QUAL È LA TUA INTENZIONE?

QUAL È LA TUA INTENZIONE?

In questi giorni, vent’anni fa, mi stavo accingendo a partire per una delle esperienze più significative della mia vita. Era il 1999 ed ero una persona molto diversa da quella di oggi.

Il ragazzo che stava partendo per Londra presentava la sua attitudine e quella uscita dalla zona di comfort, come oggi si dice, avrebbe contribuito a svilupparla, almeno in parte.

La strada da percorrere era molto lunga e lastricata di ogni tipo di difficoltà, come spesso accade, ben ignaro di tutto quello che mi avrebbe aspettato dopo.

Ad ogni modo, in quei giorni ho conosciuto molte persone meravigliose, alcune delle quali ancora oggi frequento. Mentre una di queste, della mia stessa identica età, se ne è andata.

Altre, invece, sono completamente sparite (e io per loro).

Nel disegno, i meccanismi che sottendono a un ponte non comune, il Tower Bridge.

Il tema è questo:

  • a parità di condizioni, quali sono le intenzioni che hanno mosso le persone che mi sono arrivate grazie a quella esperienza?
  • Perché ho attirato quelle e non altre?
  • Perché nel mio processo di crescita alcune sono uscite, altre sono rimaste e altre completamente inaspettate sono arrivate?

Queste domande sono relative ai tempi in cui ho vissuto per un po’ in UK – ben lontano dalla Brexit – ma in verità, immaginando un upgrade ai giorni nostri, persino sono arrivato io a volerne scremare alcune lasciandole andare, altre vorrei tutt’ora uscissero consentendo ad altre più in sintonia con me di arrivare e rimanere.

Arricchendoci vicendevolmente sul piano della reciproca crescita, dandoci valore.

In questi giorni mi sto rendendo sempre più conto – per presa di consapevolezza – che conta l’intenzione sottostante a un pensiero, un atto, un’azione, una decisione.

Crescere nell’idea profondamente sbagliata del “stai facendo un processo alle intenzioni?” scagiona in verità ogni pretesto per indurre la malafede e a percepirla come una cosa giusta, quando non lo è, solo che ancora non lo sai.

E così, dato che l’intenzione è invisibile ma non irreversibile, chiunque è in grado di mascherare il proprio operato secondo la più visibile e apparentemente nobile voce del bene per forza, specie quando questo è confezionato con un bel sorriso condito dal senso di dovere.

Un dover fare certe cose e prendere determinate decisioni altrimenti succede questa e quest’altra cosa (ove queste cose sono identificabili con il fallimento di un’idea, di un’attività, etc.) presuppone con ciò un ricatto morale.

Quando usiamo la nostra testa e non quella degli altri, prepariamoci alle rimostranze.

Tradotto: per fare questa cosa che si vuole fare, si nasconde la vera intenzione dipingendo l’azione che va fatta per forza di cose come un atto necessario.

Ovviamente ciò in conflitto di interessi, dato che il promotore coincide allo stesso tempo con il salvatore. Salvo piani collaterali che sono ciò che inficiano tutto il resto.

È qui che scatta il tema della VERA INTENZIONE.

LA PUREZZA DEL PENSIERO INIZIALE

L’intenzione emerge nel lungo periodo. Sia nel bene che nel male.

Diverso dal giusto o dallo sbagliato. Il giusto e lo sbagliato hanno a che fare con azioni che provocano effetti benefici o errori e gli errori – oltre a pagarli – si possono correggere.

Il bene e il male hanno il loro fondamento nell’intenzione benevola o malevola.

È proprio così o te la stai raccontando?

Se l’intenzione iniziale è mascherata, alla lunga si smaschera da sola. Lo si vede e lo si sente negli atteggiamenti dei suoi promotori.

Se questi una volta smascherati si ritraggono a vittima, ecco che ammettono senza nemmeno accorgersene la loro intenzione, sebbene inconsapevolmente.

L’intenzione promuove sé stessa nella pro-attività e non nella singolarità agendo nella creazione di un’intenzione comune ove il bene premia e valorizza le azioni della collettività e mai dei singoli o solo di alcuni scelti (come nel Quotidiano del Mattino).

