L’ULTIMA NOTTE DI GIORDANO BRUNO – DIALOGO CON SAGREDO

L’ultima notte di Giordano Bruno

da “La futura scienza” – Giordano Bruno di Giuliana Conforto.
Un dialogo che sembra di questi giorni ed è avvenuto esattamente 419 anni fa.

Febbraio 1600, nell’angusto, buio e lungo corridoio delle carceri di Castel Sant’Angelo, si odono passi che segnano l’avvicinarsi di ospiti ai condannati prossimi all’esecuzione.

Con un forte rumore di chiavi si apre la pesante porta della cella ove è rinchiuso il condannato al rogo: Giordano Bruno.

È lì, steso su un rude pagliericcio, mentre i suoi occhi lucidi, fermi e sereni si illuminano di gioia e di tenerezza alla vista dell’ospite.

“Sagredo, mio giovane amico!” esclama il grande filosofo. I due si abbracciano; il guardiano esce in silenzio, richiudendo dietro di sé la porta della nuda e umida cella. “Corri gravi rischi, figliolo. L’inquisizione non ha simpatia per chi ha simpatia per gli eretici”.

Maestro, non potevo non salutarvi“. Il giovane nasconde a stento l’emozione di trovarsi di fronte al grande saggio, ormai prossimo all’esecuzione della feroce sentenza.

“Sei un uomo ormai e il tuo coraggio comunque ti premierà”.

Ho chiesto un permesso speciale al cardinale Bellarmino. Si è dimostrato disponibile. Forse qualcosa sta cambiando“.

Sì, sta cambiando” conferma Bruno “anche grazie alla mia morte: la storia di questo mondo è segnata più dalla morte che dalla Vita. La morte suscita paura, inquietudine, domande, tanto più se è illustre. Ciò mi rende sereno, amico mio, so di compiere il mio destino”.

“L’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.
Lo ha previsto da tempo immemorabile la Vita”.

Come le religioni che fanno morire 
Sulle terre di un mondo che uno solo 
Figlio di un universo che è senza limite 
…non dimenticarlo mai, non c’è limite 
[Le Vibrazioni – Non dimenticarmi mai – 2003]

Maestro, ma non temete il fuoco che brucerà le vostre carni?”

“Sì, Sagredo, ho paura; il mio corpo ha paura” riflette il condannato “ma io so che non morirò. Quando il mio corpo fisico morirà, io sarò lì; vedrò cadere il mio corpo, vedrò i volti trionfanti, attoniti e sgomenti dei miei persecutori”.

Malgrado le parole del maestro, il volto del giovane è triste e sconsolato: “Se io non vi avessi avvertito dell’arresto di vostra figlia e della vostra amata, voi non sareste tornato a Venezia” afferma, quasi per rimproverarsi.

“Sarei tornato comunque, prima o poi. Sì, la loro morte fu un segnale per me” continua Bruno con lo sguardo rivolto verso l’infinito.

“Quanto teneramente e voluttuosamente ho amato quella donna.

L’amore, Sagredo, è la forza più grande della Natura… è Vita, fusione dei corpi degli amanti.

Avvicinarmi a lei era sentire l’infinita dolcezza di Casa, del vero mondo, la dolce tenerezza che solo una donna intelligente e profonda sa dare e ricevere. Quanta illusione, quanta ignoranza.

L’uomo non è cattivo, Sagredo, è solo infelice… è la sua piccola mente la causa della sua infelicità. Sì, sapevo che erano state prese e anche della loro condanna. La tua è stata solo una triste conferma.

Quando il mio corpo brucerà, io sarò libero Sagredo, libero di ricongiungermi a loro, abbracciarle. Non ti crucciare, amico mio. Questo era il nostro destino, comune a tutti coloro che cercano la verità, bandita da un mondo che si regge sulla menzogna.

Verrà un giorno, Sagredo, che l’uomo si risveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo. L’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.

Si volta e guarda il suo allievo quasi raggiante: “Lo ha previsto da tempo immemorabile la Vita”.

Maestro, ma perché questo destino crudele? Chi può aver voluto tutto questo?

“Io stesso, Sagredo, ben prima di nascere in questa dimensione. La morte ignea del corpo fisico è una purificazione profonda, è il battesimo del fuoco.

In tanti abbiamo scelto questa morte, non solo come esempio ad un’umanità ottusa, meschina e crudele, ma anche per adempiere il compito che la Vita ci ha assegnato e che abbiamo accettato di buon grado, per Amore.

In fondo, anche se in modo inconsapevole, la Chiesa sta compiendo la nostra volontà”.

Ma allora… il cardinale Bellarmino esegue la nostra volontà?

Roberto Francesco Romolo Bellarmino (Montepulciano, 4 ottobre 1542 – Roma, 17 settembre 1621) è stato un teologo, scrittore e cardinale italiano, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e proclamato dottore della Chiesa (si tratta della stessa figura ecclesiastica che contribuì invece ad “aiutare” successivamente Galileo Galilei esprimendo una posizione “aperta” nei confronti dello scienziato).

Bellarmino ora esegue la volontà della Chiesa, volta a conservare il potere; esegue però anche la Volontà vera, quella di una morte illustre che lasci traccia nella storia.

Anche gli uomini di chiesa sono parte dell’Uno:

la mia morte servirà per mostrare il vero potere, quello occulto, che si muove dietro tutte le chiese e tutti i poteri del mondo. In questo mondo illusorio, ove menzogna, bontà ipocrita e paura dominano, una morte illustre è più efficace di un’intera vita.

Le umane genti la ricordano. L’uomo che infligge morte è colui che più la teme; è un paradosso, ma chi procura la morte, cerca disperatamente di comprenderla, di penetrare la mente di Dio.”

Bellarmino quindi… anche lui, è alla ricerca di Dio?

“Certo, anche Bellarmino è un fratello”.

