LA STORIA DELL’AQUILA BIANCA

“La grande aquila bianca vive più a lungo di qualsiasi altro uccello, anche fino a settant’anni.

Ma per raggiungere quella veneranda età deve prendere la decisione più difficile di tutta la sua vita.

La leggenda dice che a quarant’anni i sui artigli si fanno duri e più che mai affilati, le sue ali si accorciano e diventano molto pesanti e le sue piume s’assottigliano.

Volare diventa un’impresa difficile. A quel punto l’aquila bianca ha due sole strade: o morire o confrontarsi con un doloroso rinnovamento che dura almeno sessanta giorni.

Il processo di trasformazione consiste nel volare fino alle creste più alte della montagna e starsene lassù, in un nido, da dove per un po’ non deve uscire.

A questo punto l’aquila deve iniziare a sbattere il becco contro la nuda roccia, finché riesce a strapparselo.

Dopo dovrà aspettare un po’ fino a che le spunterà un rostro nuovo e lo userà per strapparsi le piume cresciute intorno agli artigli.

Con gli artigli nuovi di zecca, si libererà di tutto il suo piumaggio vecchio e dopo qualche settimana di dolore sarà di nuovo in grado di affrontare un volo di rinascita, con ritrovata energia per almeno altri trent’anni.

Molte volte nella nostra vita dobbiamo prenderci una pausa di riflessione, magari per leccarci le ferite, ed è allora che parte il processo di rinascita che ci permette di continuare a volare verso i nostri sogni, di liberarci dalle vecchie abitudini, dalle sofferenze che abbiamo patito, dalle tradizioni e dai ricordi che ci addolorano.

Soltanto quando saremo liberi dal fardello del passato potremo trarre beneficio da ciò che ogni rinascita porta con sé. Non riusciremo mai a volare finché saremo legati dalle catene del passato” – [dal web].

Parlavo sulla mia pagina Facebook dell’aquila che non sapeva di essere un’aquila e ha “vissuto” da pollo per tutta la vita, limitandosi, di fatto a esistere in un pollaio:


Il pollaio non ha nulla di male.

Il vero delitto è sprecare una vita esistendo senza nemmeno rendersene conto.

Nasci, vai a scuola, cerchi un buon posto di lavoro, ti sposi, fai dei figli, invecchi, muori.

Di mezzo c’è di tutto. Cose belle, cose meno belle. Percorsi diversi da questo “standard”. Non sto dicendo ciò sia un bene o un male. Sto dicendo COME lo vivi. SE lo vivi. L’aquila bianca sceglie COME vivere.

La vita è sostanza dentro l’esistenza.

Osservo le persone che ragionano con la propria testa rispetto a quelle che ragionano con quella degli altri. Ne ho trovate pochissime della prima categoria. L’aquila bianca ragiona con la propria testa.

Consapevolezza è proprio la chiave.

Nella consapevolezza c’è il rispetto per sé stessi. E nel rispetto per sé stessi c’è quello per gli altri, di pari dignità, sempre. L’aquila bianca ha rispetto per sé stessa e conosce la propria dignità.

Ciò ti porta a vivere consapevolmente come sei.

Se vuoi migliorarti, è una scelta da compiere. Se non vuoi farlo, è una scelta.

Magari non devi distruggerti la faccia per rinnovarti con un becco nuovo e con nuovi artigli strapparti il piumaggio.

Ma puoi scegliere. Compiere un’azione, densa, decisa, pensata prima, con una finalità piena di amor proprio, di dignità, di rispetto verso sé stessi.

Si tratta di sicuro di una scelta consapevole.

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Non c’è peso di cui non ci si possa liberare

Quando ti fermi un attimo a pensare distogliendoti dal brusio e sposti l’attenzione accade lo straordinario: le cose appaiono diversamente.

Basta solo distrarsi. Cambiare flusso di pensieri. Spostare il focus non su ciò che accade dove normalmente ti lamenti continuando a dargli un nome – è così, è cosà, lui è questo, lei è quell’altro, questa situazione è per così, etc. etc. – ma su altre cose, semplicemente.

Lasciarsi rapire da altro.

Metti la tua mente su una cosa diversa che ti rapisca l’attenzione per un po’ – o per tutto il resto del tempo – e i problemi hanno un altro sapore. Si addolciscono, non sono più amari come prima.

Provare per credere.

E la considerazione base che faccio è che tutte quelle persone che hanno deciso di farla finita o che pur esistendo non ne vengono fuori è probabilmente perché il flusso di pensieri costante li ha travolti. Non vivono consapevolmente, si limitano a esistere.

I problemi si sono ingigantiti quando bastava non caricarli dell’importanza eccessiva che li ha fatti andare fuori controllo.

Cioè, un problema è un problema. Grande o piccolo, lo stabilisci tu, per te.
Un problema piccolo può diventare grande a seconda della percezione che gli dai.

E viceversa, grande può diventare piccolo, quando non un’opportunità.
Allora è la mente e il suo flusso di pensieri che è la porta di accesso a come ti senti relativamente a quella data cosa.

Ciò significa che se volontariamente decidi di spostarti e di non lasciarti travolgere è possibile pensare che tante sofferenze possano essere deviate, evitate. Tante vite possono essere salvate.

La leggerezza paga. La pesantezza fa pagare a te.

E il conto è salato portandoti dietro la zavorra.

Basta liberarsi del peso dell’importanza eccessiva data alla data cosa spostando semplicemente il focus, là dove va il pensiero abitualmente, effettuando una sostituzione volontaria.

“Le difficoltà ci sono solo se le pensi”

[cit. di un ragazzo italiano con disabilità che apparso in una trasmissione televisiva sul raggiungimento di obiettivi è riuscito nell’arco di un anno a diventare campione mondiale di sollevamento].

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