Appena l’ego di uno inizia a partire per la tangente non riconoscendo e non valorizzando per favorire sé stesso nell’esclusione, esso sporca il buon proposito comune, attiva in frequenza chi lo seguirà e il “gioco” non sarà più pulito ma andrà ad inquinare l’intero disegno.

Per ripulirlo serve una nuova intenzione pura e collettiva che porti beneficio a tutti, pur occorrendo a volte un’azione atta allo scrollarsi di dosso l’incrostazione occorsa.

  • Se l’intenzione è diversa dal bene comune, a un certo punto qualcosa inizia a stridere.
  • Se la promozione è fin da subito benevola, nel lungo periodo verrà confermata. Se è malevola o torbida, nel lungo periodo verrà smascherata e smentita. A meno che non si auto-corregga nella buona fede dell’azione in corso.

Ad ogni modo, ciò che sto imparando a mettere sempre più in pratica è la qualità del pensiero iniziale.

Con questo metodo, quando questo pensiero che è puro muove l’intenzione nel realizzare una data cosa ove il beneficio non è del singolo ma della collettività, quell’intenzione manterrà la sua purezza.

Lo so che la maggior parte pensa prima a sé stesso ma quando quel pensiero non dovesse essere totalmente lindo e candido ecco avvertire lo stridore. Ed iniziano a manifestarsi eventi e forze contrarie atte a ristabilire l’ordine.

NB: come detto, nel momento in cui il pensiero iniziale non fosse lindo e trasparente ma nel percorso il torbido dovesse diventare chiaro e cristallino, ripulendosi, le azioni dirette e indirette rispetto a quel pensiero ripulito, correggerebbero la loro rotta.

Dopotutto, domani è un altro giorno 😉

C’è sempre spazio per la conversione sulla via di Damasco.

Infatti, qualunque essa sia, l’intenzione non va punita. Nessuno deve punire niente. Non dobbiamo ergerci a giudici e puntare il dito per fare il processo alle intenzioni.

Le persone possono sbagliare. Anzi, è la naturale condizione umana – senza sensi di colpa. Quando si sbaglia e lo si riconosce e oltre a ciò si propone il rimedio, nessuna punizione è obbligatoria.

Il senso della mia riflessione di oggi é:

nel momento in cui promuovi un qualcosa, un’idea, un progetto, un’azione, fai molta attenzione a quella che è la vera intenzione sottostante. Scava per capire qual è il vero essere di ciò che ti muove, se un fine egoistico o se un ambizioso (che porta il tutto a un livello superiore) progetto per il bene comune.

Dal web [autore ignoto su Instagram]

L’ego in sé non porta mai a una intenzione pura. Il pensare a sé stessi o alla salvaguardia solo dei propri interessi familiari tralasciando o ignorando gli altri o altre situazioni contingentate, non è sano.

Quel pensiero non è puro. Anche se ci si muove, sembra anche nei confronti di sé stessi, per senso di dovere. 

Non è abbastanza. Almeno, non è la sola cosa.

L’intenzione pura e sincera, parlata e meditata, aperta e senza conflitti, volta e atta alla costruzione e alla valorizzazione di persone, cose e situazioni, non temerà di essere smascherata perché non nasconde nulla se non il vuoto.

La sincerità è inattaccabile.

L’intenzione, l’attitudine, il ragionamento sorto tra mentalità, discernimento e cuore oltre all’esperienza, allo studio continuo e alla volontà di applicare, può solo portare del bene purché questo bene sia collettivo.

“Non si fa ciò che si dice ma ciò che si è”.

Leonardo Aldegheri
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Bruce Springsteen, Read Read Read, Los Angeles, un'attrice e.. la vita è una festa

Sto per salire su un aereo della Alaska Airlines diretto a Los Angeles. Stavo pensando a quanto sia bello e incredibile avere la possibilità nella nostra epoca di infilarsi in un tubo di metallo che a sua volta si infila nell’aria a 900 km/h salendo e fendendo in poche ore migliaia di chilometri.
A New York sono circa le 8 della mattina e so che entro ora di pranzo sarò in California per una presentazione di un libro che abbiamo fatto.
Un libro curato nei minimi dettagli, in due diverse versioni con la mezza tela blu sul dorso e la stampa a caldo bianca e con la mezza tela rosa e la stampa a caldo blu. Una meraviglia.
Il libro si intitola Read Read Read.

