BREVI DAL G20 SUL SOLE 24 ORE

Brevi dal G20 sul Sole 24 ore.

A poche ore dal mio rientro dal Giappone, le prime considerazioni.

Nel mondo inclusivo di oggi dove le regole universali di collegamento tra ogni cosa e tutto ciò che esiste non è più solo un’idea ma ha un impatto “fenomenologico” evidente, occorre ripensare il modo di produrre e consumare, di intessere relazioni, di fare impresa, di divulgare, di educare ovvero disimparare per lasciare spazio al nuovo.

E per quanto mi riguarda, anche di leggere
Leggere non solo tanti libri ma leggere la realtà.

Quella in cui siamo calati, quella in cui sono calati gli altri. E trovare la collocazione adeguata nella frequenza adeguata.

Ove il nuovo è in sintonia con il mondo di oggi e soprattutto quello di domani.

Di ritorno da un viaggio davvero impegnativo e stimolante in Giappone, la considerazione immediata è che fare impresa non è mai solo limitato alle mura del proprio stabilimento.

Oggi fare impresa è inevitabilmente una responsabilità globale, serve per dare il proprio contributo imprenditoriale al mondo:

nel mentre in cui si fa in modo di efficientare le proprie quattro mura si pensa al mercato e alle persone che lo popolano. E il mercato premia.

Perché il cliente stesso è ormai già da tempo sintonizzato su questa frequenza.

Lo sviluppo è e deve essere sostenibile e occorre pensare a quello che si sta facendo non solo in termini di prodotto e ora più che mai di mercato ma anche e soprattutto in termini di IMPATTO, ambientale e culturale.

“Abbiamo il dovere di immaginare il futuro dell’economia globale e interpretare il nostro business in chiave innovativa e di sviluppo sostenibile per contribuire ad una crescita inclusiva che persegua gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”

Sul Sole24Ore.

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

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Leonardo Aldegheri
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PAPÀ, PERCHÉ TI TAGLI LA BARBA?

Papà, perché ti tagli la barba?

“Papà, perché ti tagli la barba? Perché cresce, amore mio.. tutte le cose crescono, anche la barba del papà”.

Quando la mia meravigliosa piccola mi ha posto una domanda apparentemente semplice, ho avuto un’illuminazione.

Crescono le unghie, cresce la barba. Crescono continuamente. Noi dobbiamo tagliarle, come tagliamo i capelli.

Mentre fuori cresce l’erba nel prato, crescono le piante.

Mentre fuori il mondo gira, le cose crescono. A una velocità che non ce ne accorgiamo, salvo poi dover tagliare rami, potare i gelsomini, le unghie, i capelli, la barba.

E mentre tutto ci cresce sotto al naso, c’è chi si ostina a non volerlo fare. ..è nella natura delle cose. Ma non importa, si cresce.

Là fuori ci sono persone che crescono, altre che dovrebbero crescere e non lo fanno e altre che disturbano chi lo vuole fare. Ma non importa, si cresce.

Non è un problema, davvero.

E mentre alcune persone crescono e altre no, le cose comunque crescono, le aziende crescono, i capelli crescono, i bambini crescono, le piantine crescono, cresce anche la mia barba.

Ma non importa, si cresce.

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TUTTO PER TUTTO!

Tutto per tutto. Una storia di leadership.

Il vero significato della frase, qual è? Metto in gioco, a disposizione TUTTO: affetti, relazioni, casa, me stesso per ottenere tutto.

Anche se è palese che questo “tutto” è inevitabilmente più un TUTTI.

Perché questo è. Tutto, per tutti.

Una persona si prende carico di responsabilità, iniziativa, coraggio e per cosa?

Per doversi scusare e chiedere perdono per fare una cosa che serve anche e soprattutto agli altri.

Serve AGLI altri e SERVE gli altri.

È questa la storia che mi ha affascinato di Enzo Muscia.

La si impara nel film Rai interpretato da Beppe Fiorello. La si legge nel suo libro.

Un imprenditore appassionato che ha il sogno di firmare una nuova lettera di assunzione, che fa risorgere un’azienda, che crede che il buon leader crei nuovi leader e anzi non tema di vedere intaccata la propria leadership.

Il contrario è come temere di innaffiare una piantina perché altrimenti rischia di diventare alta. Non è forse folle?

Il vero leader cerca e vuole competenze, persone più brave di lui a fare quella data cosa.

I veri leader non temono di venire soppiantati, li creano.

Li generano, mettono le persone nelle condizioni di prosperare. È così che l’azienda cresce.

Ispirazione totale.

Così, appena ho saputo che Enzo Muscia sarebbe stato a Verona ospite di BPM, mi sono proiettato alla velocità della luce a trarre ispirazione come non ci fosse un domani.

