VASCO, LA POLITICA E IL SURF

VASCO, LA POLITICA E IL SURF

Qualche giorno fa mi sono soffermato a sentire un pezzo di Vasco alla radio. Più che a sentire, ad

A-S-C-O-L-T-A-R-E.

Molto attentamente.

Premetto di non essere mai stato un suo particolare fan benché quello di Vasco fosse stato uno dei miei primi concerti allo stadio in assoluto nel ’93, giusto qualche anno fa.

Il primo fu quello degli.. Stadio 🙂 – e lì mi innamorai della batteria ma vabbè, è un altro discorso 😅

Ad ogni modo, il pezzo diceva:

  • Come stai
  • Ti distingui dal luogo comune
  • Ti piace vivere come sei
  • E rispondere solo a te

Ovviamente per come lo vedo io in base al mio modello del mondo..

c’è un domandarsi, un preoccuparsi dell’altro e c’è una fondamentale constatazione:

👉 Il fatto di distinguersi perché fai quello che piace a te e non fai quello che gli altri vogliono che tu faccia.

E questo è IL PUNTO fondamentale.

Se vogliamo, in un certo senso, per gli amanti di Vadim Zeland, questo è Transurfing puro.

PS: dati gli aggiornamenti degli ultimi giorni, se Vasco solo pensasse di mettersi in politica – cosa che si guarda bene dal fare – diventerebbe capo del governo in tempo ZERO per la capacità che ha di parlare alle persone, anche a quelle a cui non piace e dire loro cose di grande profondità.

Ma surfando alla grande, non lo farà mai 😄🏄‍♂️ – W la musica!

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Leonardo Aldegheri
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LA MATRICE DEI SOGNI

LA MATRICE DEI SOGNI

Mi piace molto l’approccio di Maurizio Parro.

La prima volta che ci siamo visti in Società Editoriale Grafiche AZ per discutere de

La passerotta capricciosa 

il libro da fare era TOTALMENTE da fare e nulla era scontato in quella fase, neanche la relazione cliente+produttore.

E avevamo ben presto capito che il sentiment, il feeling era quello che in qualche modo collega le persone dal loro modo di vedere la realtà.

E io che faccio una testa tanta di Transurfing, quando leggo che ciò che muove Maurizio si chiama La Matrice dei Sogni, impazzisco letteralmente di assonanze.

Il libro che ne è scaturito poi, è sognante, folle, idilliaco allo stato puro. Con dentro delle illustrazioni da capogiro, da “mal di testa” dall’intensità.

La Passerotta Capricciosa

Ora, a me piace parlare bene anche di libri altrimenti me ne sto zitto.

È il mio lavoro farli ma quando trovo le parole sgorganti di pregio per quell’oggetto è perché ci vedo dentro delle cose che scaturiscono dall’aver osato essere andati OLTRE quella matrice, esserci andati DENTRO, averci nuotato con la testa fuori e aver unito in assonanza i puntini e le cose che sono diventate.. cose.

Cosificare, un termine fantastico.

Prima probabilmente c’era un’idea, poi un desiderio, poi la REALTÀ, l’inesorabile realtà.

Quella che ti si forma attorno in ogni momento tutti i giorni, costantemente.

Quella che benché si sia inconsapevoli o maestosamente coscienti, dilaga nel vero senso della parola, trasborda, diventa fiume e lago e mare e oceano e o ti travolge.. o ci surfi sopra.

Tanti baci a tutti.

Per chi vuole acquistare la Passerotta, la trova in Italiano (e anche in francese perché per non farsi mancare nulla Maurizio ha prodotto il libro subito in due lingue, BAM!) anche su Amazon volendo qui.

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LA BELLEZZA È OVUNQUE

La bellezza è ovunque.

Oppure là dove la si vuole vedere.

Stai certo che se vuoi vedere la negatività o l’aspetto lamentoso, ammorbante, pesante di una cosa, lo trovi di certo. Sicuro come l’oro.

Sicuro come loro.

Così come, volendo, trovi di certo l’aspetto BELLO, positivo, utile, trasformando quell’evento, quella frase, quella provocazione in una opportunità.

