LA QUALITÀ DEGLI ESSERI UMANI

Photo Credit: Michele Cavallaro

È passato un altro mese, solo due da ferragosto. Ero in montagna, era pomeriggio. Stavo passeggiando tranquillo con i miei piccoli nella natura. Mi siedo vicino alla staccionata con dei cavalli vicino per rilassarmi e guardare il telefono, apro whatsapp e leggo.

Raggiungo subito mia moglie. Lei capisce subito.

Ci sono alcune cose nella vita, alcuni momenti, in cui vorresti probabilmente lasciare che tutto vada per la sua strada.

Quante volte capita? Spessissimo.

Credo tutti siamo chiamati ad esperire determinate azioni, determinate situazioni ovvero azioni collocate in un contesto specifico. Lezioni più o meno dure che la vita ci riserva. Costantemente.

Me lo ricorda il sonno, quando alle 4.10 come per l’ennesima volta stanotte, ero sveglio.

Perché?

C’è chi dice per crescere. Altri, per imparare.

Per imparare cosa? A volte non si può fare a meno di imparare?

Per chi ci crede, c’è il Karma. Quello che fai ritorna.

Per chi crede nella reincarnazione, c’è chi parla di Karma addirittura trasversalmente in più vite. Persino che devi scontare il Karma di una vita precedente.

Io non giudico, non dico, non addito. Accolgo, raccolgo, penso. A volte capisco, la maggior parte delle volte, NO.

Penso a una vita che fondamentalmente riflette chi sei pertanto non fa altro che darti ragione come quando fai le linguacce a uno specchio e vedi linguacce. E se sorridi vedi un sorriso.

Così da un atteggiamento riottoso finirai per attrarre come conseguenze azioni relative a quel tipo di atteggiamento e da un atteggiamento pacato e collaborativo attrarrai pacatezza e collaborazione. In linea di massima, s’intende, ma da che mondo è mondo, funziona così.

Così la vita ti restituisce attorno quanto hai seminato e quanto semini dipende da chi sei. E da come lo fai. E da quanto lo fai. E da cosa semini.

La semina è il segno che lasci.

Poi c’è chi se ne va presto, troppo presto. Guarda caso una persona il cui Karma sicuramente sarebbe ritornato mille volte migliorato.

E quando una persona lascia un bel segno – che sarebbe quello per cui tutti veniamo su questo pianeta, che sia per crescere, imparare o quant’altro, sempre per chi ci crede – la qualità umana fa in modo di ricordarlo.

C’è chi, Karma più o Karma meno, fa un gesto meraviglioso, in cielo.

Nel più bel posto dove stare quando vuoi stare in libertà.

Allora succede che un gruppo di persone si organizzi, stampi un’immagine meravigliosa e si adoperi per studiare come fare – grazie a due Alfieri – a farla brillare a una velocità di caduta che è propria di chi è abituato a cadere.. ma a cadere forte. Molto forte.

Per chi ha fatto della caduta libera in aria, che noi chiamiamo VOLARE, la propria dimensione di libertà.

Gesti così vengono da una dimensione che è propria di chi pensa all’altro, non vedo solo il suo e così facendo lascia il segno. Piccolo o grande, non importa.

Queste sono le cose che mi fanno essere orgoglioso di essere un essere umano.

Il decollo Sunrise è il primo decollo del giorno, dove dieci persone salgono su un velivolo per intingersi di aria.

Qui, dieci persone hanno pensato al lancio da dedicarti, per ricordarti, per farti sentire che sei nei nostri cuori.

“E sei tornato in aria con noi..” (Andrea Delli).

Il Cielo è la tua Casa. Ciao Corrado.

Marco Mazzi e Giuseppe Bianco (gli alfieri), Marco Tosoni, Stella Gdb, Michael Cavalieri (foto), Andrea Delli, Matteo Turra, Alessio Licari, Alessio Caramori, Oscar Bellandi.

C’è chi scappa sempre. Chi cade da una vita. C’è chi corre e chi è fermo.

C’è chi vola.

Photo Credit: Michele Cavallaro

Cieli blu.

Leonardo Aldegheri
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Nel lungo periodo è l’inconscio che comanda

L’inconscio comanda nel lungo periodo. Sempre.

Quando osservi attentamente qualcuno che “fa bel viso e cattivo gioco”, nel lungo, il cattivo gioco è chiaro come un libro aperto e l’acqua cristallina di un mare da sogno.

In pratica, si lascia scoprire da solo.

Te ne accorgi perché in qualche modo senti, percepisci sempre qualcosa di distonico ma l’abitudine è quella di non ascoltare la voce interna. Il tuo inconscio,  invece, sa tutto. Lui continua a registrare. Anche se la ragione in qualche modo procede dritta per la sua strada.

