DEDICATO A TE, CHE SEI TRA LE PERSONE CHE MI HANNO INSEGNATO A VOLARE

Ti avviso subito. Non è un articolo allegro. Se non ne hai voglia mollalo pure senza tanti ripensamenti. Riguarda la perdita di un amico. Riguarda l’incredulità di quando ami fare quello che fai e di quando quello che fai si porta via qualcuno di caro.

Può succedere sciando, anche quando piloti auto velocissime. Può succedere persino pescando. Può succedere quando solchi l’aria. Come facciamo noi paracadutisti quando ci lanciamo da un aereo.

Siamo consapevoli di questo. Lo facciamo perché ci piace. Lo facciamo perché vogliamo. Lo facciamo perché VOLIAMO.

Michael Schumacher col mio “gemello” Frank Täsler a Dubai 🙂

Rendendomi conto di ciò, voglio godermi le persone a cui voglio bene.

Senza più perdere un solo secondo.

Sono i giorni del ponte di Genova. Delle persone “sorprese” in Calabria mentre semplicemente passeggiavano. Di un fulmine a ciel sereno come è avvenuto per il nostro amico.

Si tratta di un destino “predestinato”. Si tratta di libero arbitrio.

Non esiste o una o l’altra cosa. Non esiste l’esclusione.

Lo sforzo che l’uomo dovrebbe fare per carpire e forgiare la propria esistenza in questo mondo possibilmente plasmando la realtà è – credo – questo:

abbiamo la possibilità e la responsabilità di agire e scegliere continuamente. Ogni minuto che passa della nostra esistenza, stiamo compiendo volontariamente o involontariamente delle scelte come, ad esempio, essere felici o non esserlo, circondarci di persone che amiamo o che non amiamo, fare cose che ci piace fare o fare cose che non ci piacciono.

Quando si sta per decollare, a volte, si è un po’ felici….

Siamo qui per creare permettendoci di essere chi siamo e permettendo agli altri di esistere nel rispetto [oltre che, possibilmente, di noi stessi] del fatto di essere qui al pari di noi.

In caso accada qualcosa di improvviso e inaspettato non ha molto senso darsi troppe spiegazioni, bisogna continuare nel proprio percorso di crescita ed evoluzione e accettare che esista un disegno più grande che vive a prescindere da noi ove però il nostro contributo è reale e necessario. Anche se è difficilissimo.

Si tratta di predestinazione e di libero arbitrio? Dicevamo. O di pura e semplice casualità, come passare sopra a un ponte a una certa ora di un certo giorno.

Predestinazione, quindi?

O di una tragica fatalità, come accaduto a un professionista, uno esperto, uno bravo, uno ligio, uno organizzato, uno preciso, risoluto, oltre che buono, gentile.

Sorridente.

Uno dei più bravi e compiuti paracadutisti che io abbia mai conosciuto se ne è andato. Ci rimane il suo ricordo. Il suo esempio.

Non possiamo darci però alcuna risposta a riguardo.

Il richiamo dell’aria e la voglia che mi viene di saltarci fuori ogni volta che vedo un velivolo volare fa parte della natura di quegli spiriti che non smorzi, non li tieni fermi in un insieme di molecole di carne e materia solo per stare tranquilli perché così è meno pericoloso.

Il richiamo del cielo. Io ti auguro tu adesso stia volando felice.

La cosa più sensata che mi viene da dire è che siamo stati fortunati ad averti incontrato. Una stella meravigliosa, un’anima dolce e sorridente. La tua voce calma e rassicurante.

Lui ha dato un pezzetto di sé a tutti. Ed è stato molto più di quanto noi potessimo dare a lui. Un angelo vero nelle sembianze di un uomo.

OK.. e ora che facciamo? Quello che farebbe lui.

Daremmo sicurezza.
Parleremmo con calma e risolutezza.
Daremmo il cinque facendo sentire importante chi abbiamo di fronte e non temendo che questo qualcuno possa in qualche modo superarci.
Continueremmo a fare quello che stiamo facendo con dedizione, oculatezza, amore.