“Maestro, ma perché tutto questo, perché tutta questa sofferenza, queste atrocità, ingiustizie, dolori: fratelli che uccidono loro fratelli!”

Come può Bellarmino firmare ad animo leggero la sentenza della vostra morte?

“Non lo ha fatto ad animo leggero, Sagredo. È stata per lui una decisione sofferta e penosa, ma non poteva fare altrimenti; avrebbe dovuto rinunciare all’abito che porta e ai credi che predica.

Egli non ha coscienza, non sente l’Unità dell’infinito universo, non sa che la sua azione di oggi avrà per lui una reazione, in altra sua vita futura; questo vale anche per me e tutti coloro che hanno cercato invano di risvegliare l’umanità dall’inganno.

La terra è una dura scuola: ogni opera lascia una traccia, perché la giustizia vera esiste, figliuolo, anche se in questo mondo non appare”.

La giustizia vera vuole la vostra morte?” Sagredo è tanto incredulo quanto ammirato della saggezza del suo maestro.

“Forse con maggior timore pronunciate contro di me la sentenza, di quanto ne provi io nel riceverla”.

“La vogliamo noi stessi, Sagredo, non i nostri corpi transeunti, ma i veri Esseri immortali che siamo. Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi.

L’Essere non teme la morte, perché sa bene che non esiste.

Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare.

Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.

Siamo figli dell’unico vero sole che illumina i mondi. Il dolore e la sofferenza non c’erano all’inizio della storia, ai tempi dell’antico Egitto che conservava ancora memoria delle gloriose ed immortali origini.

Un giorno non lontano, una nuova era giungerà finalmente sulla Terra. La morte non esiste. La miseria, il dolore e le sue tante tragedie, sono il frutto della paura e dell’ignoranza di ciò che è la vera realtà”.

Ma quanto tempo ancora sarà necessario?

“Il tempo anche dipende da noi, Sagredo.

Il tempo è l’intervallo tra il concepimento di un’idea e la sua manifestazione.

L’umanità ha concepito il germe dell’utopia e la gestazione procede verso il suo compimento inevitabile: il secolo passato è una tappa importante, che precede la nascita.

Gli Esseri divini vegliano sulla gestazione della terra e alcuni nascono qui per aiutare gli umani a comprendere che la trasformazione dipende anche dal loro risveglio”.

Anche voi, maestro, siete sceso qui per questo scopo?

“Anch’io Sagredo, ma non sono il solo. C’è un folto gruppo di Esseri che sono scesi più volte nel corso della storia e si riconoscono nel grande Ermete, Socrate, Pitagora, Platone, Empedocle.

Incolpare VS rendersi respons-abili. È la chiave che apre la porta dell’abbattimento di ogni limite (mentale).

In questo secolo, Leonardo, Michelangelo, Shakespeare, Campanella, nomi noti, ma anche gente umile, semplici guaritrici, molte delle quali finite sul rogo”.

Giordano è commosso al ricordo dei tanti che l’hanno preceduto sulla via del patibolo.

Sagredo è profondamente colpito; è divenuto partecipe di una verità finora a lui sconosciuta.

Giordano continua: “È il battesimo del fuoco che serve a trasmutare il corpo fisico e a manifestare i veri Esseri. La loro rivelazione ormai è inevitabile.

Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di aver vinto”.

Rumori di fondo fanno intendere che la visita deve volgere al termine.

Il respiro di Sagredo si fa affannoso: “Maestro, come posso ritrovarvi?

“Guarda dentro di te, Sagredo, ascolta la tua voce interiore e ricorda che l’unico vero maestro è l’Essere che sussurra al tuo interno.

Ascoltala: la verità ed è dentro di te. Sei divino, non lo dimenticare mai.”

La porta della cella si apre e compare il guardiano; è il volto di un uomo apparentemente duro, ma che ha anche timore reverenziale di quell’uomo di cui si trova ad essere il carceriere.

Non pronuncia alcuna parola ed attende con rispetto che il visitatore si allontani.

Giordano e Sagredo si alzano e si salutano, entrambi commossi. “Non ci stiamo separando Sagredo, la separazione non esiste.

Siamo tutti Uno, in eterno contatto con l’Anima Unica”.

Prologo de “la futura scienza di Giordano Bruno” di Giuliana Conforto

Documento notarile che “fotografa” l’avvenuta esecuzione del filosofo Giordano Bruno.

“Ostinatissimo eretico”.

È la solita storia.

chi persegue la propria idea all’insegna del “rock” (non necessariamente imbracciando la chitarra ma in direzione di tutto quanto sia realmente autentico intuendo e anticipando pensieri e concetti non raggiungibili dalla gente comune) dettata dalla visione di ciò che altri non vedono, inizia l’invocazione al rogo.

Chi ama serenamente e sinceramente la verità e propone l’evoluzione è sempre contrastato dall’oscurantismo, dalla tirannia di chi persegue la paura come strumento di controllo, dalla rigidità, dalla chiusura, dall’intransigenza.. mascherate da raziocinio.

Chi lo fa, sa bene a cosa va incontro.

Anche se spera sempre in cuor suo in una presa più morbida rispetto alla posizione inamovibile del sostenitore del principio (ex) esistente, immobilista per natura.

Più l’altra parte si irrigidisce, più il conflitto sarà acceso. Più l’altra parte si ammorbidisce, più il conflitto si dissolverà pressoché da solo.

Quel presunto raziocinio è solo la faccia apparente che nasconde tutte le retrograde convinzioni che non sono altro che il mezzo ove lo hanno portato, oggi, a trovarsi ove si trova e ad essere rivelato come si rivela un libro aperto salvo comportarsi come un gatto ferito che soffia e graffia.

Anche se ci vorranno secoli, la verità e la giustizia verranno a galla.

Per vincere sulla cecità, sulla mediocrità, sulla chiusura, si perseguono la sana intenzione, il pensiero, la saggia pianificazione, le azioni buone e atte al servizio di tutti, nel segno della prosperità, della generazione di beneficio per tutti e non ad appannaggio SOLO di alcuni – chissà perché – intoccabili.

