ANCHE QUESTO PASSERÀ

ANCHE QUESTO PASSERÀ

Un re disse ai saggi che aveva a corte:

“Voglio farmi fare un anello bellissimo. Possiedo uno tra i diamanti più belli e voglio incastonarlo in un anello.

E nell’anello voglio tener nascosto un messaggio che mi possa essere utile in un istante di assoluta disperazione.

Dev’essere un messaggio brevissimo, in modo che lo possa nascondere sotto il diamante, all’interno dell’anello stesso”.

I saggi di quel re erano tutti grandi studiosi, uomini in grado di scrivere profondi trattati, ma dare al re un messaggio di non più di due o tre parole, in grado di aiutarlo in un istante di assoluta disperazione pensarono e scrutarono nei loro testi, senza riuscire a trovare nulla di nulla.

Il re aveva un vecchio servitore, per lui era quasi un padre ed era già stato al servizio di suo padre.

La madre del re era morta giovane e quell’uomo lo aveva accudito, pertanto il re non lo considerava un semplice servo, provava per lui un profondo rispetto.

Quel vecchio gli disse:

”Io non sono un sapiente, un uomo colto, uno studioso; ma conosco quel messaggio poiché esiste un unico messaggio.

Quelle persone non te lo possono dare; solo un mistico potrebbe, un uomo che ha realizzato il proprio essere”.

”Nella mia lunga vita qui a palazzo ho incontrato ogni sorta di persone, e una volta anche un mistico.

Anche lui era ospite di tuo padre e io ero stato messo al suo servizio.
Quando è ripartito, come ringraziamento per tutti i miei servigi, mi ha dato questo messaggio”, e il servitore lo scrisse su un pezzettino di carta, lo piegò e disse al re:

”Non leggerlo, tienilo semplicemente nascosto nell’anello.
Aprilo solo quando ogni altra cosa si sarà rivelata un fallimento; aprilo solo quando senti di non avere più alcuna via d’uscita”.

E quel momento venne ben presto. Il paese fu invaso e il re perse il suo regno.

Stava fuggendo con il suo cavallo per salvarsi la vita e i cavalli dei nemici lo inseguivano. Era solo, i nemici erano tanti.

A un certo punto il sentiero di fronte a lui terminò, si trovava in una gola cieca: di fronte a lui c’era un baratro, caderci dentro avrebbe significato una morte certa.

Non poteva neppure tornare indietro: i nemici gli erano alle calcagna e già poteva sentire lo scalpitare e i nitriti dei loro cavalli.

Non poteva più avanzare e non poteva prendere un’altra strada.
All’improvviso si ricordò dell’anello. Lo aprì, prese quel rotolino di carta e lesse un messaggio il cui valore era veramente prezioso.

Diceva semplicemente:
Anche questo passerà.

Sul re discese un profondo silenzio, mentre quella frase penetrava in lui: anche questo passerà e passò.

Tutto passa, in questo mondo nulla permane. I nemici che lo stavano inseguendo si perdettero nella foresta, presero un altro sentiero; pian piano lo scalpitare dei loro cavalli si allontanò e scomparve.

Il re provò una profonda gratitudine per il suo servitore e per quell’ignoto mistico.

Quelle parole si rivelarono miracolose. Ripiegò il foglietto, lo rimise nell’anello, ricostruì il suo esercito e riconquistò il regno.

E il giorno in cui rientrò nella capitale, vittorioso, mentre tutti inneggiavano a lui e lo festeggiavano con musiche e danze, e lui si sentiva al settimo cielo per la felicità e l’orgoglio di quella conquista, di fianco al suo cocchio camminava il vecchio servitore che gli disse:

“Anche questo è un momento adatto per leggere un’altra volta quel messaggio”.

Il re disse: “

”Cosa vuoi dire? Adesso sono un vincitore, il popolo mi sta festeggiando. Non sono affatto disperato, non sono in una situazione senza vie d’uscita”.

E il vecchio gli disse:

“Ascolta. Ecco cosa mi disse quel mistico: questo messaggio non serve solo nei momenti di disperazione, serve anche quando si è alle stelle per la felicità.