E così è stato. Non esiste “ci devo pensare”.

Quando sappiamo cosa vogliamo, agiamo.

Ho preso talmente tanti appunti – seduto in primissima fila – da venire persino scambiato per un giornalista.

Ma prima ero stato scambiato proprio per lui!

La scena è stata davvero curiosa e bizzarra, uscendo dal bagno prima dell’evento:

“ma.. è lei? Può farmi un autografo?” 
“Sì, io sono io! Ma l’autografo magari glielo fa Enzo Muscia di persona..”

Ipotesi sulla frequentazione dello stesso barbiere..?

Il signore si è scusato ma non vi era alcun motivo di scusarsi: a me ha fatto solo un grande piacere.

Mi sono sentito coinvolto nell’ambito di un’occasione fantastica dove una banca iper nota del territorio ha avuto un’iniziativa davvero buona per la città e suoi cittadini.

ISPIRAZIONE. Assolutamente sì.

La magia di lasciarsi ispirare. Ripensare. Migliorare. Valorizzare.

Quella di Enzo Muscia è una magnifica storia di rinascita e resilienza che benché quest’ultimo sia un termine ormai iper abusato è, in questi anni di crisi cronicizzata, attuale più che mai e lo sarà con ogni probabilità ancora per molto tempo.

Consiglio il libro Tutto per tutto (anche se questa volta non lo abbiamo fatto noi ma uno dei miei maggiori riferimenti imprenditoriali) e che si legge d’un fiato a tutti coloro che hanno un grande sogno.

“Uno alla volta, tutti e venti bussarono alla porta del mio ufficio e firmarono il contratto di assunzione”.

Enzo Muscia

Personalmente, sono stato tacciato per idealista in passato, tante belle idee e poca concretezza.

“Ah sì?”

Mi è stato persino molto gentilmente detto (tralascio ogni commento) che non sarei mai diventato come mio padre. Ed è vero. Io non voglio diventare come mio padre.

Foto credits: Massimo D’Ambrosio via LinkedIn

Mi sono attivato per lasciare le belle idee belle, senza abbandonarle, e ho in qualche modo trasformato in concretezza quello che avevo in mente.

Avevo un gran bisogno di strumenti. Me li sono andati a cercare e alcuni li ho persino trovati. Ero in svantaggio. Ero in difficoltà.

Poi, tra i tanti strumenti, strada facendo, mi sono imbattuto anche in questa storia e ho notato che il desiderio del protagonista, il sogno, la massima aspirazione:

  • non è temere che qualcuno cresca
  • non è tenerti sotto controllo
  • non è tarpare le ali alle persone
  • non è dire che non hai le qualità di tuo padre per tirarti giù
  • non è mantenere lo status quo a tutti i costi:
è firmare ogni volta un nuovo contratto di assunzione.

Ci vuole molto più coraggio per questo.

Aspirazione di grande Ispirazione.

E penso che la strada per la concretezza passi attraverso le stazioni delle assunzioni.

Sì. Di responsabilità, prima di tutto.

PS: piedi ben saldi a terra con l’ispirazione in mano di chi ce l’ha fatta.

LA VISTA, IL CIELO DI PRIMAVERA (nitido, azzurrissimo, zeppo di gemme).

Leonardo Aldegheri
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NON ARRENDERTI E LA FORTUNA VERRÀ DA TE [redux]

NON ARRENDERTI E LA FORTUNA VERRÀ DA TE [articolo completo]

Quella che in tedesco si chiama Die unendliche Geschichte è l’epico film La storia infinita e offre spunti davvero interessanti.

Tutto ha un suo percorso.

“Era l’unico modo per portarlo qui”

“Chi?”

“Il piccolo terrestre”.

Per essere chi siamo, passiamo attraverso le prove della vita. Siamo sempre in balia di pensieri che contrastano l’aspettativa che tutto vada sempre bene come intendiamo noi. Ma bene è un’idea solo nella nostra testa. Le cose non accadono a noi.

Accadono per noi.

A quale pro? Per renderci pienamente chi potremmo essere.

Dall’essere potenzialmente chi siamo, al realizzarlo.

Coinvolti a piene mani nel processo creativo del mondo, ne siamo al tempo stesso emanazione.

“Avere un Fortunadrago è il solo modo per andare in missione. Andrà tutto bene. Non arrenderti e la fortuna verrà da te“.

Auspicando (e non sperando che porta al di fuori di noi la respons-abilità del risultato delle nostre azioni) che tutto vada per il meglio, rappresenta un modo di approcciarsi alle cose molto diverso.

Il Fortunadrago è l’incarnazione fantastica della fiducia, della fede nel perseguire la nostra missione.