Nel transurfing questo si chiama principio di coordinazione dell’intenzione.

È davvero facile: ogni volta che ti capita di pensare od osservare qualcosa, ricorda di pensare a quale sia l’intenzione – cioè dove stai dirigendo quel tuo pensiero – e se essa è buona o meno buona.

La purezza dell’intenzione cambia la vita.

La bellezza è ovunque.

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FINCHÉ NON RESTITUISCI LA DIGNITÀ PERSONALE AL TUO AVVERSARIO

Finché non restituisci la dignità personale al tuo avversario, continuerete a farvi la guerra.

Le persone “al gancio” si alimentano di demoni nella loro mente e reagiscono tramite ritorsione

Sono meccanismi molto “rettili” ovvero dati non tanto da una capacità di calcolo ed elaborazione del dato dell’uomo avveduto e moderno quanto di quella parte primitiva del cervello – il cervello rettile, appunto – ancora funzionale al retaggio di difesa/attacco cui esso era abituato ai tempi delle fiere che con tanto gusto si pappavano l’uomo primitivo.

Oggi, tuttavia, le persone al gancio – cioè agganciate, ingaggiate, innescate – passano la loro esistenza con l’attenzione su “ma lui ha fatto, lei ha detto” perpetuando all’infinito una condizione disagevole di disappunto che dal niente perdura negli anni senza averne contezza.

Né una risoluzione.

E spesso senza averne anche un perché reale e realmente motivato se non invece attivato da una debolezza interiore non vista, non accettata, non riconosciuta.

Perché l’ego non permette di ammettere che in qualche modo la responsabilità è nostra, se stiamo in un certo modo.

Ma è COLPA sempre dell’altro. Questo solleva tantissimo nell’immediato.

Ma è pura illusione perché più diamo respons-abilità all’altro, più siamo noi stessi a indebolirci.

Per il semplice fatto che deponiamo altrove la nostra abilità di dare risposta.

La recriminazione, l’arrabbiatura, l’ira, la rabbia sono tutti atteggiamenti rettili di chi nutre uno stato di disagio interiore – magari anche per sua attitudine “perché sono fatto così” (ignorando la parola magica cambiamento che tanto risolve) – che si ripercuote su persone che possono anche non rendersi conto di essere oggetto di “tali attenzioni”.

“Esistere” non è una colpa.

Ecco che il vicino “mi fa incazzare”, il collega “mi fa”, il fratello, la sorella “ha detto e fatto questo, quello e quest’altro”, “tu quella volta hai fatto/sei stato cattivo..” etc. etc.. tendendo a identificare la persona con il pretesto dell’errore, della colpa.

(Sappiamo che non sono le persone ad essere in colpa ma i comportamenti errati a dover essere corretti).

Tutte cazzate! Tutto materiale del passato che continua a DOVER essere ri-portato nel presente per puntiglio.

Sono congetture presenti solo nella mente di chi le promuove perché è gravido di un’energia emotiva che da qualche parte DEVE essere sfogata, liberata

Quando l’oggetto delle vostre critiche, del vostro disagio avvertirà la vostra avversione, potrebbe andare in reazione. Non è così detto in quanto il suo cervello rettile potrebbe non essere preso al gancio (molto se ne parla nel Transurfing).

I vostri attacchi, tuttavia, si arrischiano nel campo minato e zeppo di insidie della risposta di difesa.

Poi, nel caso sia lui ad attaccare, sarete voi a dovervi difendere. E ciò in un ciclo infinito che drena forze e fa vivere male.

Dicevamo che l’unica cosa che conta è vivere bene l’adesso.

A prescindere dai legami, dalla parentela, dalla storicità delle relazioni.

Per me, quando una relazione non funziona, va recisa.

Occorre avere coraggio per farlo ma il senso di liberazione è straordinario. I nodi vanno sciolti, le paure dissolte, i vecchi traumi elaborati, fatti emergere, lasciati liberi.

Ma una volta fatto, stop ai rimuginamenti. Quella storia è conclusa, quel capitolo è andato, quella pagina è stata voltata.

Quella relazione è s-voltata, quel collegamento è rescisso. FINE.