«Io nacqui a debellar tre mali estremi:
tirannidesofismiipocrisia; […] /
Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, / ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno,
tutti a que’ tre gran mali sottostanno,
/ che nel cieco amor proprio, figlio degno
/ d’ignoranza, radice e fomento hanno.»
(da Delle radici de’ gran mali del mondo – Tommaso Campanella)

Leonardo Aldegheri
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NON ARRENDERTI E LA FORTUNA VERRÀ DA TE [redux]

NON ARRENDERTI E LA FORTUNA VERRÀ DA TE [articolo completo]

Quella che in tedesco si chiama Die unendliche Geschichte è l’epico film La storia infinita e offre spunti davvero interessanti.

Tutto ha un suo percorso.

“Era l’unico modo per portarlo qui”

“Chi?”

“Il piccolo terrestre”.

Per essere chi siamo, passiamo attraverso le prove della vita. Siamo sempre in balia di pensieri che contrastano l’aspettativa che tutto vada sempre bene come intendiamo noi. Ma bene è un’idea solo nella nostra testa. Le cose non accadono a noi.

Accadono per noi.

A quale pro? Per renderci pienamente chi potremmo essere.

Dall’essere potenzialmente chi siamo, al realizzarlo.

Coinvolti a piene mani nel processo creativo del mondo, ne siamo al tempo stesso emanazione.

“Avere un Fortunadrago è il solo modo per andare in missione. Andrà tutto bene. Non arrenderti e la fortuna verrà da te“.

Auspicando (e non sperando che porta al di fuori di noi la respons-abilità del risultato delle nostre azioni) che tutto vada per il meglio, rappresenta un modo di approcciarsi alle cose molto diverso.

Il Fortunadrago è l’incarnazione fantastica della fiducia, della fede nel perseguire la nostra missione.

Averla chiara in testa è anch’esso fondamentale. La missione deriva dall’avere chiari i nostri valori, cioè ciò che ci muove. Ciò che ci anima in una determinata direzione piuttosto che in un’altra.

“È la prima delle due porte che devi oltrepassare per raggiungere l’Oracolo. Gli occhi delle sfingi restano chiusi finché qualcuno il quale non ha fiducia in sé stesso cerca di varcarne la soglia.

Sta arrivando un tizio alquanto bizzarro. Ora sapremo cosa realmente pensa di sé.

Le sfingi riescono a vedere fin dentro al tuo cuore.

“VOGLIO PROVARE!”.

“Non dubitare di te stesso”.

Chi può credere in noi stessi, se non noi stessi? Perché qualcun altro dovrebbe credere in ciò che perseguiamo se non siamo noi i primi ad essere il motore del cambiamento?

Nessuno sarà motivato mai a sposare l’idea di qualcuno fino a quando colui che promuove l’idea non la guida con l’esempio, la costanza, il risultato. Noi stessi per primi dobbiamo mettere in campo le azioni giuste. Ma dobbiamo SAPERE chi siamo e quello che vogliamo essere.

La fiducia non è altro che la benzina che alimenta questo motore.

“Il peggio deve ancora affrontarlo. Si troverà faccia a faccia con il proprio IO. Posti di fronte al loro vero IO, pressoché tutti gli uomini fuggono urlando”.

“Sovente i buoni scoprono di essere crudeli, eroi famosi scoprono di essere codardi”

Le persone hanno paura di assumersi responsabilità. Tirarsi indietro è più facile perché nel caso in cui si sbaglia, non si ha colpa.

Di quale colpa stiamo parlando? Non esistono colpe, esiste la responsabilità di dotarsi degli strumenti per ottenere le cose, insieme.

L’unica colpa è quella di smettere di chiedersi, di domandarsi come è possibile fare quella cosa in maniera diversa, migliore, al passo con l’evoluzione e i tempi.

Esiste sempre un modo diverso per vedere le cose.

Oggi lo dice anche la fisica quantistica: l’oggetto osservato cambia a seconda dell’osservatore.

“Fantasia non ha confini. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità e quindi non può avere confini”

“Perché Fantasia muore?”

Perché la gente ha rinunciato a sperare e dimentica i propri sogni così il Nulla dilaga

“Che cos’è questo Nulla?”

“È il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo e io ho fatto in modo di aiutarlo”

“Ma perché?”

“Perché è più facile DOMINARE chi non crede in niente e questo è il modo più sicuro di conquistare il potere”.

L’imperatrice spalanca ogni orizzonte possibile e ci apre al mondo delle possibilità:

  • I desideri da esprimere NON sono solo tre.

    Nemmeno nella storia originale del Genio erano limitati. I desideri, da che mondo è mondo, sono ILLIMITATI.

    Come diceva Einstein, l’immaginazione è la forza più potente.

    L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione.

    “Fantasia può ancora risorgere dai tuoi sogni e dai tuoi desideri”.

L’immaginazione è il motore dello sviluppo

È lo stesso mondo in cui noi tutti siamo chiamati a contribuire desiderando, volendo migliorarci. La lamentela, il non farsi carico della propria responsabilità sono nemiche dell’evoluzione.

Dire si è sempre fatto così ed essere convinti che non ci siano modi diversi per vedere le cose e per cambiare il mondo, è la vera colpa.

Il mondo è in continuo e costante cambiamento. E i nostri desideri lo alimentano. Non esisterebbero le aspirazioni, né l’ispirazione se non desiderassimo continuamente qualcosa di nuovo, di diverso, di migliorato e migliorabile che ci faccia stare meglio e si preoccupi anche di far stare meglio gli altri.

“C’è qualcosa che desideri?”

“Non lo so”

“Allora Fantasia non esisterà più”

“Quanti ne posso dire?”

