è iper informato e il fornitore è iper commoditizzato.

SERVE GUARDARE AVANTI CON COGNIZIONE DI CAUSA

E scusate tanto ma per farlo bisogna, è necessario, occorre, è obbligatorio, è propedeutico METTERE IL NASO FUORI DALL’UFFICIO, uscire a capire il mondo.

Per calarlo nella propria realtà locale, nella propria impresa, che poi locale lo è poco perché è globale e tutto oggi sta permeando tutto di sé stesso.

La visione è ciò che vedi e che magari adesso non esiste. Ma esisterà.

La categoria degli imprenditori ha la responsabilità e il dovere di anticipare il mondo di domani a oggi. E lo deve fare con attenzione all’ambiente, rispetto per il pianeta che ci ospita, rispetto per le persone, allineamento tra le persone che guardano nella stessa direzione, cioè avanti e non chini guardandosi le punte dei piedi, formando a loro volte le persone perché persone formate e che imparano cose sono persone migliorate, upgradate necessariamente e oggi se non ti fai gli update al software rimani per forza indietro e chi non lo fa è perché ha la presunzione di sapere già quello che gli serve solo che non sa che domani potrebbe non essere sufficiente solo perché le condizioni ”ambientali” non sono più quelle di prima, stabili per decenni.

Poi (e non per minore importanza), rispetto per i nostri figli, rispetto per i nostri sogni. Che non sono altro che desideri da realizzare. Che vanno trasformati in obiettivi dandogli una pianificazione temporale.

Viaggiamo, cerchiamo di capire, espandiamo le relazioni, siamo curiosi, leggiamo, costruiamo, facciamolo col cuore e facciamolo per gli altri oltre che per noi stessi.

Leonardo Aldegheri
****

Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri  + Instagram leonardoaldegheri 🙂

www.leonardoaldegheri.com

Quanti anni ho io?

La splendida ragazza che ha servito il mio amico Ale e me qualche sera fa in uno dei locali più belli sulle Torricelle con una vista incredibile sulla nostra città, Verona, mi ha dato del Lei. La giovane ragazza era ineccepibile: sorridente, precisa, solerte, meravigliosamente gentile. Ha contribuito a migliorare la burrata che ho preso che già era fantastica di suo. E la nostra serata.
In più, quando il mio amico Ale e io siamo fuori a cena, amiamo analizzare “l’atteggiamento commerciale” dei camerieri. Sarà perché siamo appassionati d’impresa, sarà perché lui si occupa a sua volta di ristorazione, sarà perché siamo sempre attenti ai profili validi o perché semplicemente ci piace migliorare e notare anche il miglioramento negli altri.
Secondo noi, i camerieri sono dei veri e propri venditori. Meglio ancora quando vendono senza vendere, cioè quando l’abilità di vendita non è palesata se non fino a quando il commensale non manifesti la sua soddisfazione apprezzando la portata e gratificando il cameriere con un bel grazie – cosa non affatto scontata (se non con una mancia che gratifica anche le tasche del consapevole “valorizzatore di situazione” – composta evidentemente da cibo, location e.. gentilezza). E ci fa inorridire quando la categoria viene trattata da pezza da piedi, soltanto perché serve.

Se ci pensi, servire = essere utile.

E quando sei fuori a cena e detto tra noi, non te ne devi fare, è ancora più bello se questo essere utile da parte di una persona sconosciuta è disinteressato perché finalizzato solamente a fare bene quello che sta facendo.
Ma torniamo a questo Lei. Cavolo, ho trentanove anni, mi sento un ragazzo! Che sia la barba? L’aspetto? L’atteggiamento? Le esperienze che magari mi hanno reso apparentemente un po’ più burbero di quello che dovrei essere?
Ho imparato ad essere gentile. Anzi, sto imparando. Qualche settimana fa ho preso questa decisione: “sii gentile“. Cercando il più possibile di non perdere occasioni per esserlo.
Guarda caso, qualche giorno fa mi è capitato tra le mani questo libro: Il libro della gentilezza del CORBACCIO, che ho avidamente iniziato a leggere. E che consiglio a t-u-t-t-i. A riprova che sono i libri a scegliere noi.

