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L’EDUCATORE

L’EDUCATORE

“I veri educatori sono testimoni:

quando educano non fanno qualcosa, danno la vita.

Questi educatori vengono dallo spirito di Dio.

A lui dobbiamo chiedere se ci sta a cuore il futuro”.

L’origine del termine educare deriva dal latino “educĕre” che sta per ‘trar fuori, allevare’.

Mi piace molto pensare che educare non sia insegnare, non sia impartire, stabilire, riempire di informazioni e nozionismi.

Trarre fuori risuona più come l’idea di una scultura tratta da un blocco di marmo ove dentro essa è già presente, esiste già.

Va solo tratta, formata, sgrezzata, valorizzata.

Noi non siamo delle tabule rase ove buttar dentro ogni cosa che ci passi per la testa, sia giudizio, indottrinamento, nozionismo becero.

L’educazione è stata per troppo tempo usata come strumento manipolatorio ovvero indottrinante: “visto che non sai niente, ci penso io a dirti cosa è giusto e cosa è sbagliato. Così mi è più facile farti fare quello che voglio io“.

Serve molto coraggio e molta integrità per insegnare, a tutti i livelli, quello dei genitori in primis: la fiducia che viene data, deve essere corrisposta.

Asiago – 2011

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

Desidero un’impresa che sia strumento per migliorare le persone e il MONDO.

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Leonardo Aldegheri
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SAPERE INTRAVEDERE IL TALENTO DEGLI ALTRI

SAPERE INTRAVEDERE IL TALENTO DEGLI ALTRI

Quando vedi il talento di qualcuno, cosa fai? Lo incoraggi, lo riconosci o lo nascondi?

No, non è una domanda accusatoria la mia. Certo che no, ci mancherebbe.

Detesto da sempre chi punta il dito e si erge a giudicante quindi tanto meno mi ergo a puntare il dito e a giudicare a mia volta. Giammai.

Ma voglio portarti a fare un ragionamento.

È molto facile commuoversi guardando i Talent Show. Ci partecipano persone davvero talentuose alle volte. Capaci di fare spettacolo, abili a far sembrare in apparenza siano incapaci e incompetenti, prima..

..per aumentare il livello di suspence e di esplosione dell’emotività, dopo.

Più è ampio il divario, più sono aperti e increduli gli occhi e più sgorgano i lacrimoni in un tripudio di industrializzazione delle emozioni collocate in un capannone adibito a set dello spettacolo portato all’ennesima potenza e amplificate dall’occhio elettronico delle telecamere che vomitano addosso ogni cosa possibile sullo schermo piatto di una TV da 872xyz pollici.

No, non voglio riportarti sulla terra. Capita anche a me di commuovermi e constatare mediante schermo le abilità altrui. Di gente lontana.

Purché lontana. Beh, non per me. A me frega poco. Anzi, nulla.

Ma quando è il tuo vicino ad essere talentuoso?

Ti invito a fare la seguente riflessione: se il tuo sottoposto, il tuo collega, il compagno o qualcuno che abbia direttamente a che fare con te è davvero molto bravo..

..o è promettente e in potenza potrebbe benissimo farti le scarpe – pardon, superare il livello – se, in pratica, rappresenta un pericolo PER TE, come ti comporti?

  • Lo temi?
  • O lo assecondi?

Gli resisti o fai fluire il suo mondo?

Beh, il quesito è proprio all’ordine del giorno.

L’indole è padrona del controllo. O il controllo prende il sopravvento sulla tua indole e tu vai in panico, in tilt. E sei OUT.

Quando c’è di mezzo la competizione (essa sia tra fratelli, colleghi, amici, uomini per una donna, etc.), l’istinto nel senso più ancestrale del termine si anima e non ce n’è più per nessuno senza lasciar più spazio alla ragione e al discernimento.

  • DISCERNIMENTO è assolutamente la parola magica.

Se l’amico, il fratello, il collega rappresenta per te una minaccia per il fatto che possa in qualche modo mettere in ombra le tue abilità, rimane una cosa sola da fare. Banale, semplice, fluida, liscia.

Riconoscerla e anzi, far sì che funga da traino all’aumento di abilità e competenze. In pratica, essa crea ricchezza per tutti. Non sono le tue abilità a essere messe in discussione, NO. A essere messa in discussione è la relazione tra le rispettive abilità.

Ognuno ha le proprie da valorizzare.

Il classico fatto derivato dal dettol’allievo ha superato il maestro“, è, per il Maestro Intelligente, la sua più grande e meravigliosa soddisfazione.

Così per i figli che diventano più grandi dei padri.

Al contrario è come il padre geloso dell’altezza del figlio che lo supera di qualche cm, crescendo. Sì, è demente come cosa.

De-mente, senza mente, è causa di un’implicazione.. demenziale.

Ma capita, capita spesso. Gelosie tra parenti, irreprensione strumentale, invidie tra persone strette, amicizie che si perdono a causa della gelosia.

Sai una cosa?

Mi piacerebbe vedere nelle persone il saper intravedere il talento degli altri. Questo aspetto è fondamentale quando si fa impresa.

L’imprenditore davvero bravo è abile nello scegliere persone più brave di lui. Così le aziende crescono.