Ed è perfetto per questa citazione:
“I read so I can live more than one life in more than one place – Anne Tyler”.
Oggi sarò in Vermont Avenue a Hollywood in una delle più importanti librerie di tutti gli Stati Uniti – la Skylight Books – come azienda che produce libri per bambini, un’occasione incredibile per la nostra attività di produzione editoriale.
Leggere è un amplificatore. Tutto quello che siamo e sappiamo passa per la dieta mentale che abbiamo. Quando vinciamo la pigrizia di prendere in mano questo oggetto misterioso fatto di pagine che si sfogliano, abbiamo accesso a un mondo parallelo, accediamo letteralmente a un’altra dimensione.
La mia?
All’andata al gate incontro una ragazza, una modella che fa un sacco di pubblicità. Non avrei mai immaginato che lo spot preferito di mio figlio (quello degli snackini Fiorentini) sarebbe diventato motivo di interesse da parte mia, solo perché ho riconosciuto il volto della bella attrice in altri spot.

Ho trovato informazioni, mi sono documentato. Ho scoperto che quella ragazza è super attiva, fa la DJ, ha all’attivo decine e decine di spot, lavora a progetti interessanti. Decido di seguirla su Instagram e la cosa finisce lì.
Cos’ho fatto? Mi sono solo informato di qualcosa. La mia mente richiede cibo, si interessa a come gli altri fanno le cose quando le fanno bene.
In aeroporto la vedo, la riconosco e le chiedo “scusa, ma tu sei questa ragazza?” mostrandole lo smartphone aperto sul suo Instagram. “Sì! Felice di conoscerti”. Una piccola foto insieme e via. Da cosa nasce cosa, è quello che voglio dire.

Cosa voglio dire? Un caso. Sicuramente! L’ho subito detto a mio figlio solo per il fatto di renderlo felice. Anch’io, naturalmente, per la foto.. ma quando l’abbiamo fatta ho pensato a lui. Il mio intento era fargli capire che possono accadere cose inaspettate come questa.
Come andare a Los Angeles per una presentazione. Come sapere che esci dall’hotel in Times Square, hai un teatro davanti ed esattamente quel giorno a quell’ora c’è una coda pazzesca di persone con lo smartphone in mano perché dentro a quel gigantesco Suburban c’è Bruce Springsteen.

La summa del discorso: esiste un posto in cui tutto è possibile. Ci accediamo tramite la fantasia, tramite l’attività creativa mentale. Non possiamo pensare di avere ragione solo su un singolo elemento di una realtà poliedrica, multi sfaccettata.
In quel luogo esiste tutto. Noi siamo come antenne. Quando pensiamo attiviamo una emissione mentale, si accende un flusso, la corrente passa in un condotto. I nostri pensieri sono impulsi elettrici. Hanno la loro frequenza. In pratica ci attiriamo le cose.
Vadim Zeland nel Transurfing spiega che se pensiamo la nostra vita sia una festa, festa sia.
Più leggi, più ti sintonizzi, più l’emissione mentale si adatta su quella frequenza. Come è possibile provare scientificamente questa attitudine? Certo, non è possibile provarlo scientificamente. Empiricamente sì. Tanto vale la pena provare. Andrà come andrà. Sarà stata comunque una bella festa.
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La vita che volevo


