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MASLOW E LA PIRAMIDE DEI BISOGNI

MASLOW E LA PIRAMIDE DEI BISOGNI

Si deve a Maslow la famosa classificazione della scala dei bisogni.

“Egli elaborò una classificazione gerarchica della motivazione: si parte dai bisogni primari e fisiologici, come cibo, #acqua, impulso sessuale, ecc., per poi giungere a quelli superiori ovvero stima, sicurezza, affetto, amore.

Solo dopo aver appagato i bisogni elementari l’individuo riesce ad esprimere esigenze di livello superiore”.

  • Sicurezza.
  • Appartenenza.
  • Stima.
  • Autorealizzazione.
  • Conoscenza e bisogni estetici.

Mi viene da pensare che la conoscenza e i bisogni estetici vengano prima della sicurezza, anzi, la pace dell’anima porta all’appartenenza, sapere di fare parte di qualcosa.

La soddisfazione della conoscenza e il saper vedere il bello attorno a sé, portano all’autorealizzazione e quindi alla stima e in un certo senso alla sicurezza.

La sicurezza alla fine, cos’é?

È sapere di poter stare tranquilli.

Anche la sicurezza quindi è un sapere e il sapere viene dato dalla conoscenza.

La paura, invece, è il contrario di tranquillità perché l’insicurezza viene data dallo stato di ansia che viene dato dallo stato di non conoscenza.

Conoscere – e riconoscere (il saper vedere) – portano alla realizzazione di sé.

Se non fosse altro che nel frattempo viene sperimentato ciò che serve per adempiere al proprio compito, che nella piramide non è spiegato ma forse perché era troppo presto anche per il grande Maslow:

–> trasformarsi da potenza a essenza.

Diventare in pratica ciò che si può essere da ciò che si è.

Come a dire, imparare a vedere le cose non per come sono ma per come possono essere. Noi stessi, in primis.

“Il mio compito è diventare”.

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

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Leonardo Aldegheri
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RICONOSCERE CIÒ CHE È

Riconoscere ciò che è

Tra i fili d’erba di un prato ancora umido ma assolato 🌄
ho appena concluso un meraviglioso libro, che davvero consiglio a CHIUNQUE:

RICONOSCERE CIÒ CHE È

di Bert Hellinger

Nemmeno ci si rende conto quanto antichi retaggi, risentimento, rabbia, rancore, esclusione, rivalsa, gelosia, invidia, possano essere tutti elementi riconducibili a una sola, innegabile spiegazione – di cui ne ho parlato innumerevoli volte:

Il mancato RICONOSCIMENTO

di ciò che è.

Non riconoscere genera scompenso, sconforto, delusione, esclusione, risentimento, rabbia.

Che “irretisce“, di fatto, un intero gruppo di persone caratterizzato da una coscienza collettiva.

Proprio come nelle maglie di una ragnatela, dove i singoli componenti si trovano intrappolati, irretiti.

E nel non riconoscimento vengono prese decisioni che portano ad azioni con effetti deleteri, quando non disastrosi – per le famiglie e i singoli componenti, anche a livello generazionale.

Riconoscere ciò che è

Come guarire da ciò?

Con una benedizione molto speciale e semplice allo stesso tempo, relata all’inclusione e alla presa di responsabilità:

Nel non giudizio, 
IO TI RICONOSCO.

“nessuno è migliore o peggiore solo per il fatto di essere diverso”.

Bert Hellinger
Riconoscere ciò che è

Ogni singolo componente di ciascuna famiglia dovrebbe poter accedere al significato profondo di quanto Bert Hellinger spiega con facilità sulle dinamiche familiari irrisolte.

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