80 e sentirli tutti. Ma proprio tutti. Soprattutto gli ultimi 6 (anni, senza di te)

Al di là di tutte le riflessioni strappalacrime che ogni tanto mi capita di leggere su Facebook quando cade la ricorrenza ovunque tu sia – che rispetto, ben inteso, scritta anche da me qualche volta – mi sono soffermato a pensare che gli 80 anni che avresti compiuto oggi si sentono eccome.

Pesanti come macigni.

Si sentirebbero fossi tra noi perché saresti ben presente come al solito, imprenditore austero e uomo tutto d’un pezzo, vecchio stampo, col tuo carisma e quella capacità di infondere sicurezza che anche quando le cose vanno a rotoli, tu sei in grado non solo di dire si sistemerà tutto ma di farti sentire al sicuro anche fossimo nel pieno di una tormenta siberiana.

Perché il fatto che oggi avresti questa età – o forse ovunque tu sia nel mondo, nell’universo o altrove con qualsiasi unità di misura cosparsa di eternità nel range di scenari possibili – si sente lo stesso.

Io non so se credere a tutte quelle cose che dicono che siamo fatti di energia e la materia è energia e allora si tratta solo di frequenze diverse perché la materia ne ha di più basse mentre la luce di più alte, etc. (ciò che oggi in sostanza viene interpretato oggi dalla quantistica – vedi il video sul focus nell’articolo Differenza tra cose importanti e cose urgenti – è molto bello): è che quello che mi viene da pensare, comunque, è che bene o male se si sente è forse perché un segnale arriva.

Da dove non si sa, cosa significhi, neanche.

Mi domando se per te sapere cosa stiamo combinando e come lo stiamo facendo ti interessi, se ti giungano le parole, se le riesca ad ascoltare e se persino possa intervenire.

L’anno scorso – dato che Facebook ti ricorda le ricorrenze così si pubblica di più – ti scrivevo buon compleanno a te che sei sempre nei miei pensieri.

Questa cosa dei pensieri ha a che fare con l’energia di cui sopra, evidentemente, visto che essi non sono che impulsi elettrici e che essendo ricorrenti formano le loro onde sequenziali, una dietro l’altra perché è uno dietro l’altro, a confermare sempre quanto si ha in testa, come una profezia auto avverante.

Perché qualsiasi cosa prima di esistere è stata un pensiero nella mente di qualcuno.

La chiamano legge di attrazione, la chiamano fisica quantistica, la chiamano in mille modi diversi ed è sempre la stessa cosa.

Che quello che pensi, in qualche modo accade.

Non sempre, non sistematicamente.

Magari neanche volutamente. Ma i pensieri, in qualche modo, sono COSE.

Io so che in alcuni casi amo farmi un giro in moto e per sentirmi vivo e libero indosso il mio paracadute e assaporo il salto da un aeroplano.

Quell’aria fresca e l’odore pungente della benzina avio mi fanno sentire stra vivo, pieno e d’impeto faccio il balzo perché sono attorniato da persone come me, in frequenza, che non hanno alcun problema a stare in porta con 4000 metri sotto, a guardare il compagno appena lanciatosi, contando 10-9-8.. per la separazione verticale e saltare. Saltare. Saltare.

E giù. E via. 250 km/h.

Libertà.

E mi domando ancora se pensieri così ti giungano e cosa penseresti che ora lo faccio come disciplina, che è il mio sport, che quando avevo 18 anni mi avevi accompagnato a fare il primo lancio tandem.

Alla fine NO, non ti sto assolutamente ad elencare cosa abbia fatto in questi 6 anni in cui non ci sei più stato, almeno nella frequenza di materia.

Ti dico solo, veglia su di me. Che l’impresa abbia successo. Che le creature meravigliose che mi sono state donate siano sane. Che possano essere felici le persone.

Sergey Brin, l'adrenalina e la competitività – come saltare da un aereo senza essere presi per pazzi, anzi.

