COSA VUOL DIRE ESSERE IMPRENDITORI?

COSA VUOL DIRE ESSERE IMPRENDITORI?

Qualche giorno fa è stato l’entrepreursday.

E come non ricordarlo a mia volta che sono qui che mi sbraccio continuamente a dire nel flow (il tutto scritto in maniera così, naturale alla James Joyce, una parola dopo l’altra.. pronti!), cosa – per me – significhi essere imprenditori:

  • crescita
  • relazioni
  • letture
  • viaggi
  • sviluppo
  • idee
  • attitudine
  • slancio
  • azione
  • riflessione
  • studio
  • obiettivi
  • apertura
  • corsi
  • formazione
  • libri
  • audacia
  • passione
  • sfida
  • integrità
  • determinazione
  • risolutezza
  • visione
  • focus
  • non abbattersi mai
  • flessibilità
  • resilienza
  • costanza
  • perseveranza
  • capacità di vendita che se non sai impari che è anzi meglio
  • proattività
  • iniziativa
  • non aspettarsi la “pappa pronta”
  • darsi da fare
  • iniziare e non aspettare
  • creare
  • pensare
  • motivare anche quando si è demotivati
  • farsi motivare
  • leadership
  • volontà, tanta, tantissima
  • prospettive
  • disegnare il futuro
  • alzarsi presto e avere il focus già su quello che si vuol fare, lasciare stare il cellulare
  • non fermarsi mai
  • vedere il talento degli altri prima di evidenziare il proprio (che comunque non è così strettamente necessario.. no)
  • team
  • fare squadra
  • chiamare
  • telefonare
  • stimolare
  • scrivere
  • leggere
  • dare opportunità
  • vedere opportunità 
  • ESSERE opportunità
  • essere generosi
  • circondarsi di persone potenzianti
  • aiutare a fare crescere quelle meno potenzianti
  • aiutare a far crescere a prescindere
  • aiutare a far crescere i clienti
  • essere stimolo
  • divulgare
  • coinvolgere

(per chi VUOLE, per chi non vuole 🤷‍♂️ ..siamo liberi)
e infine:

  • business

ma solo infine, perché quest’ultimo rappresenta la felice implicazione di un buon lavoro conseguenza (possibile e probabile ma certamente NON sicura) di tutto quanto detto sopra. Amen 🙏

L’imprenditore è un super eroe come sento spesso dire?

Ma per niente. Siamo tutti diversi e siamo, appunto, tutti liberi.

Per far andare avanti il mondo ci vuole pur qualcuno che se ne occupi. No?

Poi, la verità è chi se ne occupa ha bisogno di aiuto, mica si può far tutto da soli.

Alla fine per gli imprenditori e non è – COMUNQUE – e sempre.. una questione di:

responsabilità. Di TUTTI 🙂

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

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Leonardo Aldegheri
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LE INTELLIGENZE MULTIPLE E L’EDITORIA

LE INTELLIGENZE MULTIPLE E L’EDITORIA

Da sempre ho avuto a cuore un impegno. Quello di compiere al meglio qualsiasi cosa in cui mi applichi.

Ovviamente, ciò vale anche per il lavoro. Capirai, è questione di professionalità. Certo. Ma ci mancherebbe altro.

Partendo dal presupposto che parrebbe non esista un modo univoco per concepire una data cosa in senso assoluto, ne consegue che una cosa fatta bene per te può essere diversa da come la vedo io o Giovanni o Gabriele o Giuditta.

C’è una mente più matematica e analitica, una più linguistica, un’altra più artistica.

Anzi, imporre ad una mente artistica compiti di natura analitica o tecnica, significa probabilmente condurla all’infelicità.

Secondo la Teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner, sono annoverabili ben sette intelligenze distinte, il ché spiega davvero tante cose:

  • Intelligenza logico-matematica
  • Intelligenza linguistica
  • Intelligenza spaziale
  • Intelligenza musicale
  • Intelligenza cinestetica o procedurale
  • Intelligenza interpersonale
  • Intelligenza intra-personale

Per non parlare di quella finanziaria che, oggi giorno, stabilisce lo spartiacque in una economia iper competitiva tra persone che stanno bene e che stanno meno bene, da un punto di vista di libertà di movimento e di gestione del proprio tempo.