Non serve solo quando si è sconfitti; è utile anche quando si è vincitori, non solo quando ti trovi in fondo a un vicolo cieco, ma anche quando sei in cima a una vetta”.

Il re aprì di nuovo l’anello, lesse il messaggio: “

anche questo passerà, e all’improvviso la stessa pace, lo stesso silenzio, tra quella folla che festeggiava e lo inneggiava, che danzava intorno a lui ma ogni orgoglio, l’ego se n’erano andati. Tutto passa.

Il re chiese al vecchio servitore di salire sul cocchio e di sedere vicino a lui.

E gli chiese: “

”C’è qualcos’altro? Tutto passa. Il tuo messaggio mi è stato di immenso aiuto”.

E il vecchio disse: “

”La terza cosa che quel santo mi disse è questa: ricorda, tutto passa. Tu solo permani sempre; tu resti in eterno, in quanto testimone”.

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COME FARE UN LIBRO

COME FARE UN LIBRO

COME SI FA UN LIBRO?

In Grafiche AZ ci siamo inventati – forse per la prima volta nella storia della produzione editoriale – di dirlo tramite un mini corso in tre puntate che ha avuto un successo inaspettato.

Si chiama MAKING YOUR BOOK ed è via e-mail.

Si tratta, in pratica, di pillole sulla stampa editoriale di pregio con focus sul preparare al meglio i file, su come lavorare sulla resa cromatica, sul relazionarsi al meglio con chi produce ovvero lo stampatore, una figura antica, nobilissima che può fare e fa davvero la differenza nel fare il tuo libro (da qui MAKING YOUR BOOK).

Iscriversi è assolutamente e totalmente gratuito.

Puoi farlo direttamente da qui.

Non arriveranno newsletter promozionali e i dati non saranno MAI ceduti a terzi.

Se vuoi sapere come si fa un libro, è certamente un ottimo modo.

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IL LIBERO ARBITRIO E L’UNIVERSO

IL LIBERO ARBITRIO E L’UNIVERSO

“Il Big Bang significa due cose completamente diverse a seconda di chi ne sta parlando”;

– come a dire che il mondo come lo vedo io è diverso da come lo vedi tu e da come lo vede lui. Ed è vero. Salvo essere lo stesso mondo per tutti e tre. E per tutti gli altri.

“Il Big Bang è un’esplosione di spazio, e non nello spazio. Non c’è centro o margine per l’esplosione”;

– come a dire che è lo spazio che riempie il tutto e non il tutto, lo spazio (prima vuoto). Significa che lo spazio è già pieno di per sé ed è pieno di me, di te di lui.

“Quando si dice che l’universo è in espansione, non è che si espande nello spazio ma è lo spazio ad espandersi dilatando l’universo”.

Ecco, appunto.

In pratica, nulla ci è dato da sapere se non il fatto che nel libero essere, possiamo vivere noi stessi pienamente, con la mente qui e nell’adesso come entità facenti parte di tutto questo e pressoché da sempre, costantemente riempiendolo.

Non siamo noi a riempire le nostre vite.

Sono le nostre vite a riempire noi.
A noi è dato gestirle. Custodirle. Valorizzarle.

Per ciò non possiamo intervenire sul libero arbitrio degli altri, ma solo sul nostro.

E con esso, possiamo fare davvero molto.

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LE INTELLIGENZE MULTIPLE E L’EDITORIA

LE INTELLIGENZE MULTIPLE E L’EDITORIA

Da sempre ho avuto a cuore un impegno. Quello di compiere al meglio qualsiasi cosa in cui mi applichi.

Ovviamente, ciò vale anche per il lavoro. Capirai, è questione di professionalità. Certo. Ma ci mancherebbe altro.

Partendo dal presupposto che parrebbe non esista un modo univoco per concepire una data cosa in senso assoluto, ne consegue che una cosa fatta bene per te può essere diversa da come la vedo io o Giovanni o Gabriele o Giuditta.

C’è una mente più matematica e analitica, una più linguistica, un’altra più artistica.