Sembra che un tale comportamento abbia una natura malvagia ma non è così.

Rispecchia solamente la natura della persona osservata. Se da un lato questa – apparentemente – si da da fare e crede di comunicare un atteggiamento collaborativo, nel momento in cui il tempo passa l’emersione dell’atteggiamento interno compare come l’immagine dapprima sbiadita di uno specchio umido che – mano a mano che il vapore si asciuga – successivamente restituisce la stessa nitida, con i contorni ben definiti.

In genere questo tipo di persona vive di presunzione cioè di assunzioni [concetti assunti come veri] presunte.

Nella mia esperienza la presunzione restituisce sempre una ritorsione indirizzata verso il fautore dell’atto presuntuoso.

Quando a mia volta in passato mi sono dimostrato presuntuoso mi sono sempre preso dritto sui denti una puntuale bastonata. Ogni volta. Si tratta di un fatto energetico.

Qualsiasi cosa determini il generarsi di un qualsivoglia squilibrio, qualcos’altro interviene per ristabilire l’equilibrio.

La natura detesta gli squilibri, poiché in essa tutto tende all’equilibrio: la presunzione è un’azione “smodata” che va repressa. La natura non scherza.

Così come la presa in giro. Puntualmente chi si prende la briga di deridere qualcuno diventa oggetto di un fatto che tende a riequilibrare la cosa. C’è chi lo chiama karma.

La natura, inoltre, è sincera. Fa parlare l’inconscio.

Il contrario della presunzione non è una malcelata umiltà – a volte mascherata da un atteggiamento dimesso, nell’apparenza – ma semplicemente essere, senza auto esaltazione o auto screditamento.

Essere, semplicemente. Sii ciò che sei.

Basta fare le proprie cose, essere impegnati “serenamente”, sapendo che quello che stai facendo ti concentra e ti appaga. Soprattutto sapendo – cioè esserne consapevoli – che ciò aggiunge in qualche modo valore vero, nuovo, autentico a una vita in perenne e costante evoluzione.

Nulla che sia ripetitivo, tutto che sia evolutivo.

Senza aspettative, senza risentimento verso nessuno, perché sai che il lavoro che stai facendo lo stai facendo al meglio e il mondo lo riconoscerà se riterrà opportuno che ciò sia propulsivo, determini cioè una spinta in avanti.

Tutto ciò che spinge in avanti è ben gradito.

Lo riconosceranno le persone della tua vita senz’altro, quelle di valori, quelle di valore per te e tu per loro [ne parlo quiLe persone della tua vita] – non certo quelle che il tuo valore lo nascondono tradite dal loro inconscio [ne parlo anche qui a proposito dei paurosi conservativi]. Ma ora lo sai.

Nel lungo periodo è dunque sempre l’inconscio che parla. E sa se sei sincero. Il contraltare di ciò – come già accennato – si chiama consapevolezza.

Nel momento in cui siamo inconsapevoli siamo “scoperti” cioè potenzialmente sotto attacco di persone, cose e situazioni.

Mantenere sotto controllo i 60-70 mila pensieri stimati giornalieri è una  questione di esercizio. Si tratta di dire – e fare – “sono costantemente consapevole di cosa sto pensando, so cosa sto facendo, come e perché” perché l’approccio al mondo cambi radicalmente.

Specchio, specchio delle mie brame..

E se anziché chiedere allo specchio, fossimo noi a proiettare l’immagine desiderata da riflettere?

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L'importanza della condizione [prima parte]


Sento dappertutto dire “la responsabilità è tua”, “sei responsabile di ciò che ti accade” o ancora “sei responsabile di ciò CHE accade” quindi persino più genericamente e poi, “la responsabilità che non ti assumi è dare potere all’altro“, etc. etc. Tutto vero, d’accordo. Ho deciso in passato di assumermi via via sempre più responsabilità.
Non mi sono fermato e mi sono chiesto: sono un irresponsabile se voglio essere responsabile?

Che si diventi responsabili o non lo si diventi nonostante lo si voglia, alla base, va compreso:

  1. cosa significa essere responsabili?
  2. cosa di preciso non ci consente o ci impedisce di esserlo?
  3. di cosa siamo responsabili veramente?

Risposta possibile alla domanda 1: Noi abbiamo responsabilità di quello che siamo noi. Abbiamo responsabilità anche su quello che noi non siamo. Spesso mi sono trovato di fronte a una spasmodica e smaniosa voglia di responsabilità con uno slancio poderoso verso tale responsabilizzazione. Diventare abile nel dare risposte. Essere un abile risponditore.

Respons-abilità.