Stamattina sono andato in ufficio, quasi come ogni sabato eccetto quando, in pratica, ho i corsi di formazione. Si tratta del momento ottimale per pensare, recuperare le cose in sospeso, pianificare, fare tutte quelle cose che nel brusio della quotidianità settimanale fai più fatica a fare.
La vita che volevi era andare in ufficio?
Stamattina sono andato a fare un lancio. Sì, dopo l’ufficio sono andato a lanciarmi col paracadute (meglio averne uno sulla schiena, non si sa mai) e dato che sarei dovuto andare a prendere mio figlio un po’ prima come quando sta con me, siccome aveva un sacco di compiti da fare e sarei andato più tardi, ho pensato di fare un giro a 4000 metri dopo qualche settimana di astinenza e saltare da un aereo con un amico, atterrare, cambiarmi e correre a prendere il mio cucciolo.
La vita che volevi era andare in aria per precipitare ai 250 km/h?
Stamattina poi, guidando, ho incontrato un simpatico gruppo di ciclisti, di quelli super acuti che si mettono in formazione come birilli del bowling e al mio cortese (dico sul serio) sollecito di posizionarsi in fila indiana data la pericolosità della nuvola formatasi mi sono sentito dire in perfetto italiano dantesco “sta sito ti che te parli con quela machinassa” conditamente a coloriti improperi e qualche insulto per cui nonostante ciò sono stato felice di avere avuto un dialogo comunque costruttivo con degli esseri umani dotati di elevata caratura intellettuale (alla stessa maniera di coloro i quali, ad esempio, permangono nella corsia centrale in autostrada nonostante quella a destra sia deserta come le regioni centrali dell’Africa in estate con i leoni affamati e antilopi magre con lo scheletro a dieta).
La vita che volevi era discutere con ciclisti con il quoziente intellettivo di un Nobel?
Stamattina sono andato a prendere mio figlio e mentre guidavo tranquillamente in tangenziale verso casa sono stato avvicinato posteriormente a grande velocità da un SUV dalle notevoli proporzioni un po’ come il Rocco Siffredi delle auto e l’energumeno che sedeva sui molti cavalli della Mercedes GLE nera che ho provveduto a denunciare alle forze dell’ordine mi ha scattato una foto mentre sorridente gli esponevo il mio pollice (NON il dito medio, sottolineo) alzato.
Cosa avesse costui da me a desiderare intento a immortalarmi nel mentre in cui guidava?
Forse a discernere il motivo per cui rispettando semplicemente i limiti non poteva sorpassare il mio veicolo (macchinassa) sulla destra, immagino.
La vita che volevi era farti scattare fotografie in tangenziale?
Ma no. Certo che no, è che a mio avviso la questione è molto semplice. In giro esistono vari tipi umani più o meno vicini al cercopiteco che ci ha anticipati qualche anno fa ed esistono vari tipi umani vicini alla versione evolutiva migliore della nostra specie che spingono in avanti, nonostante i cercopitechi, l’umanità intera. A favore anche dei ciclisti in nuvola e a favore di arroganti fotografi col SUV.
La vita che volevi era parlare di questi episodi di normale e quotidiana umanità?
L’essere umano è fondamentalmente un animale con però una straordinaria e contraddittoria capacità evolutiva. In pochi anni (sì e no 200.000) ha avuto un boost significativo nell’1% di questo lasso temporale e cioè solo negli ultimi 2000 anni che nei 4.8 MLD di vita della terra corrispondono a qualche 0,0000000X.. (non lo so, non sono mai stato bravo in matematica e ho un sospetto di essere discalculico).
Se eravamo in 180 MLN nell’anno ZERO e se se siamo in così tanti oggi (il primo MLD è stato raggiunto solo nel 1800) è perché negli ultimi 200 e rotti anni ci si è dati un po’ da fare, in alcuni. In altri no, non tanto.
Ad ogni modo, la vita che volevo è questa: libera.
Libera di esprimere.
Libera di volare.
Libera di fare.
Libera di costruire. Libera di essere.
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"Mi piacciono le persone che per brillare non spengono nessuno" (articolo)

Il “pauroso conservativo” ti controlla. Non lo sai perché pensi ad altro mentre lui monitora quello che fai senza che tu te ne accorga perché sei spontaneo nella tua innocente ingenuità mentre provi a costruire qualcosa, nonostante. Ma tu invece poi.. te ne accorgi eccome.
Capisci chi è veramente. Prima “senti” solo che qualcosa stride ma non capisci perché. Poi deduci dai comportamenti. Che trovano conferma nel tempo, negli anni. E colleghi i puntini, per dirla alla Steve Jobs anche se non è esattamente questo il tema.
E cosa monitora? Che tu non osi immaginare di cambiare lo status quo.