Così valutare – quando non giudicare – uno studente o un professionista per IL PROPRIO MODO DI VEDERE LE COSE avendo la presunzione di credere che il proprio sia l’unico modo possibile, non fa che generare persone infelici attorno a sé.

Persone che, data la condizione, producono insoddisfazione quando non demotivazione per se stesse e per quelle vicine.

Fare al meglio il proprio lavoro spesso coincide con il vedere le opportunità dove spesso esse si nascondono.

Se si è per gli altri il sole e li si illumina senza tornaconto, non si avranno problemi di spegnere in loro il loro talento e le loro attitudini e le persone saranno grate per questo.

Si tratta, in pratica, di uno degli aspetti fondamentali, a mio modo di vedere, del mestiere dell’imprenditore.

E fare impresa nel mondo dei libri può anche significare offrire l’opportunità di capire meglio come funziona questo mondo ove pubblicare sembra essere difficilissimo, se non impossibile, ove paradossalmente sono immesse nel mercato editoriale diverse decine di titoli ogni giorno.

Ho la fortuna di essere nato e cresciuto in un ambiente davvero “cosmopolita“.

Fin da piccolo, grazie a mio padre, giravano per casa editori ed illustratori esteri: inglesi, tedeschi, giapponesi, francesi, svizzeri, indiani, austriaci, cecoslovacchi.

E sentivo parlare inglese dai tedeschi, francese dagli italiani, italiano dagli esteri. Insomma, un meraviglioso potpurri fatto di lingue disegni coloratissimi, di libri e di pubblicazioni, di serate estive stupende all’insegna dell’esercizio multiculturale, dove avevo di fatto la possibilità di parlare un po’ di inglese fin dalle elementari e disegnare le farfalle come mi aveva insegnato Stephan Zavrel.

Insomma, una fortuna sfacciata. Che riconosco ogni giorno nell’attività di stampa e produzione di albi meravigliosi.

Poi il tempo passa, i bambini diventano adulti, le cose cambiano.

Cambia l’editoria, arriva internet, alcuni di quei vecchi protagonisti se ne vanno, altri ne arrivano.. cambiano gli usi, i costumi, i gusti, le modalità di pubblicazione, le modalità di produzione.

Cambiano anche le modalità di promozione, naturalmente.

Cambiano le cose perché è cambiato il mondo. Internet ha seriamente minacciato il libro nel 2010.

Arriva il tablet, il kindle, arriva l’iPad e arrivano le app.

Ma nel 2019, incredibilmente, il libro è rimasto quello.

La grande quercia – Gerda Muller, Laura Tenorini (traduttrice) – Natura e Cultura Editore

E la cosa davvero bella è che oggi più che mai nel passato, grazie al libro e alla crescente presa di consapevolezza delle persone (che leggono, si documentano e si informano), è possibile capire la natura di ciascun essere umano, apprezzandone l’individualità non nella standardizzazione ma nella valorizzazione dei talenti.

E ciò senza per forza doverli spegnere come è norma in una mentalità antica (quando non retrograda) – ma apprendendo semplicemente che le intelligenze – e le attitudini – sono diverse, spesso sfumate.

In pratica, multiple.

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

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L'importanza della condizione [seconda parte]

..allora mi sono reso conto che l’assopita attitudine alla scrittura diventava via via più libera di essere. Non dovevo scrivere per fare business ma scrivevo in maniera disincantata e senza condizionamenti, senza “legami”.
Così le riflessioni che desideravo fossero disponibili pubblicamente affinché potessero essere utili a qualcuno, quando raggiungevano due, tre persone era già molto OK. Perché era già qualcosa. Ed ero felice. Probabilmente sapendo che qualche parola raggiungendo qualche persona poteva produrre qualche risultato, qualche effetto per qualcuno.
Allora, a quel punto, la considerazione successiva era la seguente:
Permettere agli altri di essere. Se permetto a me stesso di essere me stesso e permetto agli altri di essere sé stessi svaniscono, spariscono, si polverizzano le condizioni del conflitto.
Permettere agli altri di essere quello che sono, consente a mia volta di permettermi di essere quello che sono io. Mi do il permesso di essere. Pazzesco no? Quante persone questo permesso SE LO NEGANO e di brutto, anche? Ho riscontrato nella mia esperienza la maggior parte, in verità.
E se io permetto agli altri di corrispondere alla loro natura, forse per una delle tante leggi della vita che l’uomo non ha ancora racchiuso nella scatola della scienza, gli altri permettono a me di essere chi sono, senza condizionamenti.