Sostengo che le abilità – lo step successivo nell’essere capace di fare qualcosa – possano essere acquisite. Sono conoscenze trasformate in azione. Si chiamano competenze. Le competenze sono gli strumenti per fare le cose e per cui quando sei particolarmente bravo, ti chiamano a farne di determinate nel momento in cui qualcuno ne ha di bisogno.
Quindi, per dare una risposta breve, siamo responsabili delle nostre abilità che sono le nostre conoscenze trasformate in azione a uno step successivo.
Allora, per essere responsabili, cosa dobbiamo fare?

  • Studiare qualcosa, diventare esperti applicando quel qualcosa al punto di essere responsabile per quello che dici e per quello che fai, in relazione agli altri.

Risposta possibile alla domanda 2: non ci è consentito essere responsabili di ciò per cui non siamo responsabili. Ciò per cui non siamo abilitati nel dare risposta non appartiene alla nostra sfera d’influenza. Possiamo intervenire sulle cose per cui possiamo intervenire ma non su quelle su cui non possiamo intervenire, ovvero quelle che non sono di nostra competenza. In pratica: non possiamo far finta di sapere ciò che non sappiamo. 
Il problema è quando qualcuno vuole intervenire sul tuo senza badare al proprio. Un po’ come dire, guardare nel piatto dell’altro. Tradotto: quando un terzo vuole intervenire non nel proprio ambito di competenza (facendo peraltro credere all’altro di essere competente e ingannando se stesso) ma nel tuo. Nulla tu sai o ti è dato sapere del suo – che viene peraltro gelosamente custodito. Ma per lui, il tuo è anche suo. In virtù di cosa non si sa bene ma stai certo che il fare le pulci è una particolare specialità.
Ti faccio un esempio. Noi non siamo responsabili dell’educazione dei figli degli altri ma siamo responsabili dell’educazione dei nostri. Qui possiamo intervenire sulla nostra sfera di influenza. Se mio figlio bestemmia, è una mia responsabilità direttamente correlata alla mia educazione nei suoi confronti. Se è il figlio di qualcun altro, non è mia responsabilità ma lo è nel momento in cui mando lo stesso mio figlio a scuola con quello che bestemmia.
La mia responsabilità è poter / dover mandare mio figlio in una scuola in cui non si bestemmi. Poi, in pratica, cambiargli scuola per un singolo episodio magari è da pazzi. Ma mandarlo in un ambiente basso facendo finta di niente, lo è.
Un esempio macroscopico come questo è attuale nel mondo del lavoro. Se non si è felici delle condizioni di lavoro in cui ci si trova, è nostra responsabilità NON cambiare quelle condizioni (come a dire cambiare l’immagine riflessa di uno specchio) ma cambiare NOI (cambiare l’immagine da riflettere) lo è.
E cambiare noi in relazione a quel lavoro, presume quasi sicuramente cambiare lavoro. Ma se non cambiamo anche noi, è probabile che troveremo le stesse problematiche altrove. Ebbene, questa è NOSTRA responsabilità.

  • Cambiare è una nostra responsabilità e appartiene alla nostra sfera di influenza.

Risposta possibile alla domanda 3: nonostante la nostra società stia progredendo a una velocità pazzesca e via via crescente, c’è una altrettanto crescente necessità di crescere umanamente e spiritualmente come ad indicare che a forza di usare l’emisfero sinistro del nostro cervello per aggiudicarsi la parte pratica e razionale e quindi la ragione delle cose (e il consenso delle persone in una società che preferisce la giustificazione del raziocinio all’attitudine di creare) e delle situazioni, abbiamo bisogno “naturalmente” cioè per via naturale che l’emisfero destro della creatività e dell’armonia sia in equilibrio con quello sinistro.
La natura tende sempre all’equilibrio. E sceglie sempre la via migliore per lasciare scorrere l’energia.
E allora mi sono accorto che mentre leggevo solo di finanza, biografie e libri “tecnici” e di business divenivo scettico, cinicamente pratico mentre il mio comportamento veniva influenzato verso un tipo di collocazione del mio essere nel contesto.
Mentre leggevo libri di spiritualità, di armonia universale, di allineamento tra spirito e ragione, anima e corpo, socialità e contesto, divenivo via via più comprensivo e benevolente verso il mondo.
Siamo quindi responsabili di come alimentiamo la nostra mente. Sono a un corso di business mentre scrivo, è domenica mattina.
Sono in un luogo distante da casa per imparare mentre i miei figli e i miei cari sono a casa senza di me. Scelte.
Il mondo è come uno specchio. Per cambiare il mondo dobbiamo prima cambiare noi stessi. Per riprendere l’esempio qui sopra, noi non possiamo cambiare l’immagine riflessa in uno specchio. Dobbiamo prima cambiare l’immagine da riflettere. Cioè la sorgente. Cioè, NOI.
Allora mi sono reso conto.. [continua la lettura L’importanza della condizione – seconda parte]
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