Guai a cambiare lo status quo.

Il pauroso conservativo detesta il cambiamento, lo mette in allerta e lo manda in sbattimento. Quando si sente minacciato attacca colpendo basso agganciandosi ai pretesti per porti in condizione di difficoltà quando meno te lo aspetti. Non guarda in faccia a nessuno. Lo status quo e sfregarsi le mani quando sei in difficoltà, hanno la massima priorità.
Il pauroso conservativo non riconosce. Ed è questo il punto. Oltre a ciò, difficilmente comunica. Si porta dietro il fardello delle sue esperienze passate che lo hanno appesantito e le scarica sui malcapitati di turno che – magari – gli hanno dato nel frattempo anche la massima fiducia.

“Mi piacciono le persone che per brillare non spengono nessuno” (cit.)

Sfogliando le immagini salvate dal web sul telefono, ho trovato questa citazione, non so di chi sia ma ho deciso di divulgarla prima su Instagram, poi, su richiesta di un’amica che riconosce, su Facebook.
Grazie ai commenti di altre persone, ho deciso di approfondire l’argomento con questo articolo.

Perché molte persone che si sono sentite coinvolte e si sono sentite in qualche modo “vittime” dei paurosi conservativi, spesso, troppo spesso, pensavano di essere sbagliate loro.

Perché il pauroso conservativo agisce subdolamente, spesso interagendo con l’emotività della vittima.
Il pauroso conservativo manipola.
Il pauroso conservativo è un mediocre che sa di esserlo e usa la presunzione per innalzare le qualità che inevitabilmente anche lui ha. Tuttavia non abbastanza da non liberarlo dalla mediocrità della sua natura.
I mediocri spengono gli altri sistematicamente per abbassarli al loro livello e poi più giù così da sembrare sopra.
I mediocri non vogliono cambiare le cose, salvo poi lamentarsi degli altri, alle spalle naturalmente, in particolare di chi le vuole cambiare, osteggiandoli e facendoli sentire inadeguati.

Non tengono conto delle qualità altrui, dello studio, dell’impegno, delle esperienze, dei viaggi, delle relazioni, del lavoro svolto e nemmeno del successo ottenuto oggettivamente.
A loro interessa che il loro interesse non venga in nessun modo intaccato. Che lo status quo permanga sempre, costi quel che costi. Sono ancorati e non si sganciano. Non mollano. Non capiscono. Il loro piccolo potere è un feudo contornato di yes men e uomini manipolati che non pensano con la loro testa, convinti invece di farlo.
Sono persone guidate dalla paura. Alla lunga, è sempre l’inconscio il vero driver.

Credono di agire per il bene comune perché in fin dei conti se ne sono quasi auto convinti ma in fondo al loro cuore sanno di non essere loro, quelli adeguati. L’importante è non cambiare le cose.
L’importante è resistere, a ogni costo. E il prezzo è alto, come suggerisce Sebastiano Zanolli (grazie a Facebook per l’accadde oggi che cade a pennello).
Non per il bene comune, lavorano sui personalismi fingendo sia per il bene comune, elevandosi a salvatori della patria pur con manifesta inadeguatezza, valorizzando abilmente e subdolamente il poco che sanno fare. Sono abili mascheratori. Sono abili manipolatori.
Hanno la pazienza degli anni, facendo breccia sulla bella faccia e il cattivo gioco.
La soluzione è smascherarli rendendosene conto. La consapevolezza maturata nel tempo restituisce, prova dopo prova, la loro natura e l’intimo essere del loro agire. Non necessariamente in malafede, attenzione. Ma in relazione alla loro natura. Loro fanno il massimo di quello che possono per quello che sono.
Solo che non riconoscono e questo è il loro peggior problema. Che gli rovina la vita e la fanno rovinare agli altri, mediocri come loro e non.
La presunzione li acceca. Non capiscono quando è il momento di tirarsi indietro e cedere il passo.
Dal lato nostro, esserne consapevoli è la chiave. Fare bene comunque. Fare il bene comune. Veramente però. Essere umili. Lavorare per il meglio. Lavorare per il bene comune, nonostante.
Lavorare per le persone. PER VALORIZZARLE.
Loro non valorizzano, screditano.