Ogni volta che penso a quello che faccio in stagione il venerdì alla pausa pranzo a me sembra normale. Poi lo racconto e mi danno del pazzo. A me non pare proprio. Poi vedo questa foto e mi consolo tantissimo. Ma proprio tanto. Se uno degli imprenditori più ricchi del pianeta, uno degli uomini che ha contribuito maggiormente ad entrare ogni giorno nella vita di tutti noi con la sua aziendina – Google e lui è Sergey Brin che salta da un elicottero – e leggo più volte essere un malato di adrenalina come me, beh.. mi sento immensamente consolato 🙂
Sergey, grazie che ci sei. Non tanto per aver fondato e sviluppato Google. Ma perché sei una che salta dall’alto.
Sergey Brin is an adrenaline junkie. E che vorrà mai dire?

Andiamo al punto e cioè: cosa fa saltare una persona da un aereo senza che questa venga tacciata come pazza o irresponsabile o malata di emozioni forti?

sergey-brin-is-an-adrenaline-junkie
Il venerdì in stagione, ti stavo dicendo, al posto di andare a mangiare come tutte le persone normali, mi reco in aeroporto, mi imbrago – cioè indosso il mio paracadute sulla schiena, aggancio il pettorale, stringo i cosciali, faccio tutti i controlli del caso e mi dirigo con i miei compagni verso il velivolo per uno o due decolli e poi torno in ufficio a lavorare.
Se sei preoccupato per il mio pranzo, tranquillo, mangio qualcosa in auto ma non è importante quanto lo è la sensazione di volare, l’immensa liberazione di essere in aria e la bellezza del volo, del salto, del lancio che inizia nell’hangar e termina con la compilazione del logbook dei lanci.
Meraviglia delle meraviglie!
Ma cosa avviene a livello psicologico? A livello inconscio?
Tutto bello quello che avviene fuori ma scendere a livello psicologico a vedere cosa avviene, aiuta a conoscerci meglio; e conoscere cosa avviene in profondità ci aiuta a lavorare meglio. Con noi stessi e con gli altri.
Ce lo dice il dott. Andrea Cirelli, Psicologo, Psicoterapeuta specializzato in Ipnositerapia e Psicoterapia Breve Strategica, autore del libro IL TUO CORPO TI DICE COME DIVENTARE FELICE (alla seconda ristampa in tre mesi – vedi video di seguito 🙂 ) e spesso intervistato da Fabio Volo al Volo del Mattino su Radio Deejay:
“L’energia emotiva, offerta volontariamente con i lanci, fa si che una parte arcaica di noi (l’inconscio, l’istinto) ci gratifichi. In altri termini, il lancio è una fornitura di energia emotiva positiva che va o a sostituirsi a quella negativa e uno la vive, oppure va a potenziare il rapporto con il proprio inconscio a cui poter chiedere di più. Amplificherei con spiegazione analogica e con quella di altre teorie la spiegazione psicologica del perché con i lanci si migliora”.

Insomma, se lo fa uno come Sergey Brin fondatore di Google, allora lo possono fare tutti gli altri, non è questione di essere malati di adrenalina e il fatto di lanciarsi, di saltare da un aereo ha di fatto qualcosa che ha a che fare con qualcosa di molto più profondo.
Ed è una questione estremamente naturale legata alla più naturale delle leggi della natura: non sopravvive il più forte ma chi si sa adattare meglio. E noi esseri umani abbiamo – tra gli altri – tre strumenti, tre prerogative che ci differenziano dalle altre specie:

1. la possibilità e la forza psicologica di non demordere grazie ad una psicologia robusta (che il paracadutismo e i lanci inevitabilmente sanno dare)
2. la speranza (demandata perlopiù ad agenti esterni)
3. l’opportunità di studiare ed acquisire competenze (gli animali procedono nell’evoluzione esclusivamente per prove ed errori salvo non disporre dei primi due punti. Anche noi procediamo per prove ed errori ma possiamo accelerare il tutto con lo studio, la formazione e l’esperienza)

Il sistema che tiene vivo e attivo tutto ciò e che conduce in definitiva alla nostra felicità e alla realizzazione che tanto alimenta la psiche umana è soggetto a sforzo, logorio e “sfiancamento” e se non sei abbastanza robusto e flessibile, ti perdi per strada. E questo accade alla maggior parte delle persone compresi gli imprenditori.