Non c’è bisogno di persone alle quali dire le cose che occorre fare.

C’è bisogno di persone che siano loro in grado di dire COSA occorrerebbe fare.

E MAI, MAI e poi MAI tarpare loro le ali. Non solo è un delitto ma se la prenderanno a morte con te. E hanno ragione.

Equivale ad essere gelosi di un figlio più alto. O più bravo.

La verità?

Non si dovrà mai emulare il capo ma portare valore all’organizzazione.

Il figlio non dovrà mai emulare il padre, non dovrà mai cercare di essere COME lui. Dovrà essere se stesso, né più né meno di essere se stesso al proprio meglio.

Nella creatività individuale risiede la ricchezza della collettività.

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Una risposta a due studentesse rivela..

Una risposta a due studentesse rivela..

Mi piace un sacco quando, in pratica, mi si chiede “chi te l’ha fatto fare?”.

Perché ci ragiono su, stacco lo sguardo dalla applicazione quotidiana dei pensieri ricorrenti e ragiono a più ampio spettro. Che poi è quello che ti fa vedere le cose per come stanno. E se ragioni bene ad ampio spettro, le cose stanno bene.

TESTO DOMANDA:

“Buongiorno Dott. Aldegheri, siamo due alunne del Liceo linguistico XYZ. Siamo curiose di sapere come mai lei abbia scelto di diventare imprenditore, e in quale modo sia riuscito a realizzarsi in questo ambito. Grazie, distinti saluti”.

È rarissimo mi si chiami Dott.! E alla fine è anche vero ma il fatto è che non mi è mai servito a nulla il Dott. – se non il dott. in onto de gombio = traduz. tecnica dal veneto “farsi il culo”.

Che è l’unica vera cosa che conta. Benché farselo presupponga il farselo intelligentemente cioè ad ampio spettro.
Ma veniamo alla risoluta risposta del Dott. 🙂

“Grazie per l’ottima domanda. Non è stata una scelta in verità se non un percorso in divenire. L’imprenditore è un’artista, alla fine, ma che sa usare bene i numeri. Ero un artista quando suonavo la batteria nei concerti, sono un artista oggi che contribuisco a far evolvere le persone. L’artista che ha in testa l’obiettivo margine, è un artista che ha più chances di mangiare rispetto a chi non ce l’ha. Semplice.
L’imprenditore usa la sua creatività per immettere nel mercato qualcosa a sua immagine e somiglianza. Non sempre è così ma mettiamo che siamo un po’ tutti delle antenne: riceviamo un segnale, lo elaboriamo, lo restituiamo al mondo.

Chi lo fa in maniera sistematica dandoci un senso anche economico, aggiungendo qualcosa di realmente percepibile come di valore, è un imprenditore.

Il plus che se è bravo riesce a creare – il margine – serve a generare la ricchezza da reinvestire in ottica di diffusione del benessere in un meccanismo virtualmente senza fine.

Perché è necessario immettere qualcosa realmente di valore?

Perché se sei uguale a tutti gli altri non aggiungi nulla (di nuovo).
Sei un essere indifferenziato, in economia è come fossi un “prodotto” indifferenziato. Questo mondo vuole varietà, ricchezza, eterogeneità.
Nell’armonia globale se ti differenzi e ancor meglio “spicchi” – rischi che quasi quasi qualcuno ti voglia.

E sia disposto a pagarti, se ti vuole veramente molto. Come accade per gli iPhone.

Funziona con le cose ovvero i prodotti, funziona con le persone ovvero il mercato del lavoro.

L’imprenditore è sempre di prima generazione perché l’imprenditore crea e se è di seconda, terza, etc. re-inventa. Perché l’imprenditore è un creativo, è un’artista, quando e se ha iniziativa. Altrimenti non lo è per davvero, fa finta di esserlo anche se ha una partita IVA ed è presente nel registro delle imprese.

E chi ha iniziativa ha leadership perché guida con l’esempio quando altri sarebbero rimasti fermi.

Faccio parte di un gruppo di giovani imprenditori in Confindustria. È una sorta di scuola. Ormai a 38 anni puoi essere un imprenditore per finta o per davvero. Se hai 20 anni e immetti sul mercato un prodotto differenziante e questo funziona, sei un imprenditore vero di prima generazione, perché hai fatto la differenza. Sergey Brin di Google ha fatto questo. Marchetto Zuckerberg di Facebook ha fatto questo.

Non sei imprenditore perché sei figlio di un imprenditore. Puoi avere la scuola per l’imprenditoria ma l’imprenditore è chi aggiunge valore e le persone glielo comprano.

Così, benché io sia di seconda generazione e faccia libri per tutto il mondo con l’impresa di famiglia, ho la velleità imprenditoriale di far lanciare i manager dagli aerei e mi sono inventato un prodotto differenziante, come paracadutista sportivo: far assaporare loro cosa prova un vero paracadutista, senza esserlo.

E dandogli degli elementi consistenti che possano tornare utili una volta tornati in azienda.

Come imprenditore ho particolarmente a cuore lo sviluppo del potenziale delle persone.
Un artista scrive e crea, purché porti la sua utilità al mondo.
Se gli è riconosciuta, allora funziona”.