..sorrideremmo.

Sorridiamo alla vita. Sorridiamo alle cose. Sorridiamo agli eventi, alle persone.

Le persone che ami si preoccupano per te. E si fidano di te.

Io non so perché sia andata così ma non ho e non devo e non voglio avere la presunzione di capire. O di sapere. Ma ho la fede di CREDERE che siamo anime vestite da esseri umani. Senz’anima, siamo letteralmente inanimati. È tutto spirito quello che ci muove.

E che in qualche modo persino scegliamo di essere qui per fare quello che facciamo, per vivere quello che viviamo, per essere quello che siamo.

Ecco perché è così fondamentale permetterci di essere e permettere agli altri di essere.

Torneremo alla routine e lui sarà un esempio.

Siamo tutti esseri umani e lo siamo accomunati da questa cosa che ci lega che non è uno sport, non è una passione solamente. È una famiglia.

Presto l’amarezza, lo sgomento, la delusione, la sofferenza, il dispiacere, l’incredulità lasceranno spazio a qualcos’altro. Non so cosa. Ma questo sì, dipenderà da noi. Per chi riesce in qualche modo a guardarsi dentro. Chi riesce a guardarsi dentro spesso è chi soffre un po’ più degli altri. Ma è un po’ la nostra condizione di esseri umani, no?

Tutto ciò a cui diamo eccessiva importanza sembra che debba in qualche modo esserci tolto.
È incredibile.

Ma serve anche per trarre giovamento dall’esperienza. Benché sia difficile da accettare.

Siamo esseri umani, appunto.. di carne, deboli e forti allo stesso tempo.

Noi tutti siamo stati toccati ognuno a proprio modo da questo essere meraviglioso. Corrado. Non serve capire, basta sapere e credere che  prima o poi lo re-incontreremo. In un posto ancora poi bello che il cielo, che già è bello di suo.

Scoprire quale sia il nostro ruolo per noi e per gli altri. Il nostro compito anche tramite il nostro libero arbitrio. A prescindere da qualsiasi predestinazione di sorta. Forse quello è il nostro scopo qui.

Anche perché sapessimo già tutto.. sarebbe già tutto fatto. E invece non è affatto così. C’è un processo di mezzo.. è il gusto della scoperta.

Ne parlo qui, nel mio articolo:

COS’È IL SUCCESSO

Il prossimo lancio non solo sarà dedicato a te. Farò il mio lancio con ancora più gusto, grinta e voglia di CIELO, di aria e di LIBERTÀ.

Il tuo meraviglioso sorriso in uscita, al mio terzo lancio. Mi hai fatto innamorare di questo sport grazie anche a quanto fossi bravo a far sentire a tuo agio un allievo che sta per affrontare un salto da 4000 metri nelle sue prime volte

Dedicato a te, Corrado, che sei tra le persone che mi hanno insegnato a volare.

Cieli blu amico mio.

Leonardo Aldegheri

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PS: questo articolo è stato scritto in onore e in seguito alla prematura scomparsa di un istruttore di paracadutismo di Verona, con all’attivo oltre 5300 lanci. Un amico. E non solo era un esperto, Corrado: era una persona precisa, seria, meticolosa, ligia al dovere e al controllo di ogni rischio in ogni sua fase e procedura. Un pilota tandem di grande esperienza. Un istruttore AFF [Accelerated Free Fall – il corso che ti permette di diventare paracadutista in sette livelli] dalle grandi abilità. Ricordo qui la meraviglia che si prova nell’imparare e nell’acquisire competenze in aria. Che poi, in qualche modo, servono nella vita.

Ti abbraccio fratello caro. Fai buon viaggio.

O si cambia o tutto si ripete [cit.]

“O si cambia o tutto si ripete”. Mi piace tantissimo questa considerazione di Oscar Di Montigny che cita Tiziano Terzani letta su LinkedIn stamattina.

O si cambia o tutto si ripete.