Sto imparando ad essere gentile. Anche con chi ha con sé dei fiori come il bimbo in copertina. Anche se non è bimbo e viene da lontano.
E in verità quando la nostra deliziosa assistente mi ha dato del Lei, non ci sono affatto rimasto male. So di essere giovane.. Ma mi premeva capire perché.
La ragazza molto pacificamente ci ha risposto “perché è nel mio modo di fare, è professionale, lo faccio per riuscire bene ed essere brava”. Sinceramente adulti da 30-40-50 anni che danno risposte del genere non è così frequente incontrarli. Questa ragazza ci ha rivelato poi avere ventidue anni.
L’età è così un fatto percepito. L’età anagrafica non ha nulla a che vedere con l’età del proprio spirito. Con l’età del proprio comportamento. Con l’età di come ci comunichiamo verso gli altri.
Quanti anni ho io?
Quanti anni credi di avere tu?
Magari te li porti molto meglio. In una testimonianza d’impresa, recentemente, i ragazzi di quarta e quinta di un Liceo Scientifico mi davano poco più di trent’anni e si sono stupiti quando ho loro rivelato di avere due figli di cui uno grande di dieci anni.
L’età è un fatto relativo. Grande a dieci anni? Vecchio a trentanove? Mi sono appena definito giovane.
Mia madre ne ha settantacinque ed è una meravigliosa ragazza. Ale ha qualcosa in più di me e non sembra averne quaranta (o forse quarantuno.. non lo so neanche, non importa).
Viviamo in media trentaquattro anni in più rispetto ai nostri bisnonni, esiste un fenomeno che è una nuova vita oltre alla vita che già abbiamo, una vita che sta dentro abbondantemente all’età della ragazza che ci ha così gentilmente serviti e praticamente alla mia età di oggi.
L’età che siamo è l’età di quello che siamo per gli altri. E credo che per farci percepire più giovani possiamo essere più gentili. Ma senza interesse, non certo per l’età. Per essere semplicemente più gentili con gli altri.
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri
Instagram leonardoaldegheri

DI PADRE IN… FIGLIO!? – Ruoli e step nella continuità d'impresa, i giusti manager, i patti di famiglia, la tutela del patrimonio

Domani sera il quarto e ultimo appuntamento della decima edizione de Il Cenacolo dell’Impresa:DI PADRE IN… FIGLIO!? – Ruoli e step nella continuità d’impresa, i giusti manager, i patti di famiglia, la tutela del patrimonio”, dopo tre incontri dallo scorso autunno che hanno visto la partecipazione di più di 300 imprenditori.

In questa occasione avrò la possibilità di raccontare la nostra esperienza ma soprattutto di mettere a disposizione di imprenditori e professionisti non solo ciò che va fatto ma anche ciò non va fatto per trarre spunti di utilità per gli altri.
Ci si può registrare sul sito di Confindustria Verona e/o sul link qui sopra.
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri
Instagram leonardoaldegheri

​Differenza tra cose importanti e urgenti

Focus, focus, focus. Il focus è la potenza dell’energia canalizzata verso un unico super concentrato obiettivo, senza dispersioni, senza altro. Se pensi solo a quella cosa e tralasci tutto il resto, il focus è il tuo bazooka e l’obiettivo è la tua inerme vittima mentre tu sei lo spietato predatore che le prende il collo e la straccia senza pietà.
Obiettivo centrato e sventrato.
Il focus è la lente che incanala i raggi solari e concentra la luce in quel millimetro quadrato e permette alla foglia secca di fare dapprima il fumo per poi farsi forare.
Senza quel focus non ottieni. Perché l’energia c’è lo stesso eh, è nell’aria, è presente nel sole, è irradiata nell’etere, è ovunque, è nella materia e nell’aria e nelle cose e in noi. Ma mica ti fa ottenere le cose.
È tramite lo strumento che fori la foglia, è tramite il focus che ottieni le cose.

È tramite la decisa ed energica applicazione focalizzata che..
..o-t-t-i-e-n-i.

Mi viene in mente la separazione dei colori (per fare libri la separazione dei colori è una necessità di preparazione del file per andare in stampa) del mitico prisma disegnato da Storm Thorgerson dello studio Hipgnosis, la leggenda che ha curato la grafica dei dischi dei Pink Floyd per decenni e di innumerevoli artisti nel mondo e che incredibilmente ho avuto l’onore di conoscere a Londra qualche anno prima che mancasse.
Nel celeberrimo prisma di Dark Side of The Moon la luce non focalizza, disperde, si divide nel fascio luminoso che viene scomposto.

Quello dell’antifocus è il tema che genera una forma di varietà e di eterogeneità.. ma il gran varietà e i cabaret non fanno bucare la foglia.
La differenza tra le cose importanti e le cose urgenti sta qui:

l’operatività è il prisma che fa perdere di vista le cose importanti ma se smetti di seguire le cose urgenti perde d’importanza anche la tua utilità.

Abilmente per rendersi indispensabili basta oberarsi di operatività, e ciò senza fare il bene dell’azienda.
Il paradosso è che più l’imprenditore è inutile all’azienda, più l’azienda ha l’opportunità di crescere, di rendere responsabili le persone sull’esclusiva valutazione dei KPI (Key Performance Indicators) sui risultati attesi – numeri alla mano – e più l’azienda è misurabile e più è appetibile sul mercato.
Un’azienda in cui la Key Person è l’elemento fondamentale vale ZERO, perché una volta tolto l’uomo, crolla tutto il palco.
E questo è un tema non irrilevante nelle PMI, ma tuttavia molto frequente.
La lente è ciò che porta a compiere le grandi opere nel lungo periodo tralasciando tutto il resto.  È con sapiente pazienza e precisione di un laser che il sole buca la foglia attraverso la lente.