Averla chiara in testa è anch’esso fondamentale. La missione deriva dall’avere chiari i nostri valori, cioè ciò che ci muove. Ciò che ci anima in una determinata direzione piuttosto che in un’altra.

“È la prima delle due porte che devi oltrepassare per raggiungere l’Oracolo. Gli occhi delle sfingi restano chiusi finché qualcuno il quale non ha fiducia in sé stesso cerca di varcarne la soglia.

Sta arrivando un tizio alquanto bizzarro. Ora sapremo cosa realmente pensa di sé.

Le sfingi riescono a vedere fin dentro al tuo cuore.

“VOGLIO PROVARE!”.

“Non dubitare di te stesso”.

Chi può credere in noi stessi, se non noi stessi? Perché qualcun altro dovrebbe credere in ciò che perseguiamo se non siamo noi i primi ad essere il motore del cambiamento?

Nessuno sarà motivato mai a sposare l’idea di qualcuno fino a quando colui che promuove l’idea non la guida con l’esempio, la costanza, il risultato. Noi stessi per primi dobbiamo mettere in campo le azioni giuste. Ma dobbiamo SAPERE chi siamo e quello che vogliamo essere.

La fiducia non è altro che la benzina che alimenta questo motore.

“Il peggio deve ancora affrontarlo. Si troverà faccia a faccia con il proprio IO. Posti di fronte al loro vero IO, pressoché tutti gli uomini fuggono urlando”.

“Sovente i buoni scoprono di essere crudeli, eroi famosi scoprono di essere codardi”

Le persone hanno paura di assumersi responsabilità. Tirarsi indietro è più facile perché nel caso in cui si sbaglia, non si ha colpa.

Di quale colpa stiamo parlando? Non esistono colpe, esiste la responsabilità di dotarsi degli strumenti per ottenere le cose, insieme.

L’unica colpa è quella di smettere di chiedersi, di domandarsi come è possibile fare quella cosa in maniera diversa, migliore, al passo con l’evoluzione e i tempi.

Esiste sempre un modo diverso per vedere le cose.

Oggi lo dice anche la fisica quantistica: l’oggetto osservato cambia a seconda dell’osservatore.

“Fantasia non ha confini. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità e quindi non può avere confini”

“Perché Fantasia muore?”

Perché la gente ha rinunciato a sperare e dimentica i propri sogni così il Nulla dilaga

“Che cos’è questo Nulla?”

“È il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo e io ho fatto in modo di aiutarlo”

“Ma perché?”

“Perché è più facile DOMINARE chi non crede in niente e questo è il modo più sicuro di conquistare il potere”.

L’imperatrice spalanca ogni orizzonte possibile e ci apre al mondo delle possibilità:

  • I desideri da esprimere NON sono solo tre.

    Nemmeno nella storia originale del Genio erano limitati. I desideri, da che mondo è mondo, sono ILLIMITATI.

    Come diceva Einstein, l’immaginazione è la forza più potente.

    L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione.

    “Fantasia può ancora risorgere dai tuoi sogni e dai tuoi desideri”.

L’immaginazione è il motore dello sviluppo

È lo stesso mondo in cui noi tutti siamo chiamati a contribuire desiderando, volendo migliorarci. La lamentela, il non farsi carico della propria responsabilità sono nemiche dell’evoluzione.

Dire si è sempre fatto così ed essere convinti che non ci siano modi diversi per vedere le cose e per cambiare il mondo, è la vera colpa.

Il mondo è in continuo e costante cambiamento. E i nostri desideri lo alimentano. Non esisterebbero le aspirazioni, né l’ispirazione se non desiderassimo continuamente qualcosa di nuovo, di diverso, di migliorato e migliorabile che ci faccia stare meglio e si preoccupi anche di far stare meglio gli altri.

“C’è qualcosa che desideri?”

“Non lo so”

“Allora Fantasia non esisterà più”

“Quanti ne posso dire?”

Tutti quelli che vuoi. Più tu ne esprimerai, più il Regno di Fantasia diventerà splendido

“Sul serio?”

“PROVA”

“Il mio primo desiderio è..”

Leonardo Aldegheri

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IL SIGNIFICATO PROFONDO DEI BRACCIALETTI

IL SIGNIFICATO PROFONDO DEI BRACCIALETTI. Senso di appartenenza, gruppo dei pari, responsabilità. Accettazione, senza farsi inchiappettare, possibilmente.

Qualcuno obietterà, quando non dissentire, per la scritta I’M THE BOSS.