La vera costante di tutto è proprio il movimento che implica come conseguenza che le cose, le persone, le situazioni non siano mai più le stesse perché mano a mano che il movimento avanza se le cose e tutto il resto non avanzano in sintonia, creano resistenza e negli immobilismi le persone ristagnano, le cose ristagnano, le situazioni ristagnano.

Come si trattasse di un disco rotto, che continua a saltare.

Se una situazione continua a ripresentarsi è perché il disco si è incantato a un certo punto della traccia.

Per girare bene, le cose devono girare come su un giradischi, la puntina legge e restituisce musica.

Se continui a soffrire dello stesso disturbo, se con quella persona continui ad avere lo stesso problema, se al lavoro continui a incappare nelle stesse problematiche, se la vita inizia a starti stretta, se non sei soddisfatto di qualcosa che alla fine è sempre la stessa cosa, il disco si è inceppato.
Alza la puntina, lascia andare. Riparti con la traccia successiva. Non importa.
Si inceppa di nuovo? Si cambia il disco. Non si dice “ed è tutta un’altra musica”?.
Com’è la nuova musica? Mi piaceva di più quella di prima.
Mi piace di più quella di adesso.
E la qualità del sound?
Meglio quella di prima. Meglio quella di adesso.
Posso cambiare il giradischi e utilizzare un nuovo lettore.
In una parola, anzi in due: posso cambiare.
Posso cambiare le cose. Ho la possibilità di intervento.
Posso intervenire.
Una cosa è certa, se non avessi alzato la puntina, il disco continuava a saltare.
Quella situazione era in ristagno. L’energia ha bisogno di scorrere.
Qualsiasi cosa la blocchi genera ristagno e il ripetersi di situazioni disallineate che generano disagio.
Perché non si cambia?
Per la paura di cambiare. La paura si dissolve nell’azione. Tutti dovremmo avere un po’ meno paura e agire un po’ di più.
Avere quel piccolo coraggio che fa guadagnare in salute, in soddisfazione personale, in gusto per il nuovo, per vivere nella gioia della novità. Nella fluidità del cambiamento.
Fai quel viaggio.
Leggi quel libro che è mesi sulla mensola che ti guarda e ti chiama.
Chiama quella persona.
Parla con il tuo capo.
ti amo a chi ami.
Fai quella passeggiata nella natura che rimandi perché non hai tempo.
Il tempo non si trova, si dedica.
Fai quella cosa per te stesso. Falla perché così stai bene.
Inizia da qualche parte, da una cosa piccola o grande che sia. Non importa. Inizia a farla.
Basta fare il primo passo. Basta alzare la puntina.
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L'importanza della condizione [seconda parte]

..allora mi sono reso conto che l’assopita attitudine alla scrittura diventava via via più libera di essere. Non dovevo scrivere per fare business ma scrivevo in maniera disincantata e senza condizionamenti, senza “legami”.
Così le riflessioni che desideravo fossero disponibili pubblicamente affinché potessero essere utili a qualcuno, quando raggiungevano due, tre persone era già molto OK. Perché era già qualcosa. Ed ero felice. Probabilmente sapendo che qualche parola raggiungendo qualche persona poteva produrre qualche risultato, qualche effetto per qualcuno.
Allora, a quel punto, la considerazione successiva era la seguente:
Permettere agli altri di essere. Se permetto a me stesso di essere me stesso e permetto agli altri di essere sé stessi svaniscono, spariscono, si polverizzano le condizioni del conflitto.
Permettere agli altri di essere quello che sono, consente a mia volta di permettermi di essere quello che sono io. Mi do il permesso di essere. Pazzesco no? Quante persone questo permesso SE LO NEGANO e di brutto, anche? Ho riscontrato nella mia esperienza la maggior parte, in verità.
E se io permetto agli altri di corrispondere alla loro natura, forse per una delle tante leggi della vita che l’uomo non ha ancora racchiuso nella scatola della scienza, gli altri permettono a me di essere chi sono, senza condizionamenti.

Permettere agli altri di essere quello che sono senza preoccupazioni di sorta.