Anzi, imporre ad una mente artistica compiti di natura analitica o tecnica, significa probabilmente condurla all’infelicità.

Secondo la Teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner, sono annoverabili ben sette intelligenze distinte, il ché spiega davvero tante cose:

  • Intelligenza logico-matematica
  • Intelligenza linguistica
  • Intelligenza spaziale
  • Intelligenza musicale
  • Intelligenza cinestetica o procedurale
  • Intelligenza interpersonale
  • Intelligenza intra-personale

Per non parlare di quella finanziaria che, oggi giorno, stabilisce lo spartiacque in una economia iper competitiva tra persone che stanno bene e che stanno meno bene, da un punto di vista di libertà di movimento e di gestione del proprio tempo.

Così valutare – quando non giudicare – uno studente o un professionista per IL PROPRIO MODO DI VEDERE LE COSE avendo la presunzione di credere che il proprio sia l’unico modo possibile, non fa che generare persone infelici attorno a sé.

Persone che, data la condizione, producono insoddisfazione quando non demotivazione per se stesse e per quelle vicine.

Fare al meglio il proprio lavoro spesso coincide con il vedere le opportunità dove spesso esse si nascondono.

Se si è per gli altri il sole e li si illumina senza tornaconto, non si avranno problemi di spegnere in loro il loro talento e le loro attitudini e le persone saranno grate per questo.

Si tratta, in pratica, di uno degli aspetti fondamentali, a mio modo di vedere, del mestiere dell’imprenditore.

E fare impresa nel mondo dei libri può anche significare offrire l’opportunità di capire meglio come funziona questo mondo ove pubblicare sembra essere difficilissimo, se non impossibile, ove paradossalmente sono immesse nel mercato editoriale diverse decine di titoli ogni giorno.

Ho la fortuna di essere nato e cresciuto in un ambiente davvero “cosmopolita“.

Fin da piccolo, grazie a mio padre, giravano per casa editori ed illustratori esteri: inglesi, tedeschi, giapponesi, francesi, svizzeri, indiani, austriaci, cecoslovacchi.

E sentivo parlare inglese dai tedeschi, francese dagli italiani, italiano dagli esteri. Insomma, un meraviglioso potpurri fatto di lingue disegni coloratissimi, di libri e di pubblicazioni, di serate estive stupende all’insegna dell’esercizio multiculturale, dove avevo di fatto la possibilità di parlare un po’ di inglese fin dalle elementari e disegnare le farfalle come mi aveva insegnato Stephan Zavrel.

Insomma, una fortuna sfacciata. Che riconosco ogni giorno nell’attività di stampa e produzione di albi meravigliosi.

Poi il tempo passa, i bambini diventano adulti, le cose cambiano.

Cambia l’editoria, arriva internet, alcuni di quei vecchi protagonisti se ne vanno, altri ne arrivano.. cambiano gli usi, i costumi, i gusti, le modalità di pubblicazione, le modalità di produzione.

Cambiano anche le modalità di promozione, naturalmente.

Cambiano le cose perché è cambiato il mondo. Internet ha seriamente minacciato il libro nel 2010.

Arriva il tablet, il kindle, arriva l’iPad e arrivano le app.

Ma nel 2019, incredibilmente, il libro è rimasto quello.

La grande quercia – Gerda Muller, Laura Tenorini (traduttrice) – Natura e Cultura Editore

E la cosa davvero bella è che oggi più che mai nel passato, grazie al libro e alla crescente presa di consapevolezza delle persone (che leggono, si documentano e si informano), è possibile capire la natura di ciascun essere umano, apprezzandone l’individualità non nella standardizzazione ma nella valorizzazione dei talenti.

E ciò senza per forza doverli spegnere come è norma in una mentalità antica (quando non retrograda) – ma apprendendo semplicemente che le intelligenze – e le attitudini – sono diverse, spesso sfumate.

In pratica, multiple.

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IL POTERE DELLA PAROLA DECIDERE

IL POTERE DELLA PAROLA DECIDERE

Ancora una volta ci viene in aiuto l’etimologia. Chi è venuto prima di noi ha posto le radici del nostro modo di relazionarci con le parole (e con le persone) ed esse hanno potere sulla conduzione della nostra esistenza.

