BITCH. YOU’RE A FAN

Bitch. You’re a fan.

[molto SERENAMENTE – uno spunto di riflessione domenicale]

Mi domando:

1. perché taluni si ostinano a voler speculare sul conto altrui?

2. non hanno proprio altro da fare che intercedere sulle vicissitudini della vita di “alcune” persone, scelte con sapiente (si fa per dire, è puramente istintiva) mira?

3. facendo (che li sgami lontano chilometri) peraltro finta di farlo per il bene.. di chi? Il loro?

4. cosa li muove?

  • Rancore, invidia, rivalsa, rimuginamenti vari ed eventuali?
  • Non essere mai cresciuti?
  • Io bambino che prevale sull’io adulto?
  • Drammi irrisolti?
  • Freni psicologici dovuti a traumi infantili?
  • Un brutto rapporto col padre con alcuni sospesi?
  • Gelosia edipica?
  • Incapacità di autocontrollo?
  • Volontà di prevaricazione?
  • Incapienza psicologica?
  • Ignoranza?
  • Mancanza di una reale motivazione / scopo nella vita?
  • Balbuzie emotiva?

5. dulcis in fundo, non hanno una vita loro?

Le risposte a queste interessanti domande possono essere molteplici, ma pensiamo all’ultima, giusto per non andare lunghi.

Magari una vita loro anche ce l’hanno, solo che hanno deciso di combattere, devono remare contro.

Eh, è la loro natura.

La verità è che remano contro sé stessi: il fatto di farlo contro chi hanno preso di mira è un’illusione.

La vera battaglia è dentro di loro.

Certo, a qualcuno viene in mente siano, in pratica, dei bulli. Sì, certo: sono dei BULLI.

E in quanto tali vigliacchi, agiscono vigliaccamente e se la prendono con chi “sembra” non sia in grado di difendersi, come avviene classicamente. Ma lo pensano loro.

Gli spiriti liberi, invece – ahimè, non li controlli. Mai stato.

Sbordano sempre, anche qui, è la loro natura. Solo che loro pensano al loro, mai al conto altrui, perché non sono interessati, semplicemente.

Pensano già abbastanza a migliorarsi costantemente. Il loro focus è lì. Per quello sembra che si facciano gli affari loro.

Focus!
Focus sul tuo.
Fai bene il tuo.
Pensa al tuo.

Io penso a fare bene il mio.
Non ti va bene, continui a voler speculare?

Vai per la tua strada.
Io vado per la mia.
Facciamo in modo di non incrociarle, su.
Il mondo è grande. C’è spazio per tutti. Ohmmmmm.

🙏👁️🤫🤭🧐😈😇

Leonardo Aldegheri
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La vita è un corso di formazione.

La vita è un corso di formazione.

Form-Azione.

L’azione di forgiarsi. Di prendere una nuova forma.
E lo devi fare tu perché lo vuoi tu.
Parte da te e da nessun altro perché la volontà di forgiarti è tua e solo tua.

Sei il fabbro di te stesso.

E nessuno sa battere sull’incudine delle tue possibilità come te.
Altri possono incitarti nel farlo e nel non farlo.
Ma quando sei tu a battere, la decisione è tua.

Se sbagli hai imparato. Non hai perso. Hai tratto la tua lezione.
Se hai fatto correttamente le cose, hai vinto.
In questo battere l’incudine vinci sempre, vinci anche quando perdi.

E sai cosa significa che vinci anche quando perdi?

Che non c’è sconfitta.
Anche quando la vita ti schiaffeggia.

Ti è mai successo che la vita ti abbia preso a schiaffi?

Ci sono momenti in cui ti sembra di toccare il cielo con un dito e poi qualcosa cambia e ti sembra che tutto cambi.

La vita per coloro “di successo” presenta le stesse dinamiche.
Vuoi sapere un segreto?

Non esistono vite diverse: di successo o di fallimento, al contrario.

Esistono situazioni in cui chi vive quelle vite ha capito che la vita è il viaggio stesso e tutto sta nel modo in cui vivi il viaggio.

Il viaggio stesso è la felicità.

Puoi avere una vita di successo ed esserne insoddisfatto.
Puoi avere una vita con poco niente ed esserne felice.

La visione sta nei tuoi occhi.

Non esiste sconfitta ma insegnamento.
Non esiste insuccesso ma atteggiamento.