A quanti si possono sentire “vittima” di chi ha loro avanzato tali angherie, ho questo messaggio: non siete tenuti a subirle.
Tutti partono sempre dal presupposto di essere nel giusto.
Tutti pensano siano gli altri ad averli defraudati di qualcosa. Tutti agiscono nella rivalsa.

Non esistono vittime.
Esiste la responsabilità di esserlo state, semmai. Di essersi lasciati sopraffare. Poi, la responsabilità è solo VOSTRA.
Paloma dice:
“Avere la mente e il cuore aperti, non sprecare tempo nell’invidia, sapere che sono le opere che parlano, e non le chiacchiere. Non sentirsi umiliati nell’essere “trampolino” per altri, perché si cresce insieme”.
Esatto, perché si cresce insieme. Non esiste io, esiste solo NOI.
Senza esporre le ricette di suor Germana per avanzare certi e sicuri nella vita, andare avanti dritti per la propria strada, consapevoli e con possibilmente ben chiaro in testa cosa si vuole essere senza esserlo a scapito di altri, aiuta a non cadere nei tranelli degli elementi negativi dati dai paurosi conservativi e dalla loro natura mediocre.
Riconoscerli e rispettarli è il primo passo avanti. Poi gentilmente discostarsene e proseguire per la propria via, costruendo e valorizzando gli altri è la cosa da fare. In pratica, occorre fare il contrario di quello che fanno loro per elevarsi rispetto a te. Non serve elevarsi. Non serve manipolare. Basta fare. Fare bene per gli altri. T-u-t-t-o-q-u-i.
Su Instagram un commento interessante è stato:

  • benedetti_barbara La realtà è ben più complessa, più grave di un semplice mediocre che per sentirsi superiore abbatte il più debole. Viviamo in un tempo di assoluta mediocrità. Il nostro sistema è mediocre. Da qui, cammina la nostra vita. Parliamo di libertà, quando la stessa è vincolata e soffocata dal potere. Bisogna imparare a difendere la nostra esistenza dal fulcro di quella mediocrità che premia quegli stessi mediocri dei quali non bisogna circondarsi. Il Tempo è prezioso e di una estrema bellezza. Basta guardare l’ora del Tramonto per capire quanto è meraviglioso esistere ed essere.

(Grazie Barbara). Ti ho risposto così, non è che il mediocre abbatta il più debole, perché non è detto quest’ultimo lo sia:

  • leonardoaldegheri Viviamo in un mondo in cui è vero tutto e il contrario di tutto. Da sempre, credo, ma non c’ero. Non posso raffrontare questa epoca di presunta mediocrità con un’altra, quella medievale, ad esempio. Viviamo nella relatività. Dire che “la realtà è più complessa” è un giudizio. Così come dire “la realtà è più semplice”. Più grave o meno grave sono anch’essi giudizi. Giudizi frutto della visione di ciascuno. Nessuno ha la verità in tasca. La verità è quella che credi sia la verità. Forse 😉 – grazie per il bel commento. L’attimo del tramonto è favoloso. Così come quello dell’alba. Così come il tempo in cui guardi il mondo con l’occhio del bello. Giudizio anche quello.. tanto vale la pena no? 🍀

Allora guardiamo il mondo con l’occhio del bello. Anzi, contribuiamo a costruirne uno più bello. Lasciamo un mondo migliore a chi verrà dopo di noi. Senza avere paura. Senza essere così conservativi. Fottiamocene dello status quo solo perché si ha paura della propria ombra e rimanendo immobili nel terrore di fare errori.
Guardiamo avanti. Tanto vale la pena, no?
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Sergey Brin, l'adrenalina e la competitività – come saltare da un aereo senza essere presi per pazzi, anzi.