Quel potere delle parole è un tipo di potere risolutivo.

Come la parola DECIDERE. E le implicazioni del suo non uso, possono essere deleterie.

Avete notato che chi non decide mai rende la vita difficile alle persone che ha attorno?

Perché, ad esempio, a non decidere mai, si spreca una vita a lamentarsi.

E chi si lamenta non solo spreca il suo tempo ma anche quello degli altri, costretti ad ascoltarlo, in aggiunta drenati delle loro energie.

Perché chi si lamenta punta (inconsciamente) a succhiargliele, non a risolvere.

Origine Lat. decidĕre, der. di caedĕre ‘tagliar via’.

Treccani dice (tagliando qua e là):

decìdere v. tr. [lat. decīdĕre, comp. di de– e caedĕre «tagliare», propr. «tagliar via»].

  • Risolvere, definire pronunciando un giudizio: duna liteuna controversiauna causa;
  • Scegliere fra cose o possibilità diverse: non ho ancora deciso il colore della stoffad. di partiredobbiamo d. sul da farsi; a chi si mostra incerto sulla risoluzione da prendere
  • Stabilire, fissare: la data delle nozze non è stata ancora decisa
  • Indurre, determinare: dqualcuno a parlare. Più com. il rifl. decidersi, indursi a fare una cosa, prendere una risoluzione: non riesco ancora a decidermi a cominciare il lavoronon sa mai decidersi, di persona sempre titubante, irresoluta (cfr. indeciso). 
  • Tagliare, separare. ◆ Il part. pass. deciṡo, oltre che con i sign. proprî del verbo (la questione è ormai decisa, definita, risolta.

DECIDERE significa IN PRATICA “porre termine a una situazione problematica”.

Facciamo che decidere sia il veicolo per porre una fine a qualcosa che non ha motivo di protrarsi.

De-Cidere = Recidere. Tagliare, porre fine.

Per me è bene guardarsi da chi non decide, perché o non ha il coraggio o perché non sa cosa fare o come farlo ma sostanzialmente non vuole, altrimenti l’avrebbe già fatto. Oppure, perché, semplicemente, gli va bene così.

E alla fine decidere significa anche decidersi.

Ad esempio, decidersi a fare qualcosa della propria vita.

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LETTERA A UN AMICO DIVENTATO PAPÀ

LETTERA A UN AMICO DIVENTATO PAPÀ

Fantastico! Sei diventato PAPÀ.

Una parola tra le più grandi che ci siano.

Diventare Padre è la cosa più bella che un uomo possa sperimentare nel suo percorso evolutivo: la sensazione di completezza, di pienezza, di integrità, di amore profondo nei confronti della propria “discendenza” sono solo alcuni tra gli stati dell’essere della meravigliosa evoluzione che un fortunato essere umano maschio possa vivere.

Poi ci sono le soddisfazioni date dal crescere insieme:

  • l’infinita dolcezza che si prova nell’accudire e nel proteggere la propria “bambina” (sono fortunato per il semplice fatto di sperimentare la paternità sia col maschio che con la femmina).

E poi, l’apprendere e il comprendere nel tempo la differenza tra l’essere genitori che pensano ai propri figli come fossero una loro proprietà (il figlio è mio) rispetto a una diversa consapevolezza che concepisce i genitori come custodi valorizzatori dei talenti dei figli cui ci è stata affidata la meravigliosa opportunità di crescere.

E sempre ricordando che sono loro i nostri maestri.

Con queste parole ti abbraccio forte, facendo alla tua signora e a te le mie migliori congratulazioni.

Questa la lettera. Un’e-mail, per la verità.

E se mai dovesse capitare di provare nostalgia per un papà che hai perso o per un papà che non vedi spesso o che vorresti più vicino e più al tuo fianco, o che avresti voluto avere più al tuo fianco..