Non esiste successo senza apprezzamento.
La felicità non è condivisione, è dentro. E fuori, allo stesso tempo.

Quando condividi puoi non rendere felici le persone dalle quali ti aspetti un ritorno sul tuo stato d’animo.

Non alberga in loro la felicità fino a che non decidono che è in essi che la felicità vive già ma non lo sanno.

Non esiste felicità senza una decisione di voler essere felici.

Felici di combattere?
No.. Felici di vivere.

Vivere per vivere.
Per vivere veramente.

La vita è ora.
La vita è questo momento e basta.
Tu sei questo momento.

Io sono questo momento.
Ripetilo con me. Io sono questo momento.

Vivere veramente significa giocare per vincere.
I campioni non giocano mai per partecipare.
I campioni giocano per vincere. Sempre.

Non mettono nemmeno in considerazione l’idea di perdere perché sanno già che non ci sono possibilità.
Si vince e basta.
In ogni caso.

Così è la vita.

Non motiva.
Non serve a caricarti.
Non ti sprona. Non si tratta di doping per le tue performance.

Non ti da le soluzioni.
Non tira fuori il coniglio dal cappello.

Non ti dice:

• come fare
• cosa fare
• quando farlo
• perché farlo

[Chi ti dice di avere la ricetta sta in qualche modo cercando di venderti qualcosa che ha solo forma ma non sostanza].

Non ti fa fare le cose e non ti costringe.
Non ti tratta da automa.
Non ti assoggetta ad essere passivo che deve eseguire.

La vita è solo neutra.

Non ti traduce il modale “deve” con “vuole” solamente per dirti che la motivazione parte da te e se non raggiungi abbastanza risultati è perché non sei abbastanza motivato e comunque alla fine è sempre colpa tua.

Hai gli strumenti?
Hai le competenze?

Nessuno fa queste cose per te.
Nessuno dovrebbe prometterti nulla.

Nulla che non sappia mantenere.

Tu sei il fabbro.
TU TI FORGI.

Non si è utili se non sei tu ad agire.

La vita è un corso di formazione.
È un corso che dura tutta una vita.
È un percorso di coaching e le persone attorno a te sono i tuoi coach.

E tu chi sei?

Tu sei il coach degli altri.
Mica perché devi necessariamente insegnare loro qualcosa, per carità.
Infatti è l’esempio che insegna.
Non la teoria o le prediche.

Quando sei un genitore sei il coach dei tuoi figli.
Quando sei una moglie sei il coach di tuo marito.

Quando sei il migliore amico sei il coach del tuo migliore amico.

Quando sei un insegnante a scuola sei il coach di una moltitudine di giovani menti che ancora sono sotto la pura forma di una tabula rasa.
Sei a conoscenza del potere che hai su di loro ogni volta che affidi o affibbi loro un’etichetta?

L’interpretazione della vita è la tua aula dove la vita ti insegna le cose e tu le impari.

Stop. Dimentica. Perché.

Se non impari le cose, la vita te le ripropone continuamente finché non le hai imparate.

Ti sei mai accorto di avere sempre gli stessi problemi?

E ti sei accorto che una volta che hai capito come risolvere quei problemi e ne anticipi anzi la soluzione te ne arrivano degli altri questa volta diversi?

Capisci che la vita e i problemi sono la vita stessa?
Che mano a mano che risolvi i problemi sei più competente?
Sei più evoluto?

Capisci che se invece non capisci non puoi risolverli e non puoi evolvere?

Capisci che tutti hanno problemi e non sei il solo ad averne?
Capisci che non sei solo? A centro la vita e il coach sei tu.

Nessuno può avere la pretesa di risolvere i tuoi problemi. Perché ha già i suoi da risolvere. Può darti una mano, certo, può aiutare. Anzi, credo che aiutare gli altri sia un a delle chiavi di interpretazione di questo mondo.

Sei nelle condizioni di interpretazione degli eventi.

Quale interpretazione?
Attribuzione di significato.

Tutto ciò che accade nella tua vita diventa oggetto di attribuzione di significato.

Un brutto voto a scuola.
Una gratificazione sul lavoro svolto.
Persino un grazie seguito da un non c’è di ché che ne vanifica il significato.

All’evento associ un’emozione.

Questa cosa è pazzesca.
Puoi decidere quale emozione attribuire.

Questo ti permette di avere un potere immenso.