Questa scritta non significa sono io il capo, sono io il più bello, sono io il più forte, sono il tuo o il suo capo o che desideri comandare chicchessia. Non me ne frega nulla del comando in senso stretto. Mi piace – e ritengo profondamente giusto – fare le cose in ottica di evoluzione.

“C’est moi le plus fort” e “C’est moi le plus beau” sono best seller di Mario Ramos, capolavori di significato su come la presunzione, alla fine, si ritorca contro.

Perché l’evoluzione è cosa necessaria.

EKIS, una delle più grandi società di formazione in Italia, è “responsabile” del significato profondo dei braccialetti.

Chi accetta di portare un braccialetto con sopra una tale scritta, accetta la propria responsabilità nel senso più ampio del termine affinché si ricordi che se prende una botta contro lo spigolo del mobile, non è colpa del mobile che deliberatamente si è mosso contro di lui/lei ma è lui/lei che muovendosi inavvertitamente si è incontrato col mobile di cui sopra.

Ovviamente, si tratta di una metafora.

Esiste un mondo, là fuori, che gira e corre alla velocità della luce. Negarlo e far finta di non vederlo, è da irresponsabili. Fai conto che quel mondo là fuori sia il mobile e tu ti scontri contro i suoi numerosi spigoli.

Si tratta di responsabilità. I’m the boss significa IO SONO RESPONSABILE di come agisco, di quello che penso-dico-e-faccio.

Essere responsabili va ben al di là di coloro che criticano, tramano, complottano, si riuniscono, organizzano. Si lamentano. Sempre nella pesantezza in cui si trovano a loro agio. Nel loro brodo caldo per l’anima, per dirla alla Brian Tracy.

Zack! Ahi, avverto un pizzicorio alla schiena. Si tratta di un coltello conficcato in mezzo alle scapole.

Non fa male. Piccolo coltello, piccolo pugno.

Difficile assumersi la responsabilità di avere un pensiero diverso. Difficile ma fattibile.

Sbagliato, perché diverso. Sbagliato, perché attuato da persone diverse. Sbagliato e basta.

Hai sentito cos’ha detto? Hai visto cos’ha scritto? Senza scendere nel significato profondo dell’intenzione.

Il significato profondo dei braccialetti.

Non importa il futuro, non importa il risultato, l’importante è frenare, distogliere, rendere difficoltose le cose: questo sì, è da irresponsabili, è tipico di chi non accetta, di chi non prova nemmeno ad ascoltare l’alternativa, tipico di chi non da fiducia perché deve proteggere lo status quo a tutti i costi. Ma proprio a tutti. Tipico di chi pensa e agisce in maniera presuntuosa.

Ne parlavo qui, quando dicevo che mi piacciono le persone che per brillare non spengono nessuno.

È mai possibile che alle persone alle quali interessa non brillare ma spegnere si prodighino tanto per infestare la vita degli altri con il loro disagio?

Personalmente trovo questo inconcepibile in quanto credo che chi si trova impegnato a lavorare per il futuro, a costruire e ad attorniarsi di persone cui volere bene non abbia tempo né energie da spendere per infastidire gli altri.

Trovo insensato spendere le mie energie per scoraggiare gli altri.

Semplicemente, non è nelle mie corde. Preferisco molto di più incoraggiare.

Quando si crede che la propria idea, il proprio atteggiamento, il proprio modo di vedere le cose siano gli unici possibili al mondo, ebbene, si è come il lupetto di cui sopra, la cui presunzione – senza spoilerare troppo la cosa – è in realtà la manifestazione della sua profonda insicurezza.

“Tutti ti dicono cosa fare, alla fine tutti si iniettano solo scuse per non fare”.

[Da: Stanno tutti bene – con Robert De Niro]

Alla fine, la presunzione è uno squilibrio che in natura ha o avrà un suo riequilibrio.

Se ne parla molto bene nel Transurfing: uno squilibrio genera una polarizzazione che per essere ripianata innesca l’intervento di una forza uguale e contraria.

Questo è il motivo per cui ogni volta che ci si comporta in maniera presuntuosa – cioè inadeguata secondo natura – qualcosa sistematicamente sembra punire quel comportamento.

Permettiti di essere te stesso e permetti agli altri di essere loro stessi. Se non ti va bene frequentare persone che non ti piacciono, non frequentarle. Se non permetti agli altri di essere loro stessi, stai impedendo a te stesso il naturale scorrere delle cose.

Il significato profondo dei braccialetti è appartenere alla propria natura.

Appartenere al proprio mondo, alle proprie cose, al proprio tran-tran. Non c’è nulla di male in questo. Purché non emerga il negare all’altro l’appartenenza naturale con lo scopo di negare la sua identità.

