L’EGO E IL DITO HANNO FATTO LA LORO PARTE.. E ANCH’IO

L’EGO E IL DITO HANNO FATTO LA LORO PARTE.. E ANCH’IO

Sono talmente prevenuto nei confronti della stupidità degli automobilisti che si fregano della partecipazione nelle strade anche delle altre persone che anche quando l’intento del gesto altrui è buono, ne leggo la superficialità. Salvo poi accorgermi di aver sbagliato io e ragionarci su.

Quello che davvero mi lascia infastidire – e non dovrei perché sono io a lasciare, appunto, accesso al fastidio – è la tendenza altrui a fottersene degli altri, a non rispettare le regole così come il dare la precedenza, uscire dagli stop intralciando, stando nella corsia centrale in autostrada, etc. etc.

È successo così qualche mattina fa recandomi in ufficio che in una strada provinciale un auto con le quattro frecce accese occupasse in sosta gran parte della corsia costringendo di fatto alle auto sopravvenienti, tra cui la mia, l’invasione del senso di marcia opposto.

L’IO irto del profondo senso di giustizia in me, ignorante delle ragioni, ha reagito immediatamente con qualche colpo di clacson recante il seguente messaggio:

“Non ti rendi conto che stai recando fastidio alle persone tra cui il mio preservatissimo EGO? Cosa mai hai dovuto fare per permetterti di sostare qui e rompere le pxxle alle persone?”

Proseguendo, noto però dal retrovisore un gesto che mi era sembrato di interpretare come “l’erezione imperiosa di un dito” individuando inevitabilmente quello centrale della mano e accertandomi delle condizioni di assenza di traffico, decido di ritornare sul posto.

“Mi è sembrato di notare un dito medio”….

Ma non vedi che stiamo soccorrendo una signora anziana caduta dalla bici?

“Avete chiamato l’ambulanza?”

“Sì, l’abbiamo fatto, sta arrivando”.

Ovviamente la sensazione di inadeguatezza si è fatta sentire e mi sono immediatamente domandato la ragione del mio errore.

Certo, l’EGO e il dito hanno fatto la loro parte. Il dito c’era, l’ho visto bene e non era necessario.

Ma forse non era necessario nemmeno il mio agire da “giustiziere della notte” (pur essendo mattina di buon’ora). In questo piccolo caso non è successo nulla. La signora soccorsa era solo un po’ spaventata e io cerco di trarne una lezione buona.

È solo di qualche giorno fa l’episodio di un tizio ucciso in pieno giorno a Stoccarda con una spada. Una spada! Regolamenti, a quanto pare.

Ma la violenza parte da cose apparentemente insignificanti e se vogliamo – e io lo voglio – vivere nella pace e in un mondo ricco di pace, occorrerebbe sempre, SEMPRE dare l’esempio.

Siamo esseri umani, sbagliamo. Io sbaglio. Tutti sbagliano.

Ma forse a volte è il caso di riconoscere di farlo, senza tanti mea culpa clamorosi ma con l’intento di impararci qualcosa.

Io spero sinceramente che raccontando questa storia – che nulla ha a che vedere con lo sviluppo di idee e affari, oggi – possa essere di aiuto.

Non tanto e solo perché ho riconosciuto il mio errore in quanto è stato l’ego a dominare me e non io lui ma in quanto il dirlo, il raccontarlo, l’argomentarlo possa in qualche modo far riflettere qualcuno oltre a me.

Perché in questo mondo siamo in tanti e siamo tutti diversi e per convivere non dobbiamo per forza volerci bene anche quando ci stiamo sulle scatole ma almeno è buona cosa non ingaggiare lo scontro e sì, dare una mano.

Anche parcheggiando per strada, fermarsi e soccorrere una gentile vecchietta pur passando un tale giudicante un mezzo che intralcia.

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Leonardo Aldegheri
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