Mi spiego meglio.
Quand’anche tu avessi determinate aspirazioni che cozzano inavvertitamente contro quelle di qualcun altro – non perché egli ne abbia ma proprio perché magari non ve ne sono – ti trovi in automatico in una condizione in cui non ti è permesso di esprimerti liberamente.
Allora è fondamentalmente una questione di culo (termine tecnico) se hai aspirazioni e non “dai fastidio” a nessuno. Che incidenza statistica sussiste nel momento in cui tu vuoi realizzare qualcosa che non rompa le scatole necessariamente a qualcun altro e che è a favore anche di qualcun altro?
A questo punto il potere dell’intenzione interviene con maggiore forza: è molto più importante comunicare un’autentica attitudine di voler fare il bene collettivo che decidere di fare bene e basta perché fare bene e basta può essere non chiaro a qualcuno e l’altro non permetterà di essere chi sei e realizzare quello che vuoi fare se non è ben esplicitato che quello che stai facendo lo è anche per lui.
Almeno come lo intendi tu, benché bonariamente. Intendere come lo intendi tu non è abbastanza. Perché lui intende un’altra cosa nella sua testa. Ha il suo mondo percettivo.
L’efficacia della mia comunicazione è in diretta relazione al recepimento da parte tua.

In sintesi: se hai voglia di farti un mazzo tanto ma non lo comunichi in maniera che gli altri siano tranquilli, interverrà in loro la paura e non ti aiuteranno a favorire le condizioni.

  • La condizione è il campo arato con la terra fresca e ricca di minerali appena bagnata dal fiume che favorisce la fertilità e quindi la nascita delle colture che porteranno i buoni frutti della semina e del raccolto.
  • La condizione non è affatto scontata ed è il tempo meraviglioso senza una nuvola e senza vento con la vista a decine di chilometri e il cielo terso ove effettuare lanci col paracadute portando a termine tutti gli esercizi e a fine giornata ti bevi pure una birra con i compagni.
  • La condizione è una tavola originale di un artista che vuole vedere il suo libro stampato con te e solo con te perché ha visto i tuoi lavori precedenti e ha fiducia della resa cromatica, lasciandoti carta bianca su come fare per arrivare ad ottenere il libro perfetto.

La condizione è avere attorno persone che hanno fiducia in te e alle quali non trasmetti alcun timore perché quand’anche fossi percepito come diverso è solo perché non sei omologato rispetto ai canoni dei più. Ricordando che Jobs diceva che i pazzi sono quelli che hanno creduto di poter cambiare veramente il mondo. E l’hanno cambiato.

“Imparando a usare i nostri pensieri in maniera produttiva, diventiamo potenti” – Louise Hay.
E allora la differenza tra colpa e responsabilità è quando ti assumi la responsabilità delle scelte rimboccando ulteriormente maniche già rimboccate, agisci per costruire e mai per distruggere e ti dai per contribuire alla collettività.
Se la condizione è favorevole, bene. Se è s-favorevole, bene.
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"Mi piacciono le persone che per brillare non spengono nessuno" (articolo)

Il “pauroso conservativo” ti controlla. Non lo sai perché pensi ad altro mentre lui monitora quello che fai senza che tu te ne accorga perché sei spontaneo nella tua innocente ingenuità mentre provi a costruire qualcosa, nonostante. Ma tu invece poi.. te ne accorgi eccome.
Capisci chi è veramente. Prima “senti” solo che qualcosa stride ma non capisci perché. Poi deduci dai comportamenti. Che trovano conferma nel tempo, negli anni. E colleghi i puntini, per dirla alla Steve Jobs anche se non è esattamente questo il tema.
E cosa monitora? Che tu non osi immaginare di cambiare lo status quo.

Guai a cambiare lo status quo.

Il pauroso conservativo detesta il cambiamento, lo mette in allerta e lo manda in sbattimento. Quando si sente minacciato attacca colpendo basso agganciandosi ai pretesti per porti in condizione di difficoltà quando meno te lo aspetti. Non guarda in faccia a nessuno. Lo status quo e sfregarsi le mani quando sei in difficoltà, hanno la massima priorità.
Il pauroso conservativo non riconosce. Ed è questo il punto. Oltre a ciò, difficilmente comunica. Si porta dietro il fardello delle sue esperienze passate che lo hanno appesantito e le scarica sui malcapitati di turno che – magari – gli hanno dato nel frattempo anche la massima fiducia.

