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La Fiera delle avanguardie, il futuro del sapere e.. come andrà a finire?

Live dalla Fiera del Libro di Francoforte. La Buchmesse è l’evento dell’anno che io chiamo la Fiera delle Avanguardie. Tutto quello che viene deciso qui permea l’editoria dei prossimi anni. E l’editoria corre alla velocità della luce. Sì, lo sappiamo tutti, l’editoria è in crisi e bla bla bla.

La crisi è ormai per chi non ne vuole uscire, non ci sono più le mezze stagioni e si stava meglio quando si stava peggio.

Sarà ma io vedo gente brava che lavora bene e vende. Sì sì, vende quegli strani oggetti fatti di pagine che si sfogliano e che non devi ricaricare se stanno per spegnersi. Perché non si spengono mai.

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Qualche fiera all’anno ne facciamo, dalla più piccolina e amatissima Più Libri Più Liberi all’EUR di Roma, alla Children’s Books Fair di Bologna, internazionalissima e specializzatissima passando per la BEA di New York che si è spostata a Chicago quest’anno, alle varie Lipsia, Parigi, Londra, Torino, etc.

Storicamente facevamo due sole fiere all’anno. Ora tra noi commerciali ne facciamo una decina.

Cosa è cambiato dalle due fiere – che bastavano – alle dieci attuali?

Beh, è cambiato il mondo. Ciò che il mondo ha vissuto negli ultimi cinque anni, l’ha vissuto la popolazione intera della Terra probabilmente negli ultimi cinquanta. Equivale a dire che ciò che viviamo noi in cinque anni, l’hanno vissuto i nostri nonni quasi in un’intera vita.

Lo dicevo già qui, nel mio articolo sullo svegliarsi: viviamo in una società esponenziale. (leggi Wake Up Call – darsi una svegliata per non fermarsi più anche senza dover essere fenomeni in economia).

Viviamo costantemente in leva. Siamo in più posti contemporaneamente. Sono alla Buchmesse di Francoforte e tra un appuntamento e l’altro con clienti di ogni parte del mondo (americani, francesi, italiani, olandesi, canadesi, australiani, tedeschi, britannici anti exit, etc.), scrivo un articolo per comunicare a persone potenzialmente interessate quale sia il feeling sul mondo dei libri direttamente dal centro, dal fulcro di quello che è il cambiamento editoriale. Un cambiamento epocale ai nostri giorni.

Proprio ai nostri.

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No, l’editoria non è in crisi. L’affluenza è intensa, gli appuntamenti serrati, la compravendita di diritti e lo scambio di titoli tra nazioni è elevata, i clienti che apprezzano il nostro lavoro sono molti e – probabilmente è la soddisfazione più grande – sono loro che vengono dal fornitore e non il contrario.. forse proprio perché non ci consideriamo fornitori ma soci, partner, amorevolmente e professionalmente.

Chiaro: senza alcuna presunzione. Lungi da noi 🙂

Ma c’è un perché.

I libri che passano da noi sono particolari. Sono.. belli. Hanno qualcosa di diverso. E.. piacciono ai clienti, vengono comprati, letti e conservati nelle librerie delle loro case. Le illustrazioni sono magiche, gli illustratori bravissimi e la cura che viene messa nell’intera filiera di produzione fa la differenza.

Non siamo una mega azienda, anzi, per carità. Siamo piccoli e accorti.

MA ad essere un po’ il riferimento ci teniamo, ecco perché ci siamo e ci teniamo molto ad essere presenti.

Sì, l’editoria è in crisi. Ti dico per chi. Se guardi ai numeri di una volta.. sì. Te lo dico anch’io. Noi stessi non facciamo più le tirature di un tempo, i margini si sono drammaticamente abbassati, la concorrenza internazionale è spietatissima e soprattutto gioca a colpi bassi.. sul prezzo. Per molti competitori, tra le variabili di formulazione di una decisione di stampa di un libro da parte dei clienti, conta esclusivamente il prezzo.

Sono stampatori generici che fanno un po’ di tutto e poiché si propongono come commodity – se vai a fare benzina alla Esso o alla Shell che ti cambia? – che siano loro od altri a fare quel libro lì, in sostanza non cambia.

Invece cambia eccome. Fare un libro è ancora un affare di prestigio. Permettetemi di dire questo.

Fare un libro è una cosa seria. E deve essere ben fatto.

I libri sono uno strumento primario di condivisione della conoscenza che rimane, sono degli strumenti fisici che si rifanno alle necessità primarie dell’uomo di toccare le cose, sentirle, odorarle, apprezzarne la consistenza, le carte, la cromia, il formato, le pagine, il layout grafico, la qualità di stampa che c’è e ci deve essere imprescindibilmente ma va seguita facendo costantemente la differenza.

Qui, 6 anni fa, sono stato accolto da un cliente storico che vive ora nel Far East, con questa frase, appena arrivato: cambia mestiere. Nel 2010 sembrava che la carta fosse MORTA. C’era l’esplosione delle app, il diffondersi a macchia d’olio dell’iPad e stavano per diffondersi i vari kindle ed eBook reader. Posto che noi lavoriamo con il colore e ci interessa poco il bianco e nero. Beh, lavora anche lui col colore. E fa ancora libri. App? ZERO. Flop. Disastro.

Volete sapere una cosa, pur tirando l’acqua al mio mulino?

La carta è tutt’altro che morta. La carta è viva ed è ritornata con più forza.

Lasciamo alle nuove generazioni di nativi digitali che ormai non sono nemmeno più i bimbi del 2000 ma i bimbi del 2015 a decidere di rimanere analogici come lo è l’uomo per natura o trasformarsi in algoritmi umani come dice Marco Montemagno qui.

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All you need is paper, dice un nostro importante fornitore di carta. Ora se qualcuno pensa che per fare la carta si uccidano gli alberi a sproposito, sappiate che per ogni albero usato per fare la carta ne vengono ripiantati tre in media ed FSC – l’ente internazionale per la salvaguardia delle foreste – è nato principalmente per l’uso indiscriminato delle foreste da parte di competitori che sanno molto poco di responsabilità sociale d’impresa. Sia Grafiche AZ che Legapress sono entrambe certificate FSC proprio dal 2010, siamo stati tra i primi a certificarci e ne siamo accesi sostenitori. Siamo nel 2016 alla nostra 45esima fiera di Francoforte e guardiamo al futuro con fiducia, convinzione, determinazione e una grande, grandissima voglia di fare bene il nostro lavoro.

Facciamo libri e sappiamo che i libri sono strumenti nobili di veicolazione del sapere. Specie se sono fatti in modo da essere pezzi unici. Di valore.

In particolare, i nostri libri vanno nelle mani dei bambini. E per noi i bambini sono i nostri clienti. E pensiamo ogni santo giorno al loro futuro.

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Li facciamo perché oltre a piacerci sappiamo che i libri sono ancora strumenti utili, fondamentali e lo saranno per molto tempo in avanti (salvaguardando gli alberi) e a discapito della “natura” effimera ed eterna del web – ovvero tutto viene consumato velocemente ma rimane sulla rete – il libro vive, non si scarica, non ha bisogno di plug in, non devi riavviarlo e soprattutto lo puoi leggere tra le mani sfogliandone le pagine. E lo puoi.. amare.

Vivrà per sempre? Non abbiamo la sfera di cristallo nemmeno a Francoforte ma per il momento sembra.. di sì.

L’uomo è analogico. Il futuro non è nell’esclusione, semmai è nell’integrazione. Sana e sostenibile.

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