È la vita.
La vita è un corso di formazione.

Ho l’evento che mi arriva dentro, lo interpreto e lo restituisco.
Arriva la vita, mi entra dentro e io la tiro fuori per ridarla.

Il fabbro della formazione della vita restituisce la vita migliorata e mentre lo fa si forgia.

Il fabbro è un artigiano evoluto, di quelli che sanno che la vita ti ritorna se non l’hai superata.

Il fabbro è un artigiano evoluto ma non è mai perfetto.

Non necessariamente è un artigiano sopraffino.
Nella vita non conta la qualità del manufatto.
Conta la qualità dell’essere umano.

E l’essere umano – proprio per sua natura – non è e non sarà mai perfetto.

La vita è un corso di formazione e non è un corso perfetto.

Il coach della formazione della vita è un essere umano e mai un superuomo.
Il formatore è semmai un educatore, uno che educa cioè che tira fuori.

“Etimologicamente il termine deriva dal verbo latino educĕre (cioè «trarre fuori, “tirar fuori” o “tirar fuori ciò che sta dentro”), derivante dall’unione di ē- (“da, fuori da”) e dūcĕre (“condurre”).[2][3] Secondo altri, deriva dal verbo latino educare (“trarre fuori, allevare”)” – Wikipedia.

Senza avere la presunzione né la pretesa di sapere cosa serve agli altri, di avere la ricetta per risolvere i problemi.

Nessun coach, nessun insegnante, nessun formatore può farlo.

Solo la vita può.

Perché è lo strumento che tira fuori dall’uomo imperfetto le condizioni per attribuire un significato al proprio vivere e che gli consenta di vivere meglio come essere umano tra gli esseri umani.

Non ti serve?
Probabilmente sei già perfetto.
Insegnami, ti prego, come si fa.

Leonardo Aldegheri
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La mia vita in movimento. La vita è.. movimento

Sto scrivendo ora in questo punto della mia vita a Malibu, piedi nella sabbia, il suono, la musica dell’oceano nelle orecchie, il suo profumo nelle mie narici. Grato. Leggo. Ho quattro libri con me. Oltre al mio taccuino dove trascrivo cosa mi passa per la testa con lo scopo di fissare, di ricordare, di portare con me la sensazione che questo luogo mi da.

Sto scrivendo in questo punto della mia vita a Santa Monica, i piedi nell’oceano. Prima di un appuntamento con un editore di qui, l’ultimo di questi giorni prima di salire su un aereo viola della WOW e finire in Islanda. Mi dicono che questa compagnia abbia qualcosa di strepitoso, che sia particolare e io sono curioso di sapere cosa faccia per distinguersi.



Pensavo a quando ho fatto il mio primo lancio col paracadute a 18 anni. Pensavo a come sono diventato paracadutista a 34 anni. Pensavo a.. perché proprio in quel momento.
Pensavo alla logica dietro all’accadimento delle cose.
Le cose accadono nel movimento. Succedono una dietro l’altra – succedono, appunto – come un flusso. E i flussi in natura tendono a seguire sempre il percorso più agevole. L’acqua scorre nei condotti, in natura scorre sul letto dei fiumi, dei torrenti, corre giù dalle montagne seguendo la sua via.
Pensavo al mio primo libro mai pubblicato – o meglio, non ancora pubblicato.. – dal titolo Fantasiafollia, avevo 17 anni quando l’ho scritto.
Lì vi era un episodio in cui per raggiungere il Dean (andavo matto per Kerouac e a quell’età significava qualcosa come raggiungere il Nirvana ma come fosse la normalità) io e Leroy facevamo una gita fuori porta da un giorno per andare a suonare Sulla Strada per poi tornare indietro, solo per l’esperienza. Quella gita era a Los Angeles, naturalmente.
E ora che sono più di 10 anni che non suono più sono qui per una manciata di ore per lavoro.
In qualche modo quella visione si è realizzata. Io non lo sapevo, voglio dire, l’ho realizzato solo oggi mentre sullo shuttle venivo al Tom Bradley.
Pensavo al lavoro di fare libri, di essere in editoria, di valorizzare il mestiere di chi stampa e renderlo il più possibile nobile di quanto non lo sia già.
Un giorno o l’altro si valorizzerà l’accadimento di una pensata avuta chissà quando e che nel movimento delle cose, semplicemente, si manifesta.
La sabbia di Santa Monica scotta veramente tanto sotto i miei piedi. Scappo all’appuntamento.