Il tema è la differenza:

  1. tra strategia e tattica
  2. tra cose importanti e cose urgenti
  3. tra la pianificazione/attuazione e il rincorrere i problemi continuamente senza far crescere l’attività imprenditoriale perché pensi a risolvere nell’immediato ma non hai mai tempo per guardare in là, in avanti.

Ti ci sei mai trovato?
Noi paracadutisti ci faremmo del male ogni volta se guardassimo solo in giù mentre stiamo per atterrare.

Dobbiamo avere la visione a lungo raggio guardando l’orizzonte: è lì che sappiamo dove stiamo andando.

Il bilanciamento tra i tre elementi qui sopra consente di progredire e di evolvere. Il prisma scompone le cose nella loro eterogenea forma per sapere di cosa sono fatte. La lente te le fa realizzare.

Il fatto è che ci alimentiamo di energia emotiva. Per l’inconscio va bene anche quella negativa, a lui non importa – non fa distinzione tra negativa e positiva.
Lui ha solo fame di emozioni.
Se noi gli diamo da mangiare, saziamo il suo appetito. Gli stress della quotidianità sono il suo cibo. Così come la pace che andiamo cercando, per contro, per fuggire alla quotidianità ogni volta che sogniamo di aprirci un chiosco in una spiaggia caraibica salvo poi voler ritornare alla frenesia di cui ci nutriamo, volente o nolente. Alla fine abbiamo bisogno solo di una vacanza, non di un trasferimento all’estero.

Alimentare il nostro io bambino con energia emotiva positiva fa sì che il nostro io più profondo ci aiuti ad arrivare a ciò che desideriamo, senza che ci remi contro.

E se lo educhiamo alla conduzione di sé stesso – considerando sempre che è un bambino piccolo e va guidato! Può fare i capricci ma può essere coccolato – lui si farà in quattro per darci il meglio di sé stesso che alla fine è il meglio.. di noi stessi. Non lo dico io, lo dice il Dr. Andrea Cirelli, psicoterapeuta, formatore del TBO Team Building di Paracadutismo per la Leadership, ospite di Fabio Volo su Radio Deejay, autore del libro Il tuo corpo ti dice come diventare felice.
Con la negoziazione con l’inconscio in aggiunta ad una forte emozione – energia emotiva positiva, come quella del salto – possiamo sbloccarci e sprigionare la capacità di realizzare le cose che desideriamo e abbiamo pianificato.
Come fossi a poco da un esame che ti aspetta. Qui il salto da 7000 m che ho realizzato di recente, un’esperienza unica che ha centrato l’obiettivo per me di alzare l’asticella:

Ora è IL MOMENTO. È arrivato. È adesso.
Quando salto e provo paura, penso sia questione di pochi minuti e sono lì comunque perché l’ho voluto io. Quando tu sarai lì è perché l’hai voluto tu. Ti rimane solo da dire che le poche ore davanti sono solo un contenitore. Dentro a questo contenitore devi mettere il meglio che puoi dare in poco tempo. Ecco, questo è l’unico momento per farlo. Togli tutto il resto dalla testa. Riempilo.. del meglio di te. Di quello che sei.
MAI, mai, mai avere paura di fallire. È come dicessi al tuo inconscio di non avere fiducia in lui e lui ti accontenterà. SEMPRE, sempre avere fiducia nelle proprie capacità. Si gioca per vincere, non per partecipare.
Per partecipare lo dicono i perdenti perché mettono in conto la sconfitta perché in qualche modo sanno di non potercela fare.
I vincenti sanno di potercela fare. La paura ci sta, è giusta, è sana. Tiene alta l’attenzione. Se noi paracadutisti non l’avessimo saremmo fritti.
La paura è utile e va governata. Se non lo fai diventa panico e gli eventi esterni hanno il controllo. Quanto la governi tu, gestisci tu dall’interno e hai il controllo.
Dal film Affrontando i Giganti: “Sei il giocatore più potente della squadra e se non hai fiducia tu come possono averla loro..?” e mangiati queste poche ore davanti. Mangiati qualsiasi prova, mangiati chi ti misura. Gustati l’esperienza. La ricorderai con un magnifico ricordo. Ricorda che se sei piccolo i problemi sono sempre più grandi. Ma se sei grande.. i problemi sono sempre più piccoli.
E te li puoi mangiare.
Dacci dentro.
****
Se l’articolo ti è piaciuto continua a seguirmi su Facebook Leonardo Aldegheri
Instagram leonardoaldegheri


Una risposta a due studentesse rivela..