Pensa sempre che Lui è un essere umano con le sue inevitabili debolezze, i suoi punti di forza da super eroe (è quello che noi papà siamo 🙂 ), le sue mancanze e/o preoccupazioni di far quadrare sempre tutto nell’insieme, i suoi perché, le sue domande.. sempre mosso dal cercare di essere il miglior Padre per la sua Bambina e per il suo Bambino.

Anche quando non c’è. O non c’è più.

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PURCHÉ SI LEGGA (E SI ALIMENTI LA MENTE)

PURCHÉ SI LEGGA (E SI ALIMENTI LA MENTE)

Sarà perché Società Editoriale Grafiche AZ è del territorio e produce libri di pregio da molti, molti anni, sarà perché Valmirtilla è davvero una splendida libreria nella quale vale la pena spendere ore e ore a sfogliare albi stupendi nella pace e nella competenza di Cecilia Marcon, la sua proprietaria.

Vedo nel help-sviluppoideeaffari.com mentre i libri stupendi che produciamo per tutto il mondo sono su carta..).

E comunque, sempre, fare libri è una responsabilità.

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STARE SULLE SPALLE DEI GIGANTI

STARE SULLE SPALLE DEI GIGANTI

Empire state building.

La magnificenza di questo edificio è sempre davvero impressionante, ogni volta ne rimango affascinato e mi domando quali menti possano avere concepito una simile idea quasi un secolo fa.

Non ero mai salito sul Rockfeller Center e la prima cosa che ho pensato mentre si stagliava di fronte a me questa imponente sagoma è stata:

  • semplicemente, tutte le cose prima di essere fatte, sono pensate.

Almeno per ciò che attiene a progetti di questo tipo.

Ultimamente sto ascoltando l’album degli OasisStanding on the Shoulder of Giants, per me uno dei migliori capolavori della band britannica, con pezzi come Who feels love che è un inno alla vita vero e proprio.

Nel booklet sono presenti immagini che ho finalmente visto dal vivo con i miei occhi.

Che c’entrano le due cose?

Apparentemente nulla, se non per la foto più o meno simile.

Invece la connessione sta nella creatività.

E nel fatto che esiste una connessione tra l’atto creativo e l’atto ricettivo/percettivo in quanto per “ricevere” si deve comunque in qualche modo essere sintonizzati e questo vale per ricevere, semplicemente, “tutto il resto”, nel bene e nel meno bene.

È una questione di sintonia, né più né meno di quando si usa la manopola della radio.

Isaac Newton

L’uomo è incredibilmente capace di creare.

Ogni volta che ascoltiamo della musica, c’è stato qualcuno prima che ha trasposto la sua sensibilità #artistica in note che poi sono arrivate a qualcun altro.

Ogni volta che ammiriamo una particolare architettura, un quadro, un’opera d’arte, leggiamo un libro, mangiamo del cibo buono, ogni volta che assaporiamo ogni singola cosa di queste e infinite altre, c’è stato qualcuno che prima ci ha pensato e “ci ha messo del suo”.

Per tale motivo, è importante la dedizione e l’impegno mentre si fa qualcosa perché questi elementi fanno la differenza tra tutte le persone che pensano e fanno la stessa cosa, la stessa musica, lo stesso cibo, etc.

E ciò vale nell’impegno sul lavoro, nel cimentarsi in un compito, nel tagliare l’erba, persino nel lucidare i pomelli dei paletti in una stazione dei treni in Giappone, come recita la famosa storia del capostazione giapponese.

Poi c’è chi queste cose le vuole vedere e chi no, ma non importa, è un’altra storia e comunque non deve essere un pretesto per non fare.

Quindi, se vogliamo fare qualcosa di interessante o di magnificente come l’Empire State Building, sappiamo che nel momento in cui avremo dato qualcosa di meraviglioso anche solamente ad un’altra persona, avremo fatto qualcosa di importante per gli altri attraverso la nostra creatività.

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È sempre una questione di dove viene posto il focus. Ovvero, la nostra energia attenzionale.