Appartenere al gruppo di persone rappresentative di chi si è, non di chi non si è o non si è più: il più che noto ormai gruppo dei pari, che sono coloro i quali ti permettono di essere te stesso e consentono a loro stessi di esserlo senza impedire il fluire del naturale corso delle cose.

Leonardo Aldegheri

PS: UNFUCKABLE non significa inchiavabile. Significa resiliente. Wikipedia dice della resilienza:

  • In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici.
  • Nel risk management, la resilienza è la capacità intrinseca di un sistema di modificare il proprio funzionamento prima, durante e in seguito ad un cambiamento o ad una perturbazione, in modo da poter continuare le operazioni necessarie sia in condizioni previste che in condizioni impreviste.

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Le persone della tua vita

Le persone della tua vita sono quelle che conosci da 28 anni e frequenti pochissimo. Poi organizzi una cena a casa tua d’estate e ti sembra di esserti visto l’ultima volta ieri. Queste persone sono inseparabili.

Ogni tanto ti scambi pure qualche video old fashioned di Kenshiro per ridere di niente.. è condivisione.

Le persone della tua vita sono quelle che ti ritrovi in giardino la sera e apri due birre fresche: ti senti ricco perché hai tutto, tra risate estive, considerazioni serie e semi serie, mentre parli di futuro. E vedi i tuoi figli correre giusto lì attorno. Il tramonto alle nove di sera è magnifico e sa di appagamento dopo una giornata di lavoro, intensissima come tutte le altre.

Le persone della tua vita sono quelle che non senti mai. Poi pubblichi un post su Facebook e ti piazzano un bel like. Queste le vedi sulle notifiche. Sono coloro che Facebook ti nomina come amici social, conosci da sempre e sai che il loro mi piace è vero, perché anche se non ti senti, in qualche modo, a loro modo, sono presenti.

Più o meno lontani, chi se ne frega. Va bene così.

Le persone della tua vita sono anche quelle che transitano. Arrivano come sparate chissà da dove, ti passano davanti, le vedi, le vivi per un po’ e svaniscono come meteore. Ti possono lasciare un bel ricordo.. come uno meno bello. Non importa. Avanti.

Le persone della tua vita sono anche quelle che senti in radio e ti mettono in guardia. Le senti tutti i giorni o quasi e in qualche modo fanno parte della tua vita anche loro, come Marco Mazzoli dello Zoo di 105.

Che dice:

“Nel 2050 ci sarà più plastica che pesci negli oceani”.

Ho due figli. La cosa mi allarma. Vivere bene in questo mondo significa anche e soprattutto rispettarlo e insegno ai miei figli che qualora vedano una carta per terra, la raccolgano. Sono perentorio in questo.

Non si deve essere spazzini per farlo.

“Ma non è compito mio”.

Il tuo compito è fare la cosa giusta. Perché è giusto. E sai che se è giusto, è già abbastanza.

Senza tanti alibi, noi sappiamo perfettamente cosa sia giusto e cosa non lo sia.

La carta si raccoglie. E la si mette nel giusto recipiente.

Abbiamo il dovere di lasciare un mondo pulito a chi verrà dopo di noi.

Le persone della tua vita sono quelle che non conosci e fanno un gesto come questo.

Le persone della tua vita sono anche quelle che ti stanno altamente sulle scatole e che non puoi vedere, né soffrire e pur tuttavia ti tocca averci a che fare.

Fortunatamente ci sono anche quelle che conosci da quando sei nato e che standoti altamente sulle scatole puoi scegliere anche di NON frequentare.

Di scelta si tratta.

Se qualcuno ti drena energia e ti infastidisce NON sei in nessun modo tenuto ad averci a che fare, a dover frequentare quella persona.

Nonostante gli amici in comune.

VIA.

Si taglia.

La sensazione di sollievo è immensa. Si chiama decluttering. Fare pulizia del superfluo. Quando liberi spazio si generano opportunità per il nuovo. Perché il nuovo ha spazio per fluire. In natura gli spazi tendono a essere occupati. E questo funziona in tutte le relazioni.

Siamo abituati fin da bambini a essere magnanimi anche con coloro che ci procurano disagio, fastidio, a favore dell’accettazione con chi prevarica, bullizza, monopolizza le conversazioni, non lascia parlare, ragiona esclusivamente a partire dal suo punto di vista perché quello è l’unico possibile.

Tagliare dove si può. Un’ottima regola.

Le persone della tua vita sono quelle costanti, che ti sopportano anche se sono loro che taglierebbero te ma ti vogliono un bene infinito e tu lo sai e cerchi di fare del tuo meglio per ricambiarle. Anche qui, a tuo modo.

A volte magari i modi non coincidono ma tutto ha il sapore del suo equilibrio e qui guai.. a tagliare. Sono gli alti e bassi della vita. Nessuna relazione è perfetta.