Le energie stagnanti vanno rimosse. Per rimuoverle devono essere liberate.

E a meno che non si tratti di crimini, di atti illegali, azioni di violenza, stupri, rapine o quant’altro che questi soggetti possono aver attuato nei confronti della vostra mente, una soluzione c’è, bella come il sole.

Eccola: restituire la Sua dignità al Tuo nemico

Ancora una volta, riconoscendolo.

Lascialo ESSERE.

L’avversario va riconosciuto come tale. E nel momento in cui lo riconosci, esso svanisce.

Ridona a lui la Sua dignità e lascialo andare, liberalo. Riprendi tu la Tua responsabilità e restituisci a lui la Sua dignità, la dignità che gli hai negato, il riconoscimento che non hai voluto dargli, l’ammissione di colpa (che di colpa non si tratta ma, come più volte detto, di responsabilità) che non hai voluto prenderti, la cognizione del suo diritto di esistenza.

Così facendo, liberandolo, liberi te stesso. Il fardello se ne andrà e la pesantezza del passato lascia il posto alla leggerezza dell’adesso.

Leonardo Aldegheri
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NON ARRENDERTI E LA FORTUNA VERRÀ DA TE [redux]

NON ARRENDERTI E LA FORTUNA VERRÀ DA TE [articolo completo]

Quella che in tedesco si chiama Die unendliche Geschichte è l’epico film La storia infinita e offre spunti davvero interessanti.

Tutto ha un suo percorso.

“Era l’unico modo per portarlo qui”

“Chi?”

“Il piccolo terrestre”.

Per essere chi siamo, passiamo attraverso le prove della vita. Siamo sempre in balia di pensieri che contrastano l’aspettativa che tutto vada sempre bene come intendiamo noi. Ma bene è un’idea solo nella nostra testa. Le cose non accadono a noi.

Accadono per noi.

A quale pro? Per renderci pienamente chi potremmo essere.

Dall’essere potenzialmente chi siamo, al realizzarlo.

Coinvolti a piene mani nel processo creativo del mondo, ne siamo al tempo stesso emanazione.

“Avere un Fortunadrago è il solo modo per andare in missione. Andrà tutto bene. Non arrenderti e la fortuna verrà da te“.

Auspicando (e non sperando che porta al di fuori di noi la respons-abilità del risultato delle nostre azioni) che tutto vada per il meglio, rappresenta un modo di approcciarsi alle cose molto diverso.

Il Fortunadrago è l’incarnazione fantastica della fiducia, della fede nel perseguire la nostra missione.

Averla chiara in testa è anch’esso fondamentale. La missione deriva dall’avere chiari i nostri valori, cioè ciò che ci muove. Ciò che ci anima in una determinata direzione piuttosto che in un’altra.

“È la prima delle due porte che devi oltrepassare per raggiungere l’Oracolo. Gli occhi delle sfingi restano chiusi finché qualcuno il quale non ha fiducia in sé stesso cerca di varcarne la soglia.

Sta arrivando un tizio alquanto bizzarro. Ora sapremo cosa realmente pensa di sé.

Le sfingi riescono a vedere fin dentro al tuo cuore.

“VOGLIO PROVARE!”.

“Non dubitare di te stesso”.

Chi può credere in noi stessi, se non noi stessi? Perché qualcun altro dovrebbe credere in ciò che perseguiamo se non siamo noi i primi ad essere il motore del cambiamento?

Nessuno sarà motivato mai a sposare l’idea di qualcuno fino a quando colui che promuove l’idea non la guida con l’esempio, la costanza, il risultato. Noi stessi per primi dobbiamo mettere in campo le azioni giuste. Ma dobbiamo SAPERE chi siamo e quello che vogliamo essere.

La fiducia non è altro che la benzina che alimenta questo motore.

“Il peggio deve ancora affrontarlo. Si troverà faccia a faccia con il proprio IO. Posti di fronte al loro vero IO, pressoché tutti gli uomini fuggono urlando”.

“Sovente i buoni scoprono di essere crudeli, eroi famosi scoprono di essere codardi”

Le persone hanno paura di assumersi responsabilità. Tirarsi indietro è più facile perché nel caso in cui si sbaglia, non si ha colpa.