BITTER SWEET SYMPHONY

Bitter sweet symphony

“È stata una cosa davvero gentile e magnanima e non erano affatto tenuti a farla, grazie tante Keith Richards e Mick Jagger per avermi riconosciuto come l’autore di questo fottuto #capolavoro, vivrà per sempre”.

Era la mattina del primo gennaio 1998 – in radio girava Lucky Man – quando quel soleggiato giovedì si stava manifestando come foriero di un anno per me magnifico e meraviglioso.

Avevo appena terminato un corso di memoria e apprendimento rapido, avevo appena iniziato a frequentare una ragazza con la quale avrei condiviso diversi anni a venire, avrei concluso la maturità linguistica di lì a qualche mese, suonavo la batteria.

But how many corners do I have to turn? How many times DO I HAVE TO LEARN all the love I have is in my mind?

Mi divertivo un sacco. Stavo per compiere 19 anni e il mondo sorrideva.

Negli anni, poi, ho appreso una cosa. Che se avessi voluto “vedere” un mondo sorridente, avrei “dovuto” sorridere io stesso.

E i sorrisi, si sa, sono quelli con gli occhi, quelli che tracciano le zampe di gallina.

Altrimenti sono finti.

Quella mattina uno sbalzo di corrente aveva fatto partire Urban Hymns dei Verve [uno dei tre album che classicamente porterei su un’isola deserta] a palla, con Bitter Sweet Symphony che ci aveva svegliato dal nulla, ad alto volume.

Live like a rockstar

Le cose andavano bene perché andavano bene da sole, in quel periodo. Non bisognava fare nulla se non il proprio.

Ma quei violini suadenti, quel ritmo ipnotizzante, quel pezzo di grandissimo successo che aveva reso al mondo la dignità di una band fantastica degli anni ’90, non era ancora di Ashcroft.

E a distanza di 21 anni (una vita) e di una valanga di “diritti” persi, solo un grande uomo può dire “grazie”.

Perché Richard sa benissimo che se non fosse stato per il contributo di “altri” non avrebbe ottenuto quello che ha ottenuto e soprattutto non avrebbe raggiunto e allietato decine di milioni di persone nel mondo con note magnifiche.

C’è ovunque, forse, qualcosa di dolce e amaro, qualche boccone che non si capisce bene se sia buono o meno buono. Ma alla fine di tutto, conta “solo” sorridere.

E avere le zampe di gallina.

Il mondo è brutto e cattivo: è vero. Il mondo è bello: è vero.

Come dicevo a mio figlio in auto accompagnandolo a scuola, il mondo è uno specchio. Lui da sempre ragione.

Ed esattamente come uno specchio, ti fa vedere quello che sei.

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Happiness, more or less, it’s just a change in me something in my liberty oh my, my happiness, coming and going. I watch you look at me, watch my fever growing
I KNOW JUST WHERE I AM […]
WELL, I’M A LUCK MAN – WITH FIRE IN MY HANDS

GIAPPONE: GALLERIA FOTOGRAFICA DI UN VIAGGIO DA SOGNO

Giappone: galleria fotografica di un viaggio da sogno

Go straight on: indicazioni chiare e non interpretabili conducono a non equivocare MAI.

Sono da poco rientrato da un viaggio che ha visto coinvolti 400 giovani imprenditori da tutto il pianeta. Persone in gamba, pro attive, capaci, con un livello di energia personale elevatissimo.

Faccio parte della delegazione italiana dal 2014 e da quel giorno mi si sono spalancate delle porte inaspettate.

La più bella e interessante di tutte è quella di conoscere persone “diverse“, impegnate come da attitudine comune in temi di portata globale e rivolti al miglioramento delle condizioni umane dei popoli, delle transazioni tra popoli, di migliore distribuzione della ricchezza tra popoli, della tutela dell’ambiente che riguarda i popoli.

Inoltre i temi sono l’occupazione, l’educazione, la finanza e la digitalizzazione al “servizio di“.

Il G20YEA – Youth Entrepreneurship Alliance – è un movimento. Ha lo scopo di muovere le cose.

E ognuno è chiamato a farlo, che ne faccia parte o no.

Oggi scriverò poco, voglio lasciare parlare le immagini in maniera assolutamente random. Per coinvolgere, condividere, evocare.

