ERA UN SABATO POMERIGGIO, IL 23 MAGGIO DI QUELL’ANNO

ERA UN SABATO POMERIGGIO, IL 23 MAGGIO DI QUELL’ANNO

#208

Era proprio un sabato pomeriggio, il 23 maggio di quell’anno.

Ero da poco tornato dalla partita di campionato. Facevo i regionali all’epoca: avanti nello sviluppo, a 13 anni giocavo con quelli più grandi perché “precoce” e veloce nella corsa.

Rinfrancato, me lo ricordo bene, mi trovavo in sala nella casa dei miei.

Fermi tutti, edizione straordinaria alla TV.

Non ci capivo molto ma mi rendevo conto che qualcosa di grosso fosse successo. Di molto grosso.

La “mafia” aveva fatto saltare in aria un pezzo di autostrada in Sicilia e con il tratto alcune auto e dentro a quelle auto, chiaramente c’erano delle persone. Con una precisione chirurgica. Non avevo mai sentito parlare di Giovanni Falcone prima.

Da quel giorno ho sempre portato rispetto a questa figura austera, che tanto somigliava con quei baffi a mio papà, peraltro pressoché coetaneo. Il mio aveva soltanto due anni di più.Ero terrorizzato mio padre dovesse morire.

Non si sa bene perché, ma i ragazzini hanno a volte queste paure e vedevo mio padre, con la sua presenza, un po’ come quel Giovanni.

Il giudizio è l’impulso più facile. Capire il perché di un fenomeno, è la cosa interessante

Per fortuna, ciò, benché comunque avvenuto, è successo molto tempo dopo.

Erano uomini d’altri tempi, davano senso di protezione e sicurezza e in quei momenti, pur con la mafia che si palesava con eventi plateali, il mondo era “normale”, paradossalmente.

Adesso quelle palesazioni sono molto più sottili, molto più digitali, tecnologiche, sibilline. Gli stessi media usano il linguaggio in modo molto più mirato, smaliziato, oserei dire.

E il senso di giustizia e servizio di certi uomini, sì certo, c’è ancora.

Ma per far fronte a tutto questo, parte della consapevolezza in ognuno di noi è chiamata in causa a pensare e a comportarsi con discernimento, con intelligenza. Non pretendo di dire come Falcone, per l’amor del cielo, ma perlomeno con una certa dignità. Presenza. Consapevolezza a partire dalle piccole cose. Dal lasciare, ad esempio, una piazza più pulita dopo una serata di “assembramenti”, neanche avessero aperto le gabbie dello zoo.

Dov’è lo “spirito di servizio”, dov’è?

Chissà cosa penserebbe uno come Falcone, dei tempi del Covid-19.

Se giudicare è la cosa più facile, prevedere, gestire e all’occorrenza punire severamente è la cosa giusta da fare. Lo spirito di servizio insegnatoci dal magistrato Falcone, se applicato da tutti, non comporterebbe neanche la necessità di farsi giudicare.

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Leonardo Aldegheri
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