Tutti quelli che vuoi. Più tu ne esprimerai, più il Regno di Fantasia diventerà splendido

“Sul serio?”

“PROVA”

“Il mio primo desiderio è..”

Leonardo Aldegheri

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Mio figlio e l’universo parallelo

Il titolo originale di questo ultimo mio articolo che ha a che fare con l’universo era “Stamattina mio figlio mi ha fatto una domanda e la risposta è stata incredibile” ma sapeva leggermente da click-bait e rinsavendo il giusto sono presto e bene tornato in me. Ovviamente detesto i click-bait e li evito come la peste.

Quindi.

“Papà, ho una domanda”

“Sì cucciolo.. dimmi”

“Cos’è un universo parallelo?”

Ehm, tra me e me.. OK.

“Mi lavo i denti e ci penso un attimo!

..te lo spiego dopo in macchina.”.

Eccola, come un fulmine, la riposta al mio dolcissimo decenne. BOOM.

C’era una volta..

Tu sei una persona, un cittadino, un essere umano. Vivi in una piccola scatola che si chiama città.

Questa città è dentro a un’altra scatola, che si chiama regione.

Il Veneto, la tua regione, è dentro un’altra scatola che si chiama nazione.

L’Italia, il Paese in cui viviamo, si trova a sua volta dentro un’altra scatola.. che si chiama Europa, il nostro continente.

Il nostro continente è uno dei sette continenti (c’è chi dice 5 con l’Eurasia e le due Americhe unite) che sono in un’altra scatola.. una scatola meravigliosa: si chiama Terra, ed è un pianeta.

La nostra casa. L’umanità è nata e si è sviluppata qui.

La Terra è collocata in un’altra scatola che è il nostro sistema solare che non è se non uno tra i sistemi potenziali delle duecento miliardi di stelle contenute in un’altra scatola che è la nostra Galassia:

ogni stella può avere un suo sistema solare con una media di quattro pianeti per astro. Vedi quante scatole? Girano tutte quante!

E la nostra galassia – che si chiama via Lattea – è una delle centinaia di miliardi del nostro Universo. La galassia più vicina a noi – si fa per dire, vicina – si chiama Andromeda ed è anche decisamente più grande della nostra.

Grande? Piccolo?

Ora, se tanto mi da tanto, non c’è alcuna ragione perché ci fermiamo qui pensando di essere meravigliosamente unici al mondo.

Il nostro Universo potrebbe essere racchiuso in un’altra scatola che chiamano Multiverso, un luogo che potrebbe contenere altre grandi scatole, altri universi.

Grandi o piccole? Grandi rispetto a noi, che siamo piccoli.

E se via discorrendo il Multiverso sia dentro un’altra scatola, noi, ora non possiamo saperlo. Possiamo solo immaginarlo. E l’immaginazione ci può dire – – soprattutto, far fare – tante, tantissime cose.

Un universo parallelo è un luogo dove tu potresti essere mio padre, dove tua sorella è tua madre, dove qualsiasi cosa può essere tutto e il contrario di tutto.

Fil: “E se fosse così veramente?”

Cos’è veramente?

Se fossero i figli a scegliersi i genitori? Essi non sarebbero – e non sono – proprietà dei genitori ma di certo noi saremmo i loro custodi.

Il nostro ruolo di genitori è di valorizzarli, i figli. Come fossimo i loro “coach”, termine che oggi si usa molto.

Coach significa allenatore ed è una persona che ti allena ad essere migliore di come sei oggi solo intervenendo su taluni e/o tal’altri aspetti, proprio come l’istruttore di palestra, di calcio, di paracadutiamo, di scherma, di qualsiasi disciplina preveda qualcuno che con il suo contributo ti valorizzi.

Io ti valorizzo.

Questo è il mio compito.

Un universo parallelo è dove ora tutto potrebbe accadere, dove potrebbe essere già successo o dove potrà ancora accadere, grazie all’immaginazione (lo diceva anche qualcuno di poco noto, un certo Einstein, una persona che ha contribuito pochissssssimo all’umanità).

Ogni cosa prima di diventare una cosa è  un pensiero e un pensiero è già una cosa. Si chiama emissione mentale e ha una sua frequenza.

Quando più pensieri alla stessa frequenza si mettono insieme permettono la proliferazione della concatenazione delle cose per cui da cosa nasce cosa.

“Ma papà, questo universo è già così qui”

Questa risposta mi spiazza. La penso anch’io così.

Per noi umani succede da quando siamo comparsi sulla Terra come civiltà. Ma in qualche modo sono convinto ciò accada da molto prima.. sostanzialmente, da sempre.

Viviamo nel mondo del possibile.

Tutto è qualcosa di qualificativo in relazione a qualcos’altro. Grande e piccolo lo sono solo in relazione a qualcosa di più piccolo e più grande.

Questo vale anche per le persone.

Siamo chi siamo, a partire dal permetterci di essere pienamente chi siamo e permettere agli altri di essere come sono.

Nessuna contrapposizione.

Un universo vale per sé stesso e in relazione a quello parallelo? Bene o male tutte le cose sono in relazione alle altre e si influenzano.

Noi ci influenziamo l’uno con l’altro, influenziamo e siamo influenzati. Le cose ci influenzano e noi influenziamo le cose, le persone, le situazioni. Siamo tutti collegati.

E in tutto questo non c’è migliore o peggiore. Non c’è vero o falso.

C’è l’essere, il permettersi di essere e il permettere agli altri di essere.

In questo caso sì, siamo unici.

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L'importanza della condizione [prima parte]


Sento dappertutto dire “la responsabilità è tua”, “sei responsabile di ciò che ti accade” o ancora “sei responsabile di ciò CHE accade” quindi persino più genericamente e poi, “la responsabilità che non ti assumi è dare potere all’altro“, etc. etc. Tutto vero, d’accordo. Ho deciso in passato di assumermi via via sempre più responsabilità.
Non mi sono fermato e mi sono chiesto: sono un irresponsabile se voglio essere responsabile?