A Venice vedo un signore che sta per accoccolarsi per leggere un libro.
“Have a good reading :)! – “Oh Thank You”.

Le persone sorridono mentre cammino per la Ocean Front Walk. Un atteggiamento positivo, sorridente alla vita. Ne sono entusiasta, sorrido di rimando. La vita è uno specchio. Mano a mano l’immagine riflessa prende la forma di quello che pensi.
Guardo le case.



Sono una più pazza dell’altra. C’è gente davvero pazza che pensa cose pazze. Come queste case. Le trovo adorabili, incredibili.
Case dalle forme più disparate. Case da milioni di dollari sul Front Walk a qualche centinaio di metri dal Pacifico.
Per aver fatto cose fuori dal comune, i grandi pensatori hanno pensato a cose fuori dal comune. Mi riferisco ad Einstein, a Ford, a Edison. A tutti colori i quali non hanno temuto di pensare qualcosa di diverso e di fatto hanno spinto l’umanità in avanti.
La vita se si ferma non è più vita. La natura stessa della vita è che si muova. Che scorra.
Stanno chiamando il mio volo violetto per Reykjavik. Mi aspetta una nuova avventura.
Penserò a produrre Fantasiafollia. L’ho ricordato qui. Quindi, è un’ispirazione.
Penserò a queste palme.

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Non c’è peso di cui non ci si possa liberare

Quando ti fermi un attimo a pensare distogliendoti dal brusio e sposti l’attenzione accade lo straordinario: le cose appaiono diversamente.

Basta solo distrarsi. Cambiare flusso di pensieri. Spostare il focus non su ciò che accade dove normalmente ti lamenti continuando a dargli un nome – è così, è cosà, lui è questo, lei è quell’altro, questa situazione è per così, etc. etc. – ma su altre cose, semplicemente.

Lasciarsi rapire da altro.

Metti la tua mente su una cosa diversa che ti rapisca l’attenzione per un po’ – o per tutto il resto del tempo – e i problemi hanno un altro sapore. Si addolciscono, non sono più amari come prima.

Provare per credere.

E la considerazione base che faccio è che tutte quelle persone che hanno deciso di farla finita o che pur esistendo non ne vengono fuori è probabilmente perché il flusso di pensieri costante li ha travolti. Non vivono consapevolmente, si limitano a esistere.

I problemi si sono ingigantiti quando bastava non caricarli dell’importanza eccessiva che li ha fatti andare fuori controllo.

Cioè, un problema è un problema. Grande o piccolo, lo stabilisci tu, per te.
Un problema piccolo può diventare grande a seconda della percezione che gli dai.

E viceversa, grande può diventare piccolo, quando non un’opportunità.
Allora è la mente e il suo flusso di pensieri che è la porta di accesso a come ti senti relativamente a quella data cosa.

Ciò significa che se volontariamente decidi di spostarti e di non lasciarti travolgere è possibile pensare che tante sofferenze possano essere deviate, evitate. Tante vite possono essere salvate.

La leggerezza paga. La pesantezza fa pagare a te.

E il conto è salato portandoti dietro la zavorra.

Basta liberarsi del peso dell’importanza eccessiva data alla data cosa spostando semplicemente il focus, là dove va il pensiero abitualmente, effettuando una sostituzione volontaria.

“Le difficoltà ci sono solo se le pensi”

[cit. di un ragazzo italiano con disabilità che apparso in una trasmissione televisiva sul raggiungimento di obiettivi è riuscito nell’arco di un anno a diventare campione mondiale di sollevamento].

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1407 sguardi sul nuovo, sul mondo, sull'ignoto (se vuoi, contali pure)

Francoforte è alle porte, la fiera delle Avanguardie – intendo. Sempre più si sta facendo strada la consapevolezza che il libro sia uno strumento più attuale che mai:

  • come veicolo di narrazione – raccontare e ascoltare storie è sempre una delle cose più belle che attraggono l’attenzione;
  • come strumento di Personal Branding – sempre più persone mi chiedono di “fare” i loro libri per raccontare sé stesse, le loro esperienze e le loro competenze (che ricordo sempre essere le conoscenze messe in azione), non più per ego quanto per rendersi utili agli altri. Lo spostamento di focus è determinante, oggi, per comunicare.