Di quale colpa stiamo parlando? Non esistono colpe, esiste la responsabilità di dotarsi degli strumenti per ottenere le cose, insieme.

L’unica colpa è quella di smettere di chiedersi, di domandarsi come è possibile fare quella cosa in maniera diversa, migliore, al passo con l’evoluzione e i tempi.

Esiste sempre un modo diverso per vedere le cose.

Oggi lo dice anche la fisica quantistica: l’oggetto osservato cambia a seconda dell’osservatore.

“Fantasia non ha confini. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità e quindi non può avere confini”

“Perché Fantasia muore?”

Perché la gente ha rinunciato a sperare e dimentica i propri sogni così il Nulla dilaga

“Che cos’è questo Nulla?”

“È il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo e io ho fatto in modo di aiutarlo”

“Ma perché?”

“Perché è più facile DOMINARE chi non crede in niente e questo è il modo più sicuro di conquistare il potere”.

L’imperatrice spalanca ogni orizzonte possibile e ci apre al mondo delle possibilità:

  • I desideri da esprimere NON sono solo tre.

    Nemmeno nella storia originale del Genio erano limitati. I desideri, da che mondo è mondo, sono ILLIMITATI.

    Come diceva Einstein, l’immaginazione è la forza più potente.

    L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione.

    “Fantasia può ancora risorgere dai tuoi sogni e dai tuoi desideri”.

L’immaginazione è il motore dello sviluppo

È lo stesso mondo in cui noi tutti siamo chiamati a contribuire desiderando, volendo migliorarci. La lamentela, il non farsi carico della propria responsabilità sono nemiche dell’evoluzione.

Dire si è sempre fatto così ed essere convinti che non ci siano modi diversi per vedere le cose e per cambiare il mondo, è la vera colpa.

Il mondo è in continuo e costante cambiamento. E i nostri desideri lo alimentano. Non esisterebbero le aspirazioni, né l’ispirazione se non desiderassimo continuamente qualcosa di nuovo, di diverso, di migliorato e migliorabile che ci faccia stare meglio e si preoccupi anche di far stare meglio gli altri.

“C’è qualcosa che desideri?”

“Non lo so”

“Allora Fantasia non esisterà più”

“Quanti ne posso dire?”

Tutti quelli che vuoi. Più tu ne esprimerai, più il Regno di Fantasia diventerà splendido

“Sul serio?”

“PROVA”

“Il mio primo desiderio è..”

Leonardo Aldegheri

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NON ARRENDERTI E LA FORTUNA VERRÀ DA TE

NON ARRENDERTI E LA FORTUNA VERRÀ DA TE

Quella che in tedesco si chiama Die unendliche Geschichte è l’epico film del 1984 La storia infinita, tratto dal libro omonimo scritto nel 1979 da Michael Ende, il cui cognome – ironicamente – sta a indicare proprio fine.

Ora, a chi abbia qualche reminiscenza un po’ anni ’80 vorrei dire una cosa.

Questo film è ricchissimo – per non dire ZEPPO – di metafore.

E agli occhi di un adulto – per contrasto andai al cinema nel dicembre dell’84 con mia madre ed ero terrorizzato – che si interessa di tematiche come il Transurfing, il funzionamento delle leggi universali per capire le relazioni tra noi e il mondo e per apprendere i meccanismi delle relazioni tra persone, cose e situazioni, ebbene questo film offre spunti davvero interessanti e qui ne tratterò qualcuno.

Lo trascriverei tutto da quanto è bello anche grazie alle musiche meravigliose dell’italiano Giorgio Moroder e ne sto gustando il libro la cui trasposizione arriva solamente fino alla metà.

[11 euro spesi MOLTO bene]

Tutto ha un suo percorso.

“Era l’unico modo per portarlo qui”

“Chi?”

“Il piccolo terrestre”.

Per essere chi siamo, passiamo attraverso le prove della vita. Siamo sempre in balia di pensieri che contrastano l’aspettativa che tutto vada sempre bene come intendiamo noi. Ma bene è un’idea solo nella nostra testa. Le cose non accadono a noi.