Che si diventi responsabili o non lo si diventi nonostante lo si voglia, alla base, va compreso:

  1. cosa significa essere responsabili?
  2. cosa di preciso non ci consente o ci impedisce di esserlo?
  3. di cosa siamo responsabili veramente?

Risposta possibile alla domanda 1: Noi abbiamo responsabilità di quello che siamo noi. Abbiamo responsabilità anche su quello che noi non siamo. Spesso mi sono trovato di fronte a una spasmodica e smaniosa voglia di responsabilità con uno slancio poderoso verso tale responsabilizzazione. Diventare abile nel dare risposte. Essere un abile risponditore.

Respons-abilità.

Sostengo che le abilità – lo step successivo nell’essere capace di fare qualcosa – possano essere acquisite. Sono conoscenze trasformate in azione. Si chiamano competenze. Le competenze sono gli strumenti per fare le cose e per cui quando sei particolarmente bravo, ti chiamano a farne di determinate nel momento in cui qualcuno ne ha di bisogno.
Quindi, per dare una risposta breve, siamo responsabili delle nostre abilità che sono le nostre conoscenze trasformate in azione a uno step successivo.
Allora, per essere responsabili, cosa dobbiamo fare?

  • Studiare qualcosa, diventare esperti applicando quel qualcosa al punto di essere responsabile per quello che dici e per quello che fai, in relazione agli altri.

Risposta possibile alla domanda 2: non ci è consentito essere responsabili di ciò per cui non siamo responsabili. Ciò per cui non siamo abilitati nel dare risposta non appartiene alla nostra sfera d’influenza. Possiamo intervenire sulle cose per cui possiamo intervenire ma non su quelle su cui non possiamo intervenire, ovvero quelle che non sono di nostra competenza. In pratica: non possiamo far finta di sapere ciò che non sappiamo. 
Il problema è quando qualcuno vuole intervenire sul tuo senza badare al proprio. Un po’ come dire, guardare nel piatto dell’altro. Tradotto: quando un terzo vuole intervenire non nel proprio ambito di competenza (facendo peraltro credere all’altro di essere competente e ingannando se stesso) ma nel tuo. Nulla tu sai o ti è dato sapere del suo – che viene peraltro gelosamente custodito. Ma per lui, il tuo è anche suo. In virtù di cosa non si sa bene ma stai certo che il fare le pulci è una particolare specialità.
Ti faccio un esempio. Noi non siamo responsabili dell’educazione dei figli degli altri ma siamo responsabili dell’educazione dei nostri. Qui possiamo intervenire sulla nostra sfera di influenza. Se mio figlio bestemmia, è una mia responsabilità direttamente correlata alla mia educazione nei suoi confronti. Se è il figlio di qualcun altro, non è mia responsabilità ma lo è nel momento in cui mando lo stesso mio figlio a scuola con quello che bestemmia.
La mia responsabilità è poter / dover mandare mio figlio in una scuola in cui non si bestemmi. Poi, in pratica, cambiargli scuola per un singolo episodio magari è da pazzi. Ma mandarlo in un ambiente basso facendo finta di niente, lo è.
Un esempio macroscopico come questo è attuale nel mondo del lavoro. Se non si è felici delle condizioni di lavoro in cui ci si trova, è nostra responsabilità NON cambiare quelle condizioni (come a dire cambiare l’immagine riflessa di uno specchio) ma cambiare NOI (cambiare l’immagine da riflettere) lo è.
E cambiare noi in relazione a quel lavoro, presume quasi sicuramente cambiare lavoro. Ma se non cambiamo anche noi, è probabile che troveremo le stesse problematiche altrove. Ebbene, questa è NOSTRA responsabilità.

  • Cambiare è una nostra responsabilità e appartiene alla nostra sfera di influenza.

Risposta possibile alla domanda 3: nonostante la nostra società stia progredendo a una velocità pazzesca e via via crescente, c’è una altrettanto crescente necessità di crescere umanamente e spiritualmente come ad indicare che a forza di usare l’emisfero sinistro del nostro cervello per aggiudicarsi la parte pratica e razionale e quindi la ragione delle cose (e il consenso delle persone in una società che preferisce la giustificazione del raziocinio all’attitudine di creare) e delle situazioni, abbiamo bisogno “naturalmente” cioè per via naturale che l’emisfero destro della creatività e dell’armonia sia in equilibrio con quello sinistro.
La natura tende sempre all’equilibrio. E sceglie sempre la via migliore per lasciare scorrere l’energia.
E allora mi sono accorto che mentre leggevo solo di finanza, biografie e libri “tecnici” e di business divenivo scettico, cinicamente pratico mentre il mio comportamento veniva influenzato verso un tipo di collocazione del mio essere nel contesto.
Mentre leggevo libri di spiritualità, di armonia universale, di allineamento tra spirito e ragione, anima e corpo, socialità e contesto, divenivo via via più comprensivo e benevolente verso il mondo.
Siamo quindi responsabili di come alimentiamo la nostra mente. Sono a un corso di business mentre scrivo, è domenica mattina.
Sono in un luogo distante da casa per imparare mentre i miei figli e i miei cari sono a casa senza di me. Scelte.
Il mondo è come uno specchio. Per cambiare il mondo dobbiamo prima cambiare noi stessi. Per riprendere l’esempio qui sopra, noi non possiamo cambiare l’immagine riflessa in uno specchio. Dobbiamo prima cambiare l’immagine da riflettere. Cioè la sorgente. Cioè, NOI.
Allora mi sono reso conto.. [continua la lettura L’importanza della condizione – seconda parte]
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Non leggerai questo articolo perché è troppo lungo. Anche se parla di Trump, denaro, ricchezza, libri e futuro del lavoro – hai 10 minuti?