Ma soprattutto come “elemento” che rimane nel mare magno dell’effimero.

Analogico e digitale si integrano, non si escludono e non devono escludersi a vicenda. Siamo – e rimarremo sempre – esseri analogici caratterizzati da debolezze, paure, “inconvenienti” dovuti alla nostra fisicità (dato che abbiamo un corpo fatto di carne, sangue, cellule vive) e sentimenti. Il freddo, di fronte a tutto questo, ha sempre perso sul caldo. Il razionale perde sull’intuitivo. Il razionale aiuta ma non è tutto, è – semmai – parte del tutto.

Soprattutto BIS, chi produce libri, come il sottoscritto, è costretto a non considerarsi più come semplice stampatore. Stampare e basta nell’ottica di riprodurre freddamente dei contenuti di pregio su un supporto di pregio – la carta anziché il pixel – non basta. No, siamo molto di più. Chi produce è un contributore. E nel caso specifico dei libri per bambini che facciamo, i nostri veri clienti sono loro, proprio i bambini.

Questo ci responsabilizza un casino.

Ricapitolando:
stiamo vivendo in un’epoca pazzesca, quella della transizione: viviamo in due contesti diversi, costantemente.

  • Dal lento al veloce;
  • Dal lungo periodo all’immediato;
  • Dal lontano al vicino;
  • Dall’analogico al digitale integrato;
  • Da un’aspettativa di vita corta a una lunga, presto lunghissima;
  • Dal morire di stenti all’ammalarsi per troppo benessere (cibo, grassi, zuccheri che comportano malattie cardiovascolari, diabete, obesità) ed eccessiva vita sedentaria;
  • Da un’evoluzione che ha contratto un’accelerazione unica nella storia (negli ultimi cinque anni sono successe più cose che negli ultimi cinquanta, le esperienze di un 40enne di oggi equivalgono a quelle di una vita soltanto dei nostri genitori) al non starci dietro per una larga fetta di popolazione che ragiona ancora secondo “vecchi” canoni, i cosiddetti analfabeti funzionali (la diffusione in Italia di questa espressione negli ultimi anni la si deve all’esperto di marketing e vendita Frank Merenda).

Dobbiamo lasciare ai bambini un mondo migliore di come l’abbiamo trovato noi.

Questo soltanto per dire che nella transizione c’è spesso tanta confusione e quando c’è confusione è almeno necessario avere le idee chiare su ciò che possiamo influenzare: noi stessi e il mondo immediatamente circostante.
Per sapere COME fare? Sapere prima COSA.
Per sapere COSA, istruirsi, leggere, documentarsi. E anche scrivere. Perché scrivere è terapeutico. Scrivere libera la mente intuitiva.
Spesso viviamo in contrasto tra il razionale e l’intuitivo. Allenare e sviluppare l’intuizione, nel mare magno dell’effimero, ti porta a fare le cose giuste. Un paio di giorni fa mi sono imbattuto in questa citazione di Einstein che Maria Cristina Caccia ha pubblicato su LinkedIn stimolando la mia riflessione.
Onora il DONO.
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Perché la vita è un essere vivente ed è il tuo socio di maggioranza

Per una volta il socio di maggioranza non è lo stato ma la vita (se vogliamo, di cui lo stato fa anche parte). Ma oggi non parliamo di imprenditoria e di soci in affari. Parliamo della vita, delle cose della vita e che la vita non è una cosa astratta che anima gli essere viventi ma la tua socia di maggioranza.
Ti sei mai chiesto se la vita sia lei stessa un essere vivente? Un’Entità a sé stante?
Le cose che ti illustro di seguito le ho imparate da Livio Sgarbi, uno dei miei mentori più fidati (nel senso di cui mi fido di più, assieme a Sebastiano Zanolli e ad altre persone di fantastica caratura, persone speciali che amano quello che fanno, che amano diffondere e amano aiutare le persone).
Ecco la storia. Qualche giorno fa mi sono sentito con un amico di vecchia data con cui non parlavo da anni. Mi scriveva per chiarire alcuni aspetti di uno degli articoli di questo blog, mi manifestava di non stare bene e di non essere molto bravo a dimenticare.
Non che avessi avuto un rapporto idilliaco con questa persona ma mi sono sentito in dovere (benché in maniera totalmente spontanea) di tramutare l’esperienza personale per trasmettergli la mia elaborazione.
Di solito funziona così, almeno da quanto ho capito io, della vita.