E l’obiettivo è coltivarla, innaffiarla come una piantina, farla crescere, darle amore, farla durare, farla vivere.

Le persone della tua vita sono quelle storiche ma per le quali le strade si sono divise: si era uniti quando le abitudini, i valori, le amicizie in comune erano.. in comune. E ci si frequentava, inconsapevolmente, solo per quello.

Ma crescendo sai che i valori sono cambiati. Quelle sono scelte, invece. E non ti frequenti più. O poco. O abbastanza. Va benissimo così.

Hai preso la tua strada.

Poi ci sono quelli che hai perso e hai ritrovato perché la strada si è ricongiunta.

Le persone della tua vita sono quelle che ti mandano una foto su whatsapp, inaspettatamente, perché hanno letto un tuo articolo, hanno creduto alle tue parole e senza pensarci hanno acquistato su Amazon il libro dove tu hai scritto la prefazione (ne parlo qui – Come nasce un libro di finanza personale).

Le persone della tua vita sono quelle non storiche per le quali le strade si sono unite: non ci si frequentava o conosceva quando le abitudini, i valori, le amicizie non erano in comune. E crescendo con i tuoi valori le hai incontrate. Ti frequenti sempre di più.

E va alla grande così!

Perché cresci insieme, ti sostieni, ti alimenti, ti scambi letture e consigli, questi ultimi davvero, davvero preziosi.

Queste persone sono gli amici di valori. Quando le persone hanno gli stessi valori o simili, sono in sintonia. E queste sono quelle che preferisco frequentare.

Perché mentre mi arricchiscono, do il massimo per arricchire loro.

Con queste persone ci scrivi dei libri, fai dei progetti, ci salti col paracadute, condividi dei corsi di formazione, proponi corsi di formazione alternativa (molto alternativa). Impari la leadership, la trasferisci.

Le persone della tua vita sono quelle che ti mandano un messaggio su Messenger dicendo che hanno apprezzato il post sull’universo (Mio figlio e l’universo parallelo), gli dici che sei ispirato da determinati libri scritti da un autore russo rivoluzionario (contemporaneo), ti chiede consiglio e boom! In un secondo ordinano un libro promettendoti che ti diranno cosa avranno imparato di nuovo.

Questa cosa si chiama commistione, che per me significa scambio di ricchezza. E sai che essa non è mai fine a sé stessa quando il presupposto e l’intenzione sono creare,  co-creare cioè creare insieme, trasferire, dare e ricevere. In questo mondo funziona così, almeno da che ho forse capito io: prima dai e forse poi ricevi. E chi ha dato tanto, è noto, ha spinto in avanti parecchio gli altri uomini.

Le persone della tua vita sono i clienti, quelli per cui la vita d’azienda non termina col timbro del cartellino ma ai quali pensi H24 perché non smetti mai di essere una persona.

Da sempre sostengo che prima di tutto siamo esseri umani e la relazione viene prima di qualsiasi forma professionale di scambio di opportunità, che nel mio caso – devo dire essere davvero fortunato – è nobile, dato che faccio libri. E incidentalmente.. li leggo anche, il che aiuta davvero tantissimo.

Le persone della tua vita sono i figli, quelle creature straordinarie che vengono sulla terra per insegnare ai genitori ad essere grandi. Perché loro sono più grandi dei grandi, sono puri, sono tavolette da scrivere, sono storie da inscrivere nel mondo, aiutandoli. E il nostro scopo è valorizzarli.

Come dovrebbe essere farlo con tutte le persone che abbiamo intorno, i colleghi, gli amici, i G20, i mentori – alcuni di questi pazzeschi come Sebastiano Zanolli – i genitori, mio padre in cielo, i fratelli, gli amici dei fratelli, i soci, i fornitori, i conoscenti, i formatori, le persone che conosci, le persone che non conosci, le persone della tua vita.

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Io salto, tu salti, egli salta, Noi SALTIAMO [col paracadute]

[lancio col paracadute]

Anni che faccio una testa tanta al mio amico Alessandro Ferrari. E ora è successo, l’ha fatto!

Le cose hanno il loro tempo di maturazione. Ieri mattina, durante l’ascesa, ho realizzato che l’amicizia è anche “sollecitare” a fare una cosa che a te dà tanto e finché anche la persona cara non l’ha fatta spingi perché dia tanto anche a lei.

Questo perché:

1. affidarsi: la prima foto è stupenda -> Ale sospeso nel vuoto a 4000 metri agganciato al pilota Emanuele Colombo (al quale mi ero affidato a mia volta nel mio secondo tandem), io appresso per saltare al seguito del mio amico. Voglio essere presente.