“Mi piacciono le persone che per brillare non spengono nessuno” (cit.)

Sfogliando le immagini salvate dal web sul telefono, ho trovato questa citazione, non so di chi sia ma ho deciso di divulgarla prima su Instagram, poi, su richiesta di un’amica che riconosce, su Facebook.
Grazie ai commenti di altre persone, ho deciso di approfondire l’argomento con questo articolo.

Perché molte persone che si sono sentite coinvolte e si sono sentite in qualche modo “vittime” dei paurosi conservativi, spesso, troppo spesso, pensavano di essere sbagliate loro.

Perché il pauroso conservativo agisce subdolamente, spesso interagendo con l’emotività della vittima.
Il pauroso conservativo manipola.
Il pauroso conservativo è un mediocre che sa di esserlo e usa la presunzione per innalzare le qualità che inevitabilmente anche lui ha. Tuttavia non abbastanza da non liberarlo dalla mediocrità della sua natura.
I mediocri spengono gli altri sistematicamente per abbassarli al loro livello e poi più giù così da sembrare sopra.
I mediocri non vogliono cambiare le cose, salvo poi lamentarsi degli altri, alle spalle naturalmente, in particolare di chi le vuole cambiare, osteggiandoli e facendoli sentire inadeguati.

Non tengono conto delle qualità altrui, dello studio, dell’impegno, delle esperienze, dei viaggi, delle relazioni, del lavoro svolto e nemmeno del successo ottenuto oggettivamente.
A loro interessa che il loro interesse non venga in nessun modo intaccato. Che lo status quo permanga sempre, costi quel che costi. Sono ancorati e non si sganciano. Non mollano. Non capiscono. Il loro piccolo potere è un feudo contornato di yes men e uomini manipolati che non pensano con la loro testa, convinti invece di farlo.
Sono persone guidate dalla paura. Alla lunga, è sempre l’inconscio il vero driver.

Credono di agire per il bene comune perché in fin dei conti se ne sono quasi auto convinti ma in fondo al loro cuore sanno di non essere loro, quelli adeguati. L’importante è non cambiare le cose.
L’importante è resistere, a ogni costo. E il prezzo è alto, come suggerisce Sebastiano Zanolli (grazie a Facebook per l’accadde oggi che cade a pennello).
Non per il bene comune, lavorano sui personalismi fingendo sia per il bene comune, elevandosi a salvatori della patria pur con manifesta inadeguatezza, valorizzando abilmente e subdolamente il poco che sanno fare. Sono abili mascheratori. Sono abili manipolatori.
Hanno la pazienza degli anni, facendo breccia sulla bella faccia e il cattivo gioco.
La soluzione è smascherarli rendendosene conto. La consapevolezza maturata nel tempo restituisce, prova dopo prova, la loro natura e l’intimo essere del loro agire. Non necessariamente in malafede, attenzione. Ma in relazione alla loro natura. Loro fanno il massimo di quello che possono per quello che sono.
Solo che non riconoscono e questo è il loro peggior problema. Che gli rovina la vita e la fanno rovinare agli altri, mediocri come loro e non.
La presunzione li acceca. Non capiscono quando è il momento di tirarsi indietro e cedere il passo.
Dal lato nostro, esserne consapevoli è la chiave. Fare bene comunque. Fare il bene comune. Veramente però. Essere umili. Lavorare per il meglio. Lavorare per il bene comune, nonostante.
Lavorare per le persone. PER VALORIZZARLE.
Loro non valorizzano, screditano.

A quanti si possono sentire “vittima” di chi ha loro avanzato tali angherie, ho questo messaggio: non siete tenuti a subirle.
Tutti partono sempre dal presupposto di essere nel giusto.
Tutti pensano siano gli altri ad averli defraudati di qualcosa. Tutti agiscono nella rivalsa.