Accadono per noi.

A quale pro? Per renderci pienamente chi potremmo essere. Un giorno dopo l’altro continuiamo ad evolverci nel nostro cammino evolutivo e lo facciamo da centinaia di migliaia di anni.

Dall’essere potenzialmente chi siamo, al realizzarlo. Mentre siamo già pienamente noi stessi. Grati di ciò che abbiamo, non con il focus sulla mancanza o sulla lamentela.

In pratica, siamo coinvolti a piene mani nel processo creativo del mondo e ne siamo al tempo stesso emanazione.

“Avere un Fortunadrago è il solo modo per andare in missione. Andrà tutto bene. Non arrenderti e la fortuna verrà da te“.

Auspicando (e non sperando che porta al di fuori di noi la respons-abilità del risultato delle nostre azioni) che tutto vada per il meglio, rappresenta un modo di approcciarsi alle cose molto diverso.

Il Fortunadrago è l’incarnazione fantastica della fiducia, dell’aiuto dell’intenzione esterna, della fede nel perseguire la nostra missione.

Averla chiara in testa è anch’esso fondamentale. La missione deriva dall’avere chiari i nostri valori, cioè ciò che ci muove. Ciò che ci anima in una determinata direzione piuttosto che in un’altra.

“È la prima delle due porte che devi oltrepassare per raggiungere l’Oracolo. Gli occhi delle sfingi restano chiusi finché qualcuno il quale non ha fiducia in sé stesso cerca di varcarne la soglia.

Sta arrivando un tizio alquanto bizzarro. Ora sapremo cosa realmente pensa di sé.

Le sfingi riescono a vedere fin dentro al tuo cuore.

“VOGLIO PROVARE!”.

“Non dubitare di te stesso. Abbi fiducia in te”.

Chi può credere in noi stessi, se non noi stessi? Perché qualcun altro dovrebbe credere in ciò che perseguiamo se non siamo noi i primi ad essere il motore del cambiamento?

Nessuno sarà motivato mai a sposare l’idea di qualcuno fino a quando colui che promuove l’idea non la guida con l’esempio, la costanza, il lavoro, il risultato. Noi stessi per primi dobbiamo mettere in campo le azioni giuste. Ma dobbiamo SAPERE chi siamo e quello che vogliamo essere.

La fiducia non è altro che la benzina che alimenta questo motore.

“Il peggio deve ancora affrontarlo. La porta dello Specchio Magico. Si troverà faccia a faccia con il proprio IO. Tutti sono convinti che sia facile. Ma sovente i buoni scoprono di essere crudeli, eroi famosi scoprono di essere codardi. Posti di fronte al loro vero IO, pressoché tutti gli uomini fuggono urlando”.

“Sovente i buoni scoprono di essere crudeli, eroi famosi scoprono di essere codardi”

Me ne rendo sempre più conto: le persone hanno paura. Hanno paura di assumersi le loro responsabilità. Tirarsi indietro è più facile perché nel caso in cui si sbaglia, non è colpa nostra.

Di quale colpa stiamo parlando? Non esistono colpe, esiste fare, esiste la responsabilità di dotarsi degli strumenti per ottenere le cose, insieme.

L’unica colpa è quella di smettere di chiedersi, di domandarsi come è possibile fare quella cosa in maniera diversa, migliore, al passo con l’evoluzione e i tempi.

Fosse per queste persone la ruota sarebbe ancora quadrata. Perché esiste sempre un modo diverso per vedere le cose.

Oggi lo dice anche la fisica quantistica: l’oggetto osservato cambia a seconda dell’osservatore.

“Valoroso guerriero, combatti il nulla allora”

“Come faccio? Se non varco i confini di Fantasia..”

“Fantasia non ha confini. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità e quindi Fantasia non può avere confini”

“Perché Fantasia muore?”

Perché la gente ha rinunciato a sperare e dimentica i propri sogni così il Nulla dilaga

“Che cos’è questo Nulla?”

“È il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo e io ho fatto in modo di aiutarlo”

“Ma perché?”

“Perché è più facile DOMINARE chi non crede in niente e questo è il modo più sicuro di conquistare il potere”.