Succede una cosa, tu sei il filtro che la elabora, la restituisci.

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In sintesi:

  1. la vita ti manda una sfida a prescindere dalla larghezza delle tue spalle
  2. tu ne sei investito e di solito o soccombi o reagisci
  3. ti restituisci al mondo uguale (no..), cambiato (sì..), peggiorato o migliorato (dipende)

Personalmente ho passato e superato più sfide di questo tipo – chiamali shock emotivi o come ti pare – negli ultimi nove anni e ti assicuro che ti rinforzano. Servono per farti crescere. O cresci o muori. Ecco, questa frase l’ho imparata da Livio.
Mi si è impressa sul lobo frontale, tatuata sulla fronte, di modo che tutti la possano vedere.
Io non conosco la natura dello shock emotivo degli altri e devo dirti la verità, non mi interessa.. perché non è rilevante quanto lo è la molla per farti fare il passaggio successivo.

O ne rimani invischiato o ne trai giovamento.

Ricorda che Aldous Huxley (citazione dell’amico Andrea Cirelli assieme a pranzo qualche giorno fa venuto a trovarmi in azienda per assistere alla stampa del suo libro IL CORPO TI DICE COME ESSERE FELICE) diceva che non importa la negatività dell’evento quanto COME reagisci alle sfide della vita.
E se non le superi la vita continua a schiaffeggiarti finché non ti svegli.
Non esiste una scorciatoia per nessuno. È la vita che ti fa imparare a stare al mondo, volente o nolente. C’è chi continua a lamentarsi ma non fa mai niente per cambiare le cose. Io mi sono trasformato altrimenti soccombevo. Il mio augurio è che anche altri lo facciano.
Attraverso l’osservazione, l’esperienza e l’acquisizione di informazioni elabori.
Ti faccio un esempio spiritual-informatico-algoritmico 🙂
A 17 anni hai poco database, poco vissuto interiorizzato.
Magari sei dotato di un ottimo processore ma hai poco materiale sull’hard disk.
Puoi anche avere un’ottima capacità di calcolo ma hai pochi elementi su cui lavorare.
Come un Facebook degli inizi con ottime potenzialità ma poco mercato e pochissima o nulla profilazione degli utenti a cui mandare solo poi pubblicità mirata e in ogni caso attinente con gli interessi della persona che da te può trarre benefici.
La vita è quella cosa che ti riempie l’hard disk e tu sei quella cosa che processa le informazioni. La vita è il tuo cliente che ti manda le cose, ma è il cliente che ha interessi con te, è un socio ed è un socio che vuole i dividendi altrimenti ti presenta il conto.

TI PRESENTA IL CONTO.

Cos’è la vita, CHI è la vita?
Qual è il ruolo della massima autorità in fatto di rendere conto, anzi colei che presenta il conto e non è né buona ne cattiva?
È colei che:

  • Insegna esclusivamente con i fatti
  • Mette in equilibrio le cose

Con la natura.
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Col fatto che esistono predatori e prede e i predatori non è che siano cattivi, è nella loro natura predare e mettono in equilibrio la vita sul pianeta. Le prede si offrono per perpetuare il moto di vita.
Anche tra gli esseri umani esistono predatori e prede.
La vita lo prevede attraverso una delle sue espressioni che è la natura sua figlia e creatura possente ed essere vivente che collabora con madre terra che ospita noi e le altre forme viventi.
Se da un lato la fisica quantistica sta cercando di spiegare tutto questo in un ottica diversa, in 500 anni di scienza tutto sommato è stato scoperto molto ma molto poco ancora riguardo alla natura della vita: 500 anni sono niente per conoscere lo scibile dell’universo e l’uomo è un fenomeno ancora troppo recente per arrogarsi il diritto ed avere la presunzione di spiegare cose troppo più grandi di lui.
Io so che se voglio cambiare, come diceva Marco Montemagno qualche video fa, devo:

  • Associare dolore alla situazione che voglio cambiare.
  • Associare piacere alla situazione in cui voglio essere.

Se considero la vita la mia socia di maggioranza, so che devo elaborare quanto lei mi presenta, possibilmente senza obiettare, lavorare sodo per filtrare traendo giovamento per me e per gli altri e distribuire utili.
Facile? Dipende.
Fattibile.. sì.
Buona vita e buoni utili a tutti.
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