Non esistono vittime.
Esiste la responsabilità di esserlo state, semmai. Di essersi lasciati sopraffare. Poi, la responsabilità è solo VOSTRA.
Paloma dice:
“Avere la mente e il cuore aperti, non sprecare tempo nell’invidia, sapere che sono le opere che parlano, e non le chiacchiere. Non sentirsi umiliati nell’essere “trampolino” per altri, perché si cresce insieme”.
Esatto, perché si cresce insieme. Non esiste io, esiste solo NOI.
Senza esporre le ricette di suor Germana per avanzare certi e sicuri nella vita, andare avanti dritti per la propria strada, consapevoli e con possibilmente ben chiaro in testa cosa si vuole essere senza esserlo a scapito di altri, aiuta a non cadere nei tranelli degli elementi negativi dati dai paurosi conservativi e dalla loro natura mediocre.
Riconoscerli e rispettarli è il primo passo avanti. Poi gentilmente discostarsene e proseguire per la propria via, costruendo e valorizzando gli altri è la cosa da fare. In pratica, occorre fare il contrario di quello che fanno loro per elevarsi rispetto a te. Non serve elevarsi. Non serve manipolare. Basta fare. Fare bene per gli altri. T-u-t-t-o-q-u-i.
Su Instagram un commento interessante è stato:

  • benedetti_barbara La realtà è ben più complessa, più grave di un semplice mediocre che per sentirsi superiore abbatte il più debole. Viviamo in un tempo di assoluta mediocrità. Il nostro sistema è mediocre. Da qui, cammina la nostra vita. Parliamo di libertà, quando la stessa è vincolata e soffocata dal potere. Bisogna imparare a difendere la nostra esistenza dal fulcro di quella mediocrità che premia quegli stessi mediocri dei quali non bisogna circondarsi. Il Tempo è prezioso e di una estrema bellezza. Basta guardare l’ora del Tramonto per capire quanto è meraviglioso esistere ed essere.

(Grazie Barbara). Ti ho risposto così, non è che il mediocre abbatta il più debole, perché non è detto quest’ultimo lo sia:

  • leonardoaldegheri Viviamo in un mondo in cui è vero tutto e il contrario di tutto. Da sempre, credo, ma non c’ero. Non posso raffrontare questa epoca di presunta mediocrità con un’altra, quella medievale, ad esempio. Viviamo nella relatività. Dire che “la realtà è più complessa” è un giudizio. Così come dire “la realtà è più semplice”. Più grave o meno grave sono anch’essi giudizi. Giudizi frutto della visione di ciascuno. Nessuno ha la verità in tasca. La verità è quella che credi sia la verità. Forse 😉 – grazie per il bel commento. L’attimo del tramonto è favoloso. Così come quello dell’alba. Così come il tempo in cui guardi il mondo con l’occhio del bello. Giudizio anche quello.. tanto vale la pena no? 🍀

Allora guardiamo il mondo con l’occhio del bello. Anzi, contribuiamo a costruirne uno più bello. Lasciamo un mondo migliore a chi verrà dopo di noi. Senza avere paura. Senza essere così conservativi. Fottiamocene dello status quo solo perché si ha paura della propria ombra e rimanendo immobili nel terrore di fare errori.
Guardiamo avanti. Tanto vale la pena, no?
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Le persone che hai attorno fanno la differenza. Tu fai la differenza. Ma se attorno non hai le persone giuste non la fai neanche se speri e preghi