Abbiamo relazioni.
L’uomo è noto per essere un animale sociale. L’Homo Oeconomicus è quella strana evoluzione della nostra bizzarra specie che occupa frazioni degli ultimi due secondi solo nella ventiquattresima ora del 31 dicembre del calendario cosmico.
Eh?
Il calendario cosmico raggruppa tutto quello che è accaduto nell’ultima dozzina di miliardi di anni dal Big Ben a oggi come fosse un anno normale dei nostri, fatto più o meno di 365 giorni perché:

  • è dato da un giro del nostro pianeta su sé stesso in più o meno 24 ore;
  • mentre vaga attorno ad un astro chiamato sole in un moto perpetuo;
  • come fosse una trottola lanciata da un giocoso bambino giusto qualche tempo fa.

Una prima domanda: chi sarebbe il giocoso bambino? Tralasciando considerazioni religiose di sorta, lo possiamo chiamare Dio, l’Intelligenza che Tutto creò, Energia, lo Spirito Unico che tutto permea.
Giordano Bruno per avere espresso simili considerazioni, solo quattro secoli fa, fu arso vivo nella pubblica piazza per non aver abiurato dopo molti anni di prigionia e testi preziosissimi bruciati, anch’essi.
Beneficiamo di un’incredibile saccenza per 500 anni di scienza ove siamo convinti di aver racchiuso lo scibile umano. Il mondo è molto di più, da molto più tempo e ha molto poco a che vedere con la presenza e la partecipazione della breve comparsa dell’uomo su questo pianeta.
Se consideriamo che negli ultimi cinque anni è accaduto quanto è accaduto negli ultimi cinquanta, iniziamo via via a cambiare prospettiva. 
Centriamoci: l’uomo – come ho più volte ribadito in questo blog – è un fenomeno piuttosto recente e non è il padrone della Terra.
L’uomo, così come lo conosciamo, ha una manciata di migliaia di anni. L’uomo è l’essere vivente con la più elevata capacità di adattamento mai esistito. L’uomo è solo molto abile ad evolvere velocemente. 
La Terra è una piccola sfera collocata in una regione piuttosto remota della Galassia – la nostra casa: la Via Lattea – assieme al resto dei pianeti del nostro Sistema Solare che è solo uno dei probabilmente più di 200 miliardi degli altri presenti con almeno un pianeta attorno a ciascun “Sole”. E ciò solamente nella nostra Galassia.
Le Galassie sono, almeno quelle ipotizzate finora, centinaia di miliardi. Nel nostro Universo. E oltre al nostro Universo, esistono altri universi? In quel caso si parla di Multiverso.

Dal Big Bang occupiamo si e no gli ultimi due secondi.


Chi siamo noi quindi per permetterci l’arroganza di pensarci al centro di tutto questo? O di pensarci perlomeno al centro dei nostri enormi problemi?
Ecco una rivelazione incredibile: sta tutto nella nostra testa. Sta tutto nella nostra mente. Sta tutto nella nostra psicologia. La nostra mente ingigantisce enorme-mente. La nostra mente rimpicciolisce paradossalmente, cioè ci porta ai paradossi: porta alla nostra portata qualcosa di incomprensibile come il concepire più Universi nel nostro mondo e ingigantisce piccole cose come maneggiare pochi spiccioli di euro. Ché, in tutto questo – se ci pensiamo bene – sono gran poca cosa.
Ma cos’è il denaro? Il denaro innanzitutto è un’invenzione umana, non esiste in natura ed è una convenzione, anche in questo caso molto recente. Anticamente l’uomo viveva di auto sostentamento perlopiù agricolo e di caccia; storicamente barattava. Poi l’introduzione di un elemento terzo atto alla semplificazione delle transazioni commerciali ha permesso, a chi lo sapeva padroneggiare, di diventare anche molto ricco. Ricco rispetto a qualcun altro che non possedeva evidentemente le stesse abilità.
Abbiamo vissuto per millenni in una società dove i ricchi erano una infinitesima percentuale della popolazione – spesso per “divinazione” – tramandavano la ricchezza ed erano mostruosamente più ricchi di come concepiamo noi la ricchezza moderna cioè di come ci rapportiamo alla ricchezza correlata ai nostri tempi.
Ora, dopo qualche secolo di borghesizzazione ove fette più elevate delle popolazioni potevano accedere al benessere e a quella parte di serenità economica non più riservata ai soli pochi e rari, sta avvenendo un ritorno del fenomeno:

  • la fascia cosiddetta media subisce uno schiacciamento a favore dei due poli opposti;
  • gran parte di questa fetta va fatta ricadere nel polo povero;
  • mentre solo una ristretta percentuale va nel polo ricco.

Si ritiene che i ricchi del pianeta oggi siano il 3% dell’intera popolazione mondiale. Chi detiene le armi dell’amministrazione finanziaria – ovvero maneggia e padroneggia quelle competenze necessarie alla serenità economica di cui sopra – può pensare al futuro con una minore dose di incertezza rispetto alla maggior parte della popolazione rimasta analfabeta da un punto di vista di intelligenza finanziaria.

Prevedere i trend del futuro e sapersi regolare anche relativamente alle predizioni che prevedono la sparizione dell’80% dei lavori attuali entro una decade, massimo quindici anni da oggi, diventa assolutamente necessario.

Intelligenza Artificiale, BOT, Algoritmi, Blockchain, Criptovalute: questi mostri stanno avanzando ad una velocità mai vista, come quella del NULLA della Storia Infinita che uccide la fantasia degli esseri umani. Ma qui non è affatto la fantasia ad essere uccisa dato che quanto sta avvenendo ai nostri giorni supera ogni più fervida immaginazione.
Semmai è la risposta alla domanda “che fine farà l’homo oeconomicus?”
C’è chi parla di reddito di cittadinanza, chi sostiene che ci si debba necessariamente dotare di competenze approfondite e specializzate al massimo senza ancora tenere conto dello spaventoso aumento demografico e dell’avanzata senza pietà dei popoli storicamente “sottomessi” dall’occidente che stanno risvegliandosi, non da ultimo il fenomeno della Primavera Araba trainato dal web quale nemico dell’analfabetismo e prezioso alleato della presa di coscienza dei popoli.
L’essere umano è un animale bellicoso e imprevedibile. Anzi, forse un po’ prevedibile lo sarebbe anche. Sono le variabili umane e il loro intrecciarsi economico a non esserlo.
Ma se canalizziamo l’energia del sapere e del dotarsi di strumenti, non ci agevoliamo forse un po’ di più nell’affrontare le incertezze del nostro futuro economico?