Si apre la porta, entra l’aria fredda e l’odore pungente della benzina avio del Pilatus di SKYDIVE VERONA aeroporto di Boscomantico. L’espressione è “sto per saltare da un aereo, anzi ci sono già fuori, l’organismo è in tilt, che cazzo sto facendo ma adesso lo faccio, lo sto facendo! Dio è stupendo!” 🙂

2. Uscita dalla zona di comfort: il velivolo non è alle spalle, è sopra! Il sole illumina e tra l’ala e la stella l’energia e l’adrenalina pervadono tutto il corpo;

 

3. lo sfogo, il buttare fuori, il godersi il momento, la gioia, la libertà, la velocità, la sensazione della forza attrattiva della Terra 🌍 che capisci quanto è grande.. anche perché vedere tutto il Lago di Garda, la catena del Monte Baldo 🏔, tutta la Valpolicella, l’Arena di Verona e tutta la nostra splendida città di Verona dall’alto è qualcosa di

S T R A O R D I N A R I O.

Scatti magnifici del prof. Gennaro Iacc 📷

Paracadutismo per la Leadership è il primo corso per le aziende dove i manager saltano da un aereo facendo formazione.
Per info e contatti scrivi pure qui. No newsletter. Sì privacy, molta.
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La vita che volevo


Stamattina sono andato in ufficio, quasi come ogni sabato eccetto quando, in pratica, ho i corsi di formazione. Si tratta del momento ottimale per pensare, recuperare le cose in sospeso, pianificare, fare tutte quelle cose che nel brusio della quotidianità settimanale fai più fatica a fare.
La vita che volevi era andare in ufficio?
Stamattina sono andato a fare un lancio. Sì, dopo l’ufficio sono andato a lanciarmi col paracadute (meglio averne uno sulla schiena, non si sa mai) e dato che sarei dovuto andare a prendere mio figlio un po’ prima come quando sta con me, siccome aveva un sacco di compiti da fare e sarei andato più tardi, ho pensato di fare un giro a 4000 metri dopo qualche settimana di astinenza e saltare da un aereo con un amico, atterrare, cambiarmi e correre a prendere il mio cucciolo.
La vita che volevi era andare in aria per precipitare ai 250 km/h?
Stamattina poi, guidando, ho incontrato un simpatico gruppo di ciclisti, di quelli super acuti che si mettono in formazione come birilli del bowling e al mio cortese (dico sul serio) sollecito di posizionarsi in fila indiana data la pericolosità della nuvola formatasi mi sono sentito dire in perfetto italiano dantesco “sta sito ti che te parli con quela machinassa” conditamente a coloriti improperi e qualche insulto per cui nonostante ciò sono stato felice di avere avuto un dialogo comunque costruttivo con degli esseri umani dotati di elevata caratura intellettuale (alla stessa maniera di coloro i quali, ad esempio, permangono nella corsia centrale in autostrada nonostante quella a destra sia deserta come le regioni centrali dell’Africa in estate con i leoni affamati e antilopi magre con lo scheletro a dieta).
La vita che volevi era discutere con ciclisti con il quoziente intellettivo di un Nobel?
Stamattina sono andato a prendere mio figlio e mentre guidavo tranquillamente in tangenziale verso casa sono stato avvicinato posteriormente a grande velocità da un SUV dalle notevoli proporzioni un po’ come il Rocco Siffredi delle auto e l’energumeno che sedeva sui molti cavalli della Mercedes GLE nera che ho provveduto a denunciare alle forze dell’ordine mi ha scattato una foto mentre sorridente gli esponevo il mio pollice (NON il dito medio, sottolineo) alzato.
Cosa avesse costui da me a desiderare intento a immortalarmi nel mentre in cui guidava?
Forse a discernere il motivo per cui rispettando semplicemente i limiti non poteva sorpassare il mio veicolo (macchinassa) sulla destra, immagino.
La vita che volevi era farti scattare fotografie in tangenziale?
Ma no. Certo che no, è che a mio avviso la questione è molto semplice. In giro esistono vari tipi umani più o meno vicini al cercopiteco che ci ha anticipati qualche anno fa ed esistono vari tipi umani vicini alla versione evolutiva migliore della nostra specie che spingono in avanti, nonostante i cercopitechi, l’umanità intera. A favore anche dei ciclisti in nuvola e a favore di arroganti fotografi col SUV.
La vita che volevi era parlare di questi episodi di normale e quotidiana umanità?
L’essere umano è fondamentalmente un animale con però una straordinaria e contraddittoria capacità evolutiva. In pochi anni (sì e no 200.000) ha avuto un boost significativo nell’1% di questo lasso temporale e cioè solo negli ultimi 2000 anni che nei 4.8 MLD di vita della terra corrispondono a qualche 0,0000000X.. (non lo so, non sono mai stato bravo in matematica e ho un sospetto di essere discalculico).
Se eravamo in 180 MLN nell’anno ZERO e se se siamo in così tanti oggi (il primo MLD è stato raggiunto solo nel 1800) è perché negli ultimi 200 e rotti anni ci si è dati un po’ da fare, in alcuni. In altri no, non tanto.
Ad ogni modo, la vita che volevo è questa: libera.
Libera di esprimere.
Libera di volare.
Libera di fare.
Libera di costruire. Libera di essere.
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Lettera postuma di Keanu Reeves a Patrick Swayze sul lancio SENZA paracadute in Point Break