L’imperatrice spiega un dettaglio che spalanca ogni orizzonte possibile e ci apre al mondo delle possibilità (Falkor e Atreiu si persero inizialmente nel mare delle Possibilità salvo poi ritrovarsi una volta sconfitto il Servo del Potere Gmork):

  • I desideri da esprimere NON sono solo tre.

Nemmeno nella storia originale del Genio erano limitati. I desideri, da che mondo è mondo, sono I-L-L-I-M-I-T-A-T-I.

Come diceva Einstein, l’immaginazione è la forza più potente.

L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione.

“Fantasia può ancora risorgere dai tuoi sogni e dai tuoi desideri”.

Fantasia non è solo il mondo della fantasia con i personaggi a quattro facce, il Mordiroccia, il Maghetto e la lumaca da corsa.

Anche i bulli, alla fine, vengono sistemati.

È lo stesso mondo in cui viviamo.

È lo stesso mondo in cui noi tutti siamo chiamati a contribuire desiderando, volendo migliorare e migliorarci. La lamentela, il non farsi carico della propria responsabilità e l’indolenza sono nemiche dell’evoluzione.

Dire si è sempre fatto così ed essere convinti che non ci siano modi diversi per vedere le cose e per cambiare il mondo, è la vera colpa. Tirarsi indietro, lo è.

Il mondo è in continuo e costante cambiamento. E i nostri desideri lo alimentano. Non esisterebbero gli Empire State Building né i Colossei, né gli aerei, né i film, né la musica, né l’auto che guidiamo, né le aspirazioni, né l’ispirazione se non desiderassimo continuamente qualcosa di nuovo, di diverso, di migliorato e migliorabile che ci faccia stare meglio e si preoccupi anche di far stare meglio gli altri.

“C’è qualcosa che desideri?”

“Non lo so”

“Allora Fantasia non esisterà più”

“Quanti ne posso dire?”

Tutti quelli che vuoi. Più tu ne esprimerai, più il Regno di Fantasia diventerà splendido

“Sul serio?”

“PROVA”

“Il mio primo desiderio è..”

Breakthrough in inglese sta a significare passare attraverso il disagio per irrompere in un qualcosa che generi qualcosa di nuovo. Un po’ come lo spermatozoo che feconda l’ovuletto.

O la crescita che si ha da un percorso che ci vede affrontare determinate sfide.

Non serve risolvere il problema. Il problema non è mai esistito. In giapponese è il SATORI, nell’enigma dell’oca intrappolata nella bottiglia. Chiudo gli occhi, l’oca è fuori. FOCUS sul percorso senza resistere, facendo bene il proprio, contribuendo, ognuno per la propria parte.

“Guarda, il nulla non è mai esistito!”

  • Filippo: “voglio un Fortunadrago”
  • Giorgia: “anch’io voglio un Fortunadrago”
  • Io: “eh, anch’io lo voglio”.

“All’inizio è sempre buio”

Poi, la luce.

Non arrenderti e la fortuna verrà da te.

Leonardo Aldegheri
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Mio figlio e l’universo parallelo

Il titolo originale di questo ultimo mio articolo che ha a che fare con l’universo era “Stamattina mio figlio mi ha fatto una domanda e la risposta è stata incredibile” ma sapeva leggermente da click-bait e rinsavendo il giusto sono presto e bene tornato in me. Ovviamente detesto i click-bait e li evito come la peste.

Quindi.

“Papà, ho una domanda”

“Sì cucciolo.. dimmi”

“Cos’è un universo parallelo?”

Ehm, tra me e me.. OK.

“Mi lavo i denti e ci penso un attimo!

..te lo spiego dopo in macchina.”.

Eccola, come un fulmine, la riposta al mio dolcissimo decenne. BOOM.

C’era una volta..

Tu sei una persona, un cittadino, un essere umano. Vivi in una piccola scatola che si chiama città.

Questa città è dentro a un’altra scatola, che si chiama regione.

Il Veneto, la tua regione, è dentro un’altra scatola che si chiama nazione.

L’Italia, il Paese in cui viviamo, si trova a sua volta dentro un’altra scatola.. che si chiama Europa, il nostro continente.