Ogni volta che penso a quello che faccio in stagione il venerdì alla pausa pranzo a me sembra normale. Poi lo racconto e mi danno del pazzo. A me non pare proprio. Poi vedo questa foto e mi consolo tantissimo. Ma proprio tanto. Se uno degli imprenditori più ricchi del pianeta, uno degli uomini che ha contribuito maggiormente ad entrare ogni giorno nella vita di tutti noi con la sua aziendina – Google e lui è Sergey Brin che salta da un elicottero – e leggo più volte essere un malato di adrenalina come me, beh.. mi sento immensamente consolato 🙂
Sergey, grazie che ci sei. Non tanto per aver fondato e sviluppato Google. Ma perché sei una che salta dall’alto.
Sergey Brin is an adrenaline junkie. E che vorrà mai dire?

Andiamo al punto e cioè: cosa fa saltare una persona da un aereo senza che questa venga tacciata come pazza o irresponsabile o malata di emozioni forti?

sergey-brin-is-an-adrenaline-junkie
Il venerdì in stagione, ti stavo dicendo, al posto di andare a mangiare come tutte le persone normali, mi reco in aeroporto, mi imbrago – cioè indosso il mio paracadute sulla schiena, aggancio il pettorale, stringo i cosciali, faccio tutti i controlli del caso e mi dirigo con i miei compagni verso il velivolo per uno o due decolli e poi torno in ufficio a lavorare.
Se sei preoccupato per il mio pranzo, tranquillo, mangio qualcosa in auto ma non è importante quanto lo è la sensazione di volare, l’immensa liberazione di essere in aria e la bellezza del volo, del salto, del lancio che inizia nell’hangar e termina con la compilazione del logbook dei lanci.
Meraviglia delle meraviglie!
Ma cosa avviene a livello psicologico? A livello inconscio?
Tutto bello quello che avviene fuori ma scendere a livello psicologico a vedere cosa avviene, aiuta a conoscerci meglio; e conoscere cosa avviene in profondità ci aiuta a lavorare meglio. Con noi stessi e con gli altri.
Ce lo dice il dott. Andrea Cirelli, Psicologo, Psicoterapeuta specializzato in Ipnositerapia e Psicoterapia Breve Strategica, autore del libro IL TUO CORPO TI DICE COME DIVENTARE FELICE (alla seconda ristampa in tre mesi – vedi video di seguito 🙂 ) e spesso intervistato da Fabio Volo al Volo del Mattino su Radio Deejay:
“L’energia emotiva, offerta volontariamente con i lanci, fa si che una parte arcaica di noi (l’inconscio, l’istinto) ci gratifichi. In altri termini, il lancio è una fornitura di energia emotiva positiva che va o a sostituirsi a quella negativa e uno la vive, oppure va a potenziare il rapporto con il proprio inconscio a cui poter chiedere di più. Amplificherei con spiegazione analogica e con quella di altre teorie la spiegazione psicologica del perché con i lanci si migliora”.

Insomma, se lo fa uno come Sergey Brin fondatore di Google, allora lo possono fare tutti gli altri, non è questione di essere malati di adrenalina e il fatto di lanciarsi, di saltare da un aereo ha di fatto qualcosa che ha a che fare con qualcosa di molto più profondo.
Ed è una questione estremamente naturale legata alla più naturale delle leggi della natura: non sopravvive il più forte ma chi si sa adattare meglio. E noi esseri umani abbiamo – tra gli altri – tre strumenti, tre prerogative che ci differenziano dalle altre specie:

1. la possibilità e la forza psicologica di non demordere grazie ad una psicologia robusta (che il paracadutismo e i lanci inevitabilmente sanno dare)
2. la speranza (demandata perlopiù ad agenti esterni)
3. l’opportunità di studiare ed acquisire competenze (gli animali procedono nell’evoluzione esclusivamente per prove ed errori salvo non disporre dei primi due punti. Anche noi procediamo per prove ed errori ma possiamo accelerare il tutto con lo studio, la formazione e l’esperienza)

Il sistema che tiene vivo e attivo tutto ciò e che conduce in definitiva alla nostra felicità e alla realizzazione che tanto alimenta la psiche umana è soggetto a sforzo, logorio e “sfiancamento” e se non sei abbastanza robusto e flessibile, ti perdi per strada. E questo accade alla maggior parte delle persone compresi gli imprenditori.