Il salto.

L’articolo di capodanno che porta bene tutto l’anno

Si sa, è tempo di propositi. Oggi è capodanno. E l’anno appena passato ha portato gioie e dolori. Cazzate.
L’anno appena passato di per sé non ha portato nulla. Sei tu che hai portato cose nuove nella tua vita o hai lasciato quelle vecchie. Le hai lasciate nascere, le hai lasciate crescere e maturare.
In alcuni casi le hai anche lasciate marcire. In altri, le hai proprio lasciate.
Dato che è tempo di propositi, sappi che il 2017 non sarà diverso.

Il 10% delle cose che succedono ha impatto sulla tua vita, mentre per il 90% l’impatto restante lo metti tu.

(..se la cosa non ti distoglie dalla lettura, sappi che esiste un portale chiamato Iotioriento grazie al quale i tuoi propositi diverranno realtà concreta tramite il nostro metodo – provalo in promozione per l’inizio dell’anno, clicca qui).
Beh, come ti dicevo nel mio articolo Sul tachimetro non conta quanto vuoi correre, conta quanto stai correndo, per me è stato un buon anno. Ho raccolto in parte le semine degli anni precedenti e non ti nego che ci ho messo del tempo per preparare i risultati raggiunti. E ti dicevo anche che i risultati non sono affatto il fine, sono – semmai – il primo step della vera progressione, del vero salto qualitativo in avanti nella tua vita.
(Hey, parlo della tua vita ma tu sai ormai che quando parlo a te, in verità, parlo anche e soprattutto a me) 🙂
Quindi.. dietro ci sono anni di propositi. Alcuni rispettati, altri totalmente elusi.
Ad esempio, nel mio proposito dal 2012 al 2013, dopo aver frequentato il corso La Leadership Creativa con la Folgore, c’era che sarei diventato finalmente paracadutista e dopo 16 anni dal mio primo lancio tandem, sì, lo sono diventato. Così nel 2013 ho preso il brevetto e ho acquisito la licenza di paracadutista civile presso l’ENAC dopo un anno in seguito ad un brutto incidente che mi ha tenuto fermo otto mesi.
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Ma mai avrei pensato che il paracadutismo mi avrebbe dato tanto da immaginarmi un corso tutto mio, dove il tema della leadership veniva completamente stravolto e reso concreto e alla portata di chiunque, facendo saltare le persone da un aereo.
Il mio proposito di quell’anno prevedeva che fossi io a fare il salto. Il mio proposito del 2017 è che siano altre persone, auspico amabilmente tante, tantissime, che si possano avvicinare per saltare davvero fuori dalla propria zona di comfort utilizzando la metafora potentissima del salto fuori da un velivolo in movimento a 4000 metri di altezza. In tutta sicurezza.
All’epoca non c’era tra i miei propositi di arrivare a 200 salti, di saltare con altre persone e fare delle figure in aria con loro. I propositi sono stati ampiamente superati. Per i paracadutisti esperti (esperti comunque significa dai 1000 salti in poi) non sono cose straordinarie ma rimane straordinario anche fare solo un salto, uno solo, da un aereo e con dei paracadutisti esperti in qualità di istruttori, per capire come sia e per capire cosa sia.
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Così ho concluso un 2016 straordinario con i miei amici paracadutisti e ho iniziato un 2017 ancora più straordinario per seminare e raccogliere, raccogliere e seminare ancora e ancora per maturare nuovi risultati, preludio di salti in avanti epocali.
Mi sono divertito a preparare questo video. La band sono i Kasabian – sai che amo la musica ormai 🙂 – e il pezzo è Test Transmission. Beh, la canzone merita ed è perfetta per la sensazione dell’essere in aria, quel feeling di libertà assoluta che ti da saltare fuori, quel crescendo di emozioni con gli altri ed il fatto di realizzare qualcosa di speciale, di molto speciale in aria: una stella.
Quindi.. sia un 2017 stellare!