Il nostro continente è uno dei sette continenti (c’è chi dice 5 con l’Eurasia e le due Americhe unite) che sono in un’altra scatola.. una scatola meravigliosa: si chiama Terra, ed è un pianeta.

La nostra casa. L’umanità è nata e si è sviluppata qui.

La Terra è collocata in un’altra scatola che è il nostro sistema solare che non è se non uno tra i sistemi potenziali delle duecento miliardi di stelle contenute in un’altra scatola che è la nostra Galassia:

ogni stella può avere un suo sistema solare con una media di quattro pianeti per astro. Vedi quante scatole? Girano tutte quante!

E la nostra galassia – che si chiama via Lattea – è una delle centinaia di miliardi del nostro Universo. La galassia più vicina a noi – si fa per dire, vicina – si chiama Andromeda ed è anche decisamente più grande della nostra.

Grande? Piccolo?

Ora, se tanto mi da tanto, non c’è alcuna ragione perché ci fermiamo qui pensando di essere meravigliosamente unici al mondo.

Il nostro Universo potrebbe essere racchiuso in un’altra scatola che chiamano Multiverso, un luogo che potrebbe contenere altre grandi scatole, altri universi.

Grandi o piccole? Grandi rispetto a noi, che siamo piccoli.

E se via discorrendo il Multiverso sia dentro un’altra scatola, noi, ora non possiamo saperlo. Possiamo solo immaginarlo. E l’immaginazione ci può dire – – soprattutto, far fare – tante, tantissime cose.

Un universo parallelo è un luogo dove tu potresti essere mio padre, dove tua sorella è tua madre, dove qualsiasi cosa può essere tutto e il contrario di tutto.

Fil: “E se fosse così veramente?”

Cos’è veramente?

Se fossero i figli a scegliersi i genitori? Essi non sarebbero – e non sono – proprietà dei genitori ma di certo noi saremmo i loro custodi.

Il nostro ruolo di genitori è di valorizzarli, i figli. Come fossimo i loro “coach”, termine che oggi si usa molto.

Coach significa allenatore ed è una persona che ti allena ad essere migliore di come sei oggi solo intervenendo su taluni e/o tal’altri aspetti, proprio come l’istruttore di palestra, di calcio, di paracadutiamo, di scherma, di qualsiasi disciplina preveda qualcuno che con il suo contributo ti valorizzi.

Io ti valorizzo.

Questo è il mio compito.

Un universo parallelo è dove ora tutto potrebbe accadere, dove potrebbe essere già successo o dove potrà ancora accadere, grazie all’immaginazione (lo diceva anche qualcuno di poco noto, un certo Einstein, una persona che ha contribuito pochissssssimo all’umanità).

Ogni cosa prima di diventare una cosa è  un pensiero e un pensiero è già una cosa. Si chiama emissione mentale e ha una sua frequenza.

Quando più pensieri alla stessa frequenza si mettono insieme permettono la proliferazione della concatenazione delle cose per cui da cosa nasce cosa.

“Ma papà, questo universo è già così qui”

Questa risposta mi spiazza. La penso anch’io così.

Per noi umani succede da quando siamo comparsi sulla Terra come civiltà. Ma in qualche modo sono convinto ciò accada da molto prima.. sostanzialmente, da sempre.

Viviamo nel mondo del possibile.

Tutto è qualcosa di qualificativo in relazione a qualcos’altro. Grande e piccolo lo sono solo in relazione a qualcosa di più piccolo e più grande.

Questo vale anche per le persone.

Siamo chi siamo, a partire dal permetterci di essere pienamente chi siamo e permettere agli altri di essere come sono.

Nessuna contrapposizione.

Un universo vale per sé stesso e in relazione a quello parallelo? Bene o male tutte le cose sono in relazione alle altre e si influenzano.

Noi ci influenziamo l’uno con l’altro, influenziamo e siamo influenzati. Le cose ci influenzano e noi influenziamo le cose, le persone, le situazioni. Siamo tutti collegati.

E in tutto questo non c’è migliore o peggiore. Non c’è vero o falso.