Che salto dall’Universo al mondo in cui siamo calati, dalla sussistenza al baratto, dal denaro all’essere persino ricchi, eh?

Ma cos’è allora la ricchezza? Anche qui, per convenzione, si considera ricco un soggetto che disponga di una liquidità immediatamente usufruibile (non allocata in beni patrimoniali come gi immobili, ad esempio) pari ad almeno 1 milione di euro. La ricchezza in verità ha molte definizioni ma quella che oggi giorno va per la maggiore è relativa alla libertà di fare le cose, ovvero a quella capacità di disporre del proprio tempo e del proprio spazio serenamente e senza dover rendere conto a qualcuno.
Pensi di essere libero ma non lo sei, per esempio, se rendi conto al tuo datore di lavoro. Beh, lì lo dice la parola stessa: sei dipendente. Già, da qualcuno che non sei tu.
Nei quattro quadranti di Kiyosaki chi sta nella parte sinistra rende conto, chi sta nella parte destra, sostanzialmente, non rende conto (con le 50 sfumature grigie del caso).
Tuttavia ciò è rispettabile salvo non incorrere in lamentele continue. Chissà perché le persone tendono a lamentarsi senza mai veramente voler cambiare le cose.. Se vuoi cambiare le cose e arrivare ad essere libero occorrerebbe perlomeno lavorare sulla propria psicologia.
Prossimamente produrrò una innovativa risposta alle due precedenti domande. Di libri sulla ricchezza e sul denaro ne esistono a valanghe, tutti o quasi presentano ricette, soluzioni, indicazioni più o meno aderenti alla realtà. Bene, tutto lecito almeno finché non provi a mettere in pratica qualcuna di quelle informazioni e rimanere ferocemente deluso, ancora una volta.
Ma se c’è chi ti dice come fare e tu fai quello che ti dice e ancora non ci riesci, cosa ancora ti manca? Cosa ti impedisce di realizzare ciò che vuoi fare? Intanto, sai già almeno quello che vuoi?
L’ignoranza è una scelta.

La perseveranza è un valore, è il turbo per la propria attitudine. Fallire fa parte del gioco. Capire, anche. Capire deriva dalla sensibilità di ciò che si è imparato a padroneggiare.
Non esiste pasto gratis, dicono gli anglosassoni. L’impegno è, probabilmente, la chiave, senza tuttavia avere comunque mai la certezza di riuscita. E oggigiorno non ci si può in alcun modo permettere di essere ignoranti. La nuova moneta di scambio è la conoscenza. Il profitto è la competenza, cioè la conoscenza diventata azione compiuta che produce risultati.
L’Autore del libro che andrà in produzione a breve è un giovane e compiuto CFO di una multinazionale quotata e sa bene il fatto suo. Oggigiorno più che mai contano le competenze che determinano i risultati e persone che sanno il fatto loro.
Quale tipo di risultati? Quelli aderenti al tuo stile di vita, cioè quello che volontariamente o non, ti scegli.
Accade sempre ciò che scegli. E anche una non-scelta è una scelta.
Ma contano anche i risultati a livello trasversale. Chiunque oggi sappia veramente qualcosa, può trasferirlo a un pubblico di riferimento specifico più o meno grande. Il tema è, semmai, raggiungere quel pubblico.
E purché, tale trasferimento, possa raggiungere quel pubblico deve disporre di una caratteristica fondamentale: che sia portatore di utilità immediatamente praticabile. Chiunque può, se vuole, esercitarsi ed iniziare ad ottenere. Alla condizione di impegno e perseveranza.
Questo è un libro diverso da tutti gli altri sull’argomento perché viene dal basso, è volutamente “terra-terra” perché non parla di fenomeni, non millanta ricette, non parla dall’alto verso il basso, non discrimina, anzi, incoraggia pur senza false promesse e senza essere necessariamente e senza inutili fraintendimenti un Entry Level.
No, non è un entry level, anzi, è di più: è l’ulteriore evoluzione dopo le ricette, dopo le promesse, dopo i fallimenti.
Questo libro è il ritorno totale sulla psicologia, perché parte proprio da lì: è il livello successivo dell’Autore che ha iniziato a produrre risultati da persona “normale”, da uomo della strada che vive i problemi della nostra epoca, come tu che stai leggendo questo blog, come me in qualità di quello che sta scrivendo su questi argomenti ora:

  • studio anch’io da anni i mille modi per godere di quella libertà di cui sopra pur tuttavia con tanti muri sui denti. Tantissimi. L’Autore è una rivelazione a riguardo.
  • scrivere non solo è terapeutico: è fantastico! E da accanito lettore quale sono, apprezzo maggiormente l’opportunità di parlare di argomenti che amo e soprattutto che perseguo.
  • non solo ho l’opportunità di integrare l’opera con una prefazione: contribuisco, a mio modo, alla diffusione della conoscenza con la produzione del manufatto che ti troverai fra le mani. La confezione, le carte, il design, l’odore dell’inchiostro sono frutto del magnifico lavoro – di produttore di libri per il mondo – che faccio.

Mi trovo a Francoforte nel momento in cui scrivo (di notte) come espositore alla fiera del libro: la fiera delle avanguardie, come mi capita spesso di chiamare questo incredibile e frequentatissimo evento editoriale.