Sbattiti e insisti. Dedizione. Perseveranza. Motivazione. Fai corsi. Allenati. Spacca tutto. Provaci. Non ce la fai. Insisti. Rivedi i tuoi piani. Ci riprovi. Non demordi.
Ogni tanto cadi inevitabilmente nello sconforto. Dura un po’. Fa male. Malissimo. Parli. Ti confronti. Trovi delle persone che ti ascoltano. Ti aiutano e ti danno una mano. E capisci. Ti rialzi. Sì, non contano le volte che cadi ma le volte che ti rialzi, sempre una in più.
Vai avanti. Ricominci. Ripianifichi. Fai un corso nuovo. Ti carichi. Sai che puoi emergere. Sai che questa volta ce la farai. Hai letto un altro libro. E costruito un nuovo tassello. Sai che tu con le tue forze sei una bomba, una forza della natura. Hai le persone che ti apprezzano, che sanno quanto vali. Che sanno chi sei.
Il tempo è dalla tua. Non hai iniziato ieri. Hai mangiato quintali di merda nel frattempo, da anni. Il tempo è dalla tua perché un tempo eri impaziente, poi hai visto che il tempo passava e hai imparato ad averla, questa cazzo di pazienza, perché hai parecchio tempo alle spalle.
Arriverà anche il mio momento“, ti dici. Sei speranzoso ma tu hai la scorza e della speranza te ne fotti. Perché tu vai avanti. Sei una testa dura, “sei testardo” – ti dicono e nel frattempo compi cose straordinarie, normalmente straordinarie cioè che pensi siano talmente normali per te che lo sai che altri non sono in grado ma sei tu che non sei in grado di darti il riconoscimento perché sei in vocazione di attesa di quello che ti aspetta, qualcosa di eclatante. Il riconoscimento, quello vero.
Che sia – Eclatante.
Che non arriva.
Allora inizi a chiederti: perché?
Inizi a pensare di essere solo. Che le persone che ti aiutano, ti supportano ma non fanno abbastanza per te perché loro ti stimano ma non sei in diretto contatto con loro per quello che vuoi realizzare e ti rendi conto che quelle che lo sono non vogliono che pisci fuori dal vaso. Sono per lo status quo. E tu sei una mina vagante e rompi le palle. Rompi le palle a loro.

Questa coach mi ha colpito.

Perché è tristemente allargata a macchia d’olio. Ne sento spesso di così.
E gli dico. Battiti ancora perché è quando stai per mollare che è il momento di accelerare, di dare gas, di flettere i muscoli, di dare il colpo di reni, di lanciarti dall’aereo, di vincere la paura e la sfida. Perché arriva il tuo momento. Non arriva se rimani chi sei, perché se rimani chi sei, rimani inevitabilmente dove sei.

Ma è così vera, questa frase? O è il solito alibi per cui pensi di non fare mai abbastanza?

E se l’abbastanza lo fai e attorno hai quattro stronzi, sei sicuro che l’abbastanza non sia molto più basilare e si tratti di avere attorno delle persone che agevolino anziché ostacolare?
Di fare naturalmente, le cose?

Se attorno hai degli ostacolatori fuggi. Fuggi via. Fuggi più lontano che puoi. Vai a fare la differenza da qualche altra parte. Fai la differenza senza chi non te la fa fare.

“Ma allora addossi a terzi la responsabilità se non sei riuscito a farla nonostante loro?” Fai la differenza ogni giorno, anche se non lo sai. Per il solo fatto di continuare a lavorare su te stesso e portando risultati nonostante. Il fatto è che i risultati che hai dimostrato di produrre, sei consapevole altrove potrebbero essere moltiplicativi. Ti è andata male perché ti sono capitate attorno le persone sbagliate. O sei capitato tu dentro al loro recinto, come fossi caduto nel pollaio come la storia dell’uovo dell’aquila e dell’aquilotto che pensava di essere come un pollo, raspando come i polli, a terra, abituandosi nel tempo alla puzza del pollaio. Solo che tu non ignori le alte sfere del cielo e la sua aria pulita che sa di libertà. Sai già che quello è il tuo posto.
Sì, perdio sì. Avere la squadra giusta fa la porca differenza di questo mondo. Non è che Cristiano Ronaldo nel paesello di provincia faccia ciò che può fare nella squadra in cui può dare il meglio e generare i risultati che genera e per cui è noto e per cui è pagato (non so nulla di calcio, penso si sia capito).
Qualcuno gli ha dato la possibilità di giocarsi le sue carte e lui se le è giocate, e bene anche.
Play your game, then.
Attorniati di persone che ti aiutino a fare la differenza. Stai tranquillo che sarai tu che farai fare la differenza a loro.