C’è l’essere, il permettersi di essere e il permettere agli altri di essere.

In questo caso sì, siamo unici.

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Bruce Springsteen, Read Read Read, Los Angeles, un'attrice e.. la vita è una festa

Sto per salire su un aereo della Alaska Airlines diretto a Los Angeles. Stavo pensando a quanto sia bello e incredibile avere la possibilità nella nostra epoca di infilarsi in un tubo di metallo che a sua volta si infila nell’aria a 900 km/h salendo e fendendo in poche ore migliaia di chilometri.
A New York sono circa le 8 della mattina e so che entro ora di pranzo sarò in California per una presentazione di un libro che abbiamo fatto.
Un libro curato nei minimi dettagli, in due diverse versioni con la mezza tela blu sul dorso e la stampa a caldo bianca e con la mezza tela rosa e la stampa a caldo blu. Una meraviglia.
Il libro si intitola Read Read Read.

Ed è perfetto per questa citazione:
“I read so I can live more than one life in more than one place – Anne Tyler”.
Oggi sarò in Vermont Avenue a Hollywood in una delle più importanti librerie di tutti gli Stati Uniti – la Skylight Books – come azienda che produce libri per bambini, un’occasione incredibile per la nostra attività di produzione editoriale.
Leggere è un amplificatore. Tutto quello che siamo e sappiamo passa per la dieta mentale che abbiamo. Quando vinciamo la pigrizia di prendere in mano questo oggetto misterioso fatto di pagine che si sfogliano, abbiamo accesso a un mondo parallelo, accediamo letteralmente a un’altra dimensione.
La mia?
All’andata al gate incontro una ragazza, una modella che fa un sacco di pubblicità. Non avrei mai immaginato che lo spot preferito di mio figlio (quello degli snackini Fiorentini) sarebbe diventato motivo di interesse da parte mia, solo perché ho riconosciuto il volto della bella attrice in altri spot.

Ho trovato informazioni, mi sono documentato. Ho scoperto che quella ragazza è super attiva, fa la DJ, ha all’attivo decine e decine di spot, lavora a progetti interessanti. Decido di seguirla su Instagram e la cosa finisce lì.
Cos’ho fatto? Mi sono solo informato di qualcosa. La mia mente richiede cibo, si interessa a come gli altri fanno le cose quando le fanno bene.
In aeroporto la vedo, la riconosco e le chiedo “scusa, ma tu sei questa ragazza?” mostrandole lo smartphone aperto sul suo Instagram. “Sì! Felice di conoscerti”. Una piccola foto insieme e via. Da cosa nasce cosa, è quello che voglio dire.

Cosa voglio dire? Un caso. Sicuramente! L’ho subito detto a mio figlio solo per il fatto di renderlo felice. Anch’io, naturalmente, per la foto.. ma quando l’abbiamo fatta ho pensato a lui. Il mio intento era fargli capire che possono accadere cose inaspettate come questa.
Come andare a Los Angeles per una presentazione. Come sapere che esci dall’hotel in Times Square, hai un teatro davanti ed esattamente quel giorno a quell’ora c’è una coda pazzesca di persone con lo smartphone in mano perché dentro a quel gigantesco Suburban c’è Bruce Springsteen.

La summa del discorso: esiste un posto in cui tutto è possibile. Ci accediamo tramite la fantasia, tramite l’attività creativa mentale. Non possiamo pensare di avere ragione solo su un singolo elemento di una realtà poliedrica, multi sfaccettata.
In quel luogo esiste tutto. Noi siamo come antenne. Quando pensiamo attiviamo una emissione mentale, si accende un flusso, la corrente passa in un condotto. I nostri pensieri sono impulsi elettrici. Hanno la loro frequenza. In pratica ci attiriamo le cose.
Vadim Zeland nel Transurfing spiega che se pensiamo la nostra vita sia una festa, festa sia.
Più leggi, più ti sintonizzi, più l’emissione mentale si adatta su quella frequenza. Come è possibile provare scientificamente questa attitudine? Certo, non è possibile provarlo scientificamente. Empiricamente sì. Tanto vale la pena provare. Andrà come andrà. Sarà stata comunque una bella festa.
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