Grazie alla Camera di Commercio le vie di sviluppo sono molteplici.
Nigiri, sushi, sashimi come non li avevo mai mangiati.
L’ingresso dell’Ambasciata d’Italia.
L’incontro con l’Ambasciatore d’Italia Giorgio Starace e il Presidente nazionale GGI Alessio Rossi (presenti anche funzionari dell’ItalTrade).
Spread the Love.
Dettagli “condominiali”.
Orgoglio veronese – Sandro Veronesi – a Tokyo.
Identità Samurai.

Samurai significa “essere al servizio“.
La tradizione è identità.
È incredibile quanto qui dentro venga concepito per il futuro. Abbiamo visto la casa come sarà grazie ad una tecnologia che supporta e possibilmente non complica.
Il benvenuto ai GGI in Panasonic.
Durante la sera che sono andato a correre “a caso” dove mi portavano le gambe in giro per Tokyo, ad un certo punto mi si è stagliata davanti questa enorme Pagoda. Il momento è stato per me davvero toccante e profondo. Mi sono fermato assieme ad altre persone raccolte in preghiera e ho formulato un pensiero di gratitudine e rispetto.
Sopra la Cina, la Russia, la Mongolia – anche se ci si vola sopra, là sotto c’è un mondo tutto da scoprire.

“Grazie per quello che sto scoprendo.
Grazie per quello che sto apprendendo.
Grazie per quello che sto vedendo”.
A cena con Quentin Tarantino (no, non c’era ma lì ha girato alcune scene di uno dei suoi film più famosi).
A spasso per Tokyo con uno dei migliori editori di libri per bambini / albi illustrati di pregio, a girare per librerie e ammirare la cura della legatura alla giapponese. Per me, fare libri è una responsabilità.
Dettagli spettacolari, libri antichi, qualsiasi storia da raccontare, da leggere, da vivere.
La Delegazione Italiana.
“Tom Cruise!” – “No my friend, I’m Italian!” Fermato per strada da un altro amico giapponese, selfone doveroso.
La tecnologia, quando integrata, aiuta TUTTI.
G20YEA – concetto che ribadirò sempre. Gli imprenditori dovrebbero identificarsi nel ruolo di “contributori” per la società attraverso la responsabilità sociale non solo d’impresa ma anche dell’imprenditore stesso.
Tradizione, cultura. identità. Il passato senza nostalgia per un presente moderno con radicamento profondo nelle proprie origini.
Fukuoka – Japan, 2019.
Una startup messicana ha ideato un sistema per conservare il cibo per dieci anni senza conservanti e additivi. Ho assaggiato il mango ed era davvero buono. Una soluzione che può risolvere la fame nel mondo.
Il nostro Matteo Giudici sul palco per il 3 Minutes Pitch.
Anche il grande Antonio Capaldo sul palco per il 3 Minutes Pitch.
Matteo Baroni e Angelica Krystle Donati per il 3 Minutes Pitch: la Delegazione italiana è stata l’unica ad avere ben 4 delegates sul palco.
Sara Roversi – speaker internazionale, vera “istituzione” del G20 e orgoglio italiano nel mondo.
Le donne imprenditrici del G20 – costruire maggiore equità nella distribuzione dell’imprenditorialità femminile.
Panasonic – A better Life, A better World.
Fukuoka – bambini felici in un mosaico per strada.
Edificio tipico in una via tipica in una città tipica in un Paese assolutamente atipico.
La firma del Final Communiqué del nostro Pres. Nicola Altobelli.
La consegna del Final Communiqué al Funzionario del Governo Giapponese e suo discorso d’impegno. Le 20 Delegazioni del mondo, in vista del G20 politico, si riuniscono ogni anno per preparare e redarre il Documento che viene consegnato ai 20 Capi di Stato delle Nazioni più potenti del pianeta.
Mi sono svegliato improvvisamente quando ho voluto scattare questa foto parecchio a nord del pianeta. Mare di Kara (credo) a nord nord nord della Russia.
Circa..
G20YEA 2019 – Fukuoka – Japan.
C’è sempre un modo diverso di vedere le cose, anche nella concezione di “coltura” dei vegetali in una start-up di Tokyo.
Una volta provato il WC elettronico non si torna più indietro – notare la funzione “privacy”.
La dignità risiede anche nell’eleganza della carta igienica. Per ben 150 metri di pura morbidezza!
“Entrepreneurs should always think of contributing to society”: come detto più sopra questa è, per me, la definizione perfetta del fare impresa e del ruolo dell’imprenditore.
Doing something, to value something. A sinistra Roberta Maldacea, funzionario di Confindustria Roma ed eccellente accompagnatrice della delegazione italiana.
La delegazione italiana alla cerimonia informale di apertura.
La Puglia: Romina Frisoli, Nicola Altobelli, Anna Rotola, Michele Frisoli (una “piccola” azienda come Boeing è tra i suoi clienti), Pamela Battezzati.
Le Donne della delegazione italiana: non solo bellissime le nostre delegates ma brave e soprattutto agguerrite per un’Italia che ha grande necessità di imprenditorialità femminile.
Young Entrepreneurs Alliance: un movimento che ha lo scopo di sottoporre ai 20 capi di governo le mozioni per “aggiustare” le scelte politiche a favore della sostenibilità e di una imprenditoria internazionale fluida ed efficiente.
Il business card wall: presente! Le occasioni business matching nell’ottica di allargare le relazioni a livello esponenziale/globale permette di raccontare cosa fai, come lo fai, perché lo fai.. Alla fine, chi sei, viene sempre dopo 😉