E da qui dichiaro apertamente che il libro è vivo più che mai, è uno strumento caldo e l’uomo è un essere caldo, usa i sensi ed è per questo che questo straordinario oggetto con una manciata di euro permette al pensiero dell’Autore di arrivare ad enuclearsi con il tuo pensiero dandoti degli elementi utili da mettere in pratica fin da subito. 
Un consiglio: parti dalla consapevolezza. Ogni volta che affronti qualcosa di nuovo, abbandona ogni pregiudizio e lascia andare, fai fluire i nuovi elementi caldi che entrano nella tua mente e lascia che alimentino le cellule affinché creino nuove sinapsi serenamente, senza resistere.
Non avere fretta.. e soprattutto chiediti come puoi rendere utile quanto appreso da te, per te e per gli altri.
Viviamo in un’epoca straordinaria, la più prospera di sempre. Questa nuova era è quella in cui non siamo al centro, non siamo i padroni, non siamo nemmeno completamente liberi. Ma possiamo essere utili agli altri con ciò che abbiamo imparato affinché non debbano partire da zero e sbattere denti e testa contro infiniti muri.
Non è necessario essere guru per trasferire, l’epoca dei guru è finita. Viva è più che mai l’opportunità che oggi ci è data di trasferire. E recepire.
Certo, c’è anche tanta, tantissima fuffa in giro. La consapevolezza però ti permette anche di selezionare l’enorme quantità di materiale reperibile con più o meno facilità. Vai sul sicuro, vai da chi non promette mari e monti ma da chi propone solamente in base al vissuto con lo spirito di aiutare per fare meglio.
May the wind always be at your back and the sun upon your face.
PS: sai chi sono (stati) i veri padroni della Terra? I dinosauri. Sì, proprio loro, quegli esseri giganteschi che hanno presidiato Madre Terra fino a 64 milioni di anni fa.
L’auspicio è che possiamo noi – come esseri umani – arrivare a padroneggiare il nostro habitat per 100 milioni di anni come loro. Forse è più facile arrivare a padroneggiare il nostro denaro 🙂 – non trovi?
PS2: e Trump cosa c’entra?
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80 e sentirli tutti. Ma proprio tutti. Soprattutto gli ultimi 6 (anni, senza di te)

Al di là di tutte le riflessioni strappalacrime che ogni tanto mi capita di leggere su Facebook quando cade la ricorrenza ovunque tu sia – che rispetto, ben inteso, scritta anche da me qualche volta – mi sono soffermato a pensare che gli 80 anni che avresti compiuto oggi si sentono eccome.

Pesanti come macigni.

Si sentirebbero fossi tra noi perché saresti ben presente come al solito, imprenditore austero e uomo tutto d’un pezzo, vecchio stampo, col tuo carisma e quella capacità di infondere sicurezza che anche quando le cose vanno a rotoli, tu sei in grado non solo di dire si sistemerà tutto ma di farti sentire al sicuro anche fossimo nel pieno di una tormenta siberiana.

Perché il fatto che oggi avresti questa età – o forse ovunque tu sia nel mondo, nell’universo o altrove con qualsiasi unità di misura cosparsa di eternità nel range di scenari possibili – si sente lo stesso.

Io non so se credere a tutte quelle cose che dicono che siamo fatti di energia e la materia è energia e allora si tratta solo di frequenze diverse perché la materia ne ha di più basse mentre la luce di più alte, etc. (ciò che oggi in sostanza viene interpretato oggi dalla quantistica – vedi il video sul focus nell’articolo Differenza tra cose importanti e cose urgenti – è molto bello): è che quello che mi viene da pensare, comunque, è che bene o male se si sente è forse perché un segnale arriva.

Da dove non si sa, cosa significhi, neanche.

Mi domando se per te sapere cosa stiamo combinando e come lo stiamo facendo ti interessi, se ti giungano le parole, se le riesca ad ascoltare e se persino possa intervenire.

L’anno scorso – dato che Facebook ti ricorda le ricorrenze così si pubblica di più – ti scrivevo buon compleanno a te che sei sempre nei miei pensieri.

Questa cosa dei pensieri ha a che fare con l’energia di cui sopra, evidentemente, visto che essi non sono che impulsi elettrici e che essendo ricorrenti formano le loro onde sequenziali, una dietro l’altra perché è uno dietro l’altro, a confermare sempre quanto si ha in testa, come una profezia auto avverante.

Perché qualsiasi cosa prima di esistere è stata un pensiero nella mente di qualcuno.

La chiamano legge di attrazione, la chiamano fisica quantistica, la chiamano in mille modi diversi ed è sempre la stessa cosa.

Che quello che pensi, in qualche modo accade.

Non sempre, non sistematicamente.

Magari neanche volutamente. Ma i pensieri, in qualche modo, sono COSE.

Io so che in alcuni casi amo farmi un giro in moto e per sentirmi vivo e libero indosso il mio paracadute e assaporo il salto da un aeroplano.

Quell’aria fresca e l’odore pungente della benzina avio mi fanno sentire stra vivo, pieno e d’impeto faccio il balzo perché sono attorniato da persone come me, in frequenza, che non hanno alcun problema a stare in porta con 4000 metri sotto, a guardare il compagno appena lanciatosi, contando 10-9-8.. per la separazione verticale e saltare. Saltare. Saltare.

E giù. E via. 250 km/h.

Libertà.

E mi domando ancora se pensieri così ti giungano e cosa penseresti che ora lo faccio come disciplina, che è il mio sport, che quando avevo 18 anni mi avevi accompagnato a fare il primo lancio tandem.

Alla fine NO, non ti sto assolutamente ad elencare cosa abbia fatto in questi 6 anni in cui non ci sei più stato, almeno nella frequenza di materia.

Ti dico solo, veglia su di me. Che l’impresa abbia successo. Che le creature meravigliose che mi sono state donate siano sane. Che possano essere felici le persone.