Permettere agli altri di essere quello che sono senza preoccupazioni di sorta.

Mi spiego meglio.
Quand’anche tu avessi determinate aspirazioni che cozzano inavvertitamente contro quelle di qualcun altro – non perché egli ne abbia ma proprio perché magari non ve ne sono – ti trovi in automatico in una condizione in cui non ti è permesso di esprimerti liberamente.
Allora è fondamentalmente una questione di culo (termine tecnico) se hai aspirazioni e non “dai fastidio” a nessuno. Che incidenza statistica sussiste nel momento in cui tu vuoi realizzare qualcosa che non rompa le scatole necessariamente a qualcun altro e che è a favore anche di qualcun altro?
A questo punto il potere dell’intenzione interviene con maggiore forza: è molto più importante comunicare un’autentica attitudine di voler fare il bene collettivo che decidere di fare bene e basta perché fare bene e basta può essere non chiaro a qualcuno e l’altro non permetterà di essere chi sei e realizzare quello che vuoi fare se non è ben esplicitato che quello che stai facendo lo è anche per lui.
Almeno come lo intendi tu, benché bonariamente. Intendere come lo intendi tu non è abbastanza. Perché lui intende un’altra cosa nella sua testa. Ha il suo mondo percettivo.
L’efficacia della mia comunicazione è in diretta relazione al recepimento da parte tua.

In sintesi: se hai voglia di farti un mazzo tanto ma non lo comunichi in maniera che gli altri siano tranquilli, interverrà in loro la paura e non ti aiuteranno a favorire le condizioni.

  • La condizione è il campo arato con la terra fresca e ricca di minerali appena bagnata dal fiume che favorisce la fertilità e quindi la nascita delle colture che porteranno i buoni frutti della semina e del raccolto.
  • La condizione non è affatto scontata ed è il tempo meraviglioso senza una nuvola e senza vento con la vista a decine di chilometri e il cielo terso ove effettuare lanci col paracadute portando a termine tutti gli esercizi e a fine giornata ti bevi pure una birra con i compagni.
  • La condizione è una tavola originale di un artista che vuole vedere il suo libro stampato con te e solo con te perché ha visto i tuoi lavori precedenti e ha fiducia della resa cromatica, lasciandoti carta bianca su come fare per arrivare ad ottenere il libro perfetto.

La condizione è avere attorno persone che hanno fiducia in te e alle quali non trasmetti alcun timore perché quand’anche fossi percepito come diverso è solo perché non sei omologato rispetto ai canoni dei più. Ricordando che Jobs diceva che i pazzi sono quelli che hanno creduto di poter cambiare veramente il mondo. E l’hanno cambiato.

“Imparando a usare i nostri pensieri in maniera produttiva, diventiamo potenti” – Louise Hay.
E allora la differenza tra colpa e responsabilità è quando ti assumi la responsabilità delle scelte rimboccando ulteriormente maniche già rimboccate, agisci per costruire e mai per distruggere e ti dai per contribuire alla collettività.
Se la condizione è favorevole, bene. Se è s-favorevole, bene.
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Un dialogo su LinkedIn spiega esattamente come non approcciarsi al mondo del lavoro

  • Mi capita spesso di essere contattato per qualsiasi genere di proposta su LinkedIn, come fosse un bazar.

    LinkedIn è una cosa seria, non si fa spam.
    Quando poi ti tirano dentro nei messaggi di gruppo per fare promozione di attività assolutamente non profilate, lo trovo scorretto, oltre che inopportuno.
    Ciò fa parte di un livello basso di conoscenza e di educazione della propria propositività rispetto al prossimo.
    La pubblicità la si fa investendo del denaro, non spammando persone non interessate.
    Sì, io voglio che la gente venga sul mio blog e conosca le mie attività, ma devo prima scrivere cose interessanti per un target specifico di persone. Gli argomenti che tratto in qualche modo devono attrarre la curiosità e l’attenzione di queste persone rispetto a ciò che ho da dire loro; poi devo pagare perché Google, Facebook, LinkedIn, Twitter, etc. mi diano visibilità.
    Quanto pagare? Dipende da dove voglio arrivare.
    LinkedIn è un market place professionale per lo scambio delle informazioni e delle professioni.
    Metti sul mercato delle competenze, senza fare spam, e se qualcuno sul mercato ha un potenziale interesse rispetto alle tue, ebbene, in teoria, si fa vivo.
    Detto ciò, qualche giorno fa sono stato contattato per delle “informazioni”. Riporto il dialogo, benché apparentemente secco, perché auspico sia di aiuto. Ovviamente il nome è stato sostituito ed è fittizio, i contenuti reali.