Alle persone non importa chi sei, importa quello che puoi fare per loro“. Citazione forse un po’ cinica ma alle volte vera. Ad ogni modo, se si è al servizio di e si è utili a qualcuno e se non lo si fa in modo strumentale ma autenticamente e col cuore, le persone in grado di farlo lo sanno riconoscere.
Sentirsi a casa.
Bambini che volano fanno volare gli adulti.
L’apparizione al wall di un tale..
Ideogrammi, natura: qui tutto sembra avere una vocazione spirituale, anche nei minimi dettagli.
L’ho scattata perché mi piacevano questi due personaggi al parco.
Google si è preoccupato di unire le foto dalla finestra della mia camera dell’albergo a Fukuoka: pubblico per riconoscenza. Riconoscere per me è alla base di tutto.
Grafiche pazzesche: sembra la pubblicità di Doraimon.
Uscire dalle proprie quattro mura consente di vedere come le cose possono essere viste in maniera diversa. C’è sempre un modo diverso di vedere le cose.
C’è chi ci vede una banale insegna, chi un’insegna diversa da quelle che è abituato a vedere, chi il viaggio, chi del magenta, chi degli ideogrammi incomprensibili, chi dell’ispirazione, chi un octopus, chi dei numeri, chi un’altra insegna gialla dietro.
In sostanza: vediamo le cose non per come sono. Vediamo le cose per come siamo noi.
Una meravigliosa Pagoda in pieno centro a Fukuoka, sud-ovest del Giappone a 1200 km da Tokyo.
Infusion (cit. 🙂 )
Geishe di tutte le età si sono esibite per noi nel rispetto incondizionato di una tradizione ancora molto viva.
Segnalazioni stradali.
Sempre Google che propone filtri e noi diciamo sì a Google 🙂
Se non si è notato.. Mi piace fotografare le ali. Le ali consentono di volare.
A volte l’atterraggio può essere anche duro. Può far rischiare di rompere il carrello. Così da decidere di dare nuovamente gas ai motori e far decollare il velivolo facendo pensare a un ammaraggio.
Invece, basta avere quindici minuti di pazienza per avere un nuovo atterraggio ancorché veloce e “adrenalinico”, ma sicuro e foriero di nuove e magnifiche esperienze.
..che permanga o meno un legame fisico.

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Sono un imprenditore che ha a cuore la responsabilità non solo d’impresa ma anche di quella legata al ruolo sociale dell’imprenditore.

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Leonardo Aldegheri
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