Non è affatto un caso che Sergey Brin pratichi attività sportive di alto livello.
E ci si può dotare degli strumenti utili, efficaci e necessari affinché non si smetta di provare a creare le condizioni per ottenere il risultato e non si smetta mai di trovare nuove soluzioni ai problemi di sé stessi, delle proprie aziende e delle persone continuando a motivarle e alimentarle di nuova energia e nuova e sana voglia di fare.

Senza questa attitudine, senza questo ancestrale slancio che permea l’agire e l’umano essere, in pratica, nulla sarebbe stato. L’uomo probabilmente camminerebbe ancora a quattro zampe e considero che mettere a disposizione strumenti tanto risolutivi possa supportare bene, molto bene, il processo evolutivo che poi per la nostra epoca si esplica in termini di competitività.
Ma cosa c’entra il paracadutismo con gli imprenditori e la competitività?
Cosa c’entra la leadership con il paracadutismo?
Ora iniziamo a parlare veramente di salti.
Ho fin da subito concepito il paracadutismo come il corso di formazione per eccellenza, il corso regale, il corso dei corsi, il corso numero uno per potenza di acquisizione di consapevolezza, di abilità in una condizione estrema, di governo delle emozioni, di vincere sistematicamente la paura.
E mi sono sempre detto che quando sei un uomo capace di affrontare tutto questo a 4000 metri di altezza, bene, a terra, al livello del mare, sei necessariamente un uomo migliore.
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Sei più competitivo perché il paracadutismo è uno strumento:

  • inevitabilmente,
  • indiscutibilmente,
  • assolutamente,
  • totalmente competitivo.

Ed è il sinonimo diretto di spiccare –> che è emergere.
Come differenziarti in un mondo sempre più ad elevata competitività?
Come emergere e smetterla una volta per tutte di essere recepito come una COMMODITY cioé di essere facilmente sostituibile?
Un momento, cos’è una commodity?
Una commodity è qualsiasi cosa sia facilmente reperita come alternativa: lo sei nel mercato del lavoro, lo sei nel business, lo sei come persona, come azienda, come collaboratore. Sei l’alternativa di qualcun altro più commodity di te e qualcun altro sarà la tua alternativa. Esattamente come andare a fare benzina alla Esso o alla Shell perché conta lo zero virgola finale.
È tristissimo, lo so, e credimi, lo dicono in tanti esperti, Marco Montemagno ma anche Alfio Bardolla, professori di Harvard e imprenditori della Silicon Valley (guarda caso anche Sergey Brin): si sta andando sempre più verso quella direzione. Guardati il video di Montemagno sulla progressiva algoritmizzazione delle procedure che andranno a sostituire sempre più l’intervento umano. L’automazione spazzerà via milioni di posti di lavoro e non sarà fra molto: c’è che dice tra 10 e c’è chi dice entro 5 anni.
Emergere, saltare, spiccare ha molto, MOLTO a che fare (non dico col risolvere ma..) col guardare il progresso da un punto di vista diverso e non da subirlo ma da cavalcarlo perché la tua psicologia cambia. CAMBIA eccome.
Se non sai dire la tua differenza tra un elemento A e un altro elemento B – ebbene, sei una commodity. Fai qualcosa per non esserlo MAI più.
Non sono certo io a dare le soluzioni ai problemi del mondo ma forse, saltando da qualche anno, un’intuizione mi è venuta anche considerando gli enormi progressi tatuati sulla mia pellaccia:

  • aspirare al salto di qualità AIUTA.

Pensa all’utilità per la tua azienda. Ma di questo te ne parlo nel report che sto finendo di preparare per la nuova stagione 2017 🙂
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