    • “martedì

      Il giorno martedì, Britney Spearini ha detto:

      Buongiorno Leonardo, posso disturbarla? Volevo chiederle alcune informazioni?

      14:27

    • Il giorno martedì, Leonardo Aldegheri da detto:

      Buongiorno Britney, se mi vuole disturbare, no, non può. Se vuole dirmi qualcosa di utile e interessante, certo, volentieri 🙂

      15:12

    • Il giorno martedì, Britney da detto:

      Certo… spero di dirle cose utili o comunque interessanti. 🙂 Io al momento sono alla ricerca di lavoro e di nuove opportunità. Ho guardato le Sue pagine su Facebook e il suo sito, e le ho trovate piuttosto interessanti, e volevo sapere se potevo farle avere un mio CV.

      15:27

    • Il giorno martedì, Leonardo Aldegheri da detto:

      Britney, non funziona così. Lei mi sta chiedendo un’opportunità di lavoro, mascherandola. Non c’è alcuna vergogna nel proporsi e la ringrazio per i complimenti. Mi ascolti, se vuole trarre beneficio da questo dialogo: ieri sono stato in un’azienda da 180 mln per parlare con l’AD che l’ha portata da 25 mln a 180 in 15 anni. Mi piacerebbe un sacco lavorare per lui ma non ho mascherato la visita. Ho chiesto udienza per imparare da “giovane brillante e ambizioso”. [NDR: e così è stato. A me interessava assorbire da lui lo scibile umano nella conduzione vincente di un’azienda pazzesca. Ovvio che me ne sono innamorato a avrei fatto carte false per collaborarci. Ma non era quello lo scopo].

      O chiede o da. Non mi dice nulla di interessante o di utile se mi dice che voleva sapere – lei – se poteva mandarmi il suo cv.

      Inoltre, usare il verbo “disturbare” è una scelta molto poco azzeccata in tal senso.. è un uso comune sciocco ed umiliante per chi lo usa.. e per chi lo subisce.

      Funziona che mi dica: “ho visto le sue pagine e mi piacerebbe lavorare per lei. Le mie attitudini sono queste, quelle e queste altre e quindi ritengo di poterle essere utile perché so fare questo, quello e quest’altro e sono certa di portare valore a lei e alla sua azienda”. Fine.

      Semplice no? La mia non è una lezione, per carità e lungi da me, ma voglio aiutarla perché sono fatto così. No, attualmente non stiamo assumendo ma.. usi, se vuole, quello che le ho detto per dare veramente utilità ad un datore di lavoro.

      Se lui è intelligente e capisce che il suo valore è autentico non avrà certo problemi a parlare con lei per testare se quello che dice è vero e gli può servire e poi.. se cerca, il gioco è fatto.

      Il CV è una lista di cose, la lettera di presentazione è una vendita, non deve essere massiva e va mirata. Le persone non sono veramente interessate a chi siamo, lo sono a quello che possiamo fare per loro.

      Tradotto: un cv non è veramente interessante quanto lo è invece, ad esempio, un’analisi da consulente marketing che stupisca e che lasci pensare: “ha fatto questo di sua spontanea volontà, chissà cos’altro può fare per me a richiesta”.

      Una splendida serata, Leonardo

      PS: non è vero che non c’è lavoro, è vero che bisognerebbe imparare un po’ a distinguersi 😉

      17:24″

    Ora, mi chiedo che a sbattersi per dare una risposta articolata ad una richiesta di informazioni come questa non so chi possa essere eccetto me 🙂
    Non ho ricevuto risposta.. forse sono stato troppo “risoluto”, ma non importa.
    L’importante, al di là del lato umano e parlando esclusivamente in ambito professionale, è sapere che le persone non sono veramente interessate a chi siamo, lo sono a quello che possiamo fare per loro.
    Provare per credere.
    Ah, in LinkedIn ci sono stato qualche anno fa, proprio nella Valley: 3000 dipendenti per un miliardino di fatturato di $ e con il problema di monetizzare il database professionale collettato:)
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