Non è affatto un caso che Sergey Brin pratichi attività sportive di alto livello.
E ci si può dotare degli strumenti utili, efficaci e necessari affinché non si smetta di provare a creare le condizioni per ottenere il risultato e non si smetta mai di trovare nuove soluzioni ai problemi di sé stessi, delle proprie aziende e delle persone continuando a motivarle e alimentarle di nuova energia e nuova e sana voglia di fare.

Senza questa attitudine, senza questo ancestrale slancio che permea l’agire e l’umano essere, in pratica, nulla sarebbe stato. L’uomo probabilmente camminerebbe ancora a quattro zampe e considero che mettere a disposizione strumenti tanto risolutivi possa supportare bene, molto bene, il processo evolutivo che poi per la nostra epoca si esplica in termini di competitività.
Ma cosa c’entra il paracadutismo con gli imprenditori e la competitività?
Cosa c’entra la leadership con il paracadutismo?
Ora iniziamo a parlare veramente di salti.
Ho fin da subito concepito il paracadutismo come il corso di formazione per eccellenza, il corso regale, il corso dei corsi, il corso numero uno per potenza di acquisizione di consapevolezza, di abilità in una condizione estrema, di governo delle emozioni, di vincere sistematicamente la paura.
E mi sono sempre detto che quando sei un uomo capace di affrontare tutto questo a 4000 metri di altezza, bene, a terra, al livello del mare, sei necessariamente un uomo migliore.
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Sei più competitivo perché il paracadutismo è uno strumento:

  • inevitabilmente,
  • indiscutibilmente,
  • assolutamente,
  • totalmente competitivo.

Ed è il sinonimo diretto di spiccare –> che è emergere.
Come differenziarti in un mondo sempre più ad elevata competitività?
Come emergere e smetterla una volta per tutte di essere recepito come una COMMODITY cioé di essere facilmente sostituibile?
Un momento, cos’è una commodity?
Una commodity è qualsiasi cosa sia facilmente reperita come alternativa: lo sei nel mercato del lavoro, lo sei nel business, lo sei come persona, come azienda, come collaboratore. Sei l’alternativa di qualcun altro più commodity di te e qualcun altro sarà la tua alternativa. Esattamente come andare a fare benzina alla Esso o alla Shell perché conta lo zero virgola finale.
È tristissimo, lo so, e credimi, lo dicono in tanti esperti, Marco Montemagno ma anche Alfio Bardolla, professori di Harvard e imprenditori della Silicon Valley (guarda caso anche Sergey Brin): si sta andando sempre più verso quella direzione. Guardati il video di Montemagno sulla progressiva algoritmizzazione delle procedure che andranno a sostituire sempre più l’intervento umano. L’automazione spazzerà via milioni di posti di lavoro e non sarà fra molto: c’è che dice tra 10 e c’è chi dice entro 5 anni.
Emergere, saltare, spiccare ha molto, MOLTO a che fare (non dico col risolvere ma..) col guardare il progresso da un punto di vista diverso e non da subirlo ma da cavalcarlo perché la tua psicologia cambia. CAMBIA eccome.
Se non sai dire la tua differenza tra un elemento A e un altro elemento B – ebbene, sei una commodity. Fai qualcosa per non esserlo MAI più.
Non sono certo io a dare le soluzioni ai problemi del mondo ma forse, saltando da qualche anno, un’intuizione mi è venuta anche considerando gli enormi progressi tatuati sulla mia pellaccia:

  • aspirare al salto di qualità AIUTA.

Pensa all’utilità per la tua azienda. Ma di questo te ne parlo nel report che sto finendo di preparare per la nuova stagione 2017 🙂
Se vuoi avere – ovviamente gratis – il catalogo dei corsi 2017 con i TBO (Team Building Outdoor) e i TBO Deluxe puoi contattarmi qui oppure fissiamo una chiamata conoscitiva senza ovviamente impegno qui e sono felice di darti tutti i dettagli del caso.
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