Una risposta a due studentesse rivela..

Mi piace un sacco quando, in pratica, mi si chiede “chi te l’ha fatto fare?”.

Perché ci ragiono su, stacco lo sguardo dalla applicazione quotidiana dei pensieri ricorrenti e ragiono a più ampio spettro. Che poi è quello che ti fa vedere le cose per come stanno. E se ragioni bene ad ampio spettro, le cose stanno bene.

TESTO DOMANDA:

“Buongiorno Dott. Aldegheri, siamo due alunne del Liceo linguistico XYZ. Siamo curiose di sapere come mai lei abbia scelto di diventare imprenditore, e in quale modo sia riuscito a realizzarsi in questo ambito. Grazie, distinti saluti”.

È rarissimo mi si chiami Dott.! E alla fine è anche vero ma il fatto è che non mi è mai servito a nulla il Dott. – se non il dott. in onto de gombio = traduz. tecnica dal veneto “farsi il culo”.

Che è l’unica vera cosa che conta. Benché farselo presupponga il farselo intelligentemente cioè ad ampio spettro.
Ma veniamo alla risoluta risposta del Dott. 🙂

“Grazie per l’ottima domanda. Non è stata una scelta in verità se non un percorso in divenire. L’imprenditore è un’artista, alla fine, ma che sa usare bene i numeri. Ero un artista quando suonavo la batteria nei concerti, sono un artista oggi che contribuisco a far evolvere le persone. L’artista che ha in testa l’obiettivo margine, è un artista che ha più chances di mangiare rispetto a chi non ce l’ha. Semplice.
L’imprenditore usa la sua creatività per immettere nel mercato qualcosa a sua immagine e somiglianza. Non sempre è così ma mettiamo che siamo un po’ tutti delle antenne: riceviamo un segnale, lo elaboriamo, lo restituiamo al mondo.

Chi lo fa in maniera sistematica dandoci un senso anche economico, aggiungendo qualcosa di realmente percepibile come di valore, è un imprenditore.

Il plus che se è bravo riesce a creare – il margine – serve a generare la ricchezza da reinvestire in ottica di diffusione del benessere in un meccanismo virtualmente senza fine.

Perché è necessario immettere qualcosa realmente di valore?

Perché se sei uguale a tutti gli altri non aggiungi nulla (di nuovo).
Sei un essere indifferenziato, in economia è come fossi un “prodotto” indifferenziato. Questo mondo vuole varietà, ricchezza, eterogeneità.
Nell’armonia globale se ti differenzi e ancor meglio “spicchi” – rischi che quasi quasi qualcuno ti voglia.

E sia disposto a pagarti, se ti vuole veramente molto. Come accade per gli iPhone.

Funziona con le cose ovvero i prodotti, funziona con le persone ovvero il mercato del lavoro.

L’imprenditore è sempre di prima generazione perché l’imprenditore crea e se è di seconda, terza, etc. re-inventa. Perché l’imprenditore è un creativo, è un’artista, quando e se ha iniziativa. Altrimenti non lo è per davvero, fa finta di esserlo anche se ha una partita IVA ed è presente nel registro delle imprese.

E chi ha iniziativa ha leadership perché guida con l’esempio quando altri sarebbero rimasti fermi.

Faccio parte di un gruppo di giovani imprenditori in Confindustria. È una sorta di scuola. Ormai a 38 anni puoi essere un imprenditore per finta o per davvero. Se hai 20 anni e immetti sul mercato un prodotto differenziante e questo funziona, sei un imprenditore vero di prima generazione, perché hai fatto la differenza. Sergey Brin di Google ha fatto questo. Marchetto Zuckerberg di Facebook ha fatto questo.

Non sei imprenditore perché sei figlio di un imprenditore. Puoi avere la scuola per l’imprenditoria ma l’imprenditore è chi aggiunge valore e le persone glielo comprano.

Così, benché io sia di seconda generazione e faccia libri per tutto il mondo con l’impresa di famiglia, ho la velleità imprenditoriale di far lanciare i manager dagli aerei e mi sono inventato un prodotto differenziante, come paracadutista sportivo: far assaporare loro cosa prova un vero paracadutista, senza esserlo.

E dandogli degli elementi consistenti che possano tornare utili una volta tornati in azienda.

Come imprenditore ho particolarmente a cuore lo sviluppo del potenziale delle persone.
Un artista scrive e crea, purché porti la sua utilità al mondo.
Se gli è riconosciuta, allora funziona”.

Lettera postuma di Keanu Reeves a Patrick Swayze sul lancio SENZA paracadute in Point Break

Il salto.