L'importanza della condizione [prima parte]


Sento dappertutto dire “la responsabilità è tua”, “sei responsabile di ciò che ti accade” o ancora “sei responsabile di ciò CHE accade” quindi persino più genericamente e poi, “la responsabilità che non ti assumi è dare potere all’altro“, etc. etc. Tutto vero, d’accordo. Ho deciso in passato di assumermi via via sempre più responsabilità.
Non mi sono fermato e mi sono chiesto: sono un irresponsabile se voglio essere responsabile?

Che si diventi responsabili o non lo si diventi nonostante lo si voglia, alla base, va compreso:

  1. cosa significa essere responsabili?
  2. cosa di preciso non ci consente o ci impedisce di esserlo?
  3. di cosa siamo responsabili veramente?

Risposta possibile alla domanda 1: Noi abbiamo responsabilità di quello che siamo noi. Abbiamo responsabilità anche su quello che noi non siamo. Spesso mi sono trovato di fronte a una spasmodica e smaniosa voglia di responsabilità con uno slancio poderoso verso tale responsabilizzazione. Diventare abile nel dare risposte. Essere un abile risponditore.

Respons-abilità.

Sostengo che le abilità – lo step successivo nell’essere capace di fare qualcosa – possano essere acquisite. Sono conoscenze trasformate in azione. Si chiamano competenze. Le competenze sono gli strumenti per fare le cose e per cui quando sei particolarmente bravo, ti chiamano a farne di determinate nel momento in cui qualcuno ne ha di bisogno.
Quindi, per dare una risposta breve, siamo responsabili delle nostre abilità che sono le nostre conoscenze trasformate in azione a uno step successivo.
Allora, per essere responsabili, cosa dobbiamo fare?

  • Studiare qualcosa, diventare esperti applicando quel qualcosa al punto di essere responsabile per quello che dici e per quello che fai, in relazione agli altri.

Risposta possibile alla domanda 2: non ci è consentito essere responsabili di ciò per cui non siamo responsabili. Ciò per cui non siamo abilitati nel dare risposta non appartiene alla nostra sfera d’influenza. Possiamo intervenire sulle cose per cui possiamo intervenire ma non su quelle su cui non possiamo intervenire, ovvero quelle che non sono di nostra competenza. In pratica: non possiamo far finta di sapere ciò che non sappiamo. 
Il problema è quando qualcuno vuole intervenire sul tuo senza badare al proprio. Un po’ come dire, guardare nel piatto dell’altro. Tradotto: quando un terzo vuole intervenire non nel proprio ambito di competenza (facendo peraltro credere all’altro di essere competente e ingannando se stesso) ma nel tuo. Nulla tu sai o ti è dato sapere del suo – che viene peraltro gelosamente custodito. Ma per lui, il tuo è anche suo. In virtù di cosa non si sa bene ma stai certo che il fare le pulci è una particolare specialità.
Ti faccio un esempio. Noi non siamo responsabili dell’educazione dei figli degli altri ma siamo responsabili dell’educazione dei nostri. Qui possiamo intervenire sulla nostra sfera di influenza. Se mio figlio bestemmia, è una mia responsabilità direttamente correlata alla mia educazione nei suoi confronti. Se è il figlio di qualcun altro, non è mia responsabilità ma lo è nel momento in cui mando lo stesso mio figlio a scuola con quello che bestemmia.
La mia responsabilità è poter / dover mandare mio figlio in una scuola in cui non si bestemmi. Poi, in pratica, cambiargli scuola per un singolo episodio magari è da pazzi. Ma mandarlo in un ambiente basso facendo finta di niente, lo è.
Un esempio macroscopico come questo è attuale nel mondo del lavoro. Se non si è felici delle condizioni di lavoro in cui ci si trova, è nostra responsabilità NON cambiare quelle condizioni (come a dire cambiare l’immagine riflessa di uno specchio) ma cambiare NOI (cambiare l’immagine da riflettere) lo è.
E cambiare noi in relazione a quel lavoro, presume quasi sicuramente cambiare lavoro. Ma se non cambiamo anche noi, è probabile che troveremo le stesse problematiche altrove. Ebbene, questa è NOSTRA responsabilità.

  • Cambiare è una nostra responsabilità e appartiene alla nostra sfera di influenza.

Risposta possibile alla domanda 3: nonostante la nostra società stia progredendo a una velocità pazzesca e via via crescente, c’è una altrettanto crescente necessità di crescere umanamente e spiritualmente come ad indicare che a forza di usare l’emisfero sinistro del nostro cervello per aggiudicarsi la parte pratica e razionale e quindi la ragione delle cose (e il consenso delle persone in una società che preferisce la giustificazione del raziocinio all’attitudine di creare) e delle situazioni, abbiamo bisogno “naturalmente” cioè per via naturale che l’emisfero destro della creatività e dell’armonia sia in equilibrio con quello sinistro.
La natura tende sempre all’equilibrio. E sceglie sempre la via migliore per lasciare scorrere l’energia.
E allora mi sono accorto che mentre leggevo solo di finanza, biografie e libri “tecnici” e di business divenivo scettico, cinicamente pratico mentre il mio comportamento veniva influenzato verso un tipo di collocazione del mio essere nel contesto.
Mentre leggevo libri di spiritualità, di armonia universale, di allineamento tra spirito e ragione, anima e corpo, socialità e contesto, divenivo via via più comprensivo e benevolente verso il mondo.
Siamo quindi responsabili di come alimentiamo la nostra mente. Sono a un corso di business mentre scrivo, è domenica mattina.
Sono in un luogo distante da casa per imparare mentre i miei figli e i miei cari sono a casa senza di me. Scelte.
Il mondo è come uno specchio. Per cambiare il mondo dobbiamo prima cambiare noi stessi. Per riprendere l’esempio qui sopra, noi non possiamo cambiare l’immagine riflessa in uno specchio. Dobbiamo prima cambiare l’immagine da riflettere. Cioè la sorgente. Cioè, NOI.
Allora mi sono reso conto.. [continua la lettura L’importanza della condizione – seconda parte]
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E anche oggi la terra ruota su se stessa nel suo moto perpetuo e ci regala un altro giorno

Questo solo per dire che questo pianeta girando su se stesso ci regala un altro giorno, cosa non affatto scontata.
Lanciato come una trottola nell’universo senza che ce ne rendiamo poi così conto. E sopra a questa trottola in costante, calma rotazione, ci siamo noi con i nostri enormi problemi.
Che non significa siano cazzate.
Ma,
che siano noi a crearceli.
Più sei piccolo, più i problemi ti sembrano grandi.
Più guardi dall’alto i problemi più ti appaiono piccoli.
Più diventi grande tu, più diventano piccoli i problemi.
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E se è il pianeta che ce li crea, crediamo che la natura sia cattiva, senza pensare, infantilmente, quanto noi non siamo molto buoni con lei.
Lo penso ogni volta che vedo una bottiglia di plastica in un torrente, una cartaccia o un pacchetto di sigarette vuoto a un metro da un cestino, una spiaggia con gli avanzi di qualcuno che non si è sprecato di raccogliere le proprie porcherie, pensando che ci debba pensare qualcun altro o.. ci penserà lei, la natura, anzi chi se ne frega.
I tuoi bambini vivranno nel mondo che gli lasci tu, idiota. Poi non dire che li ami, idiota.
Lei, la NATURA.
Quella cosa che si impossessa degli spazi incustoditi e che rigogliosa diventa selvaggia, verde e ospitale (di animali, vegetazione varia, insetti, essere vari che magicamente iniziano a popolarla dopo che il repellente se ne è andato).
Poi arriva l’uomo di nuovo e fa pulizia. Poi quando l’uomo se ne va via, lei ricomincia da nulla, come il caso non fosse stato suo. Lei ricomincia.
L’erba cresce, le piante crescono, gli animali nidificano, etc.
Pensando che questa sia casa nostra, quando siamo solo ospiti a casa di qualcuno altro (il pianeta), noi, il regno animale, quello vegetale, a pari merito, ci abitiamo. Che corrisponde a dire, ci viviamo.
Dove vivi? A Verona. Sbagliato: sul pianeta Terra.
E ricominciamo da nulla, cresciamo, nidifichiamo.
Se l’umanità venisse spazzata via domani, lei – la natura – dopo un minuto indifferente ricomincerebbe da nulla, crescendo, nidificando. Dell’uomo, alla natura, non gliene frega una gran mazza di sta cippa.

Republican presidential candidate Donald Trump speaks at an event, Saturday, Oct. 3, 2015, in Franklin, Tenn. (AP Photo/Mark Zaleski)
Republican presidential candidate Donald Trump speaks at an event, Saturday, Oct. 3, 2015, in Franklin, Tenn. (AP Photo/Mark Zaleski)

E in tutto questo viviamo nelle dimensioni delle nostre piccole grandi cose, da come arrivare a fine mese alle grandi elezioni americane dove un imprenditore billionario immobiliare – Donald Trump, del quale ho letto diversi libri (ad es. PENSA IN GRANDE E MANDA TUTTI AL DIAVOLO) – può diventare Presidente degli Stati Uniti d’America.
Allora capisci che veramente tutto è possibile.
Questo pianeta è il luogo delle possibilità.
Mica per tutti, esistono predatori e prede in natura.
Esistono vincitori e vinti, in natura.
Esiste chi si offre e chi si prende.
Esiste anche chi non prende e non da. Chi prende e basta. Chi offre senza voler nulla in cambio.
Il Karma – si dice – ti ricompenserà, nell’equilibrio delle cose.
Questo è il pianeta di chi ricomincia da nulla, cresce, nidifica.
Allora il mio messaggio è, ancora una volta, che la manciata di anni in cui sei qua, fai in modo di fare qualcosa di buono per qualcuno.
Magari sarai ricordato, magari no. Magari intanto